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Posts Tagged ‘arresto’

Muggiò: arrestato Zaccaria, il patron del Cina Mercato Ordine di carcerazione del magistrato di Monza: tre anni e otto mesi

Posted by PRC Muggiò su domenica 4 dicembre 2016

Muggiò (Monza) 3 dicembre 2016 –

I carabinieri di Muggiò hanno arrestato Felice Vittorio Zaccaria, 70enne originario di Roccella Ionica (Reggio Calabria), condannato a tre anni e otto mesi di carcere per reati fallimentari e bancarotta fraudolenta.

Si tratta del costruttore del ‘Cina Mercato – Magic Movie Park’, la struttura ubicata tra Muggiò e Nova Milanese, dotata di 15 sale e destinata ad accogliere al proprio interno un mercato cinese all’ingrosso con 200 commercianti.

L’ordine di carcerazione è stato emesso dalla procura della Repubblica di Monza, e l’uomo si trova ora nel carcere della città.

Spiegano i carabinieri che con l’arresto di Zaccaria si chiude una vicenda iniziata nel 2001, quando l’ambizioso progetto attirò prima soggetti vicini a Rocco Cristello, il capo della locale di ‘ndrangheta di Seregno, freddato a colpi di pistola nel marzo del 2008, e poi un imprenditore cinese fuggito dal suo Paese di origine nel 1995, dopo una maxi truffa, per sottrarsi alla giustizia locale.

Quest’ultimo a Milano reclutò diversi imprenditori connazionali in via Paolo Sarpi, stipulando contratti di locazione all’interno della struttura, senza che fossero mai state concesse le autorizzazioni per l’avvio dell’attività.

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Genova 2001, le vittime attendono ancora le scuse dallo Stato

Posted by PRC Muggiò su domenica 5 gennaio 2014

di Vittorio Agnoletto

violenze-alla-diazIn un Paese nor­male non ci sarebbe nulla per cui ral­le­grarsi: chi è con­dan­nato, deve espiare una pena; ed è altret­tanto ovvio che tutti i cit­ta­dini siano uguali di fronte alla legge.

Non è così in Ita­lia, dove l’impunità è troppo spesso stata garan­tita a coloro che indos­sano una divisa, soprat­tutto quando i reati com­messi sono con­tro donne e uomini che mani­fe­stano per la difesa della democrazia.

Per que­ste ragioni sto­ri­che non deve pas­sare sotto silen­zio la deci­sione dei magi­strati che il 31 dicem­bre hanno arre­stato per fatti con­nessi alla «macel­le­ria mes­si­cana» della Diaz, tre dei poli­ziotti più alti in grado pre­senti a Genova durante il G8. Sono stati con­dan­nati agli arre­sti domi­ci­liari ed è stata rifiu­tata la loro richie­sta di essere inviati ai ser­vizi sociali.

Tutto il cir­cuito main­stream ha evi­tato di darne noti­zia; tanto più che Spar­taco Mor­tola, Gio­vanni Luperi e Fran­ce­sco Grat­teri non sono poli­ziotti qua­lun­que. Già nel 2001 rico­pri­vano inca­ri­chi di mas­sima impor­tanza: il primo capo della Digos geno­vese, il secondo ex diri­gente dell’Ucigos e Fran­ce­sco Grat­teri che era il numero tre della poli­zia ita­liana con la non velata aspi­ra­zione di diven­tarne il capo. Men­tre i magi­strati li inqui­si­vano, i super­po­li­ziotti veni­vano pro­mossi ad inca­ri­chi sem­pre più impor­tanti con l’approvazione bipar­ti­san del Par­la­mento. Nes­suno ha mai sen­tito la neces­sità, nem­meno dopo le con­danne di primo e secondo grado, di rimuo­verli dai loro inca­ri­chi; non è que­sta un’eccezione, infatti ci risulta che ad oggi la poli­zia non abbia avviato alcun pro­ce­di­mento interno nei con­fronti dei non pochi poli­ziotti con­dan­nati. Sono tutti ancora rego­lar­mente in sevi­zio, tranne quelli con­dan­nati dai magi­strati all’interdizione ai pub­blici uffici.

La deci­sone dei magi­strati è stata pos­si­bile pro­prio per l’indipendenza dal potere poli­tico che la Costi­tu­zione garan­ti­sce alla magi­stra­tura. Certo, l’arresto avviene a quasi dodici anni dai fatti, ma….meglio tardi che mai. Agli arre­sti domi­ci­liari reste­ranno per pochi mesi, gran parte della pena è stata can­cel­lata dal prov­vi­den­ziale indulto del 2006 ma le deci­sione del tri­bu­nale è comun­que impor­tante per­ché prova, tra mille dif­fi­coltà, a riba­dire un prin­ci­pio fon­da­men­tale: non ci sono zone fran­che, non ci sono impu­nità garan­tite dalla divisa che si indossa.

Le vit­time della Diaz stanno ancora aspet­tando da dodici anni una parola di scuse dalle nostre isti­tu­zioni; che finora non c’è stata. L’ultima occa­sione l’ha persa, pro­prio poche ore dopo gli arre­sti, nel discorso di fine anno, colui che dovrebbe rap­pre­sen­tare la nostra Costi­tu­zione cal­pe­stata e sospesa nelle gior­nate geno­vesi. Eppure aveva a dispo­si­zione ben più di una let­tera invia­ta­gli in que­sti lun­ghi anni da chi chie­deva che lo Stato si assu­messe le pro­prie respon­sa­bi­lità per la «macel­le­ria mes­si­cana». Ma si sa, ci sono let­tere e let­tere, alcune si pos­sono citare, altre è più sag­gio ignorarle.

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Arrestato consigliere PDL di Carate, spunta il nome di un muggiorese.

Posted by PRC Muggiò su giovedì 12 luglio 2012

(AGI) – Milano, 12 lug.

Maurizio Altobelli, consigliere pidiellino del Comune di Carate, provincia di Monza e Brianza, e’ stato arrestato per presunte tangenti.

L’arresto e’ avvenuto nell’ambito dell’indagine su affari e traffici in cui era coinvolto Paolo Vivacqua, imprenditore ucciso nel novembre scorso, a Desio. Mentre dell’omicidio non sono ancora stati identificati i responsabili, nell’operazione odierna, denominata ‘Carate nostra’, gli uomini del nucleo investigativo del gruppo carabinieri di Monza e della Guardia di finanza di Seregno hanno posto agli arresti domiciliari, inoltre, 4 persone. Si tratta dell’architetto Giorgio Aldeghi, 67 anni, di Carate, Giampietro Gerosa geometra 63enne di Arosio, in provincia di Como, Felice Tagliabue, 67, faccendiere di Giussano, e Massimo Pirovano, 56 anni, architetto ed ex consigliere del Comune di Carate.

A Caruso Calogero Licata, imprenditore 40enne di Muggio’, e ritenuto prestanome di Vivacqua invece, e’ stato notificato il provvedimento presso la Casa di reclusione di Opera dove si trova in seguito all’arresto eseguito nell’ambito dell’operazione ‘Precious Scraps’ (indagine che ha permesso di scoprire un’organizzazione criminale ramificata nel settore del commercio di materiale ferroso).

Secondo l’accusa, Altobelli sarebbe stato destinatario di oltre 1 milione di euro, da spartire poi con gli altri arrestati, per la modificazione, con lo strumento del piano di governo del territorio e sue varianti, della destinazione d’uso, da agricola a commerciale/residenziale, di cinque aree ed un fabbricato a Carate Brianza. Nel corso delle operazioni sono stati sottoposti a sequestro preventivo beni e quote societarie intestate agli indagati, quantificabili in 1.800.000 euro.

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