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Archive for the ‘Politica’ Category

Fisco: scoperti mille grandi evasori, hanno sottratto all’erario 2,3 miliardi Quasi 13mila quelli totali. Dati della Guardia di Finanza degli ultimi 17 mesi, 23mila reati.

Posted by PRC Muggiò su lunedì 25 giugno 2018

Redazione ANSA
Due miliardi e 300 milioni, più di due milioni a testa: è quanto hanno sottratto al fisco i mille grandi evasori scoperti dalla Guardia di Finanza dal 1 gennaio del 2017 al 31 maggio di quest’anno. I Finanzieri hanno anche individuato quasi 13mila evasori totali e contestato 23mila reati fiscali.
Dei 2,3 miliardi evasi dai grandi evasori, che non sono piccoli artigiani, commercianti o imprenditori ma soggetti che si avvalgono di una rete di connivenze e spesso anche della consulenza di studi tributari, più della metà – 1,3 miliardi – sono però già stati confiscati acquisiti in via definitiva al patrimonio dello Stato. I dati di quasi un anno e mezzo di attività sono stati resi noti in occasione della festa del Corpo: da gennaio 2017 sono stati scoperti anche 12.824 evasori totali, soggetti del tutto sconosciuti al fisco, che hanno evaso 5,8 miliardi di Iva. I finanzieri hanno inoltre portato alla luce quasi 23mila reati fiscali – il 67% dei quali riguardano emissione di fatture false, dichiarazioni fraudolente e occultamento di documenti contabile – e denunciato 17mila persone, di cui 378 arrestate. Infine, sono 30.818 i lavoratori in nero impiegati da 6.361 datori di lavoro.
Salvini, chiudere cartelle Equitalia sotto 100mila euro
Sotto 100mila euro 94% cartelle e 86% liti  – La possibilità di ‘chiudere da subito’, come dice Matteo Salvini, le cartelle sotto i 100.000 euro interessa il 94% dei crediti fiscali, in pratica delle iscrizioni a ruolo delle cartelle esattoriali in lavorazione alla fine del 2016, e l’86,4% dei ricorsi incardinati nei vari gradi della giustizia tributaria alla fine del 2017. Sono questi gli ultimi dati disponibili dalla ex Equitalia e dalla Giustizia Tributaria sull’ipotesi, avanzata oggi dal leader della Lega e vicepresidente del Consiglio sulla definizione dei contrasti tra fisco e contribuente fino a 100.000 euro. Il progetto è definito ‘pace fiscale’ dal Contratto di governo che punta al ‘preventivo e definitivo smaltimento della mole di debiti iscritti a ruolo, datati e difficilmente riscuotibili per insolvenza dei contribuenti’. Il governo, alla ricerca di risorse per finanziare le misure del proprio programma, starebbe accelerando su questo capitolo che era previsto nei progetti della campagna elettorale dalla Lega che l’aveva indicato come il primo provvedimento da varare. L’operazione, che punta a liberare di molte pratiche la giustizia tributaria, rischia tuttavia di sovrapporsi con la ‘rottamazione delle cartelle’ che si è appena conclusa ma per la quale non è ancora stata versata al prima rata di luglio. La misura – è scritto espressamente nel Contratto di governo – non avrebbe una ‘finalità condonistica’, ma dovrebbe diventare ‘un efficace aiuto ai cittadini in difficoltà’. Secondo le stime della Lega, ci sarebbero circa mille miliardi di cartelle esattoriali non riscosse, di queste il 50% sono ormai ritenute inesigibili, ma l’altra metà possono invece tradursi in entrate per lo Stato.

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La pacchia dei ricchi

Posted by PRC Muggiò su sabato 23 giugno 2018

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Leggi di Iniziativa Popolare: SI FIRMA IN COMUNE

Posted by PRC Muggiò su martedì 5 giugno 2018

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Scarica e diffondi!!!

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Ecco i ricchi sfondati. Mentre il mondo va a rotoli il loro incremento di ricchezza è stato del 16% da un anno all’altro

Posted by PRC Muggiò su mercoledì 30 maggio 2018

L’esercito di ricchi del mondo vale complessivamente 9.100 miliardi di dollari, il 18% in piu’ rispetto all’anno scorso, e con in media 4,1 miliardi di dollari ciascuno. La classifica include il primo miliardario dell’Ungheria e il primo dello Zimbabwe. Bezos con i suoi 112 miliardi di dollari e’ il piu’ ricco al mondo, strappando il trono al fondatore di Microsoft. Bill Gates e’ secondo con ‘soli’ 90 miliardi di dollari, mentre Warren Buffett e’ terzo con 84 miliardi di dollari. A vedere bene i numeri, Bezos ha visto lievitare la capitalizzazione di Amazon del 59% in 12 mesi, così che la sua fortuna è cresciuta di 39,2 miliardi di dollari. Ma ne ha potuti contare addirittura altri 12 soltanto nelle due settimane comprese tra la rilevazione di Forbes e la pubblicazione della classifica.
Forbes stilando la classifica dei miliardari del mondo ne ha contati 2.208 da 72 diversi paesi. Tra gli italiani Giovanni Ferrero è nella top-40: è al 37mo posto in classifica con una fortuna di 23 miliardi di dollari. In 45ma posizione si piazza invece Leonardo del Vecchio con i suoi 21,2 miliardi di dollari. Silvio Berlusconi è 190mo in classifica con 8 miliardi di dollari.
Il gruzzolo del presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, si è assottigliato di 400 milioni di dollari da marzo 2017 scendendo a quota 3,1 miliardi. Adesso The Donald è 766° nel mondo, in calo dalla posizione 544.

In totale i miliardari della classifica di Forbes valgono il monte record di 9,1 trilioni di dollari. Stringendo il cerchio le 20 persone più ricche del pianeta valgono l’incredibile somma di 1,2 trilioni (1.200 miliardi), non poi così distante dal Pil italiano del 2017 appena certificato dall’Istat, 1.700 miliardi. In totale, questi 20 ricconi rappresentano, scrive Forbes, meno dell’1% dei miliardari totali, ma i loro averi ammontano al 13% della ricchezza totale di tutti i miliardari del mondo.

Naturalmente nel gotha dei billionaires non potevano mancare i cinesi. Due imprenditori tech hanno debuttato nella top 20: Ma Huateng (noto anche come Pony Ma), 46 anni, cofondatore del colosso Tencent, che con la sua app di messaggistica WeChat conta un miliardo di utenti, è diciassettesimo. Tencent vanta partecipazioni in Tesla, Snapchat e nel servizio di streaming musicale Spotify. Poco più in basso, al posto numero 20, c’è un altro “ragazzo” d’oro dell’hi-tech cinese, Jack Ma, 53 anni, capo di Alibaba, le cui azioni hanno guadagnato il 76% in un anno.

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Giannuli: Perché lascio il M5S

Posted by PRC Muggiò su mercoledì 30 maggio 2018

Il M5s ha tre meriti storici che nessuno può negare: aver abbattuto il falso bipolarismo Fi-Pd, aver posto in termini politici e non solo giornalistici il tema della casta ed aver impedito che la protesta che stava montando sfociasse in movimenti di estrema destra come Alba Dorata o il Front National. Per queste ragioni non sono affatto pentito di aver costeggiato ed appoggiato il M5s – pur senza mai entrare a farne parte – dal 2013 ad oggi.

Per la verità, non ho mai evitato di criticare singoli aspetti o scelte del movimento che, però, complessivamente ho sempre difeso.

Ma, come i lettori di questo blog hanno constatato, negli ultimi due anni, i motivi di dissenso sono andati crescendo e le critiche si sono fatte più frequenti e forse più aspre, per cui non è stato un caso che nelle recenti elezioni politiche, alla Camera non ho votato 5 stelle ma Potere al Popolo.

Non sono io che mi sono man mano allontanato dal M5s: io sono rimasto fermo, è il M5s che ha preso altre strade.

Il M5s al quale mi ero avvicinato era quello dell’ “Uno vale uno” che, pur non senza contraddizioni anche evidenti, rifiutava l’idea di un capo politico che decidesse tutto.

Oggi, nel movimento vige un regolamento che nessuno ha mai approvato e che dà pieni poteri al capo politico, sino al punto di dargli la possibilità di nominare i capigruppo parlamentari non più eletti (cosa che non ha precedenti nella storia del parlamento repubblicano).

Il M5s al quale mi ero avvicinato parlava di democrazia diretta, anche con un’enfasi eccessiva che si traduceva in un discutibile rifiuto della democrazia rappresentativa, oggi di democrazia diretta non si parla più ed è restato solo un antiparlamentarismo ancora più inquietante di ieri.

Il M5s cui mi ero accostato miscelava temi di destra (come l’ostilità verso gli immigrati) con temi di sinistra (come la difesa dell’art. 18) ma aveva una decisa avversione ai poteri finanziari (ricordiamoci le partecipazioni di Grillo alle assemblee degli azionisti Telecom), oggi il “Capo politico” del movimento dice che i governi devono tener conto dell’orientamento dei mercati finanziari.

Il M5s con il quale iniziai a collaborare si schierò decisamente per la legge elettorale proporzionale e contro la riforma renziana della Costituzione in difesa della Costituzione repubblicana del 1948. L’edizione più recente del M5s ha fatto non poche concessioni nel dibattito sulla legge elettorale (in particolare quando si parlò di metodo tedesco) e, con ogni evidenza, si appresta a sostenere il ritorno ad una qualche forma di maggioritario.

Quanto alla Costituzione, la pretesa di avere la Presidenza del Consiglio sulla base della maggioranza relativa ottenuta nel voto per l’elezione della Camera è solo la premessa logica di una riforma di indirizzo presidenziale. Ma allora, perché ci si è opposti alla riforma di Renzi? Io ho combattuto Renzi in quel Referendum perché ero contrario alla sua riforma, mi viene il dubbio che qualche altro ha combattuto quella riforma solo perché voleva togliere di mezzo Renzi. Sono cose molto diverse.

Il M5s di cinque anni fa entrò nelle stanze del potere per ribaltarle, quello di oggi non si sottrae all’abbraccio mortale del potere consolidato: non hanno cambiato il potere ma il potere ha cambiato loro.

Il M5s con cui ho collaborato fece un’epica battaglia parlamentare contro la “riforma” della Banca d’Italia che ne faceva dono alle principali banche nazionali. La legge prevedeva tre anni di tempo per mettere sul mercato le azioni possedute in eccesso dai pochi oligopolisti, il limite è scaduto nel 2017 senza che sia avvenuto niente ed il M5s non dice niente, preferendo posare occhi vogliosi sulla Cassa Depositi e Prestiti, in perfetto stile spoil system. Certo, sin qui è stata gestita malissimo, ma quale è il rimedio? Piazzare qualche amico? Non so.

Il M5s di Roberto Casaleggio era contrario all’Euro senza se e senza ma (anche troppo e, semmai, ero io a moderare le cose dicendo che non si può uscire da un ordine monetario dalla sera alla mattina e senza sapere bene con cosa sostituirlo) oggi non solo non si parla proprio più di uscita dall’Euro, ma si fa dell’oltranzismo filo Ue, e si prospetta l’adesione al gruppo più eurista del parlamento europeo, En Marche.

Il M5s delle origini si diceva “Né di destra né di sinistra”, ma in realtà ospitava nel suo seno sia destra che sinistra, oggi quella ambiguità è sciolta e, pur continuando a dirsi né di destra né di sinistra, il Movimento sta imboccando una strada decisamente di destra.

Io ero e sono sempre rimasto di sinistra, potevo convivere con l’ambiguità iniziale, ma non con una cosa esplicitamente di destra.

Per cui, sapete che sono anticonformista ed, in un paese in cui (quasi) tutti salgono sul carro del vincitore, io scelgo di scendere dal carro del vincitore.

Sarò grato ai conduttori televisivi che non mi presenteranno più come “vicino al Movimento 5 stelle” ma come persona “che è stata a lungo vicina al M5s”. Nessuna acrimonia e nessuna ostilità preconcetta, quando il M5s farà scelte condivisibili lo difenderò, quando ne farà di segno opposto lo criticherò, ma sempre nel merito, perché, nonostante tutto, il M5s è ancora oggi una importante risorsa per il paese e sarebbe altamente auspicabile che correggesse questa discutibile rotta.

(4 aprile 2018)


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“Costruiamo uno schieramento di sinistra popolare antiliberista per l’attuazione della Costituzione e dunque contro i trattati europei e alternativo a tutti i poli esistenti. Né con Cottarelli né con Salvini”. Intervento di Maurizio Acerbo

Posted by PRC Muggiò su lunedì 28 maggio 2018

Le scelte e le parole del Presidente della Repubblica suscitano rabbia e sconcerto. Il nostro giudizio negativo su Salvini e Di Maio non ci impedisce di condannare con nettezza la scelta del Presidente della Repubblica.
Il comportamento di Mattarella (leggi qui la dichiarazione sul presidente della Repubblica) ha le sembianze più di un golpe bianco che di una rigorosa difesa della Costituzione. Nella Costituzione è previsto il divieto di ricostituire il partito fascista, non quello di mettere in discussione i trattati europei o la moneta unica.
La sovranità non appartiene agli “operatori economici o finanziari” e agli “investitori italiani e stranieri” citati da Mattarella. Il comportamento del Presidente e il suo intervento così pesante sul terreno delle scelte politiche è per noi indifendibile.
Non ci stupisce che a sostegno di Mattarella si siano schierati immediatamente due improbabili campioni del costituzionalismo come Renzi e Berlusconi. Questa operazione è la prosecuzione delle ingerenze dell’UE ed avevamo già da tempo profetizzato che Cottarelli, onnipresente su giornali e tv, sarebbe stato il nuovo Monti da imporre a colpi di spread. Proprio perchè ci siamo sempre schierati in difesa della democrazia costituzionale non possiamo che dire NO a questa operazione e all’incarico a un uomo del Fondo Monetario Internazionale. Chi difende la Costituzione non può schierarsi per un’acritica difesa di Mattarella. Rifiutiamo di dover scegliere tra la peste e il colera, tra Salvini e Di Maio da una parte e Renzi e Berlusconi dall’altra. Si tratta di due versioni diverse del neoliberismo.
Ci schieriamo dalla parte della democrazia e della Costituzione come abbiamo sempre fatto.
La classe dirigente di centrodestra e centrosinistra che ha condiviso le scelte strategiche dagli anni ’90 é ormai delegittimata e trascina nel discredito le stesse istituzioni.
Il Presidente della Repubblica, come il suo predecessore, assume il ruolo di garante non della Costituzione ma di di uno stato permanente di eccezione.
La richiesta di impeachment non è fondata sul piano costituzionale e il comportamento di M5S e Lega, a partire dalla scelta di un premier inconsistente sul piano politico, ha contribuito a questo esito. Certo Mattarella ha fatto un gran regalo a Salvini che può ergersi a difensore degli italiani e il M5S cerca di competere alzando il volume.
Da sempre denunciamo che il cosiddetto “pilota automatico” non è compatibile con la democrazia e che la mette in crisi sul piano formale e sostanziale. A cosa serve poter votare se le scelte di fondo sono già predeterminate? E come si può rafforzare il legame tra cittadine/i e istituzioni repubblicane se un rigore insensato riduce progressivamente diritti?
Se Mattarella avesse detto no alla nomina di un demagogo razzista xenofobo come Salvini al ministero degli Interni avremmo apprezzato. Ma il suo intervento in nome dell’ordine post-democratico nato a Maastricht nel 1992 non è condivisibile e accettabile.
Lo ricordiamo come ministro della difesa ai tempi della guerra nella ex-Jugoslavia e ci è ben chiaro che tende ad anteporre il quadro internazionale alla Costituzione.
Rivendichiamo con orgoglio il nostro voto da sempre contrario ai trattati europei e la nostra lotta per un’altra Europa non in nome del nazionalismo ma della democrazia e della difesa e dell’estensione dei diritti. Costruiamo uno schieramento di sinistra popolare antiliberista per l’attuazione della Costituzione e dunque contro i trattati europei e alternativo a tutti i poli esistenti. Né con Cottarelli né con Salvini.

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Operazione Domus Aurea: tangenti e corruzione asse Brianza-Calabria, 21 arresti

Posted by PRC Muggiò su lunedì 28 maggio 2018

Blitz della Guardia di Finanza nelle province di Milano, Monza e Brianza, Lecco, Bologna, Asti e Reggio Calabria.

Frode fiscale ma non solo: blitz della Guardia di Finanza nelle province di Milano, Monza e Brianza, Lecco, Bologna, Asti e Reggio Calabria. Fatture per operazioni inesistenti per un ammontare di circa 95 milioni di euro.

UNA INCHIESTA NATA DA DUE ESPONENTI DEL MOVIMENTO 5 STELLE

Frode fiscale e distrazioni patrimoniali

Ventuno persone sono state arrestate dalla Guardia di Finanza di Monza in esecuzione di ordinanza di custodia cautelare (dieci in carcere)  emessa dal gip di Monza. Le accuse: associazione a delinquere finalizzata a reati tributari e fallimentari, trasferimento fraudolento di valori, riciclaggio e corruzione.

TRA GLI ARRESTATI ANCHE L’EX MAGISTRATO GERARDO PERILLO

Guardia di Finanza in campo

La maxi indagine è stata coordinata dalla Procura di Monza. I provvedimenti cautelari, trenta in totale, sono stati eseguiti a partire dall’alba di oggi dalla Guardia di Finanza di Monza nelle province di Milano, Monza e Brianza, Lecco, Bologna, Asti e Reggio Calabria. Tra gli arrestati ci sarebbero anche un ex magistrato e due avvocati.

Operazione “Domus aurea”

Smantellato un articolato gruppo societario riconducibile a un imprenditore edile calabrese residente in Brianza, Giuseppe Malaspina, accusato di aver emesso fatture per operazioni inesistenti per un ammontare di circa 95 milioni di euro, con distrazioni patrimoniali per un valore pari a circa 234 milioni di euro. L’operazione è stata chiamata “Domus aurea“.

L’albergo prestigioso

Nel corso delle indagini, i militari del Gruppo di Monza hanno ricostruito, tra l’altro, una serie di operazioni societarie fraudolente di natura distrattiva poste in essere al solo fine di preservare dalle pretese dei creditori il patrimonio di una delle società riconducibili all’imprenditore, costituito da un prestigioso albergo di Venezia, il Ca’ Sagredo, il quale, dopo una serie di passaggi societari, è stato infine trasferito ad una nuova società, costituita ad hoc, legalmente rappresentata dalla segretaria e storica collaboratrice dell’arrestato.

Per impedire il perfezionamento della distrazione, ad aprile 2017, i Finanzieri hanno eseguito un decreto di sequestro preventivo d’urgenza emesso dalla Procura della Repubblica di Monza, cautelando le quote della predetta società per un valore stimato di oltre 75 milioni di euro, quale prodotto e/o profitto del delitto di bancarotta fraudolenta, sequestro successivamente convalidato dal G.I.P. e confermato sia dal Tribunale del riesame che, a febbraio scorso, dalla Corte di Cassazione.

Sequestrati, oltre all’albergo di lusso di Venezia con gli affreschi del Tintoretto, il palazzo che a Milano ospitava l’hotel Gritti, a due passi dal Teatro alla Scala, e l’agriturismo con piscina e maneggio, La Malaspina, a Ornago, per un valore complessivo di oltre 100 milioni di euro.

Chi è Malaspina

Imprenditore noto e dal passato controverso (negli anni Settanta già condannato a 14 anni per omicidio), il titolare della Gimal è stato su diversi fronti protagonista delle cronache locali. Anche nel ruolo di vittima, come nel caso di una tentata estorsione alcuni anni fa da parte di esponenti di un’altra famiglia vimercatese con radici calabresi, i Miriadi. E poi il tribolato fallimento della sua società e il conseguente stop dei lavori per l’ormai famigerato hotel mai costruito a Villasanta. L’ultima volta il nome di Malaspina venne legato a una vicenda scoppiata a Correzzana: sembra che proprio questa vicenda abbia innescato l’indagine giunta all’apice in queste ore.

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Tangenti in Brianza, Malaspina e la maledizione del 21 maggio. E’ la data dell’ultimo arresto ma anche di quando uccise un uomo a Muggiò

Posted by PRC Muggiò su lunedì 28 maggio 2018

di STEFANIA TOTARO

Pubblicato il
Il maneggio sequestrato a Ornago in Brianza

Il maneggio sequestrato a Ornago in Brianza

Monza, 27 maggio 2018  – L’ascesa e il declino dell’imprenditore edile di Montebello Ionico, nuovamente nei guai dopo 46 anni esatti. Il 21 maggio è una data da dimenticare per Giuseppe Malaspina, il costruttore di origine calabrese diventato brianzolo di adozione a capo di un impero immobiliare da 100 milioni. Ora sequestrato su richiesta della Procura di Monza che lo accusa di averlo mantenuto grazie alle operazioni illecite di professionisti compiacenti. Malaspina è stato arrestato dalla GdF lo scorso 21 maggio per bancarotta fraudolenta e false fatturazioni. Lo stesso giorno di 46 anni fa, il 21 maggio 1972, soltanto diciannovenne, ha ucciso a Muggiò Giuseppe Zampaglione. Quattro colpi d’arma da fuoco sparati alle spalle per una confidenza ai carabinieri sulla presunta rapina a una gioielleria. Nel 1976 Giuseppe Malaspina viene condannato a 14 anni di reclusione. Nell’81, dopo indulto e riduzione della pena, viene ammesso alla libertà condizionale. Nel 2007 l’ordinanza di riabilitazione emessa dal Tribunale di sorveglianza di Milano. Con i suoi fratelli, Giuseppe Malaspina viene sospettato di essere l’autore nell’87 del sequestro di Massimo Oreste Villa a Merate, liberato dopo 7 mesi di prigionia sull’Aspromonte e il pagamento di un riscatto di 3 miliardi di lire. Accusa mai dimostrata.

Dopo 25 anni a venire sequestrato (solo un tentativo) è il fratello di Giuseppe Malaspina, Carlo: nel 2011 quattro uomini incappucciati cercano di infilarlo su un’auto. E poi 6 colpi di pistola e l’esplosione di un ordigno contro sedi delle società dei Malaspina. Vicende per cui sono stati condannati per tentata estorsione (con l’aggravante del metodo mafioso) Giovanni e Vincenzo Miriadi (figli di Natale Assunto Miriadi, ucciso a colpi di kalashnikov a Vimercate nel ‘90 da esponenti della cosca Coco Trovato) e il cugino Mario Girasole. Movente, secondo la pubblica accusa, un terreno a Vimercate, acquistato da Malaspina nel 2010 e che era stato prima ottenuto in comodato e poi affittato dai Miriadi, che ci tenevano del materiale edile e che avrebbero preteso, secondo l’accusa, prima la restituzione del terreno e poi 12 milioni di euro. Tutte accuse sempre negate dai Miriadi, che sostengono di avere soltanto voluto i soldi che spettavano loro per ill terreno.

Al processo Giuseppe Malaspina, costituitosi parte civile, ha descritto il suo percorso imprenditoriale di successo (quando risiedeva ad Arcore è stato secondo contribuente della città dietro solo a Berlusconi; trasferitosi a Lesmo ne è diventato il primo contribuente) come riscatto da un passato criminale. Per sottolineare la lontananza dagli ambienti ‘ndranghetisti, ha parlato di sé come imprenditore lombardo che con i calabresi aveva tagliato i ponti. Al dibattimento è venuto fuori come ‘paciere’ tra i Malaspina e i Miriadi il nome di Fausto Giordano, poi arrestato assieme ad altre 43 persone nell’operazione contro la ‘ndrangheta in Brianza ‘Tibet’ perché ritenuto «facente parte di un’associazione mafiosa emanazione diretta della Locale di Desio e avente base e sede decisionale in Seveso dove sono localizzati i diversi uffici del capo, promotore ed organizzatore Giuseppe Pensabene di Montebello Jonico«, etichettato come il banchiere della ‘ndrangheta in territorio brianzolo. Malaspina ha avuto, nel tempo, rapporti di lavoro con Bartolo Foti e Vincenzo Cotroneo. Nelle motivazioni della sentenza di condanna dei Miriadi juniors, i giudici monzesi, a proposito dei rapporti tra i Miriadi, Bartolo Foti, Vincenzo Cotroneo, scrivono: «Tutti questi personaggi, tra cui gli imputati Miriadi, risultano provenire da Montebello Ionico, tutti sono risultati operativi nella Locale di Desio, ciò che ha indotto gli inquirenti a ritenere i Miriadi legati a tale cosca, quale propaggine nel Vimercatese».

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La sinistra ora è in prestito ai Cinque Stelle. Dalle battaglie sociali alla partecipazione. Il Movimento Cinque Stelle, con tutti i suoi difetti e le sue contraddizioni interne, si è impadronito di un’eredità. Per adesso o per sempre? di S. Borghese, V. Fabbrini, L. Newman

Posted by PRC Muggiò su mercoledì 18 aprile 2018

Essere di sinistra può assumere tante connotazioni: estetiche, industriali, clientelari, campanilistiche, e dipolicy. In modi diversi sono identificabili come di sinistra le scarpe Camper, le cooperative, il sistema di relazioni che girava attorno alla Monte dei Paschi di Siena, il Livorno calcio e la legge Cirinnà. Nozioni di cosa è non è di sinistra possono però cambiare con il tempo. Che Guevara è un’icona della sinistra, ma è riverito anche da CasaPound.

Fondamentalmente, però, essere di sinistra vuol dire credere in un ideale di giustizia sociale in favore dei meno abbienti. Quest’accezione moderna di sinistra nasce nell’immediato post rivoluzione francese quando, durante l’assemblea degli Stati Generali, le forze rivoluzionarie occuparono la parte sinistra dell’emiciclo. Nel solco di questa tradizione, secondo il filosofo italiano Norberto Bobbio, chi è di sinistra vede l’eguaglianza come il valore più importa.
Il mezzo attraverso il quale si persegue l’ideale egualitario cambia però a seconda delle dottrine politico-economiche. Il socialismo offre il mezzo della collettivizzazione. Si tratta di una dottrina che è stata a lungo dominante e spesso identificata tout court con l’ideale di sinistra, ma non è l’unica. Il keynesismo, ad esempio, rientra nel paradigma economico capitalista, ma è generalmente considerato di sinistra perché prevede un sostegno alla domanda interna durante i cicli economici recessivi.

A prescindere da dottrine economiche, marche di calzatura e sistemi di potere, l’essere di sinistra significa senz’altro avere a cuore le condizioni di vita di chi sta peggio. È innanzitutto un’attitudine, qualcosa che si fa tutti i giorni, prima ancora di declinarsi in una posizione politica.

Dopo Tangentopoli e la caduta del muro di Berlino, si è presentata in Italia una classe dirigente nuova, che in tante aree non è mai cambiata. Sono gli anni in cui a destra emergono i berlusconiani e a sinistra i dalemiani e i veltroniani – forze sociali che hanno visto il loro tramonto solo con il risultato delle politiche del 2018.
L’establishment di sinistra, dai partiti ai sistemi di potere privato e pubblico che li circondano, è quindi rimasto sostanzialmente immutato in quest’ultimoquarto di secolo. L’elettorato, invece, no.

I dati elettorali più sofisticati, disponibili dalle politiche del 2008 in poi, dimostrano come quello che era il bacino elettorale di riferimento della sinistra ha visto cambiare radicalmente le proprie condizioni e prospettive socio economiche in questi anni. Quella classe operaia che aveva sempre votato a sinistra si è progressivamente impoverita, invecchiata o precarizzata. Anche la classe media ha visto ridursi drasticamente il proprio reddito pro-capite, in maniera talvolta vertiginosa. Continuano a votare a sinistra soprattutto coloro che continuano a sentirsi rappresentati da una leadership anziana che focalizza la propria offerta politica su tematiche tradizionalmente affini ai più anziani e chi da loro dipende: immigrazione, rigore fiscale, pensioni, tutti temi tradizionalmente di destra.

I dati più recenti evidenziano proprio come il bacino elettorale di riferimento sia cambiato, diventando anziano e arroccandosi nei centri borghesi delle grandi città.

Già nel 2013 infatti il voto al PD era stato quasi direttamente proporzionale all’età, restando sotto il 20 per cento tra chi aveva meno di 40 anni e salendo al 37 per cento tra gli over 65 (dati ITANES); una dinamica che si è ripetuta anche nel 2018, quando il PD ha ottenuto più del 20 per cento solo tra chi ha più di 55 anni, e il 28  tra gli ultra 65enni, secondo i dati del sondaggio Quorum/YouTrend per Sky Tg24.

Lo stesso istituto ha calcolato come il PD abbia fatto registrare la migliore tenuta, in un contesto di arretramento generale, proprio nei grandi centri urbani con più di 300 mila abitanti, mantenendo il 70% dei propri elettori 2013, a fronte di una tenuta del 65-66 per cento nei comuni inferiori; ancora più indicativo il dato in voti assoluti, dove si nota che il PD (e il centrosinistra “tradizionale” nel suo complesso) va meglio solo nei comuni di maggiori dimensioni, superando il 20 per cento (e il 30 per cento considerando tutta l’area progressista) soltanto nelle città con più di 100 mila abitanti.

Il consenso trasversale nelle regioni rosse (che lo sono sempre meno) ha resistito fintanto che c’è stato un ricambio della classe dirigente locale, capace di una buona gestione economica a favore della propria la base, portando avanti un’agenda progressista, egualitaria. Le elezioni del 4 marzo hanno visto crollare questa certezza: per la prima volta dal 1946, in Emilia-Romagna la sinistra non è stata la prima forza politica. Qui, come altrove in Italia, Il grosso del bacino elettorale ha sofferto tutte le conseguenze del declino macroeconomico, senza paragoni nel mondo occidentale, patito dall’Italia dal 2000 in poi. I pochi investimenti e la mala-gestione della globalizzazione hanno decimato gli ecosistemi produttivi da cui dipendeva l’impiego degli elettori di sinistra. L’establishment di sinistra, come quello di destra, non ha saputo rispondere a questa sfida, se non a livello pratico sicuramentenon a livello di retorica, cultura e capacità di ascolto. Il bacino elettorale di riferimento ha quindi buone ragioni per aver perso fiducia, ed è tra questi delusi che i Cinque Stelle hanno trovato la loro più importante fonte di consenso.

Gli studi sui flussi elettorali confermano che sia nel 2013 che nel 2018 una parte consistente dell’elettorato del M5S aveva votato, in precedenza, per uno dei partiti progressisti “tradizionali”: PD, IDV o sinistra. Nel 2013 tale quota era pari al 42% dell’elettorato complessivo dei Cinque Stelle (dati ITANES), mentre la principale destinazione – ad eccezione dell’astensione – degli elettori che sia nel 2013 che nel 2014 avevano votato il PD (quindi, guidato sia da Bersani che da Renzi) è stata, nel 2018, il Movimento (secondo il sondaggio Quorum/YouTrend per Sky TG24). L’elettorato di riferimento della sinistra sembra aver trovato nel Movimento qualcosa che il suo establishment di riferimento ha perso.

Si può capire cosa esattamente analizzando le battaglie identitarie del Movimento. Analizzando i media, queste sono principalmente il richiamo all’onestà e il sostegno ai poveri. L’onestà è predicata attraverso la battaglia sui vitalizi, il giustizialismo sommario verso i politici indagati e una retorica distruttiva nei confronti di qualsiasi autorità sospettata di corruzione. Il reddito di cittadinanza – una proposta, per quanto fiscalmente discutibile , di normale social welfare – è invece l’espressione più concreta della battaglia contro la povertà.

Anche la lotta all’immigrazione, perlomeno a livello di cornice ideologica,gioca un ruolo. La battaglia contro il disagio sociale è al centro della cultura dei Cinque Stelle, che hanno nella restituzione della voce alle persone comuni uno dei loro valori fondanti.

I sondaggi confermano che le battaglie a cui gli elettori Cinque Stelle tengono maggiormente sono proprio queste. Sono temi che hanno una presa naturale su chi ha un profilo sociodemografico più giovane, tendenzialmente disagiato o comunque caratterizzato dall’aver subito le conseguenze della stagnazione economica che dura dal 2000. Il rapporto di fiducia tra l’elettorato dei Cinque Stelle e il suo nascente establishment passa per questa condivisione di obbiettivi.

È importante anche precisare che l’opposizione ai vaccini, il razzismo becero, l’anti-intellettualismo sono posizioni minoritarie tra i seguaci del Movimento.

La vera proposta del Movimento però non risiede nei suoi contenuti ma nei processi rappresentativi.
I Cinque Stelle teorizzano infatti la nascita di una democrazia digitale diretta, in cui internet consente la formazione di un consenso su posizioni trasversali. Le primarie digitali, battezzate parlamentarie, e i referendum online su decisioni cruciali del Movimento, per quanto amatoriali o manipolative nella loro esecuzione, sono prassi fondanti. Consentono all’ex-elettore di sinistra di sentirsi nuovamente ascoltato da un establishment.
Si tratta di idee tipiche della sinistra radicale. La genesi intellettuale della democrazia diretta digitale risale infatti ai campus universitari americani di sinistra. Discende intellettualmente dal sogno collettivista di Marx, attuato poi attraverso la Comune di Parigi del 1871, nei primi Soviet e nei kibbutz israeliani. Alcune scelte lessicali adoperate dai Cinque Stelle – direttorio, Rousseau – sembrano voler ricondurre idealmente i processi di governancedel Movimento allo spirito della rivoluzione francese.

Poche settimane fa, Luigi Di Maio è stato deriso dal New York Times per aver lasciato la casa dei genitori solo cinque anni prima. Le statistiche dimostrano che la vicenda personale di Di Maio, e di tanti altri quadri del Movimento, è simile a quella di molti dei loro elettori. L’inesperienza professionale e il disagio vissuti da Di Maio, Fico e altri sono asset politici.

Riassumendo, il nascente establishment del Movimento è uno in cui un elettorato mediamente giovane, che normalmente tenderebbe a sinistra, si riconosce. I processi partecipativi proposti dal Movimento sono, almeno filosoficamente, di sinistra. Le loro battaglie identitarie – onestà e sostegno ai poveri – sono di sinistra. Il bacino elettorale della sinistra – inteso sia come vecchi elettori che come profilo socio-demografico degli elettori del 2008 – è in buona parte defluito ai Cinque Stelle. Se la sinistra istituzionale paga l’aver tentato a lungo di offrire soluzioni al malcontento senza doverloascoltare e rappresentare, il Movimento, al contrario, nei suoi primi nove anni ha potuto sia ascoltare che rappresentare il malcontento egregiamente. Il Movimento Cinque Stelle è, con tutti i suoi difetti e con tutte le sue contraddizioni interne, il nuovo partito di sinistra italiano.

Le battaglie politiche dei Cinque Stelle sono le stesse che l’establishment e i partiti di sinistra hanno smesso di fare, almeno a livello comunicativo. Se i governi di sinistra hanno attuato misure di contrasto al disagio sociale come il reddito d’inclusione, raramente questa questione è stata al centro della loro retorica. La lotta alla corruzione e alle clientele, elementi centrali nell’identità dei Cinque Stelle, è avvenuta concretamente attraverso provvedimenti del PD quali l’istituzione dell’ANAC e il nuovo codice degli appalti. Eppure non sono diventati elementi identitari dei partiti di sinistra. In tempi più recenti, scandali minori come quello di Banca Etruria sono stati gestiti male sul piano comunicativo, accrescendo l’impressione che l’establishment di sinistra sia un sistema di potere più che l’espressione di un consenso politico.

Tutto ciò è vero non solo a livello partitico madi classe dirigente in senso lato e di cultura politica. Al calo continuo del numero degli iscritti dei partiti di sinistra negli ultimi 25 anni si è accompagnato il declino delle cooperative, dei centri sociali e delle banche e aziende con consigli direttivi espressi dai partiti di sinistra. La cultura di sinistra si è evoluta di pari passo. Nella percezione mediatica, i suoi simboli odierni sono diventati confusi e autoreferenziali: il cashmere, i film in lingua originale, Capalbio. Si tratta di ossessioni da élite che non verrebbero così derise se la sinistra istituzionale avesse mantenuto una capacità di ascolto e rappresentanzapropria delle élite politiche in una democrazia rappresentativa, come insegna Bernard Manin.

Più che il fallimento di un leader, Renzi o D’Alema o Bersani, è un fallimento di leadership. Renzi è solo l’espressione finale di un declino pluridecennale. Il suo tentativo di eversione èstato l’ultimo respiro dell’ultima classe dirigente giovane dell’ultima regione rossa. Questo scollamento dalla base è stato così lento da essere ignorabile dall’establishment di sinistra. Fino al risultato del 4 marzo.

Storicamente, nel mondo occidentale, l’asse sinistra-destra non scompare. Cambiano semplicemente i partiti e le loro identità. E le ragioni per cui i partiti cambiano ideologia sono spesso legate alle loro strutture di potere. In America, fino agli anni ’50, il partito Repubblicano era la forza progressista e il partito Democratico quella conservatrice. In passato questo bipolarismo è stato interpretato dai Whigs, i Federalisti e altri. Nel Regno Unito vi è stato un percorso simile. Gli odierni partiti progressisti del Regno Unito e degli USA nascono da frange insoddisfatte dei partiti progressistiche c’erano prima. In Italia molti attribuiscono l’emergere del proto-fascismo di ispirazione socialista alla perdita di contatto con la base della Sinistra Storica e alla frustrazione del primo Mussolini con l’establishment socialista.

Similmente, spesso i quadri grillini sono persone che hanno rinunciato a permeare l’establishment, spesso quello di destra, ma più spesso quello di sinistra. Se Di Maio e Di Battista hanno vissuto le delusioni dei padri, dirigenti locali delle destre sociali, Virginia Raggi e Roberto Fico sono dei delusi dalla leadership di sinistra. Da ragazzo, anche lo stesso Di Battista si è definito di sinistra. La rosa di ministri proposta per il governo dai Cinque Stelle è composta da persone relativamente giovani, relativamente di sinistra, rimaste però ai margini dell’establishment progressista.

Questo è l’altro specchio della medaglia degli elettori grillini, che sono appunto più spesso vecchi elettori delusi della sinistra che della destra.

I tanti delusi tra le aspiranti classi dirigenti del post‘92, soprattutto ma non solo di sinistra,stanno formando un nuovo establishment che, per quanto possa essere poco qualificato, sta sostituendo quello precedente. È verosimile che delle componenti dell’attuale o aspirante classe dirigente di sinistra si lascino cooptare dai Cinque Stelle pur di sopravvivere o avere la propria occasione di ribalta. In alcune frange della società civile, questo sta già avvenendo.

La destra in Italia non è cambiata in questi anni, rimanendo sostanzialmente reazionaria, nonostante la tentata evoluzione berlusconiana. Per l’elevata età anagrafica della sua leadership, e a causa della centralità di Silvio Berlusconi, Forza Italia e la rete di relazioni che la circonda sono irriformabili. L’ha scoperto Gianfranco Fini proprio come lo sta scoprendo Matteo Renzi con il PD. Molti vedono però nell’avventura di Matteo Salvini un altro percorso: un tentativo di superare Forza Italia sostituendola, piuttosto che cambiandola dall’interno. I quadri della Lega salviniana sono infatti più giovani dei berlusconiani, ma molti sufficientemente moderati da essere ideologicamente ascrivibili a Forza Italia se volessero.

Queste nuove destra e sinistra sono protagoniste di un nuovo bipolarismo geografico. Un Settentrione che esce dalla crisi, più che schierarsi contro l’Europa o la migrazione, ha semplicemente votato un partito che propone una misura pro-crescita: la flat tax, ovvero un’aliquota IRPEF unica. Si tratterebbe di una riforma, per quanto utopica nell’attuale contesto fiscale italiano, essenzialmente di destra. Il Meridione, che non ha visto la ripresa economica, ha sostenuto con maggioranze schiaccianti un partito, il Movimento Cinque Stelle, che propone una misura assistenzialista altrettanto inverosimile, ma fondamentalmente di sinistra. L’emergere della Lega e dei Cinque Stelle tra le principali forze politiche ha più a che vedere con un ricambio di establishment che con un superamento ideologico.

Con la fine della cortina di ferro, si afferma il Washington Consensus. È la convinzione, nel seno della sinistra istituzionale americana, che le soluzioni economiche tipicamente liberali – globalizzazione, competizione – rappresentino l’unica ricetta credibile per la crescita macroeconomica. La sempre minor attenzione all’egualitarismo che vediamo oggi nella sinistra italiana nasce qui, traducendosi per la prima volta in politiche pubbliche con la Terza Via di Bill Clinton. Il primo ad adottare la Terza Via in Europa è Tony Blair, seguito via via da altri colleghi europei. Il principale punto di riferimento estero di Renzi, sia dal punto di vista ideologico che per come ha riformato il proprio partito, è proprio Tony Blair.

E fino al duplice trauma dell’elezione di Trump e la Brexit, molte sinistre occidentali hanno più o meno continuato su questa scia. Oggi, non avendo saputo tradurre la Terza Via in una dottrina egualitaria e credibile per le proprie basi, i partiti di sinistra tornano alle loro origini, come Corbyn nel Regno Unito e Sanders negli USA, oppure rischiano di scomparire a causa della concorrenza di un’offerta politica più innovativa, come è avvenuto con i socialisti in Francia o il PASOK in Grecia.

La sinistra istituzionale italiana dovrebbe cambiare radicalmente visione politica per trovare o ritrovare una base. Potrebbe farlo in direzione centrista oppure tornando a valori di sinistra tradizionale. In entrambi i casi, l’establishment di sinistra e l’elettorato che gli è rimasto fedele dovranno partire dal riconoscimento che il Movimento Cinque Stelle si è impadronito delle loro battaglie storiche. I meme sul reddito di cittadinanza, condivisissimi nei giorni del post-voto, suggerirebbero che questo non stia avvenendo.

Un cambio di paradigma potrebbe arrivare da un cambio di leadership in seno ai partiti. Molti sperano che un NicolaZingaretti o un Carlo Calenda abbiano il carisma per dare una nuova identità politica alla sinistra. Ma il problema è di classe dirigente e non solo quella dei partiti. Un cambio di visione difficilmente può essere imposto univocamente dall’alto come ha provato a fare, nel bene e nel male, Renzi. Strutturalmente e storicamente, infatti, è molto raro che un establishment sostanzialmente anziano e diffuso viva grandi cambi di rotta. Non a caso Potere al Popolo, ovvero la parte della sinistra radicale che più aveva avvertito la distanza tra sinistra istituzionale ed elettorato, ha una leadership e una base giovane. Se altri giovani dirigenti che si identificano nella sinistra percepiscono di avere maggiori chance di emergere altrove, appunto tra i Cinque Stelle, è giusto essere scettici chela sinistra istituzionale per come la conosciamo possa sopravvivere a questa legislatura. Il 18,7% registrato dal PD il 4 marzo potrebbe essere stata un’ultima resistenza. La sinistra è viva, ma non lotta insieme a noi.

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Per una sinistra nazional popolare.

Posted by PRC Muggiò su lunedì 16 aprile 2018

Domenica 15 Aprile sarò a Bologna per partecipare all’assemblea autoconvocata “Per una sinistra nazional popolare”. Per capire le ragioni di questa iniziativa rinvio al documento di convocazione firmato dal sottoscritto assieme agli amici Mimmo Porcaro e Ugo Boghetta. Qui mi limito a riassumerne alcuni contenuti di fondo del documento.

1. Siamo convinti che il recente ribaltone elettorale, che ha giustamente punito le forze politiche che negli ultimi decenni hanno attuato politiche ferocemente antipopolari, non sia sufficiente – sia per gli intrinseci limiti di cultura e visione politiche dei vincitori, sia per la loro prevedibile incapacità di far fronte ai diktat che la Ue non tarderà a imporci, qualsiasi sia il governo che emergerà dalle consultazioni in corso – a risolvere i problemi di un Paese sempre più impoverito e attraversato da crescenti contraddizioni fra élite e masse popolari.

2. Riteniamo irreversibile la crisi di una sinistra che, nella sua versione socialdemocratica (posto che possa ancora definirsi tale), ha subito una mutazione in ragione della quale rappresenta ormai esclusivamente gli interessi delle classi medio alte che abitano nei centri storici, mentre ha rinnegato l’antico ruolo di tutela degli strati più deboli della popolazione (nei confronti dei quali non si perita di manifestare il proprio disprezzo). Ma riteniamo altrettanto irreversibile la crisi di quelle “sinistre radicali” che si rifiutano di prendere atto della necessità di rompere con quella vera e propria macchina antipopolare che è la Ue, una macchina irriformabile nella misura in cui è stata progettata e costruita esclusivamente allo scopo di rendere a priori impossibile qualsiasi ridistribuzione di reddito e di potere nei Paesi membri. Un rifiuto ispirato da una cultura cosmopolita (erroneamente identificata con l’internazionalismo di novecentesca memoria) che impedisce di comprendere come la questione nazionale sia oggi strettamente intrecciata alla questione sociale, nella misura in cui la subordinazione nazionale si converte immediatamente in subordinazione di classe.

3. Pensiamo che la rapida trasformazione dello scenario internazionale (crisi della globalizzazione, ri-nazionalizzazione dei conflitti, acutizzazione dello scontro fra grandi potenze in lotta per l’egemonia politica ed economica, riconfigurazione delle alleanze fra potenze regionali, ecc.) offra anche a una potenza regionale come l’Italia, debole ma strategicamente rilevante per la sua posizione geopolitica,  l’opportunità di lottare per riconquistare la propria autonomia e sovranità nazionale, autonomia che non va intesa in senso nazionalista e autarchico, bensì come mezzo per la ricostruzione di una sovranità democratica e popolare, e inquadrata nella prospettiva della costruzione di relazioni paritarie di cooperazione e solidarietà con le altre nazioni mediterranee.

4. Pensiamo che la lotta per l’autonomia debba fin da subito assumere il carattere di lotta per la trasformazione in senso socialista della nostra società e del nostro sistema produttivo. Un socialismo più vicino al concetto di socialismo del XXI secolo elaborato dalle rivoluzioni bolivariane che a quello della tradizione novecentesca (la cui storia non riteniamo tuttavia debba essere demonizzata). Il che significa, in concreto, non rincorrere una identità di classe esplosa in mille schegge sotto l’impatto della controrivoluzione liberista, della ristrutturazione tecnologica, del decentramento globale e dei conflitti etnici, generazionali e di genere, ma costruire un popolo, un blocco sociale ampio e articolato che raccolga gli interessi, le aspirazioni, le domande di protezione e riconoscimento dei molti contro i pochi.

5. Esiste infine un altro motivo per cui pensiamo che un progetto politico nazional popolare debba necessariamente nascere da un atto di separazione dalle sinistre esistenti: tutto quanto affermato nei punti precedenti è infatti in contraddizione con l’ideologia antistatalista che accomuna l’intero arco dell’attuale sinistra, dai socialdemocratici, perché costoro si sono pienamente convertiti alla visione liberal liberista che domina il mondo da qualche decennio, per cui rifiutano a priori qualsiasi interferenza dello stato nella società e nell’economia, alle sinistre radicali, che coltivano a loro volta una visione libertaria della società e della politica che vede nello stato in quanto tale il nemico da abbattere o ridurre a mera amministrazione delle cose (vedi quella ideologia “benecomunista” che ha preso il posto del comunismo, lanciando la parola d’ordine né pubblico né privato). Noi rivendichiamo al contrario la concezione gramsciana del farsi stato delle classi subordinate, il che vuol dire mettere in atto un doppio processo, di centralizzazione delle decisioni strategiche (niente cambio di matrice produttiva senza nazionalizzazione delle grandi banche, controllo del tesoro sulla banca centrale, nazionalizzazione dei settori produttivi strategici, controllo dei flussi finanziari, ecc.) e di controllo dal basso di tali decisioni attraverso l’istituzione di organi popolari di democrazia diretta e partecipativa che mantengano piena autonomia dalla macchina statale, e soprattutto, che possano esercitare il conflitto nei suoi confronti.

Carlo Formenti

(4 aprile 2018)

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Classifica reddito Monza e Brianza „ Redditi, Monza al secondo posto tra i capoluoghi di provincia per ricchezza Nella top ten dei comuni dove vivono i “Paperoni” d’Italia anche Vedano al Lambro “

Posted by PRC Muggiò su giovedì 5 aprile 2018

Classifica reddito Monza e BrianzaClassifica reddito Monza e Brianza

La Lombardia è la regione più “ricca” d’Italia e, dopo Milano, tra i capoluoghi di provincia che si distinguono per il reddito più alto c’è Monza. Il Ministero dell’Economia e delle Finanze ha reso noti i dati Istat relativi alle dichiarazioni del 2017 sui redditi del 2016. In Italia mediamente il reddito imponibile pro capite è pari a 19.500 euro ma il dato sale a 23.066 in Lombardia che si conferma la regione più “ricca” d’Italia.

Dopo Milano (30.737 euro), nella classifica dei capoluoghi di provincia con i redditi più alti, spicca Monza. In Brianza infatti il reddito imponibile pro capite medio è pari a 27.662 euro, di circa duecento euro più alto di Bergamo. Dietro al capoluogo di provincia bergamasco ci sono Pavia, Treviso, Padova, Bologna e Parma.

Guardando ai singoli comuni però nella top ten delle città o dei piccoli comuni con il reddito più alto spicca ancora una volta il comune brianzolo di Vedano al Lambro, al decimo posto con un reddito medio di 31.564 euro nella top ten dei comuni dei “Paperoni” d’Italia.

Potrebbe interessarti: http://www.monzatoday.it/economia/classifica-reddito-comuni.html
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Muggiò: risultati elettorali

Posted by PRC Muggiò su sabato 17 marzo 2018

ELEZIONI DEL 4 MARZO 2018 – nazionali e regionali

fonte: Ministero dell’Interno

CAMERA

Elettori: 18.271 | Votanti: 14.379 (78,69%) Schede non valide: 398 (di cui bianche: 173) Schede contestate: 0

Potere al Popolo! — 95 voti 0,67%

 

SENATO

Elettori: 16.803 | Votanti: 13.236 (78,77%) Schede non valide: 354 (di cui bianche: 146) Schede contestate: 0

Potere al Popolo! — 78 voti 0,60%

 

REGIONE LOMBARDIA

Elettori: 18.711 | Votanti: 14.371 (76,80%) Schede non valide: 352 (di cui bianche: 124) Schede contestate: 0

Sinistra per la Lombardia — 96 voti 0,68%

 

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[Monza 24\2] Cena di sottoscrizione

Posted by PRC Muggiò su lunedì 19 febbraio 2018

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Ciclone Gelsia, i vertici si dimettono Corruzione e turbativa d’asta, il presidente Giordano lascia seguito da Boneschi e Borgato

Posted by PRC Muggiò su giovedì 8 febbraio 2018

di LAURA BALLABIO

Pubblicato il 
Francesco Giordano, presidente di Gelsia

Francesco Giordano, presidente di Gelsia

Seregno (Monza Brianza), 8 febbraio 2018 – Sono arrivate ufficialmente nel primo pomeriggio di ieri, le dimissioni dei vertici di Gelsia. Il primo a lasciare la carica è stato Francesco Giordano presidente di Gelsia Srl. A cascata sono annunciate anche quelle del presidente di Aeb, la capogruppo, Alessandro Boneschi e del presidente di Gelsia Ambiente, Massimo Borgato.

Poche ore prima a invocare un passo indietro era stato Tiziano Mariani della lista civica Noi per Seregno. “Assistiamo basiti – ha tuonato Tiziano Mariani – a una presunta pesante inchiesta giudiziaria sul gruppo Aeb Gelsia, su alcuni suoi amministratori e dirigenti. Nel seguire l’evolversi dei fatti, non ci possiamo esimere da constatare che costituirebbero elemento sussidio al fare chiarezza, le dimissioni immediate delle persone che hanno ricevuto avvisi di garanzia, in modo da permettere loro di potersi difendere nei luoghi appropriati senza mettere a repentaglio la credibilità e la necessaria vita amministrativa e industriale del gruppo”. “In mancanza di tale atto di coerenza e rispetto del gruppo Aeb Gelsia e della Città di Seregno – ha continuato il leader della lista civica seregnese -, ci sembra opportuno che il Commissario prefettizio solleciti ai destinatari dei provvedimenti di indagine questo atto. Anche una presa di posizione dei Consigli Comunali dei Comuni soci di Aeb Gelsia sarebbe oltremodo opportuna, riappropiandosi in pieno del ruolo di vigilanza che compete loro”.

Anche gli alti vertici del Pd provinciale, molto preoccupato per le ipotesi di reato per corruzione e turbativa d’asta ipotizzati dalla magistratura monzese. “La notizia che i vertici delle società che fanno parte del gruppo Gelsia, controllato a maggioranza da Aeb e quindi dal comune di Seregnosiano indagati per corruzione e turbativa d’asta è estremamente preoccupante. Si parla di società patrimonio dei cittadini della nostra Provincia, e di servizi relativi alla gestione di servizi pubblici sui quali non ci deve essere nessun sospetto – hanno spiegato i vertici provinciali del Partito Democratico di Monza e Brianza – A fronte di questa situazione, che si configura come un nuovo capitolo dell’indagine che ha portato alle dimissioni della giunta di Forza Italia e Lega del comune di Seregno, il Partito Democratico di Monza e Brianza esprime una forte preoccupazione e chiede chiarezza e trasparenza a tutti i soggetti coinvolti. Confidiamo nell’azione della magistratura e del commissario prefettizio del Comune di Seregno, affinché si chiariscano le responsabilità penali e si ristabilisca un clima di trasparenza e fiducia tra i cittadini e i beni pubblici».

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Campagna elettorale

Posted by PRC Muggiò su martedì 6 febbraio 2018

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I candidati di Potere al Popolo nel nostro collegio

Posted by PRC Muggiò su martedì 6 febbraio 2018

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I candidati di Muggiò

Posted by PRC Muggiò su domenica 4 febbraio 2018

 

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La Sinistra si candida al Parlamento e al Consiglio Regionale.

I candidati di Muggiò

“Abbiamo deciso di candidarci alle elezioni politiche del 2018. Tutte e tutti insieme. Perché questo pezzo di paese escluso è ormai la maggioranza, e deve essere ascoltato. Perché se nessuno ci rappresenta, se nessuno sostiene fino in fondo le nostre battaglie, allora dobbiamo farlo noi. Perché siamo stanchi di aspettare che qualcuno venga a salvarci…”

Con queste parole si completa il manifesto del percorso politico di Potere al Popolo, aggregazione dal basso della Sinistra e dei movimenti, dei partiti come Rifondazione Comunista – rappresentata a Muggiò dal suo circolo di via Baruso – e degli storici centri sociali come Je So’ Pazzo di Napoli.

Una Sinistra radicale nuova, giovane, dinamica, sostenuta dai lavoratori, dai precari – come la portavoce nazionale Viola Carofalo, dagli studenti.

Una Sinistra rappresentata anche per il rinnovo del Consiglio Regionale lombardo e che candida Massimo Gatti presidente con la lista Sinistra per la Lombardia.

Abbiamo raccolto più di 50.000 firme in tutta Italia e oltre 1.000 firme per la lista regionale nella sola nostra Provincia.

Muggiò esprime ben due candidature:

 

fotoMarta De Toni, candidata in Regione Lombardia

(collegio Monza Brianza)

Ho 20 anni e dopo il diploma al Liceo Classico mi sono iscritta alla facoltà di Giurisprudenza dell’Università degli Studi di Milano Bicocca. Faccio politica assieme ai Giovani Comunisti e ho dato il mio contributo nel Comitato locale per il NO al Referendum costituzionale. Collaboro con associazioni culturali e sono sensibile alle tematiche dell’antimafia, della tutela ambientale (sono socia WWF), dell’antifascismo (iscritta ANPI). Ho gestito la sezione politica del giornalino scolastico al Liceo.

 

 

IMG_5393Filippo Rosalia, candidato al Senato

(plurinominale Lombardia 5)

Ho 58 anni e con la mia esperienza, anche nella ricca Lombardia, constato preoccupanti livelli di disagio occupazionale e abitativo. Ed è proprio perché non tollero una società sempre più intrisa di ingiustizie e disparità che, oltre alla militanza in Rifondazione Comunista a Muggiò, mi attivo nei movimenti di lotta per la casa, nell’hinterland di Milano e Monza. Fortificato indubbiamente da travagliate attività lavorative in aziende di trasporto e società editoriali, riconosco che tali esperienze mi abbiano formato sui temi del lavoro e dell’informazione, costituendo base e stimolo nei miei impegni di volontariato.

Muggiò accetta la sfida!

Per informazioni:

poterealpopolo.org

poterealpopolobrianza@gmail.com

facebook: Potere al Popolo – Brianza

prcmuggio@tiscali.it

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Corruzione urbanistica a Desio: definitiva la condanna per Massimo Ponzoni L’ex assessore regionale lombardo torna in carcere.

Posted by PRC Muggiò su lunedì 29 gennaio 2018

di Stefania Totaro

Pubblicato il
Massimo Ponzoni

Massimo Ponzoni

Desio (Monza Brianza), 26 Gennaio 2018 – La Corte di Cassazione conferma le condanne per le tangenti sull’urbanistica al Comune di Desio. E per Massimo Ponzoni si aprono le porte del carcere. I giudici romani hanno ritenuto inammissibili tutti i ricorsi presentati dalle parti, facendo diventare definitiva la sentenza di appello per l’ex assessore regionale lombardo e coordinatore provinciale Pdl in Brianza (la pena è 5 anni e 10 mesi di reclusione, di cui meno di 1 anno già scontato come carcerazione preventiva) e per quella che è stata ritenuta la sua ‘squadra’ per la corruzione. Era il 2014 quando Massimo Ponzoni è stato condannato dal Tribunale di Monza a 10 anni e mezzo di reclusione per concussione, corruzione, finanziamento illecito al partito, bancarotta fraudolenta, peculato e appropriazione indebita e a vario titolo erano stati condannati a 5 anni e mezzo l’ex responsabile dell’ufficio tecnico desiano poi diventato assessore provinciale monzese Rosario Perri, a 5 anni l’ex assessore all’urbanistica del Comune di Desio poi diventato vicepresidente della Provincia di Monza Antonino Brambilla e a 3 anni e 2 mesi l’intermediario immobiliare Filippo Duzioni. Nel ricorso in appello i giudici hanno dimezzato la pena per Ponzoni e cancellato 16 su 20 capi di imputazione, ritenendo provata soltanto una corruzione per il Piano attuativo relativo al centro commerciale Pam di Desio e condannando l’ex golden boy a 5 anni e 10 mesi, Brambilla a 3 anni, Duzioni a 2 anni e mezzo e assolvendo Rosario Perri, che all’epoca del Piano attuativo contestato era già andato in pensione.

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La privatizzazione della sanità – L’attualità della Costituzione – Il Frente Amplio

Posted by PRC Muggiò su martedì 23 gennaio 2018

vittorio-agnoletto

Carissim*,

  1. prosegue la campagna contro la privatizzazione della sanità in Lombardia, ed in particolare contro le delibere della giunta Maroni, che inseriscono la figura del  “gestore” per i cittadini malati cronici, circa 1/3 di tutta la popolazione lombarda. Il modello proposto in Lombardia si pone l’obiettivo di distruggere il SSN, Servizio Sanitario Nazionale, sostituendolo con un sistema assicurativo privato. La destra ha già dichiarato che quanto avviene in Lombardia funzionerà da apripista a livello nazionale e l’attuale ministra della sanità ha già avuto modo di dichiarare che guarda con interesse a quanto si sta sperimentando in Lombardia. Tutto fa temere che, se non riusciremo a fermare la controriforma lombarda, sarà tutto il SSN ad essere sotto tiro con il rischio di essere consegnato ai grandi “gestori” privati. Ecco perché credo che questo tema non interessi solo chi vive in Lombardia.
    Potete trovare tutto il materiale esplicativo sul mio sito:  http://www.vittorioagnoletto.it/milano-lombardia
    Gli ultimi documenti sono disponibili a questi link:
    Lettera aperta all’assessore Gallera 
    Rifiutate il gestore, stracciate la lettera
    Dott. Bosio non sfugga il confronto
    Per chi vive in Lombardia ecco le date dei  prossimi dibattiti organizzati dalla campagna “DIFENDIAMO LA SANITA’ PUBBLICA” :
    23 gennaio h. 21,00 c/o  La baia dei re, via Palmieri 8, Milano
    25 gennaio h. 21,00 c/o Chiesa S. Giorgi, vicolo S. Giorgio, Brescia
    30 gennaio h. 21,00 c/o , Biblioteca Comunale, via Piave 5, Cesate
  2.  “Attualità della Costituzione Repubblicana: un impegno per tutti i cittadini.” È il titolo di un interessante convegno organizzato da “Libertà e Giustizia” per il 31 gennaio dalle 17,00 alla sala Alessi a Palazzo Marino, in piazza della Scala a Milano al quale parteciperò come relatore insieme a Carlo Smuraglia, Gianni Barbacetto, Anna Torterolo, Gino Strada, Gherardo Colombo, Roberta De Monticelli e ad Albarosa Raimondi. http://www.vittorioagnoletto.it/event/attualita-della-costituzione-repubblicana-un-impegno-per-tutti-i-cittadini/

  3. Per chi invece è interessato alle vicende di politica estera sempre il 31 gennaio dalle 21,00 alla casa della Cultura, in via Borgogna 3 a Milano si svolgerà il dibattito Tomas Hirsch: l’esperienza del Frente Amplio cileno”. Lo storico esponente umanista appena eletto deputato, racconterà l’esperienza cilena dialogando con il sottoscritto, con Daniele Biella e con Anita Sonego.
    https://www.facebook.com/events/1731084423589884/

 Un caro saluto,
Vittorio

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Lettera aperta: lutto cittadino per i morti sul lavoro

Posted by PRC Muggiò su sabato 20 gennaio 2018

LETTERA APERTA

Indirizzata all’Amministrazione Comunale
e alla cittadinanza

 

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La morte dei due nostri concittadini nell’acciaieria “Lamina” di Milano, zona Greco, è una tragedia che ha colpito profondamente la comunità muggiorese.

Riteniamo assurdo che si possa ancora morire sul posto di lavoro, faticosamente guadagnato e faticosamente mantenuto.

Esprimiamo la nostra vicinanza alle famiglie ed il più sincero cordoglio.

Chiediamo che l’Amministrazione Comunale proclami il lutto cittadino nel giorno dei funerali.

Circolo di Muggiò
Partito della Rifondazione Comunista

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