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Posts Tagged ‘italicum’

Non una ma 30 ragioni per dire NO!

Posted by PRC Muggiò su venerdì 27 Mag 2016

riforma.png1. Perché raccogliere le firme, se il referendum è stato già chiesto dai parlamentari?

Non si può lasciare al Palazzo la scelta se votare su una vasta modifica della Costituzione, facendone un plebiscito Renzi sì-Renzi no. La richiesta dei cittadini corregge la torsione plebiscitaria, inaccettabile perché impedisce la discussione di merito su una modifica pessima e stravolgente, che va respinta a prescindere dalla sorte del governo.

2. Ma anche Renzi ha avviato la raccolta delle firme dei cittadini.

Lo ha fatto non per amore di democrazia, ma solo perché i sondaggi hanno dimostrato che la via del plebiscito personale era per lui pericolosa. È anche un tentativo di scippare la bandiera della raccolta firme ai sostenitori del no. Tutto deve essere nel nome del governo.

3. Finalmente si riesce dove tutti avevano fallito.

È decisivo il come. Un parlamento illegittimo per l’incostituzionalità della legge elettorale, e una maggioranza raccogliticcia e occasionale, col sostegno decisivo dei voltagabbana, stravolgono la Costituzione nata dalla Resistenza. L’irrisione e gli insulti rivolti agli avversari vogliono nascondere l’incapacità di rispondere alle critiche.

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Italicum: presentati quesiti referendari. Rifondazione Comunista aderisce

Posted by PRC Muggiò su lunedì 19 ottobre 2015

PRESENTATI IN CASSAZIONE DUE QUESITI PER OTTENERE REFERENDUM ABROGATIVI DELL’ITALICUM

43-referendum_immagineQuesta mattina una delegazione del Coordinamento per la Democrazia Costituzionale ha presentato alla Corte di Cassazione due quesiti per l’effettuazione di altrettanti referendum abrogativi della legge elettorale recentemente approvata dalla attuale maggioranza parlamentare (italicum).

Il CDC, sentito il parere di numerosi costituzionalisti, ritiene che la nuova legge non rispetti la sentenza della Corte Costituzionale (la n. 1 del gennaio 2014) che ha dichiarato lncostituzionale il cosiddetto ‘porcellum’ e in realta’ ne riproponga gli inaccettabili effetti distorsivi ipermaggioritari che porterebbero nuovamente alla composizione di un Parlamento non rispondente alla volontà espressa dagli elettori e dalle elettrici. Viene così tradito il principio della rappresentanza, fondamento di qualunque sistema democratico.

I quesiti presentati chiedono in particolare:

– la restituzione ai cittadini del potere di scegliere i propri rappresentanti, mediante la cancellazione della priorità assegnata alla figura dei capi-lista nei vari collegi e della facoltà loro concessa di candidature plurime (fino a 10), che consente alle segreterie di partito il potere di nominare gran parte dei deputati;

– l’abbandono del meccanismo del ‘premio’, che assegna di fatto la maggioranza assoluta alla lista (cioè al partito) che ottiene il 40% dei voti, e del ‘ballottaggio’, che amplifica gli effetti negativi del ‘premio’, assegnandolo alla lista che, pur non avendo ottenuto nemmeno il 40%, vince il secondo turno indipendentemente dal numero dei votanti; si potrebbe così assegnare un potere assolutamente sproporzionato a un partito che avesse ottenuto meno del 25% (per esempio) dei consensi. Il quesito è volto a ristabilire l’eguaglianza dei cittadini nell’esercizio del diritto di voto e ad assicurare il carattere rappresentativo della assemblea parlamentare.

Il CDC ritiene indispensabile che su un provvedimento così gravemente lesivo del dettato costituzionale, approvato da una maggioranza raccogliticcia di un Parlamento la cui legittimità è stata messa in discussione dalla citata sentenza della Corte costituzionale, siano chiamati a esprimersi gli elettori, soprattutto per le conseguenze gravissime che deriverebbero dalla eventuale approvazione anche delle modifiche costituzionali attualmente all’esame del Parlamento. Si verrebbe così a creare una intollerabile concentrazione di potere nelle mani del leader del partito vincente, privo di controlli e garanzie per le minoranze parlamentari (che rappresenterebbero però la maggioranza degli elettori).

Il CDC intende quanto prima procedere alla attivazione del comitato referendario, invitando alla collaborazione tutte le organizzazioni e i cittadini che condividono le sue preoccupazioni e intendono far valere la sovranità assegnata loro dall’articolo 1 della Costituzione.

Roma, 16 ottobre 2015

Il Partito della Rifondazione Comunista aderisce e sostiene la campagna referendaria. Auspichiamo che si definiscano al più presto con sindacati, movimenti, associazioni e altre formazioni della sinistra quesiti su scuola, jobs act e ambiente da affiancare a quelli depositati oggi su legge elettorale. 

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Italicum, la grande legge elettorale per pochi elettori

Posted by PRC Muggiò su giovedì 23 gennaio 2014

Da rivoltiamonza.worpress.com

Ma nessuno si è accorto del fatto che il nome Italicum richiama la strage di Bologna e la stagione delle bombe? Ok, non è il problema principale, ma il Berlusconi-e-Renzinominalismo ha la sua importanza. Comunque la nuova legge elettorale, approvata dalla strana coppia Pd-FI, ha questo infausto nome per indicare il suo scopo: garantire governabilità. Questo termine ormai diventato dogmatico nella dialettica politica italiana, ma risulta particolarmente odioso: i peggiori regimi totalitari, le più sanguinarie dittature, le più crudeli oppressioni politiche, si basavano tutte su una perfetta governabilità, e sul fatto che in un paese ci fosse una solida maggioranza politica in grado di fucilare gli scontenti. La legge Acerbo (A.K.A. “congegno infernale”), approvata dal parlamento nel 1923, assicurò un’enorme governabilità del paese da parte del Partito Nazionale Fascista: vogliamo riproporla? Pensateci: mai più Governi che cadono, mai più maggioranze traballanti, mai più larghe intese. Se si ammette che la governabilità è un valore in sé, allora si legittimano le peggiori porcate, purché diano un solido indirizzo politico. L’opinione dei cittadini? Sarà per la prossima volta, le presenti circostanze non consentono di ascoltarla.

E certo, per garantire la governabilità bisogna ridurre le voci critiche. A lungo, stamattina, ho sperato che l’8% come soglia di sbarramento fosse uno scherzo. Come si fa a definire democratica una robaccia del genere? Riduce il Parlamento a un bivacco di manipoli (dove l’ho già sentita questa?), annulla di fatto il peso delle opposizioni parlamentari, che si ridurranno ai soli 5 stelle, spinge i partiti a entrare in enormi coalizioni di prodiana memoria, per elemosinare un 5% e il relativo pugnetto di parlamentari. Una forza politica che accumuli il 7,5% non è minoritaria all’interno del paese, non può rimanere fuori dalle istituzioni. Quasi un voto su 10 non avrebbe rappresentanza (applicato alle elezioni del 2013, Italicum avrebbe dato rappresentanza al 53.2% dei cittadini). Di sicuro tutto ciò lascerà mani libere ai partiti maggiori, che si uniranno sui grandi temi per avversare un’opposizione svuotata e monocolore, escludendo dai processi decisionali ogni forza che rifiuti lo schema delle alleanze e dei compromessi.

Una considerazione, per chiudere. È paradossale che una legge del genere venga salutata come strumento per traghettare l’Italia verso la Terza Repubblica. Il puzzo di democristianità di Italicum dà la nausea. Una legge scritta a tavolino dagli esponenti dei due grandi partiti rivali, ma talmente rivali, che poi sul grande tema si sono messi perfettamente d’accordo. Il tentativo di ricostruire un sistema di grandi alleanze parlamentari forzate, che magari litighino, ma poi come le correnti della DC, siano unite nel fronteggiare il grande nemico all’opposizione. Sul cambiamento della qualità di quel nemico non vanno spese parole, più utile ricordare che, almeno, ai tempi c’era il proporzionale puro. Lo scudo crociato ritorna, temprato dalle larghe intese, e più cattivo che mai.

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