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Posts Tagged ‘disabili’

Muggiò accessibile (?)

Posted by PRC Muggiò su lunedì 4 dicembre 2017

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Viabilità e accessibilità. Due termini spesso associati nei programmi di opere pubbliche e nelle proposte politiche, ma che rimangono termini spesso dissociati nella realtà cittadine.

Alessandro Mauri, ottantenne energico e lucido, ci sollecita nel riaccendere il dibattito.

Lui stesso, qualche anno fa, fu protagonista di un articolo di giornale, apparso su Il Giorno, nel quale si tentò di estendere la problematica delle barriere architettoniche e degli incroci pericolosi a tutto il territorio muggiorese.

Mauri è stato vittima in passato di un grave incidente alla gamba che lo ha costretto a convivere con i rischi e gli ostacoli stradali che limitano – a volte addirittura impediscono – il passaggio di persone con difficoltà motorie.

Lo ringraziamo per la sollecitazione e raccogliamo lo stimolo.

Abbiamo recuperato l’articolo in questione e ci domandiamo se e quanto sia cambiata la situazione a distanza di qualche anno.

L’assessore Testa, intervistato anch’egli in quell’articolo de Il Giorno, elencava i lavori in corso e in programma per l’abbattimento delle barriere: asilo Brodolini, via Baruso, via S. Rocco e via XXV Aprile…. ma le barriere architettoniche che ostruiscono e limitano gli spostamenti di chi, per svariati motivi ha problemi di mobilità (diversamente abili, mamme con carrozzine per bambini, infortunati, anziani…), sono così diffusi e pervasivi che non è sufficiente individuare alcuni casi eclatanti da indicare all’opinione pubblica.

Pur comprendendo le difficoltà che le amministrazioni comunali devono affrontare in questo periodo di ristrettezze economiche (lo sapete, siamo comunisti… vi ricordiamo che le ristrettezze sono figlie delle politiche liberiste nazionali ed europee), ci piacerebbe però fare chiarezza su alcuni quesiti, che rivolgiamo all’amministrazione.

E’ mai stata fatta una mappatura delle barriere architettoniche, fotografando lo stato di fatto, classificando gli interventi in base alla rilevanza delle barriere e individuando le aree più critiche? Solo in questo modo potremo raffrontare l’elenco dei lavori in corso con la totalità del problema senza dimenticare quanto ancora è in attesa di risoluzione; magari, e ripetiamo “magari”, si potrebbe addirittura rispondere ai cittadini che si rivolgono alla pubblica amministrazione per segnalare una barriera, guardi signora/e, conosciamo quella situazione e considerando anche tutte le altre barriere il suo intervento pensiamo di farlo tra ….

In secondo luogo è necessario che – in nome della trasparenza – si conosca la quota di bilancio destinata ad opere di tal genere… ma noi chiediamo di più.

I Sindaci, gli Assessori, solitamente parlano delle somme messe a bilancio per l’abbattimento delle barriere architettoniche riferendosi ai lavori programmati sulle strutture pubbliche e, a volte, ai rifacimenti complessivi di strade e marciapiedi; somme necessarie, ma che non aggrediscono la miriade di barriere diffuse nel territorio che rendono una impresa gli spostamenti di chi ha problemi di mobilità.

Bisognerebbe invece distinguere quella che è la spesa storica e ricorrente da quello che è uno sforzo aggiuntivo, reso disponibile da entrate che sono variabili ed estemporanee.

Noi chiediamo che i proventi delle riscossioni derivate dalle sanzioni per violazione del Codice della Strada, somme che tipicamente sono estemporanee e variabili nel tempo, per la quota non vincolata dalle destinazioni di legge siano in quota aggiuntiva, distinta dalla spesa storica, investiti per almeno il 33% nell’abbattimento di tutte le barriere architettoniche e nella messa in sicurezza delle strade e degli attraversamenti.

Nel Rendiconto 2016 il totale delle riscossioni relative alle multe superava i 600.000 euro, raggiungendo quota 700.000 se sommate nell’intera voce “Controllo e repressione delle irregolarità e degli illeciti”. Se le somme non vincolate per legge ammontassero al 50%, si tratterebbe di destinare non meno di 100.000€ aggiuntivi all’eliminazione capillare delle barriere architettoniche!

Ma questa amministrazione è in grado di fare scelte di questa natura?

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Dopo di Noi. Un’occasione da non perdere

Posted by PRC Muggiò su giovedì 22 dicembre 2016

Giungono voci, sempre più frequenti, di sviluppi finalmente positivi sul Dopo di Noi a Muggiò.

disabili-1Il progetto ha una storia lunga e sterile, rimpallato di amministrazione in amministrazione, oggetto di ipotesi serie come di proposte elettoralistiche.

I constanti rinvii hanno frenato a tal punto il progetto da far ritenere impercorribile la strada di creare nel breve-medio periodo dei luoghi di residenza e convivenza tra persone affette da disabilità, specie quando queste perdono l’indispensabile aiuto dei loro genitori.

Ma sembrerebbe che qualcosa ora si sia sbloccato.

Pare che sia arrivata la proposta di un privato intenzionato a donare un immobile direttamente all’Associazione Aurora, l’associazione che raggruppa i genitori dei disabili muggioresi; uno stabile dotato di notevoli metrature che, previa ristrutturazione, potrà ospitare un Dopo di Noi sul territorio comunale. La proposta è giunta all’attenzione del direttivo dell’Associazione che ha provveduto a coinvolgere i tecnici comunali, il Sindaco e lo staff del donatore, già usciti per un sopralluogo dello stabile.
L’ipotesi sembra estremamente seria, perché non si parla di un privato qualsiasi ma della vedova dell’industriale Brugola, recentemente scomparso, in possesso della Cascina Brugola, lo stabile oggetto della donazione (o dell’affido).

Come Rifondazione Comunista di Muggiò pensiamo che se davvero la vedova Brugola donasse quell’immobile direttamente all’Associazione Aurora, allora si determinerebbero le condizioni affinché il complesso meccanismo di una fondazione dedicata alla realizzazione del progetto Dopo di Noi si metta finalmente in moto. Solo a quel punto infatti i possibili attori della fondazione – Associazione Aurora, Amministrazione Comunale, vedova/azienda Brugola ed altri privati che volessero concorrere alla realizzazione – avrebbero l’interesse e si potrebbero veramente riunire con pari dignità e ruolo, senza che i diretti interessati, rappresentati dall’Aurora, vengano chiusi o incanalati in soluzioni estemporanee e/o improvvisate, senza nessuna prospettiva strategica (che politicamente è l’aspetto che più ci interessa).

La struttura, una volta resa funzionale e fruibile, potrà essere gestita da una Fondazione – come nel progetto originario – che comprenda l’Associazione Aurora, il Comune, il donatore privato e i soggetti interessati dalla proposta.

Ci saranno tanti problemi.

Ovviamente il Comune avrà tutto l’interesse a sostenere una futura fondazione, e per questo magari potrebbe dover rinunciare ad incamerare gli oneri di urbanizzazione delle opere necessarie a ristrutturare la cascina o contribuire organizzativamente e/o economicamente in qualche altra forma.

L’Associazione Aurora dovrà maturare, diventare adulta, ed accettare la sfida che la donazione di un simile bene le assegna; ma questo non può che rinsaldare la forza e la comunione d’intenti che fino ad oggi ha tenuto assieme questa fragile e delicata realtà del nostro territorio.

La vedova, ma anche i privati che successivamente dovessero farsi avanti con ulteriori donazioni e contributi, dovranno perseguire esclusivamente finalità di solidarietà sociale, senza secondi fini di qualsiasi natura.

Oggi sono solo voci.

Ma sono voci che lasciano ben sperare! Ci auguriamo che l’Aurora accetti la donazione e che il Comune si impegni a facilitare il percorso per poi concorrere a costituire una fondazione efficiente e partecipata. Ci auguriamo che la volontà politica per il bene comune possa far superare tutti gli ostacoli tecnici ed amministrativi.

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Quel “pasticciaccio” sull’ISEE di Renzi

Posted by PRC Muggiò su martedì 3 maggio 2016

da ilfattoquotidiano.it, 3 marzo 2016

Nuovo Isee, associazione disabili: “Dopo sentenza cambiare le norme o sarà caos”

disabileIl Consiglio di Stato lunedì ha bocciato il sistema di calcolo che include le pensioni di invalidità tra i redditi. Anffas onlus: “Poletti convochi un tavolo. Non vorremmo che ora qualcuno prendesse la “palla al balzo” per peggiorare, anziché agevolare, l’accesso alle prestazioni, scaricare il carico dell’assistenza sulle famiglie e innalzare la compartecipazione ai servizi”

Dopo la sentenza del Consiglio di Stato che ha bocciato il nuovo sistema di calcolo dell’Isee, le associazioni delle persone con disabilità chiedono al ministro del Lavoro e delle Politiche sociali Giuliano Poletti di convocare subito un tavolo per modificare la normativa. Quella attuale include le pensioni di invalidità nel reddito, cosa che i giudici hanno censurato perché quei trattamenti non possono essere considerati una remunerazione, e differenzia le franchigie tra maggiorenni e minorenni. Senza un intervento rapido, è l’allarme lanciato da Anffas Onlus (Associazione Nazionale Famiglie di Persone con Disabilità Intellettiva e/o Relazionale), quella dei disabili nei confronti del governo si rivelerebbe una “vittoria di Pirro”. In particolare “non vorremmo che ora qualcuno, vista l’espunzione dall’Isee delle provvidenze e il dover rimettere mano all’Isee, prendesse la “palla al balzo” per peggiorare, anziché agevolare l’accesso alle prestazioni; scaricare ulteriormente il carico dell’assistenza sulle famiglie; innalzare ulteriormente la compartecipazione ai servizi”.

“Oggi un cittadino che si rivolgesse a un Caf o all’Inps per richiedere un Isee che cosa otterrebbe?”, si chiede Roberto Speziale, presidente dell’associazione. “Tale documento sarebbe legittimo? E gli Isee rilasciati dopo le sentenze del Tar Lazio e quindi risalenti allo scorso anno, anch’essi illegittimi, non dovrebbero essere revocati d’ufficio e risarcite le persone che a causa di un Isee illegittimo non avessero avuto accesso a determinate prestazioni o avessero dovuto contribuire con una compartecipazione più alta di quella dovuta?”. E ancora, “quante Regioni hanno emanato le linee guida e quanti enti locali hanno aggiornato conseguentemente i loro regolamenti stabilendo soglie di accesso eque senza scaricare, a loro volta, sui cittadini “compartecipazioni” estremamente onerose e “vessatorie”? Dove sono finite le risorse risparmiate che dovevano essere riallocate nel sociale?”.

In Italia, continua il comunicato, “disporre di un sistema equo,trasparente e semplice per stabilire la situazione economica e patrimoniale di singoli cittadini o nuclei familiari che richiedono accesso a prestazioni sociali agevolate (quindi con condizioni di miglior favore rispetto agli altri cittadini proprio a causa delle loro oggettive difficoltà economiche), rappresenta un’esigenza imprescindibile, per evitare, appunto, che l’accesso alle prestazioni presenti lati oscuri che minino l’esigibilità concreta dei diritti dei cittadini”.

“Il nostro paese si dovrebbe interrogare per quale motivo sempre più le persone con disabilità, anche singolarmente, le famiglie e le loro associazioni sono costrette a rivolgersi alla magistratura per vedersi riconosciuti i loro sacrosanti diritti, la maggior parte addirittura di rango costituzionale. Meccanismo questo che sta frazionando il mondo della disabilità, assistendo, sempre più spesso ad un’autentica “guerra tra poveri” con il rischio che chi rimane fuori dalla pur insufficiente rete dei servizi consideri dei “privilegiati” e “asserviti” al sistema coloro che con mille peripezie e difficoltà riescono a ottenere qualche minima e vitale risposta. Per non parlare della Convenzione Onu sui diritti delle persone con disabilità che, pur essendo legge dello Stato, continua ad essere praticamente ignorata!”.

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Regolamento per la concessione di contributi e sussidi economici di Muggiò; un grave errore che causa una forte ingiustizia

Posted by PRC Muggiò su venerdì 31 ottobre 2014

Nel novembre 2009 la ex-Giunta di destra ha deliberato una versione del “Regolamento per la concessione di contributi e sussidi economici a persone fisiche” che criticammo ampiamente e sul quale proponemmo diversi emendamenti migliorativi (vedi qui); Tutte le proposte furono bocciate da PDL, Lega Nord e Brianza 2009, con l’astensione di PD e Lista Fossati (oggi lista Insieme per Muggiò). Assurda fu la posizione del PD che nel 2004 aveva votato contro il precedente regolamento sebbene fosse migliore della versione votata nel 2009.

A distanza di anni emerge però un ulteriore e grave errore in quel regolamemento, un errore a danno di uno dei soggetti più deboli destinatari degli interventi di sostegno, i disabili.

disabileLa vicenda è tecnicamente complessa e nasce dalla traduzione in atti amministrativi dei Decreti Legislativi 109/1998 e 130/2000 dove si fissano “criteri unificati di valutazione della situazione economica di coloro che richiedono prestazioni o servizi sociali o assistenziali non destinati alla generalità dei soggetti” (leggasi criteri ISEE  per accedere ai servizi sociali individuali). La normativa nazionale, art. 3 comma 2ter, recita: “Limitatamente alle prestazioni sociali agevolate assicurate nell’ambito di percorsi assistenziali integrati di natura sociosanitaria, erogate a domicilio o in ambiente residenziale a ciclo diurno o continuativo, rivolte a persone con handicap permanente grave, … omissis …, nonchè a soggetti ultrasessantacinquenni la cui non autosufficienza fisica o psichica sia stata accertata dalle aziende unità sanitarie locali, … omissis … al fine di favorire la permanenza dell’assistito presso il nucleo familiare di appartenenza e di evidenziare la situazione economica del solo assistito, anche in relazione alle modalità di contribuzione al costo della prestazione, … omissis”
Cosa vuole dire questo testo di legge? Vuole dire che per le persone con handicap grave necessarie di permaenza diurna o continuativa  in RSA, comunità alloggio e similari, il reddito ISEE da considerare è quello personale del singolo assistito e non quello familiare.

Su questo testo negli ultimi 5 anni si sono scontrate nelle aule dei tribunali amministrativi le ragioni delle famiglie con soggetti portatori di handicap contro le interpretazioni delle Amministrazioni Locali che hanno ignorato quel testo e continuato a computare all’interno dei requisiti ISEE i redditi di tutti i membri del nucleo familiare. Ma di recente è intervenuta una sentenza del Consiglio di Stato (la n. 05355/2013) che censura l’illegittima richiesta dell’Amministrazione di considerare il cumulo dei redditi familiari al posto del reddito personale del singolo assistito.

Torniamo ora al regolamento per la concessione di contributi e sussidi economici di Muggiò, anche a seguito delle giuste rimostranze di alcuni concittadini che si sono rivolti a noi lamentando la mancata applicazione delle norme nazionali.

Rileviamo che effettivamente nè la formulazione dell’ articolo 17 (Interventi economici per la fruizione di servizi residenziali per anziani e diversamente abili), nè quella dell’articolo 18 (Interventi di residenzialita’ temporanea) del nostro regolamento hanno in alcuna considerazione il diverso metodo di calcolo del requisito ISEE che deve essere applicato in questi casi.

C’è inoltre un ulteriore e delicato aspetto che deve essere chiarito nel nostro regolamento in merito ai documenti da allegare alla domanda di contributo , infatti il nostro art. 17 recita: “Il richiedente per accedere alla prestazione ha l’obbligo di dimostrare di avere richiesto innanzitutto ai propri familiari (per la definizione dei quali si rimanda ai precedenti artt. 11 e 12) gli alimenti per far fronte alla propria situazione di difficoltà economica. Insieme alla domanda di accesso ai benefici economici, il richiedente pertanto deve presentare idonea dichiarazione dei tenuti per legge attestante l’impegno a partecipare al progetto di aiuto, secondo le rispettive possibilità economiche, da definire successivamente sulla base del minimo vitale

Quando, per contro, la citata sentenza del Consiglio di Stato testualmente recita:  “Inoltre, proprio perché la disciplina in esame è diretta ad individuare solo un metodo di calcolo del reddito dell’avente diritto alla prestazione, essa non può essere interpretata nel senso di dilatare il novero dei soggetti obbligati a sostenere le spese della prestazioni erogate al disabile, ed in particolare non consente di considerare obbligati altri familiari. Insomma, obbligato al pagamento può essere ritenuto solo il soggetto che riceve la prestazione anche se il suo reddito viene calcolato con riferimento alla sua situazione familiare (cfr. Tar Lombardia Milano, sez. I, 7 febbraio 2008, n. 291). Ecco, allora, che la presenza di obbligati agli alimenti può rilevare ai fini del calcolo dell’ISEE familiare del disabile, ma non può integrare una causa di esclusione dal beneficio, come invece previsto dal regolamento impugnato.

 

Abbiamo già detto che nel 2009 l’Amministrazione Comunale votò un regolamento peggiore di quello in vigore nel 2004. Adesso, dopo i rilievi del Consiglio di Stato, non capiamo cosa si stia aspettando per correggere le norme illegittime presenti nel regolamento e sospendere le scorrette modalità applicate fino ad oggi dai servizi sociali.

Se negli scorsi anni si poteva avanzare un pretestuoso dubbio interpretativo, oggi non ci sono più alibi, ed ogni mese che passa è una colpevole vessazione nei confronti di una delle fasce più bisognose della nostra società.

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