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IMU – Lettera aperta alle Cooperative e agli assegnatari di appartamenti ALER

Posted by PRC Muggiò su venerdì 16 novembre 2012

Una tassa iniqua e discriminatoria

Si deve cambiare!

Alcuni di voi, non tutti, sono a conoscenza che lunedì 29 Ottobre il Consiglio Comunale di Muggiò ha deliberato la versione finale del Regolamento IMU.

E’ bene sapere che su questa materia in Italia siamo in pieno “Far West”, con decine di atteggiamenti diversi da parte dei singoli comuni sulle identiche problematiche:
A chi deve essere applicata l’aliquota IMU sulle seconde case?
– anche agli appartamenti di proprietà ALER?
– anche agli appartamenti delle Cooperative assegnati ai soci in proprieta indivisa?
– anche agli appartamenti dati in uso gratuito ai familiari? Se si, oltre quale grado di parentela?
– anche agli appartamenti dati in locazione a canone concordato secondo gli accordi sindacali?

E’ una vera giungla! Cinisello è diverso da Muggiò, che è diverso da Desio, che è diverso da Monza… che è diverso da Torino, che è diverso da Bologna e così via.

Sull’argomento da mesi avevamo depositato una mozione d’indirizzo che prendeva atto che sugli appartamenti ALER e di Cooperativa assegnati ai soci a proprietà indivisa il Governo dei tecnici ha sbagliato; poi ha ammesso lo sbaglio, rinunciando alla quota dello 0,38% di competenza statale.
Con la mozione chiedevamo che il nostro comune perlomeno non discriminasse queste fasce sociali che riescono ad accedere così a fatica al bene casa e si equiparassero le loro aliquote a quella della prima casa (0,40%), come avveniva ed era pacifico con la vecchia ICI.
Chiedevamo che si assumesse l’indirizzo politico di intervenire sulle aliquote, differenziandole nel caso di appartamenti sfitti (in aumento) o nel caso di appartamenti locati ai familiari o affittati a canoni concordati (in diminuzione).

La giungla cui abbiamo accennato ci dice che l’Amministrazione di Muggiò di fatto era libera di scegliere… ed ha scelto!

Ha scelto di discriminare le Cooperative che assegnano appartamenti a proprietà indivisa e gli appartamenti dell’ALER, decidendo di far pagare loro un’aliquota del 0,51% mentre agli appartamenti detenuti da privati quale prima casa si applica l’aliquota del 0,40%

La nostra mozione è stata bocciata per il voto contrario di PDL e Lega, mentre il PD e la lista civica Insieme per Muggiò si sono astenuti.

Incoerente la posizione del PD, non tanto perchè si è astenuto sulla nostra mozione, ma perchè ha ritirato la sua mozione, che aveva contenuti assimilabili alla nostra, e ha addirittura avallato la scelta di PDL e Lega votando a favore del Regolamento IMU.

Vogliamo informarvi che confermiamo il nostro impegno per rimuovere le palesi ingiustizie presenti nel Regolamento adottato, e successivamente per ripristinare i principi di equità di tassazione della prima casa che con fatica si erano affermati nella precedente gestione ICI.

Il direttivo PRC di Muggiò

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Il patrimonio immobiliare della Santa sede è il 20 per cento di quello nazionale. Niente Ici e l’Ires scontata al 50%

Posted by PRC Muggiò su lunedì 22 agosto 2011

20/08/2011
Ma la Chiesa si tiene 3 miliardi di euro niente Ici e l’Ires scontata al 50%
Emendamento radicale: il Vaticano paghi l’imposta sugli immobili
di mauro favale da la Repubblica
ROMA — Il più malizioso è Mario Staderini, segretario dei Radicali Italiani, una vita passata a fare le pulci ai conti del Vaticano: «Se l’evasione fiscale fosse recuperata, come giustamente chiede anche il cardinale Bagnasco, il gettito Irpef aumenterebbe al punto da raddoppiare la quota dell’8 per mille, con la Cei che incasserebbe due miliardi di euro anziché solo uno. A pensar male si fa peccato ma spesso si indovina». Sarcasmo a parte, però, nel pieno della crisi, con la manovra che scontenta tanti, comincia a fare breccia il tema dei “privilegi della Chiesa”: esenzioni sull’Ici, esenzioni sull’Ires, 8 per mille «gonfiato» (sempre secondo i Radicali). Nelle stime più ottimistiche, tutto ciò vale 3 miliardi di euro. Una cifra che non viene minimamente scalfita dalla manovra che tra pochi giorni arriva in Parlamento. Certo, i soliti Radicali ci proveranno: è quasi pronto, infatti, un emendamento per «escludere qualsiasi esenzioni sull’Ici per gli immobili che svolgono attività commerciali, indipendentemente da eventuali finalità di culto».
Secondo i calcoli dell’Anci, il mancato gettito da Ici da parte di strutture legate alla Chiesa è di 400 milioni di euro. Una cifra alla quale andrebbe aggiunta un’area di sommerso non ancora stimata. Uno studio di qualche anno fa (condotto dal “Gruppo religiosi ed ecclesiastici”), ha stimato il patrimonio immobiliare della Santa Sede nel 20% dell’intero patrimonio immobiliare italiano. Seppure manca l’ufficialità, qualche cifra c’è: tra le proprietà della Chiesa (circa 100mila immobili) ci sarebbero 8.779 scuole, 4.712 centri legati al settore della sanità (entrambe attività in concorrenza con pubblico e privati) e 26.300 strutture ecclesiastiche. Si procede per stime, insomma. Solo a Roma, un quinto della città sarebbe nelle mani della Santa Sede: numerose case di cura, centinaia di scuole, 400 istituti di suore, 300 parrocchie, 200 chiese non parrocchiali, 200 case generalize (dove trovano ospitalità molti turisti), 90 istituti religiosi, 65 case di cura, 50 missioni, 43 collegi, 30 monasteri, 20 case di riposo, 18 istituti di ricovero, 16 conventi, 13 oratori, 10 confraternite, 6 ospizi. Un elenco lunghissimo, solo nella capitale.
A Milano, invece, le scuole paritarie sono 450, le cliniche 120. Per non parlare della congregazione Propaganda Fide: proprietà di gran pregio, patrimonio di 9 miliardi, finita nell’inchiesta sulla “cricca” tra Angelo Balducci e Diego Anemone. Per tutte queste strutture, semplicemente, l’Ici non si paga. L’Ires, invece, l’imposta sul reddito delle società, per gli enti ecclesiastici attivi nell’istruzione e nella sanità, è ridotto del 50%. Un risparmio stimato di circa un miliardo di euro (che andrebbe raddoppiato secondo i Radicali, tra sommerso e arretrati). La Cei risponde sdegnata dalle colonne dell’Avvenire: «Contro la Chiesa sono state dette bufale colossali. Come quella secondo cui basterebbe piazzare in un albergo una “cappellina” per poter dichiarare l’intero complesso adibito al culto e quindi non pagare l’Ici». Il governatore della Lombardia, Roberto Formigoni considera «demagogico» far pagare quest’imposta alla Chiesa». «Ma noi non vogliamo tassare i luoghi di culto — ribatte Staderini — solo le attività commerciali». E mentre in Italia si dibatte, in Europa è stata aperta una procedura d’infrazione da parte della commissione Ue per aiuti di Stato incompatibili con le norme sulla concorrenza. Dallo scorso settembre, Bruxelles sta approfondendo proprio il tema dei privilegi fiscali agli enti ecclesiastici. Le restano 8 mesi di tempo, per decidere se assolvere o condannare l’Italia. Intanto l’annullamento dell’esenzione (inserito nel decreto sul federalismo fiscale e che, a partire dal 2014, avrebbe incluso anche gli enti ecclesiastici nel pagamento dell’Imu) è stato sfilato all’ultimo momento.
Così, l’indagine va avanti. E intanto i Radicali insistono, puntando anche sul contributo dell’8 per mille. Introdotto nel 1985 (all’epoca il ministro Tremonti faceva parte del pool di economisti che concepirono una quota dell’Irpef da destinare a usi “sociali o umanitari”, “religiosi o caritativi”) oggi fa incassare alla Cei circa un miliardo di euro. «Cinque volte gli introiti previsti 20 anni fa — ricorda Staderini — L’articolo 49 della legge istitutiva prevede che in caso di aumento del gettito, l’aliquota possa essere modificata. Noi chiediamo di dimezzarla». Il compito spetta ad una commissione presso Palazzo Chigi. «Da anni chiediamo di accedere agli atti — conclude Staderini — da sempre ce li negano: sono secretati »

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