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Posts Tagged ‘Federazione della Sinistra’

Nasce la Federazione della Sinistra!

Posted by PRC Muggiò su venerdì 14 gennaio 2011

Il 20 e 21 novembre 2010 sono stati i due giorni che hanno sancito la nascita della Federazione della Sinistra.
A Roma quasi 600 delegati di tutta Italia hanno svolto un ruolo attivo nella costruzione di questo nuovo soggetto politico che unisce, senza sciogliere, i partiti e le associazioni di ispirazione anti-capitalista e comunista: Partito della Rifondazione Comunista, Partito dei Comunisti Italiani, Socialismo 2000, Lavoro-Solidarietà.

Un’unione dettata dalla voglia di invertire la tendenza alla divisione e alla frammentazione, dalla convinzione di essere una risposta chiara per i lavoratori, i disoccupati, i ricercatori e tutta la gente, di poter affermare ancora con orgoglio che la Sinistra italiana c’è, e non vuole stare a guardare, anzi, è una Sinistra propositiva e decisa, carica ancora di voglia di agire e di alti ideali (espressi nella Carta Etica degli iscritti).

Non sono mancate presenze significative come Giovanni Impastato (fratello di Peppino, ucciso dalla mafia) a cui è stata regalata una tessera della FdS.

Il cambiamento sembra spaventare l’attuale classe politica italiana, incline al “gattopardismo”; eppure, con uno sguardo mondiale aperto anche ai cambiamenti in atto nell’America Latina e nella crisi – che affonda le radici nel sistema americano – la Federazione vuole essere strumento di analisi e proposte, in vista del bene comune e degli ideali che contraddistinguono noi comunisti\e.

La difesa della Costituzione – il primo dei punto organici del programma -, la centralità del lavoro, la questione di genere, la difesa dei beni comuni, il diritto al sapere e alla cultura, la laicità dello Stato, l’attuazione della vera pace, un’Europa democratica.
Queste sono le battaglie che la Federazione intende vincere in  Italia, contro una destra sempre più eversiva.
Battaglie che possono essere combattute in squadra con tutte le forze di matrice comunista e in generale a sinistra del PD; quest’ultimo presenta troppe divergenze strutturali con la Federazione,che però non può negare il dialogo e il confrono a nessuno.
Per dirla con le parole di Ferrero (segretario PRC): “le alleanze si potranno stabilire solo con chi ha affinità programmatiche con la Federazione, ovvero con tutti i soggetti politici che hanno partecipato e aderito esplicitamente alla manifestazione del 16 ottobre con la FIOM”.

La strada è in salita e i contrasti sono inevitabili, anche all’interno della Federazione stessa, ma nella parole dei segretari dei 4 soggetti fondatori (Patta, Salvi, Ferrero e Diliberto, attuale portavoce) si percepisce una scintilla di commozione e orgoglio.
“Vi chiedo una cosa oggi in questa sala: dimentichiamo il passato, dimentichiamo le piccole divergenze. Pensiamo al futuro! Nostro e del Paese!”, così ha concluso il portavoce Diliberto (segretario PdCI) prima di cantare con tutta la platea congressuale Bella Ciao e Bandiera Rossa;

la strada è fatta, ora bisogna camminare.

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Comunicato stampa – caduta della Giunta di Desio

Posted by PRC Muggiò su lunedì 29 novembre 2010

Come è noto l’amministrazione comunale di Desio, guidata da Giampiero Mariani, è caduta in seguito al coinvolgimento di alcuni esponenti politici, tra cui il Presidente del Consiglio Comunale Nicola Mazzacuva, il Consigliere Natale Marrone e l’ex Assessore provinciale Rosario Perri (tutti del Pdl), nell’inchiesta sulle infiltrazioni della ‘ndrangheta.

La maggioranza dei Consiglieri Comunali ha firmato le proprie dimissioni (compresi i Consiglieri eletti nelle lista della Lega Nord) determinando così la caduta della Giunta di centro destra.

Il fatto provocherà il commissariamento del Comune e il ricorso al voto anticipato e un probabile effetto domino coinvolgendo altre Giunte a guida PdL-Lega Nord.

La FdS di Monza e Brianza, che alla lotta alla mafia fa un punto centrale della sua politica, considera la caduta della Giunta di Desio un fatto positivo che conferma le sue analisi su le infiltrazioni mafiose nel nostro territorio.

La FdS di Monza e Brianza, in previsione delle prossime elezioni a Desio, auspica che si possa ripetere l’esperienza, effettuata alle ultime elezioni comunali di Desio, della presentazione di una lista unitaria tra la FdS, SEL e PSI e che questa esperienza unitaria possa aprirsi anche ad altre forze di sinistra presenti a Desio, il tutto in una più ampia alleanza di centro sinistra.

Francesco Beretta
Portavoce FdS Monza e Brianza

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L’analisi del dopo voto

Posted by PRC Muggiò su martedì 6 aprile 2010

Dopo voto. Accelerare la costruzione della Federazione e l’offensiva a sinistra

di EDOARDO BELMONTE

Parola d’ordine: accelerare
Accelerare. Questa la parola d’ordine risuonata nel corso della riunione fiume del Consiglio nazionale della Federazione della sinistra, riunito venerdì 2 aprile nella sala Libertini della direzione nazionale del Prc a Roma per esaminare i risultati elettorali e trarne le prime indicazioni politiche e conseguenze pratiche.
Accelerare non una, non due, nemmeno tre, ma quattro volte: accelerare la costruzione effettiva della Federazione, accelerare l’offensiva unitaria verso la sinistra, accelerare la mobilitazione comune di tutte le opposizioni contro il governo Berlusconi, accelerare i referendum su acqua, nucleare, precarietà. E non per sfuggire l’obbligo di approfondire con acume critico, e autocritico, il risultato elettorale e l’annosa crisi delle sinistre in cui si colloca, bensì per cercare di coniugare l’elaborazione con l’iniziativa politica e viceversa.

Analisi del voto
Il verdetto negativo delle urne è inconfutabile. Da qualunque punto lo si osservi: l’affermazione, apparentemente incontrovertibile, della maggioranza berlusconiana e l’ulteriore, inquietante avanzata della Lega; l’emorragia costante di consensi di una sinistra che non riguadagna efficacia e fiducia alla propria azione politica; l’evolvere quasi simmetrico dell’astensionismo per un verso e del populismo per un altro; la disaffezione nei confronti di una politica percepita come sempre più assorta in interessi particolari e distolta dai problemi reali. Tutte quante condizioni che son quasi incallite. E su cui la discussione interna può innestare un catalogo di osservazioni e puntualizzazioni tra loro differenti e persino distanti.
C’è chi legge nel Movimento 5 stelle di Beppe Grillo un tratto marcatamente antipolitico e populista, inclinato verso il giustizialismo di destra, e chi vi ravvisa piuttosto una sorta di “astensionismo attivo” che invia segnali anche alla sinistra. C’è chi nell’impinguarsi dell’astensione pesa la disaffezione verso una politica incapace di intervenire sui problemi reali e strozzata da un bipolarismo sempre più omologato oltreché ricattatorio per mezzo del voto utile. C’è chi osserva come nel caso italiano il populismo si ammanti di sinistra in modo mistificatorio, evocando bisogno di giustizia ma trascurando del tutto quella sociale. C’è chi considera il reinsediamento sociale e territoriale come sola condizione per recuperare consenso e chi mette in guardia circa il rischio di ripiegamento dottrinario senza adottare un vocabolario completamente nuovo. (E ancora altre osservazioni e analisi i cui argomenti vorremmo poter rendere fruibili meglio e nella loro interezza attraverso il dibattito e gli interventi su questo sito).

continua …

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IL LISTINO FORTE DI AGNOLETTO. DA DARIO FO A MONI OVADIA

Posted by PRC Muggiò su sabato 27 febbraio 2010

Stefano Galieni

Le attese non sono andate deluse. Si attendeva un sostegno forte alla candidatura di Vittorio Agnoletto come presidente della Regione Lombardia, per la Federazione della Sinistra e di impegni ne sono giunti molti e rilevanti. Il “listino del candidato presidente” presentato ieri è destinato a dare una scossa micidiale in una campagna elettorale dominata da una parte dal sempiterno Roberto Formigoni, che mira a restare monarca della Regione e dall’altra dal candidato del Pd Filippo Penati, ex presidente della Provincia di Milano, concorrente più che antagonista al candidato del Pdl. Nomi forti nel listino e motivazioni ancora più nette. Il primo è Dario Fo, non solo premio Nobel per la letteratura ma da sempre insieme a Franca Rame – seconda nella lista – da sempre coscienza critica e libertaria della sinistra italiana. Il suo impegno nasce soprattutto dalla volontà di offrire una alternativa al rischio di un astensionismo dilagante a sinistra. Considera la candidatura di Agnoletto come capace di parlare ai tanti e alle tante che non si riconoscono in un sistema bipartizan fondato su profitti e repressione. Moni Ovadia, attore, compositore, musicista, scrittore, una delle voci che più spesso ha fatto sentire la propria indignazione verso le politiche perpetrate soprattutto contro rom e immigrati «è ora di avere il coraggio di rompere questo cerchio stantio di una destra aggressiva, autoreferenziale e intollerante e di una opposizione che da troppo tempo si limita a guardare senza opporsi sostanzialmente – ha dichiarato -. La Lombardia ha bisogno di un’autentica alternativa, non ha bisogno di candidati che si dichiarano democratici e poi scimmiottano le tecniche repressive del peggior centro destra». Ovadia invita insomma a non accettare più la logica del “turarsi il naso” votando il candidato meno impresentabile. Nello stesso listino ci sono poi Margherita Hack, una delle più note astrofisiche, capolista per altro per la Federazione della Sinistra anche nel Lazio e Paolo Rossi, attore la cui comicità sferzante risulta da sempre indigesta al servizio pubblico ormai prono ai dettami del Cavaliere. Il mondo dello spettacolo mette in campo anche Luca Mangoni, detto “Supergiovane” architetto ma guest star della band di “Elio e le Storie tese”. Mangoni ha motivato le ragioni della sua candidatura con un video che già sta facendo il giro su You Tube e sui più frequentati social network. Un testo apparentemente demenziale ma caustico e destinato a rompere gli schemi di dibattiti spesso paludati e a corto di capacità comunicativa. C’è poi chi opera nel mondo dell’informazione come Sergio Serafini, amministratore delegato di “Radio Popolare” e Luca Fazio, giornalista, corrispondente dal capoluogo lombardo de “Il Manifesto”, e ci sono professionisti come Ottavia Albanese, docente di Scienze dell’Educazione all’Università Bicocca di Milano e Giuseppe Eriano, medico molto noto a Melegnano per le sue battaglie per il diritto alla salute. Cultura, salute ma anche difesa dei beni comuni: Emilio Molinari, presidente del Comitato Italiano per un Contratto Mondiale sull’Acqua spiega così il suo sostegno ad Agnoletto: «In questa mia scelta c’è il rispetto per Vittorio ma c’è soprattutto l’indignazione per la continua riduzione della democrazia, c’è il dire basta al cinismo con il quale il PD tenta di sopravvivere alla propria crisi e alla deriva delle idee e dei contenuti, cancellando sistematicamente a sinistra la rappresentanza di storie politiche ed umane che riguardano milione di persone». In difesa dell’ambiente, parte fondamentale del programma della Federazione della Sinistra, è presente anche Matteo Gaddi, esperto in politiche industriali e animatore delle lotte ambientaliste soprattutto a Mantova. Nello stesso listino sono però presenti le vertenze e le soggettività del mondo del lavoro e della scuola, a segnare un legame inscindibile soprattutto con l’universo culturale che ha accettato di mettersi in gioco. Appaiono infatti Morgan Cortinovis, operaio in lotta alla Frattini, una azienda in crisi di Seriate nel bergamasco, Maruska Consolati, una giovane studentessa universitaria di Brescia e Celestina Villa, impiegata all’Archivio di Stato di Cremona.
Uomini e donne, in rappresentanza delle diverse problematiche regionali, che segnano forse un possibile scenario futuro, almeno fino a quando le altre forze del centro sinistra non decideranno di abbandonare la strada della rassegnazione ai dogmi berlusconiani o peggio di esserne direttamente complici. Il candidato Presidente Vittorio Agnoletto gioisce di questo risultato:«Il sostegno che ricevo da alcune tra le personalità più significative del mondo della cultura e del lavoro della nostra regione – dichiara – contiene un messaggio preciso. Non possiamo rassegnarci alla situazione presente, è possibile cambiare e per cambiare è necessaria la presenza della sinistra con i suoi valori di giustizia sociale e di rispetto dei diritti di ogni essere umano». Agnoletto ha poi rincarato la dose: «Con questa candidatura vorrei offrire una speranza a tutti coloro che credono nella possibilità di costruire una vera opposizione al sistema di potere costruito in 15 anni da Formigoni e non contrastato da una opposizione di pura facciata. Ringrazio tutti i componenti del listino per la disponibilità e la generosità con la quale hanno messo a disposizione il loro impegno e la loro credibilità. Sono fiducioso che otterremo un risultato importante non solo per noi, ma per il futuro di tutti coloro che vivono in questa nostra regione».

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Giussano – 02 Marzo 2010. Viaggio in Brianza tra mafia e politica

Posted by PRC Muggiò su sabato 27 febbraio 2010

Viaggio in Brianza tra mafia e politica.
Chiedendo legalità.
Martedì 02 Marzo 2010
ORE 21.00
c/o Villa Sartirana
Via Carroccio, 2 – Giussano

Chiedendo legalità.

Viaggio in brianza tra mafia e politica. Chiedendo legalità.

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L’Italia l’è malada. Discutendo di legalità, una sera d’inverno, con Salvatore Borsellino

Posted by PRC Muggiò su domenica 31 gennaio 2010

Pubblichiamo il testo del discorso introduttivo di Silvia Buzzelli – professoressa associata di procedura penale europea e sovranazionale all’università di Milano Bicocca – all’incontro con Salvatore Borsellino organizzato il 19 gennaio alla Camera del Lavoro di Monza, nell’ambito delle iniziative della costituenda Federazione della Sinistra di Monza e Brianza.

di Silvia Buzzelli*

Da dove partire, caro Salvatore?
Era il 1882 quando, nelle campagne di Rovigo e del mantovano, iniziò il primo grande sciopero: fu un’agitazione senza precedenti, una lotta durissima – fatta di arresti, persecuzioni, processi – che si estese nel lodigiano, nel parmense, in tutta la nostra Pianura Padana, insomma. “La boje, la boje e de botto la va fora”, bolle, bolle e, all’improvviso, trabocca: questo era il grido dei braccianti che, nel Polesine, cantavano “L’Italia l’è malada”.
Bisognerebbe, forse, imparare la dignità di quelle donne e di quegli uomini (uniti nelle leghe e nelle società di mutuo soccorso); bisognerebbe – chissà – intonare di nuovo “L’Italia l’è malada”.

Va tutto benePerché ” L’Italia l’è” ancora ” malada” (o no?), e quali sono i sintomi?

“L’Italia l’è malada” perché si propone di intitolare una strada a un latitante (perdonate, uso le categorie del codice di procedura penale, le sole che conosco), un condannato in via definitiva: Bettino Craxi. Per di più, lo si paragona a Giordano Bruno, morto sul rogo dell’Inquisizione a Campo de’ Fiori (davvero tutta un’altra storia).
Una strada a Craxi va bene, una biblioteca già dedicata a Peppino Impastato no: ecco che vicino Bergamo tocca difendere quella targa che ricorda un ragazzo ucciso dalla mafia. E non va bene, è di questi giorni, neppure una Piazza XXV aprile (a Pecorara nel piacentino).

“L’Italia l’è malada” perché un Ministro della Difesa elogia la “non dimenticata X Mas” (sono parole di La Russa). Se lo ricordano – eccome – il passaggio della Decima in Versilia, nelle Langhe, nell’Ossola, a Borgo Ticino il 13 agosto del ’44. Mettiamo da parte il coraggio, però: a uccidere donne, vecchi, bambini, a torturare, stuprare, saccheggiare non ci vuole coraggio.

“L’Italia l’è malada” perché un altro Ministro, qualche tempo fa, ha consigliato di utilizzare la bandiera al posto della carta igienica, la bandiera, la bandiera italiana, il tricolore.

“L’Italia l’è malada” perché la nostra scuola pubblica, dalle elementari all’università, sta morendo. Essere colti è l’unico modo di essere liberi, avvertiva Josè Martì nel Continente latinoamericano: e questo è troppo, decisamente troppo pericoloso. Agli scolari di Usmate-Velate sarà vietato leggere il Diario di Anna Frank (osceno per una pagina in cui Anna descrive il sesso, e lo fa in maniera delicatissima). Faranno leggere un altro Diario, quello di Hans Frank, Governatore generale di Polonia, responsabile per lo sterminio degli ebrei del ghetto di Varsavia? Vorremmo una risposta dal parlamentare che ha sollevato il caso.

“L’Italia l’è malada” perché pare che a Rosarno un caporale incassi 5,00 euro al giorno per ogni “sporco negro” – si dice così, vero? -, quindi se gli “sporchi negri” sono 1.500 quel caporale incassa 7.500 euro al giorno.
Dove sono finiti gli zelanti difensori del crocefisso? I politici scandalizzati per la sentenza della Corte europea dei diritti dell’uomo (che ha solo affermato alcuni principi essenziali della società democratica, come il diritto all’istruzione e la libertà di pensiero). A Rosarno, di costoro, neanche l’ombra: peccato, non hanno fissato bene la croce; l’avessero fatto, si sarebbero accorti che sulla croce non c’è rimasto nessuno: quel trentenne con la corona di spine, è chino a raccogliere frutta e verdura.

“L’Italia l’è malada” perché nel nostro codice penale non c’è ancora il reato di tortura, così non stiamo onorando gli impegni assunti da anni a livello internazionale. Pensare che, proprio in Italia, nel luglio 2001 – a Genova – si è verificata (stando a fonti europee) la più grave sospensione dei diritti individuali mai avvenuta nell’Europa del dopoguerra.

“L’Italia l’è malada” perché qualche governante che ama le collusioni, gli attendismi, i compromessi, le furberie (diceva Antonino Caponnetto) vuole difendersi non “nel” processo (come garantisce la Costituzione), ma “dal” processo. E insulta i magistrati, tutti comunisti, tutte toghe rosse. A dir il vero troppe volte i magistrati hanno avuto la toga rossa, ma in un altro senso. Era sporca del loro stesso sangue, del resto, come quella di tuo fratello, caro Salvatore, che proprio oggi avrebbe compiuto settantanni.

“L’Italia l’è malada” perché è piena di inceneritori che costano e fanno male alla salute: e ne vogliono costruire di nuovi (o ampliare i vecchi, succede a Desio). E poi intendono costruire centrali nucleari e, persino, un ponte sullo Stretto.

“L’Italia l’è malada” allora, ma il vaccino non serve, non serve nemmemo per l’influenza, solo per arricchire le case farmaceutiche.

“L’Italia l’è malada” perché sui tetti, ci dovrebbero stare (e tranquillamente) i gatti innamorati, non gli operai in lotta.

“L’Italia l’è malada” perché la televisione è diventata una volgare macelleria (e a me, che son vegetariana, le macellerie piacciono poco) in cui le donne si vendono un tanto al chilo: guardate il filmato “Il corpo delle donne” di Lorella Zanardo, meglio studiatelo…

“L’Italia l’è malada” perché – a dicembre – durante la seduta del consiglio comunale, non di un piccolo paese, ma della “nobile” Siena, un consigliere ha urlato: “meglio amici dei mafiosi, che dei comunisti”. Nessun scandalo, consideriamo l’urlo una prova di certi legami di “famiglia”.

“L’Italia l’è malada”, e come in una filastrocca di Gianni Rodari (che scriveva ai bambini pensando agli adulti) si potrebbe continuare con i “perché”.
Ma, adesso, domandiamoci quale sarà mai la malattia.
E’ una carenza – non di vitamine – di legalità.

Sarebbe poco impegnativo per ognuno di noi, ridurre la legalità al solo rispetto della legge: manca qualcosa.
La legalità è scomoda, impone di rispettare la legge giusta, e di farlo fino in fondo, talvolta a costo della vita.
Non c’è nulla di nuovo in questo discorso, anzi, sembrano esserci vecchie e buone idee andate in letargo. Socrate, il grande filosofo ateniese, scelse di morire, avrebbe potuto salvarsi, non lo fece e decise di bere la cicuta.
Pure tuo fratello, caro Salvatore, “è andato incontro alla morte annunciata” (dirà Antonino Caponnetto nella sua preghiera “laica e fervente” ai funerali di Paolo). Pure Guido Galli, magistrato milanese – troppo cattolico, troppo comunista, questi erano i difetti secondo i suoi detrattori – sapeva di rischiare; e quando lo raccolsero cadavere gli trovarono in tasca un biglietto: “se mi succede qualcosa, avvertite” un altro magistrato, Armando Spataro.

Bisogna osservare, senza mezzi termini, le leggi giuste. Quelle ingiuste, poco importa che siano promulgate, che abbiano firme e sigilli, quelle ingiuste, illegittime, no.
L’obbedienza non è più una virtù, scriveva Don Milani (e per questo suo scrivere fu processato, insieme al giornale dei comunisti… e ci risiamo). L’obbedienza cieca non è mai stata una virtù. Sono, ancora una volta, gli antichi a insegnarcelo: Antigone (un bel nome che significa “lottare contro”), non è solo il personaggio di una tragedia greca; da millenni è il simbolo femminile dell’opposizione al potere. Antigone rifiuta le leggi della città, segue la sua legge scritta nel corpo delle donne.

Allora, la cosa si complica e di molto: come si fa a distinguere una legge giusta da una ingiusta? Una legittima, da una illegittima?
Bisogna aver molto chiara la linea dell’orizzonte e vederla sempre anche quando gli occhi sono velati di pianto. Perché si può piangere e senza vergogna: come Antonino Caponnetto, in quel luglio del ’92. La sua disperazione – “è tutto finito” disse in Via D’Amelio – fu la disperazione di molti di noi, me compresa. Però, quell’anziano magistrato si riprese subito, e ai funerali di tuo fratello Paolo, con fermezza, affermò: nessuno “può dire che ormai tutto è finito” Le lacrime non gli impedivano di scorgere la linea dell’orizzonte disegnata dalla Costituzione.

Non la Costituzione della Repubblica italiana nata dalla Resistenza.
La retorica fa perdere il senso delle parole.

Dovremmo dire: la Costituzione strappata con le unghie, i denti e il sangue dai ragazzi che hanno fatto la Resistenza.

Dovremmo dire: la Costituzione mantenuta in vita – sembra un paradosso – dai braccianti morti ammazzati a Portella della Ginestra (volevano solo festeggiare il 1° maggio), da Placido Rizzotto (siamo in una Camera del lavoro, pronunciamolo forte il nome del segretario della CGIL di Corleone), da Pio La Torre (deputato del PCI che aveva solo capito come colpire la mafia: toccare i “piccioli”, gli affari), da Peppino Impastato (era solo un ragazzo), da Giovanni Falcone, da tuo fratello Paolo – in fondo erano solo magistrati – caro Salvatore.

Dovremmo dire: la Costituzione inattuata (lo scriveva Piero Calamandrei), e perciò ancora da attuare, con i suoi diritti e le sue garanzie: ecco, appunto, i diritti e le garanzie che nessun inciucio (pensato da quegli abili strateghi che finora non hanno vinte battaglie e, men che meno, guerre) può comprare, semplicemente perché non sono in vendita, non hanno prezzo.
Non si può vendere la linea dell’orizzonte. E noi che siamo qui stasera lo sappiamo bene, perché abbiamo probabilmente tutti gli stessi occhi, vediamo tutti le stesse cose.

Grazie Salvatore e benvenuto, per la prima volta, a Monza.

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Monza – 19 Gennaio 2010. LA LEGALITA’

Posted by PRC Muggiò su sabato 9 gennaio 2010

Una parola del nostro vocabolario
LA LEGALITA’
Martedì 19 Gennaio 2010
ORE 21.00
c/o Camera del Lavoro – Sala Bruno Trentin
Via Aspromonte 18 – Monza

La Federazione della Sinistra incontra
SALVATORE BORSELLINO

SALVATORE BORSELLINO - La legalità

SALVATORE BORSELLINO - La legalità

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