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Archive for the ‘Giustizia’ Category

Onesto albergo (3 stelle su 5)

Posted by PRC Muggiò su martedì 5 dicembre 2017

L’Hotel Imperial, confiscato alla mafia, sarà assegnato alla Prefettura che ospiterà dei migranti. Il Comune scende in campo, ma con troppo ritardo. Una ricostruzione dei fatti e delle scelte politiche. Le chiavi per una convivenza pacifica.

Scarica la versione pdf stampabile: clicca qui
comune

Locandina del Comune

Il 29 novembre 2017 abbiamo assistito all’incontro pubblico1 organizzato dalla giunta comunale per rendere evidente ai molti cittadini presenti (se solo ci fosse così tanta partecipazione anche per altre tematiche … ) l’utilizzo che se ne farà dell’Hotel Imperial, confiscato e quindi di proprietà dello Stato.

Le notizie sono state veicolate in primo luogo sui social, poi sulla stampa locale.

Forza Italia è tra le prime forze politiche a sollevare la questione; tramite Zanantoni2 giunge la voce che “l’Hotel Imperial […] sia stato assegnato alla Prefettura di Monza che ha pensato di destinarlo ai migranti africani”, attendendo “nelle prossime settimane uno sbarco massiccio a Muggiò di ospiti”.

Probabilmente dal Villoresi, sottolineiamo ironicamente.

Poco prima che la notizie raggiungesse i canali mediatici è stato appiccato un incendio3 che ha coinvolto due piani dell’immobile ma che non ha causato danni ingenti.

Intimidazione?

Torniamo all’incontro pubblico.

Siamo gli unici a ritenere che una serata del genere andasse fatta ben prima?

È bene ricordare che trattasi di un bene confiscato alla criminalità organizzata. Confiscato 2 volte!

La prima, nel ‘97, con le accuse al proprietario di riciclaggio, contrabbando, usura.

La seconda, recente, nel 2013, per estorsione.

Noi avremmo proposto delle sedute pubbliche a seguito di ognuna delle due confische, per spiegare ai cittadini come si presentano i fatti e per studiare assieme buone pratiche per allontanare e indebolire la criminalità organizzata e per definire il ruolo del Comune nella gestione di tali beni confiscati.

In primis va chiarito come sia stato possibile rilasciare le licenze a Francesco Consolazio, ora in carcere, per l’apertura dell’hotel, sequestrato di lì a poco.

Dagli articoli di giornale4 se ne evince lo stupore: “senza contare la lunga lista di carichi pendenti a suo carico [a carico di Consolazio] che in Comune pare non abbiano letto quando è stato dato il via libera all’apertura dell’attività. La SCIA era stata presentata nel 2013”. Attività alla cui inaugurazione venne invitato l’allora sindaco Zanantoni, come ebbe a dire in una intervista5 a fine luglio 2013.

Onesto albergo” è il titolo della recensione lasciata su TripAdvisor6 da un utente di Treviso che ha soggiornato nel 2015 all’Imperial. Lasciando un voto pari a 3 stelline su 5. Onesto l’albergo ma non l’albergatore.

tripadvisor

La recensione TripAdvisor

Vennero fatte delle interrogazioni7 in Consiglio Comunale, una da Rifondazione nel 2013 con relativa risposta8, e successivamente ripresa dal Movimento 5 Stelle nel 2016.

Pesa ancora di più la difesa e la continuità di questa amministrazione con la precedente: perché i funzionari incaricati dall’amministrazione Zanantoni (Forza Italia e Lega Nord) non sono stati chiamati in causa dall’attuale amministrazione Fiorito (Partito Democratico) per giustificare gli atti e le concessioni rilasciate negli anni precedenti? Cui prodest?” Scrivemmo in una nota congiunta9 Rifondazione Comunista e 5 Stelle nel maggio 2016.

Nella nota evidenziammo che “lo stabile può trasformarsi in un bene pubblico utile per la città di Muggiò”.

A tal proposito. Oltre all’Imperial, quanti altri bene sono sotto sequestro nel nostro Comune? E quale è o sarà il loro utilizzo? Dai dati forniti dall’Agenzia dei beni sequestrati Muggiò ha il primato di strutture sotto sequestro assieme a Seregno. Un dato allarmante sulla criminalità organizzata made in Brianza.

A chi sono appartenuti i beni sequestrati e che rapporti ci sono con le vicende di Desio, Seregno e altre amministrazioni cadute a seguito degli scandali10 per mafia?

La giunta dovrebbe essere al corrente di questi fatti e rendere realmente democratico il processo decisionale cittadino.

Detto ciò, non si è parlato del passato dell’Imperial, ma non si parlerà neanche del futuro.

L’immobile che, essendo sotto sequestro, è di proprietà dello Stato, è affidato all’Agenzia per i beni confiscati e sequestrati il cui compito consiste nell’individuare i futuri proprietari e gestori.

Nel nostro caso la Prefettura ha avuto la meglio, presentando un progetto di accoglienza per rifugiati e richiedenti asilo.

La scelta non deve stupire. L’emanazione governativa sta affrontando da anni la gestione del flusso migratorio che investe il Paese. I Comuni stessi per motivi di opinione pubblica e difficoltà gestionali non si muovono in prima persona per creare accoglienza e strutture idonee. La Prefettura perciò, trovandosi un bene che non necessiti di particolari costi di ristrutturazione, ottempera al suo ruolo. Da notare però che nel tempo gli sbarchi sono andati riducendosi (43% in meno rispetto a dieci anni fa11), facendo rientrare in parte la temuta emergenza migratoria, ma mantenendo attuale la questione dell’integrazione. Va diminuendo anche la criminalità (nell’arco di poco meno di dieci anni la percentuale di reati denunciati è scesa12 dell’8,2%), ma la stampa e le bufale mantengono alto lo stato d’allerta e alimentano la percezione di pericolo e insicurezza.

Alcuni Comuni – tra cui in parte Muggiò – hanno provato a gestire l’accoglienza in maniera diffusa, assegnando le quote di ospiti in appartamenti privati sfitti che stringono contratti di locazione in genere con cooperative di settore. In questo modo si è cercato di evitare la creazione di quartieri “ghetto”, invogliando al contempo residenti e ospiti ad una convivenza quotidiana pacifica.

Muggiò ad oggi ospita 17 migranti, ben al di sotto della percentuale prevista dal governo centrale (fissata al 2,5‰ della popolazione: per Muggiò è pari a 62).

Il Comune può intervenire – in fase di assegnazione del bene da parte dell’Agenzia – presentando una manifestazione di interesse e un progetto di riutilizzo.

Con delibera n. 63 del 17/05/2016 – riportata sulla stampa13 – questo viene fatto: “il Comune di Muggiò manifesta all’Agenzia per i beni confiscati e sequestrati la richiesta di assegnazione dell’immobile, al fine di effettuare un utilizzo dello stesso che non determini aggravio di oneri economico-finanziari in capo al Comune”.

Pare che anche la Guardia di Finanzia abbia presentato un progetto per assegnare degli alloggi il loco ai finanzieri.

A inizio giugno 2016 una ulteriore nota14 congiunta PRC-M5S fu lungimirante: “Chiaramente non basta la manifestazione di interesse, ma bisogna effettivamente perseguire tale interesse”.

Infatti il progetto del Comune è stato scartato e il bene assegnato alla Prefettura che, come è logico, lo utilizzerà per l’accoglienza di secondo livello.

Quanto era efficace il progetto? Quali i contenuti? Il Comune era realmente interessato al bene? Non pare sia così, giustificando questa “tiepidezza” con esosi oneri economico-finanziari.

Ad esempio sarebbe stato forse più incisivo un interesse del comune nella cogestione della struttura con la prefettura, accettando la quota di richiedenti asilo ma mantenendo un parte della struttura per finalità sociali locali, come uno spazio per le emergenze abitative, spazio per associazioni o per altri servizi. In questo modo la struttura avrebbe dato vita a integrazione ed interazione tra ospiti, territorio, quartiere e servizi.

A questo punto la Sindaca propone alla cittadinanza di organizzarsi e sostenere la battaglia contro la Prefettura, mostrandosi candida e disarmata, addirittura sostenendo di essere venuta a conoscenza dell’assegnazione sui social network! Tutto poteva essere gestito meglio, ma ormai il dado è tratto. Ora occorre vigilare su una gestione coscienziosa, efficiente e integrativa dell’accoglienza.

lega

Propaganda leghista

Il 30 novembre il presidente del Consiglio Comunale Fossati ha esortato la politica ad agire all’unisono, sponsorizzando la petizione15 scritta dal comune e rivolta al prefetto, come fu per la “multisala cinematografica”. Qualcuno gli ricordi che fine fecero le migliaia di firme raccolte.

Petizione accolta anche dai leghisti locali, che lancia la santa crociata contro i “finti profughi”. In effetti la Lega Nord è sempre stata attenta al continente africano. In particolare nel commercio di diamanti16

Senza alzare barricate.

Le barricate le vorremmo alzare contro i potenti e i padroni. Non contro i nostri simili, non contro gli ultimi, scatenando una guerra tra poveri e fomentando la speculazione politica degli ambienti più estremi della destra e dei malavitosi. Questi ultimi sono parte del problema. Questi ultimi sono i protagonisti di atti intimidatori e fascisti come quello di Como17. Fortuna vuole che, in controtendenza col resto della Brianza, tali soggetti non si sono palesati alla serata pubblica.

Anche se scontato, la leggerezza con cui si parla di guerra e profughi impone di guardare le persone negli occhi e riconoscere la sua umanità. “Restiamo umani” disse Vittorio Arrigoni, non stiamo discutendo su uno stock di merce invenduta da ricollocare, ma di esseri umani.

Esseri umani protagonisti di un fenomeno di massa – le migrazioni – che da secoli ridisegna confini e mette in discussione la dura eredità colonialista europea.

Riassumendo la questione: il Comune invita la cittadinanza a mobilitarsi contro la Prefettura dello Stato che utilizzerà l’Hotel Imperial, bene confiscato alla mafia, per l’accoglienza di rifugiati stranieri. Il Comune presentò richiesta di utilizzo della struttura ma venne rifiutata, forse per lo scarso interesse reale sempre dimostrato dalla giunta.

A nostro parere questo non è il momento delle false promesse e delle mezze verità.

Occorre essere attori consapevoli e saper gestire al meglio la situazione attuale, ponendo le basi per un futuro migliore. Per tutti.

L’immobile qualora verrà affidato alla Prefettura sarà oggetto di bando o assegnazione diretta per la gestione dei rifugiati. Il Comune non deve essere un escluso, e qui può far sentire la sua voce e fare davvero la differenza. Può vigilare ed esporre esigenze sull’operato della cooperativa che potrebbe vincere l’appalto, individuando cooperative sociali con personale esperto, slegate dal mondo degli affari e dei palazzinari. Il Comune può richiedere di coprogettare con Prefettura e cooperative le modalità di controllo e integrazione, rendendo il territorio, le associazioni e i servizi partecipi e attori consapevoli. Ricordiamo che si sta parlando di accoglienza di 2° livello, per cui orientata a soggiorni lunghi in attesa della decisione della Commissione per il rilascio dello status di rifugiato. Soggiorni lunghi che permettono di creare più facilmente contatti tra i residenti e gli ospiti.

Inoltre accoglienza di 2° livello significa anche ingresso nel paese di persone che hanno già avuto visite e cure mediche, persone che possono cercare legalmente un lavoro, persone che stanno già imparando la lingua, persone seguite da personale specializzato e da servizi dedicati. Nulla a che fare con l’orda invasiva degli esaltati di destra.

Buone pratiche esistono e se ne può fare tesoro.

I residenti milanesi del quartiere della caserma Montello (con capacità di 300 posti d’accoglienza) hanno risposto18 degnamente all’indegna manifestazione razzista di CasaPound, nel novembre 2016, organizzando una festa di quartiere, animata dai residenti locali, dagli stranieri di lunga data e dai nuovi arrivi, famiglie e bambini, giovani e anziani.

Un significato profondo si annida in un gesto come quello della festa: superare la parole integrazione – che prevede un integrato dominante e uno da integrare a forza – e sostituirla con interazione, ovvero condivisione di aspettative ed esperienza, ma anche di regole e controllo reciproco.

Controllo e accoglienza. Le chiavi in mano ai cittadini per costruire dal basso una città serena.

Alcuni (tristi) commenti facebook:

 

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NOTE

1 http://www.ilgiorno.it/monza-brianza/cronaca/muggio-profughi-1.3571967

2 https://quibrianzanews.com/migranti-zanantoni-arrivo-massiccio-allhotel-imperial/

3 http://giornaledimonza.it/cronaca/incendio-muggio-fiamme-hotel-imperial/

4 https://prcmuggio.wordpress.com/2016/06/20/hotel-imperial-news/

5 http://www.ilgiorno.it/monza/cronaca/2013/07/26/925310-hotel-muggio-misteri-autorizzazioni-abusivo.shtml

6 https://www.tripadvisor.it/Hotel_Review-g1996997-d5416366-Reviews-Hotel_Imperial_Residence-Muggio_Province_of_Monza_and_Brianza_Lombardy.html

7 https://prcmuggio.files.wordpress.com/2009/10/hotel-imperial.pdf

8 https://prcmuggio.files.wordpress.com/2016/04/risposta-interrogazione-prot-num-25287.pdf

9 https://prcmuggio.wordpress.com/2016/05/13/hotel-imperial-comunicato-congiunto-m5s-prc/

10http://milano.repubblica.it/cronaca/2017/09/26/news/_ndrangheta_maxioperazione_in_lombardia_infiltrazioni_nella_politica_e_nelle_imprese-176510578/

11 https://ilmanifesto.it/in-10-anni-cala-limmigrazione-triplica-lemigrazione-degli-italiani/

12 http://www.ansa.it/sito/notizie/cronaca/2017/12/01/censis-cresce-litalia-del-rancore_158a2e38-0541-4b16-997d-a9958814a446.html

13 https://prcmuggio.wordpress.com/2016/06/20/hotel-imperial-news/

14 https://prcmuggio.wordpress.com/2016/06/05/hotel-imperial-nota-congiunta-m5s-prc/

15 http://www.comune.muggio.mb.it/tool/home.php?s=0,1,7,312&dfa=do1838&pg=&diditem=11266

16 http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2012-04-03/bonifici-tanzania-coprire-soldi-212741.shtml?uuid=Ab9Y9eIF

17 http://www.ansa.it/lombardia/notizie/2017/11/29/irruzione-naziskin-a-riunione-migranti_c4c38557-9d33-4f49-a1db-7d3f90a42be2.html

18 http://www.milanotoday.it/cronaca/profughi-accoglienza-caserma-montello.html

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Arrestato il Sindaco di Seregno (Forza Italia) per corruzione

Posted by PRC Muggiò su martedì 26 settembre 2017

da infonodo.org

Seregno – Mazza: “Ogni promessa è debito”. L’intercettazione con Lugarà che incastra il sindaco

26/09/2017

di k.ts.

Edoardo Mazza, sindaco di Seregno, è stato arrestato questa mattina per corruzione.
In cambio dei voti garantitagli dall’imprenditore edile Antonino Lugarà, un passato nella DC, gambizzato negli anni ’90 nell’ambito di una faida di ‘ndrangheta che contrapponeva la famiglia Miriadi ai boss Peppe Flachi e Coco Trovato, il sindaco avrebbe facilitato le pratiche per la trasformazione dell’area ex pulman Dell’Orto, area di cui Lugarà era diventato proprietario.
L’imprenditore, anch’esso arrestato, è considerato contiguo alle organizzazioni mafiose di stampo ‘ndranghetista.
Il comando dei Carabinieri ha diffuso un video in cui si vedono prima a colloquio Mazza e Lugarà, poi si sentono le intercettazioni tra lo stesso Lugarà e un consigliere di maggioranza, Stefano Gatti di Forza Italia.
Infine l’intercettazione tra lo stesso Lugarà e Mazza.
Lugarà: “La prima pratica che doveva andare dopo la campagna elettorale, era la mia. La prima”.
A cui il sindaco di Seregno risponde così: “Ogni promessa è debito, no?”.

I tre, Mazza, Gatti e Lugarà, erano stato fotografati durante la campagna elettorale del maggio 2015, insieme a Mario Mantovani anche lui indagato, poi arrestato nell’ottobre del 2015 per tangenti nella sanità lombarda, durante un rinfresco elettorale nella panetteria Tripodi di Antonino Tripodi, arrestato nel 2010 nell’inchiesta Infinito sulla presenza della ‘ndrangheta in Lombardia e condannato per l’arsenale di armi che occultava nel suo garage (vedi Elezioni comunali 2015, Seregno: in Brianza campagna elettorale di Fi nel bar dell’armiere dei boss. Ora il ballottaggio).

La panetteria era stata chiusa nel gennaio del 2016 per ordine della Prefettura perché considerata contigua con la ‘ndrangheta (vedi Seregno – ‘Ndrangheta. Revocata la licenza a Tripodi, smarrimento tra i tripodisti).

L’ex assesore all’urbanistica Barbara Milani avrebbe ricevuto forti pressioni da parte del sindaco Mazza e del vicesindaco Giacinto Mariani per favorire alcune operazioni urbanistiche. A seguito delle pressioni ricevute, Barbara Milani avrebbe presentato un esposto alla Procura e poi si è  dimessa nel maggio di quest’anno, denunciando anche altre situazioni poco chiare (vedi Seregno – La lettera di dimissioni dell’assessore all’Urbanistica Barbara Milani e anche Seregno – Il distributore di Giussani, il pozzo fantasma e le dimissioni dell’assessore Milani).

Il video delle intercettazioni.

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Acqua pubblica – a Reggio Emilia il Pd ha deciso per il no. Da città modello a promessa tradita

Posted by PRC Muggiò su sabato 27 giugno 2015

Da Il Fatto Quotidiano
del 20 Giugno 2015
di Silvia Bia

il-mio-voto-va-rispettato-350x350Nella città emiliana scade il contratto con la multiutility e l’ex amministrazione aveva appoggiato la richiesta di passare a una gestione pubblica, commissionando anche uno studio di fattibilità. All’improvviso però il passo indietro votato in direzione provinciale. E sono ricominciate le proteste: “Questa non è democrazia. Buttano via un lungo percorso”. E c’è chi sospetta l’intervento da Roma dell’ex sindaco e ora ministro dei Trasporti Delrio: “Con lui era iniziato l’iter, ora non parla”

“Non può essere un partito a decidere per i cittadini. Questa non è democrazia. E’ un tradimento e basta”. Per tutta Italia, ancora prima di diventarla, Reggio Emilia era già la città simbolo del ritorno all’acqua pubblica e di un segnale di cambiamento possibile verso la ripubblicazione dei servizi. Ma dopo il sì del referendum del 12 e 13 giugno 2011 e promesse e documenti ufficiali che prevedevano di sganciarsi dal privato, al momento di fare il passo decisivo il Pd ha ingranato la retromarcia. E adesso i comitati tornano in piazza, decisi a far rispettare agli amministratori gli impegni presi quattro anni fa e a svincolarsi dalla multiutility quotata in Borsa Iren, attuale gestore del servizio idrico in scadenza. “La rabbia è che abbiamo fatto un percorso, ci sono tutte le condizioni, ma manca il ruolo della politica, che forse ha interesse a rimanere con Iren”, spiega Tommaso Dotti del comitato Acqua bene comune. “Non possono decidere di buttare tutto al vento, non possono vincolare i cittadini a un privato per altri 25 anni”.

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Una vittoria amara – Arnaldo Cestaro ha fatto condannare l’Italia a Strasburgo per tortura

Posted by PRC Muggiò su martedì 7 aprile 2015

Dal sito dell’Huffington Post.

Arnaldo Cestaro è l’uomo che ha fatto ricorso alla Corte europea dei diritti dell’Uomo per vedere riconosciuto quello che da anni testimoniava, e cioè di essere stato vittima di tortura durante l’irruzione della polizia nella scuola Diaz durante il G8 di Genova del 2001. Ha vinto, e ora riceverà 45mila euro dallo Stato italiano come risarcimento.

All’epoca Cestaro, originario di Agugliaro (Vicenza), aveva 61 anni. Era partito per Genova con gli amici delle sezioni di Rifondazione comunista di Vicenza e Montecchio Maggiore e mai avrebbe pensato di finire nel mezzo di un vero e proprio massacro a opera delle forze dell’ordine.

La sera del 21 luglio, dopo aver manifestato tutta la giornata, aveva trovato un posto dove dormire all’interno della Diaz, messa a disposizione dal Genoa Social Forum e dal Comune di Genova. Stanco, si era addormentato al piano terra dell’edificio ma si era svegliato improvvisamente per il rumore dei celerini che erano entrati con violenza nell’edificio.

Spaventato, si era messo contro il muro con le braccia alzate. Qui, inerme, aveva ricevuto colpi alla testa, sulla testa e sulle gambe che gli provocarono fratture multiple. Racconta che gli agenti continuarono a manganellarlo nonostante gridasse: “Fermatevi, sono un uomo vecchio e pacifico!”.

Diaz: Corte Strasburgo condanna Italia per tortura

È lui “l’uomo anziano con i capelli bianchi” citato anni dopo dal vicequestore Michelangelo Fournier davanti ai giudici, quando definì l’operazione alla Diaz “macelleria messicana”. Fournier raccontò che gridò ai celerini “Basta!” quando li vide picchiare Cestaro, che in effetti aveva un’età incompatibile con quella dei manifestanti ritenuti “facinorosi”.

L’uomo fu operato nell’immediato all’ospedale di Genova e qualche anno più tardi di nuovo al Careggi di Firenze. Le ferite, riferisce la Corte, gli hanno procurato danni permanenti, con debolezza persistente del braccio e della gamba destri.

I soldi non risarciscono il male che è stato fatto. È vero, è un primo passo quello di oggi, ma mi sentirò davvero risarcito solo quando lo Stato introdurrà il reato di tortura“, è il primo commento di Cestaro dopo la sentenza.

Poi ha aggiunto: “Oggi ho 75 anni ma non cancellerò mai l’orrore vissuto. Ho visto il massacro in diretta, ho visto l’orrore del nostro Stato. Dopo quindici anni, le scuse migliori sono le risposte reali, non i soldi. Il reato di tortura è una cosa legale”.

——————-

E sempre da sito dell’Huffington Post, il suo avvocato denuncia:

G8 Genova: Emanuele Tambuscio, avvocato di 93 persone picchiate a Bolzaneto: “14 anni e ancor nessun risarcimento”

Alcuni di loro non sono mai più voluti tornare in Italia, perché il ricordo di quei giorni infernali è ancora vivo nella loro mente, ha provocato traumi e ferite profondissime, che nemmeno anni di terapie sono riusciti a curare. Altri, invece, hanno perso la fiducia nelle forze di polizia e nelle istituzioni. In quello Stato che ancora oggi, dopo 14 anni, oltre a doverli risarcire, “non vuole spiegare se sono stati presi dei provvedimenti disciplinari verso gli agenti responsabili di fatti che finalmente oggi la corte di Strasburgo chiama con il proprio nome: tortura”.

Emanuele Tambuscio, genovese, è l’avvocato che da fin dall’inizio dell’odissea giudiziaria sui fatti del G8 ha difeso i manifestanti picchiati a sangue dalle forze dell’ordine alla scuola Diaz di Genova, la notte del 21 luglio 2001, in un blitz notturno talmente feroce che la stessa polizia arrivò a definire “una macelleria messicana”. E che oggi, pur soddisfatto per la condanna dell’Italia da parte dei giudici europei, ricorda che per le vittime la strada verso la piena giustizia è ancora lunga.

Quante sono le parti civili del blitz alla scuola Diaz che stanno ancora aspettando i risarcimenti definitivi?

Novantatrè parti offese. Fino a oggi hanno ottenuto solo provvisionali ridicole, in sede di primo grado. Cifre che vanno dai diecimila ai trentamila euro. E’ stato considerato un danno morale molto basso rispetto a quelli che sono stati realmente i fatti, che oggi la corte di Strasburgo definisce “tortura”. Le cause civili per i risarcimenti sono ancora in corso, ma sono cause singole e dunque hanno tempi lunghissimi. C’è però un dato positivo: il ministero ha comunicato la volontà di arrivare alle transazioni, che speriamo siano soddisfacenti.

Per quanto riguarda i fatti alla caserma di Bolzaneto, invece?

Anche lì ci furono torture e tremende violazioni dei diritti umani. Anche lì i ricorsi sono ancora pendenti. Stiamo ancora aspettando il pagamento delle provvisionali dopo la sentenza di primo grado del 2010. Il ministero ci ha assicurato che avrebbe disposto il pagamento, ma non è ancora arrivato.

Quali sono i punti ancora dolenti della vicenda alla scuola Diaz?

Sono essenzialmente tre, e la sentenza di Strasburgo li mette in chiaro tutti. Innanzitutto, la prescrizione che ha “salvato” i vertici della polizia condannati. Poi l’assenza di identificazione degli autori materiali del blitz alla scuola Diaz, molto bene evidenziata al punto 214 della sentenza. Infine, un fatto gravissimo: Strasburgo ha espressamente chiesto allo Stato italiano se fossero stati presi dei provvedimenti disciplinari nei confronti dei poliziotti ritenuti responsabili delle violenze. E lo Stato non ha risposto. Questo ci porta a pensare che nessun provvedimento verso di loro sia stato preso.

Ancora oggi inoltre rimangono sconosciuti i nomi degli agenti del Reparto Mobile che presero parte al blitz.

Questo è un altro punto centrale: si conoscevano i nomi degli agenti del nucleo antisommossa ma non si sono potute attribuire le singole responsabilità e il numero esatto di chi mise piede in quella scuola. Non potendo accertare chi avesse fatto cosa, tutto fu archiviato. Oggi la sentenza ce lo chiede: anche l’Italia si deve adeguare alle targhette di identificazione sulle divise degli agenti.

Lei ha seguito questa vicenda fin dall’inizio, accompagnando le vittime passo dopo passo in interminabili e dolorosi processi. Come vivono oggi?
Chi ha avuto danni maggiori sono stati quelli che allora erano soltanto ragazzi. C’è fra di loro, per esempio, una ragazza che aveva 20 anni appena, passata attraverso i pestaggi alla scuola Diaz e le torture di Bolzaneto, che ha avuto danni psicologici importanti, non è più tornata la stessa. Qualcuno di loro, fra i ragazzi stranieri, non è mai più voluto tornare in Italia. Non si fidano più della polizia, della nostra in particolare. Immaginate cosa significa subire trattamenti del genere in un Paese straniero, lontano da casa. E’ stato devastante.

E lei, da avvocato, ha mai sentito vacillare la sua fiducia nelle forze dell’ordine?

Le sembrerà strano, ma a provocarmi la delusione maggiore in tutta questa vicenda non sono state le forze dell’ordine. Ma lo Stato, le risposte ministeriali e soprattutto il modo in cui la politica ha affrontato il problema. Sono loro che mi hanno fatto perdere la fiducia.

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Genova 2001, le vittime attendono ancora le scuse dallo Stato

Posted by PRC Muggiò su domenica 5 gennaio 2014

di Vittorio Agnoletto

violenze-alla-diazIn un Paese nor­male non ci sarebbe nulla per cui ral­le­grarsi: chi è con­dan­nato, deve espiare una pena; ed è altret­tanto ovvio che tutti i cit­ta­dini siano uguali di fronte alla legge.

Non è così in Ita­lia, dove l’impunità è troppo spesso stata garan­tita a coloro che indos­sano una divisa, soprat­tutto quando i reati com­messi sono con­tro donne e uomini che mani­fe­stano per la difesa della democrazia.

Per que­ste ragioni sto­ri­che non deve pas­sare sotto silen­zio la deci­sione dei magi­strati che il 31 dicem­bre hanno arre­stato per fatti con­nessi alla «macel­le­ria mes­si­cana» della Diaz, tre dei poli­ziotti più alti in grado pre­senti a Genova durante il G8. Sono stati con­dan­nati agli arre­sti domi­ci­liari ed è stata rifiu­tata la loro richie­sta di essere inviati ai ser­vizi sociali.

Tutto il cir­cuito main­stream ha evi­tato di darne noti­zia; tanto più che Spar­taco Mor­tola, Gio­vanni Luperi e Fran­ce­sco Grat­teri non sono poli­ziotti qua­lun­que. Già nel 2001 rico­pri­vano inca­ri­chi di mas­sima impor­tanza: il primo capo della Digos geno­vese, il secondo ex diri­gente dell’Ucigos e Fran­ce­sco Grat­teri che era il numero tre della poli­zia ita­liana con la non velata aspi­ra­zione di diven­tarne il capo. Men­tre i magi­strati li inqui­si­vano, i super­po­li­ziotti veni­vano pro­mossi ad inca­ri­chi sem­pre più impor­tanti con l’approvazione bipar­ti­san del Par­la­mento. Nes­suno ha mai sen­tito la neces­sità, nem­meno dopo le con­danne di primo e secondo grado, di rimuo­verli dai loro inca­ri­chi; non è que­sta un’eccezione, infatti ci risulta che ad oggi la poli­zia non abbia avviato alcun pro­ce­di­mento interno nei con­fronti dei non pochi poli­ziotti con­dan­nati. Sono tutti ancora rego­lar­mente in sevi­zio, tranne quelli con­dan­nati dai magi­strati all’interdizione ai pub­blici uffici.

La deci­sone dei magi­strati è stata pos­si­bile pro­prio per l’indipendenza dal potere poli­tico che la Costi­tu­zione garan­ti­sce alla magi­stra­tura. Certo, l’arresto avviene a quasi dodici anni dai fatti, ma….meglio tardi che mai. Agli arre­sti domi­ci­liari reste­ranno per pochi mesi, gran parte della pena è stata can­cel­lata dal prov­vi­den­ziale indulto del 2006 ma le deci­sione del tri­bu­nale è comun­que impor­tante per­ché prova, tra mille dif­fi­coltà, a riba­dire un prin­ci­pio fon­da­men­tale: non ci sono zone fran­che, non ci sono impu­nità garan­tite dalla divisa che si indossa.

Le vit­time della Diaz stanno ancora aspet­tando da dodici anni una parola di scuse dalle nostre isti­tu­zioni; che finora non c’è stata. L’ultima occa­sione l’ha persa, pro­prio poche ore dopo gli arre­sti, nel discorso di fine anno, colui che dovrebbe rap­pre­sen­tare la nostra Costi­tu­zione cal­pe­stata e sospesa nelle gior­nate geno­vesi. Eppure aveva a dispo­si­zione ben più di una let­tera invia­ta­gli in que­sti lun­ghi anni da chi chie­deva che lo Stato si assu­messe le pro­prie respon­sa­bi­lità per la «macel­le­ria mes­si­cana». Ma si sa, ci sono let­tere e let­tere, alcune si pos­sono citare, altre è più sag­gio ignorarle.

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Berlusconi non si ricandida… è a rischio di interderdizione dai pubblici uffici!

Posted by PRC Muggiò su venerdì 26 ottobre 2012

Condannato oggi in primo grado per frode fiscale al processo Mediaset sui diritti tv; secondo i PM è in ballo la bazzeccola di 470 milioni di euro…

Ma la prescizione incombe!

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L’APPELLO DI SAVIANO

Posted by PRC Muggiò su sabato 14 novembre 2009

SIGNOR Presidente del Consiglio, io non rappresento altro che me stesso, la mia parola, il mio mestiere di scrittore. Sono un cittadino. Le chiedo: ritiri la legge sul “processo breve” e lo faccia in nome della salvaguardia del diritto. Il rischio è che il diritto in Italia possa distruggersi, diventando uno strumento solo per i potenti, a partire da lei.

Con il “processo breve” saranno prescritti di fatto reati gravissimi e in particolare quelli dei colletti bianchi. Il sogno di una giustizia veloce è condiviso da tutti. Ma l’unico modo per accorciare i tempi è¨ mettere i giudici, i consulenti, i tribunali nelle condizioni di velocizzare tutto. Non fermare i processi e cancellare cosè anche la speranza di chi da anni attende giustizia.

Ritiri la legge sul processo breve. Non è una questione di destra o sinistra. Non è una questione politica. Non è una questione ideologica. E’ una questione di diritto. Non permetta che questa legge definisca una volta per sempre privilegio il diritto in Italia, non permetta che i processi diventino una macchina vuota dove si afferma il potere mentre chi non ha altro che il diritto per difendersi non avrà  più speranze di giustizia.

ROBERTO SAVIANO

Roberto Saviano è nato a Napoli nel 1979. Si è laureato in Filosofia all’Università degli Studi di Napoli “Federico II”. In Italia collabora con “L’espresso” e “la Repubblica”, negli Stati Uniti con il “Washington Post” e il “Time”, in Spagna con “El pais”, in Germania con “Die Zeit” e “Der Spiegel”.saviano2

Il suo primo libro Gomorra (Mondadori) è un bestseller che ha venduto 3.000.000 copie ed è stato tradotto in 50 paesi. È presente nelle classifiche di best seller in Germania, Olanda, Belgio, Spagna, Francia, Svezia, Finlandia. La letteratura e il reportage sono gli strumenti che Roberto Saviano usa per raccontare la realtà.

Dal 13 ottobre 2006, in seguito al successo del romanzo Gomorra, fortemente accusatorio nei con fronti delle attività camorristiche, ha ricevuto numerose minacce da parte della camorra e vive sotto scorta. Attualmente, per motivi di sicurezza, è costretto a cambiare continuamente dimora.

Da Gomorra sono stati tratti uno spettacolo teatrale, che è valso a Saviano gli Olimpici del Teatro 2008 come miglior autore di novità italiana, e l’omonimo film candidato al premio Oscar come miglior film straniero e premiato a Cannes nel 2008 con il Gran Prix du Jury.

                                                                                                               tratto dal sito ufficiale http://www.robertosaviano.it/

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