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[8 marzo] Sciopero generale delle DONNE

Posted by PRC Muggiò su sabato 4 marzo 2017

Maggiori info: nonunadimeno

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[Monza 11/11] Incontro seminario sui migranti

Posted by PRC Muggiò su venerdì 4 novembre 2016

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No Renzi day: a Roma 21 e 22 ottobre

Posted by PRC Muggiò su lunedì 17 ottobre 2016

Pubblicato il 14 ott 2016 su rifondazione.it

Si comincia a definire il programma della due giorni per il No Renzi Day

Venerdi 21 ottobre

9ccee2f26dgiornata dello sciopero generale indetto da USB, UNICOBAS, USI  ci saranno iniziative territoriali in tutta Italia.

Dalle ore 16.00 a Roma in P.zza San Giovanni“accampata” di lotta con dibattiti su Europa e riforme

dalle 21 concerti di Banda Bassotti, Assalti frontali, Pugni in tasca, The Conspirators, Los 3 altos, Skasso,  intermezzi con Giordano Deplano, Cristian Raimo ed altri. Parteciperà anche Rikom Carnera con il suo rap per Abd Elsalam. La serata è intitolata ad Abd Elsalam, operaio ucciso mentre lottava per i diritti di tutti.

Sabato 22 ottobre  ore 14.00 corteo nazionale da piazza San Giovanni

la pagina facebook dell’evento: https://www.facebook.com/events/198463470588390/

……………………………

Ripubblichiamo l’appello con l’elenco aggiornato delle adesioni:

NO RENZI DAY

NO ALLA CONTRORIFORMA E AL GOVERNO RENZI

L’appello del Coordinamento per il NO Sociale alla Controriforma Costituzionale:

No-_Renziday.pngIl governo Renzi dopo infiniti ritardi ha fissato la data del voto referendario per il 4 dicembre. Organizzazioni sindacali di base, movimenti civili e sociali, organizzazioni politiche militanti della lotta per la democrazia, il lavoro e l’ambiente, partigiani, hanno dato vita al COORDINAMENTO PER UN NO SOCIALE ALLA CONTRORIFORMA COSTITUZIONALE che propone due scadenze nelle quali far sentire le ragioni sociali del NO:

– Il 21 ottobre il coordinamento sostiene lo SCIOPERO GENERALE proclamato sinora da USB, UNICOBAS, USI per la difesa dei diritti del lavoro e dello stato sociale, per difendere ed applicare la Costituzione del 1948, per dire basta al governo Renzi e al massacro sociale. Lo sciopero si svolgerà con iniziative diffuse in tutto il paese.

– Il 22 ottobre il COORDINAMENTO indice il NORENZIDAY, manifestazione nazionale a Roma per dire NO alla Controriforma Costituzionale ed a tutti i suoi autori nel nome del popolo sfruttato, precario, senza lavoro, impoverito, avvelenato.

I temi della mobilitazione saranno:

PER L’APPLICAZIONE DEI PRINCIPI E DEI DIRITTI DELLA COSTITUZIONE DEL1948: IL LAVORO,  LA FORMAZIONE E LA SCUOLA PUBBLICA, LA CASA,  IL REDDITO,  LO STATO SOCIALE E I BENI COMUNI IN MANO PUBBLICA, L’AMBIENTE E LA DEMOCRAZIA, LA DEMOCRAZIA E LA SICUREZZA SUI LUOGHI DI LAVORO. LA LIBERTÀ E LA SOVRANITÀ DEMOCRATICA DEL POPOLO ITALIANO, OGGI SOTTOPOSTA AD UN VERGOGNOSO ATTACCO DA PARTE DEI GOVERNI DEGLI USA, DELLA GERMANIA E DALLA BUROCRAZIA DELLA UE.

NO ALLA CONTRORIFORMA COSTITUZIONALE DEL GOVERNO, DELLA CONFINDUSTRIA,  DELLE BANCHE E DELL’ UNIONE EUROPEA.

NO AL JOBSACT, ALLA PRECARIETA’ SOCIALE, ALLA BUONA SCUOLA, ALLA LEGGE FORNERO, AL DECRETO MADIA, ALLA TAV E ALLE GRANDI OPERE, ALLA PERSECUZIONE DEI MIGRANTI, ALLA DISTRUZIONE DELLO STATO SOCIALE, ALLE PRIVATIZZAZIONI, AI TAGLI ALLA SANITA’, AGLI INTERVENTI SULLE PENSIONI A FAVORE DELLE BANCHE, AL TTIP ED AL CETA.

NO ALLA GUERRA, ALLA NATO, ALLE SPESE E ALLE MISSIONI MILITARI, ALLA REPRESSIONE PADRONALE, POLIZIESCA E GIUDIZIARIA.

DOPO LO SCIOPERO GENERALE DEL 21 OTTOBRE LA MOBILITAZIONE CONVERGERÀ DAL POMERIGGIO DEL 21 IN PIAZZA SAN GIOVANNI PER UNA ACCAMPATA DI PROTESTA DA CUI PARTIRÀ IL 22 OTTOBRE IL CORTEO DEL NORENZIDAY

 

Lidia Menapace partigiana Bruna, Umberto Lorenzoni partigiano Eros, Paolo Maddalena, Luigi De Magistris, Nicoletta Dosio, Moni Ovadia, Valerio Evangelisti, Dino Greco, Pino Marziale, Antonio Distasi, Mimmo Mignano, Stefano Fassina, Franco Russo, Giorgio Cremaschi, Fabrizio Tomaselli, Luciano Vasapollo, Carlo Formenti, Ernesto Screpanti, Sergio Cararo, Paolo Ferrero, Manuela Palermi, Mauro Casadio, Paolo Leonardi, Giovanni Russo Spena, Emiddia Papi, Paola Palmieri, Guido Lutrario, Eleonora Forenza, Claudia Candeloro, Carlo Guglielmi, Franco Turigliatto, Moreno Pasquinelli, Stefano D’Errico, Fabio Frati, Maurizio Acerbo, Andrea Ferroni, Roberta Fantozzi, Rosa Rinaldi, Laura Di Lucia Coletti, Ciccio Auletta, Marco Bersani, Roberto Musacchio, Cesare Antetomaso, Massimo Rossi, Italo Di Sabato, Haidi Giuliani, Francesco Caruso, Emilio Molinari, Alfio Nicotra, Fabio Alberti

 

Prime adesioni: USB, UNICOBAS, USI, CUB Trasporti Lazio, Eurostop, Movimento No TAV Val di Susa, Forum Diritti Lavoro, Contropiano, Carovana delle periferie Roma, Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua, Partito della Rifondazione Comunista, Rossa, Rete dei Comunisti, Sinistra Anticapitalista, Partito Comunista Italiano, Noi Restiamo, L’Altra Europa con Tsipras, Militant Roma, CONUP (pensionati), Centro Sociale 28 Maggio Brescia, USI Cons,  FGCI, Giovani Comunisti,  Sinistra No Euro, CARC,  Circolo Agorà Pisa, Centro internazionale Crocevia, Rete NOWAR, Per un’altra città – Laboratorio Politico Firenze, Fronte Popolare Milano, Partito Comunista dei Lavoratori, P101, Economia Per I Cittadini, Comitato per il No di Roma, Coord. Per la Democrazia Costituzionale (comitato per il NO) Napoli, Comitato della Franciacorta per il NO, ATTAC Italia, Partigiani della Scuola Pubblica, MGA (associazione avvocati), Collettivo Comunista (M-L) Nuoro, Sinistra per Roma, Giuristi democratici, centro sociale Zona 22 (San Vito Ch),  Osservatorio sulla repressione, Controlacrisi

Movimento Nazionale Antifascista per la Difesa Integrale e il Rilancio della Costituzione, Comitato per “Un NO per la democrazia sociale”, Comitato per il ‘NO’ di Civitavecchia,  Comitato Nazionale Lipscuola, Comitato Ligure La Scuola per il NO, Rete per l’autorganizzazione popolare, collettivo politico della Casa del Popolo Giuseppe Tanas, Facciamosinistra, CSOA TERRA ROSSA Lecce, Università Popolare Asylum,  Arsave – Laboratorio per la città che vogliamo, PMLI, Lavoro e Salute, Forum Insegnanti, Partito di Alternativa Comunista, Associazione Politico Culturale “La Rossa” di Lari (PI), Commissione Audit sul debito pubblico di Parma, Fronte di Lotta No Austerity, autoconvocatiscuoleroma

Mario Agostinelli, Carlo Andreini, Carlo Barbiani, Gaetano Bucci, Giovanni Caggiati, Ciampi Angelo, Chirico Domenico, Gabriele Visco Gialardi, Enzo Lanini, Arianna Roggeri, Angelo Ruggeri, Paolo Andreozzi, Mario Eustachio de Bellis, Marina Boscaino, Alfredo Toppi, Stefano Galieni,  Fabio de Nardis,  Carla Maria Ruffini, Sergio Cesaratto, Angelo Di Naro

 

Coordinamento per NO Sociale alla Controriforma Costituzionale

Per informazioni, adesioni e contatti: coordinamentonosociale@gmail.com

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5^ Giornata nazionale SFRATTI ZERO

Posted by PRC Muggiò su martedì 4 ottobre 2016

Una giornata promossa dall’Unione Inquilini per chiedere “che la politica abitativa entri nell’agenda politica e programmatica del Governo, di Regioni e Comuni attraverso interventi strutturali e programmatici che affrontino la vasta precarietà abitativa che opprime centinaia di migliaia di famiglie in Italia la cui punta dell’iceberg è rappresentata dagli sfratti“.

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In Italia ci sono 7 milioni di case vuote, il 22% del totale, eppure l’emergenza abitativa è una costante che gli amministratori locali devono gestire. Così come devono gestire con sensibilità e lungimiranza la morosità incolpevole di alcune famiglie soggette a sfratti, le quali, poste davanti alla scelta, decidono di non pagare l’affitto o il mutuo per continuare a sopravvivere.

Nella sola Brianza si contano più di 20 mila alloggi sfitti: che senso ha la continua edificazione di palazzine – magari su terreni verdi – se non una manovra disgustosamente speculativa?
Un cambio di rotta può e deve essere dato. A partire dai Comuni.

Muggiò – stando alle statistiche – potrebbe avere sul territorio la bellezza di 700 alloggi vuoti circa. Per non parlare degli alloggi comunali inagibili per la mancata manutenzione (nonostante gli obblighi di legge) o in vendita per fare cassa (e che nessuno si compra…).
Sempre a Muggiò la lista dei cittadini che hanno fatto richiesta per poter essere ospitati in un alloggio comunale comprende almeno 250 famiglie.
Basterebbe utilizzare gli strumenti che il Comune possiede – come il canone concordato o in extrema ratio l’esproprio – per trattare coi privati possessori di alloggi vuoti e risolvere la questione, nella nostra città come in altre.
Il Comune inoltre ha l’obbligo di reinvestire i proventi degli affitti degli alloggi comunali in manutenzione delle strutture esistenti…ma pare che oggi, come ieri, gli interventi vengano rimandati costantemente.

Occorre un serio censimento delle case sfitte muggioresi, tenendo presente anche del grave fenomeno degli sfratti, a partire dagli immobili per i quali si è concessa l’abitabilità negli ultimi 5 anni e discutendo sulla fattibilità di una tassazione che colpisca e indebolisca il fenomeno. Questa la proposta di Rifondazione Comunista, inserita nel programma elettorale del 2014.

Il Circolo PRC di Muggiò mette a disposizione uno sportello casa libero e gratuito per le cittadine e i cittadini: basta scrivere all’indirizzo mail prcmuggio@tiscali.it per fissare un appuntamento.

Per maggiori informazioni:

http://www.unioneinquilini.it/

http://www.ansa.it/sito/notizie/economia/2016/08/17/oltre-7-milioni-case-vuote-in-italia_0be8f417-dfd8-4edf-a9ea-bac8ce075656.html

http://www.ilcittadinomb.it/stories/Cronaca/citta-fantasma-in-brianza-almeno-20mila-case-vuote_1081273_11/

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Lavorare meno, lavorare tutti!

Posted by PRC Muggiò su martedì 3 maggio 2016

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La sicurezza sul posto di lavoro è un diritto…

Posted by PRC Muggiò su giovedì 24 marzo 2016

… ma tanto il padrone col Jobs Act può fare quello che vuole.

articolo

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BASTA TICKET, BASTA TEMPI D’ATTESA LUNGHISSIMI, LA SALUTE È UN DIRITTO NON UNA MERCE

Posted by PRC Muggiò su sabato 20 febbraio 2016

TICKET SEMPRE + CARI
LISTE D’ATTESA SEMPRE + LUNGHE

da PRC Lombardia

sanitaCon i ticket si scaricano sui cittadini malati i costi della sanità pubblica devastata da tagli alla spesa, sprechi, malaffare e trasferimenti di risorse ai privati.
I ticket coprono solo il 3,5-4% della spesa sanitaria nazionale, ma limitano l’accesso ai  servizi proprio alle categorie deboli che ne avrebbero più bisogno e non garantiscono la tanto promessa riduzione delle prestazioni meno efficaci o appropriate incentivate  dalle spinte privatistiche.
In Regione Lombardia poi il ticket viene calcolato esclusivamente sul valore delle  prestazioni e non in base alla reale situazione sociale delle persone.
Anzi, vergognosamente viene ricordato a ognuno quanto costa alla società nel momento in cui è malato, colpevolizzandolo senza tener conto che ha già pagato con le tasse.
Con i tagli alla sanità già annunciati dal governo Renzi vi è la possibilità che le regioni rialzino ancora i ticket, rendendoli insostenibili e riducano le esenzioni colpendo in particolar modo gli anziani e i cronici.
Le lunghe liste di attesa rappresentano un ulteriore ostacolo alla fruizione del servizio pubblico.
E costituiscono una grave discriminazione di classe in quanto le stesse prestazioni si ottengono spesso, scandalosamente, quasi subito a pagamento (!), in regime intra-moenia o privato.
Così si spinge l’opinione pubblica verso il privato e si apre la strada all’ingresso nella lucrosa partita sanitaria delle coperture assicurative private, cancellando due principi basilari: la solidarietà e l’universalità del sistema.

ALTRO CHE LIBERTÀ DI SCELTA!
IN LOMBARDIA SE NON PAGHI HAI MENO DIRITTI!

Chiediamo l’eliminazione dei Ticket, possibile sostituendo il gettito del ticket con:

  • la fine dei tagli alla sanità pubblica
  • la fine dei trasferimenti alla sanità privata
  • lotta alle truffe, agli sprechi e alle clientele.

Vogliamo la riduzione dei tempi d’attesa da perseguire attraverso:

  • eliminazione delle prestazioni inutili e dannose proliferate a causa del finanziamento a prestazione che spinge i medici ad anteporre il bilancio dell’azienda alla salute del paziente
  • eliminazione, anche con incentivi, del doppio regime per i medici.

Difendiamo la sanità pubblica perché garantisce risultati di salute (l’Italia è tra le popolazioni con l’aspettativa di vita più elevata nel mondo) con costi generali più bassi rispetto ai paesi dove i sistemi privatistici aumentano i costi e negano il diritto alla salute a gran parte delle popolazioni!

LA SALUTE È UN DIRITTO
NON UNA MERCE

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Anche il Pd dice addio all’acqua pubblica. Cosa resta a quattro anni dal referendum

Posted by PRC Muggiò su mercoledì 8 luglio 2015

Meglio i privati che le casse piene di debiti. Così si giustifica Reggio Emilia, un tempo avanguardia della “ri-pubblicizzazione” dei servizi idrici, oggi non più. Un anniversario senza successi per chi aveva creduto nel voto del 2011. Resta la Chiesa a muoversi contro chi lucra

di Francesca Sironi

30 giugno 2015

La borsa o la democrazia. Il debito o il voto popolare. Lo sfondo politico del duello fra Grecia e Bruxelles si ripropone in piccolo fra rubinetti e acquedotti d’Italia. Diversissime la scala e le conseguenze, certo, ma non  dissimile il dilemma: conta più il bilancio o la partecipazione democratica? È meglio un comune che rispetta la volontà di un referendum aggravandosi però di debiti o un comune che taglia le spese privatizzando i servizi? È possibile che le amministrazioni locali siano capaci di gestire la cosa pubblica in modo efficiente, o bisogna arrendersi a pensare che tutte le municipalizzate siano solo carrozzoni di sprechi da chiudere al più presto?

Aut aut dalle conseguenze concrete. Reggio Emilia, la Campania, e le posizioni del governo segnano il quarto anniversario del Referendum sull’acqua sancendo un’ennesima sconfitta per i ventisei milioni di elettori che espressero la loro opinione nel 2011. Perché se è vero che i municipi non sono stati costretti a privatizzare, è altrettanto vero che le ultime manovre del consiglio dei ministri premiano i sindaci che fanno cassa dismettendo le società partecipate a favore di agglomerati quotati in borsa. Si apre così la nuova fase delle battaglie idriche. In cui più delle scelte politiche valgono le “ragioni di bilancio”. Scavalcando anche le convinzioni più assodate.

Reggio Emilia
Reggio Emilia

LA FONTE DI REGGIO
L’anniversario del referendum è imploso davanti alle porte della rossa Reggio Emilia. La città dell’attuale ministro delle Infrastrutture Graziano Delrio era stata fra le prime ad abbracciare la causa referendaria, seguendo l’onda dei 250mila abitanti della provincia che avevano detto sì alla consultazione del 2011. Scaduto il contratto con l’affidataria Iren due anni fa, il Comune si era preso una “pausa di riflessione”: fino ad oggi ha prorogato il servizio alla multiutility commissionando studi e ricerche per capire se fosse possibile ri-pubblicizzare il servizio idrico, come voleva il voto popolare.
La risposta degli esperti è stata unanime: sì. Lo stesso attuale sindaco, Luca Vecchi, in campagna elettorale si era sbilanciato a favore dell’acqua “bene comune”. Ma ora la giunta si appresta a voltare le spalle alla prospettiva. «Per noi Reggio Emilia era un modello: negli ultimi anni abbiamo partecipato a consultazioni democratiche, dibattiti, piani economici seri e condivisi», racconta Paolo del Forum nazionale per l’acqua pubblica: «Avevamo la certezza che saremmo andati verso la fine della gestione privata: la fattibilità era stata  confermata da più consulenti. Adesso, invece, buttano via tutto questo». L’ipotesi “ri-pubblicizzazione” infatti sarebbe ormai tramontata nonostante le proteste dei referendari . La scelta definitiva arriverà solo a settembre, e il dibattito consiliare è in corso, ma la giunta vorrebbe piuttosto una gara fra soggetti di mercato o al massimo una società a capitale misto.

Acqua, il referendum tradito

Due anni fa 26 milioni di persone chiedevano con il loro voto di togliere i profitti dei privati sui servizi idrici. Ma poco o nulla è cambiato. Anzi, politici e tecnici non fanno altro che approvare decreti controccorente. A parte quattro sindaci su ottomila, nel resto del Paese è tutto come prima. Tra faide, bilanci disastrosi e trasparenza zero

«La nostra è una semplice valutazione di concretezza e, credo, di buona amministrazione», risponde Francesco Notari, assessore al bilancio di Reggio Emilia: «Non penso che i cittadini preferiscano una nuova municipalizzata piena di debiti e dal futuro incerto, piuttosto che il servizio che c’è attualmente, e che funziona bene, a costi standard». I debiti a cui si riferisce l’assessore sono quelli di cui il Comune dovrebbe farsi carico per “comprare” da Iren gli investimenti già effettuati e non ancora ammortizzati nelle bollette. La stima è di 190 milioni di euro ancora da saldare, a cui andrebbero tolti però 88 milioni di crediti che la stessa città vanta nei confronti della s.p.a.

Insomma, Reggio Emilia dovrebbe sganciare subito 102 milioni di euro a Iren, chiedendo un prestito alle banche o alla Cassa Depositi e Prestiti. «È vero, le banche si erano dette disponibili. Ed è vero, il servizio idrico è una certezza: a parte i casi di insolvenza o eventuali emergenze, produce un reddito assicurato e costante», ammette l’assessore: «Ma ciò non toglie che ci prenderemmo il peso di milioni di debiti. Senza per questo garantire un servizio migliore».

I PASSI INDIETRO
Per il Forum nazionale è un ritornello questo che si sente anche nel resto d’Italia, dal Lazio a Vicenza: considerazioni economiche scavalcano la “pur forse magari” volontà di cambiare lo status quo a favore della titolarità pubblica della gestione dell’acqua, com’era nello spirito del referendum. Il #cambioverso, dicono gli attivisti, arriva direttamente dal governo, che con una serie di interventi, dalla Legge di Stabilità allo Sblocca Italia, fino alla riforma Madia ancora in discussione, si sarebbe espresso esplicitamente a favore delle grandi multiutility.

Un esempio? I proventi che i sindaci riescono a incassare vendendo quote pubbliche di partecipate a favore dei privati, sono esenti dalla spending review. Sono soldi freschi, da spendere. «Queste posizioni hanno bloccato le ri-pubblicizzazioni anche là dove erano state avviate, come a Vicenza», continua Paolo: «Siamo di fronte a una massima italiana: cambiare tutto, per non cambiare niente». I referendari non si fermano però, e proseguono la moral suasion verso gli amministratori, citando come caso simbolo sempre Napoli, che ha effettivamente rimesso in mano comunale la gestione dell’acqua.
Una posizione su cui è piovuto da poco anche il sostegno del cardinale Crescenzio Sepe, che in una lettera pastorale dedicata al tema della sete e ispirata dall’Enciclica di Papa Francesco sottolinea alcuni aspetti specifici della questione. «La corsa ad accaparrarsi le fonti idriche potabili caratterizzerà probabilmente gli scenari delle battaglie del domani», scrive l’arcivescovo di Napoli: «Già oggi molti vorrebbero privatizzarla, scorgendovi un potente fattore di speculazione economica. In questo senso, la trasformazione dell’acqua – da dono per tutti a merce – è uno dei principali motivi di ingiustizia».

CHIAROSCURI CAMPANI
Se il capoluogo brilla però, al quarto anniversario del referendum, non è così per il resto della Campania. In particolare, per l’area del Sarnese-Vesuviano, dove il servizio idrico è gestito da Gori, una controllata di Acea. A tutti i residenti della zona, infatti, la Gori aveva inviato centinaia di bollette per recuperare 120 milioni di euro che le sarebbero dovuti essere riconosciuti – a posteriori – in base alle nuove tariffe standard nazionali. A firmare il via libera alla riscossione era stato l’allora presidente dell’Ente d’ambito, Carlo Sarro, ancora adesso, dopo diverse proroghe, commissario della stessa istituzione (che non è stata sciolta come chiede la legge).

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Una vittoria amara – Arnaldo Cestaro ha fatto condannare l’Italia a Strasburgo per tortura

Posted by PRC Muggiò su martedì 7 aprile 2015

Dal sito dell’Huffington Post.

Arnaldo Cestaro è l’uomo che ha fatto ricorso alla Corte europea dei diritti dell’Uomo per vedere riconosciuto quello che da anni testimoniava, e cioè di essere stato vittima di tortura durante l’irruzione della polizia nella scuola Diaz durante il G8 di Genova del 2001. Ha vinto, e ora riceverà 45mila euro dallo Stato italiano come risarcimento.

All’epoca Cestaro, originario di Agugliaro (Vicenza), aveva 61 anni. Era partito per Genova con gli amici delle sezioni di Rifondazione comunista di Vicenza e Montecchio Maggiore e mai avrebbe pensato di finire nel mezzo di un vero e proprio massacro a opera delle forze dell’ordine.

La sera del 21 luglio, dopo aver manifestato tutta la giornata, aveva trovato un posto dove dormire all’interno della Diaz, messa a disposizione dal Genoa Social Forum e dal Comune di Genova. Stanco, si era addormentato al piano terra dell’edificio ma si era svegliato improvvisamente per il rumore dei celerini che erano entrati con violenza nell’edificio.

Spaventato, si era messo contro il muro con le braccia alzate. Qui, inerme, aveva ricevuto colpi alla testa, sulla testa e sulle gambe che gli provocarono fratture multiple. Racconta che gli agenti continuarono a manganellarlo nonostante gridasse: “Fermatevi, sono un uomo vecchio e pacifico!”.

Diaz: Corte Strasburgo condanna Italia per tortura

È lui “l’uomo anziano con i capelli bianchi” citato anni dopo dal vicequestore Michelangelo Fournier davanti ai giudici, quando definì l’operazione alla Diaz “macelleria messicana”. Fournier raccontò che gridò ai celerini “Basta!” quando li vide picchiare Cestaro, che in effetti aveva un’età incompatibile con quella dei manifestanti ritenuti “facinorosi”.

L’uomo fu operato nell’immediato all’ospedale di Genova e qualche anno più tardi di nuovo al Careggi di Firenze. Le ferite, riferisce la Corte, gli hanno procurato danni permanenti, con debolezza persistente del braccio e della gamba destri.

I soldi non risarciscono il male che è stato fatto. È vero, è un primo passo quello di oggi, ma mi sentirò davvero risarcito solo quando lo Stato introdurrà il reato di tortura“, è il primo commento di Cestaro dopo la sentenza.

Poi ha aggiunto: “Oggi ho 75 anni ma non cancellerò mai l’orrore vissuto. Ho visto il massacro in diretta, ho visto l’orrore del nostro Stato. Dopo quindici anni, le scuse migliori sono le risposte reali, non i soldi. Il reato di tortura è una cosa legale”.

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E sempre da sito dell’Huffington Post, il suo avvocato denuncia:

G8 Genova: Emanuele Tambuscio, avvocato di 93 persone picchiate a Bolzaneto: “14 anni e ancor nessun risarcimento”

Alcuni di loro non sono mai più voluti tornare in Italia, perché il ricordo di quei giorni infernali è ancora vivo nella loro mente, ha provocato traumi e ferite profondissime, che nemmeno anni di terapie sono riusciti a curare. Altri, invece, hanno perso la fiducia nelle forze di polizia e nelle istituzioni. In quello Stato che ancora oggi, dopo 14 anni, oltre a doverli risarcire, “non vuole spiegare se sono stati presi dei provvedimenti disciplinari verso gli agenti responsabili di fatti che finalmente oggi la corte di Strasburgo chiama con il proprio nome: tortura”.

Emanuele Tambuscio, genovese, è l’avvocato che da fin dall’inizio dell’odissea giudiziaria sui fatti del G8 ha difeso i manifestanti picchiati a sangue dalle forze dell’ordine alla scuola Diaz di Genova, la notte del 21 luglio 2001, in un blitz notturno talmente feroce che la stessa polizia arrivò a definire “una macelleria messicana”. E che oggi, pur soddisfatto per la condanna dell’Italia da parte dei giudici europei, ricorda che per le vittime la strada verso la piena giustizia è ancora lunga.

Quante sono le parti civili del blitz alla scuola Diaz che stanno ancora aspettando i risarcimenti definitivi?

Novantatrè parti offese. Fino a oggi hanno ottenuto solo provvisionali ridicole, in sede di primo grado. Cifre che vanno dai diecimila ai trentamila euro. E’ stato considerato un danno morale molto basso rispetto a quelli che sono stati realmente i fatti, che oggi la corte di Strasburgo definisce “tortura”. Le cause civili per i risarcimenti sono ancora in corso, ma sono cause singole e dunque hanno tempi lunghissimi. C’è però un dato positivo: il ministero ha comunicato la volontà di arrivare alle transazioni, che speriamo siano soddisfacenti.

Per quanto riguarda i fatti alla caserma di Bolzaneto, invece?

Anche lì ci furono torture e tremende violazioni dei diritti umani. Anche lì i ricorsi sono ancora pendenti. Stiamo ancora aspettando il pagamento delle provvisionali dopo la sentenza di primo grado del 2010. Il ministero ci ha assicurato che avrebbe disposto il pagamento, ma non è ancora arrivato.

Quali sono i punti ancora dolenti della vicenda alla scuola Diaz?

Sono essenzialmente tre, e la sentenza di Strasburgo li mette in chiaro tutti. Innanzitutto, la prescrizione che ha “salvato” i vertici della polizia condannati. Poi l’assenza di identificazione degli autori materiali del blitz alla scuola Diaz, molto bene evidenziata al punto 214 della sentenza. Infine, un fatto gravissimo: Strasburgo ha espressamente chiesto allo Stato italiano se fossero stati presi dei provvedimenti disciplinari nei confronti dei poliziotti ritenuti responsabili delle violenze. E lo Stato non ha risposto. Questo ci porta a pensare che nessun provvedimento verso di loro sia stato preso.

Ancora oggi inoltre rimangono sconosciuti i nomi degli agenti del Reparto Mobile che presero parte al blitz.

Questo è un altro punto centrale: si conoscevano i nomi degli agenti del nucleo antisommossa ma non si sono potute attribuire le singole responsabilità e il numero esatto di chi mise piede in quella scuola. Non potendo accertare chi avesse fatto cosa, tutto fu archiviato. Oggi la sentenza ce lo chiede: anche l’Italia si deve adeguare alle targhette di identificazione sulle divise degli agenti.

Lei ha seguito questa vicenda fin dall’inizio, accompagnando le vittime passo dopo passo in interminabili e dolorosi processi. Come vivono oggi?
Chi ha avuto danni maggiori sono stati quelli che allora erano soltanto ragazzi. C’è fra di loro, per esempio, una ragazza che aveva 20 anni appena, passata attraverso i pestaggi alla scuola Diaz e le torture di Bolzaneto, che ha avuto danni psicologici importanti, non è più tornata la stessa. Qualcuno di loro, fra i ragazzi stranieri, non è mai più voluto tornare in Italia. Non si fidano più della polizia, della nostra in particolare. Immaginate cosa significa subire trattamenti del genere in un Paese straniero, lontano da casa. E’ stato devastante.

E lei, da avvocato, ha mai sentito vacillare la sua fiducia nelle forze dell’ordine?

Le sembrerà strano, ma a provocarmi la delusione maggiore in tutta questa vicenda non sono state le forze dell’ordine. Ma lo Stato, le risposte ministeriali e soprattutto il modo in cui la politica ha affrontato il problema. Sono loro che mi hanno fatto perdere la fiducia.

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In piazza con la FIOM

Posted by PRC Muggiò su mercoledì 25 marzo 2015

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L’appello delle donne per l’8 marzo

Posted by PRC Muggiò su lunedì 23 febbraio 2015

“[…] Nel villaggio un’altra ragazza era stata spietatamente costretta al matrimonio a suon di ceffoni. Non era che una contadina, ma non si piegò alla volontà di quell’uomo e scappò via. La prima volta che ci incontrammo mi pregò di insegnarle a leggere e scrivere. Ripenso spesso a lei, alla mia impotenza in quella situazione. Le dissi due parole di conforto: con mio grande dispiacere non potevo fare per lei nulla di più.

Allora non avevo nessun potere. Oggi in qualche modo, con il mio tentativo di cambiare la società, rendo giustizia a quella ragazza. Sarebbe bello se questo tipo di relazioni sociali non fossero mai esistite. Nella società per cui mi batto e che spero di vedere non ci saranno più donne costrette in questi ruoli. Una donna che si trova a dipendere dai vecchi rapporti di potere fra i sessi non può che risultare perdente. Per me oggi una donna esiste sono nella misura in cui è libera. Se dipende dal suo uomo non può essere sé stessa. Secondo me una donna ha perso nel momento stesso in cui a proprio rischio si piega alla dipendenza e rinuncia a fare i conti con questione della propria libertà personale. La donna è sempre stata idealizzata, ma l’ideale può realizzarsi solo nella libertà.”

Abdullah Ocalan, Roma 1999, in “Kurdistan. Storia di un popolo e della sua lotta” di Namo Aziz, manifestolibri 2000

Comunicato della Rappresentanza Internazionale del Movimento delle Donne Curde

buupibriyamljnyL‘8 marzo 2015, 104 anni dopo la proclamazione della Giornata Internazionale delle Donne, le donne di tutto il mondo combattono ancora contro il sistema di dominio patriarcale.
In ricordo delle lavoratrici tessili a New York che hanno perso la vita nella loro resistenza, in occasione della 2a Conferenza Internazionale delle Donne nel 1910 su proposta di Clara Zetkin è stata istituita la giornata dell‘8 marzo come simbolo per la lotta e la resistenza delle donne. Questo movimento e questo grido risuonano ancora nelle strade. La rivoluzione contro disuguaglianza, sessismo e ogni forma di violenza è arrivata fino a oggi e continua a difendere tutti i valori umani.
Come risultato della grinta e capacità delle donne nel 1977 l‘8 marzo è stato proclamato dall’ONU Giornata Mondiale delle Donne, ma nonostante questo non è riconosciuto in nessuno a livello ufficiale in alcuno degli stati membri. Oggi come allora le donne sono esposte a diverse forme di discriminazione e pensieri e azioni patriarcali. Più le donne ne prendono coscienza e più si organizzano, più aumenta la forza con la quale vengono sistematicamente attaccate. Gli attacchi contro le donne che si organizzano e lottano diventano sempre più profondi e si sviluppano in un femminicidio sistematico della cui esistenza non c’è consapevolezza e che non viene riconosciuto come tale. Questo femminicidio viene brutalmente portato avanti a livello mondiale, dall‘Europa fino all‘Africa, dal Medio Oriente fino all’America Latina. Contro le donne viene condotta una vera e propria guerra non dichiarata. Con lo sfruttamento e la violenza si mira a intimidire sistematicamente le donne come gruppo sociale. Senza dubbio le donne hanno fatto resistenza contro questi brutali attacchi, si sono organizzate e hanno portato avanti la loro lotta con costanza.

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Milleproroghe: niente proroga agli sfratti, occorre mobilitarsi!

Posted by PRC Muggiò su sabato 3 gennaio 2015

SFRATTI: IL NO ALLA PROROGA DEGLI SFRATTI PER FINITA LOCAZIONE AI DANNI DELLE FAMIGLIE DISAGIATE E’ UN CRIMINE SOCIALE. LE GIUSTIFICAZIONI DEL GOVERNO SONO RIDICOLE.

IL PARLAMENTO RIPARI A QUESTA ASSURDA INIQUITA’.

PER GENNAIO L’UNIONE INQUILINI PROMUOVE MOBILITAZIONI DAVANTI A TUTTE LE PREFETTURE, IN PARLAMENTO E SOTTO LE SEDI DEL GOVERNO, INVITIAMO TUTTI A PARTECIPARE.

Dichiarazione di Walter De Cesaris, segretario nazionale Unione Inquilini

“Ci sono pesanti omissioni sulla comunicazione in merito agli sfratti e alla mancata proroga nel decreto mille proroghe.

In Italia non vige alcuna sospensione generalizzata dell’esecuzione degli sfratti.

La sospensione valeva solo per gli sfratti per finita locazione e ai danni di particolari categorie di nuclei familiari con gravi disagi.

Per parlare seriamente della gravissima questione sociale degli sfratti occorre partire dai dati reali: negli ultimi 6 anni sono stati circa 350 mila, di questi circa il 90% sono per morosità, per i quali non c’è alcuna sospensione.

In Italia si eseguono ogni anno, con l’intervento della forza pubblica, oltre 30 mila sfratti senza che vi sia, nell’80% dei casi, un qualsiasi intervento pubblico che possa permettere un accompagnamento sociale verso un altro alloggio a costi compatibili con il reddito.

Per godere della sospensione dello sfratto per finita locazione occorreva essere in una condizione di forte disagio economico e familiare.

Infatti, la legge, disponeva la proroga solo per i nuclei con reddito lordo complessivo inferiore ai 29 mila euro e contemporanea presenza di aTessera_2015lmeno una delle seguenti condizioni: presenza di anziani con più di 65 anni, minori, portatori di handicap gravi, malati terminali.

Nella grande maggioranza dei casi, valutabile in almeno il 70%, in questa tipologia di sfratti sono coinvolti anziani con reddito di sola pensione.

La misera giustificazione del Ministero delle Infrastrutture consiste nell’affermare che con una recente legge i fondi per la morosità incolpevole e per il cosiddetto fondo sociale sono stati incrementati.

Si tratta di una cosa che non si regge in piedi: la ragione dei fondi di sostegno è quella di cercare di impedire che si realizzino ulteriori sfratti, sostenendo le famiglie “border line” ma non hanno alcuna incidenza su sfratti già emessi ed esecutivi per finita locazione. Lì la sentenza già c’è stata e non è dovuta al fatto che l’inquilino non pagava l’affitto. Anche sulle cifre, il governo continua a fare il gioco delle tre carte: tira fuori dei numeri senza senso perché somma gli stanziamenti fino ai prossimi 7 anni, dando invece per intendere che siano quelli immediatamente a disposizione. La realtà è che il fondo sociale per glia affitti che nel 1998 (anno in cui gli sfratti erano la metà di oggi) era, tradotto in euro, di 300 milioni, oggi è di due terzi inferiore, arrivando a 100 milioni.

Il governo smentisca questo dato, se è capace!

Si rimane allibiti leggendo la cinica esultanza del Presidente di Confedilizia: “Finalmente si è interrotta la liturgia delle proroghe”.

L’unica liturgia che occorrerebbe interrompere è quella dello stillicidio di 150 sfratti eseguiti con la polizia ogni giorno lavorativo e che spezza nuclei familiari e crea drammi sociali.

Quello dovrebbe essere in particolare il cruccio del governo, non quello di incrementare gli sfratti, estendendolo ai nuclei con pesanti disagi e senza risorse e mezzi di reperire un alloggio alternativo.

Il Parlamento ora ripari a questo disastro, emendando il testo in sede di conversione in legge del decreto e reinserendo la proroga.

Noi promuoveremo una vasta campagna di mobilitazione.

Per il mese di gennaio abbiamo indetto una vasta mobilitazione unitaria anche con un presidio di fronte al Senato e contemporaneamente chiederemo alle Prefetture delle città che non venga assegnata al forza pubblica per quella tipologia di sfratti.

In ogni caso, faremo picchetti antisfratto per impedire, anche con l’interposizione non violenta, che anziani, portatori di handicap, malati terminali, minori possano essere buttati sul marciapiede.”

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12 DICEMBRE SCIOPERO GENERALE: DIRITTI, LAVORO, REDDITO

Posted by PRC Muggiò su mercoledì 3 dicembre 2014

sciopero

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Giornalino del PRC Muggiò ottobre-novembre 2014

Posted by PRC Muggiò su giovedì 23 ottobre 2014

PrimaOttNov2014

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In piazza coi lavoratori, contro un Governo che ci vuole tutti precari!

Posted by PRC Muggiò su mercoledì 22 ottobre 2014

bozza volatnino LAVORO 2

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CineRifo

Posted by PRC Muggiò su mercoledì 30 ottobre 2013

cinerifo

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La COOP (non) sei tu… e non ti concede lo spazio per raccogliere le firme sui diritti dei lavoratori

Posted by PRC Muggiò su sabato 10 novembre 2012

non concede lo spazio per raccogliere le firme sui diritti dei lavoratori
Avevamo concordato personalmente con il responsabile del punto vendita di Muggiò la presenza di un nostro banchetto, al riparo dalla pioggia, per raccogliere le firme sui referendum sul lavoro… ma pochi minuti dopo aver posizionato il materiale ecco che si presenta il povero vigilantes con il mandato di farci sloggiare.

Siamo tutti soci della COOP abbiamo detto, ci sarà un errore. Alcune telefonate alla ricerca dei responsabili, un rapido sopralluogo dei Vigili Urbani; nulla da fare. La responsabile conferma che “si sono sbagliati” a darci l’assenso e che dobbiamo andarcene per non creare precedenti come da ordini ricevuti dall’alto.

Un senso di amarezza e rabbia… alcuni soci valutano come portare alla discussione collettiva l’accaduto… altri valutano se confermare l’adesione alla COOP.

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2 MAGGIO – FERRERO A MONZA!

Posted by PRC Muggiò su domenica 29 aprile 2012

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OGGI ALLA FIAT. DOMANI IN TUTTI I LUOGHI DI LAVORO.

Posted by PRC Muggiò su sabato 15 gennaio 2011

NE DISCUTIAMO CON:

Matteo Casiraghi FIOM Monza e Brianza

Franco Calandri USB Monza e Brianza

LUNEDI 17 Gennaio 2011 re 21.00

sede PRC Monza e Brianza via Borgazzi / angolo Via Orsini

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Sì ai diritti, No ai ricatti – La società civile con la Fiom

Posted by PRC Muggiò su mercoledì 5 gennaio 2011

La società civile con la Fiom: “Sì ai diritti, No ai ricatti”.
Firma l’appello di Camilleri, Flores d’Arcais e Hack

Il diktat di Marchionne, che Cisl e Uil hanno firmato, contiene una clausola inaudita, che nemmeno negli anni dei reparti-confino di Valletta era stata mai immaginata: la cancellazione dei sindacati che non firmano l’accordo, l’impossibilità che abbiano una rappresentanza aziendale, la loro abrogazione di fatto. Questo incredibile annientamento di un diritto costituzionale inalienabile non sta provocando l’insurrezione morale che dovrebbe essere ovvia tra tutti i cittadini che si dicono democratici. Eppure si tratta dell’equivalente funzionale, seppure in forma post-moderna e soft (soft?), dello squadrismo contro le sedi sindacali, con cui il fascismo distrusse il diritto dei lavoratori a organizzarsi liberamente.

Per questo ci sembra che la richiesta di sciopero generale, avanzata dalla Fiom, sia sacrosanta e vada appoggiata in ogni modo. L’inaudito attacco della Fiat ai diritti dei lavoratori è un attacco ai diritti di tutti i cittadini, poiché mette a repentaglio il valore fondamentale delle libertà democratiche. Ecco perché riteniamo urgente che la società civile manifesti la sua più concreta e attiva solidarietà alla Fiom e ai lavoratori metalmeccanici: ne va delle libertà di tutti.

Andrea Camilleri, Paolo Flores d’Arcais, Margherita Hack

Primi firmatari:

don Andrea Gallo, Antonio Tabucchi, Dario Fo, Gino Strada, Franca Rame, Luciano Gallino, Giorgio Parisi, Fiorella Mannoia, Ascanio Celestini, Moni Ovadia, Lorenza Carlassarre, Sergio Staino, Gianni Vattimo, Furio Colombo, Marco Revelli, Piergiorgio Odifreddi, Massimo Carlotto, Valerio Magrelli, Enzo Mazzi, Valeria Parrella, Sandrone Dazieri, Angelo d’Orsi, Lidia Ravera, Domenico Gallo, Marcello Cini, Alberto Asor Rosa.

(4 gennaio 2011)

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