Muggiò Citta@perta

Un altra Muggiò è possibile

Archivio per la categoria ‘Politica’

TERZA EDIZIONE DEL LIBRO SU PEPPINO IMPASTATO

Pubblicato da PRC Muggiò su venerdì 25 maggio 2012

di Giovanni Russo Spena

Abbiamo voluto pubblicare la terza edizione di “Anatomia di un depistaggio” (Editori Riuniti University Press), l’inchiesta che abbiamo condotto sull’uccisione di Peppino Impastato, per attualizzare l’analisi sull’intreccio tra mafie, finanza, politica, ma anche perchè sono emersi avvenimenti importanti che confermano le conclusioni della nostra indagine.

Settori dello Stato sempre più sono sotto accusa per avere allontanato la verità con comportamenti omissivi, illegali e criminali. Negli scritti che abbiamo aggiunto in quest’ultima edizione (frutto di riflessioni di Umberto Santino, di Giovanni Impastato e mie) rileviamo come finalmente la magistratura stia indagando anche sulle responsabilità dell’avvenuto depistaggio da parte di settori della magistratura e dei Carabinieri. Non a caso pubblichiamo, nella nuova edizione, un inedito, cioè l’interrogatorio (condotto, in Commissione Antimafia, da me come presidente e dal senatore Figurelli) del generale Subranni, indagato, in questo periodo, in relazione alla trattativa Stato/mafie. Scrive Santino nella sua introduzione:”si torna a parlare di neofascisti, di servizi. Ricordiamo amicizie del capomafia Badalamenti con i Carabinieri, si rispolvera il vecchio fascicolo dell’assassinio di due carabinieri nella casermetta di Alcamo Marina nel gennaio del1976, e ora, dopo l’assoluzione di Giuseppe Gullotta, che era stato condannato all’ergastolo in seguito a confessioni strappate con torture, si cerca di far luce su quell’evento, collegandolo con altri delitti, tra cui quello di Peppino”. Dunque è bene che la magistratura riparta dalle conclusioni della nostra relazione in Commissione Antimafia. Ripartiamo dalla raggiunta verità (che quello di Peppino Impastato è stato un importante delitto politico/mafioso) per affrontare anche sul piano giudiziario la “protervia di chi non ha mai cessato di pianificare e avallare depistaggi, ma pure l’impegno di chi ha saputo sostenere una difficile sfida, anche quando sembrava che il muro dell’impunità e delle complicità non si sarebbe mai sgretolato. Tutt’altro che un episodio marginale, periferico, ma un esempio di forte significato nel quadro della storia d’Italia”. Peppino Impastato  fu, lo si ricorda poco, un sessantottino, precursore del movimento altermondialista; fu un comunista internazionalista, che lottava per un partito “sociale”. Lo ricordiamo anche in questo libro, perchè non diventi (per i giovani che lo amano) una icona imbalsamata, ma sia fulgido esempio di lotta contro le mafie e il capitale.


 

Pubblicato in: Politica | Lascia un commento »

Lo Stato non risarcirà più per le calamità naturali

Pubblicato da PRC Muggiò su martedì 22 maggio 2012

Mentre si contano i danni e le vittime lo Stato programma la privatizzazione della ricostruzione

Le calamità naturali – terremoti, alluvioni, tsunami e chi più ne ha, più ne metta – saranno, dunque, a carico del cittadino, che dovrà far ricostruire l’edificio crollato o danneggiato a sue spese, come spiega chiaramente il decreto legge: “Al fine di consentire l’avvio di un regime assicurativo per la copertura dei rischi derivanti da calamità naturali sui fabbricati a qualunque uso destinati, possono essere estese tutte le polizze assicurative contro qualsiasi tipo di fabbricato appartenente a privati“. Decisione presa per “garantire adeguati, tempestivi ed uniformi livelli di soddisfacimento delle esigenze di riparazione e ricostruzione. Cosa che lo Stato non può più permettersi per cronica carenza di fondi“.

Decisione, come minimo, curiosa dato il recente emendamento bipartisan approvato dalla commissione Affari Costituzionali del Senato, che prevede il fondo per gli eventi imprevisti e, dunque, anche per le calamità naturali. La norma stabilisce che il fondo della Protezione Civile per far fronte alle calamità naturali sia finanziato tramite l’aumento delle accise regionali sulla benzina. I cittadini, dunque, già pagano, ma adesso saranno chiamati a pagare doppiamente per far fronte ad eventi naturali, a carattere catastrofico; eventi naturali, fra l’altro, che bisognerebbe prevenire e non affrontare solo dopo l’avvenuta tragedia. Occorre puntare, ad esempio, sulla ristrutturazione antisismica delle strutture nelle zone ad alto rischio sismico, liberare i fiumi dell’aggressione cementizia, non favorire l’abusivismo e le speculazioni territoriali, rispettando le regole di un territorio fragile come quello dell’Italia e non spendendo denaro pubblico in opere alquanto discutibili ed inutili o togliendo addirittura l’aiuto economico alla popolazione in caso di calamità naturale.

Nessun politico si sta impegnando per prevenire queste emergenze, tramite piccole opere di manutenzione del territorio. Investire in sicurezza consente di risparmiare da 5 a 7 volte rispetto a quanto si spenderà in emergenza – come ha più volte spiegato il geologo Mario Tozzi – preparando anche i cittadini ad affrontare situazioni di emergenza, tramite esercitazioni e la diffusione di una cultura alla prevenzione che manca totalmente qui in Italia. Con questo nuovo decreto legge che riforma la Protezione Civile, adesso verrà anche da domandarsi quale nuovo significato acquisirà la parola “Stato”, se ai cittadini non verrà più garantito neanche un minimo aiuto in caso di catastrofi, dopo averli tassati e non aver utilizzato neanche uno dei loro centesimi per la prevenzione

da attualissimo.it, Lunedì 21 Maggio 2012

Pubblicato in: Ambiente, Economia, federalismo, Politica, Società | Contrassegnato da tag: , , , , | Lascia un commento »

Muggiò – Caso Vivacqua: quegli affari «strani». Cimici nell’ufficio e dentro l’auto dell’imprenditore per scoprire i suoi traffici

Pubblicato da PRC Muggiò su martedì 1 maggio 2012

Il gip ha posto sotto sequestro anche un bar di piazza Garibaldi che l’ucciso aveva ceduto ad un gestore

di Pier Attilio Trivulzio da l’Esagono

La Guardia di Finanza aveva piazzato delle cimici dentro l’ufficio di Desio di Paolo Vivacqua, dentro la sua Bmw, forse anche nel bar “La Piazza” di Muggiò, l’ultimo investimento del “rotamat” di Ravanusa trapiantato in Brianza dopo aver sistemato l’acquisto dei terreni di Carate Brianza su cui attualmente Bricoman Italia sta costruendo. Una montagna di soldi frutto, secondo l’indagine, di false fatturazioni in attività commerciali. Dai rottami alle società “cartiere” e quindi, con i provenuti dell’illecita attività, una girandola di investimenti in terreni, immobili e da ultimo locali pubblici. A Muggiò. Dopo il bar in piazza Garibaldi pare avesse messo gli occhi su un panificio-pasticceria. Uno tsunami di soldi nell’ordine dei 30/40 milioni di euro che Paolo Vivacqua, freddato da un killer sei mesi fa nel suo ufficio di via Bramante da Urbino, a Desio, ritirava in contanti dalle banche e dagli uffici postali. Recandosi personalmente o accompagnato dall’amico – guardaspalle – prestanome Calogero Licata Caruso. Una piccola parte dei soldi ritornavano poi ai clienti che si servivano delle sue “cartiere”: Kmc, Ca.Ma. Metal, Eco Metalli, Giada, Ital Metal, L.V. Rottami.

Milioni di euro serviti tra l’altro per acquistare i terreni di Carate Brianza a ridosso della Valassina. O in esercizi pubblici. Come, appunto, il bar “La Piazza” di Muggiò. Nei giorni scorsi il gip Alfonsa Maria Ferraro ha posto questo esercizio commerciale sotto sequestro ed è già stato designato il curatore giudiziario. Di questo bar, il 23 febbraio dello scorso anno, Mario Infantino diventava proprietario. ”Al fine di eludere le disposizioni in materia di misure di prevenzione patrimoniale ed agevolare alla commissione del delitto – scrive il gip nell’ordinanza di carcerazione – il Paolo Vivacqua attribuiva fittiziamente a Mario Infantino la titolarità, il possesso e la disponibilità del bar ‘La Piazza’ sito in Muggiò, P.za Garibaldi 34 che accettava tale attribuzione diventandone di fatto il gestore, bene acquisito con i proventi di illecita attività”.

Il locale sulla piazza vicina a Villa Casati diventa da quel momento, di fatto, il secondo ufficio di Paolo Vivacqua. Dopo quello di Desio dov’è stato ucciso il 14 novembre. In piazza Garibaldi a Muggiò l’imprenditore accompagnato da Enzo Infantino, Calogero Licata Caruso e di sicuro una donna, probabilmente Roberta Bombelli, milanese residente a Vezia, in Svizzera, titolare di società riconducibili al morto (PT Saraceno AG), Vivacqua ci passò quasi l’intera giornata l’11 novembre, tre giorni prima d’essere freddato da un killer ancora sconosciuto. Quel giorno, dentro al locale – come L’esagono ha raccontato il 21 novembre – sbeffeggiò ed insultò il comandante della Polizia locale. Secondo Ignazio Valenza, legale dei Vivacqua che oltre ai tre fratelli dell’ucciso, Antonio, Gaetano e Davide assiste anche Mario ed Enzo Infantino, Calogero Licata Caruso e Biondo Giuseppe, tutti arrestati e tradotti nel carcere di Opera, “le conversazioni di Paolo nel suo ufficio di Desio e sulla sua auto erano oggetto di intercettazione”. “Leggendo le 150 pagine dell’ordinanza – aggiunge – si evince che siano state piazzate delle ‘cimici’ nell’ufficio di Desio e dentro la Bmw che Paolo Vivacqua usava abitualmente”. Stando a queste dichiarazioni del legale si può presumere che essendo controllato l’ufficio di Desio, qualche indizio da cui partire per risalire al killer di Paolo Vivacqua, la Guardia di Finanza l’abbia in mano. Ed abbia provveduto a girarlo, per competenza, al pubblico ministero della Procura di Monza, Donata Costa che porta avanti l’inchiesta con i carabinieri. Le indagini sull’operazione “Metalli preziosi” condotta della Guardia di Finanza di Gorgonzola coordinati dal tenente Valentina De Santis ha portato alla luce un’evasione di 200milioni di euro. Sono stati sequestrati 65 conti correnti bancari e postali, quote societarie, appartamenti: quattro a Vedano al Lambro in via De Gasperi, uno a Desio in via Cacciatori nonchè l’ufficio dove Paolo Vivacqua è stato ucciso.

 

Una carriera velocissima E forse troppo «ingombrante»

di Pier Attilio Trivulzio da l’Esagono

Quell’operazione sui terreni di via Marengo a Carate Brianza dove sta sorgendo l’immobile di Bricoman Italia che dovrebbe venire pronto ad ottobre, sembra abbia segnato la fine di Paolo Vivacqua, siciliano di Ravanusa con casa e amica, la romena Lavinia Mihalache, a Carate Brianza e attività a Lissone, Desio ma anche a Bollate e Lurago d’Erba, Vaprio d’Adda, Gessate, Sesto San Giovanni, Milano e Torino.

Il filone delle false fatturazioni l’aveva come dire “copiato” da un vicino d’azienda: il lissonese Paolo Castoldi, coinvolto nell’operazione Sparklin della Gdf di Cosenza e quando la Procura di Brescia con l’operazione “Pulcinella” lo aveva pizzicato se n’era riparato in Svizzera dove aveva fatto la conoscenza di un singolare personaggio: Gian Andrea Tavecchia che gli cede la Blackstone Merchant. Nel 2000, Tavecchia, presenta un progetto di fabbrica in frazione Montegnoli di Piombino che dovrebbe assumere 200 operai e sfornare 30mila cellulari al giorno. Progetto da 16miliardi 909milioni di lire. Sviluppo Italia eroga a fondo perduto 3,4miliardi ed altri 7,4 miliardi arrivano dopo una perizia giurata sul rivoluzionario telefonino. Che di fatto non verrà mai prodotto. La fabbrica viene posta sotto sequestro e, anni dopo, la Corte dei Conti insegue Tavecchia chiedendogli 5milioni 732mila euro.

Paolo Vivacqua resta nella società fino a luglio 2006 quando la cede alla figlia del Tavecchia, Pamela. Da quel momento decide di diversificare gli investimenti, puntando sul mattone, entrando però in conflitto con società controllate da calabresi. Che in Brianza comandano. L’ipotesi è che ci sia chi mal digerisce l’avanzata di questo siciliano che compera terreni e società. Ed è a questo punto, una volta concluso l’affare con la Bricoman per l’immobile di Carate, che qualcuno potrebbe avergli mandato un killer.

Pubblicato in: Politica | Lascia un commento »

DON PAOLO FARINELLA – Cattolici moderati? Oiboh!

Pubblicato da PRC Muggiò su martedì 1 maggio 2012

Machiavelli oggi farebbe la figura di una novizia verginella davanti ai marpioni che fingono di essere ciò che non sono per abbindolare consapevolmente i creduloni, in nome della religione, usata come vestito per tutte le stagioni. Essi amano tramare nell’ombra, ma non tanto da restare nascosti, ma quanto basta per farsi riconoscere e fare trapelare l’idea che bisogna votare per«i moderati».

Moderati! Altra parola magica o truffaldina. Non ho mai capito perché i cattolici debbano essere moderati, in nome di quale principio etico, di quale versetto del Vangelo, di quale canone del Diritto Canonico. Guarda caso, i moderati alla fine sono Berlusconi, Formigoni, Buttiglione (quelli cogli «oni» come direbbe Benigni), Casini, Fini, Scajola, cioè tutti quelli che sono corrotti nella spina dorsale, che fanno della morale pubblica uno scempio, che vivono d’intrallazzi e che della democrazia fanno strazio pur di avere il potere che serve a sua volta a corrompere ancora di più per allargare oltre ogni misura la corruzione come strumento di governo, cioè di impero oligarchico.

I cattolici per vocazione e natura non possono essere «moderati» perché il vangelo non è moderato, ma lo scritto più polemico che esista, specialmente il Vangelo di Giovanni, quello che gli studiosi superficiali chiamano il «vangelo spirituale». Non si può essere super partes, quando una «pars» è soccombente in partenza e non si possono fare le parti uguali tra diseguali. Come mai i cattolici sono sempre dalla parte sbagliata e scelgono e appoggiano i corrotti, gli immorali, i ladri, i servi, gli indegni? Come si può solo stare accanto a Scajola senza sentire il rigurgito dell’etica che sale su per vomitare ogni vomitabile? Il solo pensiero, ad usare i loro paramentri, è peccato mortale.

Come si può stare dalla parte degli assassini della democrazia, del territorio, dei mafiosi, della delinquenza organizzata e non, dei profittatori? E’ sufficiente che sposino «i principi non negoziabili» che poi sono negoziabilissimi perché si tratta del finanziamento alle scuole private e di qualche leggina che salva la faccia e nemmeno tutta della gerarchia cattolica «simil-pelle» come «il rispetto della vita dalla nascita fino alla morte naturale»? Costoro che hanno assassinato generazioni e che hanno affamato i pensionati e licenziato gli operai e caricato di tasse su tasse i poveri, stanno rispettando la vita? I suicidi che ormai si contano a migliaia per disperazione e incapacità di guardare al futuro in conto di chi li mettiamo? Del parroco di San Torpete che invita ad impegnarsi in politica perché ogni volta che un onesto si tira indietro e si tura il naso, lascia il posto ad un corrotto e corruttibile?

E’ venuto il tempo ed è questo in cui bisogna gridare sui tetti che essere cittadini significa esserlo a tutto tondo e io rivendico il mio diritto di fare politica dall’altare, sia dietro che davanti, purché non la faccia sotto l’altare. A Doria e ai candidati onesti e degni, io non chiedo niente se non il loro obbligo di coscienza di servire la città e la comunità con disinteresse, con onore e con rispetto. Ogni volta che dall’altare dico «Padre nostro … dacci il nostro pane quotidiano», io compio l’atto politico più alto e profondo: invoco la dignità umana, la centralità della persona, il pane della mensa, il pane della case, il pane della dignità, il pane della cultura, il pane del lavoro, il pane della comunità. No! La politica non è «cosa sporca», al contrario sono sporchi quei cattolici che si servono della politica per affermare i loro interessi e fare i loro intrallazzi, sono sporchi chi frequenta e si sporca con gli insozzati alla Berlusconi, alla Formigoni, allo Scajola. Tutti non a loro insaputa, ma consapevoli di quello che fanno. Per questo nemmeno Dio li potrà perdonare perché sanno quello che fanno.

Don Paolo Farinella

(26 aprile 2012)

Pubblicato in: Politica | Lascia un commento »

Primo Maggio: che cosa c’è da festeggiare?

Pubblicato da PRC Muggiò su martedì 1 maggio 2012

di Angelo d’Orsi

Festa del Lavoro? Si è già parlato, più o meno scherzosamente, del suo opposto: festa del non lavoro. E dunque, se così è, si può ancora parlare di festa? E si può scendere nelle strade, invadere le piazze, agitare le bandiere, e cantare le canzoni del “Movimento”, e infine, dopo i pranzi fuori porta e le libagioni di rito, ascoltare i concerti che sembrano orma diventati il cuore dei nostri primi maggio? Si può, insomma, ripeto: “festeggiare”?
Sì e no.

Oggi, questa ricorrenza, come non mai, cade in un momento di feroce attacco padronale – mi scuso per la banalità dell’espressione che i miei critici leggeranno in chiave di nostalgismo veterocomunista, ma tant’è – ai ceti proletari e in generale ai subalterni, a “coloro che non hanno e che non sanno”, per citare un esponente del pensiero reazionario italiano, di oltre un secolo fa (tale Mario Morasso, ispiratore della destra più estrema del tempo). Oggi, un Ministero di “tecnici” sta facendo il lavoro sporco che il Governo dei politici non è stato in grado di portare a compimento. Chiediamoci come ci stia riuscendo.

Innanzi tutto per ragioni politiche, ossia nell’ordine: 1) il crollo ignominioso del governo precedente, a cominciare dal suo capo, rivelatosi, agli occhi anche dei suoi sostenitori, un personaggio al di sotto dei più malevoli sospetti, per tacere del suo alleato, il moralizzatore Bossi, che ha superato in grandiosità il marcio della Prima Repubblica e della Seconda, mostrando a che punto il familismo amorale possa giungere: fino all’estremo degrado; 2) l’appoggio della ex Opposizione, in particolare di quel Partito che una volta aveva nel suo statuto ideale, prima ancora che nelle sue pratiche quotidiane, la tutela dei ceti più deboli, a cominciare dalla classe operaia, in quanto “classe generale”, la classe che difendendo se stessa, ossia i propri interessi di classe, difende in realtà gli interessi di tutta la società.

Davanti alla inettitudine e alla corruzione dei berluscones e dei padan-leghisti, col soffio di aria pulita che sembrava giungere dal professor Monti (un po’ meno dalla sua compagine, troppo impelagata in conflitti di interessi, e in taluni suoi componenti palesemente al di sotto degli standard minimi di competenza; vedi il caso del famigerato sottosegretario Martone, quello che aveva chiamato “sfigati” chi aveva un destino meno felice del suo…) è stato quasi obbligatorio fare un’apertura di credito. Ma da qui a infilarsi nella grosse Koalition, alleandosi col nemico, ce ne passa! A meno che quel nemico non sia più tale, e che gli elementi di contiguità o di vicinanza siano maggiori e più forti di quelli di distanza e differenza. In ogni caso, in particolare il Partito democratico si è messo in un pasticcio politico dal quale non gli sarà facile levarsi. Con chi sta oggi quel partito: con la signora professoressa Fornero o con i pensionati a 7/800 euro al mese? Con Martone o con i giovani “sfigati”? Con i cassintegrati a zero ore o con il superministro Passera? Con le decine di migliaia di precari della ricerca o con il già rettore del Politecnico torinese, già presidente CNR, e ora ministro di Università e Ricerca, professor ingegner Profumo?

Ci sono situazioni in cui occorre scegliere e non solo perché, come ricorda Nicola Abbagnano in un suo libro di mezzo secolo fa, “esistere è decidere”, ma perché la politica, che è anche arte della mediazione e del compromesso, è soprattutto scienza della decisione, tenendo presente i possibili esiti delle proprie decisioni a breve, medio e lungo termine. E se non decidiamo noi, la nostra parte politica, sono altri a decidere per noi. E non è l’economia a decidere: sono gli esseri umani, portatori di passioni, pulsioni, valori e disvalori, e soprattutto interessi. Ecco perché il “governo dei tecnici” è un imbroglio, una volta ribadito quanto già più volte ho scritto su queste pagine: con Berlusconi e Bossi avevamo al potere un cricca di malaffare, ora abbiamo un canonico “comitato d’affari della borghesia”.

L’imbroglio nasce dall’ideologia, così diffusa in questi anni di crisi, e che si è trasformata ora in pratica politica, secondo cui l’economia sarebbe una scienza oggettiva, null’altro che la “naturale” esplicitazione della necessità delle cose, nel loro inevitabile, fatale andare. Ci hanno insomma convinto che l’economia è una scienza neutra, e come scienza non può essere che capita da scienziati e applicata da tecnici; e quindi il cittadino non può che accettare, e che quando l’economia “va bene”, siamo contenti, ma quando “va male” non possiamo che accettarne le conseguenze, su individui, famiglie, imprese. Insomma, che “non c’è nulla da fare”: bisogna pagare, oggi, per guadagnare domani, piegarsi all’imperio della Legge, ora, per potere rialzar la testa poi. E ci hanno imbottito il cervello ripetendoci che “siamo tutti nella stessa barca”. Ma c’è qualcuno che su quella barca rema, altri lavano i cessi, altri, invece, sono in coperta a godersi un daiquiri sotto la tenda che li ripara da troppo sole, mentre cianciano dei prossimi investimenti o di quanto sia diventata impossibile la vita a Portofino, dopo le incursioni della Guardia di Finanza…

E il governo dei tecnici, il ministero dei grandi esperti, la compagine dei bocconiani e cattolici militanti, che cosa ha partorito? Aumento delle imposte e delle tasse, in particolare delle imposte indirette – le più facili e le più inique, perché colpiscono indiscriminatamente ricchi e poveri –, scelte politiche inaccettabili mascherate da necessità o ovvietà: l’acquisto di nuovi aerei militari, dai costi stratosferici, la conferma inossidabile della Tav in Val di Susa, la prosecuzione del costosissimo impegno militare in Afghanistan. E ci vogliono far credere che si tratti di decisioni obbligate!

Le politiche di questo governo, come del precedente, insomma, non sembrano in grado di affrontare i problemi di fondo del Paese, che certo non si risolvono con lo stile ragionieristico di Monti, né con il piglio goffamente autoritario della Fornero, o il vacuo efficientismo di Passera, o le menzogne e le banalità dei ministri addetti a Sanità e Ambiente. I ricercatori vessati, gli insegnanti umiliati; gli scolari e studenti penalizzati; i professori di università costretti a cercare rifugio all’estero; i disoccupati, gli esodati, i licenziati, i de localizzati, i cassintegrati; le vittime (morti, feriti, invalidi) sul lavoro, o meglio di lavoro; i lavoratori in nero; i suicidati. Operai, impiegati, imprenditori: quanti sanno che è nata in aprile a Vigonza (Padova) un’Associazione dei familiari degli imprenditori morti suicidi? Nel 2012, i morti di propria mano sono stati, fino a metà aprile, 23. (Giunge ora la notizia di un altro suicida: o meglio suicidato: un imprenditore edile sardo, costretto a licenziare i dipendenti, compresi i suoi stessi figli. Possibile che i tecnici cattolici al governo, i teorici del “rigore finanziario” e della “coesione sociale”, non abbiano nulla da rimproverarsi?). E questa non è forse una nuova forma della distruzione del ceto medio, che abbiamo già visto in atto negli Stati Uniti? E, a sua volta, a me pare una tragica conferma della “profezia “ di Marx, relativa alla bipolarizzazione della società, e all’impoverimento crescente delle classi medie fino alla loro scomparsa tendenziale, e alla concentrazione della ricchezza in un numero sempre più ridotto di mani, e in misura sempre più alta…

Ebbene, di tutto ciò dobbiamo ricordarci in questo Primo Maggio: che tuttavia, non deve essere di abbandono e di rinuncia. Ma di lotta, di mobilitazione, e, oso dirlo, di speranza. Non facciamoci abbattere dalla crisi e da chi la usa contro di noi. Contro i deboli, contro chi ha meno strumenti per difendersi, contro chi sta subendo il peso più grave. A loro dobbiamo stare vicini anzi farci parte di loro. E ricordiamoci che, come scriveva Carlo Rosselli negli anni Trenta – poco prima di essere ucciso dai fascisti francesi su mandato del regime mussoliniano – nulla può resistere a una massa di lavoratori che lasciano le officine e marciano compatti verso il centro della città. Nulla può resistere. Né i tecnici, che fanno oggi il lavoro dei politici, né questi ultimi preoccupati prima di tutto, se non esclusivamente, della propria sopravvivenza di individui e di ceto.

Il Primo Maggio 2012 dobbiamo essere tutti operai e operaie che lasciano i loro luoghi di lavoro, e di riposo, per marciare verso il cuore delle città e dire che esse ci appartengono. E che le “zone rosse” non devono più significare settori cui è vietato l‘accesso, bensì centri di occupazione simbolica e fisica, dietro le nostre bandiere, e scanditi dai nostri slogan ritmati, dalle nostre musiche e dai nostri canti. La teoria politica, quella seria, da Aristotele a Machiavelli a Gramsci, ci insegna che ogni azione politica è lotta per il potere. Per i subalterni, oggi, il potere significa la difesa di conquiste e diritti che qualcuno vorrebbe togliere, dall’articolo 18 al valore legale dei titoli di studio, dalla proprietà pubblica dell’acqua e degli altri beni comuni, alla tutela della salute. Difendiamo quello che una infinita catena di sofferenza e di umiliazioni, una scia di morte e dolore, ma anche di epiche vittorie, ci ha consegnato: e non arretriamo di un millimetro; anzi, avanziamo, unendo le forze, senza farci prendere dallo scoramento e dal pessimismo. La strada è lunga, impervia, ma “noi” siamo tanti, e siamo di più, molti di più di “loro”.

(30 aprile 2012)

Pubblicato in: Politica | Lascia un commento »

2 MAGGIO – FERRERO A MONZA!

Pubblicato da PRC Muggiò su domenica 29 aprile 2012

Pubblicato in: Politica | Contrassegnato da tag: , , , , , , , , | Lascia un commento »

Cosa vuol dire pareggio di bilancio in Costituzione?

Pubblicato da PRC Muggiò su martedì 24 aprile 2012

di Vladimiro Giacchè

1) Cosa significa il pareggio di bilancio in costituzione?

Significa diverse cose. In primo luogo, che da oggi il nostro ordinamento costituzionale si ispira ad una precisa concezione economica, quella neoliberista in salsa tedesca, secondo cui la ricetta per la crescita consiste di 3 elementi: libertà dei mercati, politiche monetarie unicamente rivolte al controllo dell’inflazione e divieto per lo Stato di qualsivoglia intervento in deficit spending sull’economia. Di fatto, viene illegalizzato il keynesismo. Non solo.

Questa modifica alla Costituzione rende tra l’altro inattivabili i diritti previsti da altri articoli della Costituzione, qualora per dare attuazione ad essi lo Stato debba chiudere in deficit il proprio bilancio. Questo può riguardare, ad esempio, la tutela della salute quale fondamentale diritto dell’individuo, e le garanzie di cure gratuite agli indigenti, previste dall’art. 32 della Costituzione. Oppure il diritto alla gratuità dell’istruzione per gli otto anni della scuola dell’obbligo, o il diritto di raggiungere i gradi più alti degli studi, garantito ai capaci e meritevoli, anche se privi di mezzi (art. 34). O ancora quanto previsto dall’art. 38: “i lavoratori hanno diritto che siano preveduti e assicurati mezzi adeguati alle loro esigenze di vita in caso di infortunio, malattia, invalidità e vecchiaia, disoccupazione involontaria”. In tutti questi casi i tagli necessari al bilancio dello Stato per raggiungere il pareggio possono pregiudicare, ancora di più di quanto già accada oggi, l’esercizio di diritti costituzionalmente riconosciuti.

Infine, l’introduzione in Costituzione del pareggio di bilancio impedirà allo Stato di effettuare gli investimenti necessari a migliorare le condizioni generali di produzione (si pensi alle infrastrutture fisiche, a quelle immateriali che consistono nella promozione della ricerca e della conoscenza, e a quelle giuridiche, ossia a un sistema giudiziario ben funzionante), la produttività e la crescita economica. Questo è molto grave, perché introduce un ulteriore vincolo in un periodo delicatissimo della vita economica di questo Paese.

La verità è che nessun Paese  ha mai sostenuto una crisi come l’attuale in presenza di vincoli del genere. La stessa Germania ha introdotto il vincolo del pareggio di bilancio con una modifica alla propria Costituzione appena nel 2009, ossia svariati decenni dopo il periodo della ricostruzione del Paese (per la quale risultò essenziale fra l’altro la decisione statunitense di non esigere il pagamento dei debiti di guerra della Germania, ossia di annullare il debito tedesco), e a distanza di poco meno di venti anni dalle spese sostenute dopo la riunificazione della Germania. Del resto, ancora verso la metà del decennio scorso si poteva assistere a cospicui deficit del bilancio pubblico tedesco (non per caso il debito pubblico di quel Paese nel decennio trascorso è cresciuto di 750 miliardi di euro).

Tornando a noi, devo dire che trovo davvero impressionante il silenzio dei media su una modifica del nostro ordinamento così gravida di conseguenze negative. È un altro colpo alla democrazia e alla libertà e affidabilità dell’informazione nel nostro paese. Non ne sentivamo il bisogno.

Pubblicato in: Politica | Lascia un commento »

LEGA NORD: ladroni a casa nostra!

Pubblicato da PRC Muggiò su lunedì 23 aprile 2012

Le inchieste che coinvolgono la Lega Nord e hanno portato alle dimissioni di Bossi, non riguardano solo i gravi reati in questione, ma il fallimento della Lega Nord stessa.

E’ fallita perché non è vero che i fantomatici padani sono migliori dei meridionali o di “Roma Ladrona”; e gli italiani non sono migliori degli extracomunitari.

 

E’ fallita perché non può essere casuale l’alleanza storica con quel Berlusconi ed il PdL (Partito dei Ladroni)che ha esaltato l’evasione fiscale, il disprezzo delle regole e della democrazia. Stessa cosa è avvenuta in Regione Lombardia come dimostrano i dieci inquisiti per malaffare.

 

E’ fallita perché la difesa dei lavoratori si è tradotta chiacchiere: nessun contrasto alle delocalizzazioni (altro che padroni a casa nostra), nessuna busta paga padana: solo precarietà, ricatti, licenziamenti, chiusura di aziende.

 

E’ fallita perché il federalismo era sbagliato e ha comportato solo un aumento delle tasse nazionali del 6% e di quelle locali del 138% ! La nuova ICI-IMU è nella legge su federalismo fiscale comunale voluta dalla Lega Nord.

Mentre c’è chi ruba…..c’è chi paga.

  • le tasse le pagano per l’82% i lavoratori e i pensionati. Borghesi e padroni prendono appalti e tangenti per costruire opere sbagliate come le tante TAV della Lombardia;
  • prendono soldi per il lavoro e per le pensioni, ma chiudono aziende e portano soldi all’estero o li investono nella speculazione. E poi ci sono le banche che strangolano cittadini ed artigiani.
  • Poi ci sono i ladri di diritti, come accade ora con l’art 18, con la sanità e la scuola

QUESTO ACCADE ANCHE PERCHE’ NON SI VUOLE UNA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE CHE FUNZIONI E SIA CONTROLLATA DAI CITTADINI. SI PRIVATIZZANO SERVIZI E FUNZIONI. NELLA CONFUSIONE CAMPANO I FURBI.

 

In verità la lotta non è fra nord e sud, fra italiani ed extracomunitari, ma fra ricchi e poveri, fra onesti e disonesti fra padroni e lavoratori

QUESTA LOTTA SI CHIAMA LOTTA PER LA DEMOCRAZIA, LOTTA DI CLASSE.

Comitato Regionale Lombardia

Pubblicato in: Politica | Contrassegnato da tag: , , , | Lascia un commento »

GUARDA CHI SI VEDE! Il sindaco Zanantoni col suo amico Ponzoni. Chissà, ora che è in galera, se gli porta le arance?

Pubblicato da PRC Muggiò su sabato 21 aprile 2012

Campagna elettorale 2009

(Pasticceria Mariani Muggiò)

Pubblicato in: Politica | Lascia un commento »

LE MAFIE IN BRIANZA

Pubblicato da PRC Muggiò su mercoledì 18 aprile 2012

Sala PASOLINI di Piazza IX Novembre, MUGGIO’

VENERDI’ 20 Aprile 2012
dalle 16:00 alle 21:00

SABATO e DOMENICA, 21 e 22 APRILE 2012
dalle 09:00 alle 12:30 e dalle 14:00 alle 18:30

Pubblicato in: cultura, Politica, Società | Contrassegnato da tag: , , , , | Lascia un commento »

Monza bene comune: Acqua pubblica e un’ altra economia.

Pubblicato da PRC Muggiò su mercoledì 18 aprile 2012

Monza bene comune: Acqua pubblica e un' altra economia

martedì 24 aprile 2012 – Sala Maddalena

Partecipano:
Emilio Molinari
Presidente Comitato italiano Contratto Mondiale sull’acqua.

Andrea Di Stefano
Direttore della rivista “Valori”

Presenta:
Francesco Beretta
Capolista Federazione della Sinistra- Noi un altra Monza

Pubblicato in: manifestazione, Politica, Società | Contrassegnato da tag: , , , , | Lascia un commento »

Muggiò – La casa del sindaco Zanantoni la costruiva Zaccaria

Pubblicato da PRC Muggiò su lunedì 9 aprile 2012

zanantoni_casa.jpg

Il sindaco compra casa; ma qualche problema sorge: i lavori sono fermi da otto mesi

di Pier Attilio Trivulzio

Secondo piano e sottotetto: 200 metri quadrati su due livelli. E’ questo l’appartamento che il primo cittadino di Muggiò Pietro Stefano Zanantoni ha comperato dall’amico Antonio Caggia, nell’immobile in costruzione di via Casati. Fronte ex Fillattice. “Appartamenti esclusivi di 3 e 4 locali” recita il vistoso cartello di Tecnocasa, agenzia del Caggia in via Italia 29, affisso al cantiere.
La società Edilizia&Ambiente, sede a Nova Milanese- metà delle quote possedute dalla moglie di Andrea Simone Zaccaria (vedi visura) – che aveva l’appalto dei lavori ha fermato il cantiere il 3 agosto perchè il committente, la Esseci Immobiliare srl di Milano, non ha rispettato i patti: è insolvente con i pagamenti e per questo Franco Quitadamo, amministratore dell’impresa ha depositato in Tribunale di Monza i precetti ingiuntivi. Non soltanto per lo “scoperto” relativo alle opere finora realizzate in questo immobile di 14 appartamenti (“opere realizzate all’80 per cento secondo l’ultimo SAL redatto dal direttore dei lavori, l’architetto Alberto Silva, il 30 aprile scorso, e non al 65 per cento come sostiene Zanantoni” replica l’impresa costruttrice” che ritiene quanto meno fantasiosa la dichiarazione del sindaco che preannuncia lo spossesso dal cantiere di Edilizia&Ambiente e l’affido ad altra impresa); ma anche della villetta e 8 appartamenti in via San Francesco, lavoro in questo caso commissionato dall’Immobiliare San Francesco srl. Anch’essa con sede a Milano, via Victor Hugo 3 presso lo Studio Turi.

Totale dello scoperto 290mila euro. Parte del contenzioso è stato saldato, la villetta di via Francesco verrà ultimata ma in via Casati il cantiere è fermo. Amministratrice della Esseci Immobiliare srl è Elisabetta Lombardi che presso lo Studio Turi di Milano è responsabile dell’amministrazione e della contabilità delle imprese immobiliari ed è la moglie di Antonio Caggia di Tecnocasa che vende gli appartamenti, candidato nella lista “Brianza 2009-Per il bene di Muggiò” alle ultime elezioni comunali che hanno riportato Zanantoni a Villa Casati. Prese 14 voti. Passò invece con 10 voti e l’astensione di Zanantoni, Morlini e Scupilliti in Consiglio il 7 febbraio 2008 (delibera n.7) la variante per la riperimentazione di una zona molto piccola dell’area per adattare, spiegò l’assessore all’Urbanistica, Maria Rosa Corigliano “d’accordo con la proprietà il progetto di edificabilità molto tirato mantenendo invariata la volumetria fattiva prevista: 50 per cento residenziale, 50 per cento terziario”.

Pietro Zanantoni acquista da Caggia l’appartamento nel febbraio 2009, a giugno si vota e lui torna a Villa Casati. Sei mesi dopo, il 18 dicembre 2010, il Consiglio Comunale si esprime in modo definitivo favorevole all’approvazione del piano esecutivo in corso d’opera diventato al 100 per cento residenziale (il primo progetto dell’architetto Paolo Rolandini prevedeva residenziale terziario, quello in realizzazione dell’architetto Alberto Silva solo residenziale). Secondo la delibera n.78 quando la costruzione di via Casati venne votata (19 voti a favore, 1 contrario, Capizzi), Zanantoni. non era in aula. C’era prima e tornò in aula dopo ma non era presente al momento della “votazione delle osservazioni” del protocollo 54/09 (vedi link).
Interessante è la storia dell’area di via Casati su cui la Esseci Immobiliare srl sta costruendo. Secondo l’atto del notaio Tornambè “L’appezzamento di terreno censito al Catasto terreni al foglio 7 mappale 778 seminativo, reddito agrario euro 8,92 viene venduto alla Esseci Immobiliare srl, allora amministrata da Stellitano Fabio nato a Monza il 18 aprile 1977 in forza di deliberazione dell’assemblea dei soci del 27 settembre 2007 per 350mila euro pagati con quattro assegni circolari emessi il 1° ottobre 2007 dalla sede della Banca Popolare di Sondrio per i corrispettivi di 110.833 euro a favore di Cassina Angela, di 110.833 a Colzani Paolo Emilio, 17.500 euro a Cassina Luigia e 110.834 a Cassina Rinaldo”.

Il 20 marzo 2008 la Esseci Immobiliare srl acquista (vedi atto notarile) da Vitaliano Danzi e da Rosa Parma un altro appezzamento di terreno seminativo attiguo, censito al foglio 7 mappale 781 per 50.000 euro. Si tratta di quel terreno da riprimetrare di cui si è occupato il Consiglio il 7 febbraio, vale a dire 44 giorni prima! Ad acquistare è ancora Fabio Stellitano con assegni circolari questa volta emessi da Unicredit Banca SpA.

Pubblicato in: Politica | Lascia un commento »

Fine di un troglodita

Pubblicato da PRC Muggiò su venerdì 6 aprile 2012

di Piergiorgio Odifreddi

Finalmente esce di scena, travolto dagli scandali, uno dei tribuni del popolo più rozzi e imbarazzanti che abbia mai avuto il nostro paese, che pure ci ha fatto ripetutamente vergognare per la levatura personale, morale e politica della sua classe dirigente.

Umberto Bossi ha incarnato per venticinque anni l’anima più rudimentale, ignorante e becera dell’italiano medio.

E la Lega Nord ha rappresentato gli interessi più provinciali, conservatori e qualunquisti di una piccola (anzi, piccolissima) borghesia, degnamente rappresentata dal suo indegno leader.

Quello che molti indicavano come un “politico finissimo” era ed è, in realtà, soltanto una persona sgradevole e volgare, i cui unici argomenti dialettici non andavano oltre il dito medio continuamente alzato verso l’interlocutore, e il vaffanculo continuamente biascicato come un mantra.

Il cosidetto “programma politico” della Lega, d’altronde, era all’altezza di questa bassezza, e si limitava al protezionismo nei confronti dei piccoli commercianti e dei piccoli coltivatori e allevatori diretti, condito da anacronistici proclami per la secessione e l’indipendenza di una fantomatica Padania.

Le patetiche cerimonie a Pontida, e le ridicole simbologie solari o guerriere, rimarranno nella storia del kitsch, a perenne ricordo delle camicie verdi: versione di fine secolo delle camicie nere o brune della prima metà del Novecento, e ad esse accomunate dall’ottuso odio razziale e xenofobo.

Che un movimento e un leader di tal fatta abbiano potuto raccogliere i consensi di una parte consistente della popolazione del Nord Italia, era ed è un’ironica smentita della sua supposta superiorità nei confronti di “Roma ladrona” e del “Sud retrogrado”, oltre che una testimonianza significativa del suo imbarbarimento.

Come se non gli fossero bastati luogotenenti quali Borghezio, Calderoli o Castelli, negli ultimi tempi Bossi aveva lanciato e imposto in politica il proprio figlio degenere. E’ un degno contrappasso, il fatto che proprio le malefatte del rampollo abbiano contribuito alla caduta del genitore. E, speriamo, anche del suo movimento.

Padre e figlio possono ringraziare la fortuna che li ha fatti nascere in Italia, e non in Iraq o in Libia, anche se entrambi hanno contribuito a far regredire il nostro paese al livello di quelli. Non li vedremo dunque trascinati nella polvere, e giustiziati sommariamente: ci acconteremo, o accontenteremmo, di vederli sparire con ignominia dalla politica e dalle nostre vite. Anche se le grida di “tieni duro” da parte dei loro sostenitori ci fanno temere parecchio al riguardo.

 

 

Pubblicato in: Politica | Lascia un commento »

20 anni di Lega Nord

Pubblicato da PRC Muggiò su giovedì 5 aprile 2012

Questa presentazione richiede JavaScript.

Pubblicato in: Berlusconi, federalismo, Politica, vignette | Contrassegnato da tag: , , | Lascia un commento »

AUMENTO n. 1 – più 15% l’addizionale comunale IRPEF, siamo allo 0,7%

Pubblicato da PRC Muggiò su martedì 3 aprile 2012

Non molto diversa da una foglia di fico la decisione dell’Amministrazione di alzare da 12.000 a 15.000€ la soglia di esenzione all’addizionale comunale IRPEF.
L’aumento della soglia, di per sè positiva, estende l’esenzione a circa 3.300 cittadini rispetto ai 1.800 circa che erano inclusi nella precedente esenzione.
Peccato che contemporaneamente si alza dallo 0,6% allo 0,7% (il 15% di aumento) l’aliquota applicata ai rimanenti 10.700 contribuenti muggioresi, riversando su questi ultimi un aggravio di imposizione di ben 300.000€ a fronte di un mancato introito di soli 100.000€.
Non male come “magheggio”, e non male le affermazioni dell’Assessore leghista al Bilancio che ha svelato a chiare lettere che per anni esistevano ampi margini di spesa non necessaria (ha parlato di 400.000€!) che hanno penalizzato i cittadini con assurdi utili di bilancio inutilizzabili per il Patto di Stabilità.

LUMBARD, TAS E PAGA I TASS!

Pubblicato in: federalismo, Muggiò, Politica | Contrassegnato da tag: , , , | Lascia un commento »

Le ali bipartisan dell’F-35

Pubblicato da PRC Muggiò su martedì 3 aprile 2012

di Manlio Dinucci

Stop F35Sul caccia F-35, in parlamento, «il ministro Di Paola ha dovuto fare buon viso a cattivo gioco»: lo assicura Flavio Lotti, coordinatore della Tavola della pace. Il ministro della difesa ha dovuto dunque piegare la testa di fronte a una maggioranza parlamentare, che decide di ridurre il numero dei caccia?

Dagli atti parlamentari risulta esattamente l’opposto. Di Paola è andato in parlamento ad annunciare la decisione, già presa dal governo Monti, di «ricalibrare» l’acquisto degli F-35, da 131 a 90. A questi si aggiungeranno 90 Eurofighter: in tal modo l’Italia disporrà di 180 cacciabombardieri «molto più performanti». In altre parole, molto più distruttivi dei Tornado usati un anno fa per bombardare la Libia. Più che sufficienti ad assicurare la capacità di proiezione del «potere aereo», uno dei cardini del concetto strategico pentagoniano enunciato da Di Paola nel 2005. L’Italia non solo si impegna ad acquistare 90 F-35 (numero aumentabile in caso di «necessità»), ma partecipa al programma della Lockheed Martin con l’impianto dell’Alenia a Cameri. Realizzato, precisa Di Paola, in un aeroporto militare perché «gli americani e la Lockheed Martin hanno preteso delle condizioni di sicurezza e di segretezza: o in una base militare a certe condizioni o non si faceva». Qui saranno non solo assemblati i caccia, ma realizzati «gli aggiornamenti, perché gli aerei nel tempo hanno degli upgrade» (con continue spese aggiuntive). Ne trarrà vantaggio l’industria militare, «elemento tecnologico importante di questo Paese e che oggi più che mai punta sull’esportazione». Il costo unitario dell’F-35 è ancora nelle nuvole. «Oggi si parla di un’ottantina di milioni di dollari, ma ci si aspetta che la cifra sia sempre più bassa», racconta il favolista Di Paola ai piccoli onorevoli. E, per tranquillizzarli, aggiunge: «Se sapeste quanto è costato l’Eurofighter, vi spaventereste; parliamo, per capirci, del doppio della cifra». Nessuno ha osato chiedergli a quanto ammonta la spaventosa cifra. E neppure la Idv – che nella sua mozione (bocciata) chiedeva al governo di valutare la possibilità di uscire dal programma F-35 – ha osato mettere il dito sulla piaga: questo caccia di quinta generazione serve non alla difesa dell’Italia, ma alla strategia offensiva Usa/Nato cui partecipa l’Italia; serve a mantenere gli alleati sotto la leadership degli Stati uniti, non solo sul piano militare. Il programma F-35 è uno dei volani dell’economia statunitense: vi partecipano oltre 1.300 fornitori da 47 stati Usa, creando 130mila posti di lavoro che potrebbero raddoppiare. Tutto questo viene ignorato dal parlamento italiano. Il programma F-35, illustrato da Di Paola, è stato così approvato con un sostanziale consenso bipartisan di Pdl e Pd. Non c’è da stupirsi: per far partecipare l’Italia al programma, si sono coerentemente impegnati, dal 1998 ad oggi, i governi D’Alema, Berlusconi 1, Prodi, Berlusconi 2 e Monti. E dopo che l’F-35 sarà stato usato dall’Italia in una azione di guerra, ci sarà un Flavio Lotti che, alla Perugia-Assisi, riprenderà a marciare a fianco del capo del governo. Come fece nel 1999 col presidente del consiglio D’Alema che, dopo aver inviato gli aerei italiani a bombardare la Jugoslavia, partecipò, su invito, alla marcia per la pace.

da Il Manifesto, martedì 3 Aprile 2012

Pubblicato in: Economia, Politica | Contrassegnato da tag: , , , | Lascia un commento »

DON PAOLO FARINELLA – La foto simbolo della democrazia assassinata

Pubblicato da PRC Muggiò su martedì 27 marzo 2012

pfarinellaL’ambiente è il salotto di rappresentanza di Palazzo Chigi, sede del governo del paese. Il giorno è giovedì 15 marzo 2012, data da stampigliare a caratteri di fuoco negli annali della decadenza della democrazia. Sulla destra c’è un orologio d’epoca che scandisce il tempo morto della politica seppellita, sullo sfondo un angolo con una luce abbagliante: potrebbe sembrare una finestra luminosa, invece è una luce artificiale che fa massa e mette in risalto lo scuro indecente in primo piano della Troichetta più il cavalier servente.

Nulla, infatti, accade per caso e ciò che accade è sempre espressione di una realtà che supera la fantasia. Il gruppo in primo piano sembra un gruppo, ma non lo è. Si distinguono tre mondi, apparentemente insieme, ma lontani anni luce da loro stessi.

casinitwitterSul lato destro (poteva essere diverso, oibòh!) troviamo Casini e Alfano, accoppiati come natura li ha creati. Sono nati per stare insieme e fanno finta di essere divisi, ma cultura, mentalità, sistema, corruzione e delinquenza interiore li aiutano a correre l’uno verso l’altro come finiranno. Li accomuna anche il fatto che tutti e due dicono di essere «moderati» (scusate se mi viene da ridere) e «cattolici» (perdonatemi se mi sbellico dalle risate).

Sul lato sinistro (per lui è quasi una condanna previa!) si trova Bersani, seduto, ma sbilanciato verso il biunvirato Alfa-Casi, segno che la tendenza è verso quella parte lì. Costui sta separato dagli altri e quasi fa mondo a sé perché apparentemente vorrebbe essere diverso, ma non ci riesce e sorride, forse sorpreso della sua stessa esistenza: «ci sono anche io e questa volta senza nemmeno la birra davanti». Bersani e Casini sorridono convinti, mentre Alfano è serioso, pensando che chi lo guarda non troverà in lui il «quid» necessario a farne un uomo politico parchè ha coscienza di essere un passa carte, anzi un passa ordini in perenne schiavitù del Mefistofile di Arcore. I tre stanno seduti, abbastanza comodamente in poltrone.

Infine c’è il capo del governo che sta in mezzo, tra Bersani e Alfa-Casi, ma sbilanciato a destra che è la sua vera collocazione etica, geografica, storica e culturale. Il capo del governo sta in piedi, quasi colto di sorpresa, come un cameriere che non ha fatto in tempo a lasciare il vassoio di servizio e ad andare via. La Trimurti sta seduta, il capo del governo in piedi a fare da cameriere a loro e a servire i piatti del lavoro, della giustizia e della Rai. Sulla destra-destra della foto, non si vede, ma con una forte immaginazione, non si fa fatica a scorgerla, c’è un’altra poltrona, anzi un trono su misura e vi sta appollaiato e abbarbicato il nano di Arcore che comanda a bacchetta la Trimurti e il cameriere Monti-Battista, pronto a servire con acconcio stile sobrio il menu alla carta: guai a toccare la Rai che è il vero patrimonio del «de cuius»; guai a toccare la legge sulla corruzione perché chi vuole essere onesto ha sbagliato paese e il governo non si azzardi a fare il finto tonto; guai a mettere sul mercato le frequenze tv perché quelle le ha avute in eredità dalla mamma e poi non si era stabilito che il Paese pagasse lui perché si è sacrificato a governare?

amici-miei-1La foto è l’emblema della realtà. Due facce di bronzo (indovinate chi?) e un utile idiota (indovinate chi?) con un finto presidente in servile atteggiamento atto a giustificare tutto ciò che è indecente mascherato da decenza. Certo la presenza in Europa oggi è riscattata, ma si è stravolta la realtà. Prima di Monti sapevamo con chi prendercela perché era lotta e si riusciva a anche a bloccare la legge bavaglio e quella orribile sulle intercettazioni.

Con il dopo Monti invece, abbiamo un loden verde che fa da paravento al debosciato che si guarda bene dall’apparire perché non gli è andata mai bene come in questo tempo: nessuno lo contesta, nessuno lo denigra, nessuno lo accusa di produrre «leges ad personam», ma in compenso ha il senator servente che gli ha tolto tutte le castagnacce dal fuoco, gli risolve tutti i problemi, gli sta preparando un salvacondotto definitivo per lui e gli amici degli amici come Dell’Utri mamma santissima, gli sta preparando il regalo delle frequenze tv, facendole apparire come aiuto per mantenere i posti di lavoro a Mediaset e, cosa più importante, gli offre la possibilità di prepararsi a dovere al Quirinale, una volta scaduto Re Giorgio de Napolitano, presidente migliorista e garantista super partes, cioè pendente da quella parte, fino ad imporre al Sancho Panza Bersani di portare acqua al mulino dell’emergenza e della crisi senza fiatare e senza rompere le uova nel paniere del volemose bene nazionale.

Il pranzo è servito, Signori disonorevoli deputati e segretari di partiti. Noi non accettiamo questo inciucio in nome di niente e vogliamo che un governo democratico senta le ragioni dei No-Tav e ripensi un progetto di 20 anni fa che si realizzerà nei prossimi 20 anni, quando anche non si saprà se esisterà ancora la possibilità di viaggiare, visto come hanno ridotto i treni e le ferrovie.

Intanto la legge elettorale che si preannuncia è l’ultimo colpo in canna alla democrazia perché mira a salvare quanto è possibile dell’indecenza dei partiti, eliminando i piccoli e i portatori di una opposizione che, sebbene frammentaria, ha comunque diritto di essere espressa.

La sora Fornero ha un incubo: depennare l’articolo 18 dallo Statuto dei lavoratori e metterli in balia delle imprese senza se e senza ma. La sora era anche gradita al Pd: lungimiranza mirabile. Costei starnazza di giorno e piange di notte perché si emoziona nello scaricare il peso di tutta la controriforma del lavoro sui lavoratori, o almeno nel campionario che resta, visto che ormai la classe operaia non solo non è andata in paradiso, ma è stata liquidata con la partecipazione attiva del Pd e compagnia cantante. Riforma? No! Come licenziare meglio.

Tutti parlano di «riforma del lavoro», nessuno che abbia mai e che nomini mai «i lavoratori», le loro famiglie, i loro figli, i loro impegni e doveri e obblighi come pagare l’affitto, le utenze, il mutuo, le medicine, la scuola. La benzina è arrivata a quota due euro per cui gli operai devono anche andare a piedi. Forse si arriverà a costringerli a camminare in ginocchio, magari con i ceci sotto e dovranno anche cantare perché la crisi lo esige, l’Europa lo chiede e dobbiamo preparare il futuro dei nostri figli. Avete inteso bene, «dei nostri figli» perché ai loro ci hanno già pensato e non soffrono né crisi, né recessione, né futuro: hanno avuto tutto fin dal grembo materno, anzi, prima ancora che fossero concepiti erano già destinati perché figli di mammà e papà.

Signore e Signore, l’ultima della giornata è che Berlusconi nel 2011 ha guadagnato puliti puliti 48 milioni di euro. Puliti, si fa per dire perché sono sporchi sporchi come sporca è la sua faccia, la sua coscienza e come sucidi sono coloro che lo appoggiano ancora. E’ un cancro e come tale deve essere estirpato con tutte le frattaglie cangerogene di contorno.

(22 marzo 2012)

Pubblicato in: Politica | Contrassegnato da tag: , | Lascia un commento »

FERRERO (PRC)

Pubblicato da PRC Muggiò su giovedì 15 marzo 2012

«Basta chiacchiere, serve lo sciopero generale contro il governo. Alla ministra Fornero interessa solo la libertà di licenziamento individuale e collettiva e i soldi li vuole dare solo per ottenere la complicità dei sindacati nel garantire i licenziamenti. In queste condizioni non ha nessun senso proseguire il negoziato, serve uno sciopero generale contro il governo».

Pubblicato in: Politica | Lascia un commento »

Presidio “No Tav – No Pedemontana” Monza 5- 03- 2012

Pubblicato da PRC Muggiò su domenica 11 marzo 2012

Pubblicato in: manifestazione, Politica, Società | Contrassegnato da tag: , , | Lascia un commento »

I Giovani Comunisti alla Commissione Europa e Nord America della Federazione Mondiale della Gioventù Democratica

Pubblicato da PRC Muggiò su martedì 6 marzo 2012

ImmagineIl 25 e 26 febbraio si è tenuta a Londra la prima riunione della Commissione Europa e Nord America (CENA) dopo la 18^ Assemblea Generale della Federazione Mondiale della Gioventù Democratica (WFDY) tenuta lo scorso Novembre a Lisbona.
È stato senza dubbio un momento di grande importanza per le organizzazioni giovanili comuniste occidentali, impegnate nelle lotte contro le misure di austerità e i tagli alla spesa pubblica attuati dai Governi di tutta Europa e bisognose di scambiarsi i punti di vista sull’analisi della fase e sulle proposte politiche.
Nel corso dell’incontro si è ribadita la necessità di un rilancio del WFDY in Europa e Nord America e la Gioventù Comunista Portoghese, nuovo presidente del CENA, è stata incaricata di sviluppare proposte concrete d’iniziativa comune da condividere tra tutte le organizzazioni.
Per parte nostra abbiamo esposto schematicamente la nostra linea programmatica per i prossimi mesi, rilanciando l’idea di una gioventù comunista punto di riferimento per tutti i giovani della sinistra anticapitalista.
A livello internazionale i GC sono impegnati a stretto contatto tanto con tutte le giovanili comuniste del mondo quanto con le altre organizzazioni generazionali di movimento con cui abbiamo costruito la prossima Assemblea dell’ENDYL del 1 e 4 marzo.

Di seguito l’intervento dei GC a Londra:

Cari compagni,

sono felice di portavi il saluto dei Giovani Comunisti, l’organizzazione giovanile del Partito della Rifondazione Comunista.

Noi tutti sappiamo che è un momento difficile per i giovani nordamericani ed europei, e, per quanto ci riguarda, la nostra generazione si trova sempre più in difficoltà anche in Italia.

La crisi agitata dai gruppi finanziari occidentali sta spingendo le élite politiche a creare convergenze tra i maggiori partiti per attuare una definitiva riforma liberista del sistema: attaccano i diritti del lavoro, l’occupazione, lo stato sociale, i beni comuni. Il tutto, come se non bastasse, accompagnato da un’odiosa riscrittura revisionista della Storia, da una pesante campagna anticomunista e dalla legittimazione della destra sciovinista, reazionaria e xenofoba.

Per i giovani tutto ciò significa precarietà, disoccupazione, difficoltà d’accesso all’istruzione superiore e, come spesso accade nel nostro Mezzogiorno, l’arruolamento militare.

L’attuazione da parte dell’antidemocratico Governo Monti, espressione diretta del Gruppo Bilderberg, delle direttive europee sul lavoro e sull’istruzione, sostenute dalla destra populista e dal centro-sinistra liberaldemocratico, significa lo smantellamento di diritti conquistati col sangue e con la lotta e la totale subalternità del nostro Paese alle scelte della Troika (UE, BCE, FMI).

Con le misure d’austerità l’Italia si è condannata da sola alla recessione, e ciò sta trascinando centinaia di migliaia di giovani nella disperazione e nell’individualismo. In questo contesto si insinua l’opera militante dei Giovani Comunisti: lavoro, istruzione, antifascismo e pace sono tra i temi che abbiamo recentemente rilanciato con delle massicce campagne nazionali.

Il lavoro, contro Governo e organizzazioni padronali che ce lo vogliono togliere, e nelle lotte per i diritti del lavoro. Contro la flessibilità in entrata e in uscita (un esempio di linguaggio ipocrita borghese) e per il diritto al posto fisso e alla pensione. Contro la contrattazione individuale e arbitraria, e per la tutela del Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro.

L’istruzione, contro il Processo di Bologna che la vuole privatizzare, e a fianco dei movimenti studenteschi per la scuola e l’università pubbliche e gratuite. Contro l’aziendalizzazione dell’istruzione, e per un rilancio del ruolo educativo e formativo dei saperi. Contro le leggi che stanno smantellando il ruolo sociale dei ricercatori, e per l’implementazione dei fondi pubblici per la ricerca.

L’antifascismo, contro le leggi di revisionismo storico che sdoganano organizzazioni nazi-fasciste, e nelle reti di quartiere e dei comitati contro il razzismo e la violenza. Contro chi sfrutta il malcontento popolare e il disagio delle classi lavoratrici per fomentare nuclei di rivoluzionari conservatori, e per il rafforzamento della solidarietà popolare e l’attuazione della nostra Costituzione progressiva. Contro la militarizzazione poliziesca delle città e dei territori, e per la salvaguardia delle lotte popolari e delle organizzazioni dei lavoratori.

La pace, contro gli interessi dell’imperialismo occidentale che continuano a promuovere le guerre cosiddette umanitarie, e in testa ai movimenti contro la guerra. Contro gli interventi militari della Nato (di cui l’Italia ospita importanti basi aeree e navali), e per una politica internazionale di pace e tutela della sovranità dei popoli. Contro la propaganda dell’esportazione della democrazia borghese, e a fianco dei popoli che lottano per la costruzione del socialismo, come il popolo di Cuba, o per l’indipendenza e l’autodeterminazione, come i popoli Palestinese e Sahrawi.

Bene compagni, queste lotte non le vogliamo solo combattere, ma anche vincere. È per questo che la nostra organizzazione è impegnata in un’opera contestuale di radicamento dei conflitti e di catalizzazione dei movimenti: come gioventù comunista sentiamo il dovere di unire i movimenti anticapitalisti e di costruire un ampio fronte giovanile rivoluzionario e di sinistra. Coscienza di classe e chiarezza ideologica per fronteggiare le politiche liberiste e l’avanzata della destra.

A tal proposito ricordiamo le celebri parole dell’indimenticato compagno Antonio Gramsci, fondatore e capo del Partito Comunista d’Italia, ucciso dalla repressione fascista:

“Istruitevi perché avremo bisogno di tutta la nostra intelligenza. Agitatevi perché avremo bisogno di tutto il nostro entusiasmo. Organizzatevi perché avremo bisogno di tutta la nostra forza.”

 

Pubblicato in: Politica | Contrassegnato da tag: , , , | Lascia un commento »

 
Iscriviti

Get every new post delivered to your Inbox.