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Posts Tagged ‘foibe’

Giorno del Ricordo o della memoria corta?

Posted by PRC Muggiò su domenica 5 febbraio 2017

Abbiamo più volte fatto notare la tragica narrazione della realtà dei terribili momenti vissuti dalle popolazioni al confine italo-jugoslavo, costruita abilmente per alimentare il sentimento nazionalista antislavo e anticomunista.

Nel 2015 è stata organizzata una mostra, realizzata con documenti storicamente autentici, che per due mesi ha occupato la galleria della Coop di Muggiò, per tentare di ridare un senso storico non distorto alla commemorazione, che come è organizzata oggi pecca di strabismo ed è lesiva della verità e della memoria di tutti coloro i quali nelle foibe ci sono finiti da innocenti, italiani o jugoslavi che fossero.

La mostra era organizzata dall’ANPI ed ha visto alla sua inaugurazione la presenza della Amministrazione comunale.

LA FOTO – NIENTE MENO CHE UN FALSO STORICO – CHE VIENE PUBBLICIZZATA QUEST’ANNO SUL MANIFESTO DELL’INIZIATIVA PER IL 10 FEBBRAIO ERA TRA QUELLE PRESENTI NELLA MOSTRA!

img_20170130_150502Questa foto, che nell’immaginario collettivo, rappresenterebbe la malvagità dei soldati slavi intenti a fucilare degli inermi istriani per poi gettarli nelle foibe,

ALTRO NON è CHE LA FUCILAZIONE, DA PARTE DEI SOLDATI ITALIANI, DI OSTAGGI SLOVENI CATTURATI DURANTE L’OCCUPAZIONE FASCISTA ITALIANA.

Molte sono state le occasioni di smentita della veridicità della foto, ma è utile ricordare quella che venne messa in onda nella trasmissione Porta a Porta condotta da Bruno Vespa per la giornata del ricordo del 2012.

Ospiti in studio, tra gli altri, gli storici Raoul Pupo e Alessandra Kersevan.

In quell’occasione, seguita da miloni di italiani emerge, con enorme disappunto di Bruno Vespa, che la foto non mostra la fucilazione di vittime italiane da parte dei feroci partigiani titini. Tutt’altro. Alessandra Kersevan, fa notare che la foto ritrae la fucilazione di cinque ostaggi sloveni da parte delle truppe italiane durante l’occupazione italiana della Slovenia (1941-1943). Raoul Pupo interviene sulla questione solo quando viene interpellato direttamente dalla Kersevan e conferma che il contenuto dell’immagine è completamente opposto a quanto viene fatto passare nella trasmissione.

Quando è costretto a prendere atto che la foto ritrae effettivamente ostaggi sloveni fucilati da un plotone d’esecuzione italiano, il conduttore si giustifica dicendo che l’immagine è tratta da un libro sloveno ma non si scusa per il macroscopico errore

In effetti la fotografia è stata scattata nel villaggio di Dane, nella Loška Dolina, a sudest di Lubiana. Si sa anche il giorno in cui la foto fu scattata, il 31 luglio 1942, e addirittura i nomi dei fucilati:
Franc Žnidaršič, Janez Kranjc, Franc Škerbec, Feliks Žnidaršič, Edvard Škerbec.

Come nella Wehrmacht e nelle SS, anche nell’Esercito italiano si documentavano stragi e crimini, salvo tenerli nascosti negli anni successivi per confermare il (finto) cliché del «buon soldato italiano».

A protestare contro il clamoroso errore è addirittura il Ministero degli esteri sloveno che segnala al Comune di Bastia Umbra l’uso improprio della fonte. Altre volte lettere giungono da storici indipendenti come Alessandra Kersevan, Claudia Cernigoi e Sandi Volk. Le reazioni sono spesso di scuse (con la conseguente rimozione del materiale iconografico da siti online), ma in alcuni casi – quali quella dell’assessore alla cultura di Bastia Umbra Rosella Aristei – si procede ad un’improbabile giustificazione dell’uso della foto come denuncia simbolica della violenza, esecrabile in tutte le sue varie forme.

La vicenda della foto di Dane ha il suo apice in una lettera di protesta spedita direttamente al presidente Napolitano da parte di Miro Mlinar, Presidente dell’Associazione dei combattenti per i valori della lotta di liberazione nazionale di Cerknica (Slovenia), offeso dal fatto che l’immagine fosse stata addirittura pubblicata impropriamente sul sito del Ministero degli interni italiano.

Il Presidente dell’Associazione dei combattenti slovena sostiene che è stata proprio la pubblicazione sul sito ufficiale italiano a giustificare in seguito l’uso scorretto della foto, facendola diventare uno strumento improprio per aizzare l’odio verso il popolo sloveno. Per questo suggerisce a Napolitano di spostare la data del Giorno del ricordo al 10 giugno, «data del vero inizio delle tragedie del popolo italiano.» A quanto risulta Napolitano non si è nemmeno degnato di rispondere a Mlinar.

Purtroppo la storia è piena di bufale, falsità e revisionismi e proprio per questo motivo compito delle istituzioni è di verificare con estrema attenzione le fonti delle informazioni che ricevono.

Il manifesto affisso dal Comune di Muggiò e firmato dal Sindaco Maria Fiorito va subito ritirato o sostituito e va fatta ammenda nel corso dello spettacolo stesso, nel rispetto della storia e della memoria.

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Errare è umano, perseverare diabolico

Posted by PRC Muggiò su lunedì 1 febbraio 2016

Ancora una volta la maestra Fiorito viene bocciata in Memoria Storica.

Esattamente un anno fa pubblicammo un articolo (https://prcmuggio.wordpress.com/2015/02/11/giornata-della-memoria-e-giorno-del-ricordo-accostamento-aberrante/) per denunciare la bassezza storica dell’Amministrazione di centrosinistra, erede delle politiche “culturali” (se così si possono chiamare) della passata Amministrazione di centrodestra.

È stato pubblicizzato sui canali istituzionali e addirittura sul gruppo Facebook dell’ANPI di Muggiò un volantino che sponsorizza eventi in occasione della Giornata della Memoria (27 gennaio) e del Giorno del Ricordo (10 febbraio) come se fossero la stessa cosa!

Manca solo la firma dell’assessore alla cultura (che firmò l’anno scorso, dimissionaria oggi) e ci si presenta lo stesso volantino. Ancora si ripete quell’accostamento subdolo e aberrante denunciato da molti storici.

Riproponiamo il testo dell’articolo pubblicato un anno fa, nella speranza di mettere fine alle ipocrisie della storia e ai revisionismi interessati. Invitiamo pertanto le cittadine e i cittadini a BOICOTTARE LA SERATA teatrale del 10 febbraio 2016 (e non la presentazione del libro del 3 febbraio) organizzata dal Comune di Muggiò fintanto che le istituzioni – nate dall’immenso sacrificio della Resistenza antifascista – commettano l’errore storico di equiparazione delle due date e di revisione degli eventi storici della Resistenza e della guerra civile jugoslava.
Invitiamo inoltre i cittadini e le istituzioni a contattarci per un dibattito franco ed una discussione storica seria e non viziata da strumentalizzazioni.

La storia insegna ma non ha scolari” (Antonio Gramsci).

———————————–

Giornata della Memoria e Giorno del Ricordo, “accostamento aberrante”

Posted by PRC Muggiò su mercoledì 11 febbraio 2015

Sindaco ed assessore alla cultura del comune di Muggiò hanno firmato e propagandato questo volantino:

Volantino

Due giornate nazionali accostate come se fossero equiparabili.

Non si tratta solo di un errore storico ma di una forma subdola ed “aberrante” – per dirla con le parole dello storico Miccoli che nel ’76 scriveva questo articolo: http://www.diecifebbraio.info/2013/05/risiera-e-foibe-un-accostamento-aberrante-articolo-di-giovanni-miccoli-del-1976/ – di revisionismo.

Riportiamo qui due articoli redatti dal gruppo Wu Ming Fundation e Dieci Febbraio Millenovecentoquarantasette che trattano il tema maldestramente cavalcato dall’amministrazione comunale.

Ci solleva il fatto che almeno non abbiamo assistito a manifestazioni nostalgiche come negli anni passati.

FOIBE O ESODO? 24 FAQ SUL GIORNO DEL RICORDO di Wu Ming Fundation: clicca qui per leggere tutto.

[…] 3. Perché la «Giornata della memoria» va bene e il «Giorno del ricordo» no?

La monetizzazione politica della Shoah da parte del sionismo ha sempre colpito il neoirredentismo nostrano, che ha cercato di mutuarne spregiudicatamente i meccanismi di legittimazione. Nel dopoguerra l’unico frasario disponibile per riprodurre il paradigma vittimario era quello dell’olocausto, così si iniziò a parlare di «genocidio delle genti giuliane», facendo inorridire storici come Giovanni Miccoli dell’IRSML, che lo definì un «accostamento aberrante»[3].
Poi arrivò la guerra nell’ex-Jugoslavia, il massacro di Srebrenica permise di giocare sullo stereotipo dell’atavica barbarie orientale-balcanica e così un nuovo vocabolo, la “Pulizia etnica” (ma in verità esisteva già “bonifica etnica”, usata storicamente per descrivere la snazionalizzazione della Venezia Giulia operata dal fascismo), soppiantò il genocidio che tuttavia rimase in sordina per poi riemergere proprio nel linguaggio del giorno del Ricordo, strategicamente piazzato due settimane dopo quello della Memoria a scimmiottarne nome e forma.
Lo scopo malcelato è quello di ingenerare confusione – vedasi le «Foibe Ardeatine», tragicomica crasi segnalata da Federico Tenca Montini[4] – tra due episodi incomparabili: da un lato una commemorazione mondiale dal significato universale, dall’altro una commemorazione di impianto nazionale. Uno squilibrio che si manifesta a ogni livello di questo accostamento: emigrazione equiparata a deportazione, epurazioni politiche e rese dei conti equiparate a sterminio e massacri indiscriminati.
Interessante è anche confrontare i significati simbolici dei giorni prescelti dalle due commemorazioni: mentre nella giornata della memoria si celebra la liberazione di Auschwitz da parte delle truppe sovietiche – la fine del male per gli ebrei – dall’altra parte si celebra la firma del trattato di pace – l’inizio del male secondo una certa narrazione esule – un male che continua e che idealmente soltanto la restituzione delle terre sottratte o dei “beni abbandonati” potrebbe chiudere.
Se proprio si volesse prendere ad esempio la giornata della memoria si dovrebbe indicare una data che celebrasse la fine delle ostilità, magari il 10 novembre, firma del Trattato di Osimo. Nessuna associazione di esuli lo accetterebbe, quella data in zona suscita ancora malumori (riemersi persino in recenti avventure politiche, come MTL) ma se non altro significò la normalizzazione dei rapporti italo-jugoslavi e la fine definitiva delle ostilità fra i due paesi. In realtà il giorno del Ricordo non ricopia quello della memoria, ma ne è un detournement: si ricalcano gli aspetti emotivi ma si perseguono diverse finalità. […]

L’ACCOSTAMENTO TRA I GENOCIDI OPERATI DAL NAZIFASCISMO E LE COSIDDETTE “FOIBE” E’ UN ABOMINIO STORIOGRAFICO di Dieci Febbraio Millenovecentoquarantasette: clicca qui per leggere tutto.

Il parallelo che viene talvolta tracciato, in alcuni ambienti e circostanze, tra “Auschwitz” – o altri luoghi ed episodi della violenza genocidaria nazifascista – e le cosiddette “foibe”, è un abominio storiografico che va rigettato con sdegno.

Simili accostamenti sono fuorvianti dal punto di vista storico e sono profondamente diseducativi dal punto di vista didattico, quando vengono usati come espediente per inculcare negli studenti certe interpretazioni “semplificate” dei fatti accaduti nel corso della II Guerra Mondiale. Sono accostamenti insostenibili sotto il profilo morale, innanzitutto, in base ad elementari considerazioni: di carattere numerico (il “conteggio dei morti” ha una sua importanza nella storiografia, ed è ipocrita affermare il contrario); di carattere logico (non avrebbe avuto senso per il movimento partigiano e lo Stato jugoslavo nascente pianificare operazioni di “pulizia etnica” contro chicchessia, visto che quello Stato si fondava sul suo carattere multi-nazionale e internazionalista e gli italiani furono una componente importante dello stesso Esercito Popolare di Liberazione, con ben quattro Divisioni di combattenti inquadrate al suo interno); di opportunità politica (equiparare la violenza strutturale e programmatica del nazifascismo a qualsivoglia episodio criminale avvenuto ad opera delle altre parti in conflitto era e dovrebbe rimanere esclusiva dei reduci ed eredi del nazifascismo stesso).

Già negli anni Settanta, il professor Giovanni Miccoli ebbe occasione di intervenire con parole cristalline su questo tema, scrivendo un articolo che rimane -purtroppo- attualissimo. Diciamo “purtroppo” perché l’aria è cambiata, dagli anni Settanta ad oggi, al punto che persino l’A-B-C della Storia e della storiografia va riaffermato. Così, in troppi casi registriamo che proprio quell’accostamento aberrante (così lo definì Miccoli) viene proposto in tutte le sue più incredibili varianti […]

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Esposizione in Brianza della mostra “TESTA per DENTE”

Posted by PRC Muggiò su venerdì 20 marzo 2015

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Giornata della Memoria e Giorno del Ricordo, “accostamento aberrante”

Posted by PRC Muggiò su mercoledì 11 febbraio 2015

Sindaco ed assessore alla cultura del comune di Muggiò hanno firmato e propagandato questo volantino:

Volantino

Due giornate nazionali accostate come se fossero equiparabili.

Non si tratta solo di un errore storico ma di una forma subdola ed “aberrante” – per dirla con le parole dello storico Miccoli che nel ’76 scriveva questo articolo: http://www.diecifebbraio.info/2013/05/risiera-e-foibe-un-accostamento-aberrante-articolo-di-giovanni-miccoli-del-1976/ – di revisionismo.

Riportiamo qui due articoli redatti dal gruppo Wu Ming Fundation e Dieci Febbraio Millenovecentoquarantasette che trattano il tema maldestramente cavalcato dall’amministrazione comunale.

Ci solleva il fatto che almeno non abbiamo assistito a manifestazioni nostalgiche come negli anni passati.

FOIBE O ESODO? 24 FAQ SUL GIORNO DEL RICORDO di Wu Ming Fundation: clicca qui per leggere tutto.

[…] 3. Perché la «Giornata della memoria» va bene e il «Giorno del ricordo» no?

La monetizzazione politica della Shoah da parte del sionismo ha sempre colpito il neoirredentismo nostrano, che ha cercato di mutuarne spregiudicatamente i meccanismi di legittimazione. Nel dopoguerra l’unico frasario disponibile per riprodurre il paradigma vittimario era quello dell’olocausto, così si iniziò a parlare di «genocidio delle genti giuliane», facendo inorridire storici come Giovanni Miccoli dell’IRSML, che lo definì un «accostamento aberrante»[3].
Poi arrivò la guerra nell’ex-Jugoslavia, il massacro di Srebrenica permise di giocare sullo stereotipo dell’atavica barbarie orientale-balcanica e così un nuovo vocabolo, la “Pulizia etnica” (ma in verità esisteva già “bonifica etnica”, usata storicamente per descrivere la snazionalizzazione della Venezia Giulia operata dal fascismo), soppiantò il genocidio che tuttavia rimase in sordina per poi riemergere proprio nel linguaggio del giorno del Ricordo, strategicamente piazzato due settimane dopo quello della Memoria a scimmiottarne nome e forma.
Lo scopo malcelato è quello di ingenerare confusione – vedasi le «Foibe Ardeatine», tragicomica crasi segnalata da Federico Tenca Montini[4] – tra due episodi incomparabili: da un lato una commemorazione mondiale dal significato universale, dall’altro una commemorazione di impianto nazionale. Uno squilibrio che si manifesta a ogni livello di questo accostamento: emigrazione equiparata a deportazione, epurazioni politiche e rese dei conti equiparate a sterminio e massacri indiscriminati.
Interessante è anche confrontare i significati simbolici dei giorni prescelti dalle due commemorazioni: mentre nella giornata della memoria si celebra la liberazione di Auschwitz da parte delle truppe sovietiche – la fine del male per gli ebrei – dall’altra parte si celebra la firma del trattato di pace – l’inizio del male secondo una certa narrazione esule – un male che continua e che idealmente soltanto la restituzione delle terre sottratte o dei “beni abbandonati” potrebbe chiudere.
Se proprio si volesse prendere ad esempio la giornata della memoria si dovrebbe indicare una data che celebrasse la fine delle ostilità, magari il 10 novembre, firma del Trattato di Osimo. Nessuna associazione di esuli lo accetterebbe, quella data in zona suscita ancora malumori (riemersi persino in recenti avventure politiche, come MTL) ma se non altro significò la normalizzazione dei rapporti italo-jugoslavi e la fine definitiva delle ostilità fra i due paesi. In realtà il giorno del Ricordo non ricopia quello della memoria, ma ne è un detournement: si ricalcano gli aspetti emotivi ma si perseguono diverse finalità. […]

L’ACCOSTAMENTO TRA I GENOCIDI OPERATI DAL NAZIFASCISMO E LE COSIDDETTE “FOIBE” E’ UN ABOMINIO STORIOGRAFICO di Dieci Febbraio Millenovecentoquarantasette: clicca qui per leggere tutto.

Il parallelo che viene talvolta tracciato, in alcuni ambienti e circostanze, tra “Auschwitz” – o altri luoghi ed episodi della violenza genocidaria nazifascista – e le cosiddette “foibe”, è un abominio storiografico che va rigettato con sdegno.

Simili accostamenti sono fuorvianti dal punto di vista storico e sono profondamente diseducativi dal punto di vista didattico, quando vengono usati come espediente per inculcare negli studenti certe interpretazioni “semplificate” dei fatti accaduti nel corso della II Guerra Mondiale. Sono accostamenti insostenibili sotto il profilo morale, innanzitutto, in base ad elementari considerazioni: di carattere numerico (il “conteggio dei morti” ha una sua importanza nella storiografia, ed è ipocrita affermare il contrario); di carattere logico (non avrebbe avuto senso per il movimento partigiano e lo Stato jugoslavo nascente pianificare operazioni di “pulizia etnica” contro chicchessia, visto che quello Stato si fondava sul suo carattere multi-nazionale e internazionalista e gli italiani furono una componente importante dello stesso Esercito Popolare di Liberazione, con ben quattro Divisioni di combattenti inquadrate al suo interno); di opportunità politica (equiparare la violenza strutturale e programmatica del nazifascismo a qualsivoglia episodio criminale avvenuto ad opera delle altre parti in conflitto era e dovrebbe rimanere esclusiva dei reduci ed eredi del nazifascismo stesso).

Già negli anni Settanta, il professor Giovanni Miccoli ebbe occasione di intervenire con parole cristalline su questo tema, scrivendo un articolo che rimane -purtroppo- attualissimo. Diciamo “purtroppo” perché l’aria è cambiata, dagli anni Settanta ad oggi, al punto che persino l’A-B-C della Storia e della storiografia va riaffermato. Così, in troppi casi registriamo che proprio quell’accostamento aberrante (così lo definì Miccoli) viene proposto in tutte le sue più incredibili varianti […]

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Muggiò non ci sta!

Posted by PRC Muggiò su giovedì 13 febbraio 2014

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IL COMUNICATO DELL’ANPI DI MUGGIÒ AL SINDACO:

Oggetto: celebrazioni ufficiali del giorno del ricordo a Muggiò

(16 febbraio ore 10:00)

All’att.ne del Sindaco, Dott. Pietro Stefano Zanantoni.

Con la presente, l’Associazione Nazionale Partigiani d’Italia di Muggiò – sezione “”Michele Robecchi”, vuole dimostrare lo sdegno per la scelta effettuata dall’Amministrazione comunale, da Lei presieduta, di invitare, in occasione delle celebrazioni per la “Giornata del Ricordo”, la signora Francesca Montagni Marchiori, vicepresidente dell’associazione battaglioni bersaglieri volontari “Benito Mussolini” e vicina alle posizioni dell’organizzazione nazifascista denominata “Unione per il Socialismo nazionale “RSI”.

Rammentiamo ancora una volta che l‘apologia delfascismo è un reato previsto dalla legge n. 645 del 1952 che vieta ad un’associazione, movimento o comunque un gruppo di persone non inferiore a cinque il perseguimento di finalità antidemocratiche proprie del partito fascista, esaltando, minacciando o usando la violenza quale metodo di lotta politica o propugnando la soppressione delle libertà garantite dalla Costituzione o denigrando la democrazia, le sue istituzioni e i valori della Resistenza, o svolgendo propaganda razzista, ovvero rivolge la sua attività alla esaltazione di esponenti, principi, fatti e metodi propri del predetto partito o compie manifestazioni esteriori di carattere fascista.

I nostri Padri costituenti nelle disposizioni transitorie e finali della Carta Costituzionale repubblica del 1948 sancirono a chiare lettere il divieto perentorio di ricostituzione, sotto qualsiasi forma, del defunto partito fascista.

Chiediamo quindi a Lei, signor Sindaco, di tornare sui suoi passi e di ripensarci, ricordandole come tale scelta si scontri con gli esempi di resistenza e di libertà che hanno saputo dare molti cittadini muggioresi durante l’occupazione nazifascista dell’Italia centrosettentrionale.

I nomi di alcuni di quei nostri eroi sono scolpiti su una lapide proprio nel cortile interno della Villa Municipale e rappresentano un tassello fondamentale della nostra storia comune e non sarà certamente un improvvido comizio a scalfire la memoria e l’identità collettiva dei muggioresi che rimane profondamente radicata nei valori di libertà e democrazia.

In occasione della celebrazione della “Giornata del Ricordo”, l’Associazione Nazionale Partigiani d’Italia parteciperà alla manifestazione con una forma di protesta silenziosa per rispetto di tutti coloro che sono stati ingiustamente e barbaramente uccisi e gettati nelle foibe perché siamo convinti che nessun uomo abbia il diritto di decidere della vita o della morte di un altro uomo.

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Fermate quella oratrice!

Posted by PRC Muggiò su giovedì 6 febbraio 2014

Il 16 febbraio si celebra il Giorno del Ricordo.

L’amministrazione comunale, non sappiamo se per dabbenaggine oppure per voluta strumentalizzazione di una giornata di riflessione su un periodo funesto della storia italiana, mette in campo una manifestazione pubblica nella quale interverranno esponenti nostalgici dell’oppressione nazifascista, con l’effetto pratico di riabilitare l’ideologia degli irriducibili fascisti che dall’8 settembre 1943 fino alla giornata della Liberazione hanno combattuto a fianco dei tedeschi contro le forze alleate e partigiane.

Ci riferiamo in particolare al ruolo pubblico svolto dalla signora Francesca Montagni Marchiori, che svolge con sollecitudine e vivo attivismo il ruolo di Vicepresidente dell’Associazione Battaglione Bersaglieri Volontari “Benito Mussolini”, ed in tale veste animatrice di siti internet dove si tramanda l’ideologia dell’estrema destra che tanti lutti ha prodotto a centinaia di migliaia di italiani.

La signora Francesca Montagni Marchiori, in qualità di Vicepresidente dell’Associazione Battaglione Bersaglieri Volontari “Benito Mussolini”, è intervenuta più volte nella pagina che l’Associazione Nazionale Bersaglieri ha, incautamente secondo noi, riservato a questo Battaglione nero (http://www.bersaglieri.net/default.aspx?S=1&L=1&D=293&idF=17&idM=62936 ), pagina che getta discredito agli innumerevoli meriti acquisiti in ben altre situazioni e con ben altre finalità dal Corpo dei Bersaglieri.

In questa pagina internet troviamo le motivazioni “simboliche” che hanno portato alla costituzione di questo Battaglione nero:

Questi ragazzi poi erano stati cresciuti nel sogno dell’uomo nuovo e della grande Nazione, non hanno potuto sopportare il tradimento di Casa Savoia e hanno portato fino all’estremo sacrificio il loro giuramento. Loro hanno tutto il mio amore, la mia stima e la mia missione” scrive accorato il Presidente dell’Associazione Battaglione “Benito Mussolini”, e successivamente, lo stesso Presidente dell’ Associazione Battaglione “Benito Mussolini” ricostruisce la nascita del Battaglione ripercorrendo le vicende del fondatore con queste parole:

Veneziano di nascita, volontario a 18 anni nella guerra di Spagna e poi in un Battaglione “M” nella Seconda Guerra mondiale, Cozzarini, sorpreso a Milano dall’armistizio e rientrato immediatamente nella sua caserma di Caserta, che trovò deserta, non si rassegnò agli eventi e riuscì a raccogliere attorno a se militari sbandati e volontari di ogni età ed estrazione, prima formando un plotone, poi una compagnia, infine – con una forza di circa 700 uomini – un Battaglione, denominato poi anch’esso Battaglione Mussolini, inquadrato nelle Forze armate tedesche, e impiegato nel settore operativo Falciano – Mondragone.

Ma al di la delle vicende specifiche del Battaglione “Benito Mussolini”, la signora Marchiori, sempre in veste di Vicepresidente, in occasione della morte del ex “presidente onorario” dell’Associazione di volontari “Benito Mussolini”, il 13 Agosto 2013 non ha mancato di far avere il suo saluto di commiato al sito di un’organizzazione politica denominata Unione per il Socialismo Nazionale – R.S.I. (http://socialismonazionale.wordpress.com/2013/08/21/presente-3/ dove R.S.I. è il triste acronimo che per riprodurre le iniziali della Repubblica Sociale Italiana aggiunge alla sua denominazione la specifica di Raggruppamento Sociale Italiano, questo il simbolo adottato).

L’ organizzazione politica Unione per il Socialismo Nazionale – R.S.I., al

Il simbolo di ispirazione nazi-fascista dell'Unione per il Socialismo Nazionale

Il simbolo di ispirazione nazi-fascista dell’Unione per il Socialismo Nazionale

fine riteniamo di aggirare le norme Costituzionali di divieto di ricostituzione del Partito Nazionale Fascista, rifugge dall’utilizzare in qualsiasi suo atto statutario il termine “fascista”… ma non si fa problemi di allegare allo Statuto (http://socialismonazionale.wordpress.com/statuto/) di detta organizzazione politica un ALLEGATO 2 denominato “Tavola dei valori” dove, tra l’altro, si legge:

  • Promulgazione di una Nuova Costituzione Repubblicana in sostituzione della attuale Costituzione ormai desueta e antistorica.
  • Tutela dell’integrità nazionale territoriale e amministrativa da tutte le mire da localistiche foriere di minacce secessioniste
  • Creazione di una Repubblica Presidenziale a Partecipazione Popolare
  • Riconquista della Sovranità Nazionale: militare, culturale, monetaria economica, politica.
  • Ricostruzione dell’integrità morale del cittadino italiano
  • Riforma del sistema scolastico come istituzione educativa nazionale
  • Ricostruzione del nucleo familiare come pilastro fondamentale della società.

ed altre amenità del genere.

Ebbene, questa signora Marchiori è stata chiamata dal Sindaco Zanantoni a chiudere la celebrazione della Giornata del Ricordo con una lettura pubblica che si terrà domenica 16 nella piazza della Ex Filattice.

Ripetiamo, non sappiamo se questa operazione è il frutto di dabbenaggine politica oppure se sia un’operazione imbastita di nostalgia ed indice di una pressante strumentalizzazione in chiave nazionalista di eventi storici, le foibe in primis, utilizzata al solo fine di riabilitare i criminali nazisti e i loro fiancheggiatori fascisti, ma la nostra conoscenza delle scelte politiche di questo Sindaco ci fanno propendere per questa seconda interpretazione, e riteniamo pertanto urgente schierarci per l’ennesima volta a difesa della Costituzione TUTTA, compreso il suo ineliminabile monito antifascista.

Nel fare questa dichiarazione richiamiamo le forze democratiche ad analogo atteggiamento di ripulsa del revisionismo fascista; è urgente e non più rinviabile l’azione delle forze democratiche, progressiste e antifasciste nel porre un argine a questi tentativi di giustificazione e di mitizzazione di coloro che si sono indegnamente alleati all’oppressore nazista.

Se invece dovesse essere uno “svarione” politico verificatosi ad “insaputa” del Sindaco siamo ancora in tempo a porre rimedio; il Sindaco si dissoci da questa presenza dequalificata e ne rifiuti non solo l’intervento pubblico ma anche la sua partecipazione alla manifestazione!
In caso contrario invitiamo gli antifascisti e tutti i democratici a non partecipare alla manifestazione e a prendere posizione, anche con azioni pubbliche di protesta, su un tema così pressante come la strumentalizzazione personale e politica della storia e di passaggi fondativi della democrazia italiana.

La locandina della celebrazione ufficiale

La locandina della celebrazione ufficiale

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