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EXTRACOMUNITARIO SFRUTTATO DAL DATORE DI LAVORO ITALIANO. Quando il titolo cancella la notizia

Posted by PRC Muggiò su lunedì 6 ottobre 2008

Il 9 Settembre 2008 il Giornale di Monza titolava a tutta pagina “Clandestino al lavoro nel cantiere del Comune“, e lo stesso titolo appariva nelle locandine esposte alle porte delle edicole comunali. La notizia riguardava un giovane extracomunitario trovato a lavorare in nero nel cantiere della scuola “De Amicis” dalla vigilanza locale, vicenda conclusasi, in base al resoconto dell’articolista, con la denuncia del datore di lavoro italiano per violazione delle norme sull’immigrazione e per aver impiegato manodopera in nero, e con la segnalazione dello stato di clandestinità del giovane alla Questura.

Ci ha colpito lo scollamento tra il sensazionalismo del titolo (crediamo sia stato malignamente orientato a screditare l’operato ineccepibile della Amministrazione Comunale) e la sottovalutazione dei veri contenuti della notizia.

Primo: l’articolo inizia con la poco rassicurante frase “L’ombra dei caporali sui lavori di ristrutturazione della scuola dell’infanzia di via de Amicis“. Questa ci sembra davvero una notizia interessante ed utile da approfondire; a 21esimo secolo ampiamente iniziato, nella civilissima brianza, ci sono segnali che esistono fenomeni di “caporalato” che pensavamo relegati alle aree del terzo mondo, dove la dignità dei lavoratori viene quotidianamente calpestata. Di simili segnali in verità ce ne sono parecchi sul territorio comunale, non a caso si resta allibiti nel seguire le vicende di quella piaga purulenta costituita dallo sventramento del parco del Grugnotorto ad opera dell’ex-maggiornaza di centro destra, piaga purulenta che ha visto l’interessamento perfino della Commissione Antimafia e l’omicidio, con 24 colpi di pistola, di uno dei titolari del Multiplex. Eppure, dopo il buon inizio, nessun approfondimento sulla problematica, e da allora il solito silenzio (ma a Palermo non avrebbero aggiunto “omertoso” alla parola silenzio?) è calato sul questa parte della notizia.

Secondo: nessun approfondimento sulla vicenda del ragazzo extracomunitario, solo la nota (infastidita?) che lo stesso è stato denunciato all’autorità giudiziaria quale “clandestino”. Strano; la stampa è considerata parte del “quarto potere” per la sua capacità di fare indagini autonome e, a volte, per condizionare addirittura le opinioni. Anche un Presidente degli Stati Uniti si è dovuto dimettere per le indagini di un giornalista. Eppure il nostro articolista non sente la necessità di capire come mai un ragazzo di 20 anni sia presente a Muggiò nello stato di clandestinità. Non si interessa se vengono violate le norme che recitano: «Il permesso di soggiorno è rilasciato, rinnovato o convertito entro venti giorni dalla data in cui è stata presentata la domanda» (è il contenuto dell’articolo 5, comma 9, del Testo unico sull’immigrazione). Poche volte la distanza fra un diritto garantito per legge e la sua soddisfazione pratica è apparsa così ampia. E pensare che in prima fila tra i diritti negati agli immigrati, che hanno provocato anche la denuncia della Chiesa, c’è quello al permesso di soggiorno per chi lavora (abitualmente!) nel nostro paese. Il documento che ti consente di iscriverti all’anagrafe, di affittare un alloggio, di aprire un conto in banca, di accendere un mutuo, di prendere la patente, di non aver paura quando cammini per la strada… di esistere socialmente! Forse la stampa potrebbe chieder conto sui tempi per ottenere il primo rilascio del permesso: appena 150 mila domande di assunzione esaminate in nove mesi, su 740 mila presentate da dicembre a maggio dai datori di lavoro (e solo 90 mila nulloasta partoriti alla data del 1 ottobre). Senza considerare poi i tempi per il rinnovo dei permessi elettronici scaduti. Sono circa 1 milione e mezzo, secondo la Cgil, gli immigrati in attesa di risposta alla richiesta di rinnovo. La domanda è costata loro 72 euro e 50: 30 per le Poste, che la accolgono e fanno una prima lavorazione, 27,50 al Poligrafico dello Stato, che materialmente stampa le tessere elettroniche, 14 allo Stato come diritti di bollo. Una circolare di Giuliano Amato, che risale all’estate 2006, abilitava la ricevuta delle Poste a momentaneo permesso di soggiorno. Non sarebbe il caso di dare seguito alle proposte del Presidente della Camera Gianfranco Fini che ha appena proposto una regolarizzazione: «Facciamo un censimento rigoroso e mettiamo a posto le centinaia di migliaia di persone che lavorano in Italia senza permesso. Non è una sanatoria, ma emersione dal nero»?

A questo punto ci permettiamo una nostra riflessione: secondo la dottrina, la Costituzione Italiana è caratterizzata da alcuni principi fondamentali (non revisionabili) che ne hanno ispirato la stesura:

  • Principio personalista
    La Costituzione coglie la tradizione giusnaturalista nel testo dell’art. 2: in esso infatti si dice che “la Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo”. Tali diritti sono considerati diritti naturali, non creati giuridicamente dallo Stato ma ad esso preesistenti. Tale interpretazione è agevolmente rinvenibile nella parola “riconoscere” che implica la preesistenza di un qualcosa. Questa impostazione fu il frutto di una reazione al fascismo, e alle devastazioni, culturali e materiali, da esso provocate.
  • Principio lavorista
    Ci sono riferimenti già agli art. 1 e 4. Il lavoro non è solo un rapporto economico, ma anche un valore sociale. Non serve ad identificare una classe; è anche un dovere ed eleva il singolo.

Ora domandiamo ai cittadini muggioresi: ma se i principi della Costituzione Italiana sono diritti naturali e inviolabili dell’uomo, presistenti alla nascita giuridica dello Stato, non ci rendiamo conto che se neghiamo questi diritti ai migranti rischia di essere rimesso in discussione il principio fondamentale della società e del pensiero moderno – dalla rivoluzione francese in Europa e dalla fine dello schiavismo americano – e cioè che le persone umane sono tutte uguali, hanno la stessa dignità, gli stessi diritti? E’ il rischio del razzismo: il dilagare del contagio razzista e delle sue espressioni violente e criminali che sta minando le fondamenta della nostra civiltà. Larghi strati della nostra classe politica non solo non stanno facendo nulla per affrontare il razzismo, ma addirittura da qualche anno stanno favorendo il contagio razzista con una politica dell’immigrazione fondata sulla paura, sull’eccitazione della xenofobia di massa, sulla ricerca miope e pazzesca del vantaggio elettorale. Anche il centrosinistra, il PD, nel periodo in cui ha governato, ha avuto responsabilità enormi. E’ stato l’inventore della caccia al romeno e al rom. Il centrodestra sembra subalterno alle pulsioni della Lega, all’idea del linciaggio del debole, alla caccia al clandestino che ci ricorda il periodo peggiore dell’Alabama razzista. 
Noi comunisti restiamo un’altra cosa.

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