Muggiò Città@perta

Un'altra Muggiò è possibile

  • Inserisci il tuo indirizzo email per seguire questo blog e ricevere notifiche di nuovi messaggi via e-mail.

  • Il PRC Muggiò su Facebook:

  • La Sinistra

  • Muggiò a Sinistra

  • Giovani Comunisti Monza Brianza

  • L’Altra Europa

  • SOTTOSCRIZIONE FEDERALE

  • NO alla modifica costituzionale

  • REFERENDUM SOCIALI

  • ISCRIZIONI 2015

  • Il fascismo è un crimine

  • I soldi dei caccia F35 vadano ai terremotati!

    Chiediamo che i fondi per i caccia F35 siano destinati interamente per la ricostruzione
  • SCIOPERO GENERALE

  • No alla Buona Scuola

  • In piazza con la FIOM

  • Ricordando il compagno Mandela

  • Electrolux non deve passare

  • 17 APRILE NO TRIV

  • Lotto per il 18 – iniziata la raccolta delle firme per indire il referendum

  • BASTA CEMENTO, PIU’ VERDE SUBITO! FIRMA ANCHE TU

  • ALCOA, la lotta continua

    ALCOA, la lotta continua
  • Col governo Monti cresce solo l’ingiustizia

  • Paghi chi non ha mai pagato

  • Manovra Monti – NO al governo dei banchieri

  • Manovra Monti – paghi chi non ha mai pagato

  • 2 SI per acqua bene comune

    2 SI per acqua bene comune
  • La legge è uguale per tutti: VOTA SI

    La legge è uguale per tutti: VOTA SI
  • MANDIAMOLI A CASA!

    Berlusconi e Marchionne vogliono la stessa cosa; comprimere i diritti e la democrazia a proprio vantaggio
  • A voi i profitti, a noi i lutti

  • Basta con il bipolarismo degli affari

    Basta con il bipolarismo degli affari

    Basta con il bipolarismo degli affari

  • Articoli Recenti

Posts Tagged ‘ex-Fillattice’

NON C’È DUE SENZA TRE

Posted by PRC Muggiò su sabato 2 giugno 2018

È di pochi giorni fa la notizia dell’arresto di GIUSEPPE MALASPINA, imprenditore edile e faccendiere dalle mille attività. A molti concittadini il nome non dirà nulla ma è lui che, tramite l’immobiliare SILENE, ha sottoscritto con la prima Amministrazione Lega-PDL-Zanantoni il disgraziato P.I.I. della ex-Filattice… si, certo, disgraziato; è il piano edilizio conclusosi da una parte con il fallimento della società, dall’altra che ha lasciato alla città di Muggiò opere pubbliche incompiute (piazza e campo sportivo) e oneri a carico della comunità per centinaia e centinaia di migliaia di euro.

Questo è il terzo “cameo” regalatoci dalle ex-amministrazioni Lega-PDL-AN guidate da Zanantoni.

Tutto è iniziato con la devastante vicenda del Multiplex nel parco del Grugnotorto, col suo carico di disastri ambientali ed economici ancora irrisolti, condanne penali, persino un omicidio (!); una vicenda senza nessuna soluzione in vista.

Ma a quella vicenda, se ricordiamo con un minimo di attenzione, bisogna aggiungere lo slancio con il quale la funesta amministrazione Lega-PDL-AN, sempre capitanata da Zanantoni, si spese per sostenere la proposta di iper-centro commerciale PAM ANTARES, al confine con Desio e Lissone; anche quel progetto si concluse con condanne per corruzione a funzionari ed amministratori pubblici, ed un terremoto politico nel comune di Desio.

Si conferma il detto che non c’è due senza tre. Tutte e tre queste vicende ebbero come protagonista la giunta di centrodestra Lega-PDL-AN guidata dal sindaco Zanantoni, ancora oggi impegnato nel Consiglio Comunale.

Ed allora bisogna domandarsi se è un “dono”, una sfortunata sensitività dell’ex-sindaco quella di adottare (all’insaputa di Lega-PDL-AN?) progetti faraonici all’ombra dei quali personaggi poco raccomandabili e facili a delinquere si prodigano per saccheggiare il territorio e malversare ciò che dovrebbe essere reso alla collettività in termini di beni e servizi… oppure se, poveretto, si è fatto trascinare (a sua insaputa?) dalle sottostanti scelte dei dirigenti di Lega-PDL-AN.

Ci sarebbe poi un’opzione, la terza, forse la più probabile: che ex-sindaco e forze di centrodestra che lo sostenevano fossero entrambe parte attiva nelle scelte scellerate che hanno a suo tempo adottato
… E QUESTO DOVREBBE ESSERE TENUTO IN CONSIDERAZIONE DAI CITTADINI CHE L’ANNO PROSSIMO SI RECHERANNO AL VOTO AMMINISTRATIVO

Posted in malaffare, Muggiò | Contrassegnato da tag: , , , , , , | Leave a Comment »

Giuseppe Malaspina, indagato per il sequestro Villa, diventa accusatore per il tentato sequestro del fratello Carlo

Posted by PRC Muggiò su sabato 13 aprile 2013

Tratto da INFONODO.ORG
Submitted by Izz on 12/04/2013

Tre a processo. Contro di loro le dichiarazioni del costruttore edile alla Dda
di Tap_Hiro

Esattamente venticinque anni sono passati tra il sequestro di Massimo Oreste Villa a Merate (novembre 1987), liberato dopo sette mesi di prigionia sull’Aspromonte, e il pagamento di un riscatto di 3 miliardi di lire, e il tentato sequestro, in pieno centro di Vimercate, di Carlo Malaspina (novembre 2011), fratello di Giuseppe titolare di un incredibile numero di società edili e uffici nel grattacielo Gimal di via Fiorbellina. All’epoca del sequestro Villa i fratelli Malaspina, Antonio (classe 1945), Carlo (1947), Giuseppe (1953), Santo (1959), tutti nati a Montebello Jonico e trasferitisi a Vimercate, all’epoca feudo della famiglia ’ndraghetista degli Iamonte, vengono sospettati d’essere gli autori del sequestro.

I militari dell’arma concentrano la loro attenzione su Santo e soprattutto su Giuseppe, autore – secondo il rapporto della Dda di Milano allegato al fascicolo del processo da poco iniziato presso il Tribunale di Monza (presidente Patrizia Gallucci) – dell’omicidio di Giuseppe Zampaglione commesso a Muggiò il 21 maggio 1972.

Quattro colpi d’arma da fuoco sparati alle spalle di Zampaglione per una confidenza ai carabinieri sulla rapina ad una gioielleria che sarebbe stata compiuta da Giuseppe Malaspina e Carmelo d’Amico. Per l’uccisione di Zampaglione, nel 1976, la Corte d’Assise e d’Appello di Milano condanna Giuseppe Malaspina a 14 anni e 1 mese di reclusione, all’interdizione perpetua dai pubblici uffici e all’interdizione legale per la durata della pena.

Il 24 luglio dell’81 dopo indulto e riduzione della pena, Giuseppe Malaspina viene ammesso alla liberazione condizionale. Prima di tornare libero il Tribunale di Sassari (16 gennaio 1979) gli infligge 4 mesi di reclusione per resistenza a pubblico ufficiale e il 20 giugno dello stesso anno il Tribunale di Alessandria con sentenza irrevocabile lo condanna a 6 mesi per lesioni personali. Il Casellario Giudiziale annota anche (19 novembre 2003) 3 mesi di reclusione sostituiti con 3.600 euro di multa per “falsità ideologica commessa dal privato in atto pubblico” ed infine, in data 11 luglio 2007 l’ordinanza di riabilitazione emessa dal Tribunale di sorveglianza di Milano. Data importante questa. Vedremo più avanti perché.

Nella caserma dei carabinieri di Vimercate, così come in quelle di Lecco e Como, su Giuseppe Malaspina è conservato un voluminoso fascicolo. Con i suoi trascorsi giovanili e le “attenzioni” che i militari dell’Arma, ed in particolare del luogotenente Paolo Chiandotto, che all’epoca del sequestro di Massimo Oreste Villa conduceva le indagini, gli avevano dedicato. Rapporti redatti; ma con esito d’indagini negative. Certo, il rapporto di Giuseppe e Santo con gli Iamonte, le confidenze di informatori.

A Vimercate è conservato l’esposto che Santo Malaspina presentò nel 2000 contro il fratello Giuseppe in ordine a controversie sorte al momento della sua liquidazione dalle società prima di trasferirsi in Albania. Così come le giustificazioni di Giuseppe presentatosi in caserma col fido geometra Enrico Galbusera. Qualche altro documento é stato forse sottratto dall’archivio. O è andato smarrito.

Introvabili, ad esempio – secondo il rapporto redatto dalla Dda di Milano che ha indagato su dichiarazioni rese da Giuseppe Malaspina in merito agli attentati alla Gimal e alla Progeam nonché al tentato sequestro del fratello Carlo – le sei pagine di allegati alla lettera del 17 dicembre 2004 nella quale presso il Consolato Generale di Valona, in Albania Santo Malaspina dichiara che “il fratello intendeva ucciderlo ed a farlo avrebbero dovuto essere esponenti della criminalità albanese”. Aggiunge anche di “disporre di prove ed informazioni in ordine ad attività mafiose imputabili al fratello Giuseppe” e “d’essere pronto a collaborare con la Procura di Monza”.

La missiva del Consolato di Valona viene indirizzata alle Procure della Repubblica di Monza e di Roma, alla stazione dei carabinieri di Vimercate, Ministero degli Esteri, Ambasciata d’Italia a Tirana, Consolato d’Italia a Scuteri e all’ufficio dell’Interpol di Tirana. Arrivata a Palazzo di Giustizia di Monza la missiva con le pesanti accuse mosse da Santo al fratello Giuseppe Malaspina a quale magistrato è stata affidata? Furono mai svolte indagini? E se sì quali riscontri sono stati accertati.

Santo Malaspina è ora tornato in Italia e le sue condizioni di salute sarebbero critiche. Forse  ora che in Tribunale a Monza si sta celebrando il processo scaturito dalle dichiarazioni di Giuseppe Malaspina contro i fratelli Giovanni e Vincenzo Miriadi e Mario Girasole per gli attentati agli uffici della Gmal, Progean e il tentato sequestro di Carlo Malaspina a Vimercate, – sarebbe il caso che la Procura inviasse un magistrato a raccogliesse “a futura memoria” le dichiarazioni sulle pesanti accuse rilasciate spontaneamente a Valona nove anni fa contro il fratello.
Che – è giusto ricordarlo – è uscito pulito dalle indagini sul sequestro di Massimo Oreste Villa.

Dei tre miliardi di lire pagati dal padre titolare della Beton Villa (la società è poi stata ceduta) soltanto poche banconote sono state trovate; secondo un rapporto dello S.C.I.C.O. della Guardia di finanza del 1996 “Giuseppe Malaspina è a capo di una cosca mafiosa insistente sul territorio di Monza, ma al momento, nessun riscontro risulta a tali affermazioni”.

Le Fiamme gialle compiono indagini approfondite su Malaspina partendo da quella galassia di società edili aperte tra l’86 e il 2001: Della via Gramsci srl, Immobiliare Edil P.A.M.A, Sporting Club Brugherio, D’Adda Busca srl, Immobiliare Pisani, Oberdan Immobiliare, Immobiliare Milano srl, Edil Studio Casa Brianza srl,  S.A.G.I. srl, Gimal e Silene.  
Altre se ne aggiungono dopo il 2001. In totale 38 le società.

Con Silene (capitale 765mila euro) Malaspina realizza 160 appartamenti in via Casati a Muggiò sull’area ex Fillattice e s’impegna a costruire il campo di calcio in via XXV Aprile-I Maggio.
Gli appartamenti sono completati, le opere di urbanizzazione (area mercato, percorso verde, piantumazioni) no.

Una fideiussione in mano al Comune non è stata ancora escussa anche se da oltre un anno è scaduto il termine.
Decisione del sindaco azzurro Pietro Zanantoni il quale si giustifica in Consiglio dicendo che “l’operatore Giuseppe Malaspina sta attraversando un momento di crisi” e quindi gli sembra giusto non escutere la fideiussione. Anche perché, nell’ottobre 2007 davanti alla Commissione d’inchiesta per quel campo di calcio promesso e abbandonato per anni perché per finirlo Malaspina pretendeva maggior volumetria sull’area ex Fillattice, Zanantoni dichiarò che “300mila per finire l’opera sono niente per Malaspina che ha finanziato AN-Forza Italia ed ha un’azienda da centinaia di milioni. Per lui 300mila euro sono una bazzeccola”.

Per realizzare l’area mercato adesso il Comune di Muggiò dovrà spendere oltre 700mila euro e la fideiussione è di 367mila euro. In quanto al campo di calcio, sono stati impiegati 1,3milioni di soldi dei contribuenti.

Con le amministrazioni comunali, le società di Giuseppe Malaspina hanno in corso contenziosi.
A Muggiò la Silene srl ha lasciato il pesante contenzioso dell’area ex Fillattice; a Villasanta attraverso la Villasanta Village ha edificato un hotel a 10 piani anziché 8 e l’amministrazione ha dovuto ricorrere al Tar vincendo la causa e così i due piani eccedenti sono stati abbattuti.
Ma resta lì lungo la strada per Lecco la vergogna di quello scheletro di cemento; con la società Della via Gramsci non ha realizzato le opere di urbanizzazione e tra queste il parcheggio lasciando così in stato di degrado la zona.

Una svolta alla sua vita d’impenditore edile vimercatese se l’è voluta dare cancellando in un colpo solo il 20 luglio 2007, una bella fetta delle sue 38 società.
Ci siamo chiesti perché.
La soluzione sta nella riabilitazione decisa con l’ordinanza del Tribunale di Sorveglianza di Milano: emessa l’11 luglio. Nove giorni prima.
Ha voluto cancellare uno scomodo passato.

Ora è impegnato con la società “2G Lario srl” e il socio Piergiuseppe Avanzato, nell’operazione da 150milioni di euro a ridosso della frontiera di Ponte Chiasso.
Attende solo il via libera dell’amministrazione di Como per dare corso ad una mega cementificazione. 

Riabilitato dal Tribunale ha anche trovato il canale giusto per arrivare a suonare non più alla porta della caserma di Vimercate bensì alla sede milanese della Dda e denunciare gli spari contro la Gimal e la bottiglia incendiaria alla Progeam, il tentato sequestro del fratello Carlo.

Il processo agli indagati in carcere da sette mesi accusati di estorsione e tentato sequestro, è stato spostato da Milano a Monza ed è in corso.

Dopo la deposizione dell’ispettore della Dda avvenuta lo scorso lunedì 8 aprile da cui è emerso che i carabinieri di Vimercate che hanno acquisito il filmato degli attentati alla Gimal e alla Progeam hanno consegnato alla Dda soltanto alcuni fotogrammi e non l’intera scena ripresa dalle telecamere di sorveglianza – l’udienza del 15 aprile (ore 14.30) prevede le testimonianze di 3 carabinieri della stazione di Vimercate.

Posted in Politica | Contrassegnato da tag: , , , , , | Leave a Comment »

Muggiò – Malaspina chiude le società e piange miseria. Mentre a Como è impegnato in un progetto da 150milioni di euro

Posted by PRC Muggiò su sabato 6 aprile 2013

Il difficile rapporto del sindaco Pietro Zanantoni con i costruttori edili. La piazza mercato di via Casati mai realizzata così come i percorsi nel verde di Tornado Gest dentro al parco del Grugnotorto
Tratto da INFONODO.ORG
di @nonymous

La caserma dei carabinieri costata 25mila euro di progetto ed altri 10mila euro tra ricorsi al Tar e parcelle legali, è rimasta nel libro dei sogni di Pietro Zanantoni.
Il campo di calcio di via XXV Aprile-I Maggio è stato realizzato – dopo un lungo stop – ma anziché essere opera a costo zero di cui doveva farsi interamente carico il costruttore Giuseppe Malaspina che stava edificando su 42mila metri cubi, 160 appartamenti nella vicina area ex Fillattice ha inciso sulle casse comunali per 1,3milioni di euro. E sono ancora aperti i contenziosi sulla conguità del primitivo progetto dell’architetto Francesco Fiorica e con il costruttore Giuseppe Malaspina che non ha realizzato la prevista area mercato annessa al condominio e neppure parcheggi, percorsi pedonali, aiuole e attrezzature sportive previste dalla convenzione.

Villa Casati ha in mano una fideiussione di 375mila euro della Silene srl che poteva essere escussa un anno fa e però Zanantoni ha deciso di tenerla in cassaforte. Semplicemente perchè “Malaspina che era un sostenitore di AN e Forza Italia e 300mila euro per chi ha un impero di centinaia di milioni sono una bazzecola”, dichiarò a verbale Pietro Zanantoni il 25 ottobre 2007 davanti alla Commissione d’indagine sui lavori del campo sportivo di via I° Maggio il cui cantiere era stato bloccato in quanto occorrevano 300mila euro per completare l’opera – che avrebbe dovuto costare 650mila euro – e sarebbero stati dati soltanto se ci fosse stato, come promesso dall’Amministrazione Zanantoni che aveva firmato la convenzione, un aumento di volumetria dell’ex Fillattice (lettera del legale della Silene avvocato Santamaria).

Nessuno allora andò a controllare; ma mentre la Commissione di Villa Casati iniziava il lavoro d’inchiesta da tre mesi, il 20 luglio, sia la Silene srl che stava realizzando il campo sportivo sia Gimal arl che edificava l’ex Fillattice ed aveva prestato fideiussioni alla Silene, erano stata cancellata dal registro della Camera di Commercio. Cinque anni dopo secondo Zanantoni “il problema vero è che in questi mesi l’imprenditore Malaspina era sparito, allora per vie traverse gli ho fatto avere un messaggio…Purtroppo non abbiamo a che fare con uno spiccato imprenditore della provincia di Monza e Brianza ma un imprenditore che, non voglio giudicarlo da un punto di vista etico, ma sicuramente è in gravi difficoltà economiche” (Consiglio comunale 21 dicembre 2012).

Peccato però che mentre con una lettera piange miseria ed offre due appartamenti e alcuni box in via Casati per evitare l’escussione della fideiussione di 375mila euro e chiudere il contenzioso per quei lavori irrealizzati per altri 700mila euro della piazza mercato, parcheggi e percorsi pedonali aiuole e attrezzature sportive che richiederebbero un investimento di circa 758mila euro, Giuseppe Malaspina, sta portando avanti con la società Due G Lario srl, capitale 100mila euro, il Piano d’Intervento Integrato da 150milioni di euro sull’ex area Albarelli a Como, al confine con la dogana di Chiasso. Un’edificazione di 240mila metri cubi con abitazioni, parcheggi per 500 auto, negozi, servizi strutture ricreative e ambulatori.

La storia di Malaspina con Villa Casati è per molti versi simile a quella di Felice Vittorio Zaccaria e della sue società Tornado Gest e Palazzo dei Conti Taccona. E sì perché secondo la testimonianza resa in aula durante il processo per il fallimento da 56milioni di euro di Tornado Gest (Zaccaria condannato in primo grado a 5 anni, la moglie Aldina Stagnati a 4 anni così come Saverio Lo Mastro e 3 anni a Stefano Firmano, pena patteggiata per Lo Mastro e Firmano) dall’architetto Giorgio Ponti, professionista nominato dalla curatela, “le opere di urbanizzazione secondaria irrealizzate da Tornado Gest ammontano a 1.881.542,89 euro”. E si tratta proprio di quelle opere che l’allora sindaco Pietro Zanantoni aveva promesso di inaugurare con una biciclettata tra il verde. L’esposizione complessiva di Tornado Gest e Palazzo dei Conti Taccona nei confronti di Villa Casati ammonta a oltre 4milioni di euro. Di cui un milione e mezzo di Ici mai pagata.

Lo “scatolone” ex multiplax a 15 schermi mai accesi tutti assieme e mai decollato, trasformato in centro di commercio dei cinesi controllato dalla n’drangheta, è una ferita che mai verrà rimarginata. L’immobile sta subendo un continuo visibile degrado. Le numerose aste sono andate deserte. L’ultimo valore attribuito è stato di 6milioni di euro. Eppure nessuno l’ha volut0.

Posted in Politica | Contrassegnato da tag: , , , , , , | Leave a Comment »