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Posts Tagged ‘Costituzione italiana’

La Costituzione è tornata, e dobbiamo tenerne conto.

Posted by PRC Muggiò su domenica 8 dicembre 2013

Le ragioni della Corte costituzionale

La sentenza appena pronunciata sulla legge elettorale era assolutamente prevedibile, e nessuno nel mondo politico può dire d’esser stato colto di sorpresa
di STEFANO RODOTA’

costituzione_repubblica_italiana
Sono francamente incomprensibili alcuni attacchi alla Corte costituzionale, la cui unica colpa è quella di aver toccato un nervo da troppo tempo scoperto di una politica che ha perduto la dimensione istituzionale. La Corte ha rifiutato d’essere normalizzata, d’essere risucchiata nelle logica delle convenienze e dei rinvii, d’essere considerata parte di un sistema che sfugge regolarmente le proprie responsabilità. Ha così dato un buon esempio di autonomia, mostrando come ogni istituzione possa e debba fare correttamente la sua parte. La vera decisione “politica” sarebbe stata quella di piegarsi alle richieste di ritardare la sentenza, per dare al Parlamento altro tempo oltre quello che già gli era stato generosamente concesso.

Non dobbiamo dimenticare, infatti, che la Corte aveva segnalato fin dal 2008 (e con ben tre sentenze) il fatto che la legge elettorale conteneva un vizio di incostituzionalità. Lo aveva fatto con un linguaggio prudente, ma assolutamente chiaro: “l’impossibilità di dare un giudizio anticipato di legittimità costituzionale non esime questa Corte dal dovere di segnalare al Parlamento l’esigenza di considerare con attenzione gli aspetti problematici di una legislazione che non subordina l’attribuzione di un premio di maggioranza alraggiungimento di una soglia minima di voti e di seggi”. Queste parole erano state scritte dall’attuale presidente della Corte, Gaetano Silvestri, che all’indomani del suo insediamento, nel settembre di quest’anno, aveva voluto ribadire una volta di più la necessità di un intervento parlamentare che ci liberasse da una legge costituzionalmente viziata. Lo aveva fatto anche il suo predecessore, Franco Gallo.

La sentenza appena pronunciata, dunque, era assolutamente prevedibile, e nessuno nel mondo politico può dire d’esser stato colto di sorpresa. Ma proprio questa sua prevedibilità rende ancora più pesante la responsabilità di un Parlamento che è andato avanti per cinque anni come se nulla fosse, portandoci addirittura a nuove elezioni con una legge incostituzionale proprio nel suo punto più significativo, quello della composizione della rappresentanza, radicalmente distorta da un abnorme premio di maggioranza. Il punto chiave è proprio questo. In una democrazia rappresentativa vi è una soglia oltre la quale la manipolazione delle regole finisce con il vanificare il valore del voto espresso da ciascun elettore. E probabilmente è anche questa la preoccupazione che ha indotto la Corte a dichiarare illegittime le norme che, escludendo la possibilità di esprimere preferenze, privano i cittadini della possibilità concreta di scegliere i loro rappresentanti. La legge Calderoli ci aveva trascinato fuori dalla logica rappresentativa, e ci aveva abbandonato in una sorta di vuoto dove la logica costituzionale era stata sostituita dal potere assoluto di oligarchie ristrettissime (venti, trenta persone) di scegliere arbitrariamente 945 parlamentari. E tutto questo era avvenuto all’insegna della pura “governabilità”, parola che aveva cancellato, con una evidente e grave forzatura, il riferimento alla rappresentanza.

Bisognerà attendere le motivazioni della sentenza per valutarne tutte le conseguenze. Ma l’attenzione oggi deve essere rivolta proprio a questi temi generali, senza introdurre argomentazioni improprie come quelle riguardanti il fatto che la Corte ci riporterebbe alla Prima Repubblica. Qual è il senso di questa critica? La Corte avrebbe dovuto evitare di fare il proprio dovere? O doveva addirittura manipolare la legge vigente in modo da renderla gradita a quanti oggi immaginano questa o quella riforma elettorale alla quale affidare equilibri e dinamiche politiche? Davvero in questo modo la Corte si sarebbe sostituita impropriamente alla politica, alla quale invece è stata restituita la responsabilità della decisione. Questo è un segno ulteriore del rigore con il quale la Corte si è mossa, eliminando il vizio rappresentato dal premio di maggioranza, senza cedere ad alcuna tentazione di interventi manipolativi. I critici dovrebbero essere consapevoli di tutto questo.

CostituzioneNell’esercitare il potere di approvare una nuova legge elettorale, al quale fa esplicito riferimento il comunicato ufficiale della Corte, il Parlamento dovrà tuttavia tenere ben fermi alcuni vincoli che già emergono con grande nettezza. Il primo riguarda il fatto che, legiferando nella materia elettorale, il Parlamento si era finora sostanzialmente ritenuto immune dal controllo di costituzionalità, per la difficoltà tecnica di far arrivare queste leggi davanti alla Corte. Così che proprio le norme fondative della rappresentanza politica avevano finito con il costituire una categoria a sé, autoreferenziale, una zona franca, un territorio dove nessuno poteva penetrare, con effetti negativi per la generalità dei cittadini. Ora questo non sarà più possibile, e la legalità costituzionale potrà ovunque essere ricostruita. Il secondo tipo di vincolo riguarda l’illegittimità costituzionale di meccanismi che alterano il rapporto tra voti e seggi attraverso forzature maggioritarie. In questo modo è possibile restaurare quella democrazia perduta negli anni tristi del Porcellum.

La sentenza non travolge formalmente il Parlamento. Ma sicuramente incide, e profondamente, sulla sua legittimazione politica. Ferma la possibilità di approvare una nuova legge elettorale, comunque rispettosa del contesto ridefinito dalla Corte, davvero non sembra possibile che un Parlamento con un così profondo vizio d’origine possa mettere le mani sulla Costituzione. Fino a ieri questa poteva essere considerata una presa di posizione polemica di qualche politico o studioso. Ora è un dato istituzionale, ineludibile per tutti.

La Costituzione è tornata, e dobbiamo tenerne conto.

Pubblicato il 06 dicembre 2013 su www.repubblica.it

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COMUNICATO STAMPA -Comitato Acqua Pubblica-

Posted by PRC Muggiò su sabato 12 giugno 2010

COMUNICATO STAMPA

Il comitato cittadino promotore referendario per l’acqua pubblica ha rilevato e assistito ad alcuni fatti incresciosi compiuti dall’amministrazione comunale a discapito del comitato stesso; fatti dovuti a un accanimento politico nei nostri confronti e negli ideali collettivi.

–          15 MAGGIO 2010. Durante la festa PR.E.GIO (Protagonismo giovanile), nel Parco Casati, viene chiesto, su indicazione del sindaco, al rappresentante di un’associazione giovanile, che era stata invitata e che intendeva raccogliere le firme per il referendum, prima di eliminare gli striscioni sull’acqua pubblica e poi di uscire dal parco per raccogliere le firme.

–          23 MAGGIO 2010. Il comitato presenta una richiesta di occupazione del suolo per la raccolta firme in p.za Matteotti. L’autorizzazione ad occupare quell’area viene negata dalla Polizia Locale perché all’interno del parco (ma non in piazza!) si svolgeva una festa della lista civica Brianza 2009.

–          5 GIUGNO 2010. Giornata mondiale dell’Ambiente, presso il Parco Superga. Un’associazione ambientalista, membro del comitato, presenzia la festa su invito del Comune e decide di raccogliere le firme. L’assessore allo sport, benessere e tempo libero impone che vengano tolti i manifesti sull’acqua e alla richiesta di maggiori spiegazioni rivendica prima la neutralità politica della festa, poi ammette di aver invitato l’associazione malvolentieri perché ritenuta – a confronto con gli altri invitati – l’unica schierata a “sinistra”.

  • L’Art. 75 della Costituzione italiana recita al comma 3 che “Hanno diritto di partecipare al referendum tutti i cittadini chiamati ad eleggere la Camera dei deputati.”
    È stato violato palesemente un diritto costituzionale, ostacolando il diritto di partecipazione ai cittadini interessati.
  • Al comma 5 dello stesso articolo si legge che: “La legge determina le modalità di attuazione del referendum.” Tali leggi indicano quali sono i casi in cui può essere vietata una raccolta firme e i casi sono unicamente riconducibili all’ordine pubblico: non può essere vietata quindi una raccolta firme per motivi politici, dato che peraltro la raccolta firme per un referendum non è considerata attività di propaganda politica (come al contrario è stato affermato dalle alte cariche muggioresi).

Non sono mai state violate inoltre le regolamentazioni riguardo al Codice della Strada (art.20) e del regolamento TOSAP, riguardanti entrambe l’occupazione del suolo pubblico ed eventuali tasse … e non il permesso o meno di effettuare una raccolta firme.

  • Negli eventi sopra descritti per giustificare il divieto alla raccolta firme sono state addotte motivazioni sempre differenti (motivi politici, di concomitanza con altre feste …) da quelli stabiliti per legge: risultano quindi atteggiamenti illegali e passibili di abuso di potere (come riferitoci da fonti giudiziarie).

Per chiarire meglio il clima da “Big Brother” orwelliano che si è instaurato, in cui un capo vede e decide tutto per tutti, riferiamo di seguito alcune frasi dell’assessore Scuppilliti il 5 giugno 2010 al Parco Superga:

  • A casa tua fai quello che vuoi, a casa mia decido io!” (Casa sua = Giornata MONDIALE dell’Ambiente pagata dai contribuenti);  “Ma cosa credete di fare? Nonostante io avessi saputo la vostra connotazione politica vi ho invitato! Basta vedere i vostri iscritti”;  “Il Comune ha deciso che si tratta di un’attività politica!”; ecc.

Comitato referendario per l’acqua pubblica

Muggiò, 12\6\2010

comitatoacquamuggio@yahoo.it

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Difesa dell’ Art.18

Posted by PRC Muggiò su lunedì 22 marzo 2010

Cambiano la Costituzione,
LICENZIAMOLI
per giusta causa.
DIFENDI
L’ARTICOLO 18

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Manifestazione 13 marzo: in 200.000 a Roma, 30.000 a Milano!

Posted by PRC Muggiò su sabato 13 marzo 2010

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