CULTURA
FUORI I SECONDI – il nuovo album di Stefano “Cisco” Bellotti
Torna a farci sognare l’ex voce dei Modena City Ramblers con una vera e propria elegia alla sua terra d’origine: l’Emilia.
Anche questa volta le intese melodie dell’album ci colmano di stupore, lasciandoci a volte con l’amaro in bocca, con la rabbia della rivolta o con lo stupore di un bambino.
Avvalorato da cantautori e musicisti come Patrick Wright, Giovanni Rubbiani, Alberto Cottica e Ettore Giuradei il terzo disco solista si preannuncia una pietra miliare per la carriera dell’artista emiliano.
Seguilo sul sito: www.ciscovox.it
Tracklist:
1. La dolce vita – che fine ha fatto la dolce vita?Cosa ci resta se non un reality in cui fare successo? Povera patria e poveri noi!
2. Golfo mistico – Ugo Bassi sai chi è? Non tutti sono nati per vivere forzati nella nostra società.
3. Lunatico – E se la Luna fosse talmente nauseata dal nostro comportamento da andarsene via?
4. I tempi siamo noi – Non aspettiamo che il tempo passi…il tempo siamo noi!
5. Gagarin – Lo stupore del primo uomo nello spazio.
6. Credo – Il credo laico di chi crede nel futuro e nell’umanità, senza pensare ai supereroi ma a quell’uomo qualunque che cambia la storia.
7. Augusto – Dedicato a chi non c’è più.
8. Ligabue – La vita scorre in Emilia tra un bacio e una canzone.
9. Il gigante – L’ingordigia del sapere e della buona buona compagnia!
10. Dorando – Non importa se l’italiano “Dorando” è stato eliminato alle Olimpiadi: lui sarà sempre il vincitore della maratona di tanti anni fa.
11. Una terra di latte e miele – Ninnananna emiliana per abbracciarci tutti.
12. Emilia – Testamento poetico della terra d’origine del “Temibile Cisco”!
Cavalli
Articolo tratto da Internazionale, n.933, 27 gennaio 2012
di Giovanni De Mauro
Fino all’inizio del novecento c’erano le carrozze con i cavalli. Poi sono arrivate le automobili e le carrozze sono scomparse. Oggi le macchine inquinano e il traffico cittadino è un problema, ma nessuno si sognerebbe di tornare alle carrozze con i cavalli.
Per tutto il novecento la Kodak è stata sinonimo di macchine fotografiche e pellicole. Poi sono arrivati gli apparecchi digitali e gli smartphone. La Kodak non ha saputo adattarsi, anche se aveva una storia e un marchio che le avrebbero consentito di farlo. E la scorsa settimana ha chiuso. Oggi nessuno accetterebbe una legge che proibisse le macchine fotografiche digitali per salvare la Kodak e l’industria degli apparecchi analogici. Prima c’erano i giornali nelle edicole, i film nelle sale cinematografiche, gli album nei negozi di dischi, i libri in libreria.
Oggi c’è internet e le persone scaricano, copiano, condividono e soprattutto producono: parole, immagini, suoni. Invece di prendere atto del cambiamento, adattarsi e trovare nuovi modi per sfruttare le potenzialità di internet, l’industria dei mezzi di comunicazione – in particolare negli Stati Uniti – usa i suoi soldi per condizionare i governi e spingerli ad approvare delle leggi che limitino l’uso della rete. Ma non hanno ancora capito che è una battaglia inutile, perché nessuno di noi vuole tornare alle carrozze con i cavalli.
Il nuovo album di Stefano “Cisco” Bellotti
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Fuori i secondi, il nuovo album del temibile Cisco, in uscita il 31 gennaio 2012. A Febbraio il nuovo TOUR!
In CD, DOWNLOAD e LP-VINILE NUMERATO con BONUS TRACK!
In anteprima il brano “Credo”, potete ascoltarlo qui per una settimana.
“Fuori i secondi” è l’urlo di esortazione che segna l’inizio delle ostilità nel pugilato e che richiama tutti ad assumersi le proprie responsabilità e a darsi da fare.
Ma qui si trasforma anche in uno splendido elogio ad alcuni grandi ‘secondi’ della storia a cui il tempo in alcuni casi, ha reso poi giustizia.
Fuori i secondi, così si chiama il nuovo disco di Cisco, ex voce e frontman dei Modena City Ramblers è un disco pieno di racconti esemplari, intense biografie di personaggi che per un verso o per l’altro hanno fatto storia, canzoni dedicate a vite incredibili.
Nel nuovo album anche brani più diretti sul sociale e sul disagio che un po’ tutti oggi viviamo nei tempi della grande crisi, ma è un album anche pieno di speranza e ottimismo, dove troviamo dei veri e proprio inni che esortano la gente a riprendere in mano le redini della storia per provare a cambiare e scrivere il proprio futuro in prima persona. Non mancano momenti divertenti e autoironici dove il cantante gioca con se stesso, con il suo modo di essere e con la grande curiosità-voracità che da sempre lo muove.
Ed ecco le prime date del FUORI I SECONDI TOUR:
03.02.2012: Trezzo sull’Adda (MI) – Live Club
10.02.2012: Taneto (RE) – Fuori Orario
17.02.2012: Roma – Circolo degli Artisti
24.02.2012: Torino – Hiroshima Mon Amour
Assolutamente da non perdere!!!
A chi esita
Dici: per noi va male, Il buio cresce.
Le forze scemano.
Dopo che si è lavorato tanti anni, noi siamo ora in una condizione più difficile
di quando si era appena incominciato.
E il nemico ci sta innanzi più potente che mai.
Sembra che gli siano cresciute le forze.
Ha preso una apparenza invincibile.
E noi abbiamo commesso degli errori,non si può più mentire.
Siamo sempre di meno.
Le nostre parole d’ordine sono confuse.
Una parte delle nostre parole le ha travolte il nemico fino a renderle irriconoscibili.
Che cosa è errato ora,falso,di quel che abbiamo detto?
Qualcosa o tutto?
Su chi contiamo ancora?
Siamo dei sopravissuti,respinti via dalla corrente?
Resteremo indietro,senza comprendere più nessuno e da nessuno compresi?
O contare sulla buona sorte?
Questo tu chiedi.
Non aspettarti nessuna risposta oltre la tua.
di B.Brecht (Svendborger Gedichte,copenaghen,1939)
Lettera ai leghisti.
L’antropologo americano Ralph Linton (1893-1953) nella prima lezione di Antropologia culturale era solito proporre ai suoi studenti questa sorta di provocazione:
Il cittadino americano medio si sveglia in un letto costruito secondo un modello che ebbe origine nel vicino Oriente. Egli scosta le lenzuola e le coperte che possono essere di cotone, pianta originaria dell’India; o di lino, pianta originaria del vicino Oriente; o di lana di pecora, animale originariamente domesticato nel vicino Oriente; o di seta, il cui uso fu scoperto in Cina. Tutti questi materiali sono stati filati e tessuti secondo procedimenti inventati nel vicino Oriente. Si infila i mocassini inventati dagli indiani delle contrade boscose dell’Est, e va in bagno, i cui accessori sono un misto di invenzioni europee e americane, entrambe di data recente. Si leva il pigiama, indumento inventato in India, e si lava con il sapone, inventato dalle antiche popolazioni galliche. Poi si fa la barba, rito masochistico che sembra sia derivato dai Sumeri o dagli antichi egiziani.
Tornato in camera da letto, prende i suoi vestiti da una sedia il cui modello è stato elaborato nell’Europa meridionale e si veste. Indossa indumenti la cui forma derivò in origine dai vestiti di pelle dei nomadi delle steppe dell’Asia, si infila le scarpe fatte di pelle tinta secondo un procedimento inventato nell’antico Egitto, tagliate secondo un modello derivato dalle civiltà classiche del Mediterraneo; si mette intorno al collo una striscia dai colori brillanti che è un vestigio sopravvissuto degli scialli che tenevano sulle spalle i croati del XVII secolo [...].
Andando a fare colazione si ferma a comprare un giornale, pagando con delle monete che sono un’antica invenzione della Lidia. Al ristorante viene a contatto con tutta una nuova serie di elementi presi da altre culture: il suo piatto è fatto di un tipo di terraglia inventato in Cina; il suo coltello è di acciaio, lega fatta per la prima volta nell’India del sud, la forchetta ha origini medioevali italiane, il cucchiaio è un derivato dell’originale romano. Prende il caffè, pianta abissina, con panna e zucchero. Sia l’idea di allevare mucche che quella di mungerle ha avuto origine nel vicino Oriente, mentre lo zucchero fu estratto in India per la prima volta. Dopo la frutta e il caffè, mangierà le cialde, dolci fatti, secondo una tecnica scandinava, con il frumento, originario dell’Asia minore [...].
Quando il nostro amico ha finito di mangiare, si appoggia alla spalliera della sedia e fuma, secondo un’abitudine degli indiani d’America, consumando la pianta addomesticata in Brasile o fumando la pipa, derivata dagli indiani della Virginia, o la sigaretta, derivata dal Messico. Può anche fumare un sigaro, trasmessoci dalle Antille, attraverso la Spagna. Mentre fuma legge le notizie del giorno, stampate in un carattere inventato dagli antichi semiti, su di un materiale inventato in Cina e secondo un procedimento inventato in Germania. Mentre legge i resoconti dei problemi che si agitano all’estero, se è un buon cittadino conservatore, con un linguaggio indo-europeo, ringrazierà una divinità ebraica di averlo fatto al cento per cento americano.
Contro la guerra coloniale in Libia
di Alessio Arena
L’aggressione occidentale contro la Libia sta andando avanti da qualche tempo.
L’Italia vi prende parte nel modo più ignobile, stracciando unilateralmente un trattato di amicizia e cooperazione firmato da appena un anno, che aveva fruttato all’ENI l’accesso privilegiato alle vaste risorse petrolifere del Paese.
E’ stato sufficiente il richiamo all’ordine da parte del padrone a stelle e strisce perché l’intera nostra classe politica rinnegasse una strategia di cui gli ultimi capitoli scritti da Berlusconi non sono stati che l’epilogo, ma le cui radici affondavano molto indietro nel tempo, nell’era Craxi, passando poi per Prodi e D’Alema.
Ora il nostro Paese fa la sua parte in un intervento militare che ha come chiaro obiettivo quello di riportare la Libia al medioevo distruggerne le infrastrutture e infrangerne la potenzialità, in modo da ricondurla sotto il giogo del dominio neocoloniale.
Non è un caso che la ribellione contro la Giamahiria (sistema politico proto-socialisteggiante con venature di richiamo alle antiche tradizioni islamiche, elaborato nel “Libro Verde” di Gheddafi,ufficialmente in vigore in Libia dalla caduta di Re Idriss e dalla presa del potere da parte del colonnello Gheddafi), si raccolga sotto la bandiera tricolore di quella monarchia asservita agli angloamericani che aveva fatto da succedaneo e garantito la continuità tanto della spartizione del Paese in due aree d’influenza (inglese al nord, francese al sud) quanto dell’estendersi della longa manus italiana su quell’ex-colonia che tante sofferenze aveva patito sotto il dominio coloniale dell’Italia liberale prima, fascista poi.
Il tutto con il non trascurabile corollario dello stanziamento di una presenza militare permanente degli Stati Uniti d’America.
Clicca qui per continuare a leggere l’articolo.
Tratto dal periodico dell’Associazione studentesca DEMOS U.C. – Università Statale di Milano
F. Pessoa
Il guardiano di greggi
Vidi che non c’è Natura,
che la Natura non esiste,
che ci sono monti, valli, pianure,
che ci sono piante, fiori erbe,
che ci sono fiumi e pietre,
ma che non c’è un tutto a cui questo appartenga,
che un insieme reale e vero è una malattia delle nostre idee.
La Natura è parti senza un tutto.
Questo è forse quel tale mistero di cui parlano.
SUL TETTO DEL MONDO
Il nuovo album dei Modena City Ramblers, già in vendita.
Altritalia
I giorni della crisi
Interessi zero
Seduto sul tetto del mondo
Dieci volte
S’ciòp e picòun
Povero diavolo
Tra nuvole e terra
i Que viva Tortuga !
La mosca nel bicchiere
Camminare
Il posto dell’airone
Specchio dei miei sogni
E’ il dodicesimo capitolo discografico della saga ventennale dei Ramblers ed è anche l’ultimo disco inciso nella storica sala di registrazione dell’Esagono di Rubiera (RE), che col 2011 chiude i battenti e presso la quale la band ha realizzato gran parte dei suoi dischi. Registrato con Carloenrico Pinna, presente da sempre allo Studio Esagono, tra il novembre e il dicembre dell’anno passato, “Sul Tetto del Mondo” vive del suono degli ambienti dello studio, con incisioni volutamente mirate a catturare il respiro degli strumenti acustici di tradizione folk e il battito combat-folk della sezione ritmica nella sala di ripresa esagonale. Senza alcun ricorso a effetti e “trucchi” di studio. La produzione, così come la scrittura e l’arrangiamento dei tredici brani presenti, è stata curata interamente dalla band, come già per il disco passato, mentre tra i pochi ospiti presenti spicca la figura del percussionista Tony Esposito, che impreziosisce con le sue ritmiche “¡Que Viva Tortuga!”.
Rispetto ai precedenti lavori, in questo disco i MCR non rincorrono alcun progetto concettuale ai quali legare le canzoni. Esse vivono di vita propria e coesistono in un album dedicato a gran parte dei temi che, sia a livello di sonorità che di liriche, da sempre popolano il cosiddetto “universo Ramblers”. Ci sono canzoni aggressive, dove il violino, la fisarmonica e il flauto si rincorrono nel classico stile della band, e brani più lenti dove la voce si stende melodicamente su paesaggi di chiara matrice ballad-folk. In generale, musicalmente, si riconosce chiaramente un largo spazio dei suoni di natura acustica rispetto a quelli elettrici.Il titolo del disco prende spunto da una delle sue canzoni, la sognante “Seduto sul Tetto del Mondo”, piccolo affresco intimista intriso di spiritualità celtica.
DAL VIVO. VOLUME UNO. Il nuovo album di Cisco!
Il primo volume è disponibile già dall’11 Dicembre, il secondo da Febbraio.
dal sito ufficiale ciscovox.it:
Forse qualcuno di voi si starà chiedendo del perchè di un album live… Il motivo principale è che dopo sei album in studio registrati negli ultimi otto anni , e dopo le diverse esperienze passate , dalla crescita con i Ramblesrs con la realizzazione di tre album in tre anni al disco progettato con la casa del vento , fino ad arrivare all’inizio della carriera solista con un paio di album in studio, la dimensione che ancora preferisco è quella live in tutte le sue forme .
Mi piacciono le calde serate in acustico chitarra voce e bodhran o in trio con Giovanni e Alberto , oppure con la band al completo in spettacoli teatrali o feste di piazza . Consideriamo anche le innumerevoli collaborazioni nate lungo la strada , come ad esempio quella con gli amici della Bandabardò , oppure le serate speciali passate insieme al grande Enzo Avitabile, o con un compagno di viaggio ‘particolare’ come Francesco Magnelli con il quale condivido spesso palco, idee, canzoni e , non ultimo , lo spettacolo Stazioni Lunari !
Penso anche alle serate improvvisate insieme all’Orchestra Multietnica d’Arezzo , dove sono nate versioni uniche di vecchi cavalli di battaglia , o anche a quel concerto di Rovereto , dove a sorpresa sale sul palco Massimo Bubola e duettiamo su un brano storico del suo repertorio.
Ecco perche mi è venuto in mente di realizzare un disco live che potesse rappresentare un po’ tutti questi aspetti artistici, collaborazioni comprese , ovviamente scegliendo e lavorando il materiale più adatto perchè purtroppo non tutto è stato registrato.
Quindi quello che avete tra le mani non è un classico disco live registrato durante una serata speciale del tour , ma un montaggio del meglio di più eventi e di varie serate, che cerca di rappresentare un percorso cominciato alcuni anni fa, con l’uscita da un gruppo come i Modena City Ramblers, e che prosegue con nuovi compagni di viaggio , affondando però le proprie radici musicali ed intellettuali in un passato e in un repertorio comune.
Per finire abbiamo cercato di rappresentare con questo disco le varie anime di tutti i progetti realizzati in questi anni con un limite oggettivo di tempo e spazio nonostante il doppio CD e il quadruplo vinile .
Spero che il lavoro realizzato sia di vostro gradimento e che il tanto materiale inserito non sia troppo d’impegno all’ascolto.
Asevdòm ragasou !
Cisco
CISCO
DAL VIVO VOLUME UNO
CD 1
1 Pasolini con Marco Giuradei al piano
2 Bodhran Medley a Firenze Terra rossa, Contessa, I cento passi
3 Il mulo
4 Multumesc
5 La lunga Notte
6 A las barricadas
7 Onda Granda con Momar alla voce
8 Ebano
9 Tina
10 Come se il mondo
CD 2
11 Best
12 Zelig
13 Rumelay con Francesco Magnelli
14 Miserlù + Clan Banlieue con l’Orchestra Multietnica d’Arezzo
15 Una perfecta excusa con la Bandabardò
16 Fuochi nella notte di San Giovanni con Francesco Magnelli
17 Bella ciao cantata dal Popolo
18 Canzone dalla fine del mondo
19 Ninnananna con Giovanni e Alberto
28^ ed. “Le immagini della fantasia” – Monza
Pasolini
di Ettore Giuradei & Malacompagine
Dove sono le armi?
io non conosco
che quelle della mia ragione
e nella mia violenza
non c’è posto
neanche per un ombra d’azione
Non intellettuale
faccio ridere
ora se suggerite dal sogno
in un grigio mattino che videro
morti
e altri morti vedranno
ma per noi non c’è
che un ennesimo mattino
e grido parole di lotta
Se ne vanno
aiuto si voltano le schiene
le loro schiene
sotto le eroiche giacche
di mendicanti di disertori
sono così serene le montagne
verso cui ritornano batte
così leggero il mitra
sul loro fianco al passo
che è come quello
di quando cala il sole
sulle intatte
forme della vita
tornata uguale
nel basso e nel profondo
aiuto se ne vanno
tornano ai loro silenti giorni
di Marzabotto o di via Tasso
con la testa spaccata
la nostra testa
tesoro umile della famiglia
grossa testa di secondo genito
mio fratello riprende
il sanguinoso sonno
solo tra le foglie secche
e i caldi fieni
d’un bosco delle prealpi
nel dolore e la pace
d’un interminabile domenica
eppure
questo è un giorno di vittoria
e i caldi fieni
d’un bosco delle prealpi
nel dolore e la pace
d’un interminabile domenica
eppure
questo è un giorno di vittoria
PREMI IL LINK QUI SOTTO PER ASCOLTARE LA CANZONE
Il fuori onda del Piccolo Padre
Riportiamo un articolo satirico apparso sul Manifesto il 4 Dicembre 2009, firmato Stefano Benni.
BERLUSCONI-PUTIN
Il fuori onda del Piccolo padre di Stefano Benni
Scena: la basilica di San Pietro. Una strana sagoma avvolta in un mantello nero striscia fino ai confessionali. Si toglie il mantello. È il premier Berlusconi Si mette un cuscino sotto le ginocchia e accosta il volto alla grata.
-Padre, mi devo confessare.
-Parli pure cavaliere: ancora quella storia delle escort ?
-No padre, quella è roba da niente. Mi sta capitando qualcosa di molto più grave.
-Non si preoccupi. Se le leggi degli uomini prevedono indulgenze e scappatoie, anche la legge di Dio perdona. Diciamo che una bella offerta alla Opus Dei vale quasi come un lodo Alfano.
-Qui non è il solito bieco complotto di altri, stavolta il problema è dentro di me…
-Non capisco…plane et aperte loqui, nec de re obscura – Non parli come una toga rossa. Padre. Io ho scoperto che…che. ..
-Ebbene parli pure presidente,non esiti, si liberi del suo avviso di garanzia celeste…del suo peso, insomma
-Io ho scoperto…di essere comunista…nel senso peggiore del termine… direi quasi..stalinista, ecco.
-Ma è impossibile!
-È un incubo. È cominciato tutto con Putin. Lei non lo conosce, è un figo irresistibile, un vero leader, lui sì che può fare tutto senza rendere conto a nessuno. Ad esempio non dice «frequento casualmente le escort» dice proprio «sono un
puttaniere». Lui i giornalisti rompiballe li fa star zitti davvero. Lui fa patti con la mafia e nessuno gli chiede perché, mentre a me mi mettono in croce . Insomma, quando vado in Russia e mi metto il colbacco fino ai piedi, mi sento a casa e non vorrei più venire via…
-Ma io pensavo che le piacesse l’Italia…
-L’Italia è un paesucolo irriconoscente che non sa riconoscere la mia grandezza. Putin è come me, viene dal mondo del lavoro, ha mandato avanti un azienda con milioni di impiegati, il Kgb. È un uomo generoso, mi ha regalato un letto a tre piazze, anzi come ha detto lui, a tre piazze Rosse. È un leader pieno di humour e non deve spiegare le sue battute come devo fare io in Italia. Ma soprattutto lui e gli altri dittatori dell’est hanno il consenso popolare congelato. Come dice giustamente il compagno Napolitano, se hanno la maggioranza, nessuno li tocca.Ma anche se hanno la minoranza, o un trenta per cento come me, nessuno può rimuoverli. Possono anche truccare le elezioni, se vogliono. Lì l’immunità è una cosa seria. E hanno quei bei mausolei, quelle statue gigantesche, come piace a me…
-Eppure una volta ce l’aveva a morte con loro.
-Sì padre, ma in realtà. io ce l’ho con tutti quelli che contestano l’intoccabilità divina del mio potere. Li chiamo comunisti, ma andiamo, non ci crede più nessuno. Il vecchio comunismo io l’ho studiato, era un’azienda seria, una holding di potere efficientissima, Senza tempi morti, e camere e senati e Fini e Casini tra i piedi. Avevano una formidabile polizia segreta, mentre io mi devo accontentare di qualche giornalista spia. Gli intellettuali si potevano strozzare e nessuno diceva niente.
Un solo partito monolitico e nazionalista del nord-est , altroché l’ appoggio della Lega. Mentre io devo fingere di essere democratico, è uno sforzo che mi spossa…
-In effetti lei mi sembra un po’ stanco…
-Stanco?
Non ne posso più. Ma guardi se Stalin aveva i miei problemi con le donne! Mica doveva versare gli alimenti alla moglie. E se aveva un alleato infido chiamava Berija e trac, sistemato. Io chi mando a sistemare Fini? Bondi che lo tortura con le poesie?
-Cavaliere, lei sta dimenticando che il comunismo era ateo…
-Certo, e infatti non si perdeva tempo ogni giorno coi problemi della libertà di coscienza e le staminali e il crocefisso e i matrimoni gay, che palle. Il futuro è a est, padre! Il futuro è dei Lukashenko di Aliyiev e Nazarbajev. Veri virili tirannelli che non devono rendere conto a nessuno, nemmeno, scusi, a voi del Vaticano…
-Ma che eresie dice!
-Padre, la Russia è il paese per far soldi! Lì hanno il gas. Io vado pazzo per il business del gas. Quei meraviglioso gasdotti, li voglio tutti. Altroché ponte di Messina, io faccio un ponte – gasdotto dalla Sicilia a Berlino. E da lì ,abbiamo davanti solo la Polonia…
-Questa l’ho già sentita
-Insomma, cosa dovrei fare? Il mondo non mi ama. L’America ha eletto un negretto che ce l’ha su con ogni forma di privilegio economico, i giornali europei ci sputtanano ogni giorno, la Cina con la pena di morte ci batte in sicurezza il Giappone sta comprando le televisioni di tutto il mondo e tra poco dovrò sostituire Minzolini con una geisha. Ci resta solo la gloriosa Russia erede dello stalinismo, nuova culla del capitalismo. La Russia dove la povera gente è bastonata da anni, abituata al freddo, alla fame, alla sofferenze. Non hanno tante pretese come da noi. Da loro se hanno due milioni di disoccupati ,neanche ci fanno caso. E poi hanno il calcio migliore. Il Chelsea di Abramovic e le squadre siberiane giocano meglio del Milan. No , padre è ora di cambiare!
-E cioè?
-Uscirò dalla Nato e chiederò l’annessione alla grande madre Russia. E fonderò in Italia il partito unico obbligatorio, il partito berluscevico. Ho già un programma: Fini e Di Pietro in manicomio, chiusura dei giornali, dei sindacati e un milione di betulle al posto dei tribunali. Finalmente il mio grande destino sta per compiersi! Maledetti ingrati, nonmi scaricherete! Io Silvio il piccolo padre, lo zar, l’uomo di acciaio…
-Lei ha le idee confuse, si calmi…
-Non parli così, o dovrò considerarla un disfattista al servizio della controrivoluzione internazionale. Il partito berluscevico farà giustizia dei traditori come lei. La mando a fare il parroco aOmsk o a Imola. La strozzo con le mie mani!
-Quand’è così la assolvo.
-Grazie padre. Allora, posso far fuori Fini?
-No
-Posso mandare i carri armati contro il No B-day?
-No, si faccia insegnare le nuove strategie di piazza da Putin.
-Lei è veramente un ottimo consigliere. Allora da domani io sono ufficialmente lo zar Berluskonovic. Io ho fatto molto contro i comunisti, quindi posso anche essere un po’ comunista, io ho fatto molto contro la mafia, quindi…
-Basta così cavaliere, il suo tempo è scaduto. Dopo di lei c’è Rutelli, quello parla per tre ore e mezzo. La assolvo. Tre pater tre ave e tre milioni di euro sul nostro conto a Ginevra. Vada con se stesso…
-Grazie padre. È bello sapere che c’è un luogo ove confidarsi senza trovare sui giornali o in video tutto quello che hai detto. La ringrazio di avermi ascoltato, padre… posso sapere il suo nome?
-Padre Registro… dell’ordine dei BeatiMicrofonati…
-Che strano nome. Beh, arrivederci, anzi amen, anzi dasvidania…
Il cavaliere se ne va. Dal confessionale escono due tecnici con telecamere e registratori, e un sacerdote trionfante, che subito parla al telefonino:
-Santità? Santità? Buone notizie. Anche noi, finalmente, abbiamo un fuori onda!
Appello del Maestro Barenboin, direttore della serata d’apertura della Scala.
Signor Presidente della Repubblica, Autorità, Signore e Signori,
sono molto felice di dirigere anche questo anno il sette dicembre alla Scala, sono molto onorato di essere stato dichiarato Maestro Scaligero.
Per tale titolo, ma anche in nome di tutti i miei colleghi che suonano, cantano, ballano, e lavorano non soltanto in questo magnifico teatro, ma in tutti i teatri di Italia per dirvi a qual punto siamo profondamente preoccupati per il futuro della cultura nel nostro paese e in Europa, e se mi permettete, vorrei che ricordiamo insieme il articolo 9 della Costituzione Italiana:
“La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica. Tutela il paesaggio e il patrimonio storico e Artistico della Nazione”.
Applausi scroscianti del pubblico, emozione per Napolitano, scazzo per la Moratti e botte per i manifestanti all’uscita.
7 Dicembre 2010
Triste annuncio, l’Università è morta.
“Vieni via con me”. Ma perchè piace?
Così titola un articolo apparso su Liberazione del 17 novembre firmato Roberta Ronconi.
La giornalista ammette i propri errori, confessa di aver sbagliato i pronostici riguardo il fortunato programma di Fazio e Saviano targato Rai3.
Erano state sollevate critiche nei confronti dello spettacolo, troppa retorica, presunzione, noia, tutte tesi smontate dal grande successo ottenuto (da 8 milioni a 9 nelle prime due puntate) e dall’entusiasmo giovanile dimostrato.
Perchè piace?
È una bella domanda, forse soggettiva, forse no.
Proverò a rispondere con un elenco, lo strumento preferito in studio.
Un elenco dei motivi che spingono un giovane studente a bearsi davanti a questo programma e a decidere se restare … o andare.
“Vieni via con me” mi piace:
- perchè finalmente c’è un programma serio in TV
- perchè non si vede finzione

- perchè dice le cose come stanno, anche se un po’ diluite
- perchè non si litiga e non si urla
- perchè colpisce l’attenzione
- perchè si ride di gusto
- perchè ci si incazza
- perchè si ascolta buona musica
- perchè Fazio è un bravo conduttore
- perchè Saviano è un bravo scritore
- perchè gli ospiti non provengono dal Grande Fratello
- perchè ti fa riflettere
- perchè si parla di mafia, di valori, dell’Italia
- perchè è stato ostacolato da tutti
- perchè fa incazzare Maroni
- perchè ti mette davanti alla scelta
- perchè chi parla racconta se stesso
- perchè prendi coscienza di essere italiano, “per fortuna o purtroppo” (cit. Gaber)
- perchè te ne vuoi andare
- perchè vuoi restare
- perchè ne vuoi parlare il giorno dopo
- perchè, alla fin fine, dice quello che già pensi, ma nessuno ti aveva preso sul serio.
Alla mia nazione
Pier Paolo Pasolini
Non popolo arabo, non popolo balcanico, non popolo antico
ma nazione vivente, ma nazione europea:
e cosa sei? Terra di infanti, affamati, corrotti,
governanti impiegati di agrari, prefetti codini,
avvocatucci unti di brillantina e i piedi sporchi,
funzionari liberali carogne come gli zii bigotti,
una caserma, un seminario, una spiaggia libera, un casino!
Milioni di piccoli borghesi come milioni di porci
pascolano sospingendosi sotto gli illesi palazzotti,
tra case coloniali scrostate ormai come chiese.
Proprio perché tu sei esistita, ora non esisti,
proprio perché fosti cosciente, sei incosciente.
E solo perché sei cattolica, non puoi pensare
che il tuo male è tutto male: colpa di ogni male.
…..”Sprofonda in questo tuo bel mare,
libera il mondo.”
Cultura, cara cultura…
Quanta gente usufruisce della prima fonte pubblica di sapere: la Biblioteca?
Tanti, davvero tanti utenti. Chiedete pure ai cortesi dipendenti come si articola la giornata lavorativa, quanto lavoro ci sia da fare e quanto pochi siano i fondi e le energie. Prestiti, rinnovi, consultazioni…aiuto totale nella ricerca di un documento cartaceo e non…riordinare i libri disposti in maniera scientifica per argomento…e come se non bastasse si deve fare i conti con l’intero sistema interbibliotecario che noi cittadini usufruiamo: Brianza Biblioteche; una vasta ed efficente rete brianzola di biblioteche (35 in totale!) in cui il libero scambio di sapere è al primo posto.
Insomma la nostra biblioteca è il fulcro del sapere libero e gratuito, il centro di formazione per bambini, di studio per ragazzi, lettura, informazione o anche solo relax tra gli scaffali per adulti, luogo di incontro per anziani. E questo a pochi passi da casa e gratuitamente!
La biblioteca pubblica è il centro informativo locale che rende prontamente disponibile per i suoi utenti ogni genere di conoscenza e informazione.
“I servizi della biblioteca pubblica sono forniti sulla base dell’uguaglianza di accesso per tutti, senza distinzione di età, razza, sesso, religione, nazionalità, lingua o condizione sociale. Servizi e materiali specifici devono essere forniti a quegli utenti che, per qualsiasi ragione, non abbiano la possibilità di utilizzare servizi e materiali ordinari, per esempio le minoranze linguistiche, le persone disabili, ricoverate in ospedale, detenute nelle carceri.
Ogni fascia d’età deve trovare materiale rispondente ai propri bisogni. Le raccolte e i servizi devono comprendere tutti i generi appropria
ti di mezzi e nuove tecnologie, così come i materiali tradizionali. L’alta qualità e la rispondenza ai bisogni e alle condizioni locali sono fonda. mentali. I materiali devono riflettere gli orientamenti attuali e l’evoluzione della società, cosi come la memoria dell’immaginazione e degli sforzi dell’uomo.” (Manifesto UNESCO delle biblioteche pubbliche)
Libero accesso all’informazione: frase da scolpire nelle nostre case, come sinonimo di libertà e uguaglianza.
Un altro dato interessante arriva dalle Linee guida IFLA\UNESCO per le biblioteche pubbliche, in particolare dagli standard delle raccolte librarie: “Una raccolta libraria già costituita dovrebbe comprendere, come indicazione generale, tra 1,5 e 2,5 libri per abitante.“
Bene… Muggiò conta poco più di 23.000 abitanti (secondo le stime aggiornate a fine 2009 del Comune).
Facciamo qualche piccolo conto: con una media di 2 libri per abitante (standard UNESCO) la nostra biblioteca dovrebbe contenere 46.000 volumi (o comunque una cifra compresa tra i 34.500 e i 57.500 volumi, seguendo la logica sopra citata).
Ebbene, sempre secondo le stime del Comune (tutto documentato sul sito istituzionale) il patrimonio della nostra biblioteca ammonta a più di 28.000 libri.
Un po’ pochini per gli standard internazionali.
Certo, non c’è più spazio nella sede attuale, non ci sono forze lavoro, non ci sono soldi…
Ma la politica muggiorese sembra ignorare le esigenze, i disagi e i problemi del nostro primo centro di sapere!
Quanti fondi vengono stanziati per la bilbioteca, invece di promuovere feste e festicciole a base di format televisivi (vedi Miss Italia)?
Quanto interesse ha l’amministrazione nei confronti del sapere contenuto in quell’edificio?
Quanti politici (domanda banale ma efficace) hanno la tesserina della biblioteca e frequentano l’ente?
Quale futuro si prospetta davanti al sapere e alla cultura di accesso pubblico nell’era dei grandi tagli?
Vigiliamo sulla nostra biblioteca e portiamo avanti progetti, proposte, appelli a favore di essa;
libera Cultura in libero Stato!
Valley of Neptune
A 40 anni dalla scomparsa di uno dei pilastri della musica, Jimi Hendrix, è uscito in commercio un nuovo album, Valley of Neptune (in ricordo del primo singolo scritto nel 1969), costituito interamente da brani inediti.
I 12 brani sono chiaramente riconoscibili già dalle prime battute, lo stile di Hendrix è inconfondibile grazie agli assoli di chitarra ormai senza tempo; tutti i brani sono scritti e composti dall’artista scomparso eccezion fatta per due brani, “Bleeding Heart” e “Sunshine of your Love”, quest’ultimo conta la partecipazione di Eric Clapton.
Valley of Neptune è un vero e proprio tributo alla musica e a Jimi Hendrix.
James Marshall “Jimi” Hendrix (1942 – 1970) è stato un chitarrista e cantante statunitense. È considerato uno dei più grandi chitarristi della storia della musica, oltre che uno dei maggiori innovatori nell’ambito della chitarra elettrica: durante la sua parabola artistica, tanto breve quanto intensa, si è reso precursore di molte strutture e del sound di quelle che sarebbero state le future evoluzioni del rock (come ad esempio l’hard rock) attraverso un’inedita fusione di blues, rhythm and blues, rock and roll, psichedelia e funky.
Secondo la classifica stilata nel 2003 dal Rolling Stone Magazine è lui il più grande chitarrista di tutti i tempi.
La sua esibizione in chiusura del festival di Woodstock del 1969 è divenuta un vero e proprio simbolo: l’immagine del chitarrista che, con dissacrante visionarietà artistica, suona l’inno nazionale americano in modo provocatoriamente distorto è entrata di prepotenza nell’immaginario collettivo musicale come uno dei punti di svolta nella storia del rock.
tratto da Wikipedia
Tracks:
- Stone free
- Valleys of Neptune
- Bleeding heart
- Hear my train a comin
- Mr. Bad Luck
- Sunshine of your love
- Lover man
- Ships passing through the night
- Fire
- Red house
- Lullaby for the summer
- Crying blue rain
L’uomo che verrà
In questa pagina la recensione del film pubblicata da Liberazione il 22 Ottobre 2009.
BACKSPACER
Nei mesi scorsi è arrivato il nono e, per ora, ultimo album in studio della mitica band statunitense, i Pearl Jam.
Il loro grande successo, fenomeno esploso negli anni novanta, consente al gruppo di lanciare questo nuovo disco ad un ampio pubblico amante del rock e dell’alternative rock.
Nei brani, occasionalmente molto brevi (2-3 minuti in media), la voce di Eddie Vedder (il cantante capellone) si sente ancora grintosa e coinvolgente, accompagnata da qualche assolo strumentale niente male.
Affiancati a pezzi rock si possono ascoltare dei brani strumentali come “Just Breathe” (ripresa di un noto brano composto da Vedder per la colonna sonora del fim Into the Wild) e il finale “The End”.
L’album è intitolato alla “barra spaziatrice” (backspacer) delle macchine da scrivere; il cantante infatti ammette di utilizzare ancora le “nonne” macchine da scrivere per i suoi pezzi.
Non si trattiene neanche dal criticare chi utilizza i tasti delle macchine inutilizzate per farne collane e monili: “Per me è come la zuppa di pinne di squalo: uccidi macchine da scrivere per ricavarne braccialetti!”.
Buon ascolto e buona immersione nella musica e nei testi (ogni volta sorprendenti) dei Pearl Jam!
BRANI
- Gonna See My Friend – 2:48 (Vedder)
- Got Some – 3:02 (Ament/Vedder)
- The Fixer – 2:59 (Cameron, Gossard, McCready/Vedder)
- Johnny Guitar – 2:50 (Cameron, Gossard/Vedder)
- Just Breathe – 3:36 (Vedder)
- Amongst the Waves – 3:59 (Gossard/Vedder)
- Unthought Known – 4:09 (Vedder)
- Supersonic – 2:40 (Gossard/Vedder)
- Speed of Sound – 3:34 (Vedder)
- Force of Nature – 4:04 (McCready/Vedder)
- The End – 2:57 (Vedder)
EPITAFFIO di Carl Hamblin
La macchina del “Clarion” di Spoon River venne distrutta,
e io incatramato e impiumato,
per aver pubblicato questo, il giorno che gli anarchici furono impiccati a Chicago:
“Io vidi una donna bellissima, con gli occhi bendati
dritta sui gradini di un tempio marmoreo.
Una gran folla le passava dinanzi,
alzando al suo volto il volto implorante.
Nella sinistra impugnava una spada.
Brandiva questa spada,
colpendo ora un bimbo, ora un operaio,
ora una donna che tentava ritrarsi, ora un folle.
Nella destra teneva una bilancia;
nella bilancia venivano gettate monete d’oro
da coloro che schivavano i colpi di spada.
Un uomo in toga nera lesse da un manoscritto:
‘Non guarda in faccia a nessuno’.
Poi un giovane col berretto rosso
balzò al suo fianco e le strappò la benda.
Ed ecco, le ciglia eran tutte corrose
sulle palpebre marce;
le pupille bruciate da un muco latteo;
la follia di un’anima morente
le era scritta sul volto.
Ma la folla vide perché portava la benda”.
Risponde Ferrero
La politica – oggi come mai – è molto lontana dai problemi della gente.
Discute dei propri guai, dei processi di Berlusconi, del modo migliore di controllare i giudici o i media.
O di come adeguarsi a questo andazzo dando l’impressione di fare un’«opposizione responsabile».
Chi, come noi, è fuori dal «giro giusto», fa parte di un altro mondo, è invisibile.
Bene, se questa è la situazione, sarà meglio che cominciamo a discutere insieme su come si va avanti, come ci si confronta, organizza, mette insieme.
E perché farlo. 
Tra noi, tra persone che fanno i conti ogni giorni con le conseguenze della crisi economica, con il lavoro che manca per i figli e per i padri, con le pensioni dei nonni ormai ridotte – quando va bene – a ultimo «ammortizzatore sociale» familiare.
Non per consolarci con i guai comuni, ma per trovare la forza, le ragioni, i modi, di diventare soggetto collettivo.
Di uscire dalla solitudine forzata, in cui magari ognuno si sente «padrone in casa sua», ma appena fuori dalla porta torna ad essere una preda.
Dei poteri forti, delle imprese, delle faine con due gambe.
Paolo Ferrero risponde ogni giovedì sul sito http://www.rifondazione.it/rf.
Le domande possono perciò essere registrate fino alle 12 di ogni mercoledì. Oltre alle normali regole che presidiano la comunicazione on line – per cui rimandiamo alle Faq – le domande non verranno prese in considerazione solo se estranee all’argomento proposto ogni settimana, a partire dal venerdì mattina, sul settimanale L’Espresso, il quotidiano Repubblica, il quotidiano Liberazione, il sito repubblica.it e tutti i siti e i blog che via via aderiranno a Risponde Ferrero.
PAOLO FERRERO, nato a Pomaretto (To) il 17 novembre 1960. Ha due figli. Diploma di perito tecnico industriale. Obiettore di coscienza, a 19 anni inizia a lavorare in FIAT come operaio. Collocato in cassa integrazione a “zero ore”, viene eletto delegato sindacale della FIOM e fonda con altri lavoratori in CIG la “Cooperativa Agrovalli”. Successivamente ha ricoperto ruoli di direzione nella CGIL e nella Federazione Giovanile Evangelica Italiana – FGEI, di cui è stato segretario nazionale. Iscritto al Partito della Rifondazione Comunista. Responsabile dell’area politiche del lavoro, economiche e sociale del PRC, fa parte della segreteria nazionale del partito dal 1995 al 2006. Da giovane si iscrive a Democrazia Proletaria e negli anni successivi entra negli organismi dirigenti del partito. Eletto deputato nella XV° legislatura si è dimesso in seguito alla nomina a Ministro della Solidarietà sociale nel II° Governo Prodi. Nel tempo libero pratica l’alpinismo e si diletta a suonare vari strumenti.
tratto dal blog di Paolo Ferrero, http://www.paoloferrero.it/
Senza democrazia. Per un’analisi della crisi
20/11/2009
Milano
casa della Cultura – via Borgogna 3
ore 20.30

Presentazione del libro di Alberto Burgio “Senza democrazia. per un’analisi della crisi“
Ne discutono con l’autore: Giorgio Galli, Giorgio Lunghini, Mario Vegetti
Introduce: Marco Dal Toso
Precario a scuola? Meglio l’Africa!
Pubblichiamo la lettera che un coraggioso insegnante precario, Emiliano Sbaraglia, ha deciso di spedire al ministro Gelmini.
Emiliano, siamo con te!!!
Caro Ministro, voglio confidarLe una cosa: sono stanco. Sono stanco di sperare nella buca della posta, in attesa di una convocazione che, già so, non arriverà mai prima della metà di ottobre (quest’anno men che mai). O almeno le mie personali statistiche, accumulate in un decennio di insegnamento precario, dicono questo. Dicono anche, quando la convocazione arriva, che non durerà molto, e chissà quando ne arriverà un’altra. E chissà quando arriveranno i soldi. Quando va bene, la media è due mesi dalla scadenza del contratto.
Sono stanco al sol pensiero di ricominciare un altro anno scolastico con questi presupposti. Il sol pensiero, alcuni giorni, mi toglie quel sorriso che, per natura e per una fortuna caratteriale, assaporo la mattina quando apro gli occhi. Il mio solito buonumore, da qualche anno, comincia a dissolversi con il dissolversi dell’estate, con l’incombere della riapertura delle scuole. Ma non perché non abbia voglia di lavorare, anzi, esattamente per il motivo opposto: perché avrei voglia di lavorare, di svolgere il lavoro che sento di saper fare (e di voler fare) tra tutti quelli che sono costretto a mettere insieme per guadagnarmi un’esistenza dignitosa. Diciamo decente.
Sono stanco, quando finalmente una supplenza arriva, di firmare contratti di venti, massimo quaranta giorni, senza mai avere la possibilità di organizzare un programma didattico completo, sempre in bilico, aggrappato a un rinnovo di cui nulla si sa, se non all’ultimo momento.
Sono stanco di lasciare una classe alla quale mi affeziono, con la quale comincio a condividere una parte della mia vita che poi devo interrompere a bruciapelo, da un giorno all’altro.
Sono stanco di subire i conseguenti sbalzi di umore.
Sono stanco di inventarmi in continuazione altri lavori per sopravvivere.
Sono stanco, con tutto il rispetto, di ascoltare la sua voce, e di leggere le sue interviste. Mi sembra tutto così lontano. Così falso. Così illogico. Oddio, mettendomi nei Suoi panni mi rendo conto che una logica ce l’ha. Il succedersi degli eventi e le cifre che ne scaturiscono parlano chiaro. Al momento del Suo insediamento, raccontano alcune cronache, Le è stato chiesto di recuperare attraverso il Suo dicastero una parte dei soldi utili ad accontentare altri dicasteri ritenuti più importanti (mi chiedo: c’è qualcosa di più importante per un paese della pubblica istruzione?). E lei, diligentemente, ha eseguito il compito assegnatoLe.
Il che, numericamente tradotto, significa otto miliardi di euro da rastrellare entro tre anni, recuperabili attraverso il taglio di oltre 130.000 posti di lavoro, aumentando il numero di studenti nelle classi, spazzando via dalle graduatorie una quantità impressionante di insegnanti, o aspiranti tali, abolendo di fatto la cosiddetta “terza fascia”.
Senza dimenticare di strizzare l’occhio alle scuole private, e alla richiesta di rendere centrale e obbligatoria l’ora di religione da parte di chi, in teoria, dovrebbe occuparsi di un altro Stato, non di quello italiano.
Sono stanco di vedere, Lei non ci crederà, i miei colleghi (o aspiranti tali) arrampicarsi sui cornicioni o girare davanti agli ingressi delle “loro” scuole in mutande, per manifestare tutta la loro disperazione. Non riesco più a vederli, neanche in televisione. E non riesco più a guardarli dritto negli occhi, quando mi capita di incontrarli.
Come avrà intuito, Ministro, sono piuttosto stanco. Così ho deciso di riposarmi un po’, ma allo stesso tempo di rimanere attivo (dovessi sentirmi dire anche da Lei che sono un “bamboccione”, o peggio, un “fannullone”).
Ecco perché ho deciso, ancora una volta, di partire.
Qualche tempo fa, in una delle tante pause tra una convocazione e l’altra, ho accettato la proposta di una rivista per un reportage nel sud di Dakar, in un villaggio dove alcuni italiani di buona volontà hanno costruito un centro di accoglienza per bambini, nel quale insegnano loro il francese, lingua nazionale, dandogli in questo modo la possibilità di un futuro. Alla fine della mia permanenza il direttore del centro mi disse: “Sto seguendo quello che accade nel nostro paese. Se non la fanno insegnare in Italia, qui di insegnanti ne abbiamo bisogno come il pane…”.
Ebbene, nei prossimi mesi insegnerò in Africa.
Mi creda, caro Ministro, non è una scelta così coraggiosa come potrebbe apparire. Ci si sente bene, aiutando persone che hanno bisogno di te, e che apprezzano immensamente quanto tu sei pronto a fare per loro. Ci si sente meglio. Ci si addormenta senza patemi; e la mattina, quando apri gli occhi, torna il sorriso. Torna quel buonumore di cui sopra. E poi ho pensato, con un pizzico di perfidia, che in un certo senso questa scelta avrebbe fatto piacere anche a Lei, Ministro, e al governo che Lei rappresenta. Due piccioni con una fava, almeno per qualche tempo: un disoccupato in meno, un precario di meno, che inoltre va pure a insegnare in Africa. Magari così restano nel loro paese, invece di arrivare nel nostro. La invito quindi a considerare questa mia trasferta africana non solo come un’importante e ulteriore esperienza didattica che, ne sono sicuro, migliorerà la qualità del mio insegnamento, ma anche come una forma di protesta nei Suoi confronti. Una protesta individuale, inevitabilmente poco efficace, originale ma poco pratica.
Il fatto è, come ho cercato di spiegare, che sono stanco. Mentalmente stanco. E non riesco a sostare con le tende in viale Trastevere, davanti al Suo dicastero, né a partecipare alle infinite manifestazioni che si moltiplicheranno in questi mesi. Da questo punto di vista ha vinto Lei, almeno contro di me.
Una collega mi ha rimproverato: “Così ci lasci da soli, e il Ministro non saprà mai della tua forma di protesta. Quello che stai facendo, per quanto mi riguarda, è del tutto inutile”. Le parole della collega mi hanno scosso, un po’ anche ferito. E forse sono state soprattutto quelle parole a convincermi che forse era arrivato il momento di scriverLe questa lettera. Perché ormai ho preso la mia decisione: e il mio bagaglio, leggero come la libertà, è praticamente pronto.
Arrivederci Ministro, dunque. Arrivederci a quando il vento dell’oceano avrà d’incanto portato via la mia stanchezza. Arrivederci a presto. Molto presto. Cordialmente. Emiliano
Nightbook: il nuovo album di Ludovico Einaudi

Torna sul palcoscenico internazionale il pianista milanese, maestro delle emozioni grazie alle sue note, Ludovico Einaudi, con un nuovo album: “Nightbook”.
L’attesissimo album, dopo “Divenire”, rappresenta un cambiamento col passato; l’attenzione non è più riposta nei mutamenti esterni, nell’eterno divenire, ma Einaudi “interiorizza” il suo viaggio musicale, si focalizza sul mistero insvelato dentro di noi.
“Un paesaggio notturno. Un giardino rischiarato dalla luce della notte. Nel cielo scuro qualche stella, le ombre degli alberi intorno. Alle mie spalle una finestra illuminata. Quello che vedo è familiare e al tempo stesso sconosciuto. È come in un sogno, tutto può succedere.”
Così commenta il suo lavoro, come una foto scattata in un mondo buio e ricco di mistero: il mondo che vive dentro di noi.
“Nightbook è un percorso, ogni brano è il capitolo di una storia, la sfaccettatura di un prisma, uno sguardo possibile sulle esperienze che appartengono al lato più onirico, più interno di noi stessi, la musica apre delle porte su mondi nascosti. Ascoltandola, ognuno può riuscire a entrare in contatto con le proprie emozioni profonde”.
Accogliamo l’invito a lasciarci incantare dalle sue melodie e dalle sue note senza fine, i brani si presentano innovativi, grazie ai molti strumenti usati per accompagnare, alla pari, il pianoforte; straordinarie le esecuzioni degli archi.
BRANI:
1) In Principio
2) Lady Labyrinth
3) Nightbook
4) Indaco
5) The Snow Prelude N.15
6) Eros
7) The Crane Dance
8 ) The Snow Prelude N.2
9) The Tower
10) Reverie
11) Bye Bye Mon Amour
12) The Planets
Lineamenti di un necessario percorso di cultura comunista

gattocomunisti
Il Partito dei Comunisti Italiani ed il Partito della Rifondazione Comunista promuovono un ciclo di lezioni dal titolo “Lineamenti di un necessario percorso di cultura comunista”.
Le lezioni avranno inizio il prossimo Lunedì12 Ottobre alle ore 21:00 e saranno tenute dal compagno GIUSEPPE BOTTARINI (Università degli Studi di Milano).
Luogo degli incontri: MONZA VIA BORGAZZI 9 (INGRESSO da VIA ORSINI) presso PRC di MONZA e BRIANZA.
PROGRAMMA
La fine del pensiero debole e l’opportunità delle grandi narrazioni
- Lunedì 12 ottobre 2009 – Prima narrazione: alle radici della communitasCommunitas, una nozione indispensabile per definire l’universo culturale e linguistico di riferimento del nostro itinerario.
- Lunedì 19 ottobre 2009 – Seconda narrazione: essere e relazioneLa categoria di relazione nella storia del pensiero occidentale (entro il quale si definisce un modello teorico di trattamento razionale dell’esperienza e di società).
- Lunedì 26 ottobre 2009 – Terza narrazione: communitas e comunismo; elaborazione di un modello politicoIn che modo la coscienza dell’essere (intesa come alterità e relazione) può generare un modello di teoria politica.
- Lunedì 9 novembre 2009 – Marx e Il Capitale: la costruzione di una grande narrazioneUn itinerario all’interno del laboratorio teorico di Marx impegnato nella stesura del Capitale: lo spazio filosofico e letterario nel quale la sua opera prese forma; le dottrine dell’ultimo Marx.
Modelli di Narrazione
- Lunedì 16 novembre 2009 – Lenin: Stato e RivoluzioneLa “verità” di Lenin, ovvero la autenticità della sua posizione rispetto alla Russia prerivoluzionaria e alle dottrine marxiste: una riflessione sull’ “opportunità rivoluzionaria”.
- Lunedì 23 novembre 2009 – Gesù, Il Cristo: Il Discorso della MontagnaL’esperienza radicale dell’alterità, che è il “contenuto” stesso della relazione. La ridefinizione dell’alterità nello spazio dell’amore può rappresentare lo spazio di una sintesi autentica tra l’ideale di una prassi politica di giustizia, di libertà e di uguaglianza, con l’affermazione della smisurata dignità e libertà della persona umana che nel Discorso della Montagna trova una delle sue più violente e profonde espressioni.
- Martedì 1° dicembre 2009 – La logica dell’Evento e la soglia della singolarità: contro la logica del globaleLa nozione di evento, l’irriducibile singolarità che la caratterizza e che proprio per questo possiede una forza di provocazione universale. In che senso è ancora possibile intendere una prassi politica in termini di eventi rivoluzionari, la cui traccia possa ricostituirsi in un processo continuo e coerente?
Prospettive del comunismo come evento
- Lunedì 14 dicembre 2009 – Che cosa siamo disposti a pensare. Le intuizioni, senza concetto, sono ciechePrendendo spunto dalla citazione di Kant, al termine di questo cammino, verrà proposto un modello di azione politica che superi la logica del puro fare, del puro rispondere all’istantanea provocazione del reale. Occorre confrontarsi con il “fantasma fondamentale” che media il nostro rapporto con il Reale: il significato conoscitivo dell’ideologia.
UNA VIGNETTA DI MICHELE CAVALIERE

DEGRADO CITTADINO
Roghi di rifiuti
C.R. 10\9\2009






















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L’APPELLO DEI TRE GIURISTI
L’attacco a “Repubblica”, di cui la citazione in giudizio per diffamazione è solo l’ultimo episodio, è interpretabile soltanto come un tentativo di ridurre al silenzio la libera stampa, di anestetizzare l’opinione pubblica, di isolarci dalla circolazione internazionale delle informazioni, in definitiva di fare del nostro Paese un’eccezione della democrazia. Le domande poste al Presidente del Consiglio sono domande vere, che hanno suscitato interesse non solo in Italia ma nella stampa di tutto il mondo. Se le si considera “retoriche”, perché suggerirebbero risposte non gradite a colui al quale sono rivolte, c’è un solo, facile, modo per smontarle: non tacitare chi le fa, ma rispondere.
Invece, si batte la strada dell’intimidazione di chi esercita il diritto-dovere di “cercare, ricevere e diffondere con qualsiasi mezzo di espressione, senza considerazioni di frontiere, le informazioni e le idee”, come vuole la Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo del 1948, approvata dal consesso delle Nazioni quando era vivo il ricordo della degenerazione dell’informazione in propaganda, sotto i regimi illiberali e antidemocratici del secolo scorso.
Stupisce e preoccupa che queste iniziative non siano non solo stigmatizzate concordemente, ma nemmeno riferite, dagli organi d’informazione e che vi siano giuristi disposti a dare loro forma giuridica, senza considerare il danno che ne viene alla stessa serietà e credibilità del diritto.
Franco Cordero
Stefano Rodotà
Gustavo Zagrebelsky
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La Forza della Condivisione
12^ edizione
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LA STORIA INSEGNA
Nel 1949, esattamente sessant’anni fa, Cesare Pavese pubblica “La casa in collina”; nelle sue pagine troviamo un insegnamento ancora valido e ancora una volta rivolto a tutti noi.
“Fece un passo con me, poi si fermò. - Non sei mica fascista? – mi disse. Era seria e rideva. Le presi la mano e sbuffai. – Lo siamo tutti, cara Cate, – dissi piano. – Se non lo fossimo, dovremmo rivoltarci, tirare le bombe, rischiare la pelle. Chi lascia fare e s’accontenta, è già un fascista.” ————————————— MUSICA E CULTURASabato 18 Aprile ore 14 – 19
STAGE DI BATTERIA
docente: Walter Calloni
Incontri sulla filosofia, metodologia, le materie e la pratica della batteria. Dalla meccanica dei movimenti a tutti i concetti fondamentali per la giusta esecuzione (studio lento, uso del metronomo, rilassamento, concentrazione).
Walter Calloni ha collaborato con numerosi artisti, tra cui Battisti, P.F.M., De Andrè, Dario Fo, Gaber, Jannacci, Vecchioni, Venditti, Pitura Freska, Bubola, Nannini, Mannoia, De Piscopo…Per informazioni e iscrizioni:
Scuola di musica “Albero Musicale”
Via Legnani 4, presso l’Istituto Padre Monti, Saronno(VA)
tel. 02/96704147 02/96704147 02/96704147 02/96704147 02/96704147 02/96704147 02/96704147 02/96704147 02/96704147 02/96704147 02/96704147 02/96704147 02/96704147 02/96704147 02/96704147 02/96704147 02/96704147 02/96704147 02/96704147
Orari di Segreteria:
Lunedì e Giovedì dalle 17.15 alle 19.15
Martedì e Sabato dalle 10.30 alle 12.30
Mercoledì dalle 14.00 alle 16.00
www.alberomusicale.it
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Al Lavoro

Al Lavoro
“Al lavoro” è una mostra multimediale incentrata sulle problematiche del lavoro e della sicurezza per raccontare la precarietà, la morte, la fatica, nella convinzione che un buon modo per fotografare la nostra società sia capire come essa paga chi lavora, quali condizioni gli impone, quali diritti gli riconosce, quanti lavoratori uccisi è disposta a tollerare.
Fotografie, incontri, video, interviste, installazioni, film…
DA NON PERDERE!
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“Rimuove responsabilità israeliana”. “Opera importante e bella”.
“Valzer con Bashir” divide Manifesto e Liberazione
La pellicola ‘Valzer con Bashir’, in arrivo nelle sale italiane, è diretta dal regista israeliano Ari Folman, che partecipò, da soldato diciannovenne, al massacro di uomini, donne e bambini nei due campi rifugiati per palestinesi che si trovavano in Libano. E che, col film, tenta di superare quello che fu anche per lui un trauma. Ma i suoi ricordi aprono un dibattito a distanza tra il quotidiano del Prc e il ‘quotidiano comunista’.
Per ‘Liberazione’ si tratta di “un’opera importante e bella”. “A rigor di cronaca, allora furono i falangisti cristiani libanesi a macchiarsi di quel delitto atroce, in rappresaghlia della morte di Bashir Gemayel presidente (di destra) designato e ucciso 9 giorni prima dell’investitura in un attentato. Ma per tre lunghissimi giorni l’allora ministro della Difesa israeliano Ariel Sharon e il suo Stato maggiore ignorarono prima e poi avallarono e favorirono il genocidio (nonostante gli accordi con Reagan, peraltro)”. A partire dagli stessi dati storici, il ‘manifesto’ conclude che il “valzer” del film è “stonato” perché “rimuove la partecipazione e la responsabilità di Israele”.
“Ecco che Folman ci passa dal rimorso alla contraffazione della Storia. I ricordi sono pieni di buchi neri, mancano caselle, il filo del racconto si strappa e per uscire dal trauma Folman ci mostra figurine astratte, controluce su un mare in fiamme, attonite di fronte all’evento che accade oltre il loro sguardo e per colpa esclusiva di qualcun’altro. ‘Le milizie falangiste cristiane sono totalmente responsabili del massacro. I militari israeliani non erano al comando’, sostiene. L’ex giovane soldato Ari Folman può finalmente tirare un sospiro di sollievo, non ha ucciso civili inermi.
In quanto ad Ariel Sharon, allora ministro della difesa… se c’era, dormiva”.
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IN RICORDO
Fabrizio De Andrè
Genova, 18 febbraio 1940 – Milano, 11 gennaio 1999
A 10 anni dalla sua morte resta ancora vivo il ricordo di uno dei più grandi artisti italiani; cantautore e poeta Fabrizio ha cantato la vita di ognuno di noi, senza distinzione, ha raccontato di immigrati, prostitute, delinquenti, ricordandoci ogni volta che prima di tutto sono persone tali e quali a noi.
“Ho sempre avuto poche idee, ma in compenso fisse” (F. De Andrè)GRAZIE FABER!

60° ANNIVERSARIO DELLA DICHIARAZIONE UNIVERSALE DEI DIRITTI UMANI
10 Dicembre 1948 – Parigi – Viene adottata questa carta di diritti univesali dell’uomo da applicare a prescindere dal periodo storico e dai vari paesi del mondo dall’assemblea delle Nazioni Unite. Tale Dichiarazione è il frutto della desolazione che la Seconda Guerra Mondiale portò in tutta Europa e nel mondo intero; in quel pezzo di carta (purtroppo non ancora giuridicamente vincolante) vennero stipulati e definiti i diritti di libertà, di uguaglianza,di vita, di nazionalità, di espressione, di democrazia, di istruzione, oltre alla negazione della schiavitù, della tortura, della detenzione ingiusta e la riaffermazione dell’idea di responsabilità, di sicurezza, di un mondo ideale. Forti sono i riferimenti alla Dichiarazione dei Diritti dell’Uomo e del Cittadino stipulata a seguito della Rivoluzione Francese nel 1789. Dai giacobini parigini ai delegati delle Nazioni Unite, attraverso i secoli l’uomo ripercorre la sua storia in cerca finalmente di una chiara manifestazione dei propri diritti in quanto UOMO libero e CITTADINO del mondo, e oggi è giusto ricordare chi ha speso i propri sforzi per vedere realizzato questo sogno: il sogno dell’universalità dei diritti umani.Articolo 1
Tutti gli esseri umani nascono liberi ed eguali in dignità e diritti. Essi sono dotati di ragione e di coscienza e devono agire gli uni verso gli altri in spirito di fratellanza.
——————————————————————————–Ma quale libertà?
SCUOLA: RECUPERO DELLE ORE “PERSE” A MANIFESTARE
Sembrerà strano, ma è successo. Al Liceo delle Scienze Sociali C.Porta di Monza una “comunicazione privata”, fatta girare dalla preside F. Cremascoli, aveva dell’incredibile: tutti gli studenti rimasti assenti per un dato numero di ore dovevano recuperare l’assenza frequentando dei recuperi pomeridiani. Fin qua tutto nella norma (più o meno), o comunque era nell’interesse della scuola e dello studente. Eppure qualcosa fa ancora sorridere. Questa comunicazione è stata divulgata qualche giorno dopo le manifestazioni studentesche anti-decreto Gelmini. E sempre casualmente i “richiami” pomeridiani sono stati rivolti a quei ragazzi impegnati nelle contestazioni milanesi e monzesi. Ora verrà spontaneo domandarsi: “Perchè proprio dopo le manifestazioni?”,”Perchè se manifesto e giustifico l’assenza sono obbigato a rendere conto delle ore che ho usato per dimostrare che la democrazia esiste ancora?”. Quale scuola permette che uno studente non abbia il diritto di impegnarsi nelle lotte democratiche e civili? Come è potuto succedere che dalla decisione personale(e ideologica a quanto pare) di una singola persona gruppi consistenti di studenti debbano essere puniti per aver MANIFESTATO LE LORO IDEE? Come si può punire l’idea di democrazia? A quanto sembra la scuola italiana è riuscita a fare anche questo. L’importante ora è non fermarsi davanti alle prepotenze e continuare a mettersi in gioco in difesa delle proprie idee. ——————————————————————————–Il naufragio di Vladimir
NORMA RANGERI sul Manifesto del 26 Novembre
Dalla Muccassassina, locale romano simbolo della trasgressione, all’Isola dei famosi, cuore televisivo del conformismo popolare, passando per il Parlamento. È la parabola, davvero spettacolare, di Vladimir Luxuria, ieri deputato transessuale di Rifondazione comunista, oggi metafora incarnata del vertiginoso precipizio di un comune sentire. La sua è la classica vittoria di Pirro, il successo di chi alza la coppa del trionfo come fosse la bandiera rossa del transgender mentre in realtà sventola le mutande di Valeria Marini (messe come fascia per i capelli) nella pantomima che la incorona per meglio annullarne l’identità.Non c’è bisogno di scomodare i sacri testi (le note di Giorgio Agamben a «I commentari della società dello spettacolo» di Debord) per convincersi di come «nella piccola borghesia planetaria, nella cui forma lo spettacolo ha realizzato parodisticamente il progetto marxiano di una società senza classi, le diverse identità che hanno segnato la tragicommedia della storia universale, stanno esposte e raccolte in una fantasmagorica vacuità». Gli italiani stanno vivendo da quasi un ventennio l’egemonia sociale, prima ancora che elettorale, di un berlusconismo , che riceve sempre nuove conferme da una classe politica di sinistra affollata di uomini, donne e transessuali convinti di cavalcare una tigre che se li è già mangiati.In una delle sue incursioni marziane, Adriano Celentano propose, tra i filmati shock, un piccolo «Blob» con scene dall’Isola dei famosi: vallette in tanga che si strappavano i capelli insultandosi, per la gioia del pubblico voyeur. Un concentrato di sessismo, conformismo e luoghi comuni, ovvero il nocciolo duro dei reality. La povera Luxuria (in senso lato vista la sontuosa vincita) è entrata nello show come un volantino stampato («parlerò di problemi sociali e politici»), e ne è uscita come una donnetta da ballatoio. Il massimo della popolarità lo ha infatti raggiunto con la spiata di un flirt tra una bella argentina (Belen Rodriguez) e un rubacuori del jet-set (Rossano Rubicondi), marito di Ivana Trump. «Vi siete baciati» svela Luxuria. «Dici questo perché sei invidiosa di me che sono una donna vera», ribatte Belen. Altro che «rottura del tabù dell’eterosessualità», come scrive Liberazione. Semmai l’incoronazione della reginetta del pettegolezzo nazionale, il trionfo del perbenismo, l’apoteosi del meccanismo conformista che spinge la macchina della televisione italiana. Viceversa, dovremmo sostenere che Cristiano Malgioglio o Platinette sono i portabandiera della libertà sessuale, il Costanzo show la barricata della rivoluzione di genere e il Billionaire di Briatore l’avanguardia dell’emancipazione femminile.
Nella puntata finale, mentre la regia inquadrava le maxi-tette di Mara Venier e della stessa Ventura, la conduttrice sottolineava il bel momento con il suo stile: «A proposito di tettame e di fisicame, qui c’è una che ci batte tutte, è lei, la nostra Pamela Prati!!!!». Tette , culi e famiglia, ecco gli ingredienti sopraffini dell’Isola. Suggellati dalla Foggia in festa per la vincita del suo illustre concittadino. Per ricevere Luxuria i ragazzi della sua città hanno già preparato un bel rap: «Sei bbona, sei tosta». Una vera rivoluzione, ma all’incontrario.
EIRANN GLENFLEADH DI TESSERETE (SVIZZERA) ORGANIZZA:STAGES DI MUSICA, CANTO E DANZA TRADIZIONALE IRLANDESEwww.glenfleadh.ch
PROGRAMMA:
I corsi per gli strumenti e per il canto si terranno nelle aule delle scuole medie, mentre il corso di danza si terrà nella palestra delle scuole elementari (spogliatoi e docce a disposizione).Per alcuni strumenti, i partecipanti verranno divisi in due classi: avanzati e principianti/iniziati.
dalle ore 18.00
DOMENICA 7 DICEMBRE
Strumenti e canto
dalle ore 10.00 alle 12.00 corsi
dalle ore 16.00 alle 18.00 corsi
Danza
dalle ore 14.00 alle 17.00 corso
Sessions
dalle ore 18.00
Danza
COSTI:
€ 60 per il corso di danza
€ 100 per i principianti (corsi strumentali)
€ 120 per gli avanzati (corsi strumentali)
€ 80 per i minori di 16 anni (corsi strumentali)
Associazione Culturale Glenfleadh
Fermo posta
6950 Tesserete
in collaborazione con l’ALBERO MUSICALE di Saronno (VA) – www.alberomusicale.it
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ADDIO A VITTORIO FOA
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Una poesia di Jacques Prèvert
Il Tempo Perso
Sulla porta dell’officina
regalare una giornata come questa
ad un padrone?
Jacques Prèvert
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“Il mulo”
Novità Musicali
Dal 5 Settembre è in vendita il nuovo album di una delle nuove voci cantautoriali italiane: Stefano “Cisco” Bellotti, l’ex cantante dei Modena City Ramblers.
Dopo il successo tra il suo sempre fornito pubblico del suo primo album solista “La Lunga Notte”, si ripresenta con un nuovo album chiamato “Il Mulo” in onore alla sua testardaggine e alla sua precisa coscienza politica.
Protagonisti assoluti sono i tipici ritmi e melodie folk cantautoriali, nonchè i temi “impeganti” e ricercati tipici di “Cisco”.
TRACKLIST
1. Il Mulo – canzone sulla testardaggine e sulla volontà di mantenere fede alle proprie idee.
2. Multumesc – “Molte Grazie” in romeno; canzone dedicata alla lunga tradizione del popolo Rom.
3. Sotto le Nuvole – testo dedicato a tutti quelli che credono nell’aldiqua e non vedono altre divinità se non l’uomo stesso.
4. Il Paese delle Mummie – brano dedicato alla nostra vecchia Italia, guidata da vere mummie.
5. Io So Chi Sono – canzone dell’appartenenza; oggi più che mai bisogna sapere chi siamo e dove stiamo andando.
6. Onda Granda – per tutti quelli che aspettano un’onda che li travolga.
7. Funerale per Sigaro e Banda – splendida esecuzione dedicata al chitarrista scomparso di recente dei M.C.R.
8. Fantasmi – brano composto per svegliare tutti quelli che inseguono il fantasma di qualcun altro.
9. I Vestiti del Cielo – commuovente pezzo dedicato alla moglie.
10. Haka – piccolo elogio al mondo del rugby.
11. Olmo – testo in modenese dedicato al neonato figlio.
12. Anime di Passaggio – per tutti quelli che ancora cercano risposte e vagano nel mondo.
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