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Posts Tagged ‘Art. 18’

Il “job act” di Renzi: una porcata reazionaria

Posted by PRC Muggiò su giovedì 26 dicembre 2013

Pubblicato il 23 dic 2013

di Dino Greco

Ve ne erano tutte le premese e noi ne eravamo certi. Lo strombazzato “Job act”, il piano per il lavoro con cui Renzi vorrebbe imprimere un deciso impulso al rilancio dell’occupazione in Italia non è che pubblicità ingannevole. Si tratta della bersani-renzi-profumo-sinistrariesumazione raccogliticcia del vecchio progetto di Pietro Ichino, vale a dire la definitiva riduzione dei lavoratori a forza lavoro precaria, a basso costo, priva di diritti esigibili, licenziabile ad nutum (al cenno) entro i primi tre anni di lavoro, a prescindere dalla motivazione con cui il padrone decida di rescindere il rapporto. Ma – in definitiva – anche dopo, considerato che l’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori, dopo la cura Fornero, non esiste più, poiché la reintegrazione nel posto di lavoro è stata sostituita dall’elargizione di una mancia, anche ove il licenziamento sia intimato senza giusta causa e giudicato illegittimo da un magistrato. La stabilizzazione dei rapporti di lavoro (a tutela progressiva nel tempo) esiste dunque solo nel titolo del progetto, ma non nella realtà. Tutti i contratti di lavoro, anche se formalmente riuniti in un’unica fattispecie, sono infatti “a tempo”: l’azienda, e solo essa, è titolata a decidere sino a quando tenere in forza un lavoratore o quando invece sia giunto il momento, o l’oppotunità o, semplicemente, il desiderio di disfarsene. Non occorre scomodare sofisticate argomentazioni per comprendere che il lavoratore il cui rapporto di lavoro è in ogni momento appeso alla discrezionale volontà (più prosaicamente: agli umori) del suo datore di lavoro non è una persona libera, ma soggiogata dal ricatto implicito nell’asimmetria di forze fra i due soggetti e nell’impossibilità di fare valere qualsivoglia diritto, in quanto ciò potrebbe costargli molto caro. La stessa forza contrattuale dei sindacati, già ridotta al lumicino, scomparirebbe del tutto. In effetti, a ben guardare, questo progetto unifica davvero il balcanizzatissimo mondo del lavoro. Lo fa mettendo tutti sullo stesso piano: quello più basso.

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Referendum sul lavoro, consegnate in Cassazione un milione di firme

Posted by PRC Muggiò su mercoledì 9 gennaio 2013

Chiedono l’abolizione della riforma dell’articolo 18 e dell’articolo 8, vedi decreto Sacconi

Oltre un milione di firme sono state consegnate in queste ore in Cassazione. Raccolte da Idv, Rifondazione comunista, Sel, Verdi, Fiom, Alba, tra gli altri, per abolire la riforma dell’art.18 introdotta dal ministro Fornero e l’abolizione dell’art.8 del decreto Sacconi sui contratti di lavoro (l’articolo 8 di fatto abolisce il contratto nazionale). Sui due quesiti, comunque, per effetto dello scioglimento delle Camere, si rischia di non votare, e il comitato promotore ha gridato “allo scippo”. Nelle scorse settimane aveva scritto a Napolitano chiedendo di posticipare lo scioglimento delle Camere di alcuni giorni. E invece il presidente della Repubblica e garante delle Costituzione repubblicana ha fatto orecchie da mercante. La legge prevede infatti che le firme non possano essere depositate nell’anno precedente a quello in cui siano indette elezioni. Per Paolo Ferrero, presente oggi alla consegna delle firme, «questo è un referendum scippato: un milione di cittadini e cittadine hanno firmato per questi referendum ma non si potrà mai votare. Con un atto seconde me antidemocratico, il Capo dello Stato ha sciolto le Camere prima del 31 dicembre. Se le avesse sciolte all’inizio del nuovo anno, i cittadini sarebbero potuti andare alle urne». Ora per permettere lo svolgimento delle consultazioni il Comitato Promotore percorrerà tutte le vie legali possibili, facendo ricordo alla Corte Costituzionale e inoltre appello a tutti i candidati alle elezioni di febbraio perché dimostrino di non avere paura della consultazione democratica, e garantiscano con un decreto la validità delle firme, come già successo in passato. Secondo una funzionaria dell’Alta Corte, sarà anche l’ufficio centrale per i referendum ad esprimersi sulla delicata questione.

in data:09/01/2013

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Referendum su lavoro e pensioni

Posted by PRC Muggiò su venerdì 23 novembre 2012

PROSSIMI BANCHETTI A MUGGIÒ:

  • sabato 24 novembre 2012, dalle ore 8  alle ore 13
    nel posteggio antistante e sotterraneo della COOP di viale della Repubblica;
  • domenica 25 novembre 2012, dalle ore 13 alle ore 17,
    sul piazzale della Cascina Faipò di via Meda;
  • sabato 1 dicembre, dalle ore 8 alle ore 13,
    davanti al supermercato SUPERDI di via R. Sanzio;
  • domenica 2 dicembre, dalle ore 8 alle ore 13,
    davanti alla chiesa di S. CARLO;
  • martedì 27 novembre, 4 dicembre e 11 dicembre ore 9-13,
    MERCATO DI MUGGIÒ

 PRESSO L’UFFICIO ANAGRAFE DEL COMUNE:

  • dal lunedì  al venerdì  9,00-12,30
  • martedì 14,30-18,00
  • sabato  08,45-12,00.

 

 

Sostieni i referendum su lavoro e pensioni.

Firma ai banchetti o presso i comuni. Passaparola.

Referendum

I Referendum che proponiamo hanno questi obiettivi:

  • Abrogare l’articolo 8 e difendere il contratto nazionale.
  • Ripristinare l’art. 18 dello Statuto dei lavoratori.
  • Abrogare la controriforma delle pensioni Fornero – Monti.
  • Eliminare la diaria dei parlamentari.
  • Si tratta perciò di referendum molto importanti (che sono variamente sostenuti da diverse forze politiche della sinistra, sociali e sindacali) ma la cui riuscita dipende essenzialmente dall’impegno di ognuno di noi.
  • Le firme si raccolgono ai banchetti organizzati in molte realtà locali ma contiamo che un numero significativo (e determinante) di adesioni avvenga presso le segreterie dei comuni (negli orari d’ufficio ed entro la fine di dicembre).
  • Contiamo soprattutto sul fatto che ci sia un passaparola ad esempio attraverso i  contatti email, twitter o facebook.
  • E’ possibile, a questo scopo, inoltrare questa comunicazione o anche solo il presente riquadro.
  • Altre informazioni generali sui siti: www.referendumlavoro.it
    www.referendumpensioni.it

Informazioni locali sul sito: www.brianzapopolare.it

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Difesa dell’ Art.18

Posted by PRC Muggiò su lunedì 22 marzo 2010

Cambiano la Costituzione,
LICENZIAMOLI
per giusta causa.
DIFENDI
L’ARTICOLO 18

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Legge che aggira l’Art. 18 è anticostituzionale; pronto il referendum

Posted by PRC Muggiò su sabato 6 marzo 2010

«Pronto il referendum, questa legge è anticostituzionale»

Parla il giuslavorista Piergiovanni Alleva

Questa volta non si tratta di un attacco frontale come fu nel 2002 il tentativo di abolire d’impatto l’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori. Allora si trattò di un’offensiva ad alto valore ideologico, un tentativo di sfondamento che puntava a creare una testa di ponte per poi travolgere il resto dell’architrave giuridico rimasto a tutelare i diritti dei lavoratori. Il disegno di legge 1167-B, ormai in dirittura d’arrivo nell’aula del Senato, rappresenta una vera e propria manovra d’aggiramento. «La via d’attacco – spiega il professor Piergiovanni Alleva – non è più rivolta al diritto sostanziale (cioè l’abolizione tout court della norma), ma interviene sul diritto processuale. I nuclei principali di questo provvedimento legislativo hanno tutti la medesima filosofia: fare in modo che il lavoratore non possa più arrivare in concreto a chiedere giustizia davanti al tribunale del lavoro».

Si riferisce alla possibilità prevista dalla nuova legge che le controversie tra il datore di lavoro e il suo dipendente potranno essere risolte non più solo davanti al giudice ma anche davanti ad una autorità arbitrale?
Questa “invenzione” non nasce oggi ma è figlia delle “certificazioni” previste nella legge Biagi

Certificazioni?
La possibilità d’inserire nei contratti di lavoro, di qualsiasi tipo, cosiddetti “certificati”, ovvero validati davanti a un’autorità (di vario tipo), una clausola arbitrale in deroga ai contratti collettivi. In questo modo si è costruito un modello contrattuale fondato su una base assolutamente ricattatoria. Quando una persona ha bisogno di lavorare firma grosso modo qualsiasi cosa, quindi firma anche un contratto “certificato” nel quale una qualunque commissione dice che effettivamente si tratta di un contratto a progetto, di un regolare contratto a termine, eccetera. Anche se poi la verità è un’altra.

E qual è il nesso tra le certificazioni e l’arbitrato previsto dalla nuova legge?
La certificazione non ha avuto molta fortuna in questi sette anni perché, in realtà, non c’era nessuna sicurezza che reggesse davanti a un tribunale. L’articolo 24 della Costituzione vieta che ci siano atti negoziali privati, provvedimenti amministrativi, inoppugnabili, mentre l’articolo 111 impedisce la possibilità che vi siano contratti che sfuggano alla possibilità di un controllo giurisdizionale. Davanti al tribunale del lavoro si sarebbe potuto dimostrare, per esempio, che questi contratti “certificati” come contratti a progetto nascondevano in realtà forme di lavoro subordinate e così via. Allora ecco la grande invenzione di questa legge. Siccome queste “simulazioni blindate” non reggono davanti al giudice, il governo ha pensato di eliminare anche il giudice mettendo al suo posto un cosiddetto arbitro. In questo modo queste simulazioni non potranno più essere smentite. Come se non bastasse la clausola arbitrale presente nel contratto certificato non riguarderà soltanto la natura del contratti (tempo determinato, indeterminato eccetera), ma anche le modalità di licenziamento. In caso di controversia sulla fine del rapporto di lavoro ci si ritrova di nuovo davanti ad un arbitro, il quale può decidere non secondo le leggi e gli accordi stabiliti in sede di contrattazione collettiva ma secondo “equità”, cioè secondo una propria valutazione soggettiva. Oggi se il giudice constata la ragione del lavoratore deve reintegrarlo per legge sul posto di lavoro, l’arbitro invece potrà limitarsi ad una piccola somma di risarcimento.

Mi par di capire che questa legge rimette in discussione i cosiddetti diritti indisponibili del lavoratore, tutelato proprio in quanto parte debole nel rapporto contrattuale, introducendo una finzione giuridica, ovvero la parità astratta tra datore di lavoro e chi offre la propria forza lavoro.
Siamo di fronte ad una ipocrisia colossale, intanto perché le commissioni di certificazione avrebbero dovuto assistere il lavoratore, cosa che non è mai avvenuta; poi perché la clausola arbitrale posta all’avvio del rapporto contrattuale, cioè al momento dell’assunzione, comporta un problema di costituzionalità perché non si avrà mai una rinunzia alla giustizia ordinaria da parte del lavoratore (evidentemente più vantaggiosa) che sia effettivamente una rinunzia libera.

Come si può rispondere a questo smantellamento dei diritti cardinali dei lavoratori?
La strada migliore è attaccare la questione alla base. Poiché la clausola arbitrale si innesta su una particolare tipologia di contratti, cioè sul “contratto certificato”, bisogna abolire la certificazione. Quindi una delle vie da seguire è quella del referendum. Tra i quesiti referendari che Rifondazione vuole presentare ce n’è uno che mira proprio all’abrogazione della norma della vecchia legge Biagi che stipulava la possibilità della certificazione. Esiste poi una seconda via complementare alla prima: sollevare eccezione d’incostituzionalità la prima volta che una clausola arbitrale certificata verrà contestata da un lavoratore che chiederà di andare in giudizio.

Questa legge fa altri danni?
Introduce uno scadenzario molto breve per le impugnazione dei contratti a termine, a progetto, per i licenziamenti, i trasferimenti, la dissimulazione dei rapporti precari fasulli. 60 giorni per la citazione con raccomandata e 180 per il giudizio. Fino ad oggi c’erano 5 anni di tempo. Ora il lavoratore viene strangolato. Molti hanno paura a fare ricorso subito perché sperano in un rinnovo contrattuale. Non solo, ma se prima venivano rimborsate tutte le mensilità intercorse nel periodo del giudizio, oggi si andrà da un minimo di 2 e mezzo e un massimo di 12. Assistiamo a una forfettizzazione al ribasso del danno. Si tratta di norme perfide fatte da gente che conosce il mestiere. A fare queste cose sono i transfughi craxiani andati in Forza italia. Se c’è qualcuno che pensa ancora che non esiste più la distinzione tra destra e sinistra si legga questa legge.

Paolo Persichetti

Tratto da Liberazione del 04/03/2010

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