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Una vittoria amara – Arnaldo Cestaro ha fatto condannare l’Italia a Strasburgo per tortura

Posted by PRC Muggiò su martedì 7 aprile 2015

Dal sito dell’Huffington Post.

Arnaldo Cestaro è l’uomo che ha fatto ricorso alla Corte europea dei diritti dell’Uomo per vedere riconosciuto quello che da anni testimoniava, e cioè di essere stato vittima di tortura durante l’irruzione della polizia nella scuola Diaz durante il G8 di Genova del 2001. Ha vinto, e ora riceverà 45mila euro dallo Stato italiano come risarcimento.

All’epoca Cestaro, originario di Agugliaro (Vicenza), aveva 61 anni. Era partito per Genova con gli amici delle sezioni di Rifondazione comunista di Vicenza e Montecchio Maggiore e mai avrebbe pensato di finire nel mezzo di un vero e proprio massacro a opera delle forze dell’ordine.

La sera del 21 luglio, dopo aver manifestato tutta la giornata, aveva trovato un posto dove dormire all’interno della Diaz, messa a disposizione dal Genoa Social Forum e dal Comune di Genova. Stanco, si era addormentato al piano terra dell’edificio ma si era svegliato improvvisamente per il rumore dei celerini che erano entrati con violenza nell’edificio.

Spaventato, si era messo contro il muro con le braccia alzate. Qui, inerme, aveva ricevuto colpi alla testa, sulla testa e sulle gambe che gli provocarono fratture multiple. Racconta che gli agenti continuarono a manganellarlo nonostante gridasse: “Fermatevi, sono un uomo vecchio e pacifico!”.

Diaz: Corte Strasburgo condanna Italia per tortura

È lui “l’uomo anziano con i capelli bianchi” citato anni dopo dal vicequestore Michelangelo Fournier davanti ai giudici, quando definì l’operazione alla Diaz “macelleria messicana”. Fournier raccontò che gridò ai celerini “Basta!” quando li vide picchiare Cestaro, che in effetti aveva un’età incompatibile con quella dei manifestanti ritenuti “facinorosi”.

L’uomo fu operato nell’immediato all’ospedale di Genova e qualche anno più tardi di nuovo al Careggi di Firenze. Le ferite, riferisce la Corte, gli hanno procurato danni permanenti, con debolezza persistente del braccio e della gamba destri.

I soldi non risarciscono il male che è stato fatto. È vero, è un primo passo quello di oggi, ma mi sentirò davvero risarcito solo quando lo Stato introdurrà il reato di tortura“, è il primo commento di Cestaro dopo la sentenza.

Poi ha aggiunto: “Oggi ho 75 anni ma non cancellerò mai l’orrore vissuto. Ho visto il massacro in diretta, ho visto l’orrore del nostro Stato. Dopo quindici anni, le scuse migliori sono le risposte reali, non i soldi. Il reato di tortura è una cosa legale”.

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E sempre da sito dell’Huffington Post, il suo avvocato denuncia:

G8 Genova: Emanuele Tambuscio, avvocato di 93 persone picchiate a Bolzaneto: “14 anni e ancor nessun risarcimento”

Alcuni di loro non sono mai più voluti tornare in Italia, perché il ricordo di quei giorni infernali è ancora vivo nella loro mente, ha provocato traumi e ferite profondissime, che nemmeno anni di terapie sono riusciti a curare. Altri, invece, hanno perso la fiducia nelle forze di polizia e nelle istituzioni. In quello Stato che ancora oggi, dopo 14 anni, oltre a doverli risarcire, “non vuole spiegare se sono stati presi dei provvedimenti disciplinari verso gli agenti responsabili di fatti che finalmente oggi la corte di Strasburgo chiama con il proprio nome: tortura”.

Emanuele Tambuscio, genovese, è l’avvocato che da fin dall’inizio dell’odissea giudiziaria sui fatti del G8 ha difeso i manifestanti picchiati a sangue dalle forze dell’ordine alla scuola Diaz di Genova, la notte del 21 luglio 2001, in un blitz notturno talmente feroce che la stessa polizia arrivò a definire “una macelleria messicana”. E che oggi, pur soddisfatto per la condanna dell’Italia da parte dei giudici europei, ricorda che per le vittime la strada verso la piena giustizia è ancora lunga.

Quante sono le parti civili del blitz alla scuola Diaz che stanno ancora aspettando i risarcimenti definitivi?

Novantatrè parti offese. Fino a oggi hanno ottenuto solo provvisionali ridicole, in sede di primo grado. Cifre che vanno dai diecimila ai trentamila euro. E’ stato considerato un danno morale molto basso rispetto a quelli che sono stati realmente i fatti, che oggi la corte di Strasburgo definisce “tortura”. Le cause civili per i risarcimenti sono ancora in corso, ma sono cause singole e dunque hanno tempi lunghissimi. C’è però un dato positivo: il ministero ha comunicato la volontà di arrivare alle transazioni, che speriamo siano soddisfacenti.

Per quanto riguarda i fatti alla caserma di Bolzaneto, invece?

Anche lì ci furono torture e tremende violazioni dei diritti umani. Anche lì i ricorsi sono ancora pendenti. Stiamo ancora aspettando il pagamento delle provvisionali dopo la sentenza di primo grado del 2010. Il ministero ci ha assicurato che avrebbe disposto il pagamento, ma non è ancora arrivato.

Quali sono i punti ancora dolenti della vicenda alla scuola Diaz?

Sono essenzialmente tre, e la sentenza di Strasburgo li mette in chiaro tutti. Innanzitutto, la prescrizione che ha “salvato” i vertici della polizia condannati. Poi l’assenza di identificazione degli autori materiali del blitz alla scuola Diaz, molto bene evidenziata al punto 214 della sentenza. Infine, un fatto gravissimo: Strasburgo ha espressamente chiesto allo Stato italiano se fossero stati presi dei provvedimenti disciplinari nei confronti dei poliziotti ritenuti responsabili delle violenze. E lo Stato non ha risposto. Questo ci porta a pensare che nessun provvedimento verso di loro sia stato preso.

Ancora oggi inoltre rimangono sconosciuti i nomi degli agenti del Reparto Mobile che presero parte al blitz.

Questo è un altro punto centrale: si conoscevano i nomi degli agenti del nucleo antisommossa ma non si sono potute attribuire le singole responsabilità e il numero esatto di chi mise piede in quella scuola. Non potendo accertare chi avesse fatto cosa, tutto fu archiviato. Oggi la sentenza ce lo chiede: anche l’Italia si deve adeguare alle targhette di identificazione sulle divise degli agenti.

Lei ha seguito questa vicenda fin dall’inizio, accompagnando le vittime passo dopo passo in interminabili e dolorosi processi. Come vivono oggi?
Chi ha avuto danni maggiori sono stati quelli che allora erano soltanto ragazzi. C’è fra di loro, per esempio, una ragazza che aveva 20 anni appena, passata attraverso i pestaggi alla scuola Diaz e le torture di Bolzaneto, che ha avuto danni psicologici importanti, non è più tornata la stessa. Qualcuno di loro, fra i ragazzi stranieri, non è mai più voluto tornare in Italia. Non si fidano più della polizia, della nostra in particolare. Immaginate cosa significa subire trattamenti del genere in un Paese straniero, lontano da casa. E’ stato devastante.

E lei, da avvocato, ha mai sentito vacillare la sua fiducia nelle forze dell’ordine?

Le sembrerà strano, ma a provocarmi la delusione maggiore in tutta questa vicenda non sono state le forze dell’ordine. Ma lo Stato, le risposte ministeriali e soprattutto il modo in cui la politica ha affrontato il problema. Sono loro che mi hanno fatto perdere la fiducia.

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