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Posts Tagged ‘F-35’

Sui cacciabombardieri F-35 l’ipocrisia non ha confini

Posted by PRC Muggiò su venerdì 10 luglio 2015

Mentre Boeri, Presidente dell’INPS suggerisce alcune strade per tagliare le pensioni senza darlo troppo ad intendere ai lavoratori, e su questo si scambiano botta e risposta con la Camusso.

Mentre sempre sulle pensioni il governo Renzi ha già messo in campo un “camouflage legislativo che fa passare per onerosa (circa 12 milioni di euro) un’operazione che, invece, porterà futuri risparmi nelle casse dello Stato, superiori a quelli che si sarebbero comunque conseguiti senza alcun intervento“.

Lo stesso governo Renzi, in perfetta continuità con i governi Berlusconi e Monti, prosegue caparbiamente nella scelta di sperperare miliardi di euro (altri 600 milioni il prossimo anno!) nell’assurdo piano di acquisto dei cacciabombardieri d’attacco F35 che da anni (vedi questa articolo) andiamo denunciando (oppure questo altro articolo).

In questa pagina la retorica elettorale del PD nel 2013, con tanto di foto demagogica

Nel 2013, secondo il PD,

Nel 2013, secondo il PD, “Scuole e ospedali messi in sicurezza e nuovo lavoro in tutta Italia al posto dei cacciabombardieri”

di seguito la triste realtà nella cronaca del
Fatto Quotidiano
dell’ 8 luglio 2015
di Enrico Piovesana  

Lontano dai riflettori e forte della sua maggioranza, il governo Renzi tira dritto sugli F35, sicuro di sbaragliare senza clamori anche le ultime deboli resistenze parlamentari di chi vuole il ridimensionamento o la cancellazione dell’impopolare e costosissimo programma militare.

Solo grazie al sito web del Pentagono veniamo a sapere che la Difesa italiana ha firmato a inizio giugno un nuovo contratto con Lockheed Martin ordinando altri quattro F35 e portando così a 14 il totale dei velivoli acquistati finora dal nostro Paese. Il contratto, da circa 35 milioni di euro, è relativo all’ordine di un nuovo lotto di F35 (il decimo) comprendente quattro aerei: due convenzionali e due in ‘versione portaerei’ a decollo corto e atterraggio verticale. La cifra, una sorta di piccola caparra di prenotazione, riguarda solo i componenti a lunga consegna (Long Lead Items), mentre il grosso del pagamento – 150 milioni di euro ad aereo – verrà versato a rate alla conferma d’acquisto (2016) e poi alla consegna. E’ stato firmato anche un altro contratto datato 30 giugno, da circa mezzo milione di dollari: ennesimo pagamento per lo sviluppo del software di bordo che prosegue, con enormi difficoltà e ritardi, dal 2002.
Segue ….

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Il rigore? Non è per tutti

Posted by PRC Muggiò su mercoledì 17 ottobre 2012

Secondo la Severino la corruzione ci costa il 40% dei beni e servizi.
Quando ci si deciderà a guardare dentro le spese militari?

Le polemiche sui cacciabombardieri F35 sono destinate a non avere fine, come giustamente deve essere per una scelta insensata ed economicamente folle, che non solo i pacifisti, ma la gente di buon senso non riesce a comprendere. Ora, la notizia è che il costo già altissimo (12 miliardi di euro) è lievitato del 60%, comportando una spesa maggiore di 3 miliardi e 200 milioni di euro, una cifra molto superiore di quanto la Legge di Stabilità taglia alla sanità, all’istruzione e agli enti locali. La spending review vale per gli ospedali e per le scuole, ma non per i cacciabombardieri.
Niente di nuovo per Sbilanciamoci e la campagna Taglia le ali alle armi, che il possibile aumento del costo degli F35 l’avevano denunciato da molto tempo.

La novità è che dopo tante smentite arriva la conferma dei vertici delle forze armate, per bocca del segretario generale della Difesa che ammette una lievitazione del costo per ciascun cacciabombardiere da 80 a oltre 127 milioni di dollari. Un 60% di aumento ben superiore a quel 40% che secondo l’indagine del governo sulla corruzione è il sovrapprezzo medio per gli appalti pubblici dovuto al malaffare. E di tangenti nelle industrie militari ne sono girate tante in questi anni.
Solo pochi giorni fa la Ragioneria dello Stato ha bloccato il provvedimento sugli esodati in discussione alla Camera dei Deputati, perché giudicato «troppo oneroso» e «privo di copertura». Non ci risulta che lo stesso scrupolo verso i lavoratori senza stipendio e senza pensione sia stato applicato ai cacciabombardieri F35, per i quali spenderemo così tanti soldi nei prossimi anni. Né abbiamo notizia che la Corte dei Conti si sia interrogata su come mai in poco tempo una somma così enorme sia destinata a lievitare del 60%. Cosa che invece negli Stati Uniti fa il Gao (Government Accountability Office), una sorta di Corte dei Conti americana, che ha tirato le orecchie al Congresso degli Stati Uniti per i tanti problemi tecnici che presenta l’F35 con i suoi costi troppo alti e crescenti.
Il rigore di Monti vale per gli esodati, i pensionati e gli studenti, ma non per le armi dove invece le spese più folli sono ammesse. Invece di destinare i pochi soldi che abbiamo alle misure per fronteggiare la crisi e dare una risposta a milioni di persone a rischio di povertà, si fanno contenti pochi “dottor Stranamore” (generali, ammiragli, consulenti a libro paga della Difesa) così bisognosi di portaerei (fa status) fortunatamente inutilizzate e cacciabombardieri di lusso fermi sulle piste (meno male) perché a secco di carburante: per quello non ci sono i soldi.
Sappiamo quindi che nella cosiddetta “agenda Monti” ci sono anche gli F35. Ecco perché serve un altro premier, espressione del paese e non dell’establishment, che abbia la forza di dire a questi signori dalle tante mostrine e stellette: fermatevi, non fate altri sprechi, questi soldi in più non ve li diamo e – anzi – li destiniamo a qualcosa di più utile: il lavoro, la scuola, la sanità. Rimettete il vostro Risiko nella scatola e pensiamo all’Italia.

di Giulio Marcon
Il Manifesto – 17.10.12

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Le ali bipartisan dell’F-35

Posted by PRC Muggiò su martedì 3 aprile 2012

di Manlio Dinucci

Stop F35Sul caccia F-35, in parlamento, «il ministro Di Paola ha dovuto fare buon viso a cattivo gioco»: lo assicura Flavio Lotti, coordinatore della Tavola della pace. Il ministro della difesa ha dovuto dunque piegare la testa di fronte a una maggioranza parlamentare, che decide di ridurre il numero dei caccia?

Dagli atti parlamentari risulta esattamente l’opposto. Di Paola è andato in parlamento ad annunciare la decisione, già presa dal governo Monti, di «ricalibrare» l’acquisto degli F-35, da 131 a 90. A questi si aggiungeranno 90 Eurofighter: in tal modo l’Italia disporrà di 180 cacciabombardieri «molto più performanti». In altre parole, molto più distruttivi dei Tornado usati un anno fa per bombardare la Libia. Più che sufficienti ad assicurare la capacità di proiezione del «potere aereo», uno dei cardini del concetto strategico pentagoniano enunciato da Di Paola nel 2005. L’Italia non solo si impegna ad acquistare 90 F-35 (numero aumentabile in caso di «necessità»), ma partecipa al programma della Lockheed Martin con l’impianto dell’Alenia a Cameri. Realizzato, precisa Di Paola, in un aeroporto militare perché «gli americani e la Lockheed Martin hanno preteso delle condizioni di sicurezza e di segretezza: o in una base militare a certe condizioni o non si faceva». Qui saranno non solo assemblati i caccia, ma realizzati «gli aggiornamenti, perché gli aerei nel tempo hanno degli upgrade» (con continue spese aggiuntive). Ne trarrà vantaggio l’industria militare, «elemento tecnologico importante di questo Paese e che oggi più che mai punta sull’esportazione». Il costo unitario dell’F-35 è ancora nelle nuvole. «Oggi si parla di un’ottantina di milioni di dollari, ma ci si aspetta che la cifra sia sempre più bassa», racconta il favolista Di Paola ai piccoli onorevoli. E, per tranquillizzarli, aggiunge: «Se sapeste quanto è costato l’Eurofighter, vi spaventereste; parliamo, per capirci, del doppio della cifra». Nessuno ha osato chiedergli a quanto ammonta la spaventosa cifra. E neppure la Idv – che nella sua mozione (bocciata) chiedeva al governo di valutare la possibilità di uscire dal programma F-35 – ha osato mettere il dito sulla piaga: questo caccia di quinta generazione serve non alla difesa dell’Italia, ma alla strategia offensiva Usa/Nato cui partecipa l’Italia; serve a mantenere gli alleati sotto la leadership degli Stati uniti, non solo sul piano militare. Il programma F-35 è uno dei volani dell’economia statunitense: vi partecipano oltre 1.300 fornitori da 47 stati Usa, creando 130mila posti di lavoro che potrebbero raddoppiare. Tutto questo viene ignorato dal parlamento italiano. Il programma F-35, illustrato da Di Paola, è stato così approvato con un sostanziale consenso bipartisan di Pdl e Pd. Non c’è da stupirsi: per far partecipare l’Italia al programma, si sono coerentemente impegnati, dal 1998 ad oggi, i governi D’Alema, Berlusconi 1, Prodi, Berlusconi 2 e Monti. E dopo che l’F-35 sarà stato usato dall’Italia in una azione di guerra, ci sarà un Flavio Lotti che, alla Perugia-Assisi, riprenderà a marciare a fianco del capo del governo. Come fece nel 1999 col presidente del consiglio D’Alema che, dopo aver inviato gli aerei italiani a bombardare la Jugoslavia, partecipò, su invito, alla marcia per la pace.

da Il Manifesto, martedì 3 Aprile 2012

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