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Un'altra Muggiò è possibile

Archive for the ‘Storia’ Category

[Monza, 1\12] Presentazione del libro “Storia di Ordine Nuovo”

Posted by PRC Muggiò su martedì 21 novembre 2017

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Giorno del Ricordo o della memoria corta?

Posted by PRC Muggiò su domenica 5 febbraio 2017

Abbiamo più volte fatto notare la tragica narrazione della realtà dei terribili momenti vissuti dalle popolazioni al confine italo-jugoslavo, costruita abilmente per alimentare il sentimento nazionalista antislavo e anticomunista.

Nel 2015 è stata organizzata una mostra, realizzata con documenti storicamente autentici, che per due mesi ha occupato la galleria della Coop di Muggiò, per tentare di ridare un senso storico non distorto alla commemorazione, che come è organizzata oggi pecca di strabismo ed è lesiva della verità e della memoria di tutti coloro i quali nelle foibe ci sono finiti da innocenti, italiani o jugoslavi che fossero.

La mostra era organizzata dall’ANPI ed ha visto alla sua inaugurazione la presenza della Amministrazione comunale.

LA FOTO – NIENTE MENO CHE UN FALSO STORICO – CHE VIENE PUBBLICIZZATA QUEST’ANNO SUL MANIFESTO DELL’INIZIATIVA PER IL 10 FEBBRAIO ERA TRA QUELLE PRESENTI NELLA MOSTRA!

img_20170130_150502Questa foto, che nell’immaginario collettivo, rappresenterebbe la malvagità dei soldati slavi intenti a fucilare degli inermi istriani per poi gettarli nelle foibe,

ALTRO NON è CHE LA FUCILAZIONE, DA PARTE DEI SOLDATI ITALIANI, DI OSTAGGI SLOVENI CATTURATI DURANTE L’OCCUPAZIONE FASCISTA ITALIANA.

Molte sono state le occasioni di smentita della veridicità della foto, ma è utile ricordare quella che venne messa in onda nella trasmissione Porta a Porta condotta da Bruno Vespa per la giornata del ricordo del 2012.

Ospiti in studio, tra gli altri, gli storici Raoul Pupo e Alessandra Kersevan.

In quell’occasione, seguita da miloni di italiani emerge, con enorme disappunto di Bruno Vespa, che la foto non mostra la fucilazione di vittime italiane da parte dei feroci partigiani titini. Tutt’altro. Alessandra Kersevan, fa notare che la foto ritrae la fucilazione di cinque ostaggi sloveni da parte delle truppe italiane durante l’occupazione italiana della Slovenia (1941-1943). Raoul Pupo interviene sulla questione solo quando viene interpellato direttamente dalla Kersevan e conferma che il contenuto dell’immagine è completamente opposto a quanto viene fatto passare nella trasmissione.

Quando è costretto a prendere atto che la foto ritrae effettivamente ostaggi sloveni fucilati da un plotone d’esecuzione italiano, il conduttore si giustifica dicendo che l’immagine è tratta da un libro sloveno ma non si scusa per il macroscopico errore

In effetti la fotografia è stata scattata nel villaggio di Dane, nella Loška Dolina, a sudest di Lubiana. Si sa anche il giorno in cui la foto fu scattata, il 31 luglio 1942, e addirittura i nomi dei fucilati:
Franc Žnidaršič, Janez Kranjc, Franc Škerbec, Feliks Žnidaršič, Edvard Škerbec.

Come nella Wehrmacht e nelle SS, anche nell’Esercito italiano si documentavano stragi e crimini, salvo tenerli nascosti negli anni successivi per confermare il (finto) cliché del «buon soldato italiano».

A protestare contro il clamoroso errore è addirittura il Ministero degli esteri sloveno che segnala al Comune di Bastia Umbra l’uso improprio della fonte. Altre volte lettere giungono da storici indipendenti come Alessandra Kersevan, Claudia Cernigoi e Sandi Volk. Le reazioni sono spesso di scuse (con la conseguente rimozione del materiale iconografico da siti online), ma in alcuni casi – quali quella dell’assessore alla cultura di Bastia Umbra Rosella Aristei – si procede ad un’improbabile giustificazione dell’uso della foto come denuncia simbolica della violenza, esecrabile in tutte le sue varie forme.

La vicenda della foto di Dane ha il suo apice in una lettera di protesta spedita direttamente al presidente Napolitano da parte di Miro Mlinar, Presidente dell’Associazione dei combattenti per i valori della lotta di liberazione nazionale di Cerknica (Slovenia), offeso dal fatto che l’immagine fosse stata addirittura pubblicata impropriamente sul sito del Ministero degli interni italiano.

Il Presidente dell’Associazione dei combattenti slovena sostiene che è stata proprio la pubblicazione sul sito ufficiale italiano a giustificare in seguito l’uso scorretto della foto, facendola diventare uno strumento improprio per aizzare l’odio verso il popolo sloveno. Per questo suggerisce a Napolitano di spostare la data del Giorno del ricordo al 10 giugno, «data del vero inizio delle tragedie del popolo italiano.» A quanto risulta Napolitano non si è nemmeno degnato di rispondere a Mlinar.

Purtroppo la storia è piena di bufale, falsità e revisionismi e proprio per questo motivo compito delle istituzioni è di verificare con estrema attenzione le fonti delle informazioni che ricevono.

Il manifesto affisso dal Comune di Muggiò e firmato dal Sindaco Maria Fiorito va subito ritirato o sostituito e va fatta ammenda nel corso dello spettacolo stesso, nel rispetto della storia e della memoria.

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HASTA SIEMPRE, FIDEL!

Posted by PRC Muggiò su mercoledì 30 novembre 2016

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W I PARTIGIANI!

Posted by PRC Muggiò su martedì 26 aprile 2016

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[12\12] Seregno non commemori i fascisti!

Posted by PRC Muggiò su venerdì 4 dicembre 2015

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9 Maggio – Giornata della Vittoria sul nazifascimo

Posted by PRC Muggiò su sabato 9 maggio 2015

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La liberazione di Berlino da parte delle truppe sovietiche, nel maggio 1945, è il segnale della vittoria dei popoli nella Seconda Guerra Mondiale e della sconfitta del nazi-fascismo – la più violenta forma di dominio di classe generata dal capitalismo e causa diretta della guerra e della morte di decine di milioni di esseri umani.

Il ruolo decisivo nella Vittoria del 9 maggio spettò all’Unione Sovietica, al suo popolo e all’Esercito Rosso, sotto la direzione del loro Partito Comunista. Fu sul Fronte Orientale che si svolsero le grandi battaglie che decisero l’esito della Seconda Guerra Mondiale. Celebrare il 70° anniversario della Vittoria è ricordare ed esaltare l’eroismo, il coraggio e la determinazione di milioni di uomini e donne sovietici che, a costo di enormi sacrifici e più di 27 milioni di morti, resistettero e lottarono, dando il contributo determinante alla sconfitta della barbarie nazi-fascista. Celebrare il 70° anniversario della Vittoria è ricordare ed esaltare l’eroismo, il coraggio e la determinazione di altri milioni di resistenti e combattenti antifascisti di tutto il mondo che hanno dedicato e offerto le proprie vite alla lotta per la Vittoria.

Il nazi-fascismo è stato uno strumento brutale di imposizione del potere del grande capitale, di fronte alla profonda crisi del capitalismo che era seguita alla Prima Guerra Mondiale, in particolare dopo la grande crisi del 1929, e le ripercussioni della Rivoluzione d’Ottobre. L’anticomunismo sempre è stato il tratto distintivo del nazi-fascismo. Dovunque, il movimento operaio, e i comunisti in particolar modo, furono le sue prime vittime. Dovunque i comunisti furono sulla prima linea della resistenza al fascismo, rappresentando l’avanguardia della resistenza di massa e armata che portò alla liberazione.

Oggi, la riapparizione della minaccia del fascismo e i pericoli di una nuova guerra di grandi proporzioni sono reali e sempre più grandi. Di nuovo, nel quadro dell’approfondimento della crisi del capitalismo – risultato delle sue contraddizioni irrisolvibili – il grande capitale cerca di uscire dalla crisi con la forza, imponendo livelli brutali di sfruttamento e aggredendo la sovranità dei popoli e l’indipendenza degli Stati, in tutti i continenti. Le grandi potenze imperialiste cercano di imporre la loro egemonia planetaria per via militare, moltiplicando le guerre di aggressione. L’Ucraina soffre le conseguenze dell’azione fascista, con l’appoggio attivo degli USA e dell’Unione Europea – e del loro braccio armato, la NATO. In nome della “lotta al comunismo”, il revisionismo e la falsificazione della storia, con la vergognosa equiparazione di fascismo e comunismo, promuovono la riabilitazione del fascismo.

CONTINUA A LEGGERE, CLICCA QUI.

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“Testa per dente” – presso la COOP di viale Lombardia

Posted by PRC Muggiò su lunedì 6 aprile 2015

Crimini fascisti in Jugoslavia 1941/1945
IMMAGINI e TESTI dai TERRITORI OCCUPATI
e dai campi di concentramento italiani per civili slavi

Testa per Dente alla COOP Lombardia

Lo scopo della mostra è fornire uno strumento didattico e culturale che serva da stimolo per colmare un grave “vuoto” di informazione nella memoria storica collettiva, soprattutto presso i giovani.
Le verità sulle tragiche vicende legate alle avventure imperialiste del fascismo italiano (in particolare quelle verso la sponda orientale dell’Adriatico), pur essendo note da tempo fra gli studiosi più attenti, sembrano essere continuamente rimosse (per non dire censurate) da parte degli organi più o meno ufficiali di informazione e divulgazione nella nostra Repubblica.
In questa mostra si vuole rappresentare la violenza e i soprusi del regime fascista perpetrati in Jugoslavia nel periodo dal 1941 al 1945 dopo il quale la sete di vendetta e la deprecabile violenza popolare scaturì nella barbarie delle foibe.

La mostra è consultabile anche online a questo link.

Altro materiale utile a ricostruire la memoria storica è il video Fascist Legacy (“L’eredità del fascismo”), un documentario in due parti sui crimini di guerra commessi dagli italiani durante la seconda guerra mondiale, realizzato dalla BBC e mandato in onda nei giorni 1 ed 8 novembre 1989.
Il video, e alcuni dei crimini italiani in Jugoslavia, sono documentati (a questo indirizzo) a partire dal minuto 16:40.

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Giornata della Memoria e Giorno del Ricordo, “accostamento aberrante”

Posted by PRC Muggiò su mercoledì 11 febbraio 2015

Sindaco ed assessore alla cultura del comune di Muggiò hanno firmato e propagandato questo volantino:

Volantino

Due giornate nazionali accostate come se fossero equiparabili.

Non si tratta solo di un errore storico ma di una forma subdola ed “aberrante” – per dirla con le parole dello storico Miccoli che nel ’76 scriveva questo articolo: http://www.diecifebbraio.info/2013/05/risiera-e-foibe-un-accostamento-aberrante-articolo-di-giovanni-miccoli-del-1976/ – di revisionismo.

Riportiamo qui due articoli redatti dal gruppo Wu Ming Fundation e Dieci Febbraio Millenovecentoquarantasette che trattano il tema maldestramente cavalcato dall’amministrazione comunale.

Ci solleva il fatto che almeno non abbiamo assistito a manifestazioni nostalgiche come negli anni passati.

FOIBE O ESODO? 24 FAQ SUL GIORNO DEL RICORDO di Wu Ming Fundation: clicca qui per leggere tutto.

[…] 3. Perché la «Giornata della memoria» va bene e il «Giorno del ricordo» no?

La monetizzazione politica della Shoah da parte del sionismo ha sempre colpito il neoirredentismo nostrano, che ha cercato di mutuarne spregiudicatamente i meccanismi di legittimazione. Nel dopoguerra l’unico frasario disponibile per riprodurre il paradigma vittimario era quello dell’olocausto, così si iniziò a parlare di «genocidio delle genti giuliane», facendo inorridire storici come Giovanni Miccoli dell’IRSML, che lo definì un «accostamento aberrante»[3].
Poi arrivò la guerra nell’ex-Jugoslavia, il massacro di Srebrenica permise di giocare sullo stereotipo dell’atavica barbarie orientale-balcanica e così un nuovo vocabolo, la “Pulizia etnica” (ma in verità esisteva già “bonifica etnica”, usata storicamente per descrivere la snazionalizzazione della Venezia Giulia operata dal fascismo), soppiantò il genocidio che tuttavia rimase in sordina per poi riemergere proprio nel linguaggio del giorno del Ricordo, strategicamente piazzato due settimane dopo quello della Memoria a scimmiottarne nome e forma.
Lo scopo malcelato è quello di ingenerare confusione – vedasi le «Foibe Ardeatine», tragicomica crasi segnalata da Federico Tenca Montini[4] – tra due episodi incomparabili: da un lato una commemorazione mondiale dal significato universale, dall’altro una commemorazione di impianto nazionale. Uno squilibrio che si manifesta a ogni livello di questo accostamento: emigrazione equiparata a deportazione, epurazioni politiche e rese dei conti equiparate a sterminio e massacri indiscriminati.
Interessante è anche confrontare i significati simbolici dei giorni prescelti dalle due commemorazioni: mentre nella giornata della memoria si celebra la liberazione di Auschwitz da parte delle truppe sovietiche – la fine del male per gli ebrei – dall’altra parte si celebra la firma del trattato di pace – l’inizio del male secondo una certa narrazione esule – un male che continua e che idealmente soltanto la restituzione delle terre sottratte o dei “beni abbandonati” potrebbe chiudere.
Se proprio si volesse prendere ad esempio la giornata della memoria si dovrebbe indicare una data che celebrasse la fine delle ostilità, magari il 10 novembre, firma del Trattato di Osimo. Nessuna associazione di esuli lo accetterebbe, quella data in zona suscita ancora malumori (riemersi persino in recenti avventure politiche, come MTL) ma se non altro significò la normalizzazione dei rapporti italo-jugoslavi e la fine definitiva delle ostilità fra i due paesi. In realtà il giorno del Ricordo non ricopia quello della memoria, ma ne è un detournement: si ricalcano gli aspetti emotivi ma si perseguono diverse finalità. […]

L’ACCOSTAMENTO TRA I GENOCIDI OPERATI DAL NAZIFASCISMO E LE COSIDDETTE “FOIBE” E’ UN ABOMINIO STORIOGRAFICO di Dieci Febbraio Millenovecentoquarantasette: clicca qui per leggere tutto.

Il parallelo che viene talvolta tracciato, in alcuni ambienti e circostanze, tra “Auschwitz” – o altri luoghi ed episodi della violenza genocidaria nazifascista – e le cosiddette “foibe”, è un abominio storiografico che va rigettato con sdegno.

Simili accostamenti sono fuorvianti dal punto di vista storico e sono profondamente diseducativi dal punto di vista didattico, quando vengono usati come espediente per inculcare negli studenti certe interpretazioni “semplificate” dei fatti accaduti nel corso della II Guerra Mondiale. Sono accostamenti insostenibili sotto il profilo morale, innanzitutto, in base ad elementari considerazioni: di carattere numerico (il “conteggio dei morti” ha una sua importanza nella storiografia, ed è ipocrita affermare il contrario); di carattere logico (non avrebbe avuto senso per il movimento partigiano e lo Stato jugoslavo nascente pianificare operazioni di “pulizia etnica” contro chicchessia, visto che quello Stato si fondava sul suo carattere multi-nazionale e internazionalista e gli italiani furono una componente importante dello stesso Esercito Popolare di Liberazione, con ben quattro Divisioni di combattenti inquadrate al suo interno); di opportunità politica (equiparare la violenza strutturale e programmatica del nazifascismo a qualsivoglia episodio criminale avvenuto ad opera delle altre parti in conflitto era e dovrebbe rimanere esclusiva dei reduci ed eredi del nazifascismo stesso).

Già negli anni Settanta, il professor Giovanni Miccoli ebbe occasione di intervenire con parole cristalline su questo tema, scrivendo un articolo che rimane -purtroppo- attualissimo. Diciamo “purtroppo” perché l’aria è cambiata, dagli anni Settanta ad oggi, al punto che persino l’A-B-C della Storia e della storiografia va riaffermato. Così, in troppi casi registriamo che proprio quell’accostamento aberrante (così lo definì Miccoli) viene proposto in tutte le sue più incredibili varianti […]

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La vittoria dei kurdi

Posted by PRC Muggiò su mercoledì 28 gennaio 2015

Kobane si è liberata

di Chiara Cruciati – 26/01/2015 – ilmanifesto

Siria. Dopo 134 giorni di resistenza, le Unità di Difesa kurde cacciano definitivamente l’Isis dalla città. Dall’altro lato della frontiera, l’esercito iracheno libera la provincia di Diyala. Ma il califfo cresce in Libano.kobane

Kobane si è libe­rata: una ban­diera del Kur­di­stan, lunga 75 metri, ieri sven­to­lava sulla col­lina di Miste­nur, strap­pata al con­trollo dello Stato Isla­mico. Ad issarla sul tra­lic­cio della cor­rente, quello che da set­tem­bre i rifu­giati di Kobane guar­da­vano ogni giorno dal vil­lag­gio turco di Meh­ser, sono stati gli uomini e le donne delle Unità di Difesa Popolare.

Una vit­to­ria dal sapore di sto­ria, impen­sa­bile 4 mesi fa quando gran parte della popo­la­zione della città fu costretta alla fuga dall’avanzata bru­tale del calif­fato: in pochi giorni gli isla­mi­sti hanno occu­pato 300 vil­laggi kurdi e tra­sfor­mato 150mila per­sone in pro­fu­ghi, ospiti inde­si­de­rati in Turchia.

Kobane ha com­bat­tuto pres­so­ché da sola, gua­da­gnan­dosi l’appellativo di «Sta­lin­grado kurda», con­tro la mac­china da guerra isla­mi­sta, forte delle armi made in Usa raz­ziate dalle basi mili­tari ira­chene. Ha com­bat­tuto da sola per­ché i raid della coa­li­zione, sep­pur con­ti­nui (l’80% dei bom­bar­da­menti Usa in Siria hanno avuto come tar­get le aree intorno Kobane), non erano così pre­cisi da riu­scire a fre­nare l’offensiva isla­mi­sta. Ha com­bat­tuto da sola per­ché i 150 pesh­merga inviati da Irbil erano una goc­cia nel mare del pro­se­li­ti­smo del calif­fato che a Kobane riu­sciva ad inviare ogni giorno forze fresche.

Ha com­bat­tuto da sola per­ché la vicina Tur­chia ha impe­dito – o cer­cato di impe­dire – il pas­sag­gio di aiuti e armi a chi resi­steva, ma anche l’arrivo di altri rifu­giati, spa­ran­do­gli addosso men­tre ten­ta­vano di attra­ver­sare la fron­tiera. Ha indi­ret­ta­mente soste­nuto l’Isis, come dimo­strato da video e foto pub­bli­cate dagli atti­vi­sti al con­fine che per mesi hanno moni­to­rato eser­cito turco e miliziani.

A fianco di Kobane si è sol­le­vata la soli­da­rietà di tanti movi­menti inter­na­zio­nali e inter­na­zio­na­li­sti e del Pkk, che da subito ha man­dato com­bat­tenti e armi a difesa della città, sim­bolo – insieme al resto di Rojava – del modello di demo­cra­zia diretta e par­te­ci­pa­zione popo­lare che le comu­nità kurde in Siria hanno messo in piedi dopo lo scop­pio della guerra civile. A Kobane non si è com­bat­tuto solo per la libe­ra­zione della città: si è difeso quel pro­getto poli­tico con­tro l’oppressione socioe­co­no­mica impo­sta dallo Stato-nazione libe­ri­sta (di cui la Tur­chia è modello) e con­tro il fasci­smo e l’autoritarismo del califfo.

Ad una set­ti­mana dalla presa della stra­te­gica col­lina di Miste­nur, ieri le Ypg e le Ypj hanno assunto il con­trollo della strada pro­ve­niente da Aleppo che l’Isis ha uti­liz­zato per oltre 130 giorni per rifor­nire i suoi mili­ziani di cibo e armi. Chiusa quella strada, Kobane si è libe­rata: «L’Isis è stato scon­fitto. Le loro difese sono col­las­sate e i suoi mili­ziani sono fug­giti», ha com­men­tato il fun­zio­na­rio kurdo Idriss Nas­san, aggiun­gendo che negli ultimi giorni i raid aerei Usa si sono inten­si­fi­cati per­met­tendo alla resi­stenza kurda di lan­ciare la con­trof­fen­siva decisiva.

«Non ave­vamo dubbi, avremmo ripreso Miste­nur. Così abbiamo rispet­tato i desi­deri di tutti i com­pa­gni caduti nella lotta – ha com­men­tato il coman­dante Ken­dal – Adesso abbiamo il con­trollo di tutta la città e dei vil­laggi a est e a sud».

Ora è il momento di pen­sare alla rico­stru­zione e all’apertura di un cor­ri­doio uma­ni­ta­rio: la città è ancora cir­con­data dagli isla­mi­sti che occu­pano molti vil­laggi, i quar­tieri sono deva­stati dai mis­sili dell’Isis e dai com­bat­ti­menti strada per strada, scuole e ospe­dali distrutti insieme alle infra­strut­ture base, ordi­gni giac­ciono ine­splosi tra le mace­rie e reti idri­che e elet­tri­che non funzionanti.

E men­tre Kobane festeg­giava, dall’altro lato del con­fine orien­tale si cele­brava un’altra libe­ra­zione: l’esercito ira­cheno ha annun­ciato ieri la fine dell’occupazione isla­mi­sta della pro­vin­cia di Diyala, est del paese, uno dei due con­fini imma­gi­nati dal califfo al-Baghdadi per il suo calif­fato. Avrebbe dovuto cor­rere da Diyala a Aleppo (o magari Bei­rut), ma ieri il gene­rale ira­cheno al-Zaidi gli ha rotto le uova nel paniere: «Annun­ciamo la libe­ra­zione di Diyala dall’Isis. Le forze ira­chene hanno il con­trollo totale di tutte e città e i distretti della provincia».

Con Kobane e Diyala libere cre­sce la spe­ranza di scon­fig­gere l’Isis e il modello di sepa­ra­zione di cui è indi­ret­ta­mente por­ta­tore, spec­chio delle agende poli­ti­che di tanti attori regio­nali. Ma non man­cano le fonti di pre­oc­cu­pa­zione: secondo il quo­ti­diano Asharq ala­w­sat, oltre il 4% del Libano sarebbe oggi sotto il con­trollo dei mili­ziani dell’Isis e del suo alleato a metà, il Fronte al Nusra. In un simile con­te­sto il dia­logo for­zato tra Dama­sco e oppo­si­zioni siriane, comin­ciato ieri a Mosca, sem­bra già desti­nato a fal­lire: buona parte della Coa­li­zione Nazio­nale ha rifiu­tato di pren­dervi parte, men­tre il pre­si­dente Assad in un’intervista ha defi­nito le oppo­si­zioni «i burat­tini di Qatar, Ara­bia Sau­dita e Occidente».

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Sentieri Partigiani 2014

Posted by PRC Muggiò su giovedì 3 aprile 2014

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Sentieri partigiani 2013 – nona edizione

Posted by PRC Muggiò su domenica 24 marzo 2013

“Certi uomini sono quello che i tempi richiedono.
Si battono, a volte, muoiono, per cose che prima di tutto riguardano loro stessi.
Compiono scelte che il senno degli altri e il senno di poi stringono nella morsa
tra diffamazione ed epica di stato.
Scelte estreme, fatte a volte senza un chiaro perché, per il senso dell’ingiustizia provata sulla pelle, per elementare e sacrosanta volontà di riscatto…
Le storie non sono che asce di guerra da disseppellire”
.
da Asce di Guerra di Vitaliano Ravagli e Wu Ming

L’associazione Olinda dal 2005 organizza giornate aggregative nelle tre domeniche precedenti il 25 Aprile con la finalità di fare trekking sui monti della Lombardia, del Piemonte e dell’Emilia Romagna scoprendo quelli che furono i sentieri percorsi dai partigiani. La presenza di alcuni protagonisti di quelle vicende fornirà storie preziose su quei luoghi che durante la lotta di liberazione furono teatro di battaglia.

L’iniziativa è gratuita e può essere una buona occasione per conoscere nuove persone, stare a contatto con la natura insieme agli amici o in famiglia considerando la piacevolezza dei percorsi adatti anche ai bambini.

per informazioni
t. +39 3397282610
brighela@tiscali.it

 

7 aprile 2013 ore 08.00
CASSANO VALCUVIA MONTE SAN MARTINO (VA) 
 
14 aprile 2013 ore 08.00
VARALLO ALPE PIANO (VC) 
 
21 aprile 2013 ore 08.00
RIVA DI SOLTO COLLETTO (BG)
 

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L’eccidio di Valaperta di Casatenovo (LECCO)

Posted by PRC Muggiò su giovedì 3 gennaio 2013

Per non dimenticare

Per non dimenticare

Il 3 gennaio 1944 le Brigate Nere di Missaglia (Lecco), comandate da Emilio Formigoni (padre di Roberto Formigoni), fucilano quattro partigiani a Valaperta di Casatenovo (Lecco).

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