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Con lavoratrici e i lavoratori della K-Flex, no alle delocalizzazioni

Posted by PRC Muggiò su venerdì 19 maggio 2017

18156349_447456482263615_1458476569620252577_o.jpgRipartiamo dalla vertenza K-FLEX per definire al più presto una legge nazionale che difenda
il lavoro dalle delocalizzazioni, per il ripristino art.18 e contro il jobs-act.
Con l’accordo firmato in tribunale a Monza si chiude la vicenda della K-FLEX. Dal 24 gennaio 2017
le lavoratrici e i lavoratori della ISOLANTE K-FLEX di Roncello (MB) sono rimasti in presidio davanti
alla fabbrica, in sciopero e senza stipendio. Una lunga e durissima lotta, una lunga e durissima
vertenza sindacale. Giorno e notte per impedire la delocalizzazione di impianti e produzione in
Polonia e bloccare gli annunciati 187 licenziamenti.
Una scelta industriale miope ed arrogante con l’unico scopo dichiarato di ulteriori e maggiori
profitti. Senza alcuno scrupolo del danno sociale ed economico che crea ai propri dipendenti e al
tessuto produttivo del territorio. Senza alcun rispetto per l’articolo 41 della nostra Costituzione
sulla “responsabilità sociale d’impresa”.
Il caso della K-FLEX non è purtroppo un caso isolato. L’intero territorio della Brianza è pieno di
aziende piccole grandi o multinazionali, conosciute e sconosciute alle cronache che sono state
tutte pesantemente toccate da processi di de-industrializzazione e de-localizzazione che hanno
portato a chiusure, esuberi, licenziamenti e cassa integrazione. Basterebbe citare IBM, Celestica
Bames-Sem , Alcatel-Lucent, Candy, Compel e Linkra, Yamaha, Panem ecc.
Il territorio della Brianza si sta trasformando, è sempre più vicino il rischio di un punto di non
ritorno, con un tessuto sociale in difficoltà ed in disgregazione. Ora la delocalizzazione di K-FLEX
aggrava ulteriormente la situazione.
Lunedì 15 maggio il presidio è stato rimosso. L’assemblea dei lavoratori e delle lavoratrici K-FLEX ,
preso atto dell’incapacità del Governo, azionista di K-FLEX tramite Cassa Depositi e Prestiti, nel
disporre un efficace intervento e bloccare la delocalizzazione in Polonia, ha deciso di accettare la
mediazione del tribunale di Monza a cui lavoratori si erano rivolti per denunciare l’azienda per
comportamento antisindacale. Una scelta difficile ma, stante la situazione, senza alternative
immediate.
Hanno lottato e fatto tutto quanto era possibile. Oltre il possibile. A loro è dovuto un grande
ringraziamento e rispetto. La loro battaglia di giustizia, per avere difeso il proprio lavoro, la dignità
del lavoro, il diritto al lavoro la vogliamo assumere come un insegnamento. La vertenza K-FLEX ha
rappresentato una grande esperienza umana e un grande momento di solidarietà tra generazioni
e di interazione tra culture diverse.
Ora sono licenziati, senza un lavoro e con pochissime prospettive.
Subiranno le penalità del Jobs Act: non avranno la mobilità ma solo la Naspi per 24 mesi con una
indennità decrescente e copertura contributiva ridotta, non avranno la CIG Straordinaria poiché il
Governo ha eliminato la causale per cessazione di attività. Chi avrà la fortuna di ricollocarsi non
avrà la tutela dell’ art. 18.
Non vogliamo dimenticare la durissima battaglia dei lavoratori e lavoratrici K-FLEX, non vogliamo
che le loro aspettative ed i loro insegnamenti siano disattesi e dimenticati.
Non si tratta di una sconfitta ma di un nuovo inizio.
Chiediamo con forza e convinzione che:
• venga assunta nella agenda politica e sindacale la definizione di una legge nazionale /
regionale che difenda il lavoro dalle delocalizzazioni e una riscrittura della normativa e dei
principi che regolano i finanziamenti pubblici;
• vengano re-introdotte le garanzie e le tutele di quello che è stato l’articolo 18;
• venga abrogata la legge del Jobs-Act del governo Renzi;
• la politica torni a parlare di lavoro nel rispetto dell’articolo 1 della nostra Costituzione.
Su questi punti precisi interroghiamo le forze politiche e sindacali nazionali partendo dalle
nostre rispettive organizzazioni e partiti impegnando le proprie strutture i rispettivi gruppi
parlamentari e dirigenti ai diversi livelli affinché assumano questo impegno come prioritario
nella propria azione politica e sociale.
Questo l’impegno che unitariamente ci assumiamo. Non possiamo mancare.
Sinistra Italiana fed. provinciale Monza e Brianza
Partito della Rifondazione Comunista fed.provinciale Monza e Brianza
I Comitati di Possibile Monza e Brianza
Articolo 1 – MDP di Monza e della Brianza
Roncello, 17 maggio 2017

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Il lavoro al nostro tempo

Posted by PRC Muggiò su martedì 7 marzo 2017

altan-da-la-repubblica-del-30-agosto-2011.jpg

Leggi il comunicato di solidarietà del PRC Muggiò.

Succede che un imprenditore voglia aprire un’attività produttiva senza assumere manodopera e che perciò si rivolga ad una “cooperativa” a cui delega tutta la gestione della produzione e del personale.

Succede però che la “cooperativa”, costituita a stragrande maggioranza da lavoratori stranieri, non applichi il contratto di lavoro previsto, non paghi malattia, straordinari e ferie ed inoltre il “responsabile” si renda colpevole di molestie sessuali.

Succede che i lavoratori si arrabbino, si organizzino in un sindacato, scioperino ed ottengano il licenziamento del “responsabile” e la sostituzione della “cooperativa”.

Succede che la nuova “cooperativa” (che non a caso si chiama Etika, con la Kappa), continui a comportarsi come la precedente, i vari incontri con le parti risultino inconcludenti e che di conseguenza continuino anche gli scioperi ed i presidi ai cancelli.

Succede allora che l’imprenditore chieda che i lavoratori iscritti al sindacato non lavorino più per lui, licenziandoli di fatto. Alla faccia del “lavoro di squadra e affiatamento” pubblicizzati negli slogan aziendali.

Succede quindi che la “cooperativa” convochi altri lavoratori in sostituzione di quelli licenziati i quali però bloccano i cancelli dell’azienda per impedirne l’accesso.

Succede che questi ultimi vengano manganellati dai carabinieri, (clicca e guarda il video) i media ne parlino ed intervengano finalmente le Autorità per tentare di trovare una soluzione condivisa.

Succede anche che in Consiglio Comunale c’è chi – tra le massime cariche cittadine – vuole salvare capra e cavoli, l’imprenditore e i lavoratori depredati dei diritti contrattuali, il manganello e il manganellato, il boia e il condannato.

Non è la sceneggiatura di un film ma è quanto avvenuto e sta avvenendo alla TONCAR di via Sondrio a Muggiò tra i 90 lavoratori organizzati dal SOL COBAS e la proprietà dell’azienda.

Una situazione che evidenzia quanto ormai il lavoro manuale non sia un valore in sé ma accessorio come tanti altri del processo di produzione e come tale venga usato. Un accessorio così come vengono considerati i lavoratori stessi, sostituibili a seconda dei capricci del padrone e delle fluttuazioni di mercato: si veda la K-Flex di Roncello e le centinaia di lavoratori in presidio contro i licenziamenti di massa e la delocalizzazione della fabbrica attuata per ridurre i costi del lavoro oppure la lotta dei mesi precedenti dei lavoratori licenziati da Marcegaglia che mise in vendita un sito produttivo a Sesto S.Giovanni per ottenere liquidità utile per operazioni finanziarie e immobiliari; o ancora l’annosa vicenda Panem, dove i litigi famigliari tra proprietari hanno bloccato un intero sito produttivo.

E’ la stessa filosofia che sta alla base del Job Act, dei voucher, delle norme sugli appalti, dell’abolizione dell’Art. 18, tutti aspetti del lavoro affrontati con la legge di iniziativa popolare ed i referendum proposti dalla CGIL dei quali però ad oggi nessuno ne parla.

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No alla delocalizzazione, no ai licenziamenti

Posted by PRC Muggiò su venerdì 3 marzo 2017

da brianzapopolare.it

La K-Flex, dopo aver intascato 7 milioni di euro di finanziamenti, vorrebbe delocalizzare in Polonia lo stabilimento di Roncello.
“Noi lavoratori abbiamo contribuito a rendere grande la società e ora questo è il ringraziamento”

Chiediamo l’intervento dello stato per impedire il trasferimento degli impianti.

170144290-7fd047fb-ebf6-4161-a0b6-f4d35f555b08.jpgLa vertenza K-flex, di Roncello (MB) si può risolvere: lo può fare il governo, che, invece di perdere tempo a trovare i modi per evitare i referendum sui vaucher e appalti, impedisca questa delocalizzazione in Polonia di una azienda italiana in espansione, che dopo aver usufruito di un finanziamento agevolato di 7 milioni di euro e di circa 700 mila euro a fondo perso, mette sul lastrico 187 uomini e donne.

La loro giusta lotta dura da settimane e fa i conti con una ingiustizia di fondo che va denunciata ed eliminata: grande è la solidarietà intorno a questa lotta, comprese le autorità locali, ma miseri per ora sono i risultati.

Tutto è nelle mani dei lavoratori che hanno dovuto vigilare anche sulla integrità della fabbrica impedendo con presenza di massa, la mobilitazione sindacale e popolare la sottrazione illegittima di materiale per la produzione.

In realtà chi dovrebbe essere perseguita è la proprietà che agisce contro l’interesse nazionale e collettivo, in spregio alla Costituzione. Alle parola seguano i fatti: No alla delocalizzazione, no ai licenziamenti.

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TONCAR: SCIOPERARE PER I DIRITTI E’ GIUSTO!

Posted by PRC Muggiò su mercoledì 1 febbraio 2017

Rifondazione Comunista sosProtesta-a-Muggio-lavoratori-Toncar-sulle-barricate-588b096d0cb8a2.jpgtiene e solidarizza con i lavoratori dell’azienda di imballaggi Toncar di Muggiò, che hanno scioperato dinanzi al luogo di lavoro con le bandiere del sindacato di base Sol Cobas.

I lavoratori rivendicano l’applicazione del contratto collettivo nazionale del loro settore, rispettando i minimi contrattuali e i diritti connessi. Si chiede inoltre che le cooperative appaltatrici tutelino i dipendenti e non li sfruttino per meri interessi economici, dettati dalle scadenze d’appalto.

Vengono denunciate per di più vessazioni e molestie sul posto di lavoro.

La situazione intollerabile è aggravata dall’intervento delle forze dell’ordine, che hanno represso la giusta protesta.

Il titolare dell’azienda dichiara che questa situazione mette “in imbarazzo l’azienda”.

L’imbarazzo più grosso però è il fatto che si continua a ottene profitti sulla pelle dei lavoratori.

Il circolo muggiorese di Rifondazione intende inviare questo breve messaggio ai lavoratori in protesta e alle sigle sindacali, appoggiando lo sciopero in corso e quelli futuri.

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Hotel Imperial: nota congiunta M5S-PRC

Posted by PRC Muggiò su domenica 5 giugno 2016

UNA SPERANZA PER LE SORTI DELL’HOTEL IMPERIAL?

Un primo passo sembra che si sia compiuto.

Dopo le polemiche sui giornali locali, le interrogazioni e i comunicati politici, finalmente un segnale – anche se in sordina– dell’Amministrazione Comunale.

Il 17 maggio infatti la Giunta di Muggiò delibera per la manifestazione di interesse all’assegnazione dell’immobile confiscato in via Mazzini, l’Hotel Imperial (delibera numero 63).

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Un primo passo verso il riutilizzo sociale dell’immobile vuoto e una speranza per gli ex dipendenti disoccupati?

Chiaramente non basta la manifestazione di interesse, ma bisogna effettivamente perseguire tale interesse: vigileremo affinché si raggiunga l’obiettivo.
La delibera arriva 4 giorni dopo la pubblicazione del comunicato congiunto del Movimento 5 Stelle e Rifondazione Comunista in merito alla vicenda.

Il comunicato chiedeva perché il comune non avesse presentato progetti e non avesse preso in considerazione di mettere il bene a reddito: ci auguriamo che queste domande abbiamo risposte positive a partire dalla delibera citata sopra.

Ma alcuni dei dubbi posti col nostro precedente comunicato non hanno avuto risposta:

perché i funzionari incaricati dall’amministrazione Zanantoni (Forza Italia e Lega Nord) non sono stati chiamati in causa dall’attuale amministrazione Fiorito (Partito Democratico) per giustificare gli atti e le concessioni rilasciate negli anni precedenti?

Ed ancora piu’ grave: perche’ un personaggio con una sfilza lunghissima di precedenti penali

ha ricevuto da un Tribunale l’affidamento della gestione dell’immobile ed ha potuto operare per ben 4 anni ?

Rimangono ancora aperte molte domande sulla vicenda, ma confidiamo che almeno da parte del nostro Comune ,vi sia in futuro una gestione più intelligente e lungimirante.

L’iter congiunto con l’Agenzia Nazionale dei beni sequestrati e confiscati intervenga in modo che la faccenda si risolva nel modo più veloce possibile dal momento che l’immobile e’ gia’ oggetto di intrusioni abusive e di danni all’interno della struttura.

Muggiò, 01\06\2016

MOVIMENTO 5 STELLE – MUGGIÒ

PARTITO DELLA RIFONDAZIONE COMUNISTA – CIRCOLO DI MUGGIÒ

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Hotel Imperial di Muggiò: a rimetterci sono i lavoratori.

Posted by PRC Muggiò su mercoledì 27 aprile 2016

La solidarietà di Rifondazione Comunista.

Sono ormai settimane che i lavoratori dell’hotel Imperial di Muggiò presidiano il posto lavoro, ormai chiuso dai sigilli a causa della mancanza di requisiti del proprietario, che aveva preso in gestEsternoione il bene confiscato.

Il circolo di Muggiò di Rifondazione Comunista ha portato la sua solidarietà agli ex dipendenti e si è reso disponibile a sostenerli nella loro battaglia.

Non solo solidarietà ma anche scambio di informazioni, sono stati infatti consegnati i testi di una interpellanza con relativa risposta scritta posta in consiglio comunale nel 2013 dal nostro consigliere comunale eletto. Già allora la questione dello stabile dell’hotel Imperial non quadrava e abbiamo interpellato l’ex assessore Vantellino in merito. I documenti sono scaricabili e consultabili. Interpellanza. Risposta.

I diritti del lavoro, calpestati ovunque, vanno ripristinati se non incrementati.

Lottare per il proprio posto e per i propri diritti è fondamentale per non lasciare che il mare dell’indifferenza e del profitto travolga le conquiste dei nostri padri.

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Con i metalmeccanici in sciopero!

Posted by PRC Muggiò su mercoledì 20 aprile 2016

LAVORO – Rifondazione Comunista sostiene lo sciopero generale unitario delle lavoratrici e dei lavoratori metalmeccanici di domani, 20 aprile.

Paolo Ferrero, segretario nazionale di Rifondazione Comunista – Sinistra Europea, e Roberta Fantozzi, responsabile Lavoro di Rifondazione Comunista – Sinistra Europea, dichiarano:

Cipputi«La riuscita dello sciopero è di decisiva importanza per fermare l’attacco al contratto collettivo nazionale che nell’impostazione di Federmeccanica escluderebbe il 95% dei metalmeccanici dagli aumenti salariali, annullando uno strumento decisivo di solidarietà tra le lavoratrici e i lavoratori. Parallelamente viene richiesto un aumento dell’orario di lavoro: lavori di più, guadagni di meno! E’ un’impostazione inaccettabile con cui si vorrebbero mettere le lavoratrici e i lavoratori in competizione tra di loro, azienda per azienda. E’ un’impostazione inaccettabile a fronte di livelli salariali tra i più bassi d’Europa e orari di lavoro tra i più lunghi.
La riuscita dello sciopero di domani ha inoltre un valore generale essendo esplicito il consenso di Confindustria al ridisegno del modello contrattuale che Federmeccanica vorrebbe imporre.
Siamo sicuri che la risposta di domani sarà forte e determinata».

19 aprile 2016

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SOLIDARIETÀ AI LAVORATORI IN SCIOPERO

Posted by PRC Muggiò su mercoledì 28 ottobre 2015

Non è mai troppo tardi per mobilitarsi per i propri diritti!

20130000_panem_muggio_400x301Venuti a conoscenza delle mobilitazioni che dall’Umbria hanno raggiunto lo stabilimento Panem di Muggiò, il Partito della Rifondazione Comunista Federazione Monza e Brianza esprime solidarietà e attenzione ai lavoratori ed alle lavoratrici in sciopero.

Le scellerate scelte industriali del Gruppo Novelli non solo mettono a rischio un impianto produttivo che ha fatto la storia del nostro territorio ma prende in giro i tanti lavoratori che chiedono rispetto dei contratti, dignità sul lavoro e equa retribuzione.

L’assenza di un piano industriale apre le porte a nuovi scenari imprenditoriali a scapito dei lavoratori.

Non si può rischiare il posto per il capriccio di un imprenditore!

Su tutto il territorio le mobilitazioni e le agitazioni sono sempre più diffuse: dall’Alcatel di Vimercate, alla Candy di Brugherio, alla Marcegaglia di Milano, all’ST di Agrate.

Non siete soli!

I lavoratori si muovono e con loro la società e le organizzazioni sindacali e politiche.

Le istituzioni devono dare il loro contributo: dal Ministero ai Comuni si deve creare la giusta sinergia per preservare e garantire il lavoro ai dipendenti.

Sosteniamo lo sciopero, difendiamo i diritti e la dignità del lavoro.

SCARICA IL COMUNICATO

Muggio’, 27 Ottobre 2015

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PANEM ET CIRCENSES

Posted by PRC Muggiò su sabato 23 maggio 2015

Intervista al segretario FLAI-CGIL di Monza e Brianza – Matteo Casiraghi, a cura del Partito della Rifondazione Comunista di Muggiò.

flai_cgil-2Ne è passato di tempo dal 2013, quando al Gruppo Novelli venne assegnata la gestione della Panem di Muggiò, con lo scopo di garantire la continuità produttiva e lavorativa.

Gestione che però ha visto brusche frenate dal Gruppo stesso che ha ostacolato in parte il piano industriale che oggi – pare – stia dando alcuni risultati.

“Il caso della Panem – afferma il segretario provinciale Flai-Cgil Matteo Casiraghi – non ha precedenti in Italia. La cassa integrazione per esempio è durata ben 5 anni e lo scorso anno è stata rinnovata dopo il suo esaurimento”.

Nel dicembre di quest’anno scadranno i mandati dei tecnici che avrebbero dovuto risollevare l’azienda, ma allo stato di cose attuali non si esclude che il prossimo anno veda l’ingresso di finanziarie e banche se non si presenteranno industriali convinti ad investire.

Il rischio è l’ennesima esternalizzazione della produzione, e qui i giochi si possono fare duri, panem et circenses appunto, “pane e giochi”.

Su oltre 100 dipendenti almeno il 20% è composto da muggioresi. Alcuni sono andati in pensione, altri cercano lavoro, molti restano attivi nella Rappresentanza Sindacale Unitaria, la situazione sembra però ormai meno critica rispetto agli anni passati, opinione condivisa anche dal sindacalista Cgil: “da settembre non ci sarà più cassa integrazione, anche grazie al fatto che la produzione è pressoché raddoppiata”.

Rimane un’incognita, uno scoglio che i lavoratori dovranno ancora superare, e cioè quel che avverrà nel gennaio 2016, quando scadrà il mandato dei tecnici – che, come ricordato prima, gestiscono di fatto il piano industriale.

“I lavoratori ed il sindacato chiedono tutele, la tenuta del lavoro è imprescindibile”, queste le richieste che arrivano dalla Flai, richieste che erano state esposte già un paio di anni fa alla Amministrazione Comunale guidata dal centrodestra, che ha lasciato cadere nel nulla questa voce collettiva.

logo“Bisogna parlare della Panem – continua Casiraghi – i lavoratori non devono più sentirsi soli, isolati dal paese”. Per di più la crisi ha costruito nuovi problemi sociali per i lavoratori cassaintegrati, il mutuo, l’affitto, la scuola dei figli e la spesa…urgenze quotidiane a cui far fronte.

Da questa intervista la proposta di Rifondazione: se i lavoratori sono soli vanno riconnessi col tessuto cittadino e amministrativo, il comune potrebbe perciò essere promotore nelle molte feste di quartiere che organizza, di uno spazio riservato alle aziende locali in crisi – tra cui Panem – per creare coscienza tra i cittadini, dare nuovi spazi sociali ai lavoratori e contribuire ad affrontare la crisi assieme ai lavoratori e alle piccole-medie aziende. Una proposta del genere nasce dall’evidenza dei fatti, buona parte delle aziende presenti sul nostro territorio hanno chiuso: Kerry, Meroni, Officine Monzesi…solo per citarne alcune.

La proposta dovrebbe partire in prima battuto dal sindacato stesso, impegnato nella difesa dei diritti dei lavoratori, diritti sotto attacco da tutti i fronti, in particolare dalle manovre economiche nazionali.

Noi non vogliamo stare a guardare né vogliamo tantomeno tacere sui delitti perpetrati dal Governo Renzi a danno del lavoro, dallo smantellamento dello Statuto dei Lavoratori, al demansionamento, alla legalizzazione e proliferazione della precarietà, soprattutto giovanile, al Jobs Act, all’attacco ai sindacati: il lavoro non è una merce, è un diritto!

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Tanto tempo fa, in una galassia lontana lontana … PENSIONI

Posted by PRC Muggiò su venerdì 8 maggio 2015

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Il punto politico del 23 dicembre 2014

Posted by PRC Muggiò su sabato 27 dicembre 2014

di Paolo Ferrero

www.rifondazione.it

1) Il peggior Presidente che la Repubblica abbia mai avuto continua a far danni. Ieri in versione revisionista, Giorgio Napolitano ha detto che “il bicameralismo perfetto è stato il principale passo falso dell’Assemblea Costituente”. Questa affermazione serve unicamente a giustificare la manomissione della Costituzione in ogni sua parte. E’ infatti evidente che se l’Assemblea costituente ha fatto un passo falso principale, ne avrà fatti molti altri secondari… Napolitano, come ogni pentito, è utilissimo per il capitalismo ademocratico che ci governa: ha la determinazione della scuola comunista messa a disposizione dei padroni del vapore. Un vero nichilista. Ogni mattina prego di non diventare mai come lui.

napolitano-garante-mercati-costituzione2) Il JOBS ACT è varato definitivamente con gli elementi contenuti nella legge di Stabilità: l’articolo 18 non c’è più ed in Italia si torna agli anni ’50, dove la discriminazione politica, sindacale, culturale permetterà ai padroni di ristabilire livelli di sfruttamento oggi relegati ai margini del processo produttivo. Chi pensa che la storia vada avanti in una direzione di progresso si sbaglia di grosso. La storia va anche indietro a la modernizzazione reazionaria di Renzi – come il fascismo – determina una clamorosa regressione sociale, culturale, democratica e civile. Il tutto avviene in un contesto di forte innovazione che giustifica tutto: l’estetica dell’esercizio del potere di decidere da parte dell’uomo forte e della velocità, come il futurismo. Non a caso la prima pagina di repubblica ci comunica che Philippe Daverio ha appenda dato alle stampe “il secolo spezzato delle avanguardie”.

3) Continua la crisi del Movimento 5 Stelle, che ci parla di due fatti rilevanti. In primo luogo appena ricomincia la lotta di classe perde di mordente la protesta populista teatralizzata. In secondo luogo viene messo in evidenza come l’autoritarismo sia oggi incompatibile con qualsiasi forma di aggregazione. Gli uomini della provvidenza affascinano ma dopo un po’ rompono le scatole. A tutti, anche a molti degli innamorati della prima ora. Si tratta di un fatto rilevante e positivo, che parla di una crescita sociale e che ci differenzia significativamente dal clima culturale degli anni 20 del secolo scorso, in cui la prima guerra mondiale aveva costruito una antropologia abituata ad obbedire. Oggi non è così, ed è un bene.

4) Il piano Junker non è solo una bufala perché i 300 miliardi non ci sono. Il vero problema è che il piano si basa sull’idea che i soldi pubblici serviranno a smuovere soldi privati. Per ogni miliardo pubblico 15 miliardi privati. Questo significa che questo piano attiverà unicamente lavori che producano significativi profitti (altrimenti il capitale privato non sarebbe remunerato). Il piano junker quindi non produrrà posti di lavoro, non farà i lavori utili (come il riassetto del territorio), ma servirà a devastare l’ambiente garantendo i profitti. E’ del tutto evidente che i settori che rispondono alle caratteristiche del piano junker sono i settori in cui il pubblico paga e il privato guadagna: autostrade, ferrovie, rigassificatori, etc. Occorre chiarire bene che il piano junker non ha nulla a che vedere con l’intervento pubblico ma è semplicemente una forma legale per distribuire mazzette alle grandi imprese di costruzione.

5) Scomparsi: Come tutti i giorni in cui non vi sono scioperi generali oppure suicidi od omicidi di massa, la classe lavoratrice scompare dalla scena: sui giornali non c’è. La distruzione della soggettività della classe lavoratrice è il principale obiettivo del capitale globalizzato, che non vuole avversari ma solo sudditi. In questa battaglia il mondo dell’informazione è quasi per intero il servo scemo del capitale. Per questo ci battiamo per la costruzione di una soggettività antagonista, per la solidarietà di classe, perché sappiamo che with a little help from my friends ce la possiamo fare.

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12 DICEMBRE SCIOPERO GENERALE: DIRITTI, LAVORO, REDDITO

Posted by PRC Muggiò su mercoledì 3 dicembre 2014

sciopero

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In piazza coi lavoratori, contro un Governo che ci vuole tutti precari!

Posted by PRC Muggiò su mercoledì 22 ottobre 2014

bozza volatnino LAVORO 2

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IL GOVERNO DEI SERVI

Posted by PRC Muggiò su giovedì 9 ottobre 2014

Governo, Ferrero: Mentre la Francia disobbedisce, Renzi pone la fiducia per assecondare la Merkel: un governo di servi contro cui occorre lo sciopero generale

di Paolo Ferrero

Gli ultimi atti del governo sono vergognosi: mentre il governo francese disobbedisce ai trattati e pone le condizioni per cambiare le politiche economiche europee, il governo Renzi pone la fiducia sulla demolizione dell’articolo 18 per assecondare la Merkel: è un governo di servi contro cui occorre dichiarare subito lo sciopero generale. Il tempo delle scelte per cambiare le politiche europee è ora, mentre c’è una contraddizione tra Francia e Germania, e non bastano più le chiacchiere, nè da parte di Renzi nè da parte della Camusso che alle giuste critiche deve far seguire i fatti. Serve lo sciopero generale per obbligare Renzi ad un radicale mutamento delle politiche economiche, per allargare i diritti dei lavoratori invece di restringerli.

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RENZI-DORIAN-GRAY

Renzi non ha la nostra fiducia!

di L’Altra Europa con Tsipras

No al colpo di mano contro i diritti

La decisione di mettere la fiducia sul Jobs Act è un fatto di gravità estrema: si tratta di un gesto di rottura violenta delle prerogative del Parlamento e del dibattito politico e sociale.

Si vogliono spazzar via con un diktat elementi fondanti della nostra civiltà. Chiamiamo tutte e tutti a mobilitarsi contro l’arroganza renziana, contro questa inaudita  prevaricazione, per difendere la democrazia e i diritti.

Proprio mentre è presidente di turno della UE, in complicità con le politiche europee che sanno proporre solo austerità, tagli e privatizzazioni, il governo di Matteo Renzi ha sferrato l’attacco finale ai diritti del lavoro, ricorrendo addirittura al voto di fiducia.

  • Il Jobs Act demolisce quello che resta dell’art.18 e rende definitivamente precarie le nostre vite. Non crea lavoro, ma la libertà di licenziamento.
  • Non assicura maggiore uguaglianza, ma anzi determina più precarietà per tutti.
  • Demolisce la cassa integrazione e non garantisce un reddito di cittadinanza – che ci avvicinerebbe, questo si, a molti paesi europei – ma nega alle persone la possibilità di vivere in modo dignitoso.
  • Mette i lavoratori sotto controllo con l’uso delle videocamere.
  • Estende la precarietà estrema con l’uso generalizzato dei vaucher.

Il Jobs Act ci fa tornare indietro di 50 anni. Nel semestre di presidenza dell’UE, il governo Renzi fa da battistrada dunque ai falchi di un’Unione Europea che mira a smantellare una delle maggiori conquiste dell’Europa stessa, il welfare state.

NOI VOGLIAMO UN ALTRO LAVORO, UN’ALTRA EUROPA

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L’attacco ai dipendenti pubblici del Governo Renzi

Posted by PRC Muggiò su mercoledì 17 settembre 2014

VOL-DIP-PUBBLICI sett2014

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Avere più di 50 anni e scoprirsi proletari

Posted by PRC Muggiò su domenica 22 giugno 2014

tratto da rifondazione.it

di Roberto Ciccarelli – il manifesto

sovietworkerCensis. Dopo sei anni di crisi i disoccupati maturi sono aumentati del 146%. Nel 2008 erano 261 mila, oggi 438 mila. Sono un milione quelli spinti a cercare un impiego per mancanza di reddito

Esu­beri, pre­pen­sio­nati, eso­dati, staf­fet­tati, cas­sin­te­grati, disoc­cu­pati. Sono i lavo­ra­tori ultra­cin­quan­tenni che hanno perso una posi­zione da lavo­ra­tore dipen­dente e si tro­vano nella zona gri­gia dove il pre­ca­riato si con­fonde con la disoccupazione.

Per il Cen­sis, oggi sono 438 mila i lavo­ra­tori dipen­denti che vivono sospesi. Nel 2008 erano 261 mila. In sei anni solo i disoc­cu­pati in que­sta fascia di età sono aumen­tati in ter­mini asso­luti di 261 mila per­sone e in ter­mini per­cen­tuali del 146%. L’ultimo anno è stato un eca­tombe. L’area dei senza lavoro si è estesa a mac­chia d’olio coin­vol­gendo 64 mila per­sone: +17,2% tra il 2012 e il 2013. La reces­sione ha spaz­zato via le ultime, resi­duali, tutele di que­sto lavoro dipen­dente e ha allun­gato a dismi­sura la durata della disoc­cu­pa­zione. Dal 2008 al 2014 gli over 50 disoc­cu­pati di lunga data sono infatti quasi tri­pli­cati, pas­sando da 93 mila a 269 per­sone (+189%).

Nello stesso periodo c’è stato un aumento del 7,6% dei lavo­ra­tori auto­nomi e tende a rad­dop­piarsi la com­po­nente degli occu­pati a tempo par­ziale, che nel 2013 diven­tano circa un milione, con un incre­mento nei sei anni pari al 47,5%.

Al lungo elenco del disa­gio occu­pa­zio­nale si è aggiunto un ele­mento ancora più inquie­tante. L’insicurezza eco­no­mica, e la soli­tu­dine sociale, insieme all’erosione dei red­diti indotta da un lavoro sem­pre più inter­mit­tente o varia­mente pre­ca­rio, ha stri­to­lato i con­sumi, bru­ciato i risparmi e ha indotto un’altra cate­go­ria di over 50 a cer­care lavoro.
Sono quelli che l’Istat ha defi­nito gli «inat­tivi» che tut­ta­via si dichia­rano dispo­ni­bili a lavo­rare. Con­si­de­rando tutti que­sti casi, oggi in Ita­lia la pres­sione eser­ci­tata sul mer­cato del lavoro da parte degli ultra­cin­quan­tenni supera un milione di per­sone. Que­sta cifra dev’essere com­pa­rata al numero com­ples­sivo degli over 50 in Ita­lia: 24,5 milioni. Tra loro gli occu­pati sono poco più di un quarto, all’incirca 6,7 milioni: poco più di 4 milioni gli uomini, 2,6 le donne. Poi c’è il milione indi­cato dal Cen­sis, quella popo­la­zione che sta spe­ri­men­tando tutte le gra­da­zioni del gri­gio (e del nero) sul mer­cato del lavoro.

Una simile con­di­zione è stata con­sta­tata a livello euro­peo dalla Com­mis­sione Euro­pea in un rap­porto pre­sen­tato dal com­mis­sa­rio al lavoro Lázló Andor nel marzo scorso​.La disoc­cu­pa­zione in Europa da ecce­zione si sta tra­sfor­mando in regola e coin­volge tanto gli over 50 quanto i più gio­vani tra i 15 e i 34 anni. Per chi ha perso il lavoro in Ita­lia nel primo ciclo della crisi, le pos­si­bi­lità di tro­varne un altro sono tra il 14% e il 15%, la quota più bassa di tutti i 28 Stati membri.

Ovun­que la disoc­cu­pa­zione di lunga durata viene accom­pa­gnata alla gene­ra­liz­za­zione della pre­ca­rietà e del lavoro nero, con il rischio più che reale di per­dere le com­pe­tenze e le espe­rienze accu­mu­late in una vita di lavoro più o meno lunga. In Ita­lia sono sem­pre meno gli over 50 che par­te­ci­pano ad atti­vità for­ma­tive, solo il 5% del cam­pione ana­liz­zato dal Cen­sis. Que­sto accade anche per l’assenza di poli­ti­che in que­sto senso, o per il fal­li­mento della riqua­li­fi­ca­zione pro­fes­sio­nale.
Richia­mando i dati resi noti dall’Organizzazione inter­na­zio­nale del lavoro (Ilo), anche il Cen­sis rileva che la lie­vis­sima cre­scita occu­pa­zio­nale regi­strata negli ultimi sei anni ha bene­fi­ciato i lavo­ra­tori più anziani, in par­ti­co­lare coloro che hanno tra i 55 e i 64 anni. Per il Cen­sis que­sta sarebbe la prova di un con­flitto latente tra gio­vani e anziani. Entrambi poco – o affatto – tute­lati si con­ten­de­reb­bero gli stessi posti di lavoro. I fat­tori che hanno por­tato a que­sta situa­zione sono tut­ta­via mol­te­plici e non ridu­ci­bili ad uno scon­tro generazionale.

Quest’ultimo può essere stato l’effetto dell’aumento dell’età pen­sio­na­bile impo­sto dalla riforma For­nero (voluta da Pd e Pdl nell’era Monti), o del blocco del turn-over nella pub­blica ammi­ni­stra­zione, ma non spiega la pre­ca­rietà che col­pi­sce in egual misura gio­vani e anziani, auto­nomi o dipen­denti. In que­sta con­di­zione il rap­porto di lavoro dipen­dente, tute­lato e rego­la­men­tato riguarda sem­pre meno per­sone, come ha con­fer­mato a fine 2013 il rap­porto sulla coe­sione sociale dell’Inps, Istat e mini­stero del Lavoro. I lavo­ra­tori dipen­denti sotto i 30 anni sono dimi­nuiti dal 18,9% al 15,9%. Nell’ultimo qua­drien­nio dell’anno scorso, i «gio­vani» a tempo inde­ter­mi­nato sono pas­sati dal 16,8% al 14%. Nel primo seme­stre 2013 il 67% dei rap­porti di lavoro era a tempo determinato.

Gli over 50 che oggi for­mano un nuovo pro­le­ta­riato bene­fi­ciano degli ultimi scam­poli di pro­te­zione sociale che i loro figli pro­ba­bil­mente non cono­sce­ranno. Tra il 2010 e il primo seme­stre del 2013 tra i bene­fi­ciari delle poli­ti­che attive del lavoro e della cassa inte­gra­zione, esclu­dendo dal totale gli appren­di­sti, sono aumen­tati tra gli over 50, pas­sati dal 12,4% al 15,5%: circa 100 mila persone.

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Comunicato stampa

Posted by PRC Muggiò su domenica 27 aprile 2014

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La lista dei candidati

Dopo 5 anni di impegno in Consiglio Comunale, unici seri oppositori alle scellerate posizioni della destra e all’immobilismo del centrosinistra, Rifondazione Comunista prosegue su questa strada di impegno a favore della città e candida Lorenzo Capizzi, 55 anni, consigliere comunale, alla guida della lista “Rifondazione Comunisti Italiani – Per un’altra Muggiò a Sinistra”.

La lista unisce la sinistra d’alternativa che non rinuncia agli ideali di difesa del mondo del lavoro, dei giovani e dell’ambiente, pur rimanendo saldamente ancorata alla realtà locale. Una lista aperta che accoglie militanti ed iscritti ai partiti così come cittadini non iscritti e semplici sostenitori dei valori della sinistra; che rinsalda la collaborazione tra Rifondazione Comunista ed il Partito dei Comunisti Italiani, una lista formata 5 donne e 9 uomini, da giovani, lavoratori, precari, commercianti e pensionati.

Si è scelto di non organizzare il classico “show” di presentazione della lista perché rifiutiamo la spettacolarizzazione della politica, in particolar modo i format già prestabiliti in cui i riflettori si posano solo momentaneamente sui singoli candidati. I nostri candidati non hanno bisogno di nessuno show, potete incontrarli nelle nostre iniziative e manifestazioni, in strada, sul posto di lavoro, nelle associazioni, vivono il territorio e ne conoscono le esigenze.

Ecco la lista con una breve presentazione (più completa su https://prcmuggio.wordpress.com/elezioni-comunali-2014-unaltra-muggio-a-sinistra/i-candidati-nella-lista/ ):

LORENZO CAPIZZI, Candidato Sindaco, 55 anni, tecnico informatico, quadro, consigliere ed ex-Presidente del Consiglio Comunale, socio fondatore degli Amici del Parco Grugnotorto.

 

  1. CLAUDIO RENDINA, 23 anni, studente e bibliotecario a Monza, Segretario del circolo di Muggiò di Rifondazione, ex presidente della sezione locale degli Amici del Parco Grugnotorto.
  2. ANNA MIGLIACCIO, 49 anni, funzionaria del Comune di Nova Milanese, membro del Comitato Centrale del PdCI, delegata FP-CGIL.
  3. RICCARDO DE TONI, 20 anni, studente e attivista del movimento studentesco, membro del Comitato Regionale del PRC.
  4. FRANCESCO CORESTINI, 53 anni, dipendente presso la Cancelleria del Tribunale di Monza, delegato FP-CGIL.
  5. GIUSEPPINA DI BLASI, 53 anni, educatrice di asilo nido comunale a Cinisello Balsamo, membro del coordinamento regionale dell’USB.
  6. ALESSANDRO FRIGHI, 29 anni, studente e impiegato a Milano, membro del Collegio di Garanzia del PRC di Monza e Brianza.
  7. VILMA GAETANI, 71 anni, pensionata ex FIOM, membro del direttivo SPI-CGIL di Muggiò.
  8. PATRIZIA GIUSSANI, 52 anni, commerciante a Desio, attivista ambientale.
  9. ANTONELLA MAZZABÒ, 51 anni, impiegata Macchingraf in mobilità, naturopata, delegata sindacale, volontaria AUSER di Muggiò.
  10. FEDERICO NARDI, 41 anni, lavoratore presso la Coop di Desio.
  11. PIERO CARLO PALEARI, 65 anni, pensionato, collaboratore Patronato INCA-CGIL di Monza, segretario di Circolo uscente.
  12. RICCARDO PARIS, 68 anni, pensionato, membro della Cooperativa Sociale ONLUS “Lo Sciame” di Arcore.
  13. FILIPPO ROSALIA, 54 anni, ex dipendete di un giornale locale, attivista nei movimenti e nei sindacati per il diritto alla casa.
  14. ELIO SCHIAVON, 60 anni, operaio CRAI di Taccona.

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Il LAVORO prima di tutto: incontro pubblico

Posted by PRC Muggiò su sabato 5 aprile 2014

lavoro

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Solidarietà ai lavoratori Carrier

Posted by PRC Muggiò su domenica 12 gennaio 2014

NO alla delocalizzazione della Carrier di Villasanta

Solidarietà ai 212 lavoratori della Carrier di Villasanta e alla loro lotta. La multinazionale Carrier, nonostante i bilanci in attivo, vuole chiudere lo stabilimento brianzolo e delocalizzare in Repubblica Ceca e Francia. Con i lavoratori: difendiamo la Carrier, difendiamo il lavoro in Brianza.

Il territorio brianzolo si sta trasformado drammaticamente in un deserto produttivo ed industriale.

Carrier Villasanta

Rifondazione Comunista è con le ragioni e le giuste rivendicazioni dei lavoratori/lavoratrici della Carrier di villasanta che chiedono il ritiro di un pesante piano di dismissione e delocalizzazoione che, nonostante i bilanci in attivo, vuole chiudere lo stabilimento brianzolo e delocalizzare in Repubblica Ceca e Francia.

Una delocalizzazione questa che rappresenta una ulteriore pesante e drammatica distruzione di posti di lavoro, professionalità, competenze, presidi industriali siti produttivi nel nostro territorio e nel nostro paese.

La situazione è drammatica. Il nostro territorio si sta trasformado drammaticamente in un deserto produttivo ed industriale, casse integrazioni di ogni ordine e grado, esuberi. Dismissioni e delocalizzazioni di siti produttivi ed industrili. Esodati.

Rifondazione Comunista Federazione Monza e Brianza è attenta e partecipe nel sostenere tutte le lotte e le iniziative dei lavoratori/lavoratrici della Carrier di Villasanta, della propria RSU nel comune intento di difendere il lavoro, il sito industriale in Italia e le competenze.

Esprimiamo, con convinzione, tutta la nostra vicinanza e solidarietà ai 212 lavoratori e lavoratrici della Carrier di Villasanta ed alla loro lotta.

Con i lavoratori e le lavoratrici: NO alla delocalizzazione della Carrier di Villasanta, difendiamo il presidio industriale, il lavoro in Brianza. Il diritto al lavoro. La dignità del lavoro.

Rifondazione Comunista Federazione Monza e Brianza – Dipartimento Lavoro.
Monza 10 gennaio 2014
brianzapopolare.it

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FALLIMENTO PANEM

Posted by PRC Muggiò su venerdì 19 luglio 2013

Mezzo di invio: e-mail Monza, 16 luglio 2013

Spett. li

COMUNE di Muggiò

Sindaco Zanantoni

E p.c. PREFETTURA Monza e Brianza

E p.c. ARIFL Regione Lombardia

Dottor Bianchessi

E p.c. PROVINCIA di Monza e Brianza

Dott.ssa Zoppè

Come già fatto in passato vorremmo aggiornarvi sulla crisi aziendale di PANEM ITALIA-NUOVA PANEM. Il 16 luglio abbiamo assistito all’esito di “non aggiudicazione” dell’udienza della gara per individuazione del miglior offerente convocata dalla Dott.ssa Giovanetti in data 18 giugno 2013 come documentabile attraverso pubblicazioni su http://www.fallimentimonza.com/

Siamo stati informati della presentazione di due offerte tra cui anche quella di LOGICOMPANY 3 Srl di Gubbio. Come avevamo già evidenziato ribadiamo di interesse prevalente e predeterminante un piano di prospettiva industriale e di tenuta occupazionale e sociale che non possa prescindere dal mantenimento degli attuali addetti. Cosa, pur sofferta e complicata, in gestione con gli accordi sindacali sottoscritti con Nuova Panem.

Ci pare di aver compreso indirettamente, anche attraverso documentazioni sindacali a noi disponibili, che tale LOGICOMPANY 3 Srl abbia come missione industriale investimenti nel settore dei trasporti svolgendo attività di trasporto merci in ambito nazionale nel settore della grande distribuzione organizzata.

Chiediamo al COMUNE di Muggiò, e gli enti in lettura laddove preposti, a salvaguardare la destinazione industriale del sito di Via Pavia in Muggiò affinché sia impedita qualunque ipotesi speculativa. Chiediamo al COMUNE di Muggiò a verificare presso gli organismi della procedura concorsuale tale situazione.

Cordiali Saluti.

per FAI Cisl FLAI Cgil UILA Uil

Vincenzo Nisi Matteo Casiraghi Paolo Castiglioni

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