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Posts Tagged ‘costituzione’

FUORI I FASCISTI DALLE NOSTRE CITTA’!

Posted by PRC Muggiò su sabato 8 aprile 2017

Giovedi 6 aprile in concomitanza con l’iniziativa nazionale ANPI a Roma “Continuando il buon cammino”, gruppi neofascisti, neonazisti e razzisti hanno provocato e minacciato la convivenza democratica nei nostri comuni.
antifaA Desio Forza Nuova e Polo Sovranista hanno interrotto il consiglio comunale a passo squadrista, insultando i consiglieri.
Nella notte striscioni e manifesti di Casapound hanno imbrattato la Stazione ferroviaria di Monza e vie contigue (leggi il comunicato ANPI MB).
Nelle settimane scorse ad Arcore, Meda e ancora Monza, si sono date appuntamento forze della galassia nera, nostalgiche del boia Mussolini.
Altri ancora provocano in vista della Festa di Liberazione, il 25 aprile.
Quante camionette di squadristi vogliono sopportare le amministrazioni? Stanno aspettando che qualcuno ci rimetta la pelle, come nel passato?
Chiudere subito le loro sedi e i loro covi, negare ogni forma di spazio pubblico e privato, denunciare e condannare fascisti e nazisti a piede libero, ristabilire l’ordine democratico e sociale, ridare dignità ai valori della Resistenza: questi gli imperativi!

Applichiamo la legge Scelba (20 giugno 1952 n.645): LEGGI

Applichiamo la legge Mancino (25 giugno 1993 n.205): LEGGI

Blocchiamo la galassia nera del’estrema destra: CONSULTA IL LAVORO ANPI

Applichiamo ai regolamenti comunali clausole antifasciste: LEGGI ESEMPIO

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NON SARÀ IL NO A FAVORIRE I POPULISMI, MA IL CONTRARIO

Posted by PRC Muggiò su mercoledì 23 novembre 2016

Lo spauracchio del populismo dominante dopo la vittoria del NO è uno dei ricatti usati dal fronte del SI per destabilizzare l’elettorato.

Trump, Brexit, Le Pen, sul fronte europeo, Salvini e M5S sul piano nazionale, tutti esempi utili per l’assioma (in realtà mai dimostrato) che il populismo al potere è fautore di instabilità politica e soprattutto economica.

A parte il fatto che questa tesi è stata rigettata ormai anche dal Sole 24 Ore (http://www.ilsole24ore.com/art/finanza-e-mercati/2016-11-23/e-esagerato-pessimismo-mercati-referendum–070929.shtml?uuid=ADiQzuzB), occorre andare oltre.

Oltre le conseguenze del voto del 4 dicembre. Oltre il risultato referendario.condivisione.png

Oltre queste contingenze per immergersi nel marasma dell’opinione pubblica, del pensiero dominante, dell’eterno elettorato indeciso, della pancia e della testa degli italiani.

Come spiegare che cambiamo frequenza quando in radio gli speaker discutono di attualità e di referendum?

Come spiegare che cambiamo canale dopo solo 10 minuti dall’inizio dei dibatti e dei talk show?

Come spiegare che rifiutiamo infastiditi e schifati i volantini che distribuiscono al mercato o in piazza? O che buttiamo nel contenitore della carta quelli trovati nella casella della posta?

Come spiegare che classifichiamo come spam le email con oggetti politici?

Come spiegare che compriamo La Gazzetta dello Sport e non il Corriere della Sera?

Siamo infastiditi dalla politica.

Fastidio passeggero? Causato dalla sovrabbondanza di informazioni e dall’indigestione di materiale e prodotti creati per il referendum?

Probabile, ma non l’unica spiegazione.

Un’irritazione profonda si è diffusa tra gli elettori, l’irritazione che proviene dal silenzio forzato.

Quel silenzio che ci hanno costretto ad osservare le “nuove istituzioni moderne ed efficienti”: il processo di riduzione degli spazi democratici per consentire uno snellimento della regolamentazione e dell’amministrazione ha effetti sulla percezione della politica e della propria capacità e possibilità di cambiarla, o quantomeno capirla e influenzarla col proprio pensiero.

Cambiamo frequenza o canale perché non abbiamo diritto al contenzioso. Vorremmo intervenire ma non possiamo!

Siamo costretti al silenzio, obbligati a scegliere i partiti più grossi, capaci di superare le soglie di sbarramento, obbligati a leggere informazioni che non possiamo contestare, perché non ne abbiamo gli spazi.

L’abolizione del voto diretto e popolare delle Provincie e del Senato – a prescindere dal giudizio che se ne ha delle stesse – che propugna la Riforma, unito alle liste bloccate, allo sbarramento, ai premi di maggioranza, agli inciuci, ci priva della nostra voce.

Risultato: irritazione, rabbia, frustrazione, delusione, insofferenza, qualunquismo, apatia, arroganza, alienazione. Sentimenti facilmente incanalati da movimenti antisistema.

Questa riforma costituzionale, come le altre riforme sociali di questo e dei passati governi, riduce gli spazi della democrazia, ci obbliga al silenzio, incanala la rabbia nel populismo più sfrenato.

La campagna del SI dice l’opposto di quello che ci chiede di votare. Anche per questo il NO può sperare di vincere!

Claudio Rendina

Segretario PRC Circolo di Muggiò

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Muggiò per il NO! L’introduzione alla serata di informazione

Posted by PRC Muggiò su lunedì 21 novembre 2016

BASTA UN SI, PER ROVINARCI!

MUGGIO’: LE RAGIONI POLITICHE DEL NO

Venerdì 18 novembre 2016 a Muggiò si è tenuto un dibattito dal titolo: “Le ragioni politiche del NO”, serata organizzata dal PRC di Muggiò in occasione della campagna referendaria costituzionale.

Lo scopo dell’evento è stato il superamento dei tecnicismi per spiegare le ragioni del NO alla riforma costituzionale proposta dal Governo Renzi. Superare i tecnicismi per parlare piuttosto delle conseguenze sociali e politiche qualora passasse la riforma.

I relatori della serata: Giorgio Cremaschi – già Segretario FIOM di Brescia, poi Presidente del Comitato Centrale FIOM dal 2010 al 2012, aderente al comitato No Debito e alla Rete Anticapitalista Ross@, dal 2015 fuoriuscito dalla CGIL per aderire al Forum Diritti Lavoro – e Giovanna Capelli – ex Senatrice e preside, attivista per i diritti all’istruzione e nei movimenti femministi, Segretaria provinciale di Rifondazione Comunista. A introdurre e moderare l’incontro Claudio Rendina, Segretario di Circolo.

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INTRODUZIONE

In quale contesto si colloca questa campagna referendaria?

In un contesto teso e cupo, nel pieno dell’attacco alla democrazia e alle sue istituzioni.

Un attacco che vuole concretizzarsi nella privazione dalla carta costituente della parte programmatica, di quel progetto sociale e redistributivo che ha fatto storcere il naso a magnati neoliberisti come i dirigenti JP Morgan o di Confindustria.

La Costituzione certamente non deve essere considerata un blocco monolitico non modificabile: di fatto dal 1948 ad oggi ci sono state ben 16 leggi costituzionali. L’ultima – del 2012 – ha introdotto il pareggio di bilancio.

Va però rilevato che le ultime riforme, non solo costituzionali ma anche sociali e politiche, dal 2011 ad oggi sono tutte il frutto di governi “eccezionali”, o meglio non eletti: Monti, Letta, Renzi.

Quale legittimità possono avere? Nessuna.

Lo svuotamento del progetto sociale della nostra Costituzione ci consegnerà una democrazia senza carta costituzionale.

Esistono al mondo almeno due paesi avanzati senza una Costituzione scritta, sostituita da norme non codificate o da leggi ordinarie: il Regno Unito e Israele.

Il paragone col Regno Unito non si limita all’assenza di una Costituzione forte, ma fa riferimento anche al suo sistema elettorale e politico, un sistema che pare essere stato copiato per la riforma Renzi-Boschi.

Nel Regno della Regina Elisabetta vige il cosiddetto “sistema maggioritario” puro o classico, caratterizzato da alcuni elementi ben codificati:

  • governi monopartitici (attuabili anche in Italia con la legge elettorale Italicum);

  • predominio dell’esecutivo (possibile con i nuovi poteri concessi dalla Riforma, come il voto a data certa);

  • bipartitismo (già avviato col centrodestra grazie al patto del Nazareno);

  • nessuna organizzazione dei gruppi di interesse (in questo senso si legge l’attacco quotidiano del Governo ai soggetti intermedi come sindacati e partiti minori);

  • governo centralizzato (la Riforma diminuisce le autonomie locali con clausole come quella di supremazia sulle Regioni);

  • Parlamento unicamerale (di fatto il nuovo Senato non avrà poteri);

  • flessibilità costituzionale (modificabile con maggioranze relative e con leggi ordinarie inserite nella costituzione stessa).

In pratica questo sistema maggioritario diviene l’obiettivo politico del Governo che punta al futuro dominio dell’esecutivo sulla vita politica ed istituzionale del Paese.

Quale alternativa al modello inglese?

Un sistema chiamato “consensuale” che si dimostra più consono alle società, come può essere quella italiana, divise, disomogenee o multietniche, un sistema che previene, in contesti frammentati, la dittatura di una maggioranza sulle minoranze diffuse.

Un sistema che prevede inoltre la condivisione – e non la concentrazione – del potere.

Condivisione che si concretizza in un bicameralismo forte.

L’Italia è classificata con un bicameralismo medio-forte, gli stati che soddisfano i criteri di un bicameralismo forte non sono certamente paese sottosviluppati o con sclerotizzazione della funzione legislativa. Stiamo parlando degli Stati Uniti, della Germania e della Svizzera.

Andando ad analizzare le proposte del fronte del Sì ci si scontra con la realtà delle analisi politologiche, che ne dimostrano l’infondatezza.

Innanzitutto quando viene declamata in nome della modernità la presunta maggiore efficienza di un governo forte e monopartitico, stiamo parlando di teorie politiche nate nella fine dell’800, altro che adeguamento alla contemporaneità!

Le decisioni veloci non sono necessariamente le più sagge o le più durature. Lo dice il buonsenso.

La velocità non è un valore assoluto, se mai lo è stato. La legge Fornero è stata approvata in 17 giorni!

Nel 2015 sono state approvate almeno 208 leggi, non poche per la palude attuale che dipinge Matteo Renzi.

Occorre chiedersi a questo punto cosa è più necessario: aumentare il numero di leggi o forse l’opposto, riducendole, semplificandole?

C’è bisogno di leggi che siano stabili e durature: stabilità delle leggi, non dei governi!

È dimostrato dalla scienza politica e dai manuali accademici che le decisioni consensuali – prese in un sistema descritto prima come l’opposto di quello maggioritario inglese – durano più a lungo.

Durano perché frutto di un compromesso che consente la convivenza pacifica delle parti che sono a pieno diritto soggetti sociali riconosciuti.

La Riforma governativa al contrario vuole elevare il silenzio a rango istituzionale, escludendo le opposizioni, ignorando i bisogni sociali e gli strati sociali inascoltati.

Una democrazia consensuale – diametralmente opposta alla Riforma – porta a risultati migliori in settori quali l’efficacia del governo, la qualità della regolazione statale, il controllo sulla corruzione, la crescita economica, il controllo della disoccupazione, le libertà personali, il controllo sulla violenza. In più favorisce l’uguaglianza politica, la partecipazione elettorale, la soddisfazione per la democrazia.

Il fronte del Sì – dal PD a Verdini, Alfano e Casini, da Briatore a Confindustria, da Merkel a Marchionne – gioca la sua campagna sui ricatti.

Alcuni di essi sono notevoli esercizi di fantasia.

Aumento del PIL dello 0,6% l’anno, secondo stime OCSE e con l’endorsement del FMI: solo una risata può commentare adeguatamente il primo ricatto.

Il secondo ricatto vuole convincerci che un governo più potente traghetterà il paese verso la stabilità: premesso che la misura del potere di un governo è la sua durata e non la sua stabilità, stando a questa analisi saremmo in un periodo di profonde debolezze e crisi di governo. Peccato che la storia ci venga in aiuto: i governi più duraturi sono tutti governi degli ultimi 20 anni (Berlusoni detiene il primato nella storia repubblicana), quelli più brevi – e quindi più deboli – dobbiamo cercarli alla fine degli anni ‘70 (Andreotti con due governi, uno durato 9 giorni, l’altro 11).

Il terzo ricatto è l’urgenza degli adeguamenti alla modernità e alla internazionalizzazione della società: spiace ricordare che la nostra Costituzione contiene elementi di modernità e di spinte internazionaliste notevoli e avanzate. Basti ricordare l’Art. 10 che assume nella legislazione nazionale in automatico quelle norme consuetudinarie internazionali – riconosciute da tutti i paesi – quali la condanna ai crimini di tortura, genocidio ecc. Compito dei governi è applicarle, ma a quanto pare non se ne curano (si vedano le sanzioni all’Italia per la mancanza della legge sulla tortura).

L’ultimo ricatto, il più decisivo, è sul ruolo delle Regioni che, a parere del Sì, saranno favorite.

Anche in questo caso le bugie hanno le gambe corte. Le ultime riforme approvate sono state il banco di prova per questa riforma costituzionale: sostanzialmente si è creato una sorta di “premierato” in molteplici ambiti sociali.

Nella scuola, con la figura del preside-manager. Con lo Sblocca Italia, che ha centralizzato le istanze locali, ignorando i territori nelle controversie sulle grandi opere. Nel mondo del lavoro, col Jobs Act che ha consegnato lo scettro del potere alla parte imprenditoriale e padronale.

Gherardo Colombo, il magistrato noto per Mani Pulite, ha commentato questo passaggio, chiarendo che le autonomie locali da questa riforma ne usciranno ridotte (per di più senza toccare le Regioni a statuto speciale); il messaggio conclusivo della riforma è quindi che gli italiani non sono in grado di gestirsi da soli, hanno bisogno del Premier tuttofare.

Concludendo sembra utile citare una provocazione di Giorgio Cremaschi il quale ha trovato ben due pregi in questa riforma: uno è l’aver fatto parlare nuovamente di Costituzione, l’altro è aver fatto uscire allo scoperto la falsa sinistra che voterà Sì.

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Muggiò per il NO

Posted by PRC Muggiò su venerdì 4 novembre 2016

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Staffetta partigiana per il NO

Posted by PRC Muggiò su venerdì 28 ottobre 2016

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NO alla manomissione della Costituzione – la campagna di Rifondazione verso il referendum

Posted by PRC Muggiò su martedì 12 luglio 2016

Pubblicato il 12 lug 2016rifondazione.it

sold_blu.pngNO ALLA MANOMISSIONE DELLA COSTITUZIONE
In autunno si voterà sulla manomissione della Costituzione voluta dal governo Renzi. Vi invitiamo a votare NO perché questa riforma taglia la democrazia: Renzi vuole “l’uomo solo al comando”, come è avvenuto nelle epoche più buie della nostra storia. Non viene abolito il Senato, si abolisce il diritto dei cittadini di eleggere i senatori e con la nuova legge elettorale della Camera, un partito con il 25% dei voti può avere il 55% dei seggi: si concentrano tutti i poteri in poche mani.
Renzi invece di ridurre lo stipendio dei parlamentari, abolire i vitalizi e togliere i privilegi, riduce la possibilità dei cittadini di incidere sulle scelte che li riguardano. La manomissione della Costituzione è il punto di arrivo di anni e anni di attacchi ai lavoratori e alle lavoratrici: precarietà, libertà di licenziamento, legge Fornero sulle pensioni, firma di trattati europei che hanno tolto la sovranità ai popoli e l’hanno consegnata alle banche e alle multinazionali. Adesso vogliono addirittura firmare un accordo con gli USA – il TTIP – che servirebbe a privatizzare la sanità e i servizi ed a distruggere l’agricoltura di qualità.
Vi è un legame fortissimo tra svuotamento della democrazia e distruzione dei diritti sociali. Perché mettere il potere nelle mani di pochi serve per fare gli interessi di pochi: finanza e multinazionali.
Tutto questo viene motivato dicendo che i soldi non ci sono, che c’è la crisi e che dobbiamo tirare la cinghia. Si tratta di una falsità:
I SOLDI CI SONO
I ricchi con la crisi sono diventati più ricchi come si vede quando vengono fuori gli elenchi di chi porta i soldi nei paradisi fiscali. La grande evasione fiscale continua e non viene perseguita così come i profitti delle grandi aziende aumentano e non vengono reinvestiti. Come se non bastasse la Banca Centrale Europea presta gratis 80 miliardi euro al mese alle banche private (lo chiamano Quantitative Easing) ma di questo nulla viene speso per la povera gente.
I soldi ci sono, per questo Rifondazione Comunista rivendica:
– La firma immediata dei contratti nazionali di lavoro da parte dei padroni e del governo. Più di 8 milioni di lavoratori italiani – privati e pubblici – hanno il contratto scaduto, ingiustizia che riduce i salari e aggrava la crisi.
– L’abolizione della legge Fornero: in pensione gli anziani, lavoro per i giovani!
– L’istituzione di un reddito minimo per chi non ha il lavoro.
– L’abolizione dei ticket e la riduzione delle liste di attesa.

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Firma per abrogare alcuni articoli della legge elettorale e per fermare la deforma costituzionale!

Posted by PRC Muggiò su venerdì 3 giugno 2016

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Non una ma 30 ragioni per dire NO!

Posted by PRC Muggiò su venerdì 27 maggio 2016

riforma.png1. Perché raccogliere le firme, se il referendum è stato già chiesto dai parlamentari?

Non si può lasciare al Palazzo la scelta se votare su una vasta modifica della Costituzione, facendone un plebiscito Renzi sì-Renzi no. La richiesta dei cittadini corregge la torsione plebiscitaria, inaccettabile perché impedisce la discussione di merito su una modifica pessima e stravolgente, che va respinta a prescindere dalla sorte del governo.

2. Ma anche Renzi ha avviato la raccolta delle firme dei cittadini.

Lo ha fatto non per amore di democrazia, ma solo perché i sondaggi hanno dimostrato che la via del plebiscito personale era per lui pericolosa. È anche un tentativo di scippare la bandiera della raccolta firme ai sostenitori del no. Tutto deve essere nel nome del governo.

3. Finalmente si riesce dove tutti avevano fallito.

È decisivo il come. Un parlamento illegittimo per l’incostituzionalità della legge elettorale, e una maggioranza raccogliticcia e occasionale, col sostegno decisivo dei voltagabbana, stravolgono la Costituzione nata dalla Resistenza. L’irrisione e gli insulti rivolti agli avversari vogliono nascondere l’incapacità di rispondere alle critiche.

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[16\5 Monza] NO alla riforma costituzionale

Posted by PRC Muggiò su mercoledì 4 maggio 2016

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Zagrebelsky: i 15 motivi per dire NO alla ‘riforma’ Renzi

Nella campagna per il referendum costituzionale i fautori del Sì useranno alcuni slogan. Noi, i fautori del NO, risponderemo con argomenti. Loro diranno, ma noi diciamo.

1. Diranno che “gli italiani” aspettano queste riforme da vent’anni (o trenta, o anche settanta, secondo l’estro)

Noi diciamo che da quando è stata approvata la Costituzione – democrazia e lavoro – c’è chi non l’ha mai accettata e, non avendola accettata, ha cercato in ogni modo, lecito e illecito, di cambiarla per imporre una qualche forma di regime autoritario. Chi ha un poco di memoria, ricorda i nomi Randolfo Pacciardi, Edgardo Sogno, Luigi Cavallo, Giovanni Di Lorenzo, Junio Valerio Borghese, Licio Gelli, per non parlare di quella corrente antidemocratica nascosta che di tanto in tanto fa sentire la sua presenza nella politica italiana. A costoro devono affiancarsi, senza confonderli, coloro che negli anni hanno cercato di modificare la Costituzione spostandone il baricentro a favore del governo o del leader: commissioni bicamerali varie, “saggi” di Lorenzago, “saggi” del presidente, eccetera. È vero: vi sono tanti che da tanti anni aspettano e pensano che questa sia finalmente “la volta buona”. Ma questi non sono certo “gli italiani”, i quali del resto, nella maggioranza che si è espressa nel referendum di dieci anni fa, hanno respinto col referendum un analogo tentativo, il tentativo che, più di tutti gli altri sembrava vicino al raggiungimento dello scopo. A coloro che vogliono parlare “per gli italiani”, diciamo: parlate per voi.

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NO alla modifica costituzionale!

Posted by PRC Muggiò su venerdì 19 febbraio 2016

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Referendum: la coerenza del NO dell’ANPI

Posted by PRC Muggiò su venerdì 12 febbraio 2016

Carlo Smuraglia, Presidente nazionale ANPI – anpi.it

ANPI 11.02.2016

anpiNella riunione del Comitato nazionale dell’ANPI, del 21 gennaio, si è ampiamente ed approfonditamente discusso circa la riforma del Senato e la legge elettorale e sulla proposta di aderire ai Comitati referendari già costituiti. La discussione è stata veramente apprezzabile, per la ricchezza e la serietà delle argomentazioni e per la compostezza del confronto. Si partiva dalla proposta del Presidente di aderire ai Comitati referendari già costituiti sull’una e sull’altra legge, tutta fondata sul tema della coerenza nella intransigente difesa della Costituzione, secondo la linea perseguita dell’ANPI negli ultimi due anni.
Sulla relazione vi sono stati molti consensi e sono state manifestate alcune perplessità e preoccupazioni, che hanno contribuito – anch’esse – alla valenza complessiva del dibattito, consentendo di arrivare, alla fine, ad un voto sostanzialmente unitario (solo tre astensioni).

In effetti, proprio per il contributo della discussione e del confronto, si è pervenuti, non solo all’esito positivo già indicato, ma anche alla definizione – ai fini della chiarezza – delle modalità e delle “condizioni” che devono caratterizzare l’ingresso dell’ANPI nella compagine referendaria. Questi aspetti, resi evidenti ed esposti nelle conclusioni del Presidente, possono essere così sintetizzati:

l’ANPI aderisce alla iniziativa referendaria in stretta coerenza con la linea seguita per due anni sul tema della riforma del Senato e sulla legge elettorale, qualificata fin dalla prima manifestazione, al Teatro Eliseo di Roma, come “una questione di democrazia”. La conseguenza logica della approvazione delle due leggi in termini poco diversi rispetto a quelli iniziali, è che la parola va data alle cittadine e ai cittadini perché si esprimano liberamente, senza pressioni e soprattutto senza “ricatti”.

nell’aderire ai Comitati referendari già costituiti, l’ANPI mantiene la sua piena autonomia e la sua piena libertà di azione e di giudizio, impegnandosi peraltro a contribuire ad un efficace svolgimento della campagna referendaria, basata, prima di ogni altra cosa, su una corretta e completa informazione delle cittadine e dei cittadini sui contenuti dei provvedimenti di cui si chiederà l’abrogazione.

l’ANPI non è interessata – nel caso particolare delle riforme – ai problemi più specificamente “politici” (il “plebiscito”, la tenuta e le sorti del Governo, etc.); per la nostra Associazione il tema è solo quello dell’intransigente difesa della Costituzione da ogni “stravolgimento” che rimetta in discussione le linee portanti (anche della seconda parte) ed i valori di fondo; considera la Riforma del Senato e la legge elettorale, così come approvate dal Parlamento, un vulnus al sistema democratico di rappresentanza ed ai diritti dei cittadini, in sostanza una riduzione degli spazi di democrazia;

l’ANPI esclude la collocazione della battaglia referendaria nel recinto di un qualsiasi schieramento politico, nonché ogni altra opzione politica che non sia quella, appunto, della salvaguardia della Costituzione;

l’ANPI, che attualmente ha oltre 120.000 iscritti e un’organizzazione estesa all’intero territorio nazionale, deve godere di una rappresentatività all’interno dei Comitati referendari, adeguata a ciò che essa rappresenta, in tema di iscritti e di valori;

l’ANPI ritiene che – rispetto alle Assemblee pubbliche, pur talora necessarie – debbano essere privilegiati gli incontri e le iniziative di contatto e rapporto con i cittadini attraverso la formazione di Comitati locali, ampi ed aperti e rivolti soprattutto alla popolazione, per informare e convincere sui complessi temi in discussione;

si ritiene opportuno che i Comitati referendari, se non lo hanno già fatto, provvedano alla costituzione di esecutivi snelli e dotati di particolare autorevolezza, in grado di coordinare ed intervenire con indicazioni, suggerimenti e proposte, anche in rapporto con i comitati locali che si andranno costituendo;

l’ANPI si riserva di assumere anche iniziative autonome, ma non confliggenti con quelle dei Comitati, per informare sulla posizione assunta e sulle sue caratteristiche anche di autonomia, nonché su tutte le questioni che riguardano le due leggi in discussione.

Questi sono i connotati fondamentali e le “condizioni” dell’adesione dell’ANPI ai Comitati referendari.

Sotto il profilo interno, è evidente che questo ci impegna a dare il nostro contributo, in sede nazionale e in periferia, allo sviluppo della campagna referendaria, con iniziative, con la costituzione dei Comitati, con tutti i mezzi e gli strumenti di informazione e di convincimento.

Naturalmente, ci sono due condizioni “interne”, perché tutto questo si possa svolgere regolarmente: la prima dipende strettamente dalla concomitanza con la campagna congressuale, che culminerà nel Congresso nazionale a metà maggio. Bisogna riuscire a far bene l’una e l’altra cosa, considerando l’importanza che assume per la nostra Associazione, il Congresso, che è occasione di confronto, ma anche e soprattutto di definizione della linea che si adotterà per il futuro.

La seconda è che in una associazione pluralista come la nostra ci saranno certamente opinioni anche diverse da quella prevalsa nel Comitato nazionale; e del resto, alcune perplessità e preoccupazioni sono emerse anche in quella sede. Ebbene, la parola chiave è: “rispetto” di tutte le opinioni, pur nel contesto dell’attuazione delle decisioni assunte. Ognuno sarà libero di votare come crede, quando verrà il momento; ma oggi sono da evitare azioni ed iniziative che contrastino con la linea assunta dal massimo organo dirigente, così come devono essere – da parte di chi è convinto della bontà e della giustezza della decisione adottata – evitati toni e comportamenti che in qualche modo possano apparire prevaricatori. L’ANPI è perfettamente in grado di mantenere la sua preziosa unità se tutti rispettano le regole, le decisioni adottate e – al tempo stesso – le opinioni diverse.

C’è troppo da fare per continuare a discutere all’infinito: c’è il Congresso e ci sarà la campagna referendaria. Dunque, c’è lavoro in abbondanza è c’è, soprattutto, la convinzione e la certezza che ciò che facciamo, in piena autonomia e con assoluta attenzione all’identità ed ai valori dell’ANPI, è funzionale al bene del Paese e della collettività e soprattutto all’intransigente (e non conservatrice) salvaguardia della Costituzione.

Non escludiamo la possibilità di iniziative anche autonome, per illustrare e chiarire la nostra posizione e per indicare positivamente (lo ripeto per l’ennesima volta, non siamo per la conservazione dell’esistente a tutti i costi) ciò che si potrebbe (e si dovrebbe) fare, semmai, per superare alcuni difetti del bicameralismo “perfetto”, senza stravolgere la Costituzione, prendendo esempio anche da esperienze già realizzate in altri Paesi.

Pertanto, è opportuno “attrezzarsi”, conoscere bene la legge di riforma del Senato, conoscere bene la legge elettorale, per poterne indicare e spiegare i difetti, i limiti e le ragioni per cui ne chiediamo la cancellazione.

È un momento delicato e complesso; ancora una volta, questo costituirà motivo e stimolo per un impegno solido e convinto.

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Italicum: presentati quesiti referendari. Rifondazione Comunista aderisce

Posted by PRC Muggiò su lunedì 19 ottobre 2015

PRESENTATI IN CASSAZIONE DUE QUESITI PER OTTENERE REFERENDUM ABROGATIVI DELL’ITALICUM

43-referendum_immagineQuesta mattina una delegazione del Coordinamento per la Democrazia Costituzionale ha presentato alla Corte di Cassazione due quesiti per l’effettuazione di altrettanti referendum abrogativi della legge elettorale recentemente approvata dalla attuale maggioranza parlamentare (italicum).

Il CDC, sentito il parere di numerosi costituzionalisti, ritiene che la nuova legge non rispetti la sentenza della Corte Costituzionale (la n. 1 del gennaio 2014) che ha dichiarato lncostituzionale il cosiddetto ‘porcellum’ e in realta’ ne riproponga gli inaccettabili effetti distorsivi ipermaggioritari che porterebbero nuovamente alla composizione di un Parlamento non rispondente alla volontà espressa dagli elettori e dalle elettrici. Viene così tradito il principio della rappresentanza, fondamento di qualunque sistema democratico.

I quesiti presentati chiedono in particolare:

– la restituzione ai cittadini del potere di scegliere i propri rappresentanti, mediante la cancellazione della priorità assegnata alla figura dei capi-lista nei vari collegi e della facoltà loro concessa di candidature plurime (fino a 10), che consente alle segreterie di partito il potere di nominare gran parte dei deputati;

– l’abbandono del meccanismo del ‘premio’, che assegna di fatto la maggioranza assoluta alla lista (cioè al partito) che ottiene il 40% dei voti, e del ‘ballottaggio’, che amplifica gli effetti negativi del ‘premio’, assegnandolo alla lista che, pur non avendo ottenuto nemmeno il 40%, vince il secondo turno indipendentemente dal numero dei votanti; si potrebbe così assegnare un potere assolutamente sproporzionato a un partito che avesse ottenuto meno del 25% (per esempio) dei consensi. Il quesito è volto a ristabilire l’eguaglianza dei cittadini nell’esercizio del diritto di voto e ad assicurare il carattere rappresentativo della assemblea parlamentare.

Il CDC ritiene indispensabile che su un provvedimento così gravemente lesivo del dettato costituzionale, approvato da una maggioranza raccogliticcia di un Parlamento la cui legittimità è stata messa in discussione dalla citata sentenza della Corte costituzionale, siano chiamati a esprimersi gli elettori, soprattutto per le conseguenze gravissime che deriverebbero dalla eventuale approvazione anche delle modifiche costituzionali attualmente all’esame del Parlamento. Si verrebbe così a creare una intollerabile concentrazione di potere nelle mani del leader del partito vincente, privo di controlli e garanzie per le minoranze parlamentari (che rappresenterebbero però la maggioranza degli elettori).

Il CDC intende quanto prima procedere alla attivazione del comitato referendario, invitando alla collaborazione tutte le organizzazioni e i cittadini che condividono le sue preoccupazioni e intendono far valere la sovranità assegnata loro dall’articolo 1 della Costituzione.

Roma, 16 ottobre 2015

Il Partito della Rifondazione Comunista aderisce e sostiene la campagna referendaria. Auspichiamo che si definiscano al più presto con sindacati, movimenti, associazioni e altre formazioni della sinistra quesiti su scuola, jobs act e ambiente da affiancare a quelli depositati oggi su legge elettorale. 

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No ai fascisti a Meda!

Posted by PRC Muggiò su domenica 27 settembre 2015

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Il fascismo non passerà!

Posted by PRC Muggiò su giovedì 27 agosto 2015

Le ragioni in più per una mobilitazione ininterrotta contro i vecchi e nuovi fascismi.

Invitiamo compagni e compagne, cittadini e cittadine amanti della Costituzione italiana nata dalla Resistenza a partecipare domenica 30 agosto ad Agrate al presidio antifascista indetto dall’ANPI dalle ore 9 alle ore 12 per contrastare l’iniziativa che il gruppo neofascista di Forza Nuova terrà in una piazza del Comune e il 12 settembre alle 21 a Cantù alla assemblea di protesta e denuncia per dire No al festival neonazista che è convocato in quei giorni.

Saranno i primi impegni di una stagione difficile, che richiede una mobilitazione ininterrotta contro i vecchi e nuovi fascismi.

Il presidio di Forza Nuova ad Agrate e il raduno neonazista di Cantù non sono solo rievocazioni di fantasmi passati, ma fenomeni politici pericolosissimi ben radicati nel presente, e accelerati da un apparato mediatico ignorante e bugiardo, che fomenta odio e razzismo (oggi una testata di destra diceva che i soldi dei disabili non ci sono perchè con quelli si paga il vitto ai rifugiati).

Che fascisti e i nazisti si possano impunemente radunare e fare la loro propaganda è di per sè una offesa alla Costituzione e ai martiri della Resistenza e dell’Olocausto e ora che, con la progressiva scomparsa degli ultimi superstiti dei campi e della Resistenza italiana ed europea, più subdola e pericolosa è la funzione del revisionismo storico, del negazionismo e dell’invito alla conciliazione o all’oblio, maggiore è la nostra responsabilità nella tenuta e nella qualificazione dell’antifascismo, sganciato dalla retorica e capace di far fronte ai problemi del presente.

il-fascismoOggi infatti quelle ideologie e quelle tendenze svolgono una funzione precisa nel quadro europeo, in una crisi senza fine e dentro scelte politiche della UE che gettano in povertà interi paesi europei (come la Grecia), precarizzano il lavoro, distruggono lo stato sociale, imponendo politiche di austerità.

L’Europa fa i conti anche con le politiche guerrafondaie che ha condotto negli ultimi 20 anni, con le conseguenze della guerra in Irak, in Afganisthan, con l’ultima impresa neocoloniale libica, con le politiche di spoliazione che le multinazionali hanno condotto in Africa: l’immigrazione di massa è un dato strutturale e le sue cause si moltiplicano: guerra, fame, disoccupazione, speranza di una vita migliore.

Mentre migliaia di uomini, donne e bambini muoiono nel mediterraneo annegato o soffocati nelle stive o stremati dalle violenze e dalle fatiche, altri riescono sbarcare in italia, in qualche isola greca e ora si aprono la strada in Europa anche attraverso la Macedonia e la Serbia, la politica neoliberista della EU, incapace di progettare una europa accogliente, multiculturale, aiutata dai migranti a uscire dalla crisi e dalla stagnazione alimenta il rinascere delle destre naziste e razziste, da Salvini a Forza Nuova.
Per questo è irresponsabile politicamente che prefetti e questori e sindaci non capiscano la novità della situazione e il suo carettere eccezionale. Le istituzioni non possono essere neutrali in uno scontro politico epocale.

Antifascismo ora e sempre come antidoto alla barbarie.

Giovanna Capelli
Segretaria Federazione di Monza

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Il punto politico del 23 dicembre 2014

Posted by PRC Muggiò su sabato 27 dicembre 2014

di Paolo Ferrero

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1) Il peggior Presidente che la Repubblica abbia mai avuto continua a far danni. Ieri in versione revisionista, Giorgio Napolitano ha detto che “il bicameralismo perfetto è stato il principale passo falso dell’Assemblea Costituente”. Questa affermazione serve unicamente a giustificare la manomissione della Costituzione in ogni sua parte. E’ infatti evidente che se l’Assemblea costituente ha fatto un passo falso principale, ne avrà fatti molti altri secondari… Napolitano, come ogni pentito, è utilissimo per il capitalismo ademocratico che ci governa: ha la determinazione della scuola comunista messa a disposizione dei padroni del vapore. Un vero nichilista. Ogni mattina prego di non diventare mai come lui.

napolitano-garante-mercati-costituzione2) Il JOBS ACT è varato definitivamente con gli elementi contenuti nella legge di Stabilità: l’articolo 18 non c’è più ed in Italia si torna agli anni ’50, dove la discriminazione politica, sindacale, culturale permetterà ai padroni di ristabilire livelli di sfruttamento oggi relegati ai margini del processo produttivo. Chi pensa che la storia vada avanti in una direzione di progresso si sbaglia di grosso. La storia va anche indietro a la modernizzazione reazionaria di Renzi – come il fascismo – determina una clamorosa regressione sociale, culturale, democratica e civile. Il tutto avviene in un contesto di forte innovazione che giustifica tutto: l’estetica dell’esercizio del potere di decidere da parte dell’uomo forte e della velocità, come il futurismo. Non a caso la prima pagina di repubblica ci comunica che Philippe Daverio ha appenda dato alle stampe “il secolo spezzato delle avanguardie”.

3) Continua la crisi del Movimento 5 Stelle, che ci parla di due fatti rilevanti. In primo luogo appena ricomincia la lotta di classe perde di mordente la protesta populista teatralizzata. In secondo luogo viene messo in evidenza come l’autoritarismo sia oggi incompatibile con qualsiasi forma di aggregazione. Gli uomini della provvidenza affascinano ma dopo un po’ rompono le scatole. A tutti, anche a molti degli innamorati della prima ora. Si tratta di un fatto rilevante e positivo, che parla di una crescita sociale e che ci differenzia significativamente dal clima culturale degli anni 20 del secolo scorso, in cui la prima guerra mondiale aveva costruito una antropologia abituata ad obbedire. Oggi non è così, ed è un bene.

4) Il piano Junker non è solo una bufala perché i 300 miliardi non ci sono. Il vero problema è che il piano si basa sull’idea che i soldi pubblici serviranno a smuovere soldi privati. Per ogni miliardo pubblico 15 miliardi privati. Questo significa che questo piano attiverà unicamente lavori che producano significativi profitti (altrimenti il capitale privato non sarebbe remunerato). Il piano junker quindi non produrrà posti di lavoro, non farà i lavori utili (come il riassetto del territorio), ma servirà a devastare l’ambiente garantendo i profitti. E’ del tutto evidente che i settori che rispondono alle caratteristiche del piano junker sono i settori in cui il pubblico paga e il privato guadagna: autostrade, ferrovie, rigassificatori, etc. Occorre chiarire bene che il piano junker non ha nulla a che vedere con l’intervento pubblico ma è semplicemente una forma legale per distribuire mazzette alle grandi imprese di costruzione.

5) Scomparsi: Come tutti i giorni in cui non vi sono scioperi generali oppure suicidi od omicidi di massa, la classe lavoratrice scompare dalla scena: sui giornali non c’è. La distruzione della soggettività della classe lavoratrice è il principale obiettivo del capitale globalizzato, che non vuole avversari ma solo sudditi. In questa battaglia il mondo dell’informazione è quasi per intero il servo scemo del capitale. Per questo ci battiamo per la costruzione di una soggettività antagonista, per la solidarietà di classe, perché sappiamo che with a little help from my friends ce la possiamo fare.

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Difendiamo la scuola della Costituzione dagli attacchi di Renzi e dei padroni!

Posted by PRC Muggiò su martedì 30 settembre 2014

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Una Muggiò città aperta è laicità, uguaglianza, antifascismo. [Pillole di programma]

Posted by PRC Muggiò su giovedì 22 maggio 2014

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Siamo per sostenere i principi di laicità relativamente alle temi etici, bioetici, politici, economici, demografici, e per la tutela dei diritti civili. In questo spirito valuteremo i benefici dell’istituzione di un registro delle coppie di fatto.

Potenziamento dello sportello stranieri, per poter migliorare l’integrazione e favorire l’interazione dei tanti stranieri regolarmente immigrati.

Vogliamo intitolare una piazza o comunque un luogo pubblico di Muggiò alla memoria di Enrico Merati, sindaco della Liberazione; e valorizzare con targhe commemorative i luoghi storici della Resistenza muggiorese.

Vogliamo lavorare in collaborazione con le scuole e l’ANPI per la conoscenza e valorizzazione della Costituzione Italiana a partire dai diciottenni muggioresi, e avviare un processo di sensibilizzazione culturale che riesca a instaurare nei giovani una radicata consapevolezza democratica ed antifascista.

Vogliamo che i regolamenti comunali, ove appropriato, escludano aggregazioni, manifestazioni, spazi e presenze di associazioni, circoli o gruppi di ispirazione neofascista e neonazista su tutto il territorio comunale.

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