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Archivio per febbraio 2012

PORCA TROIKA

Pubblicato da PRC Muggiò su martedì 21 febbraio 2012

Luciano Violante disegna l’architettura della terza Repubblica. E’ come se l’uomo di Neanderthal, finito di scheggiare una pietra avesse detto: “Bene, fatto! Ora andiamo sulla luna!”. Era lì nella prima Repubblica, era lì nella seconda, e ora lavora alacremente alla terza. In compagnia, dicono le cronache politiche, di Quagliariello, Adornato, Bocchino e Pisicchio, come dire i Brutos che tentano di scrivere l’album bianco dei Beatles. Auguri. Le tre maggiori formazioni politiche, che fino a ieri dialogavano a colpi di merluzzi in faccia, provano ad allearsi per un luminoso futuro. Una specie di Troika che si prepara a ricevere e accontentare la vera Troika (Ue, Fmi, Bce), la quale darà ordini secchi e ultimativi come sta facendo in Grecia e come farà in Portogallo.

Dicono i bene informati che l’alleanza è obbligatoria: la popolarità dei partiti è al minimo storico e continuare a litigare sarebbe deleterio. Dunque avremo probabilmente una riforma istituzionale (e forse pure una riforma elettorale) costruita da tre balene spiaggiate e agonizzanti convinte che mettendosi insieme potranno dare vita a un giovane, guizzante e vivace delfino. Auguri di nuovo.

A tirare il gruppo sarebbe il partito di Angelino Alfano, quello che affida a Denis Verdini l’operazione trasparenza sul tesseramento farlocco del Pdl, un po’ come chiedere a Barbablù di gestire i corsi prematrimoniali nelle parrocchie. Poi c’è il Pd, la cui base non sa più come dire al vertice che di fidanzarsi con l’Udc non ne vuole sapere. Gliel’ha detto in milanese, in genovese, ora proverà con il sanscrito e con lo swahili, non si sa mai. Geni di complemento, i famosi centristi, quelli che vanno su tutto, come il beige, e tra cui allignano micidiali talenti politici capaci di farsi fregare 13 milioni sotto il naso senza nemmeno accorgersene.

Ecco, questi qui faranno la terza Repubblica, mentre un paese sempre più impoverito e diseguale assiste attonito allo spettacolo discutendo animatamente e chiedendo risposte chiare: ma insomma, Belen ce le aveva le mutande? Sì o no?

Alessandro Robecchi

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HOMO ERECTUS

Pubblicato da PRC Muggiò su sabato 4 febbraio 2012

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Precarietà, se Monti parla come un Berlusconi sobrio

Pubblicato da PRC Muggiò su venerdì 3 febbraio 2012

di Giorgio Cremaschi

Se l’avesse detto Berlusconi! Se il vecchio Presidente del Consiglio o magari Brunetta avessero vantato la bellezza della precarietà, si sarebbe scatenato lo scandalo, giustamente. Invece Monti ha parlato, non a caso in una rete berlusconiana, con la stessa arroganza, con la stessa ottusità sociale di un salotto di Cortina, e per questo viene considerato uno statista coraggioso.

Naturalmente una responsabilità non piccola di questo ce l’ha il sistema informativo, quel giornale e quel telegiornale unici che da quando è andato al governo il professore della Bocconi ci forniscono solo la versione ufficiale del palazzo.

Ma resta il fatto che le frasi di Monti sono comunque rivelatrici del degrado sociale e culturale del paese. Nessun capo di governo di paese occidentale potrebbe parlare così in un momento di crisi drammatica e di disoccupazione di massa come questo. Se lo fa quello italiano è perché pensa di poterselo permettere.

Certo queste frasi dimostrano che Monti e il suo governo sono in larga parte persone sopravvalutate, com’è sopravvalutata la Bocconi e com’è sopravvalutato un certo mondo culturale e intellettuale che non è mai stato in grado di spiegare davvero nulla del nostro paese e della sua crisi. Ma resta il fatto che frasi di questo genere sono un segno politico chiaro. Se dopo averle dette Monti è ancora lì al suo posto a salvare l’Italia, vuol dire che il degrado dell’epoca di Berlusconi sta ancora continuando.

Monti è un Berlusconi sobrio e casto, ma è anche il continuatore radicale ed estremo dell’ideologia e della cultura politica del padrone di Mediaset. La crisi vera dell’Italia sta tutta qui: nel fatto che il Presidente del Consiglio possa fare affermazioni di destra liberista estrema, a cui peraltro paiono corrispondere le reali intenzioni del governo, e che tutto questo sia presentato e gestito in un regime di unità nazionale.

Questo è l’aspetto devastante per la nostra democrazia, di cui ha gravissime responsabilità anche il Presidente della Repubblica. Che un capo di governo, espressione degli interessi delle banche e della grande finanza, parli con arroganza del lavoro, e che di fronte a tutto questo ci siano balbettii in quella che era una volta la sinistra e nel movimento sindacale, questo ci fa dire che il regime Monti è un regime più dannoso per la nostra democrazia di quello berlusconiano.

Contro Berlusconi qualche difesa in questi vent’anni si era costruita. Contro Monti la democrazia, i diritti sociali, il pensiero critico, sembrano andare tranquillamente al macello. Per questo dobbiamo solo augurarci che Monti fallisca, e magari fare qualcosa perché ciò succeda. Solo la sconfitta politica e sociale di questo governo può davvero chiudere l’era berlusconiana.

(2 febbraio 2012)

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Ior e Bertone, prove dell’esistenza di Satana

Pubblicato da PRC Muggiò su venerdì 3 febbraio 2012

Ior e Bertone, prove dell’esistenza di Satana

Don PAOLO FARINELLA

pfarinella

Il Fatto Quotidiano (27 gennaio 2012, p. 1-3) come un mastino di guardia dell’informazione non molla la presa e a firma di Marco Lillo leva la coltre che copriva, se mai ce ne fosse ancora bisogno, la nefandezza morale che domina in Vaticano, questo Stato estero che confina da ogni lato con la città di Roma. La lettera è dell’8 maggio 2011, firmata da un vescovo galantuomo, segretario del Governatorato della Città del Vaticano (una specie di sottosegretario del governo centrale), mons. Carlo Maria Viganò. Questo prete vero e onesto trovò un bilancio (2009) con 8 milioni di perdita e dopo poco più di un anno, facendo pulizia di furti, ruberie, intrallazzi, trucchi e false fatture, portò il bilancio ad un attivo di 22 milioni di euro. Segno evidente che la corruzione sotto il cappello del papa volava con le ali degli angeli.

Siccome Viganò è una persona pulita e crede che essere prete significhi essere coerente e onesto, dà estremo fastidio alla cricca dei delinquenti che prosperano sotto il «sottobosco» di Bertone Tarcisio, uomo senza Dio ed esperto in malaffare di ogni specie. Infatti, l’eminentissimo cardinale Bertone, uomo vendicativo come non mai e spudorato mentitore, invece di premiarlo, trasferisce mons. Viganò nominandolo rappresentante del papa all’ONU: così lontano oltre l’atlantico, finalmente la smetterà di rompere i bertoni con le manie della legalità e della morale.

In Vaticano tremano quando incontrano una persona onesta e integra, perché lì prosperano solo uomini vestiti di nero, il colore della loro anima, nonostante il papa si ostini a vestire di bianco. Povero papa bavarese: in Vaticano non conta nulla, anzi meno di nulla. Egli è la sagoma che i faccendieri mostrano al pubblico per ammansire e distrarre, stupefacente allo stato puro, mentre i califfi e gli smargiassi, vestiti come damerini e travestiti da donne, delinquono religiosamente e asceticamente rubano e corrompono. Tanto poi fanno i gargarismi con l’acqua benedetta e tutto ritorno a posto. Appena scorgono i virus dell’onestà e della legalità, li neutralizzano cpn zelo fanatico.

L’arrivo di Bertone in Vaticano coincide con l’istituzionalizzazione del malaffare e della corruzione. Si porta dietro uomini equivoci che aveva conosciuto e usato a Genova, come Giuseppe Profiti, ieri Vice presidente dell’Ospedale Galliera di cui presidente per statuto/testamento è il vescovo di Genova. Indagato e sottogiudizio, quasi per sfida contro la giustizia italiana, lo ha portato al suo seguito aRoma, nomina dolo presidente dell’ospedale vaticano «Il Bambin Gesù». Dietro a lui corre il delfino di cardinali e preti, Marco Simeon, giovane rampollo scaiolano e, a quanto pare, affiliato all’Opus Dei. Non si capisce come mai costui, così giovane abbia fatto una carriera sfolgorante all’ombra della curia di Genova. Cosa avrà di così «speciale» e acuto questo belloccio oggi 35 anni che da almeno 10 è «amato» prediletto da cardinali e vescovi e curiali? Forse non si può dire, ma si può immaginare. Il belloccio, oggi in un posto chiave della Rai, a Genova organizzava per Natale i «Cardinal dinner» con la Genova danarosa, quella solitamente affollata da evasori, truffatori, intrallazzatori che si riunivano al palazzo del porto attorno al cardinale Bagnasco, che, ingenuo, non si accorgeva di nulla. Scrissi anche un pezzo su Repubblica (edizione locale) che fece solo il solletico e il cardinale prese circa 120 mila euro da questo sforzo da ernia che i ricchi pagani fecero quella sera pur di farsi fotografare con una tonaca paonazza.

Misteri della fede! Bertone non ha l’intelligenza di Richelieu né la furbizia di Mazzarino, egli è solo un maneggione, arruffone ed esemplare rappresentante di un pontificato che lo ha scelto con scienza e coscienza, per cui il papa è responsabile prima istanza di tutta la corruzione che scorre come una cloaca a cielo aperto sulla tomba di San Pietro. Attorno alla tomba del principe degli apostoli, prosperano malaffare, prostituzione, specialmente maschile, evasione, ricatti, maldicenza, invidia, soprusi, delitti di ogni genere come si conviene ad una istituzione che si ispira al vangelo di Gesù Cristo, il povero illuso che credeva di dare una svolta al mondo, mentre finì per dare una spinta all’indicibile che con Bertone ha raggiunto l’abisso della desolazione e dell’indecenza.

Povero Cristo! Predicò il Regno di Dio e spuntò Bertone e tutto il brodo di cottura che lo ha nutrito: Vaticano, cardinali, sistema clericale, connivenza con la malavita organizzata attraverso lo Ior e il governo Berlusconi, protetto e garantito dal malaffare clerico-fascista che oggi domina la struttura ecclesiastica e il sistema perverso di potere che regge il Vaticano, facendo di tutto la Geenna della lordura e dell’abiezione.  Sergio Rizzo a proposito scrive sul «Corriere della Sera» con un titolo esplicito «La corruzione in Vaticano che il papa non vede» (25-01-2012):

«La parola è sinonimo di malaffare e degrado morale. Ma se a pronunciarla è un altissimo prelato vicino al Papa, come rivela questa sera «Gli intoccabili », il programma d’inchiesta del giornalista Gian Luigi Nuzzi che va in onda su La7, allora vengono i brividi. «Corruzione» è proprio il termine che quel monsignore usa per descrivere in una clamorosa lettera a Benedetto XVI l’incredibile situazione che si è trovato davanti dopo aver assunto nel luglio del 2009 il delicatissimo incarico. Una bomba sganciata nelle stanze del potere vaticano il 27 marzo del 2011, nell’estremo tentativo di sventare una manovra di corridoio che culminerà con la sua rimozione. «Un mio trasferimento provocherebbe smarrimento in quanti hanno creduto fosse possibile risanare tante situazioni di corruzione e prevaricazione », scrive Viganò al Papa. Facendo capire a Joseph Ratzinger di non essere affatto isolato: «I cardinali Velasio De Paolis, Paolo Sardi e Angelo Comastri conoscono bene la situazione».

Ironia della sorte, nel calendario cattolico il 25 gennaio ricorre la festa «Conversione di san Paolo»! Non San Paolo ha portato frutti di conversione, ma Silvio Berlusconi ha effuso nei suoi complici e maestri frutti abbondanti di corruzione. A quando una purificazione dell’aria in Vaticano e nella Chiesa dei cardinali? Perché gli uomini di Chiesa, spinti da un istinto naturale, frequentano uomini perversi e corrotti? Su di loro ha sentenziato il vangelo che li ripudia senza ombra di dubbio:

«2Sulla cattedra di Mosè si sono seduti gli scribi e i farisei … 25Guai a voi, scribi e farisei ipocriti, che pulite l’esterno del bicchiere e del piatto, ma all’interno sono pieni di avidità e d’intemperanza … 27Guai a voi, scribi e farisei ipocriti, che assomigliate a sepolcri imbiancati: all’esterno appaiono belli, ma dentro sono pieni di ossa di morti e di ogni marciume. 28Così anche voi: all’esterno apparite giusti davanti alla gente, ma dentro siete pieni di ipocrisia e di iniquità» (Mt 23,2.25.27-28).

Medita, Bertone, medita!

don Paolo Farinella

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