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Posts Tagged ‘giovani’

Conclusa la Conferenza nazionale dei Giovani Comunisti

Posted by PRC Muggiò su martedì 27 ottobre 2015

conferenza-400x267Documento finale della V Conferenza nazionale delle/dei Giovani Comuniste/i

La nostra generazione è figlia degli ultimi trent’anni di politiche neoliberiste che hanno distrutto un senso di appartenenza collettiva, eliminando qualsiasi prospettiva di alternativa o senso critico che non fosse conforme al sistema economico dominante. Individualismo, atomizzazione ed isolamento sono la costante della vita di ogni ragazzo e ragazza nata tra la fine degli anni Ottanta e il nuovo millennio. Essere giovani comunisti/e oggi, ribellarsi a quello che sembra essere lo stato naturale delle cose, non è semplice e rappresenta in questo periodo di crisi, non soltanto economica ma anche e soprattutto democratica, sociale e valoriale un atto di coraggio.

Tuttavia il mero ribellismo o la “buona volontà” non ci basta per affrontare un nemico così invasivo e dinamico come il capitalismo. Come giovani comunisti/e abbiamo il dovere di riaffermare la nostra alternatività al sistema capitalistico e l’esigenza di una analisi che ci permetta di costruire il socialismo del ventunesimo secolo. Un’analisi che tuttavia non sia solamente di tipo storico-culturale, ma che sia in grado di fornire alla nostra generazione degli strumenti teorici e pratici per la costruzione di un’umanità liberata. In questo senso la giovanile si impegna a costruire momenti di formazione nazionale e territoriale che possano essere di stimolo anche per la creazione di momenti conflittuali. Riteniamo che la nostra organizzazione si debba confrontare, relazionare e creare rete, non solo con tutti i soggetti politici, sociali e sindacali che condividono con noi il terreno di azione e di analisi, ma anche con tutti i singoli individui che la crisi e le politiche liberiste hanno isolato all’interno della società. Contrastiamo l’idea di una società frammentata attraverso la costruzione di una organizzazione collettiva per rovesciare i rapporti di forza sfavorevoli che impediscono oggi di costruire l’alternativa a livello nazionale, europeo e globale. È necessario superare definitivamente le politiche d’austerità e il ricatto del debito per immaginare un presente e un futuro diversi, con diritti e dignità per tutti. Il punto di partenza sta nella constatazione del fatto che il Governo Renzi, in piena continuità con i due governi precedenti, con il suo falso riformismo sta provocando il drammatico aumento delle disuguaglianze nel nostro paese, restringendo al contempo gli spazi di democrazia e partecipazione.

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A settembre: Festa della Civetta e Festa CGIL

Posted by PRC Muggiò su mercoledì 26 agosto 2015

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Tanto tempo fa, in una galassia lontana lontana … PENSIONI

Posted by PRC Muggiò su venerdì 8 maggio 2015

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Festa Giovani CGIL

Posted by PRC Muggiò su mercoledì 3 settembre 2014

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All’Europa serve un New Deal

Posted by PRC Muggiò su sabato 28 giugno 2014

da rifondazione.it

di Luciano Gallino – il manifesto 27 giu 2014

Austerity. Se avesse un po’ di coraggio, il governo italiano dovrebbe rilanciare un’idea che circola da tempo: un grande piano per investimenti infrastrutturali

napolitano-lavoro-1A marzo 2014 i disoc­cu­pati erano 25,7 milioni nella Ue a 28, e poco meno di 19 milioni nell’eurozona (stime Euro­stat). Rispetto a un anno prima si regi­strava una lieve dimi­nu­zione, dal 12% al all’11,8 nell’eurozona, e dal 10,9 al 10,5 nella Ue a 28. A ini­zio 2008, i disoc­cu­pati Ue erano sotto il 7%, circa 10 milioni in meno. Ele­va­tis­simi i tassi attuali di disoc­cu­pa­zione degli under 25, anche in paesi che si riten­gono poco col­piti dalla crisi: 23,4 in Fran­cia, 23,5 in Sve­zia, 20,5 in Fin­lan­dia, con una media che sfiora il 24% nell’eurozona, pari a 3,5 milioni di gio­vani. Per non par­lare del 42,7 dell’Italia o del 53,9 della Spagna.

A sei anni dall’inizio della crisi, che cosa fanno le isti­tu­zioni Ue per com­bat­tere la disoc­cu­pa­zione? Da anni la la Com­mis­sione Euro­pea discute di una «Stra­te­gia euro­pea per l’occupazione», nel qua­dro di un’altra che si chiama «Europa 2020: una stra­te­gia per la cre­scita». Di que­ste gene­ri­che stra­te­gie in tema di occu­pa­zione non si è visto quasi nulla. Ma ad aprile 2012 la Ce ha lan­ciato un «Pac­chetto per l’occupazione» più det­ta­gliato. Con­sta di una serie di docu­menti che gli stati mem­bri dovreb­bero fare pro­pri al fine di soste­nere la crea­zione di posti di lavoro, rilan­ciare la dina­mica dei mer­cati del lavoro, raf­for­zare il coor­di­na­mento tra gli stati mem­bri in tema di poli­ti­che dell’occupazione. Le ricette sono le solite che arri­vano da Bru­xel­les: dimi­nuire le tasse sul lavoro; ridurre la seg­men­ta­zione del mer­cato del lavoro tra chi ha un’occupazione pre­ca­ria e chi ha un’occupazione più sta­bile; svi­lup­pare le poli­ti­che attive del lavoro; rimuo­vere gli osta­coli legali e pra­tici al libero movi­mento dei lavo­ra­tori, oltre che – nien­te­meno – inco­rag­giare la domanda di lavoro.

Come mai, ad onta delle sud­dette stra­te­gie, la disoc­cu­pa­zione ha con­ti­nuato a imper­ver­sare nella Ue? Per­ché tali stra­te­gie, che la Ce ha pro­po­sto in pieno accordo con le altre isti­tu­zioni UE e la mag­gior parte dei governi euro­pei, non toc­cano mini­ma­mente i fon­da­menti strut­tu­rali di essa.
Insi­stono sui soliti motivi isti­tu­zio­nali: l’ordinamento giu­ri­dico del mer­cato del lavoro, le tasse ecces­sive, la rilut­tanza dei lavo­ra­tori ad accet­tare i posti di lavoro che ci sono in luogo di quelli che pre­fe­ri­reb­bero, lo scarto tra le capa­cità pro­fes­sio­nali di cui i lavo­ra­tori dispon­gono e quelle che le imprese richiedono.

Per con­tro il lavoro è scarso, e i disoc­cu­pati nume­rosi, per­ché la com­pres­sione dei salari e delle con­di­zioni di lavoro in atto da vent’anni nei paesi Ue ha ridotto la domanda dei con­su­ma­tori; a loro volta le imprese hanno ridotto di molto gli inve­sti­menti e l’accumulazione di capi­tale reale per­ché pre­fe­ri­scono distri­buire lauti pro­fitti o riac­qui­stare azioni pro­prie; il forte aumento delle disu­gua­glianze ha sem­pre più spo­stato gli inve­sti­menti del 5 per cento dei ric­chi e super-ricchi verso il set­tore finan­zia­rio; i mag­giori paesi hanno sot­tratto all’economia decine di miliardi l’anno a forza di avanzi pri­mari, nel vano ten­ta­tivo di con­te­nere il debito pub­blico gra­vato dai sal­va­taggi delle banche.

Dinanzi alle sedi­centi stra­te­gie per l’occupazione che la Ce pro­pu­gna all’unisono con la Bce, il Fmi e i governi Ue, che cosa può fare il governo ita­liano nel seme­stre in cui tocca all’Italia la pre­si­denza Ue? A parte il fatto che il governo Renzi ha mostrato con i suoi inter­venti in tema di lavoro e occu­pa­zione di seguire alla let­tera i pre­cetti della Ce, è chiaro che dinanzi a tale muro non c’è molto da fare. In ogni caso, se avesse un po’ di corag­gio, potrebbe pro­vare a rilan­ciare un’idea che da tempo cir­cola nella Ue: un New Deal per l’Europa, ovvero un grande piano euro­peo per inve­sti­menti infra­strut­tu­rali. Che dovrebbe tenersi alla larga dalle grandi opere, per con­cen­trarsi invece su infra­strut­ture urbane e inte­rur­bane, dalle strade ai tra­sporti urbani e regio­nali, dalle scuole agli ospe­dali, che quasi un decen­nio di insen­sate poli­ti­che di auste­rità ha gra­ve­mente cor­roso, e dalle quali pos­sono deri­vare milioni di posti di lavoro.

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Avere più di 50 anni e scoprirsi proletari

Posted by PRC Muggiò su domenica 22 giugno 2014

tratto da rifondazione.it

di Roberto Ciccarelli – il manifesto

sovietworkerCensis. Dopo sei anni di crisi i disoccupati maturi sono aumentati del 146%. Nel 2008 erano 261 mila, oggi 438 mila. Sono un milione quelli spinti a cercare un impiego per mancanza di reddito

Esu­beri, pre­pen­sio­nati, eso­dati, staf­fet­tati, cas­sin­te­grati, disoc­cu­pati. Sono i lavo­ra­tori ultra­cin­quan­tenni che hanno perso una posi­zione da lavo­ra­tore dipen­dente e si tro­vano nella zona gri­gia dove il pre­ca­riato si con­fonde con la disoccupazione.

Per il Cen­sis, oggi sono 438 mila i lavo­ra­tori dipen­denti che vivono sospesi. Nel 2008 erano 261 mila. In sei anni solo i disoc­cu­pati in que­sta fascia di età sono aumen­tati in ter­mini asso­luti di 261 mila per­sone e in ter­mini per­cen­tuali del 146%. L’ultimo anno è stato un eca­tombe. L’area dei senza lavoro si è estesa a mac­chia d’olio coin­vol­gendo 64 mila per­sone: +17,2% tra il 2012 e il 2013. La reces­sione ha spaz­zato via le ultime, resi­duali, tutele di que­sto lavoro dipen­dente e ha allun­gato a dismi­sura la durata della disoc­cu­pa­zione. Dal 2008 al 2014 gli over 50 disoc­cu­pati di lunga data sono infatti quasi tri­pli­cati, pas­sando da 93 mila a 269 per­sone (+189%).

Nello stesso periodo c’è stato un aumento del 7,6% dei lavo­ra­tori auto­nomi e tende a rad­dop­piarsi la com­po­nente degli occu­pati a tempo par­ziale, che nel 2013 diven­tano circa un milione, con un incre­mento nei sei anni pari al 47,5%.

Al lungo elenco del disa­gio occu­pa­zio­nale si è aggiunto un ele­mento ancora più inquie­tante. L’insicurezza eco­no­mica, e la soli­tu­dine sociale, insieme all’erosione dei red­diti indotta da un lavoro sem­pre più inter­mit­tente o varia­mente pre­ca­rio, ha stri­to­lato i con­sumi, bru­ciato i risparmi e ha indotto un’altra cate­go­ria di over 50 a cer­care lavoro.
Sono quelli che l’Istat ha defi­nito gli «inat­tivi» che tut­ta­via si dichia­rano dispo­ni­bili a lavo­rare. Con­si­de­rando tutti que­sti casi, oggi in Ita­lia la pres­sione eser­ci­tata sul mer­cato del lavoro da parte degli ultra­cin­quan­tenni supera un milione di per­sone. Que­sta cifra dev’essere com­pa­rata al numero com­ples­sivo degli over 50 in Ita­lia: 24,5 milioni. Tra loro gli occu­pati sono poco più di un quarto, all’incirca 6,7 milioni: poco più di 4 milioni gli uomini, 2,6 le donne. Poi c’è il milione indi­cato dal Cen­sis, quella popo­la­zione che sta spe­ri­men­tando tutte le gra­da­zioni del gri­gio (e del nero) sul mer­cato del lavoro.

Una simile con­di­zione è stata con­sta­tata a livello euro­peo dalla Com­mis­sione Euro­pea in un rap­porto pre­sen­tato dal com­mis­sa­rio al lavoro Lázló Andor nel marzo scorso​.La disoc­cu­pa­zione in Europa da ecce­zione si sta tra­sfor­mando in regola e coin­volge tanto gli over 50 quanto i più gio­vani tra i 15 e i 34 anni. Per chi ha perso il lavoro in Ita­lia nel primo ciclo della crisi, le pos­si­bi­lità di tro­varne un altro sono tra il 14% e il 15%, la quota più bassa di tutti i 28 Stati membri.

Ovun­que la disoc­cu­pa­zione di lunga durata viene accom­pa­gnata alla gene­ra­liz­za­zione della pre­ca­rietà e del lavoro nero, con il rischio più che reale di per­dere le com­pe­tenze e le espe­rienze accu­mu­late in una vita di lavoro più o meno lunga. In Ita­lia sono sem­pre meno gli over 50 che par­te­ci­pano ad atti­vità for­ma­tive, solo il 5% del cam­pione ana­liz­zato dal Cen­sis. Que­sto accade anche per l’assenza di poli­ti­che in que­sto senso, o per il fal­li­mento della riqua­li­fi­ca­zione pro­fes­sio­nale.
Richia­mando i dati resi noti dall’Organizzazione inter­na­zio­nale del lavoro (Ilo), anche il Cen­sis rileva che la lie­vis­sima cre­scita occu­pa­zio­nale regi­strata negli ultimi sei anni ha bene­fi­ciato i lavo­ra­tori più anziani, in par­ti­co­lare coloro che hanno tra i 55 e i 64 anni. Per il Cen­sis que­sta sarebbe la prova di un con­flitto latente tra gio­vani e anziani. Entrambi poco – o affatto – tute­lati si con­ten­de­reb­bero gli stessi posti di lavoro. I fat­tori che hanno por­tato a que­sta situa­zione sono tut­ta­via mol­te­plici e non ridu­ci­bili ad uno scon­tro generazionale.

Quest’ultimo può essere stato l’effetto dell’aumento dell’età pen­sio­na­bile impo­sto dalla riforma For­nero (voluta da Pd e Pdl nell’era Monti), o del blocco del turn-over nella pub­blica ammi­ni­stra­zione, ma non spiega la pre­ca­rietà che col­pi­sce in egual misura gio­vani e anziani, auto­nomi o dipen­denti. In que­sta con­di­zione il rap­porto di lavoro dipen­dente, tute­lato e rego­la­men­tato riguarda sem­pre meno per­sone, come ha con­fer­mato a fine 2013 il rap­porto sulla coe­sione sociale dell’Inps, Istat e mini­stero del Lavoro. I lavo­ra­tori dipen­denti sotto i 30 anni sono dimi­nuiti dal 18,9% al 15,9%. Nell’ultimo qua­drien­nio dell’anno scorso, i «gio­vani» a tempo inde­ter­mi­nato sono pas­sati dal 16,8% al 14%. Nel primo seme­stre 2013 il 67% dei rap­porti di lavoro era a tempo determinato.

Gli over 50 che oggi for­mano un nuovo pro­le­ta­riato bene­fi­ciano degli ultimi scam­poli di pro­te­zione sociale che i loro figli pro­ba­bil­mente non cono­sce­ranno. Tra il 2010 e il primo seme­stre del 2013 tra i bene­fi­ciari delle poli­ti­che attive del lavoro e della cassa inte­gra­zione, esclu­dendo dal totale gli appren­di­sti, sono aumen­tati tra gli over 50, pas­sati dal 12,4% al 15,5%: circa 100 mila persone.

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FESTA DEI GIOVANI CGIL

Posted by PRC Muggiò su lunedì 5 agosto 2013

cgil

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Brindisi, una strage da non dimenticare.

Posted by PRC Muggiò su lunedì 28 maggio 2012

Brindisi, 19 Maggio 2012.

Come prassi quotidiana arriva un autobus da Mesagne, ferma nei pressi dell’Istituto Falcone Morvillo. Le studentesse scese dal mezzo ignorano totalmente che da lì a poco saranno catapultate tragicamente nelle cronache.
Fin dalle prime ore è iniziato un susseguirsi incessante e disordinato di notizie, smentite e ipotesi.
Sarebbero state tre bombole di gpl fatte deflagrare da remoto ad aver causato il forte scoppio che ha coinvolto svariate studentesse, tra cui la deceduta Melissa Bassi.
In un primo momento l’ipotesi di un attacco terroristico-mafioso si è delineata come la più probabile a causa di inusuali coincidenze: la scuola, particolarmente attiva nell’antimafia, dedicata al magistrato Falcone e la moglie Francesca Morvillo, l’imminente arrivo in città della Carovana della Legalità, il ventesimo anniversario della strage di Capaci alle porte. Di lì a poco si è abbandonata la pista mafiosa e si è imputata la strage all’azione di un folle, non coinvolto in organizzazioni di stampo criminale e mafioso.
Con il susseguirsi delle indagini, ogni ipotesi precedente è stata scartata e gli inquirenti brancolano letteralmente nel buio.
A prescindere dal reale esecutore, la strage è un messaggio forte e chiaro che deve necessariamente essere contrastato dalla società civile, dal mondo del lavoro e, ultimo ma non per importanza, dal mondo della scuola. Colpire la scuola e i simboli di un Paese che vuole cambiare è un atto intimidatorio, di becero opportunismo e vigliaccheria inaudita.
All’intimidazione deve necessariamente corrispondere una reazione contraria, un rifiuto netto della violenza e della mentalità mafiosa, in nome di un bene comune e di una giustizia sociale che sono incessantemente sotto l’attacco dei poteri forti coadiuvati da governi di tecnici.
Oggi più che mai è di fondamentale importanza lanciare un segnale forte, amplificando la voce di coloro i quali non accettano più di sottostare a logiche oppressive e terroristiche.
La reazione è giunta immediatamente, la mobilitazione è stata corale.

Noi eravamo presenti in forze la domenica successiva all’attacco dinanzi al comune di Muggiò. Anche qui in città, nonostante la pioggia incessante, è stato organizzato un presidio per portare sostegno a chi nell’attacco ha perso la vita e per esprimere a gran voce, ancora una volta, la voglia di cambiamento, di legalità, di alternativa. Una voce che spesso viene screditata dai poteri forti, dallo scarso sostegno di alcune istituzioni, dall’apatia dei giovani e meno giovani, che però non manca mai di farsi sentire e di ergersi a sostegno di un cambiamento, di un’alternativa al puzzo del compromesso morale e al decadimento della società.

Il nostro impegno non si è fermato al presidio della domenica, ma è continuato Mercoledì 23 a sostegno dell’iniziativa “Un fiore contro le mafie”, promossa da Libera Monza Brianza con il supporto di CGIL CISL UIL nei pressi del Tribunale di Monza. Ci è stata offerta l’occasione di portare la nostra esperienza e di far sentire nostra voce in presenza delle istituzioni, rappresentante dal Procuratore della Repubblica Carnevali, dalla Presidente del Tribunale di Monza Di Oreste, dal sindaco Scanagatti e dall’assessore all’istruzione della provincia Colombo. Rimarcare il messaggio di legalità e di antimafia sociale che quotidianamente è nostro appannaggio, si è rivelato quanto più necessario in concomitanza dell’anniversario della strage di Capaci e dell’attentato di Brindisi.

Noi giovani comunisti abbiamo voluto esserci, abbiamo voluto e vogliamo lanciare un segnale di speranza, di cambiamento, che sia effettivo e non effimero.
Noi giovani comunisti abbiamo voluto esserci e vogliamo esserci perché siamo coscienti che il futuro passa dalle nostre mani.
Noi giovani comunisti abbiamo voluto esserci perché senza legalità e giustizia sociale, il futuro non ha ragion d’essere.

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LA FAIPO’ DEI GIOVANI NON E’ PIU’ RINVIABILE!

Posted by PRC Muggiò su venerdì 21 novembre 2008

Per la Faipò dei giovani

Per la Faipò dei giovani

Il 20 Novembre 2008, proprio nella giornata internazionale dei diritti dell’infanzia, il Consiglio Comunale dei Ragazzi (CCR) ha incontrato il Consiglio Comunale “degli adulti” per informarlo sui lavori svolti e sui progetti che sono stati scelti come temi di lavoro per i prossimi mesi.
I ragazzi hanno scelto di lavorare su due temi:

  • il miglioramento dell’ambiente e del verde della città
  • l’ipotesi di chiedere l’installazione di armadietti scolastici per tenere i libri a scuola anzichè doverli portare tutti i giorni avanti ed indietro da casa

Il CCR (di cui fanno parte i bambini di quarta e quinta elementare più i ragazzi delle scuole medie) è uno dei punti programmatici con il quale Rifondazione Comunista e centrosinistra hanno vinto le elezioni comunali del 2004, ed è logico che siamo soddisfatti del lavoro fin qui svolto. A questo punto è giusto esprimere un valutazione politica sul progetto e sulle sue evoluzioni.

Partiamo dalla scelta di utilizzare la ricorrenza odierna per evidenziare i lavori del CCR.

Quasi 20 anni fa, nel novembre 1989, le Nazioni Unite hanno adottato per acclamazione la “Convenzione sui diritti dell’infanzia”, una Convenzione che riconosce ad ogni bambino una serie di diritti fondamentali ed inalienabili tra i quali, all’articolo 12, “garantiscono al fanciullo capace di discernimento il diritto di esprimere liberamente la sua opinione su ogni questione che lo interessa”.
Ma la Convenzione delle Nazioni Unite non è evidentemente un punto d’arrivo, piuttosto fissa un punto di partenza con cui affrontare le troppe tristi realtà del mondo reale, dove la maggioranza dei bambini vive in condizioni di povertà e di sfruttamento.
Diamo merito alle Nazioni Unite, che con la Convenzione ha saputo indicare le garanzie ed i valori umani da perseguire, ma dall’altra parte “gli adulti” di tutto il mondo devono intensificare il loro impegno contro la brutalità delle condizioni di sfruttamento di milioni di bambini, troppo spesso vittime nelle guerre (anche umanitarie), piuttosto che vittime dei boicottaggi internazionali, piuttosto che vittime della miseria e dell’ignoranza in cui il capitalismo li rinchiude.
Se c’è una morale nel celebrare il CCR proprio in questa giornata, la morale è che i diritti umani, degli adulti così come quelli dei bambini o degli adolescenti, non basta proclamarli, ma devono essere garantiti, protetti e, soprattutto, attuati.

L’altra considerazione riguarda il processo di partecipazione e protagonismo che l’Amministrazione Fossati ha attivato nei confronti di questi bambini e ragazzi.

Per Rifondazione Comunista il coinvolgimento di questi bambini nel progetto del CCR non deve essere un momento limitato nel numero e nel tempo e quindi, in definitiva, essere di fatto un’esperienza di partecipazione democratica a termine.
Limitato nel numero nel senso che l’obiettivo non può essere limitato a stimolare la partecipazione ed il contributo di 25 bambini (gli eletti del CCR), in quanto in quella fascia d’età i bambini di Muggiò sono diverse centinaia, e tutti meritano la nostra attenzione.
Limitato nel tempo nel senso che un progetto di partecipazione democratica quale quello del CCR non solo non dovrebbe essere legato alla episodicità degli stanziamenti di un progetto (che di anno in anno si decide se finanziare o meno), ma si rivelerebbe una finzione se, paradossalmente, al compimento del 15mo anno venisse a cessare la possibilità dei ragazzi di influenzare democraticamente le scelte degli adulti.

Noi pensiamo che tutti i cittadini devono poter influenzare le scelte che li riguardano: i bambini/ragazzi, ma anche gli adolescenti, i giovani, gli adulti, gli anziani… TUTTI!
In questo caso ci dobbiamo quindi porre il problema di come riconoscere analoghi diritti di protagonismo a quella ampia fascia di ragazzi che va dai 14 ai 18/25 anni, per evitare il paradosso per cui il dodicenne di oggi può influenzare le scelte che lo riguardano ma poi lo stesso ragazzo, al maturare di una nuova età, si vede negata la possibilità di contribuire democraticamente alla elaborazione delle politiche pubbliche che lo riguardano (come minimo fino al compimento della maggiore età).

La scelta di istituire il CCR diventa quindi una scommessa impegnativa, una scommessa per la quale siamo ai primi passi e per la quale Rifondazione Comunista è impegnata non solo a raggiungere risultati duraturi a beneficio dei bambini, ma a garantire spazi di partecipazione e di democrazia a quei ragazzi in età dai 15 ai 25/28 anni che da sempre sono esclusi da qualsiasi politica giovanile.

UNA CONSULTA GIOVANILE E LA FAIPO’ DEI GIOVANI NON E’ PIU’ RINVIABILE!

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Cossiga; il capo di tutti gli infiltrati

Posted by PRC Muggiò su venerdì 24 ottobre 2008

 

«Bisogna fermarli, anche il terrorismo partì dagli atenei»

  • (23 ottobre 2008) – fonte: Giorno/Resto/Nazione – Andrea Cangini

    ROMA – Presidente Cossiga, pensa che minacciando l`uso della forza pubblica contro gli studenti Berlusconi abbia esagerato?
    «Dipende, se ritiene d`essere il presidente del Consiglio di uno Stato forte, no, ha fatto benissimo. Ma poiché l`Italia è uno Stato debole, e all`opposizione non c`è il granitico Pci ma l`evanescente Pd, temo che alle parole non seguiranno i fatti e che quindi Berlusconi farà una figuraccia».
    Quali fatti dovrebbero seguire?
    «Maroni dovrebbe fare quel che feci io quand`ero ministro dell`Interno».
    Ossia?
    «In primo luogo, lasciare perdere gli studenti dei licei, perché pensi a cosa succederebbe se un ragazzino rimanesse ucciso o gravemente ferito…».
    Gli universitari, invece?
    «Lasciarli fare. Ritirare le forze di polizia dalle strade e dalle università, infiltrare il movimento con agenti provocatori pronti a tutto, e lasciare che per una decina di giorni i manifestanti devastino i negozi, diano fuoco alle macchine e mettano a ferro e fuoco le città».
    Dopo di che?
    «Dopo di che, forti del consenso popolare, il suono delle sirene delle ambulanze dovrà sovrastare quello delle auto di polizia e carabinieri».
    Nel senso che…
    «Nel senso che le forze dell`ordine non dovrebbero avere pietà e mandarli tutti in ospedale. Non arrestarli, che tanto poi i magistrati li rimetterebbero subito in libertà, ma picchiarli e picchiare anche quei docenti che li fomentano».
    Anche i docenti?
    «Soprattutto i docenti».
    Presidente, il suo è un paradosso, no?
    «Non dico quelli anziani, certo, ma le maestre ragazzine sì. Si rende conto della gravità di quello che sta succedendo? Ci sono insegnanti che indottrinano i bambini e li portano in piazza: un atteggiamento criminale!».
    E lei si rende conto di quel che direbbero in Europa dopo una cura del genere?
    «In Italia torna il fascismo», direbbero.
    «Balle, questa è la ricetta democratica: spegnere la fiamma prima che divampi l`incendio».
    Quale incendio?
    «Non esagero, credo davvero che il terrorismo tornerà a insanguinare le strade di questo Paese. E non vorrei che ci si dimenticasse che le Brigate rosse non sono nate nelle fabbriche ma nelle università. E che gli slogan che usavano li avevano usati prima di loro il Movimento studentesco e la sinistra sindacale».
    E` dunque possibile che la storia si ripeta?
    «Non è possibile, è probabile. Per questo dico: non dimentichiamo che le Br nacquero perché il fuoco non fu spento per tempo».

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Italia e Libia alleati militari???

Posted by PRC Muggiò su venerdì 24 ottobre 2008

VINCENZO NIGRO ha commentato su La Repubblica del 23 Ottobre il trattato Italia-Libia firmato dal governo Berlusconi il 30 Agosto 2008; il trattato prevede una cooperazione “speciale” nel settore della Difesa.

Il testo, in 23 articoli, descrive in un lungo preambolo l’intenzione di fare del Trattato “il quadro giuridico di riferimento per sviluppare un rapporto bilaterale ‘speciale e privilegiata’, caratterizzato da un forte ed ampio partenariato politico, economico e in tutti i restanti settori della collaborazione”.

Il lungo “Preambolo”, concordato da Gheddafi e Berlusconi e basato su materiali a cui avevano lavorato anche Romano Prodi e Massimo D’Alema, fa dire ad un diplomatico del ministero degli Esteri: “Se le due parti saranno davvero in buona fede quel “Preambolo” descrive il quadro di un’alleanza davvero strategica fra due paesi che sono complementari per struttura politica, economica, industriale e sociale“.

All’articolo 20 vengono dettate le linee della “Collaborazione nel settore della Difesa”. Italia e Libia saranno partner nel settore militare, si scambieranno “esperti, istruttori e tecnici, informazioni militari ed effettueranno manovre congiunte“. I due paesi lavoreranno per “realizzare un forte e ampio partenariato industriale nel settore della Difesa e delle industri militari”.

Dopo l’ormai datata alleanza con “l’amico Putin”, oggi la “cooperazione speciale” con la Libia nel settore militare, abbinata dall’alleanza con la Polonia contro Kyoto e l’ambiente!!! E… domani 8 miliardi di euro di tagli alla scuola pubblica.

Berlusconi che la mette tutta garantire alle nuove generazioni un posto i prima fila… con i paesi del terzo mondo!

Di fronte alla vastità dei danni apportati da questo governo di destra, l’attenzione e la lotta del nostro Partito è tenuta a diventare sempre più alta e forte.

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Lehman ci fa il Fondo (pensione)

Posted by PRC Muggiò su venerdì 19 settembre 2008

Anche i lavoratori italiani possono finalmente godere dei vantaggi della globalizzazione finanziaria.
Se ne stanno accorgendo gli aderenti al fondo pensione Cometa (dei metalmeccanici) e Solidarietà Veneto:
“Con Cometa e Solidarietà Veneto a rischio parte dei risparmi per centomila dipendenti” titolano i giornali.
Il Presidente del Consiglio di Amministrazione del Fondo Cometa ha scritto ministro del Welfare Maurizio Sacconi per esprimere la sua preoccupazione.

Ed ora come la mettiamo con i giovani nuovi assunti che sono obbligati per legge a destinare integralmente ai fondi pensione il loro TFR?
Bamboccioni per legge, precarizzati per legge, ed ora col rischio di restare senza pensione (ovviamente per legge).

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