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Archivio per la categoria ‘Società’

Lo Stato non risarcirà più per le calamità naturali

Pubblicato da PRC Muggiò su martedì 22 maggio 2012

Mentre si contano i danni e le vittime lo Stato programma la privatizzazione della ricostruzione

Le calamità naturali – terremoti, alluvioni, tsunami e chi più ne ha, più ne metta – saranno, dunque, a carico del cittadino, che dovrà far ricostruire l’edificio crollato o danneggiato a sue spese, come spiega chiaramente il decreto legge: “Al fine di consentire l’avvio di un regime assicurativo per la copertura dei rischi derivanti da calamità naturali sui fabbricati a qualunque uso destinati, possono essere estese tutte le polizze assicurative contro qualsiasi tipo di fabbricato appartenente a privati“. Decisione presa per “garantire adeguati, tempestivi ed uniformi livelli di soddisfacimento delle esigenze di riparazione e ricostruzione. Cosa che lo Stato non può più permettersi per cronica carenza di fondi“.

Decisione, come minimo, curiosa dato il recente emendamento bipartisan approvato dalla commissione Affari Costituzionali del Senato, che prevede il fondo per gli eventi imprevisti e, dunque, anche per le calamità naturali. La norma stabilisce che il fondo della Protezione Civile per far fronte alle calamità naturali sia finanziato tramite l’aumento delle accise regionali sulla benzina. I cittadini, dunque, già pagano, ma adesso saranno chiamati a pagare doppiamente per far fronte ad eventi naturali, a carattere catastrofico; eventi naturali, fra l’altro, che bisognerebbe prevenire e non affrontare solo dopo l’avvenuta tragedia. Occorre puntare, ad esempio, sulla ristrutturazione antisismica delle strutture nelle zone ad alto rischio sismico, liberare i fiumi dell’aggressione cementizia, non favorire l’abusivismo e le speculazioni territoriali, rispettando le regole di un territorio fragile come quello dell’Italia e non spendendo denaro pubblico in opere alquanto discutibili ed inutili o togliendo addirittura l’aiuto economico alla popolazione in caso di calamità naturale.

Nessun politico si sta impegnando per prevenire queste emergenze, tramite piccole opere di manutenzione del territorio. Investire in sicurezza consente di risparmiare da 5 a 7 volte rispetto a quanto si spenderà in emergenza – come ha più volte spiegato il geologo Mario Tozzi – preparando anche i cittadini ad affrontare situazioni di emergenza, tramite esercitazioni e la diffusione di una cultura alla prevenzione che manca totalmente qui in Italia. Con questo nuovo decreto legge che riforma la Protezione Civile, adesso verrà anche da domandarsi quale nuovo significato acquisirà la parola “Stato”, se ai cittadini non verrà più garantito neanche un minimo aiuto in caso di catastrofi, dopo averli tassati e non aver utilizzato neanche uno dei loro centesimi per la prevenzione

da attualissimo.it, Lunedì 21 Maggio 2012

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SUI SUICIDI RIFLETTANO MONTI E IL SUO GOVERNO

Pubblicato da PRC Muggiò su martedì 8 maggio 2012

La crisi è causata dalla speculazione finanziaria di cui Monti era ed è un indubbio protagonista.
Prima come International advisor di Goldman Sachs, uno dei principali centri della speculazione internazionale. Oggi come presidente del Consiglio di un governo che nulla ha fatto contro la speculazione e al contrario protegge gli interessi delle banche, a scapito di quelli delle famiglie e dei lavoratori. Il premier rifletta quindi sui suicidi, dettati dalla disperazione, frutto delle politiche speculative di cui Monti era ed è un indubbio e tragico protagonista“.

Paolo Ferrero

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Rotonda via Mazzini: il solito intervento incompleto… alla Zanantoni

Pubblicato da PRC Muggiò su domenica 6 maggio 2012

Dopo ripetute interpellanze che hanno scosso il torpore che contraddistingue le giunte Zanantoni quando si tratta di difendere concretamente gli interessi della Città di Muggiò, si profila finalmente una soluzione per le famose rotonde di via Mazzini/via Sanzio e via Falcone/via Pavia (anche se secondo noi permane la carenza di progettazione all’incrocio con via Beethoven a Taccona).

Ne siamo soddisfatti, anche perché riteniamo che la soluzione si sia avvicinata solo grazie alla continua pressione cui abbiamo sottoposto l’Amministrazione in questi due anni e mezzo, e continuiamo a ribadire l’urgenza di procedere alla fase attuativa perché è assurdo che le due rotonde vengano realizzate a fine 2012, forse nel 2013, quando la città ha dovuto sopportare per anni il sovraccarico di traffico, rumore e smog conseguente all’interramento di viale Lombardia a Monza.

Per la rotonda di via Mazzini rimane però una carenza di progettazione e di soluzione in merito alla pericolosità della ciclabile che va verso Monza; la presenza del distributore di benzina in adiacenza alla ciclabile crea non pochi problemi di sicurezza ai ciclisti, tanto che anche l’assessore Vantellino, ad interpellanza nel Maggio 2010, rispondeva “… nel progetto, almeno per quel che riguarda la parte interessata dalla rotonda, ci sarà la risistemazione di quel pezzo di pista ciclabile. Per il pezzo precedente studieremo qualcosa, tenendo presente che comunque lì c’è una promiscuità di interventi, perché le macchine devono entrare nel distributore e devono uscire dal distributore”.

Sono passati DUE anni da quelle dichiarazioni, il progetto della rotonda è ora disponibile (ma incompleto), dovè la progettazione per la messa in sicurezza del tratto di ciclabile davanti al distributore di benzina?

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LE MAFIE IN BRIANZA

Pubblicato da PRC Muggiò su lunedì 23 aprile 2012

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LE MAFIE IN BRIANZA

Pubblicato da PRC Muggiò su mercoledì 18 aprile 2012

Sala PASOLINI di Piazza IX Novembre, MUGGIO’

VENERDI’ 20 Aprile 2012
dalle 16:00 alle 21:00

SABATO e DOMENICA, 21 e 22 APRILE 2012
dalle 09:00 alle 12:30 e dalle 14:00 alle 18:30

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Monza bene comune: Acqua pubblica e un’ altra economia.

Pubblicato da PRC Muggiò su mercoledì 18 aprile 2012

Monza bene comune: Acqua pubblica e un' altra economia

martedì 24 aprile 2012 – Sala Maddalena

Partecipano:
Emilio Molinari
Presidente Comitato italiano Contratto Mondiale sull’acqua.

Andrea Di Stefano
Direttore della rivista “Valori”

Presenta:
Francesco Beretta
Capolista Federazione della Sinistra- Noi un altra Monza

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Sentieri partigiani – ottava edizione

Pubblicato da PRC Muggiò su domenica 25 marzo 2012

Sono diversi anniche l’associazione Olinda è attiva nell’organizzazione di trekking sui monti. Abbiamo calcato moltissimi sentieri, con l’obiettivo di creare momenti di aggregazione e socialità non solo al Paolo Pini, ma anche in quei luoghi ed in quelle atmosfere che solo le montagne sanno trasmettere. Negli ultimi anni abbiamo unito alla finalità naturalistica delle passeggiate, la riscoperta di alcuni sentieri di montagna, che furono teatro di battaglia durante la lotta di liberazione. Oltre all’interesse specifico per l’argomento, la presenza di alcuni dei protagonisti di quelle vicende, ha fornito preziose informazioni lungo gli itinerari, coinvolgendo molto i presenti. Un ruolo forte hanno giocato gli scenari spettacolari e la piacevolezza dei percorsi, adatti anche ai bambini.

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Presidio “No Tav – No Pedemontana” Monza 5- 03- 2012

Pubblicato da PRC Muggiò su domenica 11 marzo 2012

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giorno della memoria

Pubblicato da PRC Muggiò su venerdì 27 gennaio 2012

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Airaudo: “Così la Fiat ci ha cacciato fuori da Mirafiori”

Pubblicato da PRC Muggiò su giovedì 26 gennaio 2012

Resistere! Resistere! Resistere!

Resistere! Resistere! Resistere!

di Giorgio Airaudo*, da il Fatto quotidiano, 26 gennaio 2012

Mirafiori ce ne siamo andati, una mattina di gennaio. Poche ore per sbaraccare 110 anni di storia: i ritratti di Enrico Berlinguer e le foto di Bruno Trentin, sgombrate in camion insieme con le bandiere. A Mirafiori come nel resto d’Italia, nel silenzio generale, la Fiom è stata cacciata da tutte le fabbriche Fiat. Siccome non abbiamo firmato il contratto imposto da Sergio Marchionne, ci tolgono l’agibilità democratica.

Questo rito si compie con un accanimento che se non fosse drammatico risulterebbe farsesco. A San Mauro, alla CNH, dove si producono le macchine di movimento terra, il nostro delegato, Marco, mi ha raccontato che nelle notti tra il 25 e il 31 dicembre, l’azienda ha approfittato del Natale per cambiare le serrature della saletta sindacale. Alla Marelli di Caivano invece, è accaduta una cosa buffa. Il nostro compagno, sei anni prima, era stato sottoposto a un rito burocratico: gli era stato fatto firmare un documento di consegna per le chiavi. Così, quando la Fiat gliele ha chieste indietro lui ha preteso una richiesta scritta e una ricevuta firmata : mentre aspettava ha traslocato.

La cacciata è stata simultanea, ma non ha ottenuto il primo effetto desiderato: spegnere un sindacato, con la stessa facilità con cui si schiaccia un moscerino. La risposta dei nostri compagni in queste ore è commovente. Mi ha chiamato Mauro, dalla Iveco di Mantova: davanti allo stabilimento la Fiom è in una roulotte della Protezione civile, intervenuta su richiesta del sindaco. Anche a Pregnana Milanese, dove si producono motori speciali, siamo ospiti della Protezione civile, in una tenda per terremotati (per fortuna riscaldata!). Non è curioso? L’emergenza della rappresentanza è considerata più drammatica da chi si occupa di calamità naturali, che dai leader del centrosinistra. A Brescia i nostri compagni sono molto organizzati. Davanti all’ingresso della Iveco hanno montato una casetta prefabbricata attrezzata come ufficio. Anche a Torino ci siamo dovuti ingegnare: il camper della Fiom le 16 porte aperte da cui (quando riescono a lavorare) entrano gli operai. A Modena, dove si costruiscono marchi del lusso, è arrivato un altro camper. A Pomigliano, con un bellissimo gesto di solidarietà, i pensionati dello Spi ci hanno regalato un camion-ufficio. In queste ore siamo appoggiati con i nostri delegati nei patronati e negli uffici vertenze, per non far venire meno i servizi fiscali che da sempre offriamo agli operai. Mi è difficile capire perché in questo Paese opinionisti, grandi giornali, conduttori dei programmi di informazione non si accorgano che questa diaspora non è solo un atto di violenza fisica, ma una sospensione dei diritti per molti lavoratori imposta interpretando in modo improprio l’articolo 19.

In tutte queste fabbriche, nella maggior parte delle quali siamo il primo sindacato, il nostro tesseramento è stato cancellato, non riconosciuto dalla Fiat, ai fini della trattenuta in busta paga. Che significa? Un bel paradosso: a gennaio l’azienda pagherà regolarmente (e giustamente) a Cisl e Uil, e anche ai Cobas le trattenute dei suoi iscritti, ma si rifiuta di consegnare a noi quelle dei nostri. Come mai? Perché la Fiat si rifiuta di fare da sostituto di imposta per il sindacato. E questo malgrado noi, con uno sforzo straordinario, abbiamo rifatto il tesseramento da zero in tutti gli stabilimenti. Di più: l’azienda rifiuta di ricevere raccomandate con le deleghe per coloro a cui girare l’incasso delle trattenute, e siamo stati costretti a inviarle attraverso ufficiali giudiziari. Abbiamo eletto in tutti gli stabilimenti le nostre rappresentanze sindacali: ma la Fiat non le riconosce. Così ricorre al ridicolo escamotage di farci scrivere per ogni fabbrica da uno studio di avvocati, dicendoci che non ne abbiamo diritto.

Fiat anti-sindacato

Fiat anti-sindacato

In virtù di questo accordo non ci è permesso di affiggere in fabbrica nemmeno un volantino. Dopo l’applicazione del “contratto Marchionne”, infatti, sono state sbullonate delle bacheche di ferro battuto affisse alla Liberazione, nel 1946. Nemmeno Vittorio Valletta si era spinto così oltre. Certo, non ci siamo fatti intimidire: abbiamo iniziato a fare attività durante la pausa mensa e durante le pause alle macchinette del caffè, persino negli spogliatoi, dove il divieto di propaganda e informazione non può essere applicato, perché la legge 300 consente proselitismo sindacale, in tutti gli spazi in cui non si interrompe la produzione. Ecco perché i lavoratori hanno ripreso a fare i giornali parlati con i megafoni, durante l’orario del pasto, davanti agli occhi increduli dei capireparto. Visto che il diritto di sciopero non può essere – per fortuna – cancellato, sono state dichiarate le prime serrate, convocate con cartelloni attaccati con lo scotch ai cancelli esterni delle fabbriche.

Questo non succede in qualche reparto di confino, ma in 80 stabilimenti italiani, per 86 mila lavoratori usciti, con un colpo di penna di Sergio Marchionne, dal contratto nazionale e dai diritti elementari che quel contratto garantiva. In queste condizioni abbiamo raccolto 20 mila firme per un referendum sul contratto. L’azienda non ha ancora risposto a questa richiesta di un rito democratico, che lei stessa ha brandito come una clava a Mirafiori e a Pomigliano (quando ancora pensava di vincere a mani basse) e ora nega (perché evidentemente teme di perdere). Vorremmo chiedere a Bersani, a Vendola, a Di Pietro e anche a Casini, di chiedere che sia sanato un deficit di democrazia. A Mirafiori gli impianti – stando a quello che aveva promesso la Fiat – avrebbero già dovuto produrre il monovolume LO, che invece sarà fatto in Serbia, con buona pace dello spot tutto spaghetti e tricolore che reclamizza la Nuova Panda.

È la prima grande diaspora sindacale dopo il fascismo: dal 1891 a oggi, solo un regime era riuscito a cancellare la presenza della Cgil nelle fabbriche. Colpisce che le reazioni siano timide o nulle, con l’importante eccezione dell’interpellanza presentata da Sergio Cofferati e Andrea Cozzolino al Parlamento europeo, seguita da una dei deputati Pd e Idv a Montecitorio. Cosa pensa il ministro Fornero? Ci piacerebbe che il Fatto tenesse alta l’attenzione, che chiedesse ai leader del centrosinistra, se una nuova stagione di buongoverno non debba essere preparata prima di tutto, da una lotta per i più elementari diritti democratici.

*responsabile auto della Fiom

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GIU’ LE MANI DALL’ACQUA E DALLA DEMOCRAZIA!

Pubblicato da PRC Muggiò su venerdì 20 gennaio 2012

SOTTOSCRIVI E FAI SOTTOSCRIVERE L’APPELLO “GIU’ LE MANI DALL’ACQUA E DALLA DEMOCRAZIA!”

Rispettate il risultato del REFERENDUM!

Il risultato del REFERENDUM va rispettato

Il 12 e 13 giugno scorsi 26 milioni di donne e uomini hanno votato per l’affermazione dell’acqua come bene comune e diritto umano universale e per la sua gestione partecipativa e senza logiche di profitto.
Le stesse persone hanno votato anche la difesa dei servizi pubblici locali dalle strategie di privatizzazione: una grande e diffusa partecipazione popolare, che si è espressa in ogni territorio, dimostrando la grande vitalità democratica di una società in movimento e la capacità di attivare un nuovo rapporto tra cittadini e Stato attraverso la politica.
Il voto ha posto il nuovo linguaggio dei beni comuni e della partecipazione democratica come base fondamentale di un possibile nuovo modello sociale capace di rispondere alle drammatiche contraddizioni di una crisi economico-finanziaria sociale ed ecologica senza precedenti.
A questa straordinaria esperienza di democrazia il precedente governo Berlusconi ha risposto con un attacco diretto al voto referendario, riproponendo le stesse norme abrogate con l’esclusione solo formale del servizio idrico integrato.
Adesso, utilizzando come espediente la precipitazione della crisi economico-finanziaria e del debito, il Governo guidato da Mario Monti si appresta a replicare ed approfondire tale attacco attraverso un decreto quadro sulle strategie di liberalizzazione che vuole intervenire direttamente anche sull’acqua, forse addirittura in parallelo ad un analogo provvedimento a livello di Unione Europea che segua la falsariga di quanto venne proposto anni addietro con la direttiva Bolkestein. In questo modo si vuole mettere all’angolo l’espressione democratica della maggioranza assoluta del popolo italiano, schiacciare ogni voce critica rispetto alla egemonia delle leggi di mercato ed evitare che il “contagio” si estenda fuori Italia.

Noi non ci stiamo.

L’acqua non è una merce, ma un bene comune che appartiene a tutti gli esseri viventi e a nessuno in maniera esclusiva, e tanto meno può essere affidata in gestione al mercato.
I beni comuni sono l’humus del legame sociale fra le persone e non merci per la speculazione finanziaria.
Ma sorge, a questo punto, una enorme e fondamentale questione che riguarda la democrazia: nessuna “esigenza” di qualsivoglia mercato può impunemente violare l’esito di una consultazione democratica, garantita dalla Costituzione, nella quale si è espressa senza equivoci la maggioranza assoluta del popolo italiano.

Chiediamo con determinazione al governo Monti di interrompere da subito la strada intrapresa.
Chiediamo a tutti i partiti, a tutte le forze sociali e sindacali di prendere immediata posizione per il rispetto del voto democratico del popolo italiano.
Chiediamo alle donne e agli uomini di questo paese di sottoscrivere questo appello e di prepararsi alla mobilitazione per la difesa del voto referendario.

Oggi più che mai, si scrive acqua e si legge democrazia.

Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua

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EDILIZIA BRIANZOLA E PGT

Pubblicato da PRC Muggiò su lunedì 16 gennaio 2012

16 gennaio 2012
La magistratura monzese ha emesso un provvedimento di arresto per l’ex assessore regionale (ora all’ufficio di presidenza della Regione Lombardia) PDL Massimo Ponzoni e altre quattro persone per bancarotta nell’ambito dell’inchiesta sul fallimento della società Pellicano. In manette altri politici e un imprenditore: l’ex assessore provinciale Rosario Perri; Franco Riva, ex sindaco di Giussano (centro-sinistra); il vicepresidente della provincia di Monza-Brianza, Antonino Brambilla (PDL), e l’imprenditore Filippo Duzzoni…
Antonino Brambilla aveva addirittura minacciato di querela il segretario provinciale del PRC, Stefano Forleo, per una serie di manifestazioni  contro la sua permanenza in consiglio comunale a Carate Brianza e nella carica di vice presidente della provincia di Monza e Brianza (ndr).
 E’ stata denominata «Operazione Pellicano» quella che dalle prime ore di questa mattina ha visto impegnati gli uomini della guardia di finanza della tenenza di Paderno Dugnano e del nucleo di polizia tributaria di Milano. I militari hanno effettuato numerose perquisizioni dando esecuzione alle cinque ordinanze di custodia.

Ad essere colpiti da provvedimento restrittivo in carcere, il consigliere regionale Massimo Ponzoni, non reperibile, il vicepresidente della Provincia di Monza e Brianza, Antonino Brambilla e l’imprenditore Filippo Duzioni, quest’ultimo, secondo gli investigatori, il faccendiere che, a capo di un gruppo di aziende di consulenza, avrebbe veicolato ingenti somme di denaro frutto di corruzione. Agli arresti domiciliari, invece, l’ex assessore provinciale Rosario Perri e Franco Riva, ex sindaco di Giussano, commercialista a Cesano Maderno.

L’indagine è stata avviata a fine 2009 e si è sviluppata su due fronti investigativi: il primo, per reati contro il patrimonio e finanziamento illecito a esponenti politici, il secondo per reati contro la pubblica amministrazione. Il primo filone, «appropriazione indebita sfociata anche in ipotesi di bancarotta fraudolenta», vedrebbe protagonista Massimo Ponzoni per il quale sarebbero state sostenute spese per la campagna elettorale e personali attraverso varie società riconducibili sempre allo stesso ex assessore regionale «anche attraverso false fatturazioni». In quest’ambito rientrano i fallimenti delle società immobiliari desiane Il Pellicano srl e Mais srl.

Lo stesso Ponzoni, e di qui il secondo filone dell’indagine, avrebbe in parte «determinato i contenuti dei Pgt di Desio e Giussano, assicurando ad imprenditori a lui vicini cambi di destinazione di terreni da agricoli a edificabili grazie ai legami influenti e al posizionamento di propri uomini di fiducia in ruoli chiave delle varie amministrazioni, a loro volta destinatari di denaro e/o altri vantaggi anche solo in termini politico elettorali».

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Lutto per la morte del partigiano Umberto DIEGOLI

Pubblicato da PRC Muggiò su sabato 14 gennaio 2012

DIEGOLI UMBERTO PARTIGIANO COMBATTENTE DELLA 3° GAP RUBINI (Brigate Garibaldi), ex deportato politico nel campo di concentramento di Mauthausen  è deceduto la notte del 13 gennaio 2012.

I funerali si svolgeranno a Muggiò in piazza Garibaldi, presso la chiesa S. Pietro e Paolo, lunedì 16 gennaio alle ore 15,30.

Esprimiamo al figlio Marco ed ai familiari  i nostri sinceri sentimenti di cordoglio e di solidarietà.

Il partigiano Umberto Diegoli

Il partigiano Umberto Diegoli

Nato a Monza il 23 maggio 1926. 
Professione: operaio ribattitore presso la Breda (sezione V: Aeronautica) di Sesto.

Arrestato la mattina del 13 febbraio 1944 presso la sua abitazione, a Monza, per aver preso parte, a 17 anni, ad un’azione partigiana (attentato alla Casa del Fascio di Sesto del 10 febbraio 1944). 
In un rapporto del febbraio 1944 del Gabinetto di Prefettura di è scritto: Diegoli Umberto, classe 1926 – “Confessa di aver lanciato due bombe e di aver partecipato ad altri attentati”. 

Incarcerato a Monza, trasferito poi a S. Vittore, trasferito a Fossoli il 27 aprile 1944.  
Inviato il 21 giugno 1944 a Mauthausen, e lì giunto il 24 giugno 1944.
Trasferito il 5 luglio 1944 a Wels presso la fabbrica ” Flugzeugwerke Wels”. 
Trasferito quindi a Linz.
Evaso da Linz il 10 aprile 1945 con Antonio Paleari.

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Il saluto di Rifondazione/FDS a Monti; BASTA TOGLIERE AI POVERI PER DARE AI RICCHI

Pubblicato da PRC Muggiò su sabato 7 gennaio 2012

Così è stato accolto da Rifondazione/FDS in occasione del 215esimo anniversario del Primo Tricolore, a Reggio Emilia, il “tecnico” Monti.

Rifondazione Comunista ha portato  in piazza il tricolore listato a lutto ed alzato  una bandiera tedesca. Infatti Monti ha svenduto i diritti e la sovranità  democratica del popolo italiano agli interessi degli speculatori, dei banchieri, dei poteri forti… Monti ha trasformato l’Italia in un protettorato tedesco.

Foto dal sito de “La Repubblica”

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Redditi medi annui dichiarati da alcune categorie al lordo delle imposte (anno 2008; in euro)

Pubblicato da PRC Muggiò su giovedì 5 gennaio 2012


Avvocati 49.100
Dentisti 45.100
Ingegneri 37.400
Architetti 26.300
Consulenti fiscali 24.000
Albergatori 21.000
Psicologi 17.100
Ristoratori e bar 16.400
Gioiellieri e orologiai 15.800
Meccanici 15.400
Tassisti 13.600
Parrucchieri e barbieri 10.400

FONTE : MINISTERO DELLE FINANZE

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La compagna Nori Brambilla Pesce, partigiana, ci ha lasciati

Pubblicato da PRC Muggiò su martedì 8 novembre 2011

Giovanni Pesce - il comandante Visone - e la compagna Nori Brambilla

Rifondazione Comunista è in lutto: il 6 Novembre 2001 è morta Norina Brambilla Pesce, partigiana, nome di battaglia Sandra, medaglia d’argento della Resistenza, compagna del comandante Visone, Giovanni Pesce, medaglia d’oro della Resistenza.

E’ stata iscritta al PCI e poi a Rifondazione Comunista, dirigente nazionale della FIOM. La ricordiamo con queste sue parole:

eravamo giovani, ci sentivamo belle, allegre. E’ giusto che venga fuori anche questa nostra normalità. Non eravamo incoscienti, sapevamo di correre dei rischi. Ma volevamo un’Italia diversa, libera, e non c’era altra scelta oltre a quella di resistere e combattere”.

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Incontro-dibattito e spettacolo sulla sicurezza sul lavoro. Promuovono CGIL CISL UIL e RSU del Comune di Muggiò

Pubblicato da PRC Muggiò su domenica 6 novembre 2011

Il prossimo 14 novembre, presso il Palazzo Isimbardi del Comune di Muggiò, a partire dalle ore 12.30, avrà luogo una importante iniziativa promossa dalla RSU, dai sindacati confederali CGIL, CISL e UIL, nonché delle categorie della funzione pubblica sul tema “sicurezza e infortuni sul lavoro”.

Promuovono CGIL CISL UIL e RSU del Comune di Muggiò

Incontro-dibattito e spettacolo sulla sicurezza sul lavoro.

La necessità di dar vita a tale iniziativa trova origine da più spunti; intanto vi è il tema osservato da un punto di vista femminile che ci riconduce allo stesso 8 marzo, giornata internazionale della donna e anniversario di un gravissimo incidente sul lavoro, che vide perdere la vita di decine di donne; il tema femminile poi è sempre ricorrente se si pensa alle donne in quanto madri e in quanto mogli delle vittime.

Le continue vicende di infortuni e incidenti sul lavoro – e non da ultimo l’incidente avvenuto a Barletta – hanno fortemente fatto crescere la sensibilità per questo tema e l’esigenza di farlo emergere anche in un luogo di lavoro ove gli incidenti sembrano quantomeno improbabili.

Nei fatti più recenti che riguardano il Comune di Muggiò è stato possibile comunque vivere e far vivere ai lavoratori il grosso problema della sicurezza sul lavoro.

Presso il Comune infatti prestavano e prestano ad oggi servizio alcuni lavoratori, cassaintegrati e/o disoccupati remunerati coi vaucher. Agli stessi venivano assegnati lavori per cui erano necessarie protezioni.

Questa situazione ha visto protagonista la RSU che dopo alcune traversie è riuscita a far dotare i lavoratori degli strumenti antiinfortunistici idonei alle prestazioni lavorative svolte.

La giornata del 14 prevede oltre agli interventi dei sindacati confederali CGIL CISL e Uil, uno spettacolo teatrale a cura di Teatro Officina dal titolo : “che cosa è morto con i ragazzi della Thyssen” spettacolo sui morti di lavoro tratto da poesie di Ferruccio Brugnano (poeta operaio), da testimonianze di operai della thyssenkrupp, e da “petrolkiller” di Gianfranco Bettin, con Daniela Airoldi Bianchi e Massimo De Vita.

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Solidarietà alle popolazioni colpite dall’alluvione

Pubblicato da PRC Muggiò su mercoledì 2 novembre 2011

Il PRC LA SPEZIA è impegnato a portare un aiuto concreto alle popolazioni colpite dall’alluvione.
Chi vuole può versare un contributo sul conto corrente
Numero Conto: 00100049 iban: IT47 D031 2710 7000 0000 0100 049

[Aggiornamento del 05/11/2011 - Dopo l'intervento a LA SPEZIA il Prc organizza i volontari per dare una mano anche a Genova. Per info e volontari scrivere a rifgenova@gmail.com, oppure contattare il responsabile organizzazione provinciale Sergio Triglia (3384260812), oppure da fisso 0102759149 Roberto]

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PER UNA CULTURA DI PACE

Pubblicato da PRC Muggiò su mercoledì 19 ottobre 2011

SABATO 22 OTTOBRE 2011

ore 16.30 Conferenza
MEDIO ORIENTE: QUALI SPERANZE DI PACE?
SITUAZIONE NEI PAESI DEL NORD AFRICA
Durante la manifestazione piantumazione dell’ulivo della pace
ore 19.00 HAPPY HOUR ETNICO

ore 20.00 MARCIA DELLA PACE
Fiaccolata con partenza da Cascina Faipò e arrivo in Piazza Matteotti

CASCINA FAIPÒ
Via Meda, 2 – Muggiò (MB)

Il Comitato per la Marcia della Pace di Muggiò
Promuovono e aderiscono al Comitato le sezioni cittadine delle seguenti associazioni:
Acli, Amici del Parco del Grugnotorto, Amici Popolari Muggioresi, Anpi, Associazione Missionaria dom Helder Camara, Auser, Cgil, Cisl, Comitato Soci Coop Lombardia, Croce Rossa Italiana, Italia dei Valori, Lista Civica Insieme per Muggiò, Partito Democratico, Partito della Rifondazione Comunista, Sinistra Ecologia e Libertà, Unione di Centro

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BAGNASCO,L’INNOMINATO E L’OMERTA’ DELLA CHIESA GERARCHICA

Pubblicato da PRC Muggiò su lunedì 3 ottobre 2011

Non riesco a partecipare al carosello di plauso verso il cardinale Bagnasco che avrebbe parlato chiaro, forte e, come dicono gli esegeti anche laici, ha rotto con Berlusconi. Ascoltando il cardinale e le sue parole accorate, provavo un senso di pena per lui e quelli che gli stavano attorno. Egli, come è nello stile clericale, ha parlato con partecipazione anche fisica e mimica, ma non si rendeva conto che appena avrebbe finito le parole generiche e di buon senso, gli altri, quelli cioè a cui avrebbero dovuto essere indirizzate, hanno preso le distanze: il cardinale ha fatto bene (e ti pareva!), ma non bisogna strumentalizzarlo, il suo discorso è rivolto a tutti e non ad una sola persona. Certo, un po’ di più a Berlusconi che è un po’ «birichino», ma mai e poi mai il cardinale ha inteso dire che bisogna cambiare governo.

«Comportamenti vacui»?

Parlare di «comportamenti vacui e di cambiare aria» non significa nulla perché, come sempre, nel discorso del cardinale mancava un ingrediente essenziale, quello che fa la differenza: Nome Cognome, indirizzo, Cap e possibilmente C.F. Nel caso: Il Disonorevole Silvio Berlusconi, Ville lupanari o in subordine Palazzo Chigi dove si reca «a tempo perso», 00100 Roma.

Finche il cardinale non dirà nome e cognome, mi dispiace per lui, ma le sue parole non avranno efficacia ed effetto. La riprova? Il doppiamente disonorevole Lupi e il tristemente disonorevole Formigoni che si accreditano come cattolici della prima fila, si sono spremuti come limoni per fare passare l’idea che il cardinale non l’aveva con Berlusconi e che in fondo i peccati li giudica solo Dio, mentre il governo lo gestiscono loro. A questi cattolici di ferro arrugginito interessa solo il potere per il potere e gli affari illeciti che il potere gli consente di fare … tanto poi una confessatina, una botta e via. Il cardinale dice:

«Non si era capito, o forse non avevamo voluto capire, che la crisi economica e sociale, che iniziò a mordere tre anni or sono, era in realtà più vasta e potenzialmente più devastante di quanto potesse di primo acchito apparire. E avrebbe presentato un costo ineludibile per tutti i cittadini di questo Paese. Colpisce la riluttanza a riconoscere l’esatta serietà della situazione al di là di strumentalizzazioni e partigianerie; amareggia il metodo scombinato con cui a tratti si procede, dando l’impressione che il regolamento dei conti personali sia prevalente rispetto ai compiti istituzionali e al portamento richiesto dalla scena pubblica, specialmente in tempi di austerità».

Non si era capito? Di chi sta parlando il card. Bagnasco? A chi si deve riferire il plurale maiestatico di volontà negativa «non avevamo voluto capire»? Per quanto mi riguarda è almeno dal 2006 che scrivo e gli scritti sono pubblici e possono essere documentati, che il governo Berlusconi con il suo programma elettorale che anche i vescovi hanno ascoltato ed esaminato, avrebbe portato alla sfascio dell’Italia da solo. Poi si è aggiunta la crisi (che ormai è diventata la foglia di fico per nascondere le vergogne dei responsabili) che ha aggravato le cose.

Falsi, falsificatori e ritardatari di professione

Berlusconi e il ministro Tremonti in coppia con Sacconi, che tanto credito riscuote presso la Cei, hanno pervicacemente negato l’esistenza stessa della crisi perché era più urgente far passare l’immagine squallida di un uomo malato di megalomania narcisistica di essere «il miglior presidente del consiglio dall’unità di Italia ad oggi» (parole autentiche dell’interessato). I vescovi non vedevano dove stava andando l’Italia e dove la stava scaraventando il governo? Perché non hanno detto nulla? Non si sono accorti che tutte le scelte economiche avevano una conseguenza diretta sul sociale, sulla vita di relazione, sulla sussistenza di milioni di famiglie? Hanno continuato a chiedere interventi a favore della famiglia, ma non hanno elevato una critica sulla distruzione della stessa che il governo scientemente a operato, favorendo i ceti ricchissimi a scapito dei poveri che puntualmente sono chiamati a pagare le inadempienze, la corruzione, l’evasione fiscale e l’immoralità dei ricchi?

Perché un ritardo di almeno tre anni? Con quale autorevolezza i vescovi oggi possono criticare il governo che essi stessi hanno appoggiato, sostenuto, foraggiato direttamente e specialmente con i loro silenzi? Io penso che l’intervento del cardinale Bagnasco sia stato un atto necessario altrimenti se anche questa volta non avesse detto nulla, dalla base dei credenti vi sarebbe stata una rivoluzione. Noi preti di strada lo vediamo ogni giorno nelle nostre chiese e nelle nostre strade. Tutti si interrogavano sul silenzio dei vescovi, tutti chiedevano un intervento, tutti erano scandalizzati dall’omertà vescovile, che tutti motivavano con la difesa di interessi in nome dei quali si commerciavano immoralmente scambi di reciproco sostegno.

Tutti? Sì, tranne i cosiddetti cattolici inquinati che hanno scelto Berlusconi, il mammona maledetto dal vangelo, perché garante di traffici e affari illegali. Tutti, tranne i seguaci di CL che della partecipazione a questo governo e del connubio con Silvio Berlusconi hanno fatto la loro essenza di vita, e al diavolo le esigenze etiche, la morale, la coerenza, la dignità, la dottrina sociale e tutte queste quisquilie. Essi vanno perfettamente d’accordo con quel vescovo che diceva: «Basta con la profezia, occupiamoci adesso del governo».

Quanto al metodo scombinato e al regolamento dei conti prevalenti sui rapporti istituzionali, i vescovi avrebbero dovuto sapere da sempre che Berlusconi è un mafioso che difende mafiosi e camorristi e che la delinquenza organizzata lo ha sostenuto e sostiene nell’esercizio del suo potere che è tutto a favore di essi. Come spiegare la nomina di un accusato da sei pentiti di mafia a ministro della repubblica (Romano) e un altro accusato di ndrangheta (Cosentino) per cui è stato richiesto addirittura l’arresto è stato protetto e difeso a spada tratta? Berlusconi ha messo lo Stato e le Istituzioni nelle mani della malavita e il cardinale arcivescovo di Genova cade dal pero solo adesso? Il cardinale Bagnasco con volto triste e teso continua:

«Rattrista il deterioramento del costume e del linguaggio pubblico, nonché la reciproca, sistematica denigrazione, poiché così è il senso civico a corrompersi, complicando ogni ipotesi di rinascimento anche politico. Mortifica soprattutto dover prendere atto di comportamenti non solo contrari al pubblico decoro ma intrinsecamente tristi e vacui. I comportamenti licenziosi e le relazioni improprie sono in se stessi negativi e producono un danno sociale a prescindere dalla loro notorietà. Ammorbano l’aria e appesantiscono il cammino comune».

Solo questo? Comportamenti «tristi e vacui»: l’induzione alla prostituzione, la tratta delle prostitute, l’uso del crocifisso come strumento erotico tra le tette della consigliera Minetti, eletta nella lista di Formigoni, travestita da suora, un comportamento «triste e vacuo»? Cosa deve fare Berlusconi per essere scomunicato «latae sententiae»: assassinare la Trinità con un colpo solo? O violentare la Vergine Maria con san Giuseppe incatenato al palo della lap-dance?

Dopo il «contesto» arrivano le «relazioni improprie»

«Relazioni improprie»? Che linguaggio è codesto? I rapporti sessuali con minorenni e l’induzione delle stesse alla prostituzione adesso si chiamano «relazioni improprie»? Per uno che va a confessare un adulterio o una violenza su un minore, basta che dica «ho vissuto una relazione impropria», Ok! Amico/amica, un Pater, Ave e Gloria e chi s’è visto s’è visto? Chi ha ammorbato l’aria? Un marziano o qualcuno con nome e cognome? Non poteva mancare in discorso ufficiale, il colpo al cerchio e alla botte: «la reciproca, sistematica denigrazione» con evidente riferimento alla opposizione, così per non offendere nessuno. Oppure dove da un colpo indiretto anche alla magistratura inquirente che non ha fatto altro che il suo dovere, obbligata per Costituzione, vigendo in Italia, l’azione penale obbligatoria: «Colpisce l’ingente mole di strumenti di indagine messa in campo. Chi lo ha detto al presidente della Cei che le intercettazioni sono «ingenti»? Lui le ha contate o è un modo per addolcire la pillola a Berlusconi? Un colpo ciascuno non fa male a nessuno?

Fino a prova contraria le intercettazioni riportano la voce dell’indagato e del malfattore, mentre il metodo di indagine è una questione riservata alla magistratura e nessuno dovrebbe sindacarla, come esige la separazione dei poteri in una democrazia decente. Questo cerchiobottismo, infatti, ha avuto un effetto: ha dato adito alla destra e ai suoi cattolici da supporto di annacquare le parole del cardinale e di diluirle fino al punto di farle scomparire. Si dice che l’ordine di scuderia sia quella di dire e ripetere che la condanna del presidente della Cei sia riferita ai «comitati d’affari come il caso Penati» e quindi la conclusione per la destra e per Berlusconi è che il cardinale Bagnasco ha fatto una durissima strigliata al Pd. Ecco il risultato. Lupi, Formigoni e i cattolici complici si affannano a giustificare Berlusconi che non deve dimettersi e che il cardinale parlava in generale, per tutti.

Questo equivoco nasce da un solo fatto: il cardinale Bagnasco non ha fatto il nome del delinquente Berlusconi, corrotto (sentenza Cassazione), evasore fiscale, bugiardo e falso, spergiuro, corruttore di minorenni, utilizzatore e manovratore di «carrettate di donne» (cioè prostitute a pagamento), amico e complice di mafiosi e malavitosi, mentitore e istigatore alla menzogna, uomo senza onore e dissipatore del patrimonio comune di etica, di denaro e di dignità.

Le parole di Bagnasco avrebbero avuto un peso altro se avesse semplicemente detto che non solo in base alla Costituzione, ma anche per la morale comune il Sig. Berlusconi Silvio, presidente del consiglio dei ministri, pro tempore, avendo disonorato la carica che ricopre non è più degno di rappresentare e governare (si fa per dire!, visto che governa a tempo perso!) il popolo italiano. Pertanto, noi vescovi, diciamo ai cattolici che lo hanno sostenuto fin qui, che non è loro lecito andare avanti e se vogliono essere cattolici e non complici devono interrompere con lui ogni rapporto, ogni sostegno, ogni appoggio, ogni collaborazione, finché non si sarà pentito davanti alla nazione e non avrà riparato il male fatto.

L’esempio corruttore trascina e corrompe

A Genova, nella città del cardinale Bagnasco, in un processo per violenza su minorenne, lo stupratore si difende con aria innocente con queste parole: «Ho fatto quello che fa il presidente del consiglio». A Bari tre uomini che adescano alcune prostitute con un certo atteggiamento strafottente e fermati, si difendono dicendo: «Che male c’è, non fa cos’ anche il presidente del consiglio»?

Ecco, costui è l’uomo, il pazzo, il malato, il prostituto che ha prostituito le istituzioni, lo spergiuro, il corruttore, il corrotto, l’evasore fiscale, il ladro che la gerarchia cattolica ha sostenuto per lunghi anni, da 17 e forse anche di più, per la precisione. Questo è l’uomo che la Cei ha appoggiato direttamente e indirettamente e con cui ha fatto affari. Questo è l’uomo che il segretario di Stato vaticano e l’ex presidente della Cei, il card. Ruini, inseguono nonostante gli scandali, nonostante i soprusi, nonostante abbia ucciso la nazione italiana e mentre il popolo muore attanagliato dalle ganasce di una serie di finanziarie che sono «eutanasia» attiva sul corpo vivo dell’Italia, i vescovi tacevano, o se parlavano, come sempre, alludevano, ma sempre in ritardo sia sui tempi che sulla storia. Ha un bel da fare il cardinale Bagnasco a citare il giudice Casavola, ma la Chiesa che parla e non si intimidisce è la Chiesa dei credenti che ogni giorno misura la distanza sia dal governo e dal parlamento asservito, sia dai vescovi che hanno scelto la diplomazia e hanno ucciso la profezia. Per loro è più importante la «relazione impropria istituzionale» con un uomo indecoroso e ignobile che porta ancora il titolo di «cavaliere della Repubblica» che è stato tolto ad altri per molto, molto meno come Callisto Tanzi.

Il cardinale dice che i vescovi hanno parlato a più riprese: citi un solo documento in cui si evince con chiarezza e senza equivoci il loro intervento. Se uno studioso volesse fare una tesi sulle prolusioni dei presidenti della Cei e i rapporti tra politica chierici cardinali, farebbe fatica a individuare in quegli scritti accenni alla situazione abnorme e ignobile che stiamo vivendo da anni. Perché ieri come oggi, vi troverà non parole chiare ed evangeliche «sì, sì; no, no», ma solo allusioni velate, cenni felpati, oibò claudicanti, sospiri spezzati, belati sommessi.

Innominato e innominabili

Da un vescovo che ha la responsabilità di guidare la Chiesa italiana mi aspetto che dica la verità, che la dica intera, che la dica tutta e che la dica in faccia a Berlusconi senza guardare ad altri interessi che non sia la chiarezza, la coerenza e la verità di cui dovrebbe essere servo umile e povero. Per me è ancora una occasione perduta, una Chiesa gerarchica decaduta. Che Dio, se può abbia pietà dell’Italia che il mondo intero deride e noi stessi colpevolmente tolleriamo, rassegnati all’ignobile e all’indicibile.

Berlusconi non può essere l’Innominato manzoniano perché questi fu tormentato dalla spada del rimorso e andò a chiedere aiuto e perdono ad un cardinale che lo accolse, mentre la caricatura di Arcore, nella sua strafottenza, si vanta e si gloria della sua ignobiltà e del suo disonore, proponendosi come modello che gli italiani amano. Per il cardinale egli resta innominato, ma è la gerarchia cattolica che rimane innominabile e complice del degrado disonorevole che ha inabissato la nostra democrazia e le nostre Istituzioni che noi difenderemo anche col nostro corpo. In nome della Costituzione Italiana e in quanto cattolici, in nome della nostra dignità di testimoni del Risorto Crocifisso che l’innominato usa come strumento erotico intramammellare sul corpo venduto di una prostituta pubblica travestita da suora. La difesa del Crocifisso, non meritava forse un po’ di coraggio e chiamare i colpevoli per nome? Lo sappiamo e ne siamo certi, il coraggio, se un cardinale non ce l’ha, nessuno glielo può dare. Nemmeno con lo sconto.

Don Paolo Farinella

(29 settembre 2011)

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