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Acqua pubblica: passo dopo passo si torna indietro

Posted by PRC Muggiò su lunedì 21 settembre 2015

Approvata la Riforma della Pubblica Amministrazione: un ennesimo attacco del Governo ai referendum e alla volontà popolare

Passo dopo passo, si torna indietro

Ieri mattina il Senato ha licenziato in via definitiva la cosiddetta Riforma della Pubblica Amministrazione.
Nel corso dell’esame parlamentare questo disegno di legge si è trasformato in un ennesimo provvedimento omnibus con cui il Governo si arroga una serie di deleghe in bianco.

Come Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua c’interessa denunciare il fatto che con tale provvedimento il Governo avrà il potere di ridefinire la disciplina in materia di servizi pubblici locali con indicazioni esplicite volte al rilancio dei processi di privatizzazione.

Infatti, dietro la propaganda della razionalizzazione delle aziende partecipate dagli Enti Locali si cela un preoccupante disegno per l’aggiramento della volontà popolare espressa a giugno 2011 attraverso i referendum.
Diverse norme puntano a limitare drasticamente la possibilità di gestione pubblica, incentivano i processi di aggregazione, favoriscono attraverso premialità economiche la perdita del controllo pubblico dei soggetti gestori. Inoltre, si arriva addirittura a prevedere un sistema sanzionatorio per la mancata attuazione della cosiddetta razionalizzazione delle partecipate, basato sulla riduzione dei trasferimenti dello Stato alle amministrazioni inadempienti.
Non si obbliga più alla privatizzazione come fece il Governo Berlusconi nel 2009, ma si favoriscono processi che puntano ad raggiungere il medesimo obiettivo attraverso incentivi e premi o ritorsioni e rappresaglie.

In sostanza, si deve privatizzare o con le buone o con le cattive.

Dichiariamo da subito che nei prossimi mesi rilanceremo con forza la mobilitazione per far attuare l’esito referendario e ribadiamo che un’altra strada è praticabile, come dimostra l’esperienza di Napoli in cui il servizio idrico è stato ripubblicizzato e quella di Reggio Emilia dove assolutamente deve riprendere il percorso anch’esso volto ad una gestione pubblica.

Roma, 5 Agosto 2015.

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Anche il Pd dice addio all’acqua pubblica. Cosa resta a quattro anni dal referendum

Posted by PRC Muggiò su mercoledì 8 luglio 2015

Meglio i privati che le casse piene di debiti. Così si giustifica Reggio Emilia, un tempo avanguardia della “ri-pubblicizzazione” dei servizi idrici, oggi non più. Un anniversario senza successi per chi aveva creduto nel voto del 2011. Resta la Chiesa a muoversi contro chi lucra

di Francesca Sironi

30 giugno 2015

La borsa o la democrazia. Il debito o il voto popolare. Lo sfondo politico del duello fra Grecia e Bruxelles si ripropone in piccolo fra rubinetti e acquedotti d’Italia. Diversissime la scala e le conseguenze, certo, ma non  dissimile il dilemma: conta più il bilancio o la partecipazione democratica? È meglio un comune che rispetta la volontà di un referendum aggravandosi però di debiti o un comune che taglia le spese privatizzando i servizi? È possibile che le amministrazioni locali siano capaci di gestire la cosa pubblica in modo efficiente, o bisogna arrendersi a pensare che tutte le municipalizzate siano solo carrozzoni di sprechi da chiudere al più presto?

Aut aut dalle conseguenze concrete. Reggio Emilia, la Campania, e le posizioni del governo segnano il quarto anniversario del Referendum sull’acqua sancendo un’ennesima sconfitta per i ventisei milioni di elettori che espressero la loro opinione nel 2011. Perché se è vero che i municipi non sono stati costretti a privatizzare, è altrettanto vero che le ultime manovre del consiglio dei ministri premiano i sindaci che fanno cassa dismettendo le società partecipate a favore di agglomerati quotati in borsa. Si apre così la nuova fase delle battaglie idriche. In cui più delle scelte politiche valgono le “ragioni di bilancio”. Scavalcando anche le convinzioni più assodate.

Reggio Emilia
Reggio Emilia

LA FONTE DI REGGIO
L’anniversario del referendum è imploso davanti alle porte della rossa Reggio Emilia. La città dell’attuale ministro delle Infrastrutture Graziano Delrio era stata fra le prime ad abbracciare la causa referendaria, seguendo l’onda dei 250mila abitanti della provincia che avevano detto sì alla consultazione del 2011. Scaduto il contratto con l’affidataria Iren due anni fa, il Comune si era preso una “pausa di riflessione”: fino ad oggi ha prorogato il servizio alla multiutility commissionando studi e ricerche per capire se fosse possibile ri-pubblicizzare il servizio idrico, come voleva il voto popolare.
La risposta degli esperti è stata unanime: sì. Lo stesso attuale sindaco, Luca Vecchi, in campagna elettorale si era sbilanciato a favore dell’acqua “bene comune”. Ma ora la giunta si appresta a voltare le spalle alla prospettiva. «Per noi Reggio Emilia era un modello: negli ultimi anni abbiamo partecipato a consultazioni democratiche, dibattiti, piani economici seri e condivisi», racconta Paolo del Forum nazionale per l’acqua pubblica: «Avevamo la certezza che saremmo andati verso la fine della gestione privata: la fattibilità era stata  confermata da più consulenti. Adesso, invece, buttano via tutto questo». L’ipotesi “ri-pubblicizzazione” infatti sarebbe ormai tramontata nonostante le proteste dei referendari . La scelta definitiva arriverà solo a settembre, e il dibattito consiliare è in corso, ma la giunta vorrebbe piuttosto una gara fra soggetti di mercato o al massimo una società a capitale misto.

Acqua, il referendum tradito

Due anni fa 26 milioni di persone chiedevano con il loro voto di togliere i profitti dei privati sui servizi idrici. Ma poco o nulla è cambiato. Anzi, politici e tecnici non fanno altro che approvare decreti controccorente. A parte quattro sindaci su ottomila, nel resto del Paese è tutto come prima. Tra faide, bilanci disastrosi e trasparenza zero

«La nostra è una semplice valutazione di concretezza e, credo, di buona amministrazione», risponde Francesco Notari, assessore al bilancio di Reggio Emilia: «Non penso che i cittadini preferiscano una nuova municipalizzata piena di debiti e dal futuro incerto, piuttosto che il servizio che c’è attualmente, e che funziona bene, a costi standard». I debiti a cui si riferisce l’assessore sono quelli di cui il Comune dovrebbe farsi carico per “comprare” da Iren gli investimenti già effettuati e non ancora ammortizzati nelle bollette. La stima è di 190 milioni di euro ancora da saldare, a cui andrebbero tolti però 88 milioni di crediti che la stessa città vanta nei confronti della s.p.a.

Insomma, Reggio Emilia dovrebbe sganciare subito 102 milioni di euro a Iren, chiedendo un prestito alle banche o alla Cassa Depositi e Prestiti. «È vero, le banche si erano dette disponibili. Ed è vero, il servizio idrico è una certezza: a parte i casi di insolvenza o eventuali emergenze, produce un reddito assicurato e costante», ammette l’assessore: «Ma ciò non toglie che ci prenderemmo il peso di milioni di debiti. Senza per questo garantire un servizio migliore».

I PASSI INDIETRO
Per il Forum nazionale è un ritornello questo che si sente anche nel resto d’Italia, dal Lazio a Vicenza: considerazioni economiche scavalcano la “pur forse magari” volontà di cambiare lo status quo a favore della titolarità pubblica della gestione dell’acqua, com’era nello spirito del referendum. Il #cambioverso, dicono gli attivisti, arriva direttamente dal governo, che con una serie di interventi, dalla Legge di Stabilità allo Sblocca Italia, fino alla riforma Madia ancora in discussione, si sarebbe espresso esplicitamente a favore delle grandi multiutility.

Un esempio? I proventi che i sindaci riescono a incassare vendendo quote pubbliche di partecipate a favore dei privati, sono esenti dalla spending review. Sono soldi freschi, da spendere. «Queste posizioni hanno bloccato le ri-pubblicizzazioni anche là dove erano state avviate, come a Vicenza», continua Paolo: «Siamo di fronte a una massima italiana: cambiare tutto, per non cambiare niente». I referendari non si fermano però, e proseguono la moral suasion verso gli amministratori, citando come caso simbolo sempre Napoli, che ha effettivamente rimesso in mano comunale la gestione dell’acqua.
Una posizione su cui è piovuto da poco anche il sostegno del cardinale Crescenzio Sepe, che in una lettera pastorale dedicata al tema della sete e ispirata dall’Enciclica di Papa Francesco sottolinea alcuni aspetti specifici della questione. «La corsa ad accaparrarsi le fonti idriche potabili caratterizzerà probabilmente gli scenari delle battaglie del domani», scrive l’arcivescovo di Napoli: «Già oggi molti vorrebbero privatizzarla, scorgendovi un potente fattore di speculazione economica. In questo senso, la trasformazione dell’acqua – da dono per tutti a merce – è uno dei principali motivi di ingiustizia».

CHIAROSCURI CAMPANI
Se il capoluogo brilla però, al quarto anniversario del referendum, non è così per il resto della Campania. In particolare, per l’area del Sarnese-Vesuviano, dove il servizio idrico è gestito da Gori, una controllata di Acea. A tutti i residenti della zona, infatti, la Gori aveva inviato centinaia di bollette per recuperare 120 milioni di euro che le sarebbero dovuti essere riconosciuti – a posteriori – in base alle nuove tariffe standard nazionali. A firmare il via libera alla riscossione era stato l’allora presidente dell’Ente d’ambito, Carlo Sarro, ancora adesso, dopo diverse proroghe, commissario della stessa istituzione (che non è stata sciolta come chiede la legge).

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Attacchi all’acqua pubblica su tutti i fronti

Posted by PRC Muggiò su martedì 7 luglio 2015

Abbiamo già evidenziato la brutta vicenda della regione Emilia dove, passo dopo passo, si persegue lucidamente la strada di rinnegare la scelta democratica e progressista di 27 milioni di italiani (in settimana il consiglio locale di Atersir ha votato a favore dell’apertura della gara per l’affidamento dei servizi idrici e della gestione dei rifiuti a terzi).

Non è un’eccezione nel panorama italiano, ma uno dei tanti casi nei quali, con l’insediamento del governo PD di Renzi e della sua rete di uomini di potere collusi con l’ideologia del profitto privato e del capitale, si è smarrita la missione delle forze di sinistra.

Di seguito riportiamo un interessante dibattito che è chiarificatore delle posizioni in campo.

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Risposta di Emilio Molinari a Erasmo D’Angelis.

Prima dei contenuti colpisce il linguaggio di quanto scrive su il manifesto Erasmo D’Angelis, nuovo direttore dell’Unità (giornale fondato da Antonio Gramsci), rivolgendosi a Marco Bersani a proposito di privatizzazione dei servizi pubblici locali e idrici in particolare (http://ilmanifesto.info/erasmo-dangelis-lo-sblocca-italia-e-di-sinistra/). Rozzo, con paradossi estremi, nel giudicare coloro che difendono il servizio pubblico, D’Angelis dice che l’Italia è “l’ultimo paese sovietico d’Europa” e chi sostiene i servizi pubblici è fermo a Giolitti (liberale) cioè ad un Paese arretrato e miserabile, dove“la civiltà e il progresso si misuravano nella gratuità e nell’universalità dei servizi” (presumo intendesse l’universalità del diritto all’acqua potabile).

Ne discende che per l’ex presidente di Publiacqua Spa il diritto è un qualcosa che si acquista e la partecipazione dei cittadini alla cosa pubblica, testuali parole di D’Angelis, “si esprime comprando azioni delle imprese” e giocando in Borsa. E’ un modo di pensare che merita di essere ripreso, perché vi si possono leggere, brutalizzate, le fondamenta di quel pensiero politico e di quella cultura amministrativa che oggi, come un cancro, sta uccidendo la Comunità Europea, la Grecia, la democrazia; che strangola i Comuni, li spinge alla privatizzazione ricattandoli con lo Sblocca Italia (che per l’Erasmo è di “sinistra”, cretini noi a non capirlo) e si sta disfacendo non solo delle aziende municipalizzate ma anche delle Istituzioni.

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Io, lo confesso, sono vecchio ed ho rispetto per la storia. Penso che ci siano diritti e servizi fondamentali che attengono alla vita degli essere umani, l’accesso ai quali deve essere garantito a tutti, universalmente e gratuitamente (nel minimo) per vivere decentemente. Questa è la missione della politica dei “beni comuni” dalla Rivoluzione francese in poi. Non so se Turati e altri socialisti, oggi, avrebbero cambiato idea come dice l’Erasmo; so che questo è il pensiero della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani del 1948 e delle Costituzioni italiana ed europee nate dalla Resistenza e lo è stato della politica d’ogni colore… fino all’arrivo dei Chicago Boys.

Noi, inoltre, non abbiamo mai parlato di totale gratuità per tali servizi, abbiamo detto che non si devono fare profitti e che si deve garantirne l’accesso; abbiamo detto poi che la fiscalità generale deve garantire tali servizi e la loro efficienza e che questa è una priorità superiore agli armamenti, ad Expo, alle grandi opere inutili disseminate sul territorio italico ed alle migliaia di Enti inutili.

Chiariamoci subito alcune questioni: il movimento dell’acqua non ha mai difeso gli ottomila Enti pubblici, molti dei quali inventati dalla casta.

Le domande, a questo proposito, sono altre.

Perché, se proliferano gli Enti inutili, per la casta politica che li ha generati diventa un buon pretesto per privatizzare servizi essenziali come quelli idrici, dello smaltimento dei rifiuti o del trasporto pubblico?

Perché la questione morale, l’inefficienza, la corruzione degli amministratori pubblici devono essere impugnate dagli stessi come ragione per svendere al privato il patrimonio pubblico?

Perché il Sud viene presentato come il modello corrotto ed inefficiente, dimenticando che i servizi idrici del sud (salvo Napoli e l’acquedotto pugliese in house che se la cavano) sono già stati tutti privatizzati?

Perché non si denuncia che in Italia gli investimenti nei servizi sono 10 euro per persona all’anno contro gli 80/120 in Europa ?

Chi non investe sono coloro che tagliano la spesa pubblica e strangolano i Comuni e tutti quei privati a cui è stata affidata la gestione del 50% dei servizi idrici italiani (in particolare Acea, Iren, A2A, Hera, Suez, Veolia, tutte quotate in borsa). Vorrei fare una scommessa, sicuro di vincerla: sono convinto che tutti gli amministratori indagati per corruzione siano stati sostenitori delle privatizzazioni!!!

Perché non si vuole vedere quali disastri hanno fatto nel nostro Paese i privati: Parmalat, Cirio, Fiat, Ilva e poi Telecom, Alitalia ecc.?

Provi, D’Angelis, ad andare in Liguria ed a chiedere ai cittadini un po’ anziani cosa pensano di Iren, o provi a Milano a chiedere come funziona la quotata in borsa A2A; vedrà quanta nostalgia per la vecchia municipalizzata AEM che funzionava benissimo.

E’ immorale, questo sì, sentire tanta furia privatizzatrice e tanto accanimento contro ogni gestione pubblica da chi ricopre da anni ruoli di amministratore della cosa pubblica.

Erasmo D’Angelis è stato: Consigliere regionale, Presidente di Publiacqua, Presidente della Commissione Ambiente, Sottosegretario alle infrastrutture e trasporti e infine responsabile dell’unità contro il dissesto idrogeologico. E’ mai possibile che uno che ha ricoperto tante cariche pubbliche e gestito direttamente aziende pubbliche, debba essere l’accusatore della mala gestione e si permetta di definire i movimenti ed i 27 milioni di cittadini che hanno votato per la ripubblicizzazione come retrogradi sovietici?

Viene spontaneo chiedersi: ma dove ha vissuto e dove vive costui?

Dove si è costruito una simile lettura del passato e del presente, dell’Italia e dell’Europa?

In Europa e nel mondo le cose vanno in modo diverso da quanto D’Angelis sostiene: Parigi, Bordeaux, Nizza, Stoccarda, Berlino, Napoli, hanno ripubblicizzato; in Olanda ed in Belgio non hanno mai privatizzato; l’Irlanda è stata percorsa da manifestazioni per l’acqua pubblica; la Commissione del Parlamento europeo ha di recente votato per l’acqua diritto umano e aperto la discussione sul bene comune non mercificabile.

Dal marzo 2000 al marzo 2015 si sono verificati nel mondo 235 casi di rimunicipalizzazione dell’acqua in 37 Paesi diversi, per un totale di più di 100 milioni di persone; la maggioranza delle città sono in Francia (94) e negli USA (58, tra cui Atlanta e Houston); in Colombia Bogotà, in Argentina Santa Fè, Rosario, Mendoza, la provincia di Buenos Aires, in Guinea Conakry, in Uganda Kampala, in Mali Bamako, in SudAfrica Johannesburg, in Malesia Kuala Lumpur, ecc.

Tutti bolscevichi? Tutti non hanno capito la “modernità”?

I ricercatori dell’Università di Greenwich hanno anche indicano le ragioni di insoddisfazione per la gestione privata: scarsi investimenti in infrastrutture; degrado nella qualità dell’acqua; mancanza di trasparenza sui costi e sull’aumento delle tariffe; crescita esponenziale dei costi; rischi ambientali; non trasparenza finanziaria; riduzione dei posti di lavoro e prestazione di servizi scadenti.

Infine mi chiedo: ma il nostro detrattore della cosa pubblica si è accorto che anche il Papa è uno degli ultimi sovietici?

Ha letto l’Enciclica dove si dichiara, senza se e senza ma, che l’acqua potabile è un diritto umano e non si deve privatizzare né mercificare?

Che facciamo, rottamiamo anche il Papa?

Emilio Molinari

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Acqua pubblica – a Reggio Emilia il Pd ha deciso per il no. Da città modello a promessa tradita

Posted by PRC Muggiò su sabato 27 giugno 2015

Da Il Fatto Quotidiano
del 20 Giugno 2015
di Silvia Bia

il-mio-voto-va-rispettato-350x350Nella città emiliana scade il contratto con la multiutility e l’ex amministrazione aveva appoggiato la richiesta di passare a una gestione pubblica, commissionando anche uno studio di fattibilità. All’improvviso però il passo indietro votato in direzione provinciale. E sono ricominciate le proteste: “Questa non è democrazia. Buttano via un lungo percorso”. E c’è chi sospetta l’intervento da Roma dell’ex sindaco e ora ministro dei Trasporti Delrio: “Con lui era iniziato l’iter, ora non parla”

“Non può essere un partito a decidere per i cittadini. Questa non è democrazia. E’ un tradimento e basta”. Per tutta Italia, ancora prima di diventarla, Reggio Emilia era già la città simbolo del ritorno all’acqua pubblica e di un segnale di cambiamento possibile verso la ripubblicazione dei servizi. Ma dopo il sì del referendum del 12 e 13 giugno 2011 e promesse e documenti ufficiali che prevedevano di sganciarsi dal privato, al momento di fare il passo decisivo il Pd ha ingranato la retromarcia. E adesso i comitati tornano in piazza, decisi a far rispettare agli amministratori gli impegni presi quattro anni fa e a svincolarsi dalla multiutility quotata in Borsa Iren, attuale gestore del servizio idrico in scadenza. “La rabbia è che abbiamo fatto un percorso, ci sono tutte le condizioni, ma manca il ruolo della politica, che forse ha interesse a rimanere con Iren”, spiega Tommaso Dotti del comitato Acqua bene comune. “Non possono decidere di buttare tutto al vento, non possono vincolare i cittadini a un privato per altri 25 anni”.

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Lo scandalo costituzionale, quattro anni di acqua negata

Posted by PRC Muggiò su domenica 21 giugno 2015

da rifondazione.it

di Riccardo Petrella – 11 giu 2015

LETTERA APERTA AL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA

COPERTINA-NEWGen­tile Signor Pre­si­dente On. Ser­gio Mat­ta­rella, il 12 e13 giu­gno del 2011, 27 milioni di cit­ta­dini hanno detto chia­ra­mente e con immenso entu­sia­smo (la demo­cra­zia può essere felice), «no al pro­fitto con l’acqua pota­bile», abro­gando la norma che sta­bi­liva la deter­mi­na­zione della tariffa per l’erogazione dell’acqua, con­tro la remu­ne­ra­zione del capi­tale inve­stito dal gestore.

Gli ita­liani hanno coe­ren­te­mente escluso che l’accesso al diritto umano all’acqua pota­bile e per l’igiene, rico­no­sciuto come tale dalla riso­lu­zione del 28 luglio 2010 dell’Assemblea Gene­rale dell’Onu, fosse fonte di lucro.
E’ vero che i gruppi sociali domi­nanti del mondo del busi­ness e della poli­tica sono riu­sciti a ridurre l’acqua per la vita ad una merce, ma gli ita­liani hanno rotto la ten­denza e sono sem­pre più nume­rose le città in tutto il mondo che ripub­bli­ciz­zano i ser­vizi idrici o resi­stono alla mer­ci­fi­ca­zione della vita.

E milioni di cit­ta­dini hanno detto «sì all’acqua pub­blica», abro­gando la norma che con­sen­tiva di affi­dare la gestione dei ser­vizi pub­blici locali di rile­vanza eco­no­mica a sog­getti scelti con­sen­tendo la gestione “in house” solo ove ricor­re­vano situa­zioni del tutto ecce­zio­nali, che non per­met­te­vano un effi­cace ed utile ricorso al mercato.

Gli ita­liani hanno, invece, affer­mato il diritto all’esistenza della gestione pub­blica dei ser­vizi pub­blici locali (non solo, quindi dell’acqua) e non a titolo ecce­zio­nale. Nel con­te­sto del refe­ren­dum e del dibat­tito plu­ri­de­cen­nale sull’acqua, l’opzione per la mol­te­pli­cità delle forme di gestione è stata una chiara e pos­sente affer­ma­zione della scelta degli ita­liani in favore della gestione pubblica.

Ebbene, sono pas­sati quat­tro anni interi, e gli esiti dei due refe­ren­dum sono rima­sti total­mente disat­tesi da parte delle isti­tu­zioni pub­bli­che dello Stato, governo e par­la­mento com­presi, e di tutta la classe poli­tica, eco­no­mica e sociale al potere. Non solo essi sono stati igno­rati ma i poteri diri­genti non hanno fatto altro nel corso di que­sti quat­tro anni che cer­care di adot­tare misure miranti a svuo­tare di senso e annul­lare de facto i risul­tati dei referendum.

A nulla sono valse le pro­te­ste, le mani­fe­sta­zioni, le peti­zioni degli ita­liani, le pres­sioni sul par­la­mento allo scopo di met­tere fine allo scan­dalo dell’illegittimità costi­tu­zio­nale nella quale si tro­vano le isti­tu­zioni pub­bli­che dello Stato a causa del loro rifiuto di rispet­tare i risul­tati dei refe­ren­dum. Anche il Suo pre­de­ces­sore, garante della Costi­tu­zione, non ha mai pro­nun­ciato una parola, non dico di sde­gno, ma di sem­plice monito rivolto alle isti­tu­zioni dello Stato affin­ché rispet­tas­sero e faces­sero rispet­tare le regole fis­sate dalla Costituzione.

Gen­tile Signor Pre­si­dente,
oggi il com­pito di far rispet­tare la Costi­tu­zione incombe alla Sua per­sona. Tocca a Lei essere il garante della Costi­tu­zione ita­liana, con­si­de­rata come una delle più belle costi­tu­zioni al mondo, ma sem­pre di più strac­ciata, vio­lata, rot­ta­mata. La prego, non lasci impu­nito ancora altri giorni, set­ti­mane e mesi il furto della nostra Costi­tu­zione rap­pre­sen­tato dal non rispetto della volontà di 27 milioni di Ita­liani. Non lasci raf­for­zarsi nell’animo degli ita­liani la disil­lu­sione demo­cra­tica e la sfi­du­cia nelle isti­tu­zioni dello Stato: a che serve la demo­cra­zia se poi quando votiamo lo Stato ed i diri­genti stessi non rispet­tano la volontà dei cit­ta­dini? Non lasci sva­nire la bella e ricca coscienza di 27 milioni di per­sone che hanno espresso con forza che il diritto umano alla vita pre­vale sulle pre­sunte esi­genze tecnico-finanziarie.

Non lasci riaf­fer­mare che il domi­nio del denaro e gli inte­ressi dei gruppi pri­vati e/o dei poteri pub­blici cor­rotti sia legge nel nostro Paese. Il 12 e 13 giu­gno 2011 27 milioni di Ita­liani hanno votato per il diritto della ed alla vita. Hanno cre­duto che l’acqua è UN BENE COMUNE essen­ziale ed inso­sti­tui­bile per la vita, hanno cre­duto nella respon­sa­bi­lità pub­blica col­let­tiva per garan­tire l’eguaglianza degli esseri umani rispetto al diritto alla vita. Hanno cre­duto nell’acqua come una delle fonti più belle e ric­che del vivere insieme, hanno cre­duto di più nella gioia del vivere che nell’arricchimento da pro­fitto, hanno dimo­strato fidu­cia nei Comuni e nelle isti­tu­zioni pub­bli­che, hanno cre­duto in un futuro per tutti. I refe­ren­dum sull’acqua sono stati la pri­ma­vera ita­liana. Un Suo inter­vento rida­rebbe luce e spe­ranza alla “primavera”.

Un grande gra­zie, con grande rispetto e fiducia.

PS. Ho osato scri­verLe da solo, aper­ta­mente. Mi per­doni per l’audacia. Essendo da più di venti anni impe­gnato atti­va­mente in Ita­lia ed altrove per l’acqua bene comune, l’acqua pub­blica, il diritto uni­ver­sale all’acqua e la par­te­ci­pa­zione dei cit­ta­dini al governo dei ser­vizi pub­blici locali, ho la pre­tesa di pen­sare che quanto espo­sto sia condiviso.

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Privatizzare è facile come bere un bicchier d’ACQUA!

Posted by PRC Muggiò su mercoledì 17 dicembre 2014

Il governo Renzi ha deciso che il referendum del 2011 è carta straccia; basta con i valori dello “scorso secolo” secondo cui la gestione dei beni comuni e dell’acqua debbano essere pubblici, partecipati, su gestione territoriale e senza profitti!

Ben 3 manovre infatti tentano di correggere questo “eccesso di democrazia”:

  • con la “Spending Review” si vogliono razionalizzare tutte le società partecipate dagli enti locali riducendole e demansionando il ruolo della pubblica amministrazione;

  • col decreto “Sblocca Italia” si impone ai Comuni di aggregare le società del servizio idrico in un unico grande soggetto, favorendo i grandi capitali finanziari di A2A, Iren, Hera, Acea;

  • Con la Legge di Stabilità si incentivano le privatizzazioni, in modo da dare liquidità immediata ai Comuni; e sotto traccia viene eliminata dall’art.26 del Collegato Ambientale alla Legge di Stabilità (votato nei mesi scorsi alla Camera), la norma che imponeva l’installazione di erogatori idrici per garantire il minimo vitale (circa 40 litri al giorno) a tutti i cittadini, anche se caduti nella morosità incolpevole per la perdita del lavoro e la crisi economica

Le conquiste ottenute negli anni scorsi con l’ampio fronte di realtà sociali coinvolte nei comitati vengono cancellate con una sequela di voti in un Parlamento di non eletti.

il mio votoChi si era esposto per la campagna referendaria del 2011 ha oggi il dovere morale tornare a mobilitarsi.

Ci sono Comuni – come Muggiò – che si sono più volte dichiarati sul tema dell’universalità dei diritti legati all’acqua. Da questi Comuni deve partire una nuova e vasta campagna.

Nel 2010 in Consiglio Comunale si votò all’unanimità una mozione che recita tra le altre cose: “l’acqua rappresenta l’esempio più evidente di un bene comune a livello mondiale, un bene comune che non si può rifiutare agli esseri umani ed alle specie viventi, un bene naturale fondamentale che non può essere sostituito da altre sostanze né si può evitare o posticiparne l’uso, non esistendo scelte alternative”.

E 5 anni prima un’altra mozione, per il “Riconoscimento dell’acqua come bene comune e patrimonio dell’umanità”, approvata a maggioranza col solo voto contrario di Zanantoni e alcuni astenuti dalla destra, impegnava l’allora Sindaco Fossati “a garantire la sicurezza dell’accesso all’acqua, nelle quantità e qualità necessarie alla vita, a tutti i membri della comunità locale, in solidarietà con le altre comunità e con le generazioni future pari a 40 litri di acqua al giorno per ogni persona”.

L’acqua doveva essere uno strumento di pace, di sviluppo umano; oggi si toglie queste diritto elementare dell’acqua quale bene comune e patrimonio dell’umanità ai tanti cittadini in difficoltà economiche!

Si può rimanere in silenzio di fronte a tale spregiudicato arretramento, oppure si può partire dalla petizione disponibile su: www.acquabenecomune.org/petizione per iniziare a rilanciare i valori che sono stati condivisi dal popolo referendario del 2011. Noi ci schieriamo con questo fronte progressista, contro la barbarie di chi vuole privatizzare i patrimoni dell’umanità; se ci sono altre persone di buona volontà che vogliono condividere questa battaglia è bene che si attivino ora.

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Una città aperta è Beni Comuni e partecipazione. [Pillole di programma]

Posted by PRC Muggiò su sabato 10 maggio 2014

Benicomunipartecipazione
I Beni Comuni, per loro definizione, non devono essere fruibili da pochi, ma da tutta la comunità, così come i loro eventuali ricavi. La cura delle strutture pubbliche deve essere costante e divenire un processo culturale.

Sosteniamo che proprietà e gestione dei Servizi Pubblici Locali debbano essere integralmente pubblici, così come affermato dalla volontà plebiscitaria registrata con il referendum sull’acqua pubblica, e così come autorizzato dai principi previsti nella normativa comunitaria e confermato dalla giurisprudenza europea:

  • il principio di autonomia delle autorità pubbliche;
  • il diritto delle autorità pubbliche di ricorrere alla “auto produzione” dei servizi da erogare ad una comunità.

Nel principio che l’acqua è un diritto inalienabile dell’umanità vogliamo che la CASA DELL’ACQUA sia realizzata e gestita da enti pubblici.

Siamo per la valorizzazione del Referendum Consultivo Cittadino per stimolare la partecipazione della collettività.

Anche la partecipazione diretta dei cittadini e delle loro associazioni alla cura ed alla crescita culturale e solidale della città è un bene comune che va incentivato e non ostacolato; per questo siamo per agevolare l’utilizzo delle sedi comunali per le associazioni locali e di volontariato e rimuovere gli ostacoli burocratico-amministrativi, a volte vessatori (ad esempio marca da bollo, tassa TOSAP ecc.), che ne limitano le potenzialità.
Siamo per la progettazione di un’area feste non invasiva, ecocompatibile e sostenibile anche a livello economico su aree comunali.

Siamo contro la svendita dei beni pubblici (alloggi o altre tipologie di patrimonio pubblico) e vorremmo piuttosto che tali beni siano sempre più riqualificati e meglio utilizzati.

Clicca qui per visionare l’intero Programma.

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Monza bene comune: Acqua pubblica e un’ altra economia.

Posted by PRC Muggiò su mercoledì 18 aprile 2012

Monza bene comune: Acqua pubblica e un' altra economia

martedì 24 aprile 2012 – Sala Maddalena

Partecipano:
Emilio Molinari
Presidente Comitato italiano Contratto Mondiale sull’acqua.

Andrea Di Stefano
Direttore della rivista “Valori”

Presenta:
Francesco Beretta
Capolista Federazione della Sinistra- Noi un altra Monza

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GIU’ LE MANI DALL’ACQUA E DALLA DEMOCRAZIA!

Posted by PRC Muggiò su venerdì 20 gennaio 2012

SOTTOSCRIVI E FAI SOTTOSCRIVERE L’APPELLO “GIU’ LE MANI DALL’ACQUA E DALLA DEMOCRAZIA!”

Rispettate il risultato del REFERENDUM!

Il risultato del REFERENDUM va rispettato

Il 12 e 13 giugno scorsi 26 milioni di donne e uomini hanno votato per l’affermazione dell’acqua come bene comune e diritto umano universale e per la sua gestione partecipativa e senza logiche di profitto.
Le stesse persone hanno votato anche la difesa dei servizi pubblici locali dalle strategie di privatizzazione: una grande e diffusa partecipazione popolare, che si è espressa in ogni territorio, dimostrando la grande vitalità democratica di una società in movimento e la capacità di attivare un nuovo rapporto tra cittadini e Stato attraverso la politica.
Il voto ha posto il nuovo linguaggio dei beni comuni e della partecipazione democratica come base fondamentale di un possibile nuovo modello sociale capace di rispondere alle drammatiche contraddizioni di una crisi economico-finanziaria sociale ed ecologica senza precedenti.
A questa straordinaria esperienza di democrazia il precedente governo Berlusconi ha risposto con un attacco diretto al voto referendario, riproponendo le stesse norme abrogate con l’esclusione solo formale del servizio idrico integrato.
Adesso, utilizzando come espediente la precipitazione della crisi economico-finanziaria e del debito, il Governo guidato da Mario Monti si appresta a replicare ed approfondire tale attacco attraverso un decreto quadro sulle strategie di liberalizzazione che vuole intervenire direttamente anche sull’acqua, forse addirittura in parallelo ad un analogo provvedimento a livello di Unione Europea che segua la falsariga di quanto venne proposto anni addietro con la direttiva Bolkestein. In questo modo si vuole mettere all’angolo l’espressione democratica della maggioranza assoluta del popolo italiano, schiacciare ogni voce critica rispetto alla egemonia delle leggi di mercato ed evitare che il “contagio” si estenda fuori Italia.

Noi non ci stiamo.

L’acqua non è una merce, ma un bene comune che appartiene a tutti gli esseri viventi e a nessuno in maniera esclusiva, e tanto meno può essere affidata in gestione al mercato.
I beni comuni sono l’humus del legame sociale fra le persone e non merci per la speculazione finanziaria.
Ma sorge, a questo punto, una enorme e fondamentale questione che riguarda la democrazia: nessuna “esigenza” di qualsivoglia mercato può impunemente violare l’esito di una consultazione democratica, garantita dalla Costituzione, nella quale si è espressa senza equivoci la maggioranza assoluta del popolo italiano.

Chiediamo con determinazione al governo Monti di interrompere da subito la strada intrapresa.
Chiediamo a tutti i partiti, a tutte le forze sociali e sindacali di prendere immediata posizione per il rispetto del voto democratico del popolo italiano.
Chiediamo alle donne e agli uomini di questo paese di sottoscrivere questo appello e di prepararsi alla mobilitazione per la difesa del voto referendario.

Oggi più che mai, si scrive acqua e si legge democrazia.

Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua

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Happy Hour BattiQuorum!

Posted by PRC Muggiò su mercoledì 8 giugno 2011

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Acqua pubblica? Bersani dice sì. Ma mezzo Comitato per il no è del Pd

Posted by PRC Muggiò su lunedì 6 giugno 2011

Il Movimento 5 Stelle attacca frontalmente il partito di Bersani: “Hanno cambiato idea nell’arco di pochi mesi e mantengono interessi nelle aziende multiutility. La loro è una posizione opportunistica”
Bersani ora non ha dubbi. E invita gli elettori del Pd a votare ‘sì’ a tutti e quattro i referendum. Compresi i due quesiti sull’acqua. Ma sei dei 13 fondatori del comitato per il ‘no’ “Acqua libera tutti”, che vuole che il decreto Ronchi sulla privatizzazione della risorsa idrica resti in vigore, sono iscritti proprio al suo partito. Accanto a vecchie conoscenze del Pdl, come Piercamillo Falasca ed i deputati Giuliano Cazzola, Benedetto Della Vedova di Fli, spuntano infatti anche i nomi di Luigi Antonio Madeo, membro dell’ assemblea nazionale del Pd, Fabio Santoro, autorevole esponente dei democratici napoletani, Giacomo d’Arrigo rappresentante del Pd e responsabile di Anci Giovani, Massimiliano Dolce, presidente del consiglio comunale del Comune di Palestrina, Antonio Iannamorelli, consigliere comunale Pd a Sulmona (Aquila), Giusy Gallotto, dirigente del Pd di Salerno già collaboratrice del ministro agli affari regionali Lanzillotta nel governo Prodi.

“La posizione del Pd in merito ai referendum è ambigua: prima erano contrari, oggi sono a favore, domani non sappiamo”, accusa il consigliere regionale in Emilia Romagna del Movimento 5 Stelle, Giovanni Favia. Molti di coloro che hanno raccolto le firme si ricordano che lo scorso anno i Democratici non avevano aderito all’iniziativa. Era il 22 aprile 2010 quando Bersani aveva detto: “Noi non abbiamo una strategia referendaria perché in 15 anni si sono persi 24 referendum e poi perché il referendum manca dell’aspetto propositivo. Detto ciò noi guardiamo con simpatia a tutti coloro che si stanno muovendo contro la privatizzazione forzata dell’acqua pubblica”.

Una simpatia che ora non salva il segretario dalle accuse del Movimento 5 Stelle: quella di volere salire sul carro dei vincitori, ora che, dopo il flop di Berlusconi alle amministrative, il quorum sembra più raggiungibile. “I due sì, indicati dal Pd per l’acqua pubblica, hanno il sapore dell’opportunismo e della vecchia politica fatta solo di slogan e convenienze – dice Favia -. I referendum infatti, sono vere e proprie martellate ai modelli di gestione affermati proprio dal Pd nelle varie Hera Spa ed Iren Spa per non parlare delle leggi pro acqua privata presentate da Bersani a novembre”.

Il riferimento è a una proposta di legge presentata il 16 novembre 2010 da Bersani, con altri quarantanove deputati da Franceschini a D’Antoni passando per Sposetti, Colaninno e Boccia. L’idea era quella di superare il decreto Ronchi in tema di gestione delle risorse idriche senza passare per il referendum, ma all’articolo 2 comma 4 si affermava testualmente: “L’acqua è un bene di rilevanza economica”. Proprio il concetto che il secondo quesito del referendum vorrebbe oggi abolire. Una frase che al comitato per il ‘no’ era piaciuta visto che il commento fu: “Per il Partito Democratico l’acqua è un servizio a rilevanza economica e può essere gestita da privati. Questo c’è scritto nella proposta presentata stamattina: il Pd di fatto si schiera contro i referendum truffa. Anche il Partito Democratico, quindi, prende atto che l’acqua deve gestirsi in maniera industriale e che gli investimenti vanno finanziati con la tariffa e non con nuove tasse. Oggi si consuma la Caporetto dei referendari e dei comitati per la statalizzazione dell’acqua. Speriamo in un confronto bipartisan per far fallire i referendum. La proposta del Pd va in questa direzione”.

C’è stata un’ “ambiguità” del Pd, dicono i 5 Stelle. Secondo loro, il motivo è pure che in una miriade di società multiservizi oggi quotate in borsa siedono uomini indicati dai Democratici. I dividendi di queste società arrivano poi a Comuni governati anche da Pd e alleati. Un piccolo, ma eloquente esempio: nella bassa modenese, a Finale Emilia a fine 2010 è scoppiato il “caso Sorgea” dove con voto del centrosinistra, Pd in primis, è stato privatizzato il 40% della società idrica. Unico voto contrario quello del consigliere locale del Prc-Federazione della Sinistra.

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REFERENDUM 12 E 13 GIUGNO 2011

Posted by PRC Muggiò su martedì 24 maggio 2011

I prossimi domenica 12 e lunedì 13 giugno, gli elettori saranno chiamati ad esprimersi in merito a 4 Referendum abrogativi:

  1. Modalità di affidamento e gestione dei servizi pubblici locali di rilevanza economica (scheda di colore ROSSO),
    VOTA SI
    PER DIRE NO ALLA PRIVATIZZAZIONE DELL’ACQUA
    ;

  2. Determinazione della tariffa del servizio idrico integrato in base all’adeguata remunerazione del capitale investito (scheda di colore GIALLO),
    VOTA SI
    PER DIRE NO ALLA PRIVATIZZAZIONE DELL’ACQUA
    ;

  3. Nuove centrali per la produzione di energia nucleare (scheda di colore GRIGIO),
    VOTA SI
    PER DIRE NO ALLA COSTRUZIONE DI CENTRALI NUCLEARI IN ITALIA
    ;

  4. Abrogazione di norme della legge 7 aprile 2010, n. 51, in materia di legittimo impedimento del Presidente del Consiglio dei Ministri e dei Ministri a comparire in udienza penale (scheda di colore VERDE CHIARO),
    VOTA SI
    PER DIRE NO AL LEGITTIMO IMPEDIMENTO
    .

I seggi saranno aperti:

-domenica 12 giugno 2011, dalle ore 8,00 alle ore 22,00;

-lunedì 13 giugno 2011, dalle ore 7,00 alle ore 15,00.

Per esercitare il diritto di voto è necessario essere in possesso della tessera elettorale del Comune di Muggiò e di un documento d’identità valido; nei prossimi giorni alcuni incaricati comunali provvederanno alla consegna a domicilio delle tessere elettorali non ancora consegnate ai neo-diciottenni ed a coloro che si sono trasferiti a Muggiò nell’ultimo anno.

Chi non avesse ricevuto la tessera elettorale o l’avesse smarrita, può rivolgersi all’Ufficio Elettorale Comunale (sede di Villa Isimbardi-Piazza Matteotti 5-piano terra) che, a tale scopo,  da martedì 7 giugno 2011 a sabato 11 giugno 2011, sarà aperto con orario continuato dalle ore 9,00 alle ore 19,00, mentre nei giorni di domenica 12 giugno e lunedì 13 giugno 2011 osserverà lo stesso orario di apertura dei seggi elettorali.

Al fine di favorire l’esercizio del diritto al voto agli elettori con disabilità verrà effettuato, come di consueto, apposito servizio di trasporto dal domicilio del cittadino sino al seggio elettorale di appartenenza. Il servizio è gratuito e sarà garantito nella giornata di domenica 12 giugno 2011, dalle ore 9,00 alle ore 13,00. Per usufruire del servizio occorre telefonare all’Ufficio Elettorale (039.2709317/318), dal 7 al 10 giugno 2011, dalle ore 9,00 alle ore 19,00.

Fonte: http://www.comune.muggio.mb.it

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L’acqua – un diritto dell’umanità

Posted by PRC Muggiò su giovedì 4 novembre 2010

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COMUNICATO STAMPA -Comitato Acqua Pubblica-

Posted by PRC Muggiò su sabato 12 giugno 2010

COMUNICATO STAMPA

Il comitato cittadino promotore referendario per l’acqua pubblica ha rilevato e assistito ad alcuni fatti incresciosi compiuti dall’amministrazione comunale a discapito del comitato stesso; fatti dovuti a un accanimento politico nei nostri confronti e negli ideali collettivi.

–          15 MAGGIO 2010. Durante la festa PR.E.GIO (Protagonismo giovanile), nel Parco Casati, viene chiesto, su indicazione del sindaco, al rappresentante di un’associazione giovanile, che era stata invitata e che intendeva raccogliere le firme per il referendum, prima di eliminare gli striscioni sull’acqua pubblica e poi di uscire dal parco per raccogliere le firme.

–          23 MAGGIO 2010. Il comitato presenta una richiesta di occupazione del suolo per la raccolta firme in p.za Matteotti. L’autorizzazione ad occupare quell’area viene negata dalla Polizia Locale perché all’interno del parco (ma non in piazza!) si svolgeva una festa della lista civica Brianza 2009.

–          5 GIUGNO 2010. Giornata mondiale dell’Ambiente, presso il Parco Superga. Un’associazione ambientalista, membro del comitato, presenzia la festa su invito del Comune e decide di raccogliere le firme. L’assessore allo sport, benessere e tempo libero impone che vengano tolti i manifesti sull’acqua e alla richiesta di maggiori spiegazioni rivendica prima la neutralità politica della festa, poi ammette di aver invitato l’associazione malvolentieri perché ritenuta – a confronto con gli altri invitati – l’unica schierata a “sinistra”.

  • L’Art. 75 della Costituzione italiana recita al comma 3 che “Hanno diritto di partecipare al referendum tutti i cittadini chiamati ad eleggere la Camera dei deputati.”
    È stato violato palesemente un diritto costituzionale, ostacolando il diritto di partecipazione ai cittadini interessati.
  • Al comma 5 dello stesso articolo si legge che: “La legge determina le modalità di attuazione del referendum.” Tali leggi indicano quali sono i casi in cui può essere vietata una raccolta firme e i casi sono unicamente riconducibili all’ordine pubblico: non può essere vietata quindi una raccolta firme per motivi politici, dato che peraltro la raccolta firme per un referendum non è considerata attività di propaganda politica (come al contrario è stato affermato dalle alte cariche muggioresi).

Non sono mai state violate inoltre le regolamentazioni riguardo al Codice della Strada (art.20) e del regolamento TOSAP, riguardanti entrambe l’occupazione del suolo pubblico ed eventuali tasse … e non il permesso o meno di effettuare una raccolta firme.

  • Negli eventi sopra descritti per giustificare il divieto alla raccolta firme sono state addotte motivazioni sempre differenti (motivi politici, di concomitanza con altre feste …) da quelli stabiliti per legge: risultano quindi atteggiamenti illegali e passibili di abuso di potere (come riferitoci da fonti giudiziarie).

Per chiarire meglio il clima da “Big Brother” orwelliano che si è instaurato, in cui un capo vede e decide tutto per tutti, riferiamo di seguito alcune frasi dell’assessore Scuppilliti il 5 giugno 2010 al Parco Superga:

  • A casa tua fai quello che vuoi, a casa mia decido io!” (Casa sua = Giornata MONDIALE dell’Ambiente pagata dai contribuenti);  “Ma cosa credete di fare? Nonostante io avessi saputo la vostra connotazione politica vi ho invitato! Basta vedere i vostri iscritti”;  “Il Comune ha deciso che si tratta di un’attività politica!”; ecc.

Comitato referendario per l’acqua pubblica

Muggiò, 12\6\2010

comitatoacquamuggio@yahoo.it

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