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Archive for the ‘appello’ Category

Leggi di Iniziativa Popolare: SI FIRMA IN COMUNE

Posted by PRC Muggiò su martedì 5 giugno 2018

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VOLANTINO PAREGGIO DI BILANCIO: CLICCA QUI

VOLANTINO SCUOLA DELLA COSTITUZIONE: CLICCA QUI

Scarica e diffondi!!!

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L’onore dei partigiani e della Resistenza infangato

Posted by PRC Muggiò su mercoledì 10 gennaio 2018

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Il Comune di Monza dia una spiegazione.

Fascisti, fuori dalle nostre città!

Appello e presidio indetto dall’ANPI: leggi qui

da brianzapopolare.it

Siamo inorriditi dinanzi alla locandina distribuita online e che pubblicizza l’evento di venerdì 19 gennaio a Monza, in una sala comunale.
La “conferenza” tratterà del libro di Gianfranco Stella: “I grandi killer della Liberazione. Saggio storico sulle atrocità partigiane”. Libro che, a detta degli organizzatori, “può dirsi la selezione delle più efferate azioni partigiane”.

L’autore, già apparso in tribunale dopo le denunce dell’ANPI nazionale, si definisce “saggista della destra cattolica” e ha passato il proprio tempo pubblicando volumi che screditassero i partigiani, con l’intento di dimostrare “che il movimento partigiano fu un mito e non altro”.

L’indegno evento è organizzato da Ordine Futuro, rivista “culturale” di Forza Nuova e dall’Associazione Carcano 91 (come il fucile in dotazione ai militari italiani in guerra).

Sarà presente un autore della rivista, Ermanno Durantini, strenuo difensore degli squadristi denunciati per apologia di fascismo per il loro saluto romano nel Campo X di Milano, dove sono sepolti i fascisti dell’RSI. Sarà presente anche Norberto Bergna“dirigente in pensione col pallino della storia locale e un passato di militante di destra” che ha pubblicato un opuscolo sugli “eccidi di fascisti in Brianza”.

Bergna ha deposto nel 2017 – nell’anniversario della morte del Duce – una corona sulla lapide dei repubblichini nel cimitero di Seregno al grido “camerati, attenti!”, aggiungendo che “per noi il 25 aprile è un giorno di lutto”.

Con quale coraggio si concedono spazi pubblici per tali soggetti? Con quale coraggio si sputa sulla storia partigiana?

Non ci sono parole per esprimere lo sdegno che abbiamo nei confronti degli organizzatori – esaltatori della storia e della morale criminale fascista – e degli amministratori e politici comunali, che con noncuranza (o peggio connivenza) concedono un uso così illegittimo dei luoghi della collettività.

I morti della guerra, delle torture nazi-fasciste, dello sterminio e dello squadrismo pare non pesino sulle spalle di personaggi di tale sorta. Pare piuttosto ci provino gusto nello sputare sulla Costituzione antifascista, scritta da chi ha combattuto e vinto contro i “padri” di questi movimenti revisionisti.

Fascisti fuori dalle nostre città!

Partito della Rifondazione Comunista (Federazione di Monza e Brianza)
Monza, 9 gennaio 2018

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“MAI PIÙ FASCISMI”

Posted by PRC Muggiò su mercoledì 3 gennaio 2018

3 Gennaio 2018

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Potere al popolo: la Brianza accetta la sfida!

Posted by PRC Muggiò su martedì 19 dicembre 2017

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Anche Monza e Brianza accetta la sfida, e lancia un appello a tutte e tutti invitando a partecipare alla prima assemblea brianzola di Potere al Popolo che si terrà pochi giorni dopo l’assemblea nazionale e precisamente venerdì 22 dicembre alle 21.00 presso la sede PRC in via Orsini 4\A, Monza.

La proposta di programma oggetto di discussione: https://poterealpopolo.org/programma/

Evento facebook: https://www.facebook.com/events/666493823739323/

Dal manifesto di Potere al Popolo (estratto):

Siamo le giovani e i giovani che lavorano a nero, precari, per 800 euro al mese perché ne hanno bisogno, che spesso emigrano per trovare di meglio. Siamo lavoratori e lavoratrici sottoposte ogni giorno a ricatti sempre più pesanti e offensivi per la nostra dignità. Siamo disoccupate, cassaintegrate, esodati. Siamo i pensionati che campano con poco anche se hanno faticato una vita e ora non vedono prospettive per i loro figli. […]

Ma siamo anche quelli che non cedono alla disperazione e alla rassegnazione, che non sopportano di vivere in un’Italia sempre più incattivita, triste, impoverita e ingiusta. Ci impegniamo ogni giorno, organizzandoci in comitati, associazioni, centri sociali, partiti e sindacati, nei quartieri, nelle piazze o sui posti di lavoro, per contrastare la disumanità dei nostri tempi, il cinismo del profitto e della rendita, le discriminazioni di ogni tipo, lo svuotamento della democrazia. […]

Abbiamo deciso di candidarci alle elezioni politiche del 2018. Tutte e tutti insieme. Perché questo pezzo di paese escluso è ormai la maggioranza, e deve essere ascoltato. Perché se nessuno ci rappresenta, se nessuno sostiene fino in fondo le nostre battaglie, allora dobbiamo farlo noi. Perché siamo stanchi di aspettare che qualcuno venga a salvarci…

Abbiamo deciso di candidarci per creare un fronte contro la barbarie, che oggi ha mille volti […] Per noi le prossime elezioni non sono un fine bensì un mezzo attraverso il quale uscire dall’isolamento e dalla frammentazione, uno strumento per far sentire la voce di chi resiste, e generare un movimento che metta al centro realmente i nostri bisogni. […]

Insieme possiamo rimettere il potere nelle mani del popolo, possiamo cominciare a decidere delle nostre vite e delle nostre comunità. Chi accetta la sfida?

Contatti: poterealpopolobrianza@gmail.it

349 8329161 (Angelo) – 333 1850407 (Marco)

facebook: @prcbrianza

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Potere al Popolo: la Brianza accetta la sfida!

Posted by PRC Muggiò su lunedì 18 dicembre 2017

Il manifesto di Potere al Popolo: clicca qui.

Il programma di Potere al Popolo: clicca qui.

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A Muggiò son tornati i fascisti

Posted by PRC Muggiò su sabato 9 dicembre 2017

Deve ripartire una nuova Resistenza!

Oggi 9 dicembre, in concomitanza della manifestazione antifascista a Como, CasaPound – movimento di spudoratamente fascista – ha occupato la piazza centrale del paese, la stessa dove, nel ’45 durante la Liberazione, sventolò dall’alto del campanile della chiesa la bandiera partigiana: era la fine della guerra, della tirannia e del fascismo. Oggi ci vogliono riportare nella palude e nel buio del regime mussoliniano.

Noi non ci stiamo! Chiamiamo già ora tutte e tutti gli antifascisti ad una mobilitazione collettiva!

Non solo la nostra Costituzione antifascista, ma leggi come la Scelba e la Mancino, proibiscono manifestazioni di tale sorta.

Per di più il Comune è vincolato dalla mozione antifascista, votata in Consiglio Comunale nel luglio 2017 e che impegna la macchina amministrativa ad impedire la presenza sul territorio di gruppi neofascisti, razzisti e xenofobi.

Casapound si dichiara fascista, pubblicamente, per bocca dei suoi leader, come Simone di Stefano che senza vergogna ammette: “Siamo fascisti, non è un reato” (link). Dimenticando che è proprio l’opposto: il fascismo è reato!

Attendiamo spiegazioni dall’Amministrazione e confidiamo in una futura gestione dei luoghi pubblici più accorta.

Il fascismo non passerà!

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Potere al Popolo: l’appello

Posted by PRC Muggiò su sabato 2 dicembre 2017

Alcuni spunti di riflessione a partire dall’assemblea del 18 novembre a Roma

In queste pagine abbiamo provato a sintetizzare i contenuti espressi dalle mobilitazioni degli ultimi dieci anni di crisi: assistiamo ogni giorno alla guerra dei ricchi contro i poveri, di quelli che hanno gli strumenti – economici, tecnici, legislativi – per arricchirsi sempre di più e quelli che resistono solo col proprio lavoro e la propria determinazione.

Di tutte queste mobilitazioni abbiamo registrato le voci all’assemblea del 18/11 a Roma, dove decine di interventi, da più parti d’Italia, hanno raccontato esperienze di resistenza, partecipazione, attivismo, lotta; abbiamo provato a costruire un programma minimo che le tenga dentro e le connetta tutte.
Abbiamo voluto scrivere un testo breve e incisivo perché crediamo che non ci serva un lunghissimo elenco di promesse e proposte, ma pochi punti forti su cui in tanti possiamo continuare a impegnarci con l’obiettivo del protagonismo delle classi popolari.
Vorremmo provare a formulare assieme alcuni elementi di metodo e di intervento quotidiano, da portare avanti anche a prescindere dalla prossima scadenza elettorale: sui temi qui indicati vogliamo crescere e tornare ad essere protagonisti nei nostri territori, prima, durante e dopo le elezioni. Speriamo davvero che questo testo possa essere dibattuto, integrato, migliorato dalla partecipazione di tante e tanti.

1. COSTITUZIONE

Vogliamo l’uguaglianza, vogliamo salari dignitosi, il rispetto di chi lavora. Perché su chi lavora è fondata la Repubblica. Chiediamo troppo? Chiediamo solo quello che già è scritto nella nostra Costituzione, nata dalla spinta dalla lotta di liberazione dal nazi-fascismo e da un grande protagonismo delle masse.
Il Referendum del 4 dicembre ha mostrato la chiara volontà del popolo italiano di difendere la carta costituzionale, noi crediamo che sia finalmente giunto il momento di metterla in pratica fino in fondo. Vogliamo dunque la piena attuazione della Costituzione nata dalla Resistenza, e in particolare dei suoi aspetti più progressisti. Questo significa prima di tutto:
– ridare centralità e dignità alle lavoratrici e ai lavoratori;
– far sì che ogni discriminazione di sesso, razza, lingua, religione, orientamento sessuale venga superata;
–  rimuovere ogni ostacolo di carattere economico e sociale che limita l’uguaglianza e inibisce il pieno sviluppo della persona umana;
– promuovere e supportare la cultura e la ricerca scientifica, salvaguardare il patrimonio ambientale e artistico;
– ripudiare la guerra e dare un taglio drastico alla spesa militare (ovvero: la rottura del vincolo di subalternità che ci lega alla NATO e la rescissione di tutti i trattati militari; l’adesione e sostegno dell’Italia al programma di messa al bando delle armi nucleari in tutto il mondo; il ritiro delle missioni militari all’estero; la cancellazione del programma F35, del MUOS, degli altri programmi e basi di guerra);
– rimuovere il vincolo del pareggio di bilancio, inserito di recente, che sacrifica le vite e la dignità delle lavoratrici e dei lavoratori in nome dell’equilibrio fiscale e del rispetto dei parametri europei;
– ripristinare l’equilibrio istituzionale, ridando centralità ad un Parlamento eletto con un sistema proporzionale.

2. UNIONE EUROPEA

Negli ultimi 25 anni e oltre, l’Unione Europea è diventata sempre più protagonista delle nostre vite. Da Maastricht a Schengen, dal processo di Bologna al trattato di Lisbona, fino al Fiscal Compact, le peggiori politiche antipopolari vengono giustificate in nome del rispetto dei trattati. I ricchi, i padroni delle grandi multinazionali, delle grandi industrie, delle banche, le classi dominanti del continente approfittano di questo ”nuovo” strumento di governo che, unito al “vecchio” stato nazionale, impoverisce e opprime sempre di più chi lavora. Sempre di più la gente comune sente il peso di decisioni che sono prese altrove, lontano, e che non rispecchiano ciò che il popolo vuole.
L’Ue ha agito come uno strumento delle classi dominanti, delle banche, della finanza: un dispositivo che ha “protetto” dalla democrazia quelle riforme strutturali (da quelle costituzionali e a quelle del lavoro) non a caso definite impopolari. L’ Unione europea dei trattati è lo strumento di una rivoluzione passiva che ha reso funzionale “il sogno europeo” agli interessi di pochi. Noi vogliamo ricostruire il protagonismo delle classi popolari nello spazio europeo:
Per questo:
– vogliamo rompere l’Unione Europea dei trattati;
– rifiutiamo le storture governiste impresse al nostro sistema politico, lo svuotamento di potere del Parlamento e il rafforzamento degli esecutivi;
– vogliamo che le classi popolari siano chiamate ad esprimersi su tutte le decisioni prese sulle loro teste a qualunque livello – comunale, regionale, statale, europeo – pregresse o future.

3. LAVORO E REDDITO

Costituzionalmente è riconosciuto il diritto al lavoro e la promozione delle condizioni che rendano effettivo questo diritto.
La realtà del lavoro in Italia è sempre più sbilanciata: c’è chi sia ammazza di fatica per 12 ore al giorno e non riesce ad andare in pensione e chi non riesce a trovare un impiego, noi vogliamo lavorare meno, ma lavorare tutte e tutti. Gli unici lavori che si riescono a trovare sono iper-sfruttati e sottopagati (o addirittura gratuito, nelle forme degli stage, dei tirocini, dell’alternanza scuola/lavoro, etc.); migliaia di persone ogni anno sono costrette ad emigrare per lavoro (nessuno ne parla ma sono più di coloro che arrivano nel nostro Paese); più di tre persone al giorno muoiono di lavoro e le norme a tutela della sicurezza dei lavoratori sono sempre più deregolamentate, così come le misure di prevenzione di infortuni e malattie professionali. La tenuta del nostro sistema pensionistico è a rischio a causa del fatto che nel mercato del lavoro si entra – forse – tardi, un eventuale reinserimento in età avanzata è ancor più difficile, e si esce chissà quando; ad essere garantite sono solo le pensioni dei dirigenti, pagate con i soldi dei lavoratori dipendenti.
Per questi motivi vogliamo:
– la cancellazione del Jobs Act, della legge Fornero, della legge Biagi, del pacchetto Treu e di tutte le altre leggi che negano il diritto ad un lavoro stabile e sicuro;
– il ripristino del testo originario dell’art. 18;
– la cancellazione di tutte le forme di lavoro diverse dal contratto a tempo indeterminato;
– misure che garantiscano incisivamente la sicurezza sul lavoro;
– serie politiche di contrasto alla disoccupazione;
– una legge sulla democrazia nei luoghi di lavoro che garantisca a tutte e tutti il diritto di scegliere liberamente la propria rappresentanza sindacale, tutti elettori e tutti eleggibili senza il vincolo della sottoscrizione degli accordi;
– che venga anticipata l’età pensionabile;
– la fine delle discriminazioni di genere e della disparità salariale.
– la battaglia per il diritto al lavoro e per la riduzione di orario viaggia insieme alla necessità di riconoscere il diritto a una esistenza degna a tutte e tutti. Non si tratta solo di contrastare una povertà sempre più odiosamente diffusa, ma di superare il welfare assistenzialistico e familistico e riconoscere a tutte e a tutti il diritto a un reddito minimo garantito.

4. ECONOMIA, FINANZA, REDISTRIBUZIONE DELLA RICCHEZZA

Partiamo, come detto all’inizio, dalla Costituzione e dalla rimozione degli ostacoli all’uguaglianza. Questo punto è incompatibile con le scelte scellerate in materia di economia e finanza fatte dai governi di qualunque colore negli ultimi trent’anni. Ribadiamo la necessità di cancellare l’obbligo del pareggio di bilancio inserito in Costituzione e la volontà di disobbedire al Fiscal Compact. Crediamo inoltre che sia urgente trasferire ricchezza dalle rendite e dai capitali al lavoro e ai salari, ricostruire il controllo pubblico democratico sul mercato organizzando un piano che elimini la disoccupazione di massa e la precarietà  e cancelli la povertà. Per mettere in atto questo piano immaginiamo alcuni passaggi fondamentali:
– un’imposta patrimoniale;
– un sistema di tassazione semplice e fortemente progressivo;
– una lotta seria alla grande evasione fiscale;
– il recupero dei capitali e delle rendite nascoste;
– la fine delle privatizzazioni e delle esternalizzazioni (in particolare degli appalti per servizi permanenti): vogliamo che i beni e i servizi pubblici rimangano tali e non vengano svenduti;
– politiche industriali attive e controllo su delocalizzazioni e investimenti (in particolare delle multinazionali, quindi è necessario anche abolire Il trattato con il Canada e cancellare definitivamente Il TTIP);
– la nazionalizzazione della Banca d’Italia, delle banche e delle industrie strategiche, il ripristino della separazione tra banche di risparmio e di affari;
– un piano per il lavoro con  forti investimenti pubblici nel risanamento del territorio, nei beni culturali, nella formazione, nella ricerca e nella innovazione, nello sviluppo dei servizi e dello stato sociale.

5. LOTTA ALLA POVERTÀ E ALL’ESCLUSIONE SOCIALE

Un paese sempre più preda della crisi, impoverito e incattivito, vede crescere l’emarginazione sociale. Superando le logiche assistenziali, la lotta alla povertà e all’esclusione è un punto importante del nostro discorso politico. Vogliamo:
– città e territori realmente aperti a tutti, senza zone ghetto, senza periferie immiserite e preda della criminalità organizzata accanto a “centri storici-vetrina” dai quali gli esclusi vengono cacciati con un DASPO;
– una seria politica per gli alloggi popolari mettendo innanzitutto a valore il patrimonio immobiliare esistente;
– il rispetto delle garanzie e tutele costituzionali – casa, salute, istruzione, etc. – per tutte e tutti, in particolare per chi è in condizioni di miseria e disagio socio-economico.
– un piano di inclusione da realizzare per tutti gli espulsi dalla crisi economica, il cui destino non può essere quello della marginalità e della ghettizzazione.

6. WELFARE: SALUTE, ISTRUZIONE, ASSISTENZA, INCLUSIONE

La lotta alla povertà e all’esclusione, il superamento di qualsiasi diseguaglianza sociale, passano per la tutela del diritto all’istruzione, alla salute, per il potenziamento di qualsiasi forma di assistenza sociale, attraverso un incisivo ripristino del Welfare State. La sanità pubblica è allo sfascio, preda di sciacalli privati che hanno solo sete di profitto; i livelli assistenziali sono in caduta libera, frutto di politiche di tagli trasversali e indiscriminati, la partecipazione diretta alla spesa cresce sempre di più, come la lunghezza delle liste d’attesa, con una conseguente diseguaglianza di accesso ai servizi, in particolare nelle zone depresse come il Sud e le isole. Questa disuguaglianza è accentuata anche dall’introduzione del Welfare Aziendale e di fondi pensionistici integrativi vincolati al contratto di lavoro e allo status socio-economico. L’esclusione di fette sempre più ampie di popolazione dall’accesso alle cure va di pari passo con l’assenza di qualsiasi investimento incisivo sulla prevenzione primaria e secondaria di malattie e su misure di tutela della salute.
La “Buona Scuola”, degna figlia delle riforme precedenti, insulta gli insegnanti, svuota le conoscenze, punta a trasformare gli studenti in schiavi obbedienti pronti a lavorare gratis e senza protestare. Mancano totalmente politiche di assistenza e sostegno alla famiglia, come gli asili o dei servizi sul territorio per il sostegno agli anziani. I diversamente abili ed i soggetti sociali fragili sono sempre più spesso abbandonati a loro stessi o alle loro famiglie, senza alcuna assistenza economica e materiale e alcun serio programma di inserimento e inclusione sociale.
Per questo noi vogliamo:
– la cancellazione di tutte le riforme che hanno immiserito la scuola, l’università e la ricerca;
– l’assunzione a tempo indeterminato di tutto il personale precario della Pubblica Amministrazione e un nuovo programma di assunzioni per scuola, sanità, servizi socio-assistenziali, con immediato sblocco del turn-over lavorativo;
– un serio adeguamento salariale;
– l’ampliamento dell’offerta formativa e l’estensione del tempo scuola col tempo pieno per tutto il primo ciclo d’istruzione;
– la gratuità dei libri di testo e la certezza del diritto allo studio fino ai più alti gradi;
– la totale gratuità del servizio sanitario nazionale;
– un potenziamento reale del servizio sanitario e dei livelli assistenziali minimi;
– l’uscita del privato dal business dell’assistenza sanitaria;
– lo stop alla chiusura degli ospedali, il potenziamento dei servizi sanitari esistenti, una rete capillare di centri di assistenza sanitaria e sociale di prossimità;
– che ci sia piena libertà di scelta da parte del soggetto interessato riguardo l’uso sproporzionato di mezzi terapeutici (“accanimento terapeutico”) e le decisioni di fine vita (eutanasia);
– il risanamento e la bonifica dei territori inquinati, col potenziamento di programmi di prevenzione primaria e secondaria;
– la copertura totale del fabbisogno di posti negli asili nido;
– un concreto sostegno economico e materiale agli anziani e alle loro famiglie;
– un piano nazionale di edilizia pubblica per risolvere l’emergenza abitativa che preveda la costruzione di nuove case popolari e il recupero del patrimonio esistente (piano da finanziare in primo luogo con più tasse sugli alloggi sfitti dei grandi costruttori) e provvedimenti che regolino il mercato degli affitti (equo canone);
– la riqualificazione delle periferie;
– un sistema di trasporto pubblico efficiente e alla portata di tutti;
– un ripensamento globale delle politiche sui diversamente abili ed i soggetti fragili, e sull’inclusione, nella scuola, al lavoro, alla vita.

7. IMMIGRAZIONE E ACCOGLIENZA

La questione è centrale, visto che nel dibattito pubblico e politico si fanno sempre più strada tendenze razziste. Per questo vogliamo invertire la tendenza e fare nostro un discorso solidale, antirazzista, per una degna accoglienza e per l’estensione dei diritti (primo fra tutti lo Ius Soli).
Vogliamo:
– il superamento della gestione emergenziale e “straordinaria” dell’accoglienza e la generalizzazione del sistema sul modello degli SPRAR, in centri di piccole dimensioni nell’immediato e prediligendo l’inserimento abitativo autonomo degli accolti in modo da contrastare la ghettizzazione, con un controllo rigido sulla qualità e una valorizzazione delle professionalità coinvolte;
– le gestione pubblica dei servizi legati all’accoglienza, perché affaristi senza scrupoli e organizzazioni criminali non possano più fare profitto sulla pelle dei migranti;
– la promozione dell’autonomia delle persone straniere che transitano o risiedono, per periodi più o meno lunghi, sul nostro territorio, indipendentemente dal loro status giuridico.
Rifiutiamo:
– il regolamento di Dublino III, le leggi Minniti-Orlando e tutte le leggi razziste che lo hanno preceduto, perché vogliamo accogliere degnamente chi scappa da fame, guerra, persecuzioni, alla ricerca di un futuro migliore

8. AUTODETERMINAZIONE E LOTTA ALLA VIOLENZA CONTRO LE DONNE IN TUTTE LE SUE FORME

Oggi il movimento femminista mondiale “Non una di meno” è la forza politica che tiene insieme e traduce percorsi di liberazione dal dominio di classe, di genere, di razza e orientamento sessuale. La lotta femminista partita dalla Argentina ha portato nelle piazze centinaia di migliaia di donne contro la violenza in tutte le sue forme. Lo sciopero dal lavoro riproduttivo e produttivo dello scorso 8 marzo ha messo in luce le tante forme di sfruttamento invisibili, nel lavoro di cura, nel lavoro da casa e nella richiesta di disponibilità e prestazione permanente. Anche in Italia “Non una di meno” ha espresso, con autonomia e intelligenza, una capacità fortissima di lotta e di proposta, come dimostra l’elaborazione del Piano femminista contro la violenza maschile sulle donne e la violenza di genere.
Nel Gender Gap Report 2017, il resoconto sulla disuguaglianza tra uomo e donna, l’Italia è all’82esimo posto su 144, ed era al 50esimo nel 2015. Aumentano quindi la disuguaglianza e le discriminazioni a partire dal lavoro, dove le donne sono meno partecipi e più povere degli uomini. La crisi e i tagli al Welfare aumentano la difficoltà a coniugare tempo di lavoro, tempo di vita e anche tempo per la politica: sempre più donne sono costrette a stare a casa, nemmeno libere di interessarsi alla propria dignità e alle battaglie per il miglioramento delle proprie condizioni.
Le violenze contro le donne sono cronaca quotidiana, è tra le mura domestiche o nei viaggi disperati in fuga dalle guerre che si consuma, nel silenzio, il maggior numero di violenze. In particolare i corpi delle donne migranti ci ricordano che la questione di genere è intrecciata alla questione di classe, inasprita dalla doppia oppressione che coinvolge anche le donne che diventa tripla se l’oppressa è donna e immigrata.
Noi vogliamo:
– parità di diritti, di salari, di accesso al mondo del lavoro a tutti i livelli e mansioni a prescindere dall’identità di genere e dall’orientamento sessuale;
– un sistema di Welfare che liberi tempo dal “lavoro di cura” (nidi, “tempo prolungato” a scuola,  assistenza agli anziani e ai disabili, etc. );
– mettere in campo soluzioni che inibiscano ogni forma di violenza (fisica, ma anche sociale, culturale, normativa) e discriminazione delle donne e delle persone LGBTI e che sia data centralità dell’educazione alla parità e alla non-discriminazione ad ogni livello d’istruzione;
– piena e reale libertà di scelta sulle proprie vite e i propri corpi; pieno diritto alla salute sessuale e riproduttiva, negata in tante strutture pubbliche dalla presenza di medici obiettori;
– Non vogliamo pacchetti sicurezza. La sicurezza delle donne è nella loro autodeterminazione.

9. AMBIENTE

Questo sistema economico si è dimostrato totalmente incompatibile non soltanto con la vita e la libertà delle classi popolari, ma con la natura e la sopravvivenza stessa del nostro pianeta. La questione ambientale non può essere analizzata in modo settoriale, ma dobbiamo riappropriarci di uno sguardo ecologico sul mondo. Anche la devastazione ambientale, nelle sue ricadute drammaticamente differenti nelle vite degli oppressi e degli esclusi e in quelle dei ricchi e privilegiati, mostra la sua aspra natura di classe.
Mentre un intero continente, quello africano, fa i conti non solo con le guerre ma anche con la siccità, la desertificazione, l’inquinamento, nei paesi del primo mondo continuiamo ad usare – e sprecare – molte più risorse di quanto ci potremmo permettere. Ma i danni non si possono confinare a lungo: l’inquinamento, lo stravolgimento climatico, la crisi idrica, gli incendi colpiscono sempre di più al cuore dei paesi dominanti e ci impongono un urgente e radicale ripensamento del nostro modello produttivo e di consumo.
Anche nel nostro Paese abbiamo assistito a disastri ambientali, più o meno annunciati (terremoti, incendi boschivi, frane) e al tentativo costante di depredare e devastare i territori in nome del profitto (si pensi a “Grandi Opere” come la TAV, il progetto TAP, le trivellazioni petrolifere, etc.).
Noi vogliamo:
– la messa in sicurezza e salvaguardia preventiva dei territori;
– uno stop al business dell’emergenza ambientale  e a quello della cosiddetta green economy;
– una gestione trasparente, programmata e condivisa dalle popolazioni interessate delle risorse destinate all’ambiente, nonché da un serio piano per la messa in sicurezza idrogeologica del Paese;
– la messa in mora delle cd. “Grandi Opere”, presenti o future;
– un piano d’investimenti pubblici, ad esempio sui trasporti o sull’energia, tarato sui reali bisogni delle classi popolari e fatto nel pieno rispetto dell’ambiente;
– una nuova politica energetica che parta dal calcolo del fabbisogno reale;
– una nuova politica dei rifiuti, che parta da un ripensamento della produzione di merci e veda il privato fuori da ogni aspetto legato al ciclo di smaltimenti
– il rispetto totale per il territorio e la gestione partecipata e democratica di ogni lavoro e progetto.

10. MUTUALISMO, SOLIDARIETÀ E POTERE POPOLARE

Le condizioni di vita delle classi popolari peggiorano sempre di più, questo deterioramento riguarda la salute, l’istruzione, ma anche più semplicemente la possibilità di godere di tempo liberato da dedicare ad uno sport, un hobby, etc. In quest’ottica mutualismo e solidarietà non sono semplicemente un modo per rendere un servizio, ma una forma di organizzazione della resistenza all’attacco dei ricchi e potenti; un metodo per dimostrare nella pratica che è possibile, con poco, ottenere ciò che ci negano (salute, istruzione, sport, cultura); una forma per rispondere, con la solidarietà, lo scambio e la condivisione, al razzismo, alla paura e alla sfiducia che altrimenti rischiano di dilagare. Le reti solidali e di mutualismo sono soprattutto una scuola di autorganizzazione delle masse, attraverso la quale è possibile fare inchiesta sociale, individuare i bisogni reali, elaborare collettivamente soluzioni, organizzare percorsi di lotta, controllare dal basso sprechi di denaro pubblico e corruzione.

Tutti i punti precedenti sono strettamente intrecciati con la questione centrale, la necessità di costruire il potere popolare. Per noi potere al popolo significa restituire alle classi popolari il controllo sulla produzione e sulla distribuzione della ricchezza; significa realizzare la democrazia nel suo senso vero e originario.
Per arrivarci abbiamo bisogno di fare dei passaggi intermedi e, soprattutto, di costruire e sperimentare un metodo: quello che noi – ma non solo noi – abbiamo provato a mettere in campo lo abbiamo chiamato controllo popolare. Il controllo popolare è, per noi, una palestra dove le classi popolari si abituano a esercitare il potere di decidere, autogovernarsi e autodeterminarsi, riprendendo innanzitutto confidenza con le istituzioni e i meccanismi che le governano. Per questo abbiamo chiamato controllo popolare la sorveglianza che abbiamo fatto sulla compravendita di voti alle ultime elezioni amministrative a Napoli, le visite che facciamo ai Centri di Accoglienza Straordinaria, le “apparizioni” all’Ispettorato del Lavoro per reclamare efficienza e certezza del controlli, la battaglia per il diritto alla residenza e all’assistenza sanitaria per i senza fissa dimora, o per il rispetto delle regole, senza abusi, nei dormitori pubblici e nei Consultori Familiari. Ancora, è controllo popolare denunciare e vigilare sui ritardi e gli abusi nei rilasci dei permessi di soggiorno, o sulle scuole dell’obbligo che vincolano la frequenza scolastica al pagamento di una retta. Anche la battaglia contro l’allevamento intensivo di maiali nel Mantovano, quella contro i DASPO a Pisa, o le inchieste sulle Grandi Opere e le battaglie per arrestarne la realizzazione sono controllo popolare.
Costruire il potere popolare, vigilare e prendere parola su tutto ciò che ci riguarda direttamente, rimettere al centro il lavoro (un lavoro degno ed equamente retribuito), mettere in sicurezza il territorio, smantellare il sistema degli appalti e delle esternalizzazioni e impedire l’accesso ai privati in settori cruciali (scuola, smaltimento rifiuti, sanità, accoglienza, etc.), significa ridurre le disuguaglianze, evitare speculazioni e contrastare efficacemente le organizzazioni criminali che avvelenano e distruggono la nostra terra, sottraendo loro bassa manovalanza, reti clientelari e occasioni per fare affari (è anche per questa ragione che sosteniamo la legalizzazione delle droghe leggere).
Per noi, ma per i tanti che sono intervenuti e che l’hanno ricordato, anche con altri nomi, oggi il controllo popolare è il primo passo per stimolare l’attivismo, la partecipazione, l’impegno di tutti, senza distinzioni.
È per questo, insomma, che crediamo e speriamo che il nostro compito non si esaurisca con le elezioni, ma che il lavoro che riusciremo a mettere in campo ci consegni, il giorno dopo le urne, un piccolo ma determinato esercito di sognatori, un gruppo compatto che continui a marciare nella direzione di una società più libera, più giusta, più equa.

Noi ci stiamo, chi accetta la sfida?

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Il percorso continua!

Posted by PRC Muggiò su venerdì 17 novembre 2017

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SABATO 18 NOVEMBRE – ORE 11 – ROMA, TEATRO ITALIA (via Bari, 18)
ASSEMBLEA PER COSTRUIRE UNA LISTA POPOLARE ALLE PROSSIME ELEZIONI!
PARTECIPIAMO, DIFFONDIAMO!

qui il video messaggiomessaggio di lancio: https://www.facebook.com/exopgjesopazzo/videos/1262643900508937/
Di seguito l’appello:

Noi non facciamo i politici di mestiere, non abbiamo niente da perdere, quindi scusateci se parleremo schietto. Ci rivolgiamo a tutta l’Italia, a questo paese che sta scivolando nel risentimento, nell’imbroglio e nella violenza, nel cinismo e nella tristezza, e che però è pieno di gente degna, che resiste ogni giorno, che mantiene dei valori.

Ci chiediamo: perché non possiamo sognare? Perché noi giovani, donne, precari, lavoratori, disoccupati, emigrati ed immigrati, pensionati, perché noi che siamo la maggioranza di questo paese dobbiamo essere rassegnati, ingannati dalla politica, costretti ad astenerci o votare il meno peggio?

Perché dobbiamo emigrare, perché dobbiamo accettare di essere umiliati per un lavoro, perché dobbiamo farci venire l’ansia per far quadrare i conti della famiglia, perché ci dobbiamo nascondere se pensiamo cose diverse da quelle razziste e inumane urlate ogni giorno in TV? E perché se siamo donne dobbiamo accettare disuguaglianze ed umiliazioni ancora più gravi, molestie, violenza verbale e fisica?

Perché non possiamo sognare di migliorare tutti insieme la nostra condizione, di prenderci diritti e salari decenti, di poter vivere una vita collaborando con il prossimo?

Noi dopo aver subito dieci anni di crisi siamo stufi, non ce la facciamo più. Dopo anni, ed evidenti prove, abbiamo la piena consapevolezza che nessuna delle forze politiche attuali ci può rappresentare. Le loro differenze sono tutte un teatrino. Sembrano litigare ma poi in fondo sono tutti d’accordo, e nei fatti per noi non cambia niente. Anche perché non vivono le nostre condizioni.

Nessuna delle forze politiche dice: la gente ha fame, prendiamo i soldi dai ricchi che in questi anni se ne sono messi in tasca tanti, facciamo una vera patrimoniale, recuperiamo la grande evasione. Oppure: togliamo soldi alle spese militari e assumiamo giovani da mettere a lavoro per sistemare scuole, ospedali, territori, visto che abbiamo un paese che cade a pezzi. Aboliamo Jobs Act e contratti precari, lanciamo un programma di investimenti pubblici, disobbediamo a Fiscal Compact e ai tagli dei servizi…
Non lo dicono e quando pure un po’ lo dicono non lo possono fare, perché hanno tutti dei buoni rapporti da salvare, con le banche e con Confindustria. Per questo parlano, parlano. Solo noi non possiamo parlare mai. A noi ci hanno chiuso fuori dal teatrino. Ma se noi che siamo esclusi ci organizzassimo? Se saltassimo sul palco?
È una cosa da pazzi, però, visto che nessuno ci rappresenta, rappresentiamoci direttamente!

Inutile aspettare che qualcuno ci venga a “salvare”. L’ultimo tentativo del genere è stato quello iniziato a giugno da Falcone e Montanari, sostenuti da diverse forze partitiche. Tentativo che ha ripetuto tutti gli schemi fallimentari della sinistra degli ultimi dieci anni, anzi peggio. È iniziato facendo parlare Gotor di MDP, cacciando dal teatro chi osava contestare D’Alema, ed è continuato in una marea di chiacchiere sterili, inseguendo Pisapia e vedendosi in segrete stanze, finché da quel teatro non sono stati cacciati proprio tutti. Perché rischiavano di decidere troppo. Rischiavano di fare una cosa troppo a sinistra.

Ecco, siamo stanchi di tutte le cose “un poco” a sinistra, di ambiguità, di mezze parole. Bisogna parlare chiaro, anche perché non c’è tempo. Dobbiamo organizzarci e usare questi mesi di campagna elettorale per parlare fra di noi, per parlare di noi, per gridare tutti insieme, per far esistere un messaggio di riscossa agli occhi di milioni di persone, perché noi esistiamo già, nei territori, nei quartieri popolari, nelle università e quotidianamente mettiamo a disposizione tempo ed energia per provare a costruire qualcosa di nuovo dal basso. E magari anche per divertirci, perché la situazione è tragica, ma lottare è bello, ti fa progettare, ti ridà un futuro, ti regala momenti di gioia

Ci hanno detto che per fare le cose ci vogliono raccomandazioni, soldi, mezzi. Ma ce l’hanno detto per scoraggiarci, o per farci andare con loro… Non è vero! Anche una persona da sola può fare la differenza, può salvare delle vite, può rendere il suo quartiere migliore. E mille persone pulite e determinate possono cambiare un paese.
Quindi iniziamo da qualche parte. E iniziamo per non smettere, per costruire qualcosa che vada da qui a cinque, a dieci anni. Ricominciamo a pensare di poter fare la storia! Perché non possiamo sognare, e realizzare un poco alla volta questo sogno?
Ci vediamo a Roma sabato 18 novembre, alle 11, al Teatro Italia. Bisogna sognare!

 

 

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PRC, SI, MdP, Possibile: il non voto al referendum farsa

Posted by PRC Muggiò su giovedì 12 ottobre 2017

COMUNICATO STAMPA
Referendum per l’autonomia della Lombardia

Ecco perché il 22 ottobre, l’unica cosa giusta da fare è non andare a votare.

Il 22 ottobre i cittadini residenti in Lombardia saranno chiamati a votare su un quesito referendario consultivo che, genericamente, chiede maggiori poteri e autonomia nelle scelte regionali.
Un referendum fortemente voluto da Roberto Maroni a pochi mesi dalle elezioni lombarde, dal sapore spiccatamente elettorale e con un contenuto che potrebbe essere affrontato direttamente dal consiglio regionale, così come è avvenuto per la Regione Emilia Romagna, senza spreco di denaro pubblico. E in effetti, la questione è già stata affrontata dieci anni fa nel 2007 dai due consigli regionali.
Invece, ci chiedono di votare qualcosa che è stato già stato votato da loro. Siamo all’assurdo.
Si tratta quindi di una consultazione totalmente strumentale che la Lega sta utilizzando per la propria campagna elettorale; inutile e molto costosa: accantonati 22 milioni solo per l’acquisto dei tablet per il voto elettronico, per una spesa complessiva che si aggira attorno ai 50 milioni di euro.
Non solo, non è nemmeno chiaro su cosa esattamente andrà a votare l’elettore lombardo, perché non definisce nemmeno il campo di intervento e su quali competenze la Regione intende avviare le trattative con il Governo per ottenerle: Istruzione, tutela dell’ambiente, fisco, welfare?
Una farsa quindi, un vero e proprio sfregio ai principi di partecipazione democratica.
Un’operazione messa in piedi da Maroni per nascondere il proprio fallimento e le promesse non mantenute.
Un referendum che non aprirà nessun dibattito sul superamento delle regioni a statuto speciale, ma che lancerà inevitabilmente la volata alla Lega e alle destre in Lombardia, che in questi anni ci hanno regalato un sistema sanitario regionale sempre più privatizzato, autostrade inutili e non completate, legami sospetti con la criminalità organizzata, Formigoni e i suoi 49 milioni di euro (che gli sono stati sequestrati) e per ultimo questo inaccettabile sperpero di soldi dei cittadini lombardi, tra pubblicità,
acquisto di tablet per il voto elettronico e procedure elettorali. Raccontiamolo a tutti.
Soldi, che avrebbero potuto spendere per garantire il trasporto pubblico locale, la manutenzione delle scuole medie superiori, fondi per gli studenti disabili e per l’assistenza ai soggetti più deboli nelle strutture sanitarie.
Ecco perché il 22 ottobre, l’unica cosa giusta da fare è non andare a votare.

Monza 10.10.2017
I Comitati di Possibile di Monza e Brianza, le segreterie provinciali di Sinistra Italiana, Partito della Rifondazione Comunista, Art-1 Movimento Democratico e Progressista

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NO alla manomissione della Costituzione – la campagna di Rifondazione verso il referendum

Posted by PRC Muggiò su martedì 12 luglio 2016

Pubblicato il 12 lug 2016rifondazione.it

sold_blu.pngNO ALLA MANOMISSIONE DELLA COSTITUZIONE
In autunno si voterà sulla manomissione della Costituzione voluta dal governo Renzi. Vi invitiamo a votare NO perché questa riforma taglia la democrazia: Renzi vuole “l’uomo solo al comando”, come è avvenuto nelle epoche più buie della nostra storia. Non viene abolito il Senato, si abolisce il diritto dei cittadini di eleggere i senatori e con la nuova legge elettorale della Camera, un partito con il 25% dei voti può avere il 55% dei seggi: si concentrano tutti i poteri in poche mani.
Renzi invece di ridurre lo stipendio dei parlamentari, abolire i vitalizi e togliere i privilegi, riduce la possibilità dei cittadini di incidere sulle scelte che li riguardano. La manomissione della Costituzione è il punto di arrivo di anni e anni di attacchi ai lavoratori e alle lavoratrici: precarietà, libertà di licenziamento, legge Fornero sulle pensioni, firma di trattati europei che hanno tolto la sovranità ai popoli e l’hanno consegnata alle banche e alle multinazionali. Adesso vogliono addirittura firmare un accordo con gli USA – il TTIP – che servirebbe a privatizzare la sanità e i servizi ed a distruggere l’agricoltura di qualità.
Vi è un legame fortissimo tra svuotamento della democrazia e distruzione dei diritti sociali. Perché mettere il potere nelle mani di pochi serve per fare gli interessi di pochi: finanza e multinazionali.
Tutto questo viene motivato dicendo che i soldi non ci sono, che c’è la crisi e che dobbiamo tirare la cinghia. Si tratta di una falsità:
I SOLDI CI SONO
I ricchi con la crisi sono diventati più ricchi come si vede quando vengono fuori gli elenchi di chi porta i soldi nei paradisi fiscali. La grande evasione fiscale continua e non viene perseguita così come i profitti delle grandi aziende aumentano e non vengono reinvestiti. Come se non bastasse la Banca Centrale Europea presta gratis 80 miliardi euro al mese alle banche private (lo chiamano Quantitative Easing) ma di questo nulla viene speso per la povera gente.
I soldi ci sono, per questo Rifondazione Comunista rivendica:
– La firma immediata dei contratti nazionali di lavoro da parte dei padroni e del governo. Più di 8 milioni di lavoratori italiani – privati e pubblici – hanno il contratto scaduto, ingiustizia che riduce i salari e aggrava la crisi.
– L’abolizione della legge Fornero: in pensione gli anziani, lavoro per i giovani!
– L’istituzione di un reddito minimo per chi non ha il lavoro.
– L’abolizione dei ticket e la riduzione delle liste di attesa.

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Non una ma 30 ragioni per dire NO!

Posted by PRC Muggiò su venerdì 27 Mag 2016

riforma.png1. Perché raccogliere le firme, se il referendum è stato già chiesto dai parlamentari?

Non si può lasciare al Palazzo la scelta se votare su una vasta modifica della Costituzione, facendone un plebiscito Renzi sì-Renzi no. La richiesta dei cittadini corregge la torsione plebiscitaria, inaccettabile perché impedisce la discussione di merito su una modifica pessima e stravolgente, che va respinta a prescindere dalla sorte del governo.

2. Ma anche Renzi ha avviato la raccolta delle firme dei cittadini.

Lo ha fatto non per amore di democrazia, ma solo perché i sondaggi hanno dimostrato che la via del plebiscito personale era per lui pericolosa. È anche un tentativo di scippare la bandiera della raccolta firme ai sostenitori del no. Tutto deve essere nel nome del governo.

3. Finalmente si riesce dove tutti avevano fallito.

È decisivo il come. Un parlamento illegittimo per l’incostituzionalità della legge elettorale, e una maggioranza raccogliticcia e occasionale, col sostegno decisivo dei voltagabbana, stravolgono la Costituzione nata dalla Resistenza. L’irrisione e gli insulti rivolti agli avversari vogliono nascondere l’incapacità di rispondere alle critiche.

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2×1000, un piccolo gesto che non costa nulla. Ma vale molto!

Posted by PRC Muggiò su martedì 5 aprile 2016

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Referendum: la coerenza del NO dell’ANPI

Posted by PRC Muggiò su venerdì 12 febbraio 2016

Carlo Smuraglia, Presidente nazionale ANPI – anpi.it

ANPI 11.02.2016

anpiNella riunione del Comitato nazionale dell’ANPI, del 21 gennaio, si è ampiamente ed approfonditamente discusso circa la riforma del Senato e la legge elettorale e sulla proposta di aderire ai Comitati referendari già costituiti. La discussione è stata veramente apprezzabile, per la ricchezza e la serietà delle argomentazioni e per la compostezza del confronto. Si partiva dalla proposta del Presidente di aderire ai Comitati referendari già costituiti sull’una e sull’altra legge, tutta fondata sul tema della coerenza nella intransigente difesa della Costituzione, secondo la linea perseguita dell’ANPI negli ultimi due anni.
Sulla relazione vi sono stati molti consensi e sono state manifestate alcune perplessità e preoccupazioni, che hanno contribuito – anch’esse – alla valenza complessiva del dibattito, consentendo di arrivare, alla fine, ad un voto sostanzialmente unitario (solo tre astensioni).

In effetti, proprio per il contributo della discussione e del confronto, si è pervenuti, non solo all’esito positivo già indicato, ma anche alla definizione – ai fini della chiarezza – delle modalità e delle “condizioni” che devono caratterizzare l’ingresso dell’ANPI nella compagine referendaria. Questi aspetti, resi evidenti ed esposti nelle conclusioni del Presidente, possono essere così sintetizzati:

l’ANPI aderisce alla iniziativa referendaria in stretta coerenza con la linea seguita per due anni sul tema della riforma del Senato e sulla legge elettorale, qualificata fin dalla prima manifestazione, al Teatro Eliseo di Roma, come “una questione di democrazia”. La conseguenza logica della approvazione delle due leggi in termini poco diversi rispetto a quelli iniziali, è che la parola va data alle cittadine e ai cittadini perché si esprimano liberamente, senza pressioni e soprattutto senza “ricatti”.

nell’aderire ai Comitati referendari già costituiti, l’ANPI mantiene la sua piena autonomia e la sua piena libertà di azione e di giudizio, impegnandosi peraltro a contribuire ad un efficace svolgimento della campagna referendaria, basata, prima di ogni altra cosa, su una corretta e completa informazione delle cittadine e dei cittadini sui contenuti dei provvedimenti di cui si chiederà l’abrogazione.

l’ANPI non è interessata – nel caso particolare delle riforme – ai problemi più specificamente “politici” (il “plebiscito”, la tenuta e le sorti del Governo, etc.); per la nostra Associazione il tema è solo quello dell’intransigente difesa della Costituzione da ogni “stravolgimento” che rimetta in discussione le linee portanti (anche della seconda parte) ed i valori di fondo; considera la Riforma del Senato e la legge elettorale, così come approvate dal Parlamento, un vulnus al sistema democratico di rappresentanza ed ai diritti dei cittadini, in sostanza una riduzione degli spazi di democrazia;

l’ANPI esclude la collocazione della battaglia referendaria nel recinto di un qualsiasi schieramento politico, nonché ogni altra opzione politica che non sia quella, appunto, della salvaguardia della Costituzione;

l’ANPI, che attualmente ha oltre 120.000 iscritti e un’organizzazione estesa all’intero territorio nazionale, deve godere di una rappresentatività all’interno dei Comitati referendari, adeguata a ciò che essa rappresenta, in tema di iscritti e di valori;

l’ANPI ritiene che – rispetto alle Assemblee pubbliche, pur talora necessarie – debbano essere privilegiati gli incontri e le iniziative di contatto e rapporto con i cittadini attraverso la formazione di Comitati locali, ampi ed aperti e rivolti soprattutto alla popolazione, per informare e convincere sui complessi temi in discussione;

si ritiene opportuno che i Comitati referendari, se non lo hanno già fatto, provvedano alla costituzione di esecutivi snelli e dotati di particolare autorevolezza, in grado di coordinare ed intervenire con indicazioni, suggerimenti e proposte, anche in rapporto con i comitati locali che si andranno costituendo;

l’ANPI si riserva di assumere anche iniziative autonome, ma non confliggenti con quelle dei Comitati, per informare sulla posizione assunta e sulle sue caratteristiche anche di autonomia, nonché su tutte le questioni che riguardano le due leggi in discussione.

Questi sono i connotati fondamentali e le “condizioni” dell’adesione dell’ANPI ai Comitati referendari.

Sotto il profilo interno, è evidente che questo ci impegna a dare il nostro contributo, in sede nazionale e in periferia, allo sviluppo della campagna referendaria, con iniziative, con la costituzione dei Comitati, con tutti i mezzi e gli strumenti di informazione e di convincimento.

Naturalmente, ci sono due condizioni “interne”, perché tutto questo si possa svolgere regolarmente: la prima dipende strettamente dalla concomitanza con la campagna congressuale, che culminerà nel Congresso nazionale a metà maggio. Bisogna riuscire a far bene l’una e l’altra cosa, considerando l’importanza che assume per la nostra Associazione, il Congresso, che è occasione di confronto, ma anche e soprattutto di definizione della linea che si adotterà per il futuro.

La seconda è che in una associazione pluralista come la nostra ci saranno certamente opinioni anche diverse da quella prevalsa nel Comitato nazionale; e del resto, alcune perplessità e preoccupazioni sono emerse anche in quella sede. Ebbene, la parola chiave è: “rispetto” di tutte le opinioni, pur nel contesto dell’attuazione delle decisioni assunte. Ognuno sarà libero di votare come crede, quando verrà il momento; ma oggi sono da evitare azioni ed iniziative che contrastino con la linea assunta dal massimo organo dirigente, così come devono essere – da parte di chi è convinto della bontà e della giustezza della decisione adottata – evitati toni e comportamenti che in qualche modo possano apparire prevaricatori. L’ANPI è perfettamente in grado di mantenere la sua preziosa unità se tutti rispettano le regole, le decisioni adottate e – al tempo stesso – le opinioni diverse.

C’è troppo da fare per continuare a discutere all’infinito: c’è il Congresso e ci sarà la campagna referendaria. Dunque, c’è lavoro in abbondanza è c’è, soprattutto, la convinzione e la certezza che ciò che facciamo, in piena autonomia e con assoluta attenzione all’identità ed ai valori dell’ANPI, è funzionale al bene del Paese e della collettività e soprattutto all’intransigente (e non conservatrice) salvaguardia della Costituzione.

Non escludiamo la possibilità di iniziative anche autonome, per illustrare e chiarire la nostra posizione e per indicare positivamente (lo ripeto per l’ennesima volta, non siamo per la conservazione dell’esistente a tutti i costi) ciò che si potrebbe (e si dovrebbe) fare, semmai, per superare alcuni difetti del bicameralismo “perfetto”, senza stravolgere la Costituzione, prendendo esempio anche da esperienze già realizzate in altri Paesi.

Pertanto, è opportuno “attrezzarsi”, conoscere bene la legge di riforma del Senato, conoscere bene la legge elettorale, per poterne indicare e spiegare i difetti, i limiti e le ragioni per cui ne chiediamo la cancellazione.

È un momento delicato e complesso; ancora una volta, questo costituirà motivo e stimolo per un impegno solido e convinto.

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Errare è umano, perseverare diabolico

Posted by PRC Muggiò su lunedì 1 febbraio 2016

Ancora una volta la maestra Fiorito viene bocciata in Memoria Storica.

Esattamente un anno fa pubblicammo un articolo (https://prcmuggio.wordpress.com/2015/02/11/giornata-della-memoria-e-giorno-del-ricordo-accostamento-aberrante/) per denunciare la bassezza storica dell’Amministrazione di centrosinistra, erede delle politiche “culturali” (se così si possono chiamare) della passata Amministrazione di centrodestra.

È stato pubblicizzato sui canali istituzionali e addirittura sul gruppo Facebook dell’ANPI di Muggiò un volantino che sponsorizza eventi in occasione della Giornata della Memoria (27 gennaio) e del Giorno del Ricordo (10 febbraio) come se fossero la stessa cosa!

Manca solo la firma dell’assessore alla cultura (che firmò l’anno scorso, dimissionaria oggi) e ci si presenta lo stesso volantino. Ancora si ripete quell’accostamento subdolo e aberrante denunciato da molti storici.

Riproponiamo il testo dell’articolo pubblicato un anno fa, nella speranza di mettere fine alle ipocrisie della storia e ai revisionismi interessati. Invitiamo pertanto le cittadine e i cittadini a BOICOTTARE LA SERATA teatrale del 10 febbraio 2016 (e non la presentazione del libro del 3 febbraio) organizzata dal Comune di Muggiò fintanto che le istituzioni – nate dall’immenso sacrificio della Resistenza antifascista – commettano l’errore storico di equiparazione delle due date e di revisione degli eventi storici della Resistenza e della guerra civile jugoslava.
Invitiamo inoltre i cittadini e le istituzioni a contattarci per un dibattito franco ed una discussione storica seria e non viziata da strumentalizzazioni.

La storia insegna ma non ha scolari” (Antonio Gramsci).

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Giornata della Memoria e Giorno del Ricordo, “accostamento aberrante”

Posted by PRC Muggiò su mercoledì 11 febbraio 2015

Sindaco ed assessore alla cultura del comune di Muggiò hanno firmato e propagandato questo volantino:

Volantino

Due giornate nazionali accostate come se fossero equiparabili.

Non si tratta solo di un errore storico ma di una forma subdola ed “aberrante” – per dirla con le parole dello storico Miccoli che nel ’76 scriveva questo articolo: http://www.diecifebbraio.info/2013/05/risiera-e-foibe-un-accostamento-aberrante-articolo-di-giovanni-miccoli-del-1976/ – di revisionismo.

Riportiamo qui due articoli redatti dal gruppo Wu Ming Fundation e Dieci Febbraio Millenovecentoquarantasette che trattano il tema maldestramente cavalcato dall’amministrazione comunale.

Ci solleva il fatto che almeno non abbiamo assistito a manifestazioni nostalgiche come negli anni passati.

FOIBE O ESODO? 24 FAQ SUL GIORNO DEL RICORDO di Wu Ming Fundation: clicca qui per leggere tutto.

[…] 3. Perché la «Giornata della memoria» va bene e il «Giorno del ricordo» no?

La monetizzazione politica della Shoah da parte del sionismo ha sempre colpito il neoirredentismo nostrano, che ha cercato di mutuarne spregiudicatamente i meccanismi di legittimazione. Nel dopoguerra l’unico frasario disponibile per riprodurre il paradigma vittimario era quello dell’olocausto, così si iniziò a parlare di «genocidio delle genti giuliane», facendo inorridire storici come Giovanni Miccoli dell’IRSML, che lo definì un «accostamento aberrante»[3].
Poi arrivò la guerra nell’ex-Jugoslavia, il massacro di Srebrenica permise di giocare sullo stereotipo dell’atavica barbarie orientale-balcanica e così un nuovo vocabolo, la “Pulizia etnica” (ma in verità esisteva già “bonifica etnica”, usata storicamente per descrivere la snazionalizzazione della Venezia Giulia operata dal fascismo), soppiantò il genocidio che tuttavia rimase in sordina per poi riemergere proprio nel linguaggio del giorno del Ricordo, strategicamente piazzato due settimane dopo quello della Memoria a scimmiottarne nome e forma.
Lo scopo malcelato è quello di ingenerare confusione – vedasi le «Foibe Ardeatine», tragicomica crasi segnalata da Federico Tenca Montini[4] – tra due episodi incomparabili: da un lato una commemorazione mondiale dal significato universale, dall’altro una commemorazione di impianto nazionale. Uno squilibrio che si manifesta a ogni livello di questo accostamento: emigrazione equiparata a deportazione, epurazioni politiche e rese dei conti equiparate a sterminio e massacri indiscriminati.
Interessante è anche confrontare i significati simbolici dei giorni prescelti dalle due commemorazioni: mentre nella giornata della memoria si celebra la liberazione di Auschwitz da parte delle truppe sovietiche – la fine del male per gli ebrei – dall’altra parte si celebra la firma del trattato di pace – l’inizio del male secondo una certa narrazione esule – un male che continua e che idealmente soltanto la restituzione delle terre sottratte o dei “beni abbandonati” potrebbe chiudere.
Se proprio si volesse prendere ad esempio la giornata della memoria si dovrebbe indicare una data che celebrasse la fine delle ostilità, magari il 10 novembre, firma del Trattato di Osimo. Nessuna associazione di esuli lo accetterebbe, quella data in zona suscita ancora malumori (riemersi persino in recenti avventure politiche, come MTL) ma se non altro significò la normalizzazione dei rapporti italo-jugoslavi e la fine definitiva delle ostilità fra i due paesi. In realtà il giorno del Ricordo non ricopia quello della memoria, ma ne è un detournement: si ricalcano gli aspetti emotivi ma si perseguono diverse finalità. […]

L’ACCOSTAMENTO TRA I GENOCIDI OPERATI DAL NAZIFASCISMO E LE COSIDDETTE “FOIBE” E’ UN ABOMINIO STORIOGRAFICO di Dieci Febbraio Millenovecentoquarantasette: clicca qui per leggere tutto.

Il parallelo che viene talvolta tracciato, in alcuni ambienti e circostanze, tra “Auschwitz” – o altri luoghi ed episodi della violenza genocidaria nazifascista – e le cosiddette “foibe”, è un abominio storiografico che va rigettato con sdegno.

Simili accostamenti sono fuorvianti dal punto di vista storico e sono profondamente diseducativi dal punto di vista didattico, quando vengono usati come espediente per inculcare negli studenti certe interpretazioni “semplificate” dei fatti accaduti nel corso della II Guerra Mondiale. Sono accostamenti insostenibili sotto il profilo morale, innanzitutto, in base ad elementari considerazioni: di carattere numerico (il “conteggio dei morti” ha una sua importanza nella storiografia, ed è ipocrita affermare il contrario); di carattere logico (non avrebbe avuto senso per il movimento partigiano e lo Stato jugoslavo nascente pianificare operazioni di “pulizia etnica” contro chicchessia, visto che quello Stato si fondava sul suo carattere multi-nazionale e internazionalista e gli italiani furono una componente importante dello stesso Esercito Popolare di Liberazione, con ben quattro Divisioni di combattenti inquadrate al suo interno); di opportunità politica (equiparare la violenza strutturale e programmatica del nazifascismo a qualsivoglia episodio criminale avvenuto ad opera delle altre parti in conflitto era e dovrebbe rimanere esclusiva dei reduci ed eredi del nazifascismo stesso).

Già negli anni Settanta, il professor Giovanni Miccoli ebbe occasione di intervenire con parole cristalline su questo tema, scrivendo un articolo che rimane -purtroppo- attualissimo. Diciamo “purtroppo” perché l’aria è cambiata, dagli anni Settanta ad oggi, al punto che persino l’A-B-C della Storia e della storiografia va riaffermato. Così, in troppi casi registriamo che proprio quell’accostamento aberrante (così lo definì Miccoli) viene proposto in tutte le sue più incredibili varianti […]

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Milano antifascista

Posted by PRC Muggiò su martedì 26 gennaio 2016

Il 24 gennaio i nazi, il 28 gennaio Salvini e Le Pen

A Milano l’estrema destra assedia il Giorno della Memoria.

Milano Antifascista, Antirazzista e Meticcia, ha indetto un corteo per giovedì 28 gennaio, con partenza alle h. 18 a Pagano

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Che l’antifascismo non fosse più una cosa scontata lo sapevamo già, ma che ormai sia venuto meno anche un minimo di pudore è senz’altro un dato da evidenziare. Già, perché a Milano il Giorno della Memoria (27 gennaio) sta per essere letteralmente assediato da iniziative dell’estrema destra. Domenica 24 si tiene il convegno organizzato da un network europeo di ispirazione nazifascista, che comprende, oltre la nostrana Forza Nuova, anche organizzazioni come i tedeschi della Npd o quella banda di delinquenti che è la greca Alba Dorata. Il 28 e il 29 gennaio, poi, è il turno del fascioleghismo in salsa europea, con un evento che prevede il lancio ufficiale in Italia del coppia Salvini-Le Pen. E tutto questo senza che a livello istituzionale si siano ad oggi registrate reazioni degne di nota. Insomma, come se ormai valesse tutto.

Il Giorno della Memoria è sicuramente una commemorazione dai contorni molto istituzionali e quindi poco adatta a stimolare coinvolgimento e mobilitazione, ma è pur sempre il giorno in cui si ricorda la più grande infamia della storia del nostro continente,  cioè l’Olocausto, il genocidio di ebrei e rom, lo sterminio dei popoli “non ariani, gli  “untermenschen”, degli omosessuali, dei disabili, degli oppositori politici. Per questo si tratta di un giorno che dovrebbe di per sé tenere alla larga nazisti, fascisti, razzisti, antisemiti, xenofobi, omofobi e simili. Dovrebbe, appunto, ma evidentemente non è più così.

Il convegno del 24 gennaio è organizzato dalla rete nazifascista europea “Alliance for Peace and Freedom” (Apf) e inizialmente doveva tenersi alle Stelline, ma l’intervento dei movimenti antifascisti e dell’Anpi, che si è portata dietro un po’ di sinistra politica e sociale, ha fatto saltare la location. Hanno poi provato in Regione, ma è andata male anche lì, un po’ perché gli alleati della Lega si chiamano Casa Pound e non Forza Nuova e un po’ perché Maroni è già impegnato in altre edificanti battaglie, come quella di riuscire a trascinare il gonfalone di Regione Lombardia al Family Day. Quindi, finirà come al solito, cioè il convegno si terrà in un albergo milanese (ancora sconosciuto), grazie alla gentile intermediazione della Questura.

In ogni caso, non solo le reazioni da parte delle istituzioni del territorio, come il Comune (e gli stessi aspiranti sindaci) o la Regione (ma qui stendiamo un velo pietoso), sono state finora al di sotto del minimo sindacale, ma addirittura ci sono rappresentanti istituzionali che partecipano in prima persona al convengo del 24. A parte la grottesca consigliera regionale Baldini (a suo tempo eletta nella Lista Maroni), le locandine annunciano persino la presenza del ciellino ed ex Ministro Mario Mauro a fianco del capo di Forza Nuova.

Contro il convegno nazifascista il Comitato Permanente Antifascista ha organizzato un presidio per domenica mattina alle ore 10.00 alla Loggia dei Mercanti. Per ora ci risulta essere l’unica iniziativa in campo.

Il 28 gennaio alle 18 si terrà invece il convegno promosso dal gruppo parlamentare europeo di estrema destra, “Europa delle Nazioni e della Libertà”, costituito tra gli altri dalla Lega e dal Front National. Salvini questa volta non ha osato la piazza e tutto si svolgerà al chiuso (si entra solo con prenotazione), in una sala di Milano Congressi in FieraMilanoCity. È prevista la presenza di numerosi parlamentari europei e soprattutto dei capi dei principali partiti dell’estrema destra istituzionale del continente, a partire da Marine Le Pen. Alcuni rumours parlano anche della possibile presenza di deputati omofobi del partito di Putin. In altre parole, sarà il lancio politico, rivolto anzitutto alla stampa nazionale (conferenza stampa il 29 mattina), del fascioleghismo come opzione di governo, nazionale e continentale, e la conferma pubblica e definitiva della collocazione della Lega nell’alveo della destra radicale e xenofoba europea.

Con l’aria che tira in Europa e mentre anche qui da noi razzisti e xenofobi soffiano quotidianamente sul fuoco, se non peggio, sarebbe davvero incomprensibile se il progetto della coppia Salvini-Le Pen non incontrasse a Milano una voce contraria. Per questo diverse realtà, unite nella firma Milano Antifascista, Antirazzista e Meticcia, hanno indetto un corteo per giovedì 28 gennaio, con partenza alle h. 18 a Pagano.

Luciano Muhlbauer
Milano, 22 gennaio 2016

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Una firma contro il fascismo

Posted by PRC Muggiò su sabato 19 dicembre 2015

Petizione per la messa fuori legge e lo scioglimento delle organizzazioni neofasciste e neonaziste

20151215_firma_contro_fascismo_234x330Brianza Popolare aderisce alla campagna per lo scioglimento delle organizzazioni neofasciste e neonaziste che è partita il 12 dicembre scorso. Da subito è dunque possibile firmare on line la petizione ospitata sulla piattaforma change.org. La forma è quella di una lettera al Presidente della Repubblica e ai Presidenti di Camera e Senato, la sostanza è quella di sollevare con forza il problema della sempre più ampia tolleranza e legittimazione istituzionale di cui godono le tesi e i gruppi nazifascisti nel nostro paese. E l’obiettivo immediato è quello di superare le 100mila firme entro aprile.

Il comitato promotore della campagna è milanese e lombardo e questo non è un caso, poiché è proprio dalle nostre parti che si sente più intensamente il tentativo dei gruppi nazifascisti di acquisire nuovi spazi e nuova legittimità, complici sia la linea fascioleghista di Salvini, che la continua banalizzazione culturale operata dalle istituzioni. Concerti nazi, raduni internazionali con il peggio del razzismo e neofascismo continentale, celebrazioni in stile ventennio dei repubblichini il 25 aprile, sdoganamenti ai massimi livelli e, ovviamente, provocazioni e aggressioni contro migranti, gay e chiunque non la pensi come loro, com’è successo solo alcuni giorni fa al liceo Tenca di Milano.

Non può bastare certamente una raccolta firme per cambiare le cose; ben altro servirà, a partire da un rinnovato radicamento nel sociale e nella quotidianità dell’antifascismo. Né possiamo nutrire alcuna illusione circa l’atteggiamento da parte delle istituzioni, perché in Italia, ahinoi, si è chiuso un ciclo e quello che chiamavamo “antifascismo istituzionale” oggi semplicemente non esiste più, se non nella retorica da ricorrenza. Ma serve senz’altro e urgentemente una nuova battaglia culturale contro i fascismi che si diffondono. Una battaglia a viso aperto, chiamando le cose con il loro nome e cercando di parlare all’insieme dei settori popolari. Ecco perché la campagna per lo scioglimento dei gruppi nazifascisti è utile e necessaria.

Invitiamo dunque a sostenere la campagna, firmando la petizione e invitando altri e altre a fare altrettanto. La petizione si trova al seguente link: Per la messa fuori legge di tutte le organizzazioni neofasciste e neonaziste. Per chi volesse, è disponibile anche una versione cartacea per la raccolta firme.

Questo è il testo della petizione:

“Al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella
Al Presidente del Senato Pietro Grasso
Alla presidente della Camera Laura Boldrini

Si chiede l’immediato scioglimento di tutte le organizzazioni neofasciste e neonaziste, da Forza nuova a Casa Pound a Lealtà azione alla Comunità militante dei dodici raggi e consimili, che traggono ispirazione dal passato ventennio mussoliniano come dal nazismo e che assumono come modelli di riferimento organizzazioni terroristiche e antisemite dello scorso secolo, come la Guardia di Ferro rumena e Le croci frecciate ungheresi. Diversi esponenti di questi stessi raggruppamenti sono stati in questi anni protagonisti di atti apologetici del fascismo, violenze gravissime, spesso a sfondo razziale, e per queste ragioni condannati dalla giustizia ordinaria. La volontà da parte di dette formazioni di ricostituire nel presente il partito fascista, contravvenendo alla legge, è un dato inconfutabile. La stessa Corte di Cassazione, l’8 gennaio 2010 (sentenza 19449 Quinta sezione penale), riguardo Forza nuova, ribadiva la natura «nazifascista» dell’organizzazione. Si richiede altresì da subito il divieto alle organizzazioni citate di poter accedere a spazi pubblici, all’aperto o al chiuso, per manifestazioni, convegni, concerti, raccolta firme o altre attività a fini propagandistici.”

Il Comitato promotore lombardo ad oggi (17.12.2015) è composto dalle seguenti realtà:
ANPI Sondrio, ANPI Dongo, ANPISenago, ANPI Bujanov, ANPI Crescenzago, ARCI Milano, ARCI Lombardia, ARCI Bergamo, Coordinamento ARCI Monza Brianza, ARCI Area Carugate, ARCI Scuotivento Monza, ARCI ANPI Il Farina Cassano Valcuvia, FIOM Milano, FIOM Como, FIOM Valle Camonica, Funzione Pubblica CGIL Como, USB Lecco, USB Monza Brianza, Memoria Antifascista, Lista Deportazione Mai Più, Primarosa Pia figlia del superstite Natale Pia – Mauthausen-Gusene nipote di Vittorio Benzi morto a 17 anni a Mauthausen, Adesso Basta, Amici e Compagni di Luca Rossi, Rosa Piro Mamma di Dax, Davide Brega Presidente Associazione Dax, Associazione Dax16 Marzo 2003, Alternativa libertaria/FdCa Nord Est, Associazione Amici e Familiari di Fausto e Iaio, Associazione Culturale Punto Rosso, AssociazioneNazionaledi Amicizia Italia – Cuba, Ass. Naz Libero pensiero Giordano Bruno, Casa Rossa Milano, Casa Rossa40 Lamezia Terme, Centro Culturale Concetto Marchesi, Circolo Anarchico Ponte dellaGhisolfa, Comitato beni comuni Monza e Brianza, Collettivo Badalùc Vittorio Veneto, Haidi Giuliani, Comitato Carlo Giuliani, Collettivo PN REBEL Pordenone, Comitato mamme Roma Città Aperta, Comitato Resistenza e Costituzione Brugherio, Coordinamento noi diciamo No ai Neofascisti a Cantù, Democrazia Atea Italia, Claudia Cernigoi giornalista, La Nuova Alabarda Trieste, Leoncavallo Spazio Pubblico Autogestito, Martesana libera e antifascista, NO MOUS Milano, Osservatorio democratico sulle nuove destre, Osservatorio democratico sulle nuove destre Varese, Osservatorio Antifascista Cremonese, Osservatorio Antifascista Vittoriese, Osservatoriosui fascismi Trentino Alto Adige, Palestra popolare Brugherio, Per non Dimenticare Varalli e Zibecchi, Rete Antifascista Sondrio, Rete Antifascista Alto Milanese, Rete antifascista provincia di Varese, Rete della conoscenza, Ross @, Sentinelli di Milano, Zona 3 per la Costituzione.

 

Naturalmente sono aperte le adesioni individuali e di gruppo che, speriamo, siano moltissime.

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La casa del Partito

Posted by PRC Muggiò su giovedì 12 novembre 2015

La casa del partito di Monza e Brianza

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Kunduz, non è stato un incidente… e il governo PD si prepara a bombardare in Iraq

Posted by PRC Muggiò su venerdì 9 ottobre 2015

Chiedi anche tu #IndependentInvestigation

10636849_10154484383322195_3658152536376460104_oIl bombardamento USA contro l’ospedale MSF a Kunduz rappresenta la più grave perdita di vite umane mai subita dalla nostra organizzazione durante un attacco aereo: 12 operatori ‪‎MSF e 10 pazienti, tra cui 3 bambini, sono stati uccisi.

Questa mattina la presidente internazionale di MSF Joanne Liu ha tenuto un discorso al Palazzo delle Nazioni Unite a Ginevra: “Non è stato solo un attacco contro il nostro ospedale, è stato un attacco contro le Convenzioni di Ginevra, stabilite per proteggere i civili nei conflitti, compresi pazienti, operatori e strutture sanitarie. È inaccettabile. Oggi diciamo basta. Anche la guerra ha delle regole”.

Chiediamo un’investigazione completa, trasparente e indipendente condotta dalla Commissione d’Inchiesta Umanitaria Internazionale, un organo che esiste ma che non è mai stato usato.

Chiediamo agli Stati firmatari di attivare la Commissione per stabilire la verità e riaffermare lo status di protezione degli ospedali nei conflitti.

Abbiamo bisogno che tu stia con noi. Dobbiamo insistere insieme per ottenere un’investigazione indipendente. Mostraci la tua solidarietà e il tuo supporto  condividendo sui social network foto e messaggi con la richiesta #IndependentInvestigation.

In Afghanistan, dove siamo dal 1980, lavoriamo esclusivamente grazie a fondi privati e non accettiamo finanziamenti da nessun governo.

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Sosteniamo l’appello di Medici Senza Frontiere… e inorridiamo alla deriva del governo PD che, coerentemente con la manomissione della Costituzione che da mesi porta avanti, in questi tragici giorni macchiati dal crimine USA contro l’ospedale di Medici Senza Frontiere cerca un’ennesima foglia di fico per aggirare l’articolo 11 della Costituzione:

L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali

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Giusta la denuncia del FORUM DIRITTI LAVORO contro il lavoro gratuito della società EXPO

Posted by PRC Muggiò su venerdì 10 aprile 2015

NoLavoroGratisCiò che la società EXPO intende creare è niente altro che una enorme riserva di lavoro subordinato, dequalificato e saltuario – per un evento tutto e solo imprenditoriale che presumibilmente genererà elevati profitti – senza alcun diritto, e per un costo del lavoro pari ad un quinto di quello imposto da leggi e contratti per svolgere le mansioni di ordinaria assistenza fieristica.

Con queste poche parole si può riassumere il senso dell’esposto del Forum Diritti Lavoro, esposto che condividiamo.

Attendiamo che un risveglio di dignità possa scuotere le coscenze di tanta classe economica, politica e sindacale che ha potuto pensare di svilire fino a questo punto la dignità di tanti giovani e precari.

Qui il testo dell’esposto.

Lavoro-gratuito

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L’appello delle donne per l’8 marzo

Posted by PRC Muggiò su lunedì 23 febbraio 2015

“[…] Nel villaggio un’altra ragazza era stata spietatamente costretta al matrimonio a suon di ceffoni. Non era che una contadina, ma non si piegò alla volontà di quell’uomo e scappò via. La prima volta che ci incontrammo mi pregò di insegnarle a leggere e scrivere. Ripenso spesso a lei, alla mia impotenza in quella situazione. Le dissi due parole di conforto: con mio grande dispiacere non potevo fare per lei nulla di più.

Allora non avevo nessun potere. Oggi in qualche modo, con il mio tentativo di cambiare la società, rendo giustizia a quella ragazza. Sarebbe bello se questo tipo di relazioni sociali non fossero mai esistite. Nella società per cui mi batto e che spero di vedere non ci saranno più donne costrette in questi ruoli. Una donna che si trova a dipendere dai vecchi rapporti di potere fra i sessi non può che risultare perdente. Per me oggi una donna esiste sono nella misura in cui è libera. Se dipende dal suo uomo non può essere sé stessa. Secondo me una donna ha perso nel momento stesso in cui a proprio rischio si piega alla dipendenza e rinuncia a fare i conti con questione della propria libertà personale. La donna è sempre stata idealizzata, ma l’ideale può realizzarsi solo nella libertà.”

Abdullah Ocalan, Roma 1999, in “Kurdistan. Storia di un popolo e della sua lotta” di Namo Aziz, manifestolibri 2000

Comunicato della Rappresentanza Internazionale del Movimento delle Donne Curde

buupibriyamljnyL‘8 marzo 2015, 104 anni dopo la proclamazione della Giornata Internazionale delle Donne, le donne di tutto il mondo combattono ancora contro il sistema di dominio patriarcale.
In ricordo delle lavoratrici tessili a New York che hanno perso la vita nella loro resistenza, in occasione della 2a Conferenza Internazionale delle Donne nel 1910 su proposta di Clara Zetkin è stata istituita la giornata dell‘8 marzo come simbolo per la lotta e la resistenza delle donne. Questo movimento e questo grido risuonano ancora nelle strade. La rivoluzione contro disuguaglianza, sessismo e ogni forma di violenza è arrivata fino a oggi e continua a difendere tutti i valori umani.
Come risultato della grinta e capacità delle donne nel 1977 l‘8 marzo è stato proclamato dall’ONU Giornata Mondiale delle Donne, ma nonostante questo non è riconosciuto in nessuno a livello ufficiale in alcuno degli stati membri. Oggi come allora le donne sono esposte a diverse forme di discriminazione e pensieri e azioni patriarcali. Più le donne ne prendono coscienza e più si organizzano, più aumenta la forza con la quale vengono sistematicamente attaccate. Gli attacchi contro le donne che si organizzano e lottano diventano sempre più profondi e si sviluppano in un femminicidio sistematico della cui esistenza non c’è consapevolezza e che non viene riconosciuto come tale. Questo femminicidio viene brutalmente portato avanti a livello mondiale, dall‘Europa fino all‘Africa, dal Medio Oriente fino all’America Latina. Contro le donne viene condotta una vera e propria guerra non dichiarata. Con lo sfruttamento e la violenza si mira a intimidire sistematicamente le donne come gruppo sociale. Senza dubbio le donne hanno fatto resistenza contro questi brutali attacchi, si sono organizzate e hanno portato avanti la loro lotta con costanza.

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