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Bellusco – Sforato il patto di stabilità: 153mila euro di multa. Il sindaco: «Non mi pento. Coi soldi ho pagato le parcelle di fornitori in ginocchio»

Posted by PRC Muggiò su domenica 5 agosto 2012

di Marco Dozio da il Giorno

ARRABBIATO, ma in fondo anche un po’ serafico. Il sindaco Roberto Invernizzi se l’aspettava, sapeva che la ribellione al Patto di stabilità avrebbe comportato una mega multa in arrivo da Roma. Per non aver rispettato i vincoli di spesa, Bellusco si è beccato dal Governo una sanzione di 153.960 euro. Il dato è scritto nero su bianco in un decreto del Viminale, insieme ai nomi di altri 118 Comuni che per necessità o per scelta politica hanno infranto una regola che tutti gli amministratori bollano come «iniqua», essenzialmente perché non permette agli enti virtuosi di spendere i soldi già in cassa.

È il caso di Bellusco, che ha consapevolmente effettuato lo «strappo» per poter pagare i creditori: quella settantina di aziende che hanno lavorato per la pubblica amministrazione e che aspettavano da troppo tempo di essere pagate. Si tratta soprattutto di piccole realtà, idraulici, artigiani, elettricisti, falegnami, ditte che asfaltano strade e marciapiedi: il debito ammontava a circa un milione e mezzo di euro. «Non rispettare il Patto ci ha consentito di pagare tutti i fornitori, è per questo che l’abbiamo fatto», spiega Invernizzi, dal tono di voce e dalle sue parole non traspare alcun tipo di rimpianto. È soddisfatto di aver ridato un po’ di ossigeno all’economia locale: «La maggior parte dei creditori era costituita da imprese della zona, artigiani e professionisti già messi in ginocchio dalla crisi». Non sono infrequenti le storie di aziende trascinate verso il fallimento dai mancati pagamenti degli enti pubblici. «Ecco, io non volevo contribuire all’aggravarsi di una situazione che diventa ogni giorno più insostenibile per il nostro sistema produttivo». Lo scorso anno, quando annunciò il suo «No» al Patto, Invernizzi fu sommerso dai complimenti dei colleghi sindaci. «Un gesto coraggioso», dissero.

NESSUNO però lo ha seguito nella battaglia: Bellusco è l’unico Comune della Brianza che figura nella «black list» del Ministero. Nei fatti, la punizione si traduce in una riduzione dei trasferimenti equivalente all’importo della multa: «È tutto previsto, sapevamo che sarebbero mancati all’appello circa 155mila euro». Il primo cittadino ha già fatto i conti, il saldo dell’operazione pare addirittura positivo per gli stessi bilanci comunali: «Se non avessimo sforato il Patto, avremmo dovuto rinunciare a circa 250mila euro di contributi provinciali o regionali che erano vincolati al pagamento dei fornitori». Nel complesso i servizi sono stati salvaguardati: «Abbiamo attuato un piano di razionalizzazione per far fronte a questo nuovo taglio di fondi, ma nessun servizio Ë stato cancellato».
marco.dozio@ilgiorno.net


 

l Governo taglia anche gli stipendi di assessori e primo cittadino
da il Giorno

C’È ANCHE il taglio dello stipendio, tra i provvedimenti pensati per punire gli amministratori «ribelli». Per un anno intero, sindaco, assessori e consiglieri di Bellusco intascheranno un’indennità ridotta del 30%. Che aggiunta alla sforbiciata del 20% già decisa del Governo per tutti gli eletti, si arriva a una decurtazione del 50%. «Ma questo non è un dettaglio che mi interessa», spiega il primo cittadino Roberto Invernizzi, costretto a fare i conti con altre due limitazioni punitive: il divieto di assumere nuovo personale e di accendere mutui. Regole che valgono per chiunque abbia scelto di sforare il Patto di stabilità, che siano Comuni virtuosi, ovvero con i conti in ordine, oppure spreconi. Non c’è differenza nell’impostazione delle normativa e neanche nella pubblicazione della «lista dei cattivi». Nell’elenco dei 119 municipi «fuorilegge» c’è di tutto, dall’ente che ha denaro in cassa ma non lo può spendere, ai campioni del dissesto finanziario. La statistica vede in testa il Sud Italia: il 60% dei Comuni trasgressori si trova nelle regioni centro-meridionali, con in testa alcuni capoluoghi di Provincia come Catanzaro, Trapani e Messina. Anche se il caso più eclatante è rintracciabile a nord, visto che la multa più salata è stata comminata a Torino, con oltre 38 milioni di euro. Tornando a casa nostra, sono almeno tre i paesi della cosiddetta «Grande Brianza» che non hanno rispettato i parametri: Pozzo d’Adda, Cabiate e Lurago d’Erba.

 

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