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Posts Tagged ‘chiesa cattolica’

Ior e Bertone, prove dell’esistenza di Satana

Posted by PRC Muggiò su venerdì 3 febbraio 2012

Ior e Bertone, prove dell’esistenza di Satana

Don PAOLO FARINELLA

pfarinella

Il Fatto Quotidiano (27 gennaio 2012, p. 1-3) come un mastino di guardia dell’informazione non molla la presa e a firma di Marco Lillo leva la coltre che copriva, se mai ce ne fosse ancora bisogno, la nefandezza morale che domina in Vaticano, questo Stato estero che confina da ogni lato con la città di Roma. La lettera è dell’8 maggio 2011, firmata da un vescovo galantuomo, segretario del Governatorato della Città del Vaticano (una specie di sottosegretario del governo centrale), mons. Carlo Maria Viganò. Questo prete vero e onesto trovò un bilancio (2009) con 8 milioni di perdita e dopo poco più di un anno, facendo pulizia di furti, ruberie, intrallazzi, trucchi e false fatture, portò il bilancio ad un attivo di 22 milioni di euro. Segno evidente che la corruzione sotto il cappello del papa volava con le ali degli angeli.

Siccome Viganò è una persona pulita e crede che essere prete significhi essere coerente e onesto, dà estremo fastidio alla cricca dei delinquenti che prosperano sotto il «sottobosco» di Bertone Tarcisio, uomo senza Dio ed esperto in malaffare di ogni specie. Infatti, l’eminentissimo cardinale Bertone, uomo vendicativo come non mai e spudorato mentitore, invece di premiarlo, trasferisce mons. Viganò nominandolo rappresentante del papa all’ONU: così lontano oltre l’atlantico, finalmente la smetterà di rompere i bertoni con le manie della legalità e della morale.

In Vaticano tremano quando incontrano una persona onesta e integra, perché lì prosperano solo uomini vestiti di nero, il colore della loro anima, nonostante il papa si ostini a vestire di bianco. Povero papa bavarese: in Vaticano non conta nulla, anzi meno di nulla. Egli è la sagoma che i faccendieri mostrano al pubblico per ammansire e distrarre, stupefacente allo stato puro, mentre i califfi e gli smargiassi, vestiti come damerini e travestiti da donne, delinquono religiosamente e asceticamente rubano e corrompono. Tanto poi fanno i gargarismi con l’acqua benedetta e tutto ritorno a posto. Appena scorgono i virus dell’onestà e della legalità, li neutralizzano cpn zelo fanatico.

L’arrivo di Bertone in Vaticano coincide con l’istituzionalizzazione del malaffare e della corruzione. Si porta dietro uomini equivoci che aveva conosciuto e usato a Genova, come Giuseppe Profiti, ieri Vice presidente dell’Ospedale Galliera di cui presidente per statuto/testamento è il vescovo di Genova. Indagato e sottogiudizio, quasi per sfida contro la giustizia italiana, lo ha portato al suo seguito aRoma, nomina dolo presidente dell’ospedale vaticano «Il Bambin Gesù». Dietro a lui corre il delfino di cardinali e preti, Marco Simeon, giovane rampollo scaiolano e, a quanto pare, affiliato all’Opus Dei. Non si capisce come mai costui, così giovane abbia fatto una carriera sfolgorante all’ombra della curia di Genova. Cosa avrà di così «speciale» e acuto questo belloccio oggi 35 anni che da almeno 10 è «amato» prediletto da cardinali e vescovi e curiali? Forse non si può dire, ma si può immaginare. Il belloccio, oggi in un posto chiave della Rai, a Genova organizzava per Natale i «Cardinal dinner» con la Genova danarosa, quella solitamente affollata da evasori, truffatori, intrallazzatori che si riunivano al palazzo del porto attorno al cardinale Bagnasco, che, ingenuo, non si accorgeva di nulla. Scrissi anche un pezzo su Repubblica (edizione locale) che fece solo il solletico e il cardinale prese circa 120 mila euro da questo sforzo da ernia che i ricchi pagani fecero quella sera pur di farsi fotografare con una tonaca paonazza.

Misteri della fede! Bertone non ha l’intelligenza di Richelieu né la furbizia di Mazzarino, egli è solo un maneggione, arruffone ed esemplare rappresentante di un pontificato che lo ha scelto con scienza e coscienza, per cui il papa è responsabile prima istanza di tutta la corruzione che scorre come una cloaca a cielo aperto sulla tomba di San Pietro. Attorno alla tomba del principe degli apostoli, prosperano malaffare, prostituzione, specialmente maschile, evasione, ricatti, maldicenza, invidia, soprusi, delitti di ogni genere come si conviene ad una istituzione che si ispira al vangelo di Gesù Cristo, il povero illuso che credeva di dare una svolta al mondo, mentre finì per dare una spinta all’indicibile che con Bertone ha raggiunto l’abisso della desolazione e dell’indecenza.

Povero Cristo! Predicò il Regno di Dio e spuntò Bertone e tutto il brodo di cottura che lo ha nutrito: Vaticano, cardinali, sistema clericale, connivenza con la malavita organizzata attraverso lo Ior e il governo Berlusconi, protetto e garantito dal malaffare clerico-fascista che oggi domina la struttura ecclesiastica e il sistema perverso di potere che regge il Vaticano, facendo di tutto la Geenna della lordura e dell’abiezione.  Sergio Rizzo a proposito scrive sul «Corriere della Sera» con un titolo esplicito «La corruzione in Vaticano che il papa non vede» (25-01-2012):

«La parola è sinonimo di malaffare e degrado morale. Ma se a pronunciarla è un altissimo prelato vicino al Papa, come rivela questa sera «Gli intoccabili », il programma d’inchiesta del giornalista Gian Luigi Nuzzi che va in onda su La7, allora vengono i brividi. «Corruzione» è proprio il termine che quel monsignore usa per descrivere in una clamorosa lettera a Benedetto XVI l’incredibile situazione che si è trovato davanti dopo aver assunto nel luglio del 2009 il delicatissimo incarico. Una bomba sganciata nelle stanze del potere vaticano il 27 marzo del 2011, nell’estremo tentativo di sventare una manovra di corridoio che culminerà con la sua rimozione. «Un mio trasferimento provocherebbe smarrimento in quanti hanno creduto fosse possibile risanare tante situazioni di corruzione e prevaricazione », scrive Viganò al Papa. Facendo capire a Joseph Ratzinger di non essere affatto isolato: «I cardinali Velasio De Paolis, Paolo Sardi e Angelo Comastri conoscono bene la situazione».

Ironia della sorte, nel calendario cattolico il 25 gennaio ricorre la festa «Conversione di san Paolo»! Non San Paolo ha portato frutti di conversione, ma Silvio Berlusconi ha effuso nei suoi complici e maestri frutti abbondanti di corruzione. A quando una purificazione dell’aria in Vaticano e nella Chiesa dei cardinali? Perché gli uomini di Chiesa, spinti da un istinto naturale, frequentano uomini perversi e corrotti? Su di loro ha sentenziato il vangelo che li ripudia senza ombra di dubbio:

«2Sulla cattedra di Mosè si sono seduti gli scribi e i farisei … 25Guai a voi, scribi e farisei ipocriti, che pulite l’esterno del bicchiere e del piatto, ma all’interno sono pieni di avidità e d’intemperanza … 27Guai a voi, scribi e farisei ipocriti, che assomigliate a sepolcri imbiancati: all’esterno appaiono belli, ma dentro sono pieni di ossa di morti e di ogni marciume. 28Così anche voi: all’esterno apparite giusti davanti alla gente, ma dentro siete pieni di ipocrisia e di iniquità» (Mt 23,2.25.27-28).

Medita, Bertone, medita!

don Paolo Farinella

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BAGNASCO,L’INNOMINATO E L’OMERTA’ DELLA CHIESA GERARCHICA

Posted by PRC Muggiò su lunedì 3 ottobre 2011

Non riesco a partecipare al carosello di plauso verso il cardinale Bagnasco che avrebbe parlato chiaro, forte e, come dicono gli esegeti anche laici, ha rotto con Berlusconi. Ascoltando il cardinale e le sue parole accorate, provavo un senso di pena per lui e quelli che gli stavano attorno. Egli, come è nello stile clericale, ha parlato con partecipazione anche fisica e mimica, ma non si rendeva conto che appena avrebbe finito le parole generiche e di buon senso, gli altri, quelli cioè a cui avrebbero dovuto essere indirizzate, hanno preso le distanze: il cardinale ha fatto bene (e ti pareva!), ma non bisogna strumentalizzarlo, il suo discorso è rivolto a tutti e non ad una sola persona. Certo, un po’ di più a Berlusconi che è un po’ «birichino», ma mai e poi mai il cardinale ha inteso dire che bisogna cambiare governo.

«Comportamenti vacui»?

Parlare di «comportamenti vacui e di cambiare aria» non significa nulla perché, come sempre, nel discorso del cardinale mancava un ingrediente essenziale, quello che fa la differenza: Nome Cognome, indirizzo, Cap e possibilmente C.F. Nel caso: Il Disonorevole Silvio Berlusconi, Ville lupanari o in subordine Palazzo Chigi dove si reca «a tempo perso», 00100 Roma.

Finche il cardinale non dirà nome e cognome, mi dispiace per lui, ma le sue parole non avranno efficacia ed effetto. La riprova? Il doppiamente disonorevole Lupi e il tristemente disonorevole Formigoni che si accreditano come cattolici della prima fila, si sono spremuti come limoni per fare passare l’idea che il cardinale non l’aveva con Berlusconi e che in fondo i peccati li giudica solo Dio, mentre il governo lo gestiscono loro. A questi cattolici di ferro arrugginito interessa solo il potere per il potere e gli affari illeciti che il potere gli consente di fare … tanto poi una confessatina, una botta e via. Il cardinale dice:

«Non si era capito, o forse non avevamo voluto capire, che la crisi economica e sociale, che iniziò a mordere tre anni or sono, era in realtà più vasta e potenzialmente più devastante di quanto potesse di primo acchito apparire. E avrebbe presentato un costo ineludibile per tutti i cittadini di questo Paese. Colpisce la riluttanza a riconoscere l’esatta serietà della situazione al di là di strumentalizzazioni e partigianerie; amareggia il metodo scombinato con cui a tratti si procede, dando l’impressione che il regolamento dei conti personali sia prevalente rispetto ai compiti istituzionali e al portamento richiesto dalla scena pubblica, specialmente in tempi di austerità».

Non si era capito? Di chi sta parlando il card. Bagnasco? A chi si deve riferire il plurale maiestatico di volontà negativa «non avevamo voluto capire»? Per quanto mi riguarda è almeno dal 2006 che scrivo e gli scritti sono pubblici e possono essere documentati, che il governo Berlusconi con il suo programma elettorale che anche i vescovi hanno ascoltato ed esaminato, avrebbe portato alla sfascio dell’Italia da solo. Poi si è aggiunta la crisi (che ormai è diventata la foglia di fico per nascondere le vergogne dei responsabili) che ha aggravato le cose.

Falsi, falsificatori e ritardatari di professione

Berlusconi e il ministro Tremonti in coppia con Sacconi, che tanto credito riscuote presso la Cei, hanno pervicacemente negato l’esistenza stessa della crisi perché era più urgente far passare l’immagine squallida di un uomo malato di megalomania narcisistica di essere «il miglior presidente del consiglio dall’unità di Italia ad oggi» (parole autentiche dell’interessato). I vescovi non vedevano dove stava andando l’Italia e dove la stava scaraventando il governo? Perché non hanno detto nulla? Non si sono accorti che tutte le scelte economiche avevano una conseguenza diretta sul sociale, sulla vita di relazione, sulla sussistenza di milioni di famiglie? Hanno continuato a chiedere interventi a favore della famiglia, ma non hanno elevato una critica sulla distruzione della stessa che il governo scientemente a operato, favorendo i ceti ricchissimi a scapito dei poveri che puntualmente sono chiamati a pagare le inadempienze, la corruzione, l’evasione fiscale e l’immoralità dei ricchi?

Perché un ritardo di almeno tre anni? Con quale autorevolezza i vescovi oggi possono criticare il governo che essi stessi hanno appoggiato, sostenuto, foraggiato direttamente e specialmente con i loro silenzi? Io penso che l’intervento del cardinale Bagnasco sia stato un atto necessario altrimenti se anche questa volta non avesse detto nulla, dalla base dei credenti vi sarebbe stata una rivoluzione. Noi preti di strada lo vediamo ogni giorno nelle nostre chiese e nelle nostre strade. Tutti si interrogavano sul silenzio dei vescovi, tutti chiedevano un intervento, tutti erano scandalizzati dall’omertà vescovile, che tutti motivavano con la difesa di interessi in nome dei quali si commerciavano immoralmente scambi di reciproco sostegno.

Tutti? Sì, tranne i cosiddetti cattolici inquinati che hanno scelto Berlusconi, il mammona maledetto dal vangelo, perché garante di traffici e affari illegali. Tutti, tranne i seguaci di CL che della partecipazione a questo governo e del connubio con Silvio Berlusconi hanno fatto la loro essenza di vita, e al diavolo le esigenze etiche, la morale, la coerenza, la dignità, la dottrina sociale e tutte queste quisquilie. Essi vanno perfettamente d’accordo con quel vescovo che diceva: «Basta con la profezia, occupiamoci adesso del governo».

Quanto al metodo scombinato e al regolamento dei conti prevalenti sui rapporti istituzionali, i vescovi avrebbero dovuto sapere da sempre che Berlusconi è un mafioso che difende mafiosi e camorristi e che la delinquenza organizzata lo ha sostenuto e sostiene nell’esercizio del suo potere che è tutto a favore di essi. Come spiegare la nomina di un accusato da sei pentiti di mafia a ministro della repubblica (Romano) e un altro accusato di ndrangheta (Cosentino) per cui è stato richiesto addirittura l’arresto è stato protetto e difeso a spada tratta? Berlusconi ha messo lo Stato e le Istituzioni nelle mani della malavita e il cardinale arcivescovo di Genova cade dal pero solo adesso? Il cardinale Bagnasco con volto triste e teso continua:

«Rattrista il deterioramento del costume e del linguaggio pubblico, nonché la reciproca, sistematica denigrazione, poiché così è il senso civico a corrompersi, complicando ogni ipotesi di rinascimento anche politico. Mortifica soprattutto dover prendere atto di comportamenti non solo contrari al pubblico decoro ma intrinsecamente tristi e vacui. I comportamenti licenziosi e le relazioni improprie sono in se stessi negativi e producono un danno sociale a prescindere dalla loro notorietà. Ammorbano l’aria e appesantiscono il cammino comune».

Solo questo? Comportamenti «tristi e vacui»: l’induzione alla prostituzione, la tratta delle prostitute, l’uso del crocifisso come strumento erotico tra le tette della consigliera Minetti, eletta nella lista di Formigoni, travestita da suora, un comportamento «triste e vacuo»? Cosa deve fare Berlusconi per essere scomunicato «latae sententiae»: assassinare la Trinità con un colpo solo? O violentare la Vergine Maria con san Giuseppe incatenato al palo della lap-dance?

Dopo il «contesto» arrivano le «relazioni improprie»

«Relazioni improprie»? Che linguaggio è codesto? I rapporti sessuali con minorenni e l’induzione delle stesse alla prostituzione adesso si chiamano «relazioni improprie»? Per uno che va a confessare un adulterio o una violenza su un minore, basta che dica «ho vissuto una relazione impropria», Ok! Amico/amica, un Pater, Ave e Gloria e chi s’è visto s’è visto? Chi ha ammorbato l’aria? Un marziano o qualcuno con nome e cognome? Non poteva mancare in discorso ufficiale, il colpo al cerchio e alla botte: «la reciproca, sistematica denigrazione» con evidente riferimento alla opposizione, così per non offendere nessuno. Oppure dove da un colpo indiretto anche alla magistratura inquirente che non ha fatto altro che il suo dovere, obbligata per Costituzione, vigendo in Italia, l’azione penale obbligatoria: «Colpisce l’ingente mole di strumenti di indagine messa in campo. Chi lo ha detto al presidente della Cei che le intercettazioni sono «ingenti»? Lui le ha contate o è un modo per addolcire la pillola a Berlusconi? Un colpo ciascuno non fa male a nessuno?

Fino a prova contraria le intercettazioni riportano la voce dell’indagato e del malfattore, mentre il metodo di indagine è una questione riservata alla magistratura e nessuno dovrebbe sindacarla, come esige la separazione dei poteri in una democrazia decente. Questo cerchiobottismo, infatti, ha avuto un effetto: ha dato adito alla destra e ai suoi cattolici da supporto di annacquare le parole del cardinale e di diluirle fino al punto di farle scomparire. Si dice che l’ordine di scuderia sia quella di dire e ripetere che la condanna del presidente della Cei sia riferita ai «comitati d’affari come il caso Penati» e quindi la conclusione per la destra e per Berlusconi è che il cardinale Bagnasco ha fatto una durissima strigliata al Pd. Ecco il risultato. Lupi, Formigoni e i cattolici complici si affannano a giustificare Berlusconi che non deve dimettersi e che il cardinale parlava in generale, per tutti.

Questo equivoco nasce da un solo fatto: il cardinale Bagnasco non ha fatto il nome del delinquente Berlusconi, corrotto (sentenza Cassazione), evasore fiscale, bugiardo e falso, spergiuro, corruttore di minorenni, utilizzatore e manovratore di «carrettate di donne» (cioè prostitute a pagamento), amico e complice di mafiosi e malavitosi, mentitore e istigatore alla menzogna, uomo senza onore e dissipatore del patrimonio comune di etica, di denaro e di dignità.

Le parole di Bagnasco avrebbero avuto un peso altro se avesse semplicemente detto che non solo in base alla Costituzione, ma anche per la morale comune il Sig. Berlusconi Silvio, presidente del consiglio dei ministri, pro tempore, avendo disonorato la carica che ricopre non è più degno di rappresentare e governare (si fa per dire!, visto che governa a tempo perso!) il popolo italiano. Pertanto, noi vescovi, diciamo ai cattolici che lo hanno sostenuto fin qui, che non è loro lecito andare avanti e se vogliono essere cattolici e non complici devono interrompere con lui ogni rapporto, ogni sostegno, ogni appoggio, ogni collaborazione, finché non si sarà pentito davanti alla nazione e non avrà riparato il male fatto.

L’esempio corruttore trascina e corrompe

A Genova, nella città del cardinale Bagnasco, in un processo per violenza su minorenne, lo stupratore si difende con aria innocente con queste parole: «Ho fatto quello che fa il presidente del consiglio». A Bari tre uomini che adescano alcune prostitute con un certo atteggiamento strafottente e fermati, si difendono dicendo: «Che male c’è, non fa cos’ anche il presidente del consiglio»?

Ecco, costui è l’uomo, il pazzo, il malato, il prostituto che ha prostituito le istituzioni, lo spergiuro, il corruttore, il corrotto, l’evasore fiscale, il ladro che la gerarchia cattolica ha sostenuto per lunghi anni, da 17 e forse anche di più, per la precisione. Questo è l’uomo che la Cei ha appoggiato direttamente e indirettamente e con cui ha fatto affari. Questo è l’uomo che il segretario di Stato vaticano e l’ex presidente della Cei, il card. Ruini, inseguono nonostante gli scandali, nonostante i soprusi, nonostante abbia ucciso la nazione italiana e mentre il popolo muore attanagliato dalle ganasce di una serie di finanziarie che sono «eutanasia» attiva sul corpo vivo dell’Italia, i vescovi tacevano, o se parlavano, come sempre, alludevano, ma sempre in ritardo sia sui tempi che sulla storia. Ha un bel da fare il cardinale Bagnasco a citare il giudice Casavola, ma la Chiesa che parla e non si intimidisce è la Chiesa dei credenti che ogni giorno misura la distanza sia dal governo e dal parlamento asservito, sia dai vescovi che hanno scelto la diplomazia e hanno ucciso la profezia. Per loro è più importante la «relazione impropria istituzionale» con un uomo indecoroso e ignobile che porta ancora il titolo di «cavaliere della Repubblica» che è stato tolto ad altri per molto, molto meno come Callisto Tanzi.

Il cardinale dice che i vescovi hanno parlato a più riprese: citi un solo documento in cui si evince con chiarezza e senza equivoci il loro intervento. Se uno studioso volesse fare una tesi sulle prolusioni dei presidenti della Cei e i rapporti tra politica chierici cardinali, farebbe fatica a individuare in quegli scritti accenni alla situazione abnorme e ignobile che stiamo vivendo da anni. Perché ieri come oggi, vi troverà non parole chiare ed evangeliche «sì, sì; no, no», ma solo allusioni velate, cenni felpati, oibò claudicanti, sospiri spezzati, belati sommessi.

Innominato e innominabili

Da un vescovo che ha la responsabilità di guidare la Chiesa italiana mi aspetto che dica la verità, che la dica intera, che la dica tutta e che la dica in faccia a Berlusconi senza guardare ad altri interessi che non sia la chiarezza, la coerenza e la verità di cui dovrebbe essere servo umile e povero. Per me è ancora una occasione perduta, una Chiesa gerarchica decaduta. Che Dio, se può abbia pietà dell’Italia che il mondo intero deride e noi stessi colpevolmente tolleriamo, rassegnati all’ignobile e all’indicibile.

Berlusconi non può essere l’Innominato manzoniano perché questi fu tormentato dalla spada del rimorso e andò a chiedere aiuto e perdono ad un cardinale che lo accolse, mentre la caricatura di Arcore, nella sua strafottenza, si vanta e si gloria della sua ignobiltà e del suo disonore, proponendosi come modello che gli italiani amano. Per il cardinale egli resta innominato, ma è la gerarchia cattolica che rimane innominabile e complice del degrado disonorevole che ha inabissato la nostra democrazia e le nostre Istituzioni che noi difenderemo anche col nostro corpo. In nome della Costituzione Italiana e in quanto cattolici, in nome della nostra dignità di testimoni del Risorto Crocifisso che l’innominato usa come strumento erotico intramammellare sul corpo venduto di una prostituta pubblica travestita da suora. La difesa del Crocifisso, non meritava forse un po’ di coraggio e chiamare i colpevoli per nome? Lo sappiamo e ne siamo certi, il coraggio, se un cardinale non ce l’ha, nessuno glielo può dare. Nemmeno con lo sconto.

Don Paolo Farinella

(29 settembre 2011)

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Il patrimonio immobiliare della Santa sede è il 20 per cento di quello nazionale. Niente Ici e l’Ires scontata al 50%

Posted by PRC Muggiò su lunedì 22 agosto 2011

20/08/2011
Ma la Chiesa si tiene 3 miliardi di euro niente Ici e l’Ires scontata al 50%
Emendamento radicale: il Vaticano paghi l’imposta sugli immobili
di mauro favale da la Repubblica
ROMA — Il più malizioso è Mario Staderini, segretario dei Radicali Italiani, una vita passata a fare le pulci ai conti del Vaticano: «Se l’evasione fiscale fosse recuperata, come giustamente chiede anche il cardinale Bagnasco, il gettito Irpef aumenterebbe al punto da raddoppiare la quota dell’8 per mille, con la Cei che incasserebbe due miliardi di euro anziché solo uno. A pensar male si fa peccato ma spesso si indovina». Sarcasmo a parte, però, nel pieno della crisi, con la manovra che scontenta tanti, comincia a fare breccia il tema dei “privilegi della Chiesa”: esenzioni sull’Ici, esenzioni sull’Ires, 8 per mille «gonfiato» (sempre secondo i Radicali). Nelle stime più ottimistiche, tutto ciò vale 3 miliardi di euro. Una cifra che non viene minimamente scalfita dalla manovra che tra pochi giorni arriva in Parlamento. Certo, i soliti Radicali ci proveranno: è quasi pronto, infatti, un emendamento per «escludere qualsiasi esenzioni sull’Ici per gli immobili che svolgono attività commerciali, indipendentemente da eventuali finalità di culto».
Secondo i calcoli dell’Anci, il mancato gettito da Ici da parte di strutture legate alla Chiesa è di 400 milioni di euro. Una cifra alla quale andrebbe aggiunta un’area di sommerso non ancora stimata. Uno studio di qualche anno fa (condotto dal “Gruppo religiosi ed ecclesiastici”), ha stimato il patrimonio immobiliare della Santa Sede nel 20% dell’intero patrimonio immobiliare italiano. Seppure manca l’ufficialità, qualche cifra c’è: tra le proprietà della Chiesa (circa 100mila immobili) ci sarebbero 8.779 scuole, 4.712 centri legati al settore della sanità (entrambe attività in concorrenza con pubblico e privati) e 26.300 strutture ecclesiastiche. Si procede per stime, insomma. Solo a Roma, un quinto della città sarebbe nelle mani della Santa Sede: numerose case di cura, centinaia di scuole, 400 istituti di suore, 300 parrocchie, 200 chiese non parrocchiali, 200 case generalize (dove trovano ospitalità molti turisti), 90 istituti religiosi, 65 case di cura, 50 missioni, 43 collegi, 30 monasteri, 20 case di riposo, 18 istituti di ricovero, 16 conventi, 13 oratori, 10 confraternite, 6 ospizi. Un elenco lunghissimo, solo nella capitale.
A Milano, invece, le scuole paritarie sono 450, le cliniche 120. Per non parlare della congregazione Propaganda Fide: proprietà di gran pregio, patrimonio di 9 miliardi, finita nell’inchiesta sulla “cricca” tra Angelo Balducci e Diego Anemone. Per tutte queste strutture, semplicemente, l’Ici non si paga. L’Ires, invece, l’imposta sul reddito delle società, per gli enti ecclesiastici attivi nell’istruzione e nella sanità, è ridotto del 50%. Un risparmio stimato di circa un miliardo di euro (che andrebbe raddoppiato secondo i Radicali, tra sommerso e arretrati). La Cei risponde sdegnata dalle colonne dell’Avvenire: «Contro la Chiesa sono state dette bufale colossali. Come quella secondo cui basterebbe piazzare in un albergo una “cappellina” per poter dichiarare l’intero complesso adibito al culto e quindi non pagare l’Ici». Il governatore della Lombardia, Roberto Formigoni considera «demagogico» far pagare quest’imposta alla Chiesa». «Ma noi non vogliamo tassare i luoghi di culto — ribatte Staderini — solo le attività commerciali». E mentre in Italia si dibatte, in Europa è stata aperta una procedura d’infrazione da parte della commissione Ue per aiuti di Stato incompatibili con le norme sulla concorrenza. Dallo scorso settembre, Bruxelles sta approfondendo proprio il tema dei privilegi fiscali agli enti ecclesiastici. Le restano 8 mesi di tempo, per decidere se assolvere o condannare l’Italia. Intanto l’annullamento dell’esenzione (inserito nel decreto sul federalismo fiscale e che, a partire dal 2014, avrebbe incluso anche gli enti ecclesiastici nel pagamento dell’Imu) è stato sfilato all’ultimo momento.
Così, l’indagine va avanti. E intanto i Radicali insistono, puntando anche sul contributo dell’8 per mille. Introdotto nel 1985 (all’epoca il ministro Tremonti faceva parte del pool di economisti che concepirono una quota dell’Irpef da destinare a usi “sociali o umanitari”, “religiosi o caritativi”) oggi fa incassare alla Cei circa un miliardo di euro. «Cinque volte gli introiti previsti 20 anni fa — ricorda Staderini — L’articolo 49 della legge istitutiva prevede che in caso di aumento del gettito, l’aliquota possa essere modificata. Noi chiediamo di dimezzarla». Il compito spetta ad una commissione presso Palazzo Chigi. «Da anni chiediamo di accedere agli atti — conclude Staderini — da sempre ce li negano: sono secretati »

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DON PAOLO FARINELLA – La chiesa cardinalata, piedistallo del berlusconismo

Posted by PRC Muggiò su giovedì 23 giugno 2011

Il papa, e a cascata, cardinali, vescovi, monsignori (qualche chilo), preti (a quintali), suore e frati (a tonnellate) hanno preso posizione sull’acqua e invitato indirettamente a votare «Sì». Il papa ha fatto capire anche che sul nucleare bisognava andare cauti, come dire andate a votare pure e fateci una croce sopra che è cosa buona e giusta. Non facciamo tanto schiamazzo altrimenti poi Berlusconi si vendica chiudendo i cordoni della borsetta. Sull’ultimo referendum, il legittimo impedimento, solo la bontà di chi è andato a votare per forza di inerzia ha messo anche la quarta croce. Una più una meno, pazienza.

Ringraziamo il papa e quanti nella chiesa cattolichetta hanno votato «Sì-Sì-Sì-Sì», poi punto e a capo. Dopo il pic nic di Pontida, la Cei ha gridato che bisogna impedire il disfacimento dell’unità d’Italia con il trasferimento di quattro ministeri a Monza. Non ho mai capito perché non Milano, ma perché proprio Monza! Forse per via della monaca che «sventurata, rispose» come la sventurata Lega risponde a Berlusconi sia se la invita a nozze sia che la stupra o forse perché i furbi leghisti sanno che se vanno a casa, tornano a mungere vacche e a pagare quote latte su cui hanno fatto imbrogli e affari.

I vescovi che ora gridano sono quelli che fino ad oggi hanno taciuto, cecandosi da soli per non vedere, rompendosi i timpani per non sentire, cucendosi le labbra senza anestesia per non parlare. Ora che il vento soffia per altre valli e altri monti, ecco i togati satrapi d’altri tempi, belli belli, lemme lemme che fanno finta di essere stati sempre dalla parte giusta: cioè quella vincente. Quando morivano gli immigrati nel Mar Rosso del Mediterraneo, tacevano, ma il giorno stesso difendevano la vita; quando il governo faceva leggi contro le Istituzioni, non parlavano, e nello stesso giorno inneggiavano all’unità d’Italia; quando il governo ammazzava i suoi cittadini nelle carceri, per le strade, tagliando anche pensioni, salari, lavoro, occupazione, i vescovi belavano sulle famiglie e sulla sacralità della vita e la dignità della persona; quando il ciellino peccaminoso Formigoni e Lupi pontificavano sulla sacralità e centralità della «persona», nessun vescovo ha lanciato il proprio pastorale mirando al cuore di plastica di due miscredenti dediti solo al malaffare e agli affari della Compagnia delle Opere che è figlia diretta e naturale di satana.

Vogliamo vedere i vescovi e i cardinali scalzi, a piedi nudi camminare sui carboni accesi della vergogna; vogliamo vederli senza fronzoli colorati chiedere perdono al popolo italiano per il loro sistematico ed osceno silenzio davanti alle immoralità e agli attentati alla dignità del loro popolo da parte di un governo immorale e di una maggioranza malavitosa che hanno ridotto il parlamento ad una latrina pubblica senza nemmeno il risciacquo. Vogliamo vedere il papa che adesso e, «se non adesso quando?», revochi il diploma di «nobiluomo» a Gianni Letta, vero demonio suggeritore di Berlusconi e anima delle cricche di malaffare, prosseneta a pagamento, magnaccia del capo e smistatore di traffico indecente. Con quale dignità il papa lo onora ancora con una delle massime onorificenze? Vogliamo vedere i cardinali e i vescovi assumersi la responsabilità della loro correità nel degrado dell’Italia, perché sono essi che hanno fatto da piedistallo del berlusconismo di cui hanno avuto vantaggi ma che hanno alimentato, sostenuto e vivificato con il loro appoggio concreto, diretto e cosciente, che in termini morale si traduce con «piena avvertenza e deliberato consenso», commettendo così un pieno peccato mortale di cui dovranno rendere conto alla loro coscienza se ne hanno una, a Dio se ci credono ancora o qualche volta e al popolo che non va mai in ferie, aspettando paziente sulla riva del fiume.

Verrà un giorno ed è questo, in cui facendo la storia dei nostri tempi, lo storico del futuro, compatirà la gerarchia contemporanea e con il distacco del ricercatore e dello studioso, emetterà un giudizio di disprezzo inappellabile perché i cattolici potevano cambiare il mondo, hanno preferito un tozzo di pane; potevano annunciare Cristo e il suo messaggio di liberazione, hanno preferito la mensa di Berlusconi; potevano guidare il popolo smarrito nel deserto della democrazia assediata e invece hanno preferito il rifugio del quieto vivere dormiente; potevano stare alla testa di una rivoluzione di civiltà, sono stati la coda di un caimano; potevano segnare altri 150 anni di italianità, si sono lasciati segnare dal marchio della schiavitù di un padrone senza etica e dignità; potevano annunciare Dio, hanno scelto l’idolo della convenienza e degli affari.

Oggi costoro, che hanno vissuto nella corte di Berlusconi, per scelta o anche per necessità o peggio per convenienza, non possono più parlare di morale, non possono più ergersi a maestri di etica a modello di cittadinanza: sono solo opportunisti vomitevoli che possono fare una cosa sola, l’unica che li possa cominciare a riscattare, le dimissioni. Dimissioni del papa che accogliendo Berlusconi all’aeroporto di Ciampino, in piena bufera di prostituzione organizzata con tratta di prostitute, lo accoglie a braccia aperte: «Che piacere vederla!»; Noi vorremmo il piacere di non vedere più un simile personaggio vestito di bianco con le scarpette rosse. Vogliamo vedere Bertone, compare di Berlusconi, dare le dimissioni per manifesta ignoranza e incapacità di vedere oltre la sua insignificante persona. Vogliamo vedere Bagnasco dare le dimissioni perché le votazioni amministrative e i referendum sono stati una sconfitta cogente di tutta la politichetta del sedicente episcopato italiano, gruppo folcloristico, utile forse nelle fiere di paese per il tiro a bersaglio, ma assolutamente inutili, anzi superflui nella concreta vita del popolo di Dio che tanto cammina verso il regno senza di essi e nonostante essi.

don Paolo Farinella

(23 giugno 2011)

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L’ora alternativa a quella di religione cattolica è un diritto che la scuola italiana è obbligata a garantire.

Posted by PRC Muggiò su lunedì 9 Mag 2011

Con un’ordinanza del 30 luglio 2010, il Tribunale di Padova ha stabilito che la sua mancata attivazione costituisce “un comportamento discriminatorio illegittimo”. Viene così riconosciuto un diritto civile, quello di scegliere. Un diritto che troppo spesso è taciuto o ostacolato, o anche semplicemente non conosciuto dagli studenti italiani e dalle loro famiglie. Un’importante vittoria legale dell’UAAR, che da anni si impegna per garantire il rispetto dei diritti civili dei milioni di cittadini che non appartengono a una religione.
Hai un’alternativa all’ora di religione. Fai valere il tuo diritto.
Aggiornamento del 26 marzo 2011:
LA RAGIONERIA DELLO STATO DÀ LE DISPOSIZIONI PER IL PAGAMENTO DELL’ORA ALTERNATIVA
Il MIUR, con nota del 22 marzo 2011, ha trasmesso alle Istituzioni Scolastiche di ogni ordine e grado le indicazioni della Ragioneria Generale dello Stato sul pagamento delle attività didattiche alternative all’insegnamento della religione cattolica.
Il parere, concordato tra il MIUR e il MEF, ribadisce che la scelta di genitori e alunni di avvalersi delle attività didattiche alternative alla religione cattolica rende le stesse un “servizio strutturale obbligatorio”, da pagare “a mezzo dei ruoli di spesa fissa”.
Come anticipato da diversi Uffici Scolastici Regionali, risulta certificato dai due ministeri competenti che i costi dell’ora alterativa sono coperti dallo Stato e non gravano sui singoli istituti scolastici.
I genitori che incontrassero difficoltà nell’accesso all’ora alternativa motivate da presunte mancanze di fondi, possono riferirsi alla nota MIUR del 22 marzo 2011 e/o rivolgersi all’UAAR per tutelare i loro diritti.

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La beatificazione di Wojtyla è un’operazione di marketing

Posted by PRC Muggiò su venerdì 22 aprile 2011

di don Paolo Farinella

Il 1° maggio, universalmente giorno dedicato ai lavoratori, in Italia è stato requisito dalla gerarchia cattolica, segnatamente dal Vaticano che ha deciso di beatificare Giovanni Paolo II, il papa polacco, in questo giorno, con una volontà di prevaricazione ostentata e con l’intenzione di oscurare con una massa religiosa il 1° maggio laico, contrapponendo due celebrazioni, laica e cattolica, in modo artificiale e polemico.

E’ vero che il papa polacco fu un operaio. Lo fu solo per un anno o poco più. Non si può quindi dire che un «operaio», ma piuttosto che fece una esperienza di lavoro. Vendere questa esperienza come uno status qualificante è falso e mistificatorio. Non è degno di chi crede comportarsi così.

Beatificare il papa polacco può rientrare anche negli affari interni alla gerarchia cattolica, ma è certo che una gran parte della Chiesa non partecipa a questa operazione di marketing della religione per risollevare le sorti di una religiosità languente. Non è così che si testimonia la fede, così la si uccide soltanto perché questo genere di eventi mettono in evidenza l’esteriorità: le grandi masse, i numeri, il folclore, l’illusione di dire che «erano in tanti» come sinonimo di richiesta di religione. Siamo in pieno paganesimo religioso perché si sfrutta il sentimentalismo per affermare una visibilità che nasconde il vuoto e il paganesimo dello stesso personale clericale. Sceneggiate. Parate. Mondanità.

Si dice che dopo la prima ubriacatura, oggi a pochi giorni della saga papale, si teme un flop che fa paura a gli organizzatori che spendono per questa dimostrazione di forza debole una enorme quantità di denaro che poteva essere usato per i migranti o per altri scopi nobili sociali. Il costo dell’operazione è di € 1 milione e 200 mila, mentre al Comune di Roma tra straordinari e logistica costerebbe € 7 milioni e mezzo. Una cifra enorme, buttata al vento per una manifestazione con tanti interrogativi.

Il papa polacco come uomo fu dirompente, carismatico, carnale e sanguigno: fu un uomo vero che si tuffava in mezzo all’umanità e vi restava. Ciò detto e riconosciuto, come papa fu il peggior papa del secolo scorso perché polacchizzò la Chiesa, consegnandola nelle mani delle sètte religiose che hanno frantumato il volto unito della sposa di Cristo. L’Opus Dei controlla le finanze del Vaticano e la cultura teologica, messa come cane da guardia per fare morire la Teologia della Liberazione.

Comunione e Liberazione a livello nazionale e non solo è la longa manus del Vaticano in Italia, via privilegiata per accedere alle stanze del governo e delle leggi e poco importa se le Compagnia delle Opere, si esercita a fare affari con mafiosi e delinquenti. Poco importa se i due Istituti fanno a gare nell’arruolamento dei deboli a privare della coscienza chiunque si affaccia nel loro cortile. Poi vi è il lupanare dei Legionari di Cristo protetto e difeso anche di fronte all’evidenza delittuosa e immonda di un superiore generale pedofilo e padre di figli disseminati come noccioline.

L’obiettivo di tutta questa nuova fregola di evangelizzazione è uno solo: annientare definitivamente il concilio Vaticano II, il cui solo nome è sintomo di destabilizzazione nel mondo curiale e clericale. Noi celebreremo come possiamo il 1° maggio con un concerto dedicato ad un lavoratore della musica, il M. Emilio Traverso nel IV anniversario della sua morte e con lui pensiamo a tutti i lavoratori del mondo che cooperano alla grandezza del mondo.

(21 aprile 2011)

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Comune di Muggiò: 12.000 euro per gli oratori feriali

Posted by PRC Muggiò su sabato 11 dicembre 2010

Il Patto di Stabilità strozza le finanze comunali, si tagliano tutte le possibili voci di spesa che non sono indispensabili od obbligatorie per legge, si bloccano lavori pubblici programmati da anni mettendo anche a rischio la sicurezza dei cittadini (ad esempio il rifacimento delle canne fumarie delle case comunali di via Marx è stato spostato al 2013)… ma non sia mai detto che si risparmia sui soldi che direttamente o indirettamente vengono erogati alla chiesa cattolica.

La scala delle priorità, specie in questo momento di crisi del governo Berlusconi, è ben chiara; ed opinabile.

12.000 euro per gli oratori feriali

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Regione Lombardia: 700.000 euro alle parrocchie

Posted by PRC Muggiò su venerdì 26 novembre 2010

Submitted by badseeds on 21/11/2010

Dall’Avviso di aggiudicazione al bando 2010-2012 per la presentazione delle domande sul Fondo di rotazione per soggetti che operano in campo culturale, scopriamo che quasi il 30% della quota a fondo perduto (25% del finanziamento erogabile), cioè oltre 700.000 euro verrà speso per finanziare le parrocchie lombarde, per lavori che vanno  dal rinnovo degli arredamenti, al rifacimento  dell’impiantistica o al rinnovo e restauro della facciata o del sagrato. Eccone solo alcuni esempi relativi solo alla quota a fondo perduto che in tempi di crisi economica fanno riflettere non poco.
Oltre 40.000 euro al Seminario Vescovile Giovanni XXIII di Crema per ristrutturazione e adeguamento impianti di palazzo Bozzi.
74.375,00 Euro alla parrocchia S.Antonio da Padova di Bergamo per Restauro conservativo facciate e copertura della chiesa parrocchiale.
59.645,00 Euro per la Conservazione e restauro facciate laterali della Basilica Minore della parrocchia Santo Stefano di Sesto Sang Giovanni.
Seguono decine di altre parrocchie con conseguente pioggia di denaro pubblico che la Regione Lombardia, quindi i contribuenti, doneranno alle casse della Chiesa Cattolica a fronte di 0 euro di contributi ICI versati allo Stato Italiano. Un vero e proprio assalto alla diligenza con protagoniste indiscusse le parrocchie lombarde. 
Un dato che sinceramente non riusciamo a mettere in relazione con le tante altre richieste rimaste senza finanziamenti o per esaurimento dei fondi disponibili o perchè ritenute non ammissibili.
Così registriamo che mentre vengono finanziati 30.192,50 alla parrocchia SS Salvatore di Pavia per il Restauro coperture, al Comune di Gottolengo non verranno erogati i 25.000 euro richiesti per l’allestimento della nuova Biblioteca comunale. 
Stessa sorte al Comune di Nuvolento (BS) in cerca di 158.306 euro per finanziare l’Allestimento della sua bibliotca comunale. 
Idem per il comune di Dosolo (MN) che non avrà i suoi quasi 308.000 Euro per il Recupero immobile “Ex caserma” per spazi sociali. 
Per contro ci saranno i 100.637,50 euro per il restauro della navata lato nord della parrocchia S.Andrea Apostolo – Basilica di S.Andrea Apostolo di Mantova. 
Soldi pubblici che finanziano un patrimonio di proprietà di un altro Stato, pur se insediati sul suolo pubblico e già esentati dalle tasse cui sono assoggettati invece tutti gli altri. Ne ha parlato persino Sergio Rizzo nel suo ormai celebratissimo libro “La casta”, proprio per documentare lo spreco di denaro pubblico.
Sicuri che lo striscione appeso fuori dal Palazzo della Regione Lombardia non necessiti di una piccola correzione, o meglio, di qualche piccola ma significativa aggiunta?

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