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NON SARÀ IL NO A FAVORIRE I POPULISMI, MA IL CONTRARIO

Posted by PRC Muggiò su mercoledì 23 novembre 2016

Lo spauracchio del populismo dominante dopo la vittoria del NO è uno dei ricatti usati dal fronte del SI per destabilizzare l’elettorato.

Trump, Brexit, Le Pen, sul fronte europeo, Salvini e M5S sul piano nazionale, tutti esempi utili per l’assioma (in realtà mai dimostrato) che il populismo al potere è fautore di instabilità politica e soprattutto economica.

A parte il fatto che questa tesi è stata rigettata ormai anche dal Sole 24 Ore (http://www.ilsole24ore.com/art/finanza-e-mercati/2016-11-23/e-esagerato-pessimismo-mercati-referendum–070929.shtml?uuid=ADiQzuzB), occorre andare oltre.

Oltre le conseguenze del voto del 4 dicembre. Oltre il risultato referendario.condivisione.png

Oltre queste contingenze per immergersi nel marasma dell’opinione pubblica, del pensiero dominante, dell’eterno elettorato indeciso, della pancia e della testa degli italiani.

Come spiegare che cambiamo frequenza quando in radio gli speaker discutono di attualità e di referendum?

Come spiegare che cambiamo canale dopo solo 10 minuti dall’inizio dei dibatti e dei talk show?

Come spiegare che rifiutiamo infastiditi e schifati i volantini che distribuiscono al mercato o in piazza? O che buttiamo nel contenitore della carta quelli trovati nella casella della posta?

Come spiegare che classifichiamo come spam le email con oggetti politici?

Come spiegare che compriamo La Gazzetta dello Sport e non il Corriere della Sera?

Siamo infastiditi dalla politica.

Fastidio passeggero? Causato dalla sovrabbondanza di informazioni e dall’indigestione di materiale e prodotti creati per il referendum?

Probabile, ma non l’unica spiegazione.

Un’irritazione profonda si è diffusa tra gli elettori, l’irritazione che proviene dal silenzio forzato.

Quel silenzio che ci hanno costretto ad osservare le “nuove istituzioni moderne ed efficienti”: il processo di riduzione degli spazi democratici per consentire uno snellimento della regolamentazione e dell’amministrazione ha effetti sulla percezione della politica e della propria capacità e possibilità di cambiarla, o quantomeno capirla e influenzarla col proprio pensiero.

Cambiamo frequenza o canale perché non abbiamo diritto al contenzioso. Vorremmo intervenire ma non possiamo!

Siamo costretti al silenzio, obbligati a scegliere i partiti più grossi, capaci di superare le soglie di sbarramento, obbligati a leggere informazioni che non possiamo contestare, perché non ne abbiamo gli spazi.

L’abolizione del voto diretto e popolare delle Provincie e del Senato – a prescindere dal giudizio che se ne ha delle stesse – che propugna la Riforma, unito alle liste bloccate, allo sbarramento, ai premi di maggioranza, agli inciuci, ci priva della nostra voce.

Risultato: irritazione, rabbia, frustrazione, delusione, insofferenza, qualunquismo, apatia, arroganza, alienazione. Sentimenti facilmente incanalati da movimenti antisistema.

Questa riforma costituzionale, come le altre riforme sociali di questo e dei passati governi, riduce gli spazi della democrazia, ci obbliga al silenzio, incanala la rabbia nel populismo più sfrenato.

La campagna del SI dice l’opposto di quello che ci chiede di votare. Anche per questo il NO può sperare di vincere!

Claudio Rendina

Segretario PRC Circolo di Muggiò

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