Muggiò Città@perta

Un'altra Muggiò è possibile

  • Inserisci il tuo indirizzo email per seguire questo blog e ricevere notifiche di nuovi messaggi via e-mail.

  • Il PRC Muggiò su Facebook:

  • Muggiò a Sinistra

  • Giovani Comunisti Monza Brianza

  • L’Altra Europa

  • SOTTOSCRIZIONE FEDERALE

    Vintage ornate card in east style. Golden Victorian floral decor. Template frame for greeting card and wedding invitation. Ornate vector border and place for your text.

  • NO alla modifica costituzionale

  • REFERENDUM SOCIALI

  • ISCRIZIONI 2015

  • Il fascismo è un crimine

  • I soldi dei caccia F35 vadano ai terremotati!

    Chiediamo che i fondi per i caccia F35 siano destinati interamente per la ricostruzione
  • SCIOPERO GENERALE

  • No alla Buona Scuola

  • In piazza con la FIOM

  • Ricordando il compagno Mandela

  • Electrolux non deve passare

  • 17 APRILE NO TRIV

  • Lotto per il 18 – iniziata la raccolta delle firme per indire il referendum

  • BASTA CEMENTO, PIU’ VERDE SUBITO! FIRMA ANCHE TU

  • ALCOA, la lotta continua

    ALCOA, la lotta continua
  • Col governo Monti cresce solo l’ingiustizia

  • Paghi chi non ha mai pagato

  • Manovra Monti – NO al governo dei banchieri

  • Manovra Monti – paghi chi non ha mai pagato

  • 2 SI per acqua bene comune

    2 SI per acqua bene comune
  • La legge è uguale per tutti: VOTA SI

    La legge è uguale per tutti: VOTA SI
  • MANDIAMOLI A CASA!

    Berlusconi e Marchionne vogliono la stessa cosa; comprimere i diritti e la democrazia a proprio vantaggio
  • A voi i profitti, a noi i lutti

  • Basta con il bipolarismo degli affari

    Basta con il bipolarismo degli affari

    Basta con il bipolarismo degli affari

  • Articoli Recenti

Posts Tagged ‘Europa’

A proposito di Brexit

Posted by PRC Muggiò su venerdì 24 giugno 2016

Pubblichiamo il comunicato stampa tradotto dall’inglese del Communist Party of Britain (Partito Comunista della Gran Bretagna) pubblicato immediatamente dopo il voto referendario del 23 giugno 2016 che ha sancito l’uscita della Gran Bretagna dall’Unione Europea.

Fonte: http://www.communist-party.org.uk/britain/eu/2273-a-victory-for-popular-sovereignty-a-defeat-for-the-eu-imf-nato-axis.html

UNA VITTORIA PER LA SOVRANITA’ POPOLARE – una sconfitta per l’asse UE-FMI-NATO

CP national question pic.jpgIl risultato del referendum rappresenta un enorme e potenzialmente disorientante colpo alla classe dominante capitalista in Gran Bretagna, ai suoi politici di riferimento
e ai suoi alleati imperialisti in UE, USA, FMI e NATO.

Il popolo ha parlato e la volontà popolare ora chiede che il Parlamento di Westminster accetti e attui la decisione presa.

Ma è chiaro che il governo Cameron-Osborne ha perso la fiducia dell’elettorato e che non può essere credibile nel ricoprire il ruolo di negoziatore per l’uscita della Gran Bretagna dall’Unione Europea.  Il governo dovrebbe rassegnare le proprie dimissioni immediatamente.

Il Partito Comunista [di Gran Bretagna] ritiene che neanche un governo Tory [conservatore] – guidato da altri Onorevoli imprenditori, imperialisti e neoliberali come Boris Johnson, Michael Gove, Liam Fox e Iain Duncan Smith – resisterebbe alle pressioni della città di Londra, delle grandi imprese, degli USA e della NATO volte a prevenire l’uscita della Gran Bretagna dall’UE.

Se nessun governo alternativo può garantire la maggioranza nella Camera dei Comuni devono essere chiamate senza indugi le elezioni generali.

Ciò rende ancora più importante che la direzione del Partito Laburista si impegni fin da subito a rispettare ed attuare pienamente la decisione referendaria. Inoltre ciò dovrebbe rendere evidente la determinazione a negoziare i termini di uscita e i futuri trattati con l’UE e con altri paesi sulla base di nuove disposizioni che mettano gli interessi dei lavoratori inglesi e internazionali al primo posto rispetto agli interessi delle grandi aziende e del “libero mercato” capitalista.

In ogni caso sarà anche vitale contenere l’insorgere di xenofobia e razzismo scatenato dalle principali forze di entrambe le parti della campagna referendaria.

L’unità e la mobilitazione dei movimenti progressisti e dei lavoratori sono essenziali per spiegare i benefici dell’immigrazione e per contrastare l’attrazione divisiva e reazionaria dell’UKIP [United Kingdom Independence Party] e di altri partiti di centro ed estrema destra.

Noi ora abbiamo bisogno di lottare per assicurarci che la Gran Bretagna, fuoriuscita dalla “Fortezza Europa”, usi la sua libertà per dare il benvenuto alle persone di tutto il mondo per venire qui a lavorare, studiare e vivere e che porti l’Europa a garantire un rifugio sicuro per i richiedenti asilo e per i profughi.

Annunci

Posted in Politica, Società | Contrassegnato da tag: , , , , , , , , , , , | Leave a Comment »

I nuovi nazisti che piacciono all’Europa

Posted by PRC Muggiò su mercoledì 6 gennaio 2016

Ucraina: Heil mein Nato!

L’arte della guerra. La rubrica settimanale di Manlio Dinucci

1482753La roadmap per la cooperazione tecnico-militare Nato-Ucraina, firmata in dicembre, integra ormai a tutti gli effetti le forze armate e l’industria bellica di Kiev in quelle dell’Alleanza a guida Usa. Manca solo l’entrata formale dell’Ucraina nella Nato. Il presidente Poroshenko ha annunciato a tal fine un «referendum» in data da definire, preannunciando una netta vittoria dei «sì» in base a un «sondaggio» già effettuato. Da parte sua la Nato garantisce che l’Ucraina, «uno dei partner più solidi dell’Alleanza», è «fermamente impegnata a realizzare la democrazia e la legalità».

I fatti parlano chiaro. L’Ucraina di Poroshenko – l’oligarca arricchitosi col saccheggio delle proprietà statali, del quale il premier Renzi loda la «saggia leadership» – ha decretato per legge in dicembre la messa al bando del Partito comunista d’Ucraina, accusato di «incitamento all’odio etnico e violazione dei diritti umani e delle libertà».

Vengono proibiti per legge gli stessi simboli comunisti: cantare l’Internazionale comporta una pena di 5–10 anni di reclusione. È l’atto finale di una campagna persecutoria analoga a quelle che segnarono l’avvento del fascismo in Italia e del nazismo in Germania. Sedi di partito distrutte, dirigenti linciati, giornalisti seviziati e assassinati, attivisti bruciati vivi nella Camera del Lavoro di Odessa, inermi civili massacrati a Mariupol, bombardati col fosforo bianco a Slaviansk, Lugansk, Donetsk. Un vero e proprio colpo di stato sotto regia Usa/Nato, col fine strategico di provocare in Europa una nuova guerra fredda per colpire e isolare la Russia e rafforzare, allo stesso tempo, l’influenza e la presenza militare degli Stati uniti in Europa.

Quale forza d’assalto sono stati usati, nel putsch di piazza Maidan e nelle azioni successive, gruppi neonazisti appositamente addestrati e armati, come provano le foto di militanti di Uno-Unso addestrati nel 2006 in Estonia.

Le formazioni neonaziste sono state quindi incorporate nella Guardia nazionale, addestrata da centinaia di istruttori Usa della 173a divisione aviotrasportata, trasferiti da Vicenza in Ucraina, affiancati da altri della Nato.
L’Ucraina di Kiev è così divenuta il «vivaio» del rinascente nazismo nel cuore dell’Europa. A Kiev arrivano neonazisti da mezza Europa (Italia compresa) e dagli Usa, reclutati soprattutto da Pravy Sektor e dal battaglione Azov, la cui impronta nazista è rappresentata dall’emblema ricalcato da quello delle SS Das Reich.

Dopo essere stati addestrati e messi alla prova in azioni militari contro i russi di Ucraina nel Donbass, vengono fatti rientrare nei loro paesi con il «lasciapassare» del passaporto ucraino. Allo stesso tempo si diffonde in Ucraina l’ideologia nazista tra le giovani generazioni. Se ne occupa in particolare il battaglione Azov, che organizza campi di addestramento militare e formazione ideologica per bambini e ragazzi, ai quali si insegna anzitutto a odiare i russi.

Ciò avviene con la connivenza dei governi europei: per iniziativa di un parlamentare della Repubblica Ceca, il capo del battaglione Azov Andriy Biletsky, aspirante «Führer» dell’Ucraina, è stato invitato al Parlamento europeo quale «oratore ospite».

Il tutto nel quadro dell’«Appoggio pratico della Nato all’Ucraina», comprendente il «Programma di potenziamento dell’educazione militare» al quale hanno partecipato nel 2015 360 professori ucraini, istruiti da 60 esperti Nato.

In un altro programma Nato, «Diplomazia pubblica e comunicazioni strategiche», si insegna alle autorità a «contrastare la propaganda russa» e ai giornalisti a «generare storie fattuali dalla Crimea occupata e dall’Ucraina orientale».

Posted in Politica, Società | Contrassegnato da tag: , , , , , , , , , , , , , , | Leave a Comment »

Bombe intelligenti e guerre umanitarie: un OSPEDALE colpito dagli USA.

Posted by PRC Muggiò su sabato 3 ottobre 2015

“Gli aerei Nato che hanno bombardato “per errore” un ospedale gestito da Medici senza frontiere, provocando morti e feriti, a Kunduz, in Afghanistan, è solo l’ultimo orrore di una guerra senza fine che l’Europa continua ad alimentare. Da anni diciamo che dall’Afghanistan bisogna andarsene, che la democrazia non l’abbiamo esportata e che la situazione nel Paese è totalmente fuori controllo.
Questa “favola” delle “guerre umanitarie” sta producendo barbarie, rafforzando il terrorismo islamico e producento migliaia di profughi: è responsabilità della Nato, da cui chiediamo di uscire.
La nostra solidarietà ai medici di MSF e il nostro cordoglio per tutte le persone vittime di questa ennesima strage.”

Paolo Ferrero – Segretario nazionale PRC

bomb

Posted in Società | Contrassegnato da tag: , , , , , , , , , | Leave a Comment »

“C’è una strada stretta che noi dobbiamo percorrere” – Intervento di Dino Greco

Posted by PRC Muggiò su mercoledì 5 agosto 2015

“Non possiamo continuare ad investire sulla riformabilità dell’Europa”. Intervento di Dino Greco

da controlacrisi.org

Dino_Greco_nella_sede_del_Prc_di_ParmaLa cosa più semplice, diretta e, purtroppo, definitiva l’ha detta Lucio Carracciolo (direttore di Limes), quando ha scritto che dopo l’accordo della capitolazione “la Grecia cessa di esistere come Stato indipendente”.
Non ancora nella forma, ma certo nella sostanza. “Restano i Greci”, ma espropriati di tutto: della giurisdizione politica, economica, sociale.

Ciò perché l’intesa ha il carattere, neppure dissimulato, di una resa senza condizioni.

E’ davvero come se il board dell’Ue fosse entrato ad Atene alla guida dei tanks col mandato di non fare prigionieri e il signor Schauble avesse infine messo il suo sigillo sull’occupazione sbattendo sulla bilancia la “spada di Brenno”.

Il congegno del diktat è concepito per prefigurare una colonizzazione stabile del paese, la sua trasformazione in un protettorato su cui veglia la resuscitata troika, i cui funzionari, prima ripudiati dal governo greco, torneranno come cani da guardia a controllare l’attuazione di ogni singolo punto dell’accordo, prima ancora che su di esso si pronunci (pletoricamente) il parlamento preso in ostaggio insieme al popolo di Grecia.
Evito di riassumere qui l’impressionante incalzare del diktat, i contenuti scolpiti nelle 7 pagine del nuovo memorandum. Alla condizione però che essi siano tenuti ben presenti. Perché c’è un antico vizio, nella sinistra, ed è la tendenza a rimuovere le sconfitte (in questo caso la drammatica materialità di quell’intesa) per “buttarla in politica” e assolversi dall’urgenza di una rielaborazione critica delle proprie tesi.

Di questa pessima abitudine ha in questi giorni libero corso una versione ancor più paradossale, quella secondo cui l’accordo è una tagliola talmente pesante da non potere essere applicata: dunque – sento dire – è come se non esistesse!

Invece l’accordo esiste eccome, come esistono i pretoriani (gli euroburocrati di Bruxelles e Berlino) che vegliano al minuto su ciascun atto legislativo al fine di garantirne la meticolosa applicazione.

Vorrei essere chiaro su un punto preliminare: la questione non si pone in termini di “tradimento”, scorciatoia fuorviante di ogni querelle che annega il dibattito a sinistra in un mare di inutili e autolesionistici insulti.

Tsipras non è Vidkun Quisling. Semmai è una figura tragica che i fatti rischiano di trasformare nell’esecutore testamentario del referendum.
Alla radice dell’esito del lungo braccio di ferro c’è un errore (fatale) di comprensione teorica della realtà dell’Unione europea, errore del quale la stessa sinistra radicale italiana divide la paternità.

L’errore è consistito (consiste?) nel ritenere che con la Commissione europea, con la Bce, con il Fmi sia possibile negoziare la fine (o almeno l’attenuazione) dell’austerity.
Un po’ come se una vittima dei “cravattari” si illudesse di potere concordare con i propri aguzzini la fine dell’usura.

Ricordo, per inciso, che quasi tutta la sinistra italiana aveva creduto che le dimissioni di Varoufakis, intervenute dopo la vittoria nel referendum e prima che se ne conoscessero le reali ragioni, potessero essere un viatico positivo per l’accordo, quasi che ad impedirlo fosse ormai soltanto un conflitto di caratteri fra i ministri delle finanze greco e tedesco!

Il fatto che non si dovrebbe mai dimenticare è che l’austerity non è altro che la principale missione politica delle classi dominanti europee (privatizzazione integrale, abolizione del welfare, deflazione salariale, concentrazione di potere e ricchezza, mercatismo assoluto, ecc.). E che l’architettura congegnata per rendere inespugnabile questo modo dell’accumulazione, dell’appropriazione privata, dell’estrazione di plusvalore assoluto dal lavoro non può essere incrinata con il consenso dei suoi artefici che in quel caso vedrebbero messa in discussione la propria ragione di esistenza.

Non avere compreso l’irriducibilità del proprio antagonista ha fatto ritenere che la ragionevolezza delle proprie posizioni, il carattere manifestamente ingiusto e per giunta inefficace delle misure imposte sino ad allora alla Grecia potesse dischiudere la porta ad un’intesa positiva. Nulla di più illusorio.

La trattativa si è svolta su un binario a senso unico, con la dichiarazione condivisa che i trattati europei, a partire dalla moneta, non erano in discussione, e che l’accordo si sarebbe potuto raggiungere solo entro e non al di fuori del perimetro dato.

Poi, una volta scoperto che davanti c’era un muro invalicabile si è detto che la 1574sproporzione nei rapporti di forza era talmente grande da non consentire un esito diverso e che la firma era obbligata.
Ma che i rapporti di forza fossero questi e non altri era ben noto a tutti sin dall’inizio, anche quando si davano per certe la fine dell’austerity e la sconfitta della troika.

E allora? Il fatto è che ad una ipotesi alternativa, ad un’altra via d’uscita, che mettesse in conto di non firmare la capitolazione anche a prezzo di subire l’uscita dall’euro non si è mai pensato, se non in chiave di tattica negoziale (Varoufakis), anch’essa rigettata dalla maggioranza della segreteria di Syriza.

La convinzione che non esistesse una via d’uscita ha fatto sì che la straripante vittoria dell’oki sia stata paradossalmente usata non per sfidare la troika, ma per rendere le armi, senza nulla più negoziare, sotto il ricatto della “grexit” brandito dalla Germania come una clava.

L’accordo (per usare le stesse parole con cui Tsipras commentò le proposte dell’Ue appena prima della resa) è “umiliazione e disastro”, un taglieggiamento dai contenuti violentemente recessivi, un percorso che conduce esattamente là dove la Grecia è stata portata dagli altri memorandum.

Un accordo che distrugge Syriza (o ne muta in radice la natura) perché il vulnus democratico inferto al partito è fortissimo e alquanto difficile da riassorbire.

E’ questo un fatto incontrovertibile che nessuna acrobazia dialettica può relativizzare: mentre la maggioranza del comitato centrale del partito (e non solo la sinistra) respingeva l’accordo il suo segretario andava da un’altra parte, costruendo una nuova maggioranza parlamentare necessaria per approvare l’intesa col voto decisivo degli oligarchi di Potami, dei corrotti del Pasok e della destra di Nuova democrazia.

Ma c’è di più: ora si sta spiegando che l’accordo fotocopia dei precedenti, contro i quali Syriza è nata, ha combattuto e vinto, lascia dischiusa una strada: quello che fino ad un giorno prima era considerato un obbrobrio indifendibile e una taglia insopportabile sul popolo greco diventa una “non sconfitta” che può rilanciare la lotta interna.
Il governo greco oggi simula un’autonomia che in realtà non gli è concessa.

Ecco, io credo che c’è una cosa peggiore del disfattismo ed è la capacità (di cui la sinistra italiana ha credenziali da master universitario) di trasformare le sconfitte in vittorie, il che equivale a non elaborarne e a non apprenderne la lezione, rimanendo prigionieri di una sorta di coazione a ripetere, a percorrere le strade di sempre anche se senza via d’uscita.

E allora?
Nei confronti di Syriza, di Tsipras, del popolo greco tutta la sinistra italiana ha un enorme debito di riconoscenza. Da soli, contro il moloch europeo, hanno saputo ribellarsi e mettere a nudo la violenza cieca del potere incardinato nelle istituzioni continentali, hanno disvelato la natura degli interessi che esso rappresenta mostrandone sino in fondo il carattere predatorio, hanno strappato le lenti deformanti con le quali certo progressismo aveva educato a guardare all’Europa.

Ma hanno anche dimostrato, a loro spese e a memoria di tutti, che quella immensa prova di coraggio e di generosità non basta, perché il meccanismo infernale che hanno combattuto pensando di piegarlo non è emendabile, non è riformabile dall’interno.

La questione di cui occorre prendere finalmente atto è che l’Ue, i trattati che ne formano l’ossatura e la moneta sono esattamente la stessa cosa, per concatenazione logica e simbolizzazione reciproca; e che l’euro è l’instrumentum regni, la tecnicalità monetaria di una politica socialmente reazionaria, di una inaudita oppressione di classe che trascina con sé una drammatica fuoriuscita dalla democrazia.

L’epilogo della vicenda greca dimostra che l’intera configurazione della formazione economico-sociale europea è una “gabbia d’acciaio” dalle cui maglie non si esce se non rompendola.

Vedo che cominciano a capirlo in molti: da Paul Krugman (che da quando se n’è convinto non scrive più su Repubblica) a Oskar Lafontaine, da James Galbraith a Stefano Fassina (che da quando si è affrancato dalla morsa del Pd dice persino cose sensate).

Ebbene, ho l’impressione che l’analisi materialistica della reale essenza dell’Ue noi fatichiamo ancora a compierla, per affidarci, nella pratica (che gramscianamente rivela il nostro reale ambito teorico) a pur generose illusioni volontaristiche.

E’ come se fossimo prigionieri di una sorta di blocco del pensiero, di conformistica adesione all’idea che fuori dall’euro non c’è che il disastro, la degenerazione nazionalistica, la caduta in un buco nero e un’inevitabile deriva reazionaria: anche noi, in certo qual modo, siamo succubi di un nostro “there is no alternative”.

Sicché nessun memorandum, neppure l’inevitabile avvitamento della crisi su se stessa, neppure la distruzione sempre più evidente di ogni aspetto della sovranità nazionale, sono riusciti a sciogliere in noi il timor panico per un’ipotesi che si configuri come vera rottura delle regole del gioco imposte dal capitale, per un salto di paradigma che non ci consegni sistematicamente alla sconfitta.

Eppure chi, se non i comunisti, dovrebbe essere capace di pensiero creativo, dunque “divergente”, tale da rompere continuamente gli schemi dell’esperienza e pensare il non già pensato.

L’elaborazione di una diversa proposta è oggi per noi (per l’esistenza stessa di una sinistra italiana) una necessità vitale. Altrimenti i già zoppicanti tentativi di rendere credibile e fare vivere l’Altra Europa e di immaginare “costituenti” della sinistra antiliberista nascono senza futuro, già con dentro inoculato il virus della dissoluzione.

L’Europa di cui abbiamo discusso sino a ieri e nelle cui coordinate si è mossa la nostra strategia è morta e sepolta. Continuare ad investire sulla sua riformabilità, alimentare questo equivoco significa condannarsi ad un suicidio politico che si compirebbe definitivamente con la firma del TTIP e con l’entrata in vigore del fiscal compact.

Diciamolo in questo modo: se la conclusione della partita greca viene considerata una “contingente necessità” siamo tutti in un cul de sac. Perché nessuno avrà la forza di provarci più.

Un’ultima considerazione su un tema che è spesso tornato nelle nostre discussioni.

Dovrebbe essere ormai chiaro (anche questo è un apprendimento da non buttare) che proprio questa Europa è la più feconda culla del peggior nazionalismo.

Come ha scritto recentemente Marco Bascetta, nella fase più dura dello scontro fra Grecia e Germania il giudizio ricorrente nella stampa tedesca era che il popolo greco è “naturalmente infido”, culturalmente “inquinante”, “moralmente riprovevole”, “parassita”, e – nei casi peggiori – “miscuglio bastardo di Slavi, Turchi e Albanesi”, “altro che età di Pericle”, dunque.
Siamo a pochi passi – ammoniva Bascetta – dal confine invalicabile della dottrina razziale.

Questa è l’altra non meno pericolosa faccia del nazionalismo: il revanscismo sciovinistico tedesco, il bozzolo reazionario coltivato nell’involucro dell’Ue, la costruzione stabile di una gerarchia inossidabile di Stati con in testa la Germania come dominus per vocazione da una parte e i subalterni per costrizione dall’altra.

C’è una strada stretta che noi dobbiamo percorrere. Quella che impone, ad ogni costo, il recupero di una sovranità nazionale da incardinare su una strategia di riunificazione e difesa del lavoro e su una nuova tessitura solidaristica capace di trascendere i confini nazionali per costruire, su una proposta finalmente chiara, una trama democratica che l’attuale assetto dei poteri europei impedisce in radice.

Si tratta, per dirla con le parole di Mimmo Porcaro, di elaborare un nazionalismo democratico, lavorista, solidarista e antirazzista, diametralmente opposto alle farneticazioni reazionarie di Salvini. Senza questo cimento temo che sarà il capataz leghista ad avere la meglio. L’uscita dall’euro prima o poi ci sarà comunque, per autocombustione, ma a quel punto non saremo certo noi a determinarne la direzione.

Posted in Economia, Politica | Contrassegnato da tag: , , , , , , , , , , , | Leave a Comment »

Presidio in solidarietà del popolo greco [03/07, Monza]

Posted by PRC Muggiò su giovedì 2 luglio 2015

Posted in Politica | Contrassegnato da tag: , , , , , , , , , , , , , , , | Leave a Comment »

La vita prima del debito [Monza 12/05]

Posted by PRC Muggiò su giovedì 7 maggio 2015

debito

Posted in Economia | Contrassegnato da tag: , , , , , , , , , , , , , , , , , , | 1 Comment »

25 aprile 2015

Posted by PRC Muggiò su mercoledì 22 aprile 2015

Come si comportano nel mondo i nostri antifascisti (o presunti tali) e tutti gli altri che mai lo sono stati.

Il caso ucraino.

Rinchiusi, circondati, braccati. Stanati come si fa con le api, allontanandole col fumo e col fuoco dal proprio alveare. Peccato che l’alveare è un palazzo di 5 piani con le uscite sbarrate da un’orda di neofascisti e neonazisti ucraini, armati con spranghe e pistole.

incendio sindacato odessaCon l’incendio della Casa dei Sindacati ad Odessa la nuova Ucraina si macchia di un crimine efferato, non solo per la strage umana commessa – decine di morti, di tutte le età, donne e uomini, ardono vive – ma anche per la scelta del luogo da assaltare. Un luogo democratico, vivo, sede dei lavoratori, un luogo identico a quelle Case del Popolo bruciate dalle squadracce fasciste italiane nei decenni bui della storia italiana.

Il governo ucraino, nato dal golpe filoamericano ed europeista, formatosi nelle piazze del movimento Maidan e tra l’estrema destra, è espressione diretta delle ideologie fasciste e naziste.

I ribelli antifascisti che ancora oggi combattono nel Donbass, in particolar maniera nelle provincie di Lugansk e Donetsk, sono l’ultimo baluardo – assieme ai compagni del Partito Comunista Ucraino – di una Ucraina libera e antifascista.
In questa fase storica così tesa e annebbiata, eppure con schieramenti avversari così nettamente separati che solo per eccessiva ingenuità o malafede non si riconosce chi è il fascista e chi il compagno in armi, come si comportano i nostri rappresentanti politici istituzionali?

Il Partito Democratico, che ancora oggi si vanta di essere l’erede del PCI, anche in questo caso ha fatto dell’ipocrisia un suo biglietto da visita.

Già nel gennaio 2014 Gianni Pittella, eurodeputato PD e già vicepresidente del Parlamento Europeo, si è esposto nettamente a sostegno del progetto europeista dell’attuale governo di Kiev, divenendo uno dei primi politici occidentali a parlare sul palco del Maidan di fronte a una folla acclamante che esponeva i vessilli blu di Svoboda, partito nazionalsocialista ucraino, e quelli rosso-neri dell’UPA, esercito ucraino collaborazionista con la Germania nazista nella seconda guerra mondiale [1].

Pittella era accompagnato da Matteo Cazzulani, presunto analista politico e responsabile per i Rapporti del PD metropolitano milanese con i Partiti democratici e progressisti nel Mondo con delega alle Relazioni con il dissenso in Ucraina [2].

Per Forza Italia la questione è posta in termini di amicizia personale tra Putin e Berlusconi, desideroso – quest’ultimo – di recuperare terreno mediatico.
Nessuna posizione è presa nei confronti dei ribelli, ma non si fatica ad immaginarla da chi ha sempre sostenuto le occupazioni militari israeliane e le torture inflitte dalle forze dell’ordine italiane (vedi Sallusti e i suoi editoriali), ha più volte stretto alleanze con i neofascisti nostrani e ha revisionato la storia contro la Resistenza partigiana.

Sinistra Ecologia Libertà tace, nulla fa per sostenere la resistenza antifascista e preferisce continuare ad aggiungersi al coro di critica indiscriminata alla Russia. SEL si è in passato espressa con una mozione parlamentare sulla crisi in Ucraina. Mozione in cui – tra l’altro – si chiede che venga difesa l’integrità territoriale dello Stato ucraino…[3]

La posizione della Lega la si deve ricercare non tanto nelle dichiarazioni del delirante Salvini (che probabilmente deve ancora capire se Kiev è a nord o a sud di Roma), ma nelle azioni dei suoi compagni di merenda, i fascisti di CasaPound che hanno rapporti con l’estrema destra ucraina e nel loro organico contano dei volontari che si sono arruolati – pagandosi il biglietto dell’aereo, ci tengono a precisare – tra le fila del battaglione Azov, ovvero quel reggimento formato da bande neonaziste che combatte dalla prima ora contro i ribelli antifascisti e le opposizioni [4].

Il Movimento 5 Stelle, pur avendo persone elette e nominate in settori nevralgici della politica nazionale ed europea si limita sinora ad una campagna low profile contro la guerra.
Per essere antifascisti bisogna esserlo sempre e in tutto il globo.

Non soltanto il 25 aprile.

Non soltanto in Italia.

Non soltanto a parole.

donbass

[1] https://www.facebook.com/giannipittella/photos/pb.25923864548.-2207520000.1429453506./10152131286764549/?type=3&theater https://www.facebook.com/giannipittella/photos/a.10152131286599549.1073741896.25923864548/10152131286764549/?type=3&theater https://www.facebook.com/giannipittella/photos/a.10152131286599549.1073741896.25923864548/10152131286864549/?type=3&theater https://www.youtube.com/watch?v=q7FCeBTK6NI.

[2] http://pdmilano.net/new/europa/535-il-pd-per-la-democrazia-in-ucraina

[3] http://www.sinistraecologialiberta.it/notizie/ucraina-sel-unica-via-per-soluzione-e-quella-diplomatica/

[4] http://www.casapounditalia.org/2014/02/ucraina-casapound-sovranita.html http://contropiano.org/internazionale/item/26422-ucraina-fascisti-e-confusi-casapound-con-kiev-forza-nuova-con-putin http://contropiano.org/internazionale/item/24802-fascisti-italiani-insieme-ai-golpisti-di-kiev-nuove-conferme http://www.intelligonews.it/articoli/3-marzo-2014/15335/di-stefano-cpi-ucraina-bene-gli-sforzi-di-putin-per-mondo-multipolare-caso-cremona-conferma-nostre-idee-oscar-e-renzi-

Posted in Politica, Società | Contrassegnato da tag: , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , | 1 Comment »

Sostenere la Grecia per lottare in Italia

Posted by PRC Muggiò su domenica 15 marzo 2015

voltantino-grecia

Posted in Economia | Contrassegnato da tag: , , , , , , , , , , , , , , , , , | Leave a Comment »

Atene chiama

Posted by PRC Muggiò su mercoledì 11 febbraio 2015

atene

Massima mobilitazione del PRC a sostegno del governo di Syriza

Ordine del giorno approvato all’unanimità dalla direzione PRC, 7-02-2015

Mobilitazione a sostegno del governo di Syriza, mercoledì 11 febbraio presidi in ogni città, sabato 14 febbraio tutti a Roma

La direzione nazionale del Partito della Rifondazione Comunista impegna tutto il partito alla massima mobilitazione per la riuscita delle manifestazioni unitarie a sostegno del governo greco guidato dal compagno Alexis Tsipras.

Come Partito della Sinistra Europea abbiamo indetto una settimana di mobilitazione in tutti i paesi dall’11 al 17 febbraio per fare pressione sui governi affinché rispettino il voto del popolo greco e cambino le regole imposte dalla BCE e dalla Troika. Si tratta non solo di solidarietà con il paese che più ha subito le conseguenze delle politiche europee, ma di diffondere la consapevolezza che la causa greca è quella di tutti i popoli e di tutti i lavoratori e lavoratrici d’Europa.

Grazie alla vittoria di Syriza, per la prima volta in Europa c’è un governo che mette apertamente in discussione l’agenda neoliberista.

Il tentativo da parte della BCE, della Merkel e dei suoi alleati di soffocare sul nascere il governo di Syriza e di costringerlo a rinnegare il suo programma è volto a impedire che si diffonda su tutto il continente lo spettro della possibilità di uscire dalla crisi ponendo fine all’austerity neoliberista.

Il popolo greco e il suo governo in questo momento stanno difendendo i diritti di tutti i popoli europei e la stessa democrazia. E’ totalmente priva di fondamento ed inaccettabile la campagna volta a contrapporre le richieste dei greci agli interessi degli italiani come degli altri popoli.

In questo quadro la posizione del Presidente del Consiglio Matteo Renzi di sostegno al’operazione di strangolamento della Grecia decisa dalla BCE non può che essere al centro della mobilitazione in quanto è in palese contrasto con gli stessi interessi del popolo italiano e rappresenta la prosecuzione dell’offensiva che sta conducendo contro i diritti dei lavoratori e per la svendita dei beni comuni.

– Ovunque possibile vanno organizzati presidi e manifestazioni nella giornata di mercoledì 11 febbraio in concomitanza con la riunione dell’Eurogruppo dove il governo greco ufficializzerà le sue richieste.

– Tutte le strutture del partito devono impegnarsi, insieme ai comitati per L’Altra Europa con Tsipras e alle altre organizzazioni che hanno aderito a partire da Fiom e Arci, per garantire la massima partecipazione alla manifestazione nazionale unitaria “Dalla parte giusta. E’ cambiata la Grecia, cambiamo l’Europa” indetta per sabato 14 febbraio a Roma.

Non possiamo lasciare da soli i greci a combattere.

cambia-la-grecia-manifestazione

Posted in Politica | Contrassegnato da tag: , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , | Leave a Comment »

In Grecia vince la speranza

Posted by PRC Muggiò su lunedì 26 gennaio 2015

LA VITTORIA DI TSIPRAS IN GRECIA SERVE A TUTTI NOI:

BASTA CON LE POLITICHE DI AUSTERITA’ IN GRECIA, IN ITALIA, IN EUROPA!

syrizaLa vittoria di Alexis Tsipras e di Syriza alle elezioni politiche greche è un fatto storico: il popolo greco ha detto di no alle politiche di austerità e adesso si può cambiare. Basta con i sacrifici imposti dell’Europa delle banche, degli speculatori e dei poteri forti.

E’ un messaggio di speranza che va al di là dei confini della Grecia: parla a tutte le donne e a tutti gli uomini che in questi anni hanno perso il lavoro, hanno visto ridurre i propri diritti, hanno dovuto fare i conti con un futuro sempre più precario ed incerto.

Fino ad oggi tutti i governi europei sono stati complici del Fondo Monetario Internazionale, della Commissione Europea e della Banca Centrale Europea. I governanti italiani, da Berlusconi a Monti a Letta e Renzi hanno sempre fatto i camerieri della Merkel. Hanno sbraitato un po’ ma poi con la coda tra le gambe hanno applicato i voleri dei poteri forti. Tsipras e Syriza spezzeranno questa complicità dimostrando una cosa molto semplice: non è vero che le politiche di austerità sono obbligatorie e senza alternative, si può cambiare politica e far pagare i ricchi per dare ai poveri e creare occupazione.

Adesso non bisogna lasciare da sola la Grecia: la battaglia di Tsipras per dimezzare il debito pubblico non è solo la battaglia del popolo greco ma di tutti i popoli poveri dell’Europa. In Italia non dobbiamo stare a guardare cosa succederà in Grecia ma costruire da subito un movimento di lotta che chieda al governo Renzi di appoggiare Tsipras nella trattativa con l’Europa isolando la Merkel. Oggi dalla Grecia ci viene la possibilità di rovesciare le politiche europee e occorre cogliere questa occasione: schierarsi a fianco della Grecia vuol dire battersi per cambiare radicalmente questa Europa e mettere al centro la giustizia sociale, l’uguaglianza, la creazione di posti di lavoro e il futuro dei giovani.

Rifondazione Comunista fa parte a livello europeo dello stesso partito di Alexis Tsipras: il Partito della Sinistra Europea di cui Tsipras è vicepresidente. Per questo abbiamo avanzato l’anno scorso la sua candidatura a presidente dell’Unione Europea e abbiamo partecipato alle elezioni europee – insieme a tanti altri – con la lista L’Altra Europa con Tsipras.

syriza1Ora, in Italia, bisogna prendere esempio dalla Grecia proprio perché anche qui il governo – presieduto da Renzi – bastona con il Job Act i lavoratori rendendoli sempre più precari e ricattabili, taglia brutalmente la sanità e i servizi sociali, vuole privatizzare il patrimonio abitativo pubblico, punta a svendere definitivamente i beni comuni e a stravolgere la Costituzione.

Per questo proponiamo di unire tutta la sinistra antiliberista e lavoriamo per costruire subito un coordinamento nazionale: perché anche nel nostro Paese c’è bisogno di un’alternativa, c’è bisogno di una sinistra unita che faccia gli interessi del popolo.

COSTRUIAMO L’OPPOSIZIONE AL GOVERNO RENZI, CHE STA ROTTAMANDO IL LAVORO, I DIRITTI E LA SPERANZA

COSTRUIAMO IN ITALIA, COME IN GRECIA, UNA SINISTRA UNITA E FORTE. PER CAMBIARE L’ITALIA E PER CAMBIARE L’EUROPA

Partito della Rifondazione Comunista
www.rifondazione.it

Posted in Politica | Contrassegnato da tag: , , , , , , , , , , , , , , | Leave a Comment »

STOP TTIP!

Posted by PRC Muggiò su venerdì 17 ottobre 2014

Cos’è il TTIP?

Un breve video lo spiega:

Il TTIP è un Accordo Transatlantico sul Commercio e gli Investimenti, che stende un tappeto rosso alle multinazionali americane ed europee.

La sete americana di nuovi profitti ha prodotto questo mostro, nel tentativo di bloccare i nascenti mercati asiatici, con un semplice scopo: rendere legale la privatizzazione selvaggia.

Come? Con dei tribunali speciali costituiti appositamente per sostenere le campagne delle grandi aziende contro le scelte dei governi popolari in merito a benessere, beni comuni, sicurezza alimentare, ambiente, istruzione…

Non lasciare tutto in mano loro, mobilitati insieme a noi!

Per info: http://stop-ttip-italia.net/

141010ttip

Posted in Politica | Contrassegnato da tag: , , , , , , , , , , , , , | Leave a Comment »

All’Europa serve un New Deal

Posted by PRC Muggiò su sabato 28 giugno 2014

da rifondazione.it

di Luciano Gallino – il manifesto 27 giu 2014

Austerity. Se avesse un po’ di coraggio, il governo italiano dovrebbe rilanciare un’idea che circola da tempo: un grande piano per investimenti infrastrutturali

napolitano-lavoro-1A marzo 2014 i disoc­cu­pati erano 25,7 milioni nella Ue a 28, e poco meno di 19 milioni nell’eurozona (stime Euro­stat). Rispetto a un anno prima si regi­strava una lieve dimi­nu­zione, dal 12% al all’11,8 nell’eurozona, e dal 10,9 al 10,5 nella Ue a 28. A ini­zio 2008, i disoc­cu­pati Ue erano sotto il 7%, circa 10 milioni in meno. Ele­va­tis­simi i tassi attuali di disoc­cu­pa­zione degli under 25, anche in paesi che si riten­gono poco col­piti dalla crisi: 23,4 in Fran­cia, 23,5 in Sve­zia, 20,5 in Fin­lan­dia, con una media che sfiora il 24% nell’eurozona, pari a 3,5 milioni di gio­vani. Per non par­lare del 42,7 dell’Italia o del 53,9 della Spagna.

A sei anni dall’inizio della crisi, che cosa fanno le isti­tu­zioni Ue per com­bat­tere la disoc­cu­pa­zione? Da anni la la Com­mis­sione Euro­pea discute di una «Stra­te­gia euro­pea per l’occupazione», nel qua­dro di un’altra che si chiama «Europa 2020: una stra­te­gia per la cre­scita». Di que­ste gene­ri­che stra­te­gie in tema di occu­pa­zione non si è visto quasi nulla. Ma ad aprile 2012 la Ce ha lan­ciato un «Pac­chetto per l’occupazione» più det­ta­gliato. Con­sta di una serie di docu­menti che gli stati mem­bri dovreb­bero fare pro­pri al fine di soste­nere la crea­zione di posti di lavoro, rilan­ciare la dina­mica dei mer­cati del lavoro, raf­for­zare il coor­di­na­mento tra gli stati mem­bri in tema di poli­ti­che dell’occupazione. Le ricette sono le solite che arri­vano da Bru­xel­les: dimi­nuire le tasse sul lavoro; ridurre la seg­men­ta­zione del mer­cato del lavoro tra chi ha un’occupazione pre­ca­ria e chi ha un’occupazione più sta­bile; svi­lup­pare le poli­ti­che attive del lavoro; rimuo­vere gli osta­coli legali e pra­tici al libero movi­mento dei lavo­ra­tori, oltre che – nien­te­meno – inco­rag­giare la domanda di lavoro.

Come mai, ad onta delle sud­dette stra­te­gie, la disoc­cu­pa­zione ha con­ti­nuato a imper­ver­sare nella Ue? Per­ché tali stra­te­gie, che la Ce ha pro­po­sto in pieno accordo con le altre isti­tu­zioni UE e la mag­gior parte dei governi euro­pei, non toc­cano mini­ma­mente i fon­da­menti strut­tu­rali di essa.
Insi­stono sui soliti motivi isti­tu­zio­nali: l’ordinamento giu­ri­dico del mer­cato del lavoro, le tasse ecces­sive, la rilut­tanza dei lavo­ra­tori ad accet­tare i posti di lavoro che ci sono in luogo di quelli che pre­fe­ri­reb­bero, lo scarto tra le capa­cità pro­fes­sio­nali di cui i lavo­ra­tori dispon­gono e quelle che le imprese richiedono.

Per con­tro il lavoro è scarso, e i disoc­cu­pati nume­rosi, per­ché la com­pres­sione dei salari e delle con­di­zioni di lavoro in atto da vent’anni nei paesi Ue ha ridotto la domanda dei con­su­ma­tori; a loro volta le imprese hanno ridotto di molto gli inve­sti­menti e l’accumulazione di capi­tale reale per­ché pre­fe­ri­scono distri­buire lauti pro­fitti o riac­qui­stare azioni pro­prie; il forte aumento delle disu­gua­glianze ha sem­pre più spo­stato gli inve­sti­menti del 5 per cento dei ric­chi e super-ricchi verso il set­tore finan­zia­rio; i mag­giori paesi hanno sot­tratto all’economia decine di miliardi l’anno a forza di avanzi pri­mari, nel vano ten­ta­tivo di con­te­nere il debito pub­blico gra­vato dai sal­va­taggi delle banche.

Dinanzi alle sedi­centi stra­te­gie per l’occupazione che la Ce pro­pu­gna all’unisono con la Bce, il Fmi e i governi Ue, che cosa può fare il governo ita­liano nel seme­stre in cui tocca all’Italia la pre­si­denza Ue? A parte il fatto che il governo Renzi ha mostrato con i suoi inter­venti in tema di lavoro e occu­pa­zione di seguire alla let­tera i pre­cetti della Ce, è chiaro che dinanzi a tale muro non c’è molto da fare. In ogni caso, se avesse un po’ di corag­gio, potrebbe pro­vare a rilan­ciare un’idea che da tempo cir­cola nella Ue: un New Deal per l’Europa, ovvero un grande piano euro­peo per inve­sti­menti infra­strut­tu­rali. Che dovrebbe tenersi alla larga dalle grandi opere, per con­cen­trarsi invece su infra­strut­ture urbane e inte­rur­bane, dalle strade ai tra­sporti urbani e regio­nali, dalle scuole agli ospe­dali, che quasi un decen­nio di insen­sate poli­ti­che di auste­rità ha gra­ve­mente cor­roso, e dalle quali pos­sono deri­vare milioni di posti di lavoro.

Posted in Economia, Lavoro, Politica | Contrassegnato da tag: , , , , , , , , , , , , | Leave a Comment »

RISULTATI L’Altra Europa con Tsipras

Posted by PRC Muggiò su lunedì 26 maggio 2014

SUPERATA LA SOGLIA DI SBARRAMENTO NAZIONALE: LA LISTA TSIPRAS ELEGGERÀ 3 ITALIANI!

tsi

COMUNE DI MUGGIÒ

375 VOTI SU 12583 VOTI VALIDI – 2,98%

 

PROVINCIA MONZA E BRIANZA

13.303 VOTI SU 422.111 VOTI VALIDI – 3,15%

 

REGIONE LOMBARDIA

171.928 VOTI SU 4.890.123 VOTI VALIDI – 3,51%

 

ITALIA – CIRCOSCRIZIONE NORD-OVEST

303.805 VOTI SU 7.962.308 VOTI VALIDI – 3,81%

 

ITALIA

1.103.203 VOTI SU 27.371.747 VOTI VALIDI – 4,03%

 

ITALIA + ESTERO

1.108.254 VOTI SU 27.443.363 VOTI VALIDI – 4,03%

fonte: interno.gov.it

Posted in Politica | Contrassegnato da tag: , , , , , , , , , , , , , | Leave a Comment »

DALLA TUA PARTE, DA SEMPRE!

Posted by PRC Muggiò su sabato 24 maggio 2014

banner

Posted in appello | Contrassegnato da tag: , , , , , , , , , , , , , , , | Leave a Comment »

I Giovani Comunisti alla Commissione Europa e Nord America della Federazione Mondiale della Gioventù Democratica

Posted by PRC Muggiò su martedì 6 marzo 2012

ImmagineIl 25 e 26 febbraio si è tenuta a Londra la prima riunione della Commissione Europa e Nord America (CENA) dopo la 18^ Assemblea Generale della Federazione Mondiale della Gioventù Democratica (WFDY) tenuta lo scorso Novembre a Lisbona.
È stato senza dubbio un momento di grande importanza per le organizzazioni giovanili comuniste occidentali, impegnate nelle lotte contro le misure di austerità e i tagli alla spesa pubblica attuati dai Governi di tutta Europa e bisognose di scambiarsi i punti di vista sull’analisi della fase e sulle proposte politiche.
Nel corso dell’incontro si è ribadita la necessità di un rilancio del WFDY in Europa e Nord America e la Gioventù Comunista Portoghese, nuovo presidente del CENA, è stata incaricata di sviluppare proposte concrete d’iniziativa comune da condividere tra tutte le organizzazioni.
Per parte nostra abbiamo esposto schematicamente la nostra linea programmatica per i prossimi mesi, rilanciando l’idea di una gioventù comunista punto di riferimento per tutti i giovani della sinistra anticapitalista.
A livello internazionale i GC sono impegnati a stretto contatto tanto con tutte le giovanili comuniste del mondo quanto con le altre organizzazioni generazionali di movimento con cui abbiamo costruito la prossima Assemblea dell’ENDYL del 1 e 4 marzo.

Di seguito l’intervento dei GC a Londra:

Cari compagni,

sono felice di portavi il saluto dei Giovani Comunisti, l’organizzazione giovanile del Partito della Rifondazione Comunista.

Noi tutti sappiamo che è un momento difficile per i giovani nordamericani ed europei, e, per quanto ci riguarda, la nostra generazione si trova sempre più in difficoltà anche in Italia.

La crisi agitata dai gruppi finanziari occidentali sta spingendo le élite politiche a creare convergenze tra i maggiori partiti per attuare una definitiva riforma liberista del sistema: attaccano i diritti del lavoro, l’occupazione, lo stato sociale, i beni comuni. Il tutto, come se non bastasse, accompagnato da un’odiosa riscrittura revisionista della Storia, da una pesante campagna anticomunista e dalla legittimazione della destra sciovinista, reazionaria e xenofoba.

Per i giovani tutto ciò significa precarietà, disoccupazione, difficoltà d’accesso all’istruzione superiore e, come spesso accade nel nostro Mezzogiorno, l’arruolamento militare.

L’attuazione da parte dell’antidemocratico Governo Monti, espressione diretta del Gruppo Bilderberg, delle direttive europee sul lavoro e sull’istruzione, sostenute dalla destra populista e dal centro-sinistra liberaldemocratico, significa lo smantellamento di diritti conquistati col sangue e con la lotta e la totale subalternità del nostro Paese alle scelte della Troika (UE, BCE, FMI).

Con le misure d’austerità l’Italia si è condannata da sola alla recessione, e ciò sta trascinando centinaia di migliaia di giovani nella disperazione e nell’individualismo. In questo contesto si insinua l’opera militante dei Giovani Comunisti: lavoro, istruzione, antifascismo e pace sono tra i temi che abbiamo recentemente rilanciato con delle massicce campagne nazionali.

Il lavoro, contro Governo e organizzazioni padronali che ce lo vogliono togliere, e nelle lotte per i diritti del lavoro. Contro la flessibilità in entrata e in uscita (un esempio di linguaggio ipocrita borghese) e per il diritto al posto fisso e alla pensione. Contro la contrattazione individuale e arbitraria, e per la tutela del Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro.

L’istruzione, contro il Processo di Bologna che la vuole privatizzare, e a fianco dei movimenti studenteschi per la scuola e l’università pubbliche e gratuite. Contro l’aziendalizzazione dell’istruzione, e per un rilancio del ruolo educativo e formativo dei saperi. Contro le leggi che stanno smantellando il ruolo sociale dei ricercatori, e per l’implementazione dei fondi pubblici per la ricerca.

L’antifascismo, contro le leggi di revisionismo storico che sdoganano organizzazioni nazi-fasciste, e nelle reti di quartiere e dei comitati contro il razzismo e la violenza. Contro chi sfrutta il malcontento popolare e il disagio delle classi lavoratrici per fomentare nuclei di rivoluzionari conservatori, e per il rafforzamento della solidarietà popolare e l’attuazione della nostra Costituzione progressiva. Contro la militarizzazione poliziesca delle città e dei territori, e per la salvaguardia delle lotte popolari e delle organizzazioni dei lavoratori.

La pace, contro gli interessi dell’imperialismo occidentale che continuano a promuovere le guerre cosiddette umanitarie, e in testa ai movimenti contro la guerra. Contro gli interventi militari della Nato (di cui l’Italia ospita importanti basi aeree e navali), e per una politica internazionale di pace e tutela della sovranità dei popoli. Contro la propaganda dell’esportazione della democrazia borghese, e a fianco dei popoli che lottano per la costruzione del socialismo, come il popolo di Cuba, o per l’indipendenza e l’autodeterminazione, come i popoli Palestinese e Sahrawi.

Bene compagni, queste lotte non le vogliamo solo combattere, ma anche vincere. È per questo che la nostra organizzazione è impegnata in un’opera contestuale di radicamento dei conflitti e di catalizzazione dei movimenti: come gioventù comunista sentiamo il dovere di unire i movimenti anticapitalisti e di costruire un ampio fronte giovanile rivoluzionario e di sinistra. Coscienza di classe e chiarezza ideologica per fronteggiare le politiche liberiste e l’avanzata della destra.

A tal proposito ricordiamo le celebri parole dell’indimenticato compagno Antonio Gramsci, fondatore e capo del Partito Comunista d’Italia, ucciso dalla repressione fascista:

“Istruitevi perché avremo bisogno di tutta la nostra intelligenza. Agitatevi perché avremo bisogno di tutto il nostro entusiasmo. Organizzatevi perché avremo bisogno di tutta la nostra forza.”

 

Posted in Politica | Contrassegnato da tag: , , , | Leave a Comment »

Devo congratularmi con “Mario Il Grigio” (Monti)

Posted by PRC Muggiò su lunedì 9 gennaio 2012

Articolo pubblicato su: http://www.aldogiannuli.it/

Non stupitevi: devo proprio congratularmi con il senatore Monti. Non per la manovra economica (per carità!), che è un disastro: botte da orbi a ceti popolari e medi, diminuzione delle garanzie sociali, grandinata di tasse su immobili e consumi. E tutto senza nessun risultato, nè vicino nè lontano: lo spread continua ad impazzare, il rischio di fare default  è intatto, perchè non si sa come sostenere interessi al 7% su un debito arrivato al 120% del Pil, ripresa economica sempre meno vicina e credibilità internazionale al punto di prima: zero. Sotto questo aspetto va detto che il bilancio non  potrebbe essere peggiore: avevamo chiamato San Giorgio per abbattere il Drago e il Drago continua a farla da padrone senza neanche filarsi San Giorgio. Dunque non è per questo che ci congratuliamo.

E neanche per la gestione dell’ordine pubblico (che, come dimostrano gli episodi di Torino, Firenze e Roma) resta molto degradato; e neppure per un qualche sussulto di presenza in politica estera dove l’Italia continua a pesare quanto Andorra. Non parliamo poi della struttura del governo fatta con il “nuovo manuale Cencelli” ad uso di logge e curie. Persino il “Corriere della Sera”, primo artefice della candidatura Monti, ha da ridire in proposito.
Un voto scolastico ai primi 50 giorni del Presidente Monti? 3 meno meno ed, aggiungiamo, “per incoraggiamento”.

Ma allora, per cosa ci dobbiamo congratulare?
Ma per la capacità comunicativa, naturalmente! Anzi of course (come direbbe l’anglofono Monti). “Mario il grigio” è un genio della comunicazione e della guerra psicologica, che ha lungamente studiato il suo predecessore surclassandolo. Si, perchè, in fondo, il Cavaliere, con tutta la sua collezione di ville e miliardi, i suoi stuoli di escort  e giullari, alla fine, resta sempre un parvenu, un “commesso viaggiatore di successo“, come lo definiva Montanelli. Il populismo per lui è stato una tecnica di governo, ma anche un modo di essere, perchè lui non è niente di diverso dall’armata di borghesi piccoli piccoli che lo adora. Con tutti i suoi soldi resta un uomo della lunpeborghesia con lo stesso gusto trash, la stessa sottocultura da stadio, lo stesso umorismo da caserma.

Mario il Grigio no, lui è davvero un signore con una inappuntabile chioma grigio-argento, che veste in perfetto “grigio fumo di Londra”, ha una oratoria anche essa grigio “fumo di Londra”. E poi, fa la fila davanti ai musei con impeccabile understatement, sa stare a tavola e servirsi delle posate d’argento senza mettersene qualcuna in tasca e fa eleganti banciamano ad ogni signora che non si sognerebbe di definire “culona inchiavabile”. E questo lo rende assai più accetto nei salotti internazionali del suo sgangherato predecessore.  Ma è anche un grande uomo di comunicazione, che sa rendersi gradito anche a quella base populista che si spande fra la Lega ed il Pd. Volete qualche esempio? Pensate ai recentissimi bliz della guardia di Finanza a Cortina d’Ampezzo, a Portofino, Chiavari, Genova dove finalmente sono state snidate mandrie di evasori fiscali con il suv e la barca, in alberghi da 1.000 euro a notte e che dichiarano si e no 25.000 euro l’anno. Finalmente alla berlina i “ricchi”, che paghino anche loro!

Riflettiamoci un po’, siamo proprio sicuri che hanno beccato i ”ricchi”? Certo chi marcia in superberline, va in certi alberghi e al casinò è uno che, probabilmente, ha qualche milione di euro e se dichiara cifre di quel tipo è un maiale che merita di essere fatto nero (nulla da eccepire su questo, se non il fatto che i governi precedenti, compresi quelli di Prodi, D’Alema e Amato, potevano pensarci già da molto tempo). Ma se questi sono i ricchi, come classifichiamo i Berlusconi, i Tronchetti Provera, i Della Valle, gli Elkann ecc. che hanno fortune calcolate in miliardi e miliardi di euro? Ripeto, non milioni di euro, ma miliardi. Ricordiamo che nel solo caso della lite ereditaria dell’Avv. Agnelli la contesa riguardò fondi off shore -e sottratti alla successione- per circa 1 miliardo di euro (ed, all’epoca si pagavano ancora le tasse di successione).

Va bene, quelli di Cortina sono i “ricchi”, ma questi altri signori, allora, sono i ricchissimi. Il bliz di Cortina non sposterà di un millimetro la situazione del nostro fisco. Per fare qualcosa di serio occorrerebbe mettere le mani addosso ai ricchissimi, quelli con conti da miliardi di euro. Ma contro i ricchissimi, il governo Monti non ha alzato paglia: nessun discorso sui grandissimi patrimoni finanziari depositati, probabilmente, in qualche paradiso fiscale. E questi non li scoviamo andando a Cortina o Portofino dove non vanno, perchè posseggono intere isole tropicali o parchi di ettari in Engandina; ma se anche ne avessimo trovato uno a Cortina, non gli avremmo fatto nulla, perchè sicuramente quei consumi sarebbero stati compatibili con il reddito che, per quanto sotto dichiarato rispetto alla  realtà, sarà stato sicuramente di diversi milioni di euro e, dunque: “Tutto in regola Commendatore. Ossequi alla signora” e mano tesa alla visiera.

Non è attraverso i consumi che sapremo mai quanto sottodichiarano i ricchissimi e se pure qualcosa emergesse, al massimo gli toglieremmo un po’ di cipria dal naso.

Dunque, contro i “ricchissimi”, questo governo non ha osato neppure fare un fiato, così come sulle esenzioni fiscali agli enti economici della chiesa: Monti chiede meno di quanto il cardinal Bagnasco si dichiara pronto a concedere. Di tagli o rinvii ai programmi di spesa per la Difesa non ne parliamo nemmeno, a partire dai velivoli da combattimento Jsf.

Però, e qui sta la trovata geniale, diamo la sensazione che finalmente è arrivato il castigamatti che non guarda in faccia a nessuno. Un altro esempio? La decisione di tassare nuovamente i “fondi scudati”, quelli che rientrarono in Italia grazie al condono di Tremonti e contro il quale, per la verità, il Pd non fece nessuna vera opposizione. D’accordo, quella fu una cosa immonda ed i signori vennero condonati per un piatto di riso. Però, piaccia o no, il condono ci fu e giuridicamente è una pazzia rimetterlo in discussione. Sarebbe come dire: “Si l’amnistia te l’ho data e sei uscito, ma ora che ci penso era troppo generosa. Dai: vatti a fare altri sei mesi di galera!” Oppure chiedere una aggiunta alla cifra già versata per un condono edilizio. Giuridicamente la cosa non sta in piedi e, con ogni probabilità, se qualcuno porrà la questione alla Corte Costituzionale, questo provvedimento verrà cassato. Ed è un follia ancor di più sul piano economico, perchè, se domani si dovesse procedere ad un condono di qualsiasi genere, non ci crederebbe più nessuno. Non che i condoni siano una cosa degna di un paese civile, ma può sempre rendersi necessario farne qualcuno e, in questa maniera ci siamo bruciati i ponti dietro le spalle. Ma questo non ha nessunissima importanza per Monti, il cui problema è quello di galleggiare sulla crisi, arrivando a fine legislatura con un capitale di consenso popolare. Poi alle elezioni presentiamo un bel centro neo Dc.

Questi sono gli spot di una campagna elettorale che può durare da tre a quindici mesi. Per ora servono a far mandare giù le misure antipopolari assunte.

Semmai, il problema per Monti è un altro: che molte cose sono fuori dai suoi poteri e se l’Italia farà default o meno  ormai non dipende più da noi ma dalla Merkel: o si fa il fondo salvastati e la Bce compera i bond rimasti invenduti stampando moneta, oppure qui si va a fondo e con noi va a fondo anche l’Euro. E questo lo decide la Merkel, da sola, neppure con Sarkozy. Punto e basta. Non a caso Monti ha chiesto con Sarkozy misure “entro marzo”: perchè l’asta del 29 dicembre, a fatica è andata in porto, quella del 15 febbraio, con qualche fatica in più (sono il triplo della scadenza precedente), può essere retta, ma le altre due, marzo ed aprile (più o meno ciascuna di pari entità della precedente) potrebbero davvero affondare la barca. E, se non c’è lo scudo europeo, c’è da scommettere che  la “speculazione internazionale” (questo fantasma dietro cui si celano Wall street e la Casa Bianca) si accanirà per dare il colpo finale, all’Italia ed all’Euro.

Se questo dovesse succedere, fra le altre cose, sarebbe la fine del tentativo di “Mario il Grigio”. Ma anche qui l’uomo si è preparato una brillante via d’uscita: se le cose dovessero mettersi male già nelle prossime settimane, meglio arrivare alla rottura e far cadere il governo. Un voto contrario all’indirizzo di politica generale del governo ne provocherebbe le dimissioni, dopo di che non resterebbe che andare a nuove elezioni. Default per  default, tanto vale farlo  scaricando la colpa sulla irresponsabilità della classe politica. E alle elezioni, una lista che definiremmo “tecnico-centrista” vincerebbe facilmente. Ma per ottenere questo risultato, occorre che il Parlamento faccia un passo falso su un tema che susciti l’indignazione popolare. E l’occasione c’è: il taglio agli stipendi dei parlamentari. Tema che suscita la più profonda antipatia popolare verso i “politici” visti – a ragione- come dei parassiti e delle sanguisughe. Peraltro, questi sono anche dei morti di fame che piuttosto che rinunciare a mille euro al mese, venderebbero la madre e la nonna al mercato degli schiavi, per cui stanno mettendo tutti due i piedi nella trappola. E Monti ha già dichiarato che ritiene il provvedimento qualificante, aggiungendo “Questo governo non ha il problema di durare”. Come dire: “Se non vi tagliate gli stipendi, vi porto sparati al voto”.

Non so se i pezzenti di Montecitorio e di Palazzo Madama ci cadranno (sono abbastanza stupidi per farlo), ma se dovesse succedere sarebbero le elezioni e sia Pdl che Lega e Pd sarebbero massacrati a favore del “centro-tecnico”.

E voi dite che “Mario il Grigio” non è bravo? Come economista non vale granché, come statista vale ancora meno, ma come illusionista è un genio. Congratulazioni vivissime.

Aldo Giannuli

Posted in Politica | Contrassegnato da tag: , , , , , , , , , , , | Leave a Comment »

UN’ALTRA EUROPA È POSSIBILE

Posted by PRC Muggiò su domenica 3 aprile 2011

Seminario

MILANO SABATO 9 APRILE ORE 10-15
Camera del Lavoro Corso di Porta Vittoria 43

L ‘Europa vive una regressione sociale assecondata,se non favorita, dalla Banca Centrale Europea, dal FMI, che vogliono far pagare ai popoli il prezzo del fallimento delle banche e del debito degli stati, conseguenza di questa crisi del capitalismo. Il Partito della Sinistra Europea ha deciso di assumersi la responsabilità di lanciare una iniziativa di cittadinanza europea.
Programma ore 10,30. La proposta del fondo. Relazione di Jean Francois Gau, PCF, Esecutivo SE.
Ore 11. Intervento di Heinz Bierbaum Vice-Presidente Linke
ore11.30/13,30. Dibattito
ore 13,30-14. Conclude Paolo Ferrero Segretario PRC
Coordina Giovanna Capelli

Un altra Europa è possibile

Seminario un altra Europa è possibile

Posted in Politica | Contrassegnato da tag: , , , , , | Leave a Comment »

Faremo la fine della Grecia?

Posted by PRC Muggiò su domenica 2 maggio 2010

il sistema dei debiti

L’attuale crisi economica greca è preoccupante perchè da un lato assomiglia molto situazione italiana e dall’altro rischia di coinvolgere nel tracollo tutta l’economia dell’unione monetaria europea.
I grandi esperti liberisti del “mercato che regola tutto” assistono di nuovo al fatto che deve intervenire ancora la finanza pubblica (cioè i nostri soldi), per tamponare la bancarotta come era già avvenuto per le banche e le assicurazioni.
Però, mentre per queste si erano erogati prestiti a fondo perduto (il socialismo dei ricchi) , ora invece si chiedono tassi d’interesse del 5% con conseguente riduzione dei salari, delle pensioni, dell’occupazione, ecc.
Intanto mentre nelle istituzioni finanziarie tutto va avanti come prima (vedi Lemhan Brothers), nei Paesi in crisi si continuano a colpire e masse popolari invece di combattere l’enorme evasione fiscale e tassare i grandi patrimoni che infatti emigrano all’estero.
La Grecia è solo il primo di una lunga lista di nazioni europee (Portogallo, Spagna, Irlanda, Islanda, Italia) che rischiano di fallire sotto i colpi della crisi se non si cambiano le regole di base e se si continua a ritenere il capitalismo il migliore dei sistemi economici-sociali possibili.

Posted in Politica | Contrassegnato da tag: , , , | Leave a Comment »