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Archive for the ‘Ambiente’ Category

Alberi tagliati: la risposta dell’Amministrazione

Posted by PRC Muggiò su martedì 3 ottobre 2017

Dopo il nostro articolo (LEGGI QUI) e la nostra lettera inviata alle Istituzioni locali, dopo le pubblicazioni sui mezzi di stampa (LEGGI QUI), ecco la risposta del Comune.

Pubblichiamo interamente il testo.

Si evince che il taglio viene giustificato da una potatura sbilanciata che poteva mettere a rischio la sicurezza dei passanti.

Attendiamo con ansia la piantumazione di nuovi alberi sul territorio come promesso.

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Alberi abbattuti … per errore di potatura!

Posted by PRC Muggiò su lunedì 18 settembre 2017

Da Il Giornale di Monza del 5 settembre 2017.

Risponde l’Assessore sulla stampa locale, per ora ancora nessuna risposta risposta ufficiale alle nostre domande inviate alle Istituzioni.

Per maggiori informazioni: CLICCA QUI e leggi l’articolo

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Amministrazione comunale serial killer di alberi

Posted by PRC Muggiò su sabato 9 settembre 2017

57608754-Psycho-KillerDalla data del 29 agosto sono iniziati dei lavori non meglio definiti – di manutenzione o urbanistici, probabilmente riguardanti il rifacimento dei marciapiedi in via Casati – che hanno comportato il taglio di decine di grandi alberi in apparenza sani.

Perché questo sterminio?

Il circolo PRC di Muggiò ha segnalato subito i fatti (LEGGI QUI) chiedendo spiegazioni al Sindaco Fiorito e agli Assessori competenti, ma senza avere pronta risposta.

La dozzina di alberi tagliati in via Casati, sommati ad altri grossi tagli come quello in via I Maggio (davanti alla scuola), quello in centro (nel cortile del Palazzo Isimbardi) e quelli rimossi nel Parco Casati mesi or sono, sono uno sfregio.

Un danno ambientale – se non giustificato dalla morte o dalla malattia delle piante – che si traduce in danno al bene comune, alla cittadinanza.

La salute e il benessere della natura sono la certezza di un luogo e di un futuro migliore per le prossime generazioni e per uno sviluppo sostenibile.

Esigiamo spiegazioni.

In primo luogo vogliamo sapere – noi e molti altri cittadini che ci hanno contattato – quale tipologia di intervento urbanistico risulta così invasivo da permettere di abbattere un albero dopo l’altro.

In secondo luogo ci chiediamo se fosse realmente necessario questo sterminio del verde, in relazione alla dimensione della pianta, del ruolo svolto dagli alberi nell’abbattimento della CO2 nell’aria, del complesso storico rappresentato dal viale stesso.

In terzo luogo ci auguriamo che i nostri amministratori abbiamo a cuore lo sviluppo sostenibile della nostra città, garantendo la ripiantumazione di tanti alberi quanti ne sono stati abbattuti e applicando la legge che dal 2013 impone di posare un nuovo albero per ogni nuovo nato sul suolo cittadino.

Il 21 novembre sarà la Giornata Nazionale degli Alberi (LEGGI QUI). Come la festeggeremo quest’anno?

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[2\4] Biciclettata nel Grugnotorto

Posted by PRC Muggiò su mercoledì 29 marzo 2017

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I 38 siti contaminati della Brianza

Posted by PRC Muggiò su martedì 26 luglio 2016

da brianzacentrale.blogspot.itper scaricare le mappe clicca sul link

1_MGTHUMB-INTERNA.jpgEventi accidentali, sversamenti e scarichi abusivi di rifiuti nel suolo e nel sottosuolo costituiscono le cause principali dei maggiori casi di inquinamento rilevati sul territorio brianzolo, inquinamento che interessa in maggiore o minore misura tutte le matrici ambientali (aria, suolo, sottosuolo, acque di falda e superficiali).

In provincia di Monza e Brianza sono 38 i siti contaminati e 57 quelli potenzialmente contaminati riportati nella banca dati unificata di Regione Lombardia e di ARPA (AGISCO – Anagrafe e Gestione Integrata dei Siti Contaminati).

Di seguito riportiamo l’elenco dei 22 comuni brianzoli interessati dai siti contaminati:
Agrate, Arcore, Bellusco, Besana Brianza, Bovisio Masciago (2), Brugherio (4), Burago Molgora, Caponago, Ceriano Laghetto (2), Cesano Maderno (3), Concorezzo, Correzzana, Lesmo (2), Limbiate, Lissone, Monza (8), Nova Milanese, Renate, Seregno, Varedo, Villasanta (2), Vimercate (2).

Questi invece i comuni elencati tra quelli interessati dai 57 siti potenzialmente contaminati: Albiate, Arcore, Barlassina, Bernareggio, Bovisio Masciago, Brugherio, Burago Molgora, Ceriano Laghetto (2), Cesano Maderno, Desio (6), Giussano (2), Lentate sul Seveso, Limbiate (2), Lissone (5), Meda, Mezzago, Monza (11), Muggiò, Nova Milanese (2), Ornago, Ronco Briantino, Seregno (4), Seveso, Triuggio, Usmate Velate, Veduggio con Colzano, Villasanta, Vimercate (2).

Nella vicina provincia di Como sono 33 i siti contaminati e 12 i siti potenzialmente contaminati.

In provincia di Lecco risultano invece 22 siti contaminati e 22 i siti potenzialmente contaminati.

Gli elenchi dei siti contaminati, potenzialmente contaminati e bonificati, pubblicati sul sito della Regione Lombardia, rappresentano una fotografia dello stato dell’arte sul territorio lombardo, pur essendo in continuo aggiornamento da parte dell’Ufficio Bonifica delle aree contaminate.

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Dopo il referendum: il comunicato No Triv

Posted by PRC Muggiò su martedì 19 aprile 2016

REFERENDUM: IL COMITATO VOTA SI’

“E’ STATA UNA VITTORIA FAR PARLARE
IL PAESE DELLE SCELTE ENERGETICHE DEL GOVERNO.

DA QUI IN POI NON SI TORNA INDIETRO”

Comunicato Stampa
Roma, 17 aprile 2016

aaatrivellarossaIl Comitato VOTA SI’ ringrazia i milioni di italiani che sono andati oggi a votare sul Referendum sulle trivelle promosso da 9 Regioni italiane e che hanno espresso la loro opinione sulle politiche energetiche del Paese.

Va ricordato che il Governo ha già fatto marcia indietro rispetto allo Sblocca Italia intervenendo nella scorsa Legge di Stabilità per recepire gli altri cinque quesiti del Referendum. Questa è stata una grande vittoria di tutti i comitati e delle associazioni che hanno realizzato questo importante risultato.

Nonostante la campagna di informazione sul Referendum sia stata ostacolata in tutti i modi, nonostante i continui appelli all’astensione da parte del Premier Matteo Renzi, questa campagna referendaria ha acceso un riflettore sulle lobby del petrolio in Italia e sulle scelte energetiche del Paese, e da qui non si potrà più tornare indietro.

Il Referendum è una vittoria delle migliaia di cittadini che si sono mobilitati nel corso della campagna con centinaia di iniziative in tutta Italia, con la convinzione che il governo debba abbandonare le fonti fossili e investire da subito in una nuova politica energetica fatta di energie rinnovabili e di efficienza energetica.

Grazie a questo Referendum finalmente si è imposto nel dibattito pubblico il tema energetico e gli italiani hanno potuto far sentire la loro voce.

Il prossimo appuntamento in cui si parlerà di energia e di cambiamenti climatici è il 22 aprile, quando a New York anche il nostro governo sarà chiamato insieme a Paesi di tutto il mondo a ratificare gli impegni della Conferenza del Clima di Parigi per mantenere l’aumento della temperatura globale al di sotto di 1,5°C azzerando le emissioni da carbone, petrolio e gas entro la metà del secolo.

Parigi sigla comunque la fine dell’era dei combustibili fossili per raggiungerel’obiettivo del 100 per cento di rinnovabili entro il2050. Questo Referendum è il passo più importante fatto da tutti i cittadini italiani in questa direzione e noi con loro contiueremo.

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Renzi e il PD: 27 milioni sono pochi

Posted by PRC Muggiò su venerdì 18 marzo 2016

da ilmanifesto

di Antonio Sciotto – 16\03\2016

Blitz del Pd, e ciao all’acqua pubblica

renzi-scemo-690681_210x210Commissione Ambiente. Ok all’emendamento che apre alla gestione dei privati. M5S e Sinistra Italiana lasciano i lavori per protesta: “Traditi 27 milioni di cittadini che votarono il referendum nel 2011”. Lo scontro adesso si sposta in Aula. In tutte le città dove i servizi idrici sono stati privatizzati le tariffe sono cresciute esponenzialmente

L’ultimo regalo del Pd agli italiani riguarda l’acqua: il “blitz” è avvenuto ieri in Commissione Ambiente della Camera, dove è stato approvato un emendamento – a firma Enrico Borghi – che ha abrogato l’articolo 6 del progetto di legge sull’acqua, e con esso l’obbligo che la gestione dei servizi idrici sia pubblica. «È stato eliminato il cuore della legge, tradendo così i 27 milioni di cittadini che hanno votato il referendum del 2011. Noi ritiriamo la nostra firma», hanno protestato M5S e Sinistra italiana, che avevano sostenuto la proposta di legge di iniziativa popolare sottoscritta da 400 mila persone dopo il referendum.

L’articolo 6, in ossequio ai risultati del voto di cinque anni fa (il 95% dei votanti si era espresso contro la privatizzazione), definiva il servizio idrico integrato quale servizio pubblico locale privo di rilevanza economica e ne disponeva quindi l’affidamento esclusivo a enti di diritto pubblico. Di conseguenza la norma, così come era stata approntata in accordo con il Forum Acqua bene comune, vietava l’acquisizione di quote azionarie di società di gestione del servizio idrico integrato. Ma essendo stato abrogato l’obbligo, si riaprono ora le porte ai privati: porte in realtà mai del tutto chiuse, visto che in molte città la gestione è già passata di mano a imprese non pubbliche. La legge avrebbe dovuto appunto recepire gli esiti del referendum e definire regole uniformi su tutto il territorio nazionale.

I deputati di M5S e Sinistra italiana hanno abbandonato i lavori della Commissione per protesta, lasciando che fosse approvata – dopo l’emendamento “privatizzatore” – dalla sola maggioranza, con l’accordo del governo. Va ricordato che lo stesso premier Matteo Renzi – allora era sindaco di Firenze – nel 2011 aveva annunciato il suo Sì al referendum per l’acqua pubblica, e si era speso in tweet e dichiarazioni.

il-mio-voto-va-rispettato-350x350«Oggi è il giorno in cui con un emendamento di poche righe il Pd affossa la volontà di 27 milioni di italiani – ha commentato Federica Daga, prima firmataria della proposta di legge – Cancellando l’articolo 6 della legge di iniziativa popolare si elimina l’obbligo che l’acqua, la sua gestione e le infrastrutture idriche siano pubbliche. È come se un referendum non ci fosse stato. Come se i cittadini non avessero parlato. Per questo il M5S ha ritirato la firma da questa legge porcata. Se la votassero loro. Ma non ci fermeremo. Accanto ai comitati per l’acqua pubblica ci batteremo in Aula per riportare il testo alla sua vocazione originaria, nel rispetto del referendum. E impugneremo questo testo aberrante in ogni sede e in ogni luogo».

«Quello che sta accadendo sull’acqua pubblica ha dell’incredibile – dice Nicola Fratoianni, di Sinistra italiana – C’era una proposta di legge, elaborata da SI-Sel e M5S, che definiva l’acqua come bene comune e dava seguito agli esiti del famoso referendum del 2011 in cui 27 milioni di italiani si schierarono apertamente per l’acqua pubblica. Ora in Commissione Ambiente è passato un emendamento del Pd che non obbliga alla gestione pubblica e spalanca di fatto un portone alla privatizzazione dei servizi idrici. Per questo i deputati di Sinistra Italiana hanno abbandonato la Commissione e ritirato le firme dalla proposta di legge. Se vogliono continuare a sfasciare l’esito del referendum e privatizzare l’acqua lo facciano senza il nostro aiuto».

Il Pd si difende, affermando che la legge, così come è passata in Commissione Ambiente, «conferma la proprietà pubblica dell’acqua», e «prevede invece che i privati possano partecipare alla gestione dei servizi idrici, tema mai toccato dal referendum del 2011», dice Enrico Borghi. In modo da avere «servizi più efficienti»: così che «l’acqua sia garantita a tutti, con un servizio di qualità, nel rispetto delle direttive europee e dell’autonomia comunale e a costi contenuti inseriti in tariffa e non sulla fiscalità generale». «Non ci attarderemo – conclude il deputato Pd – nel dirigismo, nella difesa dei carrozzoni e dell’aumento delle imposte come vorrebbero i grillini».

Ma secondo l’M5S le tesi del Pd e dello stesso Renzi – «che ha cambiato idea rispetto al 2011» – sono influenzate dall’«intervento delle multinazionali»: la gestione privata dei servizi idrici, affermano, in tutte le città in cui è stata sperimentata ha riservato grossi guai agli utenti. «Le privatizzazioni – spiega Federica Daga – in questi anni hanno portato una serie di problemi: 1) la riduzione del costo del lavoro, attraverso la diminuzione dell’occupazione e la precarizzazione dei contratti; 2)la riduzione degli investimenti, come già sperimentato (-19%) nell’ultimo decennio di gestioni attraverso SpA; 3) la riduzione della qualità del servizio, con meno manutenzioni e controlli; 4) l’aumento delle tariffe, che infatti salgono esponenzialmente».

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NO TRIV: per la costituzione di un coordinamento locale

Posted by PRC Muggiò su domenica 13 marzo 2016

CopertinaNoTriv

VENERDI 18 MARZO, ORE 21.00 PRESSO SEDE PRC DI VIA BARUSO 3, MUGGIÒ, ASSEMBLEA PUBBLICA PER LA COSTITUZIONE DI UN COORDINAMENTO LOCALE IN VISTA DEL REFERENDUM SULLE TRIVELLAZIONI IN MARE DEL 17 APRILE.

Il 17 aprile siamo chiamati a votare per il referendum per il referendum contro le trivellazioni diventate un considerevole pericolo per l’ambiente italiano anche in seguito all’apertura del governo Renzi verso nuove concessioni. Per la Lombardia siamo all’emergenza ambientale perché grandi opere inutili e dannose, crescita insostenibile di traffico privato su gamma, grandi impianti di combustione, abnorme presenza di impianti di incenerimento, prevalenza di un modello agroindustriale a base chimica, hanno reso la Lombardia uno dei territori più inquinati d’Europa con conseguenze gravissime sulla salute dei cittadini e il consumo di preziosissimo territorio agricolo.

A tutto cio oggi si aggiunge la previsione di un esteso piano di trivellazioni che introduce ulteriori rischi nell’ambiente già martoriato della nostra regione.

  • alterazione dell’equilibrio geologico del territorio
  • compromissione della sicurezza idraulica del suolo
  • gravi rischi di inquinamento della faida acquifera

La Lega di Maroni è complice di questo scempio prodotto da un modello energetico centrato sui combustibili fossili e dalla consegna ai grandi affaristi e alla speculazione di tutto ciò che e proprietà pubblica o bene comune. Per questo non ha partecipato alla richiesta di referendum contro le trivellazioni selvagge avanzata da dieci regioni.

Per gli stessi motivi il governo Renzi punta a boicottare la partecipazione dei cittadini al voto non accorpando la data del referendum e quella delle elezioni amministrative, con uno sperpero di 360 milioni di euro di risorse pubbliche.

La vittoria del si al referendum è importante per :

  • FERMARE LE TRIVELLAZIONI SELVAGGE
  • RESTITUIRE LA SOVRATNITA’ AI CITTADINI E AI TERRITORI
  • UNA POLITICA AMBIENTALE SOSTENIBILE

La Segreteria Regionale Prc/Se Lombardia – link

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exPOI?

Posted by PRC Muggiò su lunedì 2 novembre 2015

Expo chiude – Primo bilancio (senza retorica)

Il buio oltre le code: Expo tra debiti e banche alle costole

Il boom (finale) di Expo non copre né i debiti né le previsioni sballate

Expo-2015-con-McDonalds-640x426Mai così pochi

Alla fin della fiera l’obiettivo è stato raggiunto, alla faccia di gufi e disfattisti: Expo chiude i battenti con oltre 20 milioni di ingressi. Un trionfo, almeno per il commissario Sala, che ha la strada spianata per Palazzo Marino, per il governo Renzi e la sua retorica dell’Italia che funziona, e per il gigantesco apparato mediatico mobilitato fin dall’inizio, a suon di milioni, in una delle più straordinarie operazioni di propaganda e manipolazione dell’opinione pubblica che si ricordino.

Restano però in sospeso due domande: i numeri testimoniano un successo? E, soprattutto, alla fine chi paga?

Il successo di un grande “camouflage”

Se al di là della fanfara celebrativa si guardano i fatti, l’Expo universale di Milano ha registrato ingressi contenuti, chiude con un disastroso buco di bilancio, non ha rilanciato l’economia e lascia dietro di sé uno strascico di problemi irrisolti.

Quello milanese è stato il peggior Expo degli ultimi 50 anni. Tolti i quasi 14 mila addetti che ogni giorno si sono avvicendati nel sito, su cui i comunicati di Expo sorvolano, e la ridicola mistificazione per cui si considerano le code da sfinimento un indice di successo e non di disorganizzazione, l’esposizione milanese chiude con 18 milioni di visitatori. È la stessa cifra registrata dall’Expo di Hannover 2000, ricordato come “il flop del millennio”. Per fare peggio di così bisogna andare all’Expo di Seattle del 1962, con 9 milioni di visite.

Ma il problema non è quello del flusso di visitatori. È che per evitare un flop colossale, il management dell’Expo ha spinto sui numeri dei tornelli a scapito del conto economico, che già partiva appesantito da malaffare, clientelismi, inefficienze.

La festa coi soldi degli altri

Il risultato è che la manifestazione peserà sui contribuenti per più di un miliardo di euro.

Expo è costata, finora, 2,4 miliardi di euro: 1,3 miliardi per la costruzione del sito; 960 milioni per la gestione dell’evento (840 milioni secondo Expo, ma è un conteggio basato su magheggi contabili già censurati dalla Corte dei conti) e 160 per l’acquisto dei terreni, pagati – giusto per ricordare come è partita l’operazione – dieci volte il prezzo di mercato.
I dati sulla spesa sono provvisori, visto che sono in corso i contenziosi per gli extracosti chiesti da tutte le principali imprese che hanno lavorato sul sito: solo per il Padiglione Italia, prima trattativa conclusa, ammontano a 29 milioni.

Ed è di questi giorni la notizia che per la bonifica dell’area, rivelatasi gravemente inquinata solo dopo che era stata comprata a peso d’oro, c’è un conto da 72 milioni.
La faccenda ha dato l’avvio a un tragicomico balletto in cui Expo spa, Arexpo (proprietaria dei terreni) e gli ex proprietari (tra cui la Fondazione Fiera Milano, che però è anche socia di Arexpo) si rimpallano le responsabilità, in uno scaricabarile in cui non è difficile immaginare su chi ricadranno, ancora una volta, i costi.

Storia di una voragine finanziaria

I costi di gestione dell’Expo si sarebbero dovuti pareggiare, secondo le dichiarazioni di Sala, con i ricavi da biglietti più quelli da sponsorizzazioni, royalties e via dicendo. Il pareggio si sarebbe raggiunto vendendo 24 milioni di biglietti a un prezzo medio di 22 euro e ricavando circa 300 milioni dalle altre voci. Visti gli scarsi afflussi iniziali, tali che la società si è rifiutata per i primi tre mesi di fornire dati, in estate è stato offerto al volo un nuovo conteggio: sarebbero bastati 20 milioni di biglietti a 19 euro di costo medio; il resto lo avrebbero fatto i ricavi diversi, aumentati chissà come. Già così, si sarebbe chiuso con un deficit di gestione da 200 milioni di euro.

Il problema è che per arrivare ai 20 milioni di ingressi promessi, con annessi titoloni di giornali, si è messa in campo una politica di omaggi e prezzi stracciati. Sconti da saldo alle scolaresche, praticamente precettate dal ministero, ai dipendenti delle aziende sponsor, alle parrocchie, alle coop, agli ordini professionali e a qualsiasi organizzazione che potesse portare a Rho flussi consistenti. Biglietti a 5 euro dopo le 18, ingressi regalati ai pensionati, ai titolari di bassi redditi, a chi parcheggiava per la visita serale nelle aree di sosta del sito. Il rivenditore ufficiale della manifestazione nelle ultime settimane faceva il 70 per cento di sconto.

Expo, pur sollecitata da questo giornale, non fornisce alcun dato sul prezzo medio di vendita: ma non ci vuol molto a capire che sarà molto inferiore alla soglia di 19 euro. Vale a dire che il deficit di gestione sarà ben maggiore dei 200 milioni previsti.

Volano e fantasia

La retorica con cui si cerca di mascherare la perdita economica è soprattutto quella sull’“indotto” e sull’eredità dell’Expo; ritorni economici che giustificherebbero gli 1,3 miliardi d’investimento a fondo perduto nel sito. Qui si entra direttamente nel campo della fantasia. Gli studi con cui si cerca di far passare Expo per un volano economico sono quelli preparati da un gruppo di accademici della Bocconi finanziato da Expo. Si parla di 3,5 miliardi di spesa complessiva dei visitatori, tali da generare, per l’effetto moltiplicatore (per cui ogni euro speso genera ulteriori spese a cascata), una produzione aggiuntiva per il Paese da 10 a 30 miliardi e 191 mila nuovi occupati l’anno dal 2012 al 2020, con un picco tra il 2013 e il 2015.

È l’apoteosi del moltiplicatore economico, un campo dei miracoli dove per ogni euro sotterrato se ne ritrovano 3, o anche 10. Solo che la stima ignora il costo delle risorse usate, in termini di tasse o tagli ad altre voci del bilancio pubblico. Qualsiasi investimento valutato in quel modo darebbe un risultato positivo. Per Carlo Scarpa, ordinario di Economia all’Università di Brescia, esperto di infrastrutture, “qualche effetto moltiplicatore la spesa generata da Expo ce l’avrà, ma stimarlo è pura fantasia. Inoltre, un conto è costruire infrastrutture che restano, un altro è un investimento di pura edilizia, come l’Expo, che dopo sei mesi chiude”.

Sui mirabolanti effetti occupazionali, basti dire che nel 2013, nel 2014 e fino al primo semestre 2015 (ultimi dati Istat disponibili) gli occupati in Lombardia sono stati in calo.

Alla ricerca dei cinesi perduti

L’arrivo di turisti stranieri è stato al di sotto delle previsioni. Secondo uno studio dell’Università Ca’ Foscari di Venezia, coordinato da Jérôme Massiani, i risultati preliminari indicano una quota del 16 per cento di stranieri (soprattutto francesi e svizzeri) contro il 25 per cento previsto.

All’Expo sono andati soprattutto i lombardi (quasi il 40 per cento dei visitatori), mentre i non europei, compreso l’atteso milione di cinesi, hanno raggiunto quote irrisorie. Peccato, perché la spesa degli stranieri è quella che determina il saldo positivo per il Paese creato da Expo.

A patto che, fa notare Massiani, “nei benefici per l’economia sia contabilizzata solo la componente addizionale della spesa dei turisti”. Vale a dire quella di coloro che non sarebbero venuti in Italia se non ci fosse stata l’esposizione. Per gli esercenti milanesi e lombardi non sembra proprio che Expo sia stata una manna. Qualcuno certo ci ha guadagnato, ma per molti, come i locali del centro di Milano che hanno visto la movida serale trasferita a Rho, l’effetto è stato quello di un boomerang. Gli ultimi a manifestare la propria delusione, questa settimana, sono stati i commercianti bresciani: “Qui si perdono quattro imprese al giorno”, ha scritto un report di Confesercenti, “Expo a Brescia non si è proprio fatto sentire”.

“Carta di Milano”: fiera di buoni propositi

Dovrebbe essere il grande lascito morale di Expo. Sembra invece più che altro un esercizio d’ipocrisia. La Carta di Milano raccoglie indicazioni per risolvere i problemi mondiali dell’alimentazione, della produzione di cibo, della fame del mondo. Firmata da tutti i capi di Stato, ministri, politici, funzionari, delegati passati da Expo e da milioni di cittadini, è stata consegnata dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella al segretario dell’Onu Ban Ki-moon. Peccato che non sia altro che un elenco di buone intenzioni, senza vincoli né verifiche, destinata a restare lettera morta una volta spenti i riflettori sull’Expo.

Nata negli uffici della multinazionale alimentare Barilla, è stata bocciata dalle più importanti organizzazioni non governative. “Abbiamo partecipato ai lavori preparatori, ma abbiamo deciso di non firmarla perché non tocca alcuni nodi: la proprietà dei semi, l’acqua come bene comune, i cambiamenti climatici”, ha dichiarato Gaetano Pascale, presidente di Slow Food Italia, l’organizzazione fondata da Carlin Petrini, che aggiunge: “Non prevede impegni concreti per governi e multinazionali, è generica, tra i firmatari ci sono anche alcune multinazionali e capisco che il governo italiano non abbia potuto osare di più”.

Oxfam, network internazionale di organizzazioni non governative attive in 17 Paesi, l’ha definita “lacunosa” su temi fondamentali come le politiche per l’agricoltura contadina, la speculazione finanziaria sulle materie prime alimentari, l’espropriazione delle terre e il consumo di suolo agricolo”.

Il giudizio più duro arriva però da Caritas Internationalis: “È una carta scritta dai ricchi per i ricchi”, dichiara il segretario generale Michel Roy, “un testo parziale, per i destinatari e i contenuti. Non si sente la voce dei poveri del mondo, né di quelli del Nord, né di quelli del Sud”. Perché “indica un problema – la fame nel mondo – tutto sommato noto, ma non mette a fuoco le cause e quindi le soluzioni”, ha continuato Roy. “Contiene una nobile e giusta esortazione a evitare gli sprechi, ma non parla di speculazione finanziaria, accaparramento delle terre, diffusione degli ogm, perdita della biodiversità, clima, speculazioni finanziarie sul cibo, acqua, desertificazione e biocombustibili”.

Aggiunge Luciano Gualzetti, vicedirettore di Caritas Ambrosiana e vicecommissario del padiglione della Santa Sede: “Siamo stati chiamati a partecipare alla sua stesura, ma dobbiamo constatare che il risultato non ha tenuto conto dei nostri suggerimenti, probabilmente per salvaguardare certi equilibri”.

L’area, i debiti e il rebus del dopo Expo

La vera sfida, comunque, inizia ora. Che cosa fare dell’area su cui sono stati investiti 2,4 miliardi di denaro pubblico? Il sito Expo, per ora, è solo una zavorra sui conti di Comune di Milano e Regione Lombardia, che devono restituire alle banche 200 milioni spesi per acquistarla. L’asta del novembre scorso per rivenderli, infrastrutturati, a 340 milioni, è andata deserta; ora si cerca la quadra per uscire dall’imbarazzo. In questo contesto, il rischio di lasciare una cattedrale nel deserto, destino comune a tante aree degli Expo del passato, è alto. Le idee, che sono gratis, non mancano. Così come si sprecano i nomi trendy: hub tecnologico, knowledge valley, start-up incubator.

Più difficile trasformare le idee in realtà. Tra i progetti annunciati, la realizzazione del nuovo polo delle facoltà scientifiche dell’’Università Statale di Milano, una buona idea del rettore Gianluca Vago. Ma sono necessari 540 milioni e una complessa operazione di dismissione e riqualificazione della vecchia area di Città Studi.

Il presidente di Assolombarda, Gianfelice Rocca, ha ipotizzato di aggiungerci un polo della tecnologia e dell’innovazione, Nexpo, in cui attirare aziende dell’hi-tech. Ma come pianificare una tale trasmigrazione? Con quale regia e quali soldi? Tutto ancora da decidere. Come pure l’ipotizzata realizzazione sul sito di una cittadella dell’amministrazione pubblica. E prima di tutto, qualcuno dovrà restituire alle banche i 200 milioni prestati. Di solito, la città che progetta un Expo pensa prima a che cosa fare dopo dell’area su cui fa investimenti pubblici colossali. A Rho, invece, i cancelli si chiudono senza che nessuno ancora sappia cosa ne sarà. “Non fate i ganassa”, dice Piero Bassetti, “la vera sfida inizia ora”.

Gianni Barbacetto, Marco Maroni
Milano, 31 ottobre 2015
da “Il Fatto Quotidiano” (del 31 ottobre 2015)

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Acqua pubblica: passo dopo passo si torna indietro

Posted by PRC Muggiò su lunedì 21 settembre 2015

Approvata la Riforma della Pubblica Amministrazione: un ennesimo attacco del Governo ai referendum e alla volontà popolare

Passo dopo passo, si torna indietro

Ieri mattina il Senato ha licenziato in via definitiva la cosiddetta Riforma della Pubblica Amministrazione.
Nel corso dell’esame parlamentare questo disegno di legge si è trasformato in un ennesimo provvedimento omnibus con cui il Governo si arroga una serie di deleghe in bianco.

Come Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua c’interessa denunciare il fatto che con tale provvedimento il Governo avrà il potere di ridefinire la disciplina in materia di servizi pubblici locali con indicazioni esplicite volte al rilancio dei processi di privatizzazione.

Infatti, dietro la propaganda della razionalizzazione delle aziende partecipate dagli Enti Locali si cela un preoccupante disegno per l’aggiramento della volontà popolare espressa a giugno 2011 attraverso i referendum.
Diverse norme puntano a limitare drasticamente la possibilità di gestione pubblica, incentivano i processi di aggregazione, favoriscono attraverso premialità economiche la perdita del controllo pubblico dei soggetti gestori. Inoltre, si arriva addirittura a prevedere un sistema sanzionatorio per la mancata attuazione della cosiddetta razionalizzazione delle partecipate, basato sulla riduzione dei trasferimenti dello Stato alle amministrazioni inadempienti.
Non si obbliga più alla privatizzazione come fece il Governo Berlusconi nel 2009, ma si favoriscono processi che puntano ad raggiungere il medesimo obiettivo attraverso incentivi e premi o ritorsioni e rappresaglie.

In sostanza, si deve privatizzare o con le buone o con le cattive.

Dichiariamo da subito che nei prossimi mesi rilanceremo con forza la mobilitazione per far attuare l’esito referendario e ribadiamo che un’altra strada è praticabile, come dimostra l’esperienza di Napoli in cui il servizio idrico è stato ripubblicizzato e quella di Reggio Emilia dove assolutamente deve riprendere il percorso anch’esso volto ad una gestione pubblica.

Roma, 5 Agosto 2015.

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“Una costruzione nel nulla”

Posted by PRC Muggiò su giovedì 2 luglio 2015

Muggiò – Fallimento del Magic Movie. Tornano in Tribunale Lo Mastro, Zaccaria e Firmano

di Pier Attilio Trivulzio

imageEsattamente dieci anni fa di questi tempo il multiplex pomposamente battezzato Magic Movie Park spegneva i 15 schermi e al piano -5 dello “scatolone” costruito dentro al parco del Grugnotorto arrivarono i commercianti cinesi. Portati da Song Zhicai e Patrizio Coppola che nello studio del notaio Luciano Quaggia avevano dato vita alla società “Cinamercato srl”. Song Zhicai possedeva un grande, fatiscente centro commerciale dietro la stazione ferroviaria di Napoli. Voleva affittare il Magic Movie; ma Felice Vittorio Zaccaria – procuratore di Tornado Gest – gli disse che no, l’immobile – inaugurato da soli sei mesi e che mai aveva acceso tutti gli schermi – era in vendita.

Il cinese versò 2,2milioni di euro e da quel momento fu costretto a fare i conti con Saverio Lo Mastro e Rocco Cristello che da un anno con la società Valedil (di Lo Mastro, Cristello e Andrea Simone Zaccaria), erano subentrati alla Coel per completare i lavori del multiplex. Dentro il Magic Movie Park aveva già messo radici la n’drangheta. Il padre di Cristello era andato anche lui dal notaio Quaggia per costituire “Cinamercato a Milano srl”, successivamente trasformata in “New Las Vegas srl”.

Felice Vittorio Zaccaria, padre di Andrea Simone, aveva fissato a 40milioni il prezzo dell’immobile. Prese un pacco di cambiali firmate da Rocco Cristello, girate ai fornitori che avevano lavorato per erigere il multiplex, finite tutte in protesto e per qualche mese gli affitti dei commercianti cinesi. Poi gli schiaffi. Le quote di Tornado Gest in mano alla Sef della famiglia Firmano passarono a Saverio Lo Mastro che nel maggio 2006 ne divenne amministratore.

Gennaio 2007 il Tribunale di Monza dichiara il fallimento di Tornado Gest.

Il processo con Italo Ghitti che legge la sua ultima sentenza prima di lasciare Monza per trasferirsi al Tribunale di Piacenza condanna Felice Vittorio Zaccaria 5 anni e la moglie, Aldina Stagnati, a 4 anni. Davanti al Gip Claudio Tranquillo Saverio Lo Mastro aveva patteggiato 4 anni, Stefano Firmano 3 anni.

Ora, sempre per il fallimento di Tornado Gest il Collegio 2 composto da Airò, Barbara e Sechi sta processando l’ex direttore di Banca Intesa di Cinisello Balsamo Giancarlo Garavaglia (difeso dall’avvocato Giuseppe Pezzotta) e Angelo Bartone, amministratore della società Hipponion (difensori avv.i Valaguzza e Maria Traverso).
Martedì 30 giugno a testimoniare il collegio ha chiamato Saverio Lo Mastro, Felice Vittorio Zaccaria e Stefano Firmano.

Lo Mastro che ha patteggiato 4 anni per Tornado Gest, nell’aprile 2009 ha accumulato un’altra condanna a 4 anni per bancarotta fraudolenta per distrazione della “Lo Mastro Costruzioni” fallita nel 2003, deve rispondere di truffa a società telefoniche ed era stato arrestato nel gennaio 2012 a Vibo Valentia su ordine della Procura di Monza, adessso si trova – incredibile ma vero – ai domiciliari a Nova Milanese presso l’abitazione del fratello e potrà raggiungere il Tribunale di Monza senza l’accompagnamento dei carabinieri!

Nel corso dell’ultima udienza il maresciallo Antonio Carotenuto della Guardia di finanza di Monza, su domande del pubblico ministero Donata Costa ha ricostruito la genesi dell’indagine partita da una ipotesi di bancarotta e sviluppatasi poi nella triangolazione Tornado Gest-Sef-Coel per recuperare quel finanziamento soci, rivelatosi fittizio, che Mediocredito aveva richiesto per erogare 18 milioni di euro (17,5 versati) necessari per la costruzione del multiplex di Muggiò sul terreno acquistato da Zaccaria per 1,6 miliardi di lire.

L’arrivo della Valedil di Lo Mastro Cristello è stata la chiave di volta per gestire il riciclaggio di soldi della n’drangheta”, ha spiegato il teste ricordando il lavoro di monitoraggio effettuato al “Giardino degli Ulivi” di Carate.

Il Giardino era di fatto il centro della n’drina che Rocco Cristello si era creato. E’ qui che avvenivano i summit, da noi seguiti grazie all’installazione di telecamere e cimici per captare le conversazioni. Dopo l’arresto l’8 luglio 2006 e alcuni mesi di carcere a Monza, Cristello era stato dimesso in regime di semilibertà e affidato durante il giorno al Giardino degli Ulivi”.

E’ al “Giardino degli Ulivi”, gestito da Tommaso Calello, che Lo Mastro, Antonio Stagno, Antonino Belnome, Salvatore Strangio e Andrea Pavone s’incontravano; all’indomani dell’uccisione di Rocco Cristello (27 marzo 2008) davanti alla sua villetta di Verano Brianza la perquisizione del “Giardino” porta a scoprire, sotterrato, un vero e proprio arsenale d’armi.

Riferisce anche dell’attività tecnica svolta nel novembre 2007 nei confronti di Giancarlo Garavaglia . “L’attività è durata poco. Garavaglia non era più dipendente di Banca Intesa, si occupava di tre società, che operavano nel settore immobiliare. Unici elementi di rilievo le conversazioni con Marika Vassalli (vice direttrice ex collega, anch’essa poi dimessasi dalla banca – ndr) durante le quali parlano di Tornado Gest, di Coel e della società Delle Grazie. Garavaglia cercava la documentazione. Che è sta stata da noi trovata ed acquisita presso la sua abitazione e le società che fanno riferimento a lui”.

Donata Costa, che sostiene la pubblica accusa, chiede al maresciallo Carotenuto di spiegare il ruolo di Angelo Bartone. “Era titolare di una società che si occupava di movimento terra, nel 2006 era stato nominato amministratore unico della Hipponion srl, carica passata l’anno dopo a Saverio Lo Mastro nato a Vibo Valentia”. “Hipponion è l’antico nome della località che dal 1932 ha avuto la denominazione latina di Vibo Valentia”, chiosa il presidente Giuseppe Airò.

Tornado Gest ha accumulato un passivo di 52milioni di euro”, esordisce Emanuele Gentili, uno dei curatori nominati dal Tribunale che hanno fatto un lavoro certosino di controllo dei conti, spesso ritrovandosi con documenti mancanti. “Sull’immobile c’è un credito ipotecario di 18 milioni generato da un contratto del 2003 che prevedeva un’ipoteca sul terreno. Il Comune di Muggiò è tra i creditori privilegiati. La Cassazione è stata chiara in merito. Finanziamento soci? Tornado Gest aveva un socio unico: la Sef che non aveva nulla e non era in grado finanziare. Mediocredito però aveva posto una precisa clausola: aveva chiesto ai soci il finanziamento di 10milioni. Dalle verifiche è risultato che esisteva una vera e propria triangolazione: c’era interrelazione tra Tornado Gest, Sef e il fornitore Coel. In più occasioni Tornado Gest faceva affluire risorse proprie come pagamento fatture pagate con Riba e bonifico. Abbiamo scoperto estratti conti non veritieri di Banca Intesa filiale di Cinisello dove direttore era Garavaglia e Tornado Gest, Sef e Coel avevano i loro conti”.

Il pm chiede a quanto ammonti il passivo della Hipponion. La risposta è: “Stranamente Hipponinon non è fallita”, risponde Ester Palermo che con Emanuele Gentili e Maurizio Oggioni ha avuto l’incarico dal Tribunale. E racconta di quell’incredibile falso ordito da Saverio Lo Mastro per entrare nel fallimento con una falsa cambiale da 10milioni di euro.
Avremmo ammesso la Sef al chirografaro per 9.936.535 euro e però non essendoci il documento originale e la fideiussione bancaria l’avevamo ammessa al chirografo postergato per 7.800.000 euro. Il 5 maggio 2008 Hipponion s’insinua nel fallimento vantando un credito di 10 milioni. Abbiamo chiesto la cambiale originale e l’abbiamo chiusa in cassaforte. Emerge che il 18 maggio 2006 Lo Mastro acquista il 100% delle quote Sef e amministra Tornado Gest. Ci siamo rivolti alla Guardia di finanza per capire quale rapporto causale c’era tra Hipponion e Sef. Ci arriva una lettera firmata da Angelo Bartone, non sottoscritta da Saverio Lo Mastro, nella quale si dice “che il titolo cambiario è a totale ristoro delle cifre elargite”e che “Hipponion riceve il titolo cambiario di 10 milioni da Tornado Gest che era presso Sef”.

Ad un attento esame della Gdf la lettera firmata da Bartone presenta il timbro della posta di Muggiò contraffatto. “Per quale motivo Hipponion attende oltre i termini per insinuarsi nel fallimento? Ci siamo posti la domanda ben sapendo che Hipponion non aveva rapporti di lavoro con Tornado Gest e quindi abbiamo interessato il giudice delegato affinché venisse verificato il titolo che, stranamente, non aveva assolta l’imposta di bollo. Il risultato: la cambiale era una fotocopia! In seguito è saltato fuori l’originale che comunque non era titolo esecutivo non essendo stata pagata l’imposta di bollo. Nè Sef né Hipponion sono state poi ammesse al passivo” testimonia Emanuele Gentili.
Guido Zambetti si è occupato del fallimento della società Coel. Depone in aula.
Coel è fallita il 9 novembre 2006, un anno prima di Tornado Gest lasciando un passivo di 38milioni. L’amministratrice Paola Baitieri e Giovanni Bono hanno patteggiato mentre Carlo Alberto Longo ha avuto la pena di 3 anni e 6 mesi (a cui si è aggiunta quella per la vicenda Blu Call -ndr) che la Corte di Cassazione ha confermato. Di fatto Coel grazie al gioco delle doppie Riba ha finanziato il socio Sef Tornado Gest per 10.129.000 euro che in realtà erano 5.022.000. E non ha pagato 2milioni di euro di lavori fatti nel multiplex e con altre società di Felice Vittorio Zaccaria. Acquario Gest, Palazzo dei Conti Taccona e Delle Grazie”.

Chiede Donata Costa se c’erano anomalie nei pagamenti anche in altre società di Zaccaria. Risposta: “Sì, in Acquario Gest. Che aveva un consulente mai identificato”. Il legale di Garavaglia chiede: “Questo consulente poteva essere Gerosa?”. “No. Il soggetto che io ho incontrato appena insediato nel fallimento presente Giuseppe Bono non era Gerosa. Era persona che aveva forti aderenze con le banche ed aveva costruito un complesso immobiliare a San Govanni Bianco mai completato e da anni abbandonato”.

Si scopre poi che questo factotum è Maurizio Cerea, già chiamato a deporre nel fallimento con Tornado Gest dal pubblico ministero Giordano Baggio.

Concordi i curatori e il consulente della Procura col presidente Giuseppe Airò che chiede: “A vostro giudizio questa operazione del multiplex di Muggiò non doveva proprio partire perchè non c’era nulla di imprenditoriale in questa operazione”. “” è la lapidaria risposta.

Tornado Gest non aveva mai costruito prima, non aveva soldi. Zaccaria non aveva ancora firmato la convenzione con il Comune, non c’era la strada per raggiungere l’immobile. Una costruzione nel nulla”.

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Lo scandalo costituzionale, quattro anni di acqua negata

Posted by PRC Muggiò su domenica 21 giugno 2015

da rifondazione.it

di Riccardo Petrella – 11 giu 2015

LETTERA APERTA AL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA

COPERTINA-NEWGen­tile Signor Pre­si­dente On. Ser­gio Mat­ta­rella, il 12 e13 giu­gno del 2011, 27 milioni di cit­ta­dini hanno detto chia­ra­mente e con immenso entu­sia­smo (la demo­cra­zia può essere felice), «no al pro­fitto con l’acqua pota­bile», abro­gando la norma che sta­bi­liva la deter­mi­na­zione della tariffa per l’erogazione dell’acqua, con­tro la remu­ne­ra­zione del capi­tale inve­stito dal gestore.

Gli ita­liani hanno coe­ren­te­mente escluso che l’accesso al diritto umano all’acqua pota­bile e per l’igiene, rico­no­sciuto come tale dalla riso­lu­zione del 28 luglio 2010 dell’Assemblea Gene­rale dell’Onu, fosse fonte di lucro.
E’ vero che i gruppi sociali domi­nanti del mondo del busi­ness e della poli­tica sono riu­sciti a ridurre l’acqua per la vita ad una merce, ma gli ita­liani hanno rotto la ten­denza e sono sem­pre più nume­rose le città in tutto il mondo che ripub­bli­ciz­zano i ser­vizi idrici o resi­stono alla mer­ci­fi­ca­zione della vita.

E milioni di cit­ta­dini hanno detto «sì all’acqua pub­blica», abro­gando la norma che con­sen­tiva di affi­dare la gestione dei ser­vizi pub­blici locali di rile­vanza eco­no­mica a sog­getti scelti con­sen­tendo la gestione “in house” solo ove ricor­re­vano situa­zioni del tutto ecce­zio­nali, che non per­met­te­vano un effi­cace ed utile ricorso al mercato.

Gli ita­liani hanno, invece, affer­mato il diritto all’esistenza della gestione pub­blica dei ser­vizi pub­blici locali (non solo, quindi dell’acqua) e non a titolo ecce­zio­nale. Nel con­te­sto del refe­ren­dum e del dibat­tito plu­ri­de­cen­nale sull’acqua, l’opzione per la mol­te­pli­cità delle forme di gestione è stata una chiara e pos­sente affer­ma­zione della scelta degli ita­liani in favore della gestione pubblica.

Ebbene, sono pas­sati quat­tro anni interi, e gli esiti dei due refe­ren­dum sono rima­sti total­mente disat­tesi da parte delle isti­tu­zioni pub­bli­che dello Stato, governo e par­la­mento com­presi, e di tutta la classe poli­tica, eco­no­mica e sociale al potere. Non solo essi sono stati igno­rati ma i poteri diri­genti non hanno fatto altro nel corso di que­sti quat­tro anni che cer­care di adot­tare misure miranti a svuo­tare di senso e annul­lare de facto i risul­tati dei referendum.

A nulla sono valse le pro­te­ste, le mani­fe­sta­zioni, le peti­zioni degli ita­liani, le pres­sioni sul par­la­mento allo scopo di met­tere fine allo scan­dalo dell’illegittimità costi­tu­zio­nale nella quale si tro­vano le isti­tu­zioni pub­bli­che dello Stato a causa del loro rifiuto di rispet­tare i risul­tati dei refe­ren­dum. Anche il Suo pre­de­ces­sore, garante della Costi­tu­zione, non ha mai pro­nun­ciato una parola, non dico di sde­gno, ma di sem­plice monito rivolto alle isti­tu­zioni dello Stato affin­ché rispet­tas­sero e faces­sero rispet­tare le regole fis­sate dalla Costituzione.

Gen­tile Signor Pre­si­dente,
oggi il com­pito di far rispet­tare la Costi­tu­zione incombe alla Sua per­sona. Tocca a Lei essere il garante della Costi­tu­zione ita­liana, con­si­de­rata come una delle più belle costi­tu­zioni al mondo, ma sem­pre di più strac­ciata, vio­lata, rot­ta­mata. La prego, non lasci impu­nito ancora altri giorni, set­ti­mane e mesi il furto della nostra Costi­tu­zione rap­pre­sen­tato dal non rispetto della volontà di 27 milioni di Ita­liani. Non lasci raf­for­zarsi nell’animo degli ita­liani la disil­lu­sione demo­cra­tica e la sfi­du­cia nelle isti­tu­zioni dello Stato: a che serve la demo­cra­zia se poi quando votiamo lo Stato ed i diri­genti stessi non rispet­tano la volontà dei cit­ta­dini? Non lasci sva­nire la bella e ricca coscienza di 27 milioni di per­sone che hanno espresso con forza che il diritto umano alla vita pre­vale sulle pre­sunte esi­genze tecnico-finanziarie.

Non lasci riaf­fer­mare che il domi­nio del denaro e gli inte­ressi dei gruppi pri­vati e/o dei poteri pub­blici cor­rotti sia legge nel nostro Paese. Il 12 e 13 giu­gno 2011 27 milioni di Ita­liani hanno votato per il diritto della ed alla vita. Hanno cre­duto che l’acqua è UN BENE COMUNE essen­ziale ed inso­sti­tui­bile per la vita, hanno cre­duto nella respon­sa­bi­lità pub­blica col­let­tiva per garan­tire l’eguaglianza degli esseri umani rispetto al diritto alla vita. Hanno cre­duto nell’acqua come una delle fonti più belle e ric­che del vivere insieme, hanno cre­duto di più nella gioia del vivere che nell’arricchimento da pro­fitto, hanno dimo­strato fidu­cia nei Comuni e nelle isti­tu­zioni pub­bli­che, hanno cre­duto in un futuro per tutti. I refe­ren­dum sull’acqua sono stati la pri­ma­vera ita­liana. Un Suo inter­vento rida­rebbe luce e spe­ranza alla “primavera”.

Un grande gra­zie, con grande rispetto e fiducia.

PS. Ho osato scri­verLe da solo, aper­ta­mente. Mi per­doni per l’audacia. Essendo da più di venti anni impe­gnato atti­va­mente in Ita­lia ed altrove per l’acqua bene comune, l’acqua pub­blica, il diritto uni­ver­sale all’acqua e la par­te­ci­pa­zione dei cit­ta­dini al governo dei ser­vizi pub­blici locali, ho la pre­tesa di pen­sare che quanto espo­sto sia condiviso.

Altre informazioni: clicca quiclicca qui

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Eccolo di nuovo, il multiplex!

Posted by PRC Muggiò su martedì 16 giugno 2015

MuggioApprendiamo da notizie di stampa (C.d.S. del 24/5/15) che sul tavolo dell’Amministrazione Comunale muggiorese ci sono 4 proposte di riutilizzo del Multiplex Magic Movie:

  • Campus Universitario
  • Parco giochi per bambini
  • Cittadella dello sport
  • Outlet commerciale

Dopo 11 anni di spreco di denaro e risorse pubbliche, si tenta di riesumare un cadavere di cemento che non avrebbe ma i dovuto vedere la luce.

Rifondazione Comunista è sempre stata per un riuso pubblico della struttura ma nessun organismo pubblico si è mai proposto per il suo riutilizzo.

Alcune proposte potrebbero essere anche interessanti, ma tra il progetto, la realizzazione pratica e la gestione c’è sempre di mezzo il … mare.

Anche perché con la modifica dei vincoli previsti dal P.G.T. per quell’area, deliberati dalla precedente Giunta Zanantoni e mai revocati, c’è il pericolo di un notevole aumento di volumetrie.

Riappare poi tra le proposte quella di un uso commerciale dell’immobile con ciò che ne consegue.

Tale ipotesi, esclusa finora dalla convenzione comunale in essere, si scontrerebbe anche con la moratoria regionale all’apertura di nuovi centri commerciali in atto.

Vogliamo rischiare di vedere attuato l’unico progetto fattibile (e decisamente non interessante né utile), e cioè il centro commerciale?

Comunque si concluda la vicenda, resta sempre da stabilire che tipo di risarcimento avranno Muggiò e i suoi cittadini alla fine di questa sciagurata avventura, voluta da politici miopi e speculatori arroganti, che ha arrecato solo danni alla comunità cittadina.

Quando il Comune siederà al tavolo per scrivere una nuova trattativa col privato sarebbe segno di responsabilità e intelligenza fare proprie alcune richieste e proposte che abbiamo anche scritto nel programma elettorale, come la copertura del tetto con pannelli fotovoltaici oppure l’interramento di metà dei parcheggi per ridare uno spazio verde al Parco oppure ancora utilizzare i parchegghi nell’ottica di un interscambio con la metrotramvia.

ULTIME NOTIZIE DA Infonodo.org: Muggiò – Confermata in appello la condanna a Felice Zaccaria per il fallimento di Tornado Gest – 15/06/2015

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Biciclettata nel Parco 2015

Posted by PRC Muggiò su giovedì 4 giugno 2015

biciclettata2015

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Via De Nicola ha fatto scuola; trova la differenza…

Posted by PRC Muggiò su lunedì 18 maggio 2015

In perfetta continuità con la precedente amministrazione di destra anche l’Amministrazione Fiorito non può farsi mancare il suo edificio alto ma non alto, con le finestre ma senza finestre, che eccede la volumetria consentita ma che non la eccede, che non è condonato ma che forse sarà necessario condonare, che ha il sottotetto ma che non ha il sottotetto, che è stato autorizzato ma che non è a norma, che non è abitabile ma che sarà abitabile…

Sottotetto costruito nuovo con le finestre murate, in attesa di cambio di destinazione d'uso

Sottotetto costruito nuovo con le finestre murate, in attesa di cambio di destinazione d’uso

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PRESENZA MCDONALD’S? COME SE ERODE FOSSE TESTIMONIAL UNICEF

Posted by PRC Muggiò su venerdì 13 marzo 2015

Dopo Nestlè, acqua ufficiale di Expo, dopo Coca Cola partner soft drink di Expo, ora sbarca alla “fiera del cibo” il simbolo stesso della cattiva alimentazione globalizzata, ovvero: McDonald’s. Sarà presente con un ristorante da 300 posti. Il più grande ristorante di Expo, e con il progetto «Fattore futuro» a sostegno della filiera italiana. Se la Expo-2015-con-McDonalds-640x426missione dichiarata dei dirigenti di Expo e dei molti, più o meno dubbiosi, aderenti a questo evento è “dare una risposta a all’esigenza vitale di garantire cibo sano, sicuro, che non produca obesità e sufficiente per tutti i popoli, nel rispetto del pianeta e dei suoi equilibri”, rendere oggi questa missione compatibile con la partnership di McDonald’s e Coca Cola è cosa per stomaci molto forti”. Così Emilio Molinari e Vittorio Agnoletto, di Costituzione Beni comuni, esponenti entrambi dei movimenti anti globalizzazione. “Sarebbe come – proseguono – “far diventare Erode testimonial d’onore di Unicef”. E’ sufficiente ricordare, a proposito dell’industria del fast food, che gran parte del mangime di soia utilizzato per far ingrassare alla velocità della luce i polli è, infatti, coltivato in Amazzonia attraverso la distruzione di rilevanti porzioni di quella foresta che resta il principale polmone del Pianeta, e che 1Kg di carne e frattaglie tritate produce diversi Kg di anidride carbonica con un disastroso equilibrio fra rendimento alimentare ed inquinamento. Inoltre non è certo un segreto il contributo che questo tipo di alimentazione fornisce all’obesità e all’ipertensione, patologie caratteristche della nostra epoca. Speriamo sinceramente di non essere rimasti soli ad indignarci delle continue manifestazioni d’imbroglio culturale che caratterizzano Expo, dell’uso spregiudicato del termine “sostenibilità” e del furto del linguaggio dei movimenti che lo contestano, mentre si fanno scelte che vanno in direzione opposta e contraria. Sono tempi nei quali sembra non esistere più alcun tabù, ma noi vorremmo rivolgere ugualmente un appello alla riflessione a quanti, impegnati in prospettive alternative alla globalizzazione alimentare, hanno dato la loro adesione,seppure in forme diverse, al contenitore Expo, fornendole l’alibi di un impegno sociale per il bene comune del quale francamente si fatica a trovarne traccia.

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Scambi azionari tra BEA e CEM – vogliamo un servizio di igiene ambientale della Brianza che sia pubblico, sostenibile e partecipato. E se si trattasse solo di cordate contrapposte?

Posted by PRC Muggiò su venerdì 13 febbraio 2015

Nel Consiglio Comunale di Muggiò del 18/12/2014 si è trattato il tema del progetto di aggregazione tra Brianza Energia Ambiente (Bea) e Consorzio Est Milano (Cem Ambiente), due dei soggetti che si occupano di rifiuti nella provincia di Monza e Brianza (all’appello mancano Gelsia Ambiente e CBM, che però è in fase di liquidazione).

Il primo passaggio contemplato nel progetto di fusione era l’emissione ex novo e il successivo acquisto incrociato di un pacchetto di azioni per un valore di 750.000 euro per cui BEA si troverebbe a possedere il 4,97% del capitale di CEM e CEM il 4,76% del capitale di BEA.

Dopo tale operazione e entro la data del 31/12/2016 le due società avrebbero dovuto o dare applicazione al Piano di Aggregazione e Sviluppo, o anticipare la fusione, o decidere anche separatamente la chiusura di tale procedimento.

Sarebbe stato un passaggio importante per la Brianza, sul quale non possiamo esimerci da alcune riflessioni e valutazioni rispetto all’intero panorama che si prospettava.

È per noi un fattore positivo se si cercasse di costruire un nuovo soggetto PUBBLICO che gestisce il ciclo dei rifiuti; noi vorremmo che avesse l’obiettivo di creare una sola società a livello provinciale, e quindi che includa anche Gelsia Ambiente.

Nel delicato e complicato ciclo dei rifiuti la proprietà pubblica è per noi essenziale per poter decidere piani industriali, tipologie e priorità d’investimento che non siano funzionali alla lottizzazione di cariche amministrative ma funzionali a:

  • Ottimizzazione e razionalizzazione delle risorse economiche;
  • Ottimizzazione e razionalizzazione delle risorse tecnologiche;
  • Riduzione e razionalizzazione dei Consigli d’Amministrazione societari;
  • Tutela dei lavoratori e aumento dei livelli occupazionali;
  • Rilancio di politiche pubbliche volte all’innovazione più che al profitto;
  • Razionalizzazione e migliore tracciabilità del servizio di trasporto dei rifiuti;
  • Maggiori controlli e trasparenza del ciclo dei rifiuti anche attraverso la partecipazione civica dei cittadini in organismi e/o comitati di controllo societario;

  • Sostenere l’obiettivo “rifiuto zero” avviando il processo strategico che porterà alla dismissione del forno inceneritore di Desio

E qui sta uno dei punti dirimenti.

rifitiIl piano industriale di BEA non contempla un’indicazione chiara che porti in tempi ragionevoli alla dismissione della tecnologia dell’incenerimento e alla chiusura del forno di Desio, sostituendolo con altre tecnologie che consentono il recupero spinto dei rifiuti.

Non la contempla perché non accantona le risorse economiche necessarie al “decommising” del forno, ma prevede solo pochi spiccioli per studi, generici, affidati a terzi;

quindi non siamo in presenza di un accantonamento di fondi SPECIFICO, MIRATO e FINALIZZATO.

La fusione BEA-CEM (che colpevolmente esclude l’integrazione di Gelsia Ambiente), se arrivasse a compimento porterebbe si’ alla costituzione di una nuova realtà in grado di erogare il servizio integrato di gestione dei rifiuti su 60 comuni, per un totale di 750.000 abitanti e la bellezza di 372.000 T/anno di rifiuti trattati e con l’obiettivo dichiarato di una raccolta differenziata pari all’80% …. ma così resterebbe una quantità di rifiuto indifferenziato di circa 67.000 T/anno, più che sufficiente a garantire la saturazione del forno inceneritore di Desio per gli anni futuri.

Si determinerebbe quindi una condizione che garantisce un volume costante e certo di “carburante” per l’inceneritore di Desio, che quindi rischierebbe di confermare l’incenerimento come una scelta perenne.

Ma tutta la suddetta analisi è al condizionale, perché dopo che il Consiglio Comunale di Muggiò ha votato ed approvato, primo tra i primi della classe, ecco che la meravigliosa costruzione del PD della Brianza si blocca … per supposta violazione dell’art. 2360 del Codice Civile che recita “È vietato alle società di costituire o di aumentare il capitale mediante sottoscrizione reciproca di azioni…”. Così pochi giorni dopo l’adozione della delibera muggiorese, nel silenzio imbarazzato del Sindaco e della sua obbediente maggioranza, neppure l’assemblea dei soci CEM se la sente di votare la fusione!

Ora si aprono una valanga di interrogativi, dai più banali ai più complessi:

  • Ma chi ha firmato la legittimità degli atti portati in Consiglio Comunale? Il suo operato sarà valutato nel determinare il raggiungimento degli obiettivi di rendimento?

  • Ma perché si è sponsorizzato un progetto parziale ed illegittimo? La delibera votata deve essere ritirata?

  • Si crede ancora nel progetto di realizzare una gestione pubblica del ciclo integrato dei rifiuti su base provinciale (che porti allo spegnimento del forno inceneritore di Desio, aggiungiamo noi)? In caso affermativo, cosa si mette in campo per superare il problema “tecnico” che è emerso?

  • Noi siamo per una società al al 100% di proprietà pubblica; il progetto del PD prevede l’ingresso dei privati?

  • Ma l’incidente è “tecnico” o “politico”? Nel senso, il problema sarebbe emerso se nel progetto non si fosse messa all’angolo Gelsia Ambiente? E se fosse politico prima ancora che tecnico, siamo di fronte a scontri di “visione strategica” su quale sia la scelta migliore per tutelare l’ambiente, l’occupazione ed il territorio, garantendo servizi efficienti, trasparenti e di qualità alla cittadinanza… oppure a bassi scontri tra cordate che si contendono il controllo di alcune casematte del potere politico ed economico?

  • Il contratto vigente con Gelsia, che scadeva a Dicembre, è stato prorogato di 9 mesi per avere il tempo di realizzare (o bocciare) la fusione BEA-CEM; ma nelle incertezze attuali, si stanno predisponendo gli atti per svolgere un nuovo bando di gara che assegni l’appalto del servizio rifiuti? Non è che si improvviserà una decisione senza una scelta ponderata e dirimente? È già capitato, a Limbiate, che il TAR ha annullato la gara per il passaggio del servizio da Gelsia a Bea; vogliamo trovarci nelle stesse condizioni? Ed ancora, anche a prescindere da eventuali scontri di potere tra cordate contrapposte, quali sono gli obiettivi che l’Amministrazione muggiorese perseguirà nel nuovo bando in tema di tariffazione puntuale e trattamento dei rifiuti (fabbriche del riuso, riduzione produzione di rifiuti ecc.)?

Come è evidente si tratta di scelte ed opzioni fondamentali per il futuro sociale ed ambientale del nostro territorio, opzioni che richiederebbero la messa in campo di ben altre operazioni di trasparenza e partecipazione rispetto al “braccialetto bianco” di Libera rivendicato ed indossato dal nostro Sindaco.

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Privatizzare è facile come bere un bicchier d’ACQUA!

Posted by PRC Muggiò su mercoledì 17 dicembre 2014

Il governo Renzi ha deciso che il referendum del 2011 è carta straccia; basta con i valori dello “scorso secolo” secondo cui la gestione dei beni comuni e dell’acqua debbano essere pubblici, partecipati, su gestione territoriale e senza profitti!

Ben 3 manovre infatti tentano di correggere questo “eccesso di democrazia”:

  • con la “Spending Review” si vogliono razionalizzare tutte le società partecipate dagli enti locali riducendole e demansionando il ruolo della pubblica amministrazione;

  • col decreto “Sblocca Italia” si impone ai Comuni di aggregare le società del servizio idrico in un unico grande soggetto, favorendo i grandi capitali finanziari di A2A, Iren, Hera, Acea;

  • Con la Legge di Stabilità si incentivano le privatizzazioni, in modo da dare liquidità immediata ai Comuni; e sotto traccia viene eliminata dall’art.26 del Collegato Ambientale alla Legge di Stabilità (votato nei mesi scorsi alla Camera), la norma che imponeva l’installazione di erogatori idrici per garantire il minimo vitale (circa 40 litri al giorno) a tutti i cittadini, anche se caduti nella morosità incolpevole per la perdita del lavoro e la crisi economica

Le conquiste ottenute negli anni scorsi con l’ampio fronte di realtà sociali coinvolte nei comitati vengono cancellate con una sequela di voti in un Parlamento di non eletti.

il mio votoChi si era esposto per la campagna referendaria del 2011 ha oggi il dovere morale tornare a mobilitarsi.

Ci sono Comuni – come Muggiò – che si sono più volte dichiarati sul tema dell’universalità dei diritti legati all’acqua. Da questi Comuni deve partire una nuova e vasta campagna.

Nel 2010 in Consiglio Comunale si votò all’unanimità una mozione che recita tra le altre cose: “l’acqua rappresenta l’esempio più evidente di un bene comune a livello mondiale, un bene comune che non si può rifiutare agli esseri umani ed alle specie viventi, un bene naturale fondamentale che non può essere sostituito da altre sostanze né si può evitare o posticiparne l’uso, non esistendo scelte alternative”.

E 5 anni prima un’altra mozione, per il “Riconoscimento dell’acqua come bene comune e patrimonio dell’umanità”, approvata a maggioranza col solo voto contrario di Zanantoni e alcuni astenuti dalla destra, impegnava l’allora Sindaco Fossati “a garantire la sicurezza dell’accesso all’acqua, nelle quantità e qualità necessarie alla vita, a tutti i membri della comunità locale, in solidarietà con le altre comunità e con le generazioni future pari a 40 litri di acqua al giorno per ogni persona”.

L’acqua doveva essere uno strumento di pace, di sviluppo umano; oggi si toglie queste diritto elementare dell’acqua quale bene comune e patrimonio dell’umanità ai tanti cittadini in difficoltà economiche!

Si può rimanere in silenzio di fronte a tale spregiudicato arretramento, oppure si può partire dalla petizione disponibile su: www.acquabenecomune.org/petizione per iniziare a rilanciare i valori che sono stati condivisi dal popolo referendario del 2011. Noi ci schieriamo con questo fronte progressista, contro la barbarie di chi vuole privatizzare i patrimoni dell’umanità; se ci sono altre persone di buona volontà che vogliono condividere questa battaglia è bene che si attivino ora.

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21 Novembre: la festa dimenticata degli alberi

Posted by PRC Muggiò su martedì 9 dicembre 2014

giornata_alberi_2014_logoNel gennaio 2013 una legge nazionale istituiva la Festa dell’Albero da tenersi ogni 21 novembre.

Non solo. Prevede tuttora che ogni anno si piantino tanti alberelli quanti nuovi neonati sul territorio; inoltre si obbliga le Amministrazioni a pubblicare il censimento arboreo del proprio Comune entro la scadenza del mandato.

L’Amministrazione Zanantoni, lungi dall’essere attenta al benessere ambientale della città, ha sorvolato su ognuno degli obblighi di legge previsti:

  • nessun albero è stato piantato in occasione della giornata nazionale in relazione ai neonati, anzi, oltre al danno la beffa, l’allora Assessore Mazza (Lega Nord) ha dichiarato nel settembre 2013 (testuali parole) di essersi attivato per valutare “la possibilità di poter aumentare gli spazi a verde. Il risultato fu che di spazi adatti non ne abbiamo.” (clicca qui) In sintesi per la Lega Nord a Muggiò non ci sono spazi liberi per nuove piantumazioni (avranno dimenticato l’esistenza del Grugnotorto, del Bosco in Città, dei parchetti, delle sponde del Villoresi…).

  • nessun censimento arboreo è stato depositato, nemmeno dopo che il nostro Consigliere Comunale ha iscritto all’ordine del giorno nel marzo 2014 una interpellanza per richiedere all’allora Sindaco Zanantoni se e quando avesse ottemperato agli obblighi di legge (clicca qui). Ad oggi l’unico censimento risale al 2007-2008 per opera dell’ex Assessore Dossola.

È cambiata Amministrazione ma non sono cambiate le osservazioni:

  • il 21 novembre 2014 è trascorso senza nessuna iniziativa significativa per Muggiò, ci siamo già dimenticati della nuova festa nazionale dell’albero?

  • L’Amministrazione Fiorito ritiene che Muggiò abbia aree pubbliche adatte alla piantumazione? O vuole chiudere gli occhi come la precedente Amministrazione? Quando verranno piantati i nuovi alberi per i neonati nel 2014?

  • Esiste un censimento arboreo o comunque una sua fase d’attuazione per rispettare la legge infranta dalla scorsa Amministrazione?

Queste e altre domande poniamo agli amministratori pubblici, nella speranza che la cura e la salvaguardia dell’ambiente non rimangano slogan elettorali.

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Manifestazione NO PEDEMONTANA – 21 settembre 2014 a Lentate sul Seveso

Posted by PRC Muggiò su mercoledì 17 settembre 2014

Fermiamo la vergogna della Pedemontana

Stop a Pedemontana e Tem, cambiamo rotta nel sistema dei trasporti in Lombardia, rifinanziamo il trasporto pubblico.

La Federazione del Partito della Rifondazione Comunista di Monza Brianza aderisce alla mobilitazione indetta dal Comitato No Pedemontana di domenica 21 settembre 2014 a Lentate sul Seveso.
Ormai è sempre più evidente che questa cosiddetta grande opera è dannosa per il territorio e puro veleno per la democrazia e la legalità:
  1. produce danni idrogeologici ed ambientali attraverso l’aumento della cementificazione, del trasporto su gomma e delle sue letali conseguenze inquinanti, distrugge l’agricoltura;
  2. è una provata occasione di corruzione e di speculazione tramite il sistema di appalti e di finanziamenti pubblici a perdere, che producono guadagni privati e dispendio del denaro pubblico;
  3. al possibile default del baraccone della Pedemontana il governo delle larghe intese in pieno accordo con Maroni ha risposto con vergognosi sconti fiscali;
  4. la irresponsabilità è totale perché nessuno ha ancora affrontato seriamente il problema di che cosa succederà quando si arriverà a lavorare la terra di Seveso a rischio diossina.
Bisogna continuare la mobilitazione dei comitati, degli amministratori coraggiosi, solo così difenderemo territorio, democrazia e diritti dei cittadini e delle cittadine.
Stop a Pedemontana e Tem, cambiamo rotta nel sistema dei trasporti in Lombardia, rifinanziamo il trasporto pubblico.
Giovanna Capelli (Segretaria della Federazione del PRC di Monza e Brianza)
Monza, 15 Settembre 2014
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