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LA PANEM NON È CHIUSA

Posted by PRC Muggiò su giovedì 1 giugno 2017

Si sono consumati incontri su incontri, al Ministero dello Sviluppo Economico, in Prefettura, negli uffici comunali e nelle sedi sindacali, e la voce che circola di più per Muggiò è: “ma la Panem ha chiuso?”.

No, la Panem non ha chiuso.

IMG_20170529_112406.jpgLunedi 29 maggio si è tenuta un’assemblea tra i lavoratori – alcuni con stipendi arretrati da mesi – assieme a CGIL, CISL e UIL. L’assemblea si è svolta a macchinari fermi, a causa del mancato approvvigionamento di materia prima.

I nuovi proprietari iGreco – che non investono in un piano industriale e non danno certezze ai dipendenti – attendono risposte dalle istituzioni che tergiversano e perdono tempo prezioso: Ministero, Prefettura, Tribunale fallimentare, lo stesso tribunale che ha spinto per la nuova gestione, indugiano nell’affrontare le aste giudiziarie necessarie al cambio formale di proprietà.

L’ordine del giorno dell’assemblea: preservare il lavoro, garantire la produzione, difendere i macchinari.

In pratica si propone un presidio permanente, rispettando i turni di lavoro e vigilando affinché il sito non venga dismesso nottetempo.

Ma c’è di più, una sfida più grande: riattivare la produzione, riprendere il lavoro.

Gli oltre 150 dipendenti dovranno avere il coraggio di sostenere questa piccola rivoluzione, questo atto solidaristico, riprendendosi ciò che è loro e che gli viene negato: lavoro e dignità.

Alcuni esempi di occupazioni e ripresa della produzione – come la RiMaflow di Trezzano sul Naviglio – ma anche esempi di resistenze – come la K-Flex di Roncello, possono andare in aiuto dei lavoratori Panem, spronandoli alla lotta, raccontando esperienze, pratiche e prospettive, portando solidarietà.

Le lavoratrici e i lavoratori Panem hanno di fronte una scelta difficile ma allo stesso tempo obbligata per garantire dignità e lavoro: diventare loro stessi produttori, con spirito cooperativo e solidale.

La Panem deve restare aperta!

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Appello: basta simboli fascisti in città!

Posted by PRC Muggiò su venerdì 26 maggio 2017

APPELLO

al Sindaco, Maria Fiorito

alla Polizia Locale

alle forze politiche

alle associazioni e cittadini

Oggetto: Muggiò è antifascista, lo devono sapere anche i muri!
Da Monza entrando in Muggiò e percorrendo via Mazzini si incrocia via Cattaneo.

Il muro di cinta sito all’angolo delle due vie è imbrattato con scritte ingiuriose inneggianti al fascismo e al nazismo, con svastiche in bella mostra.

Il muro è in questo stato indecoroso da anni. Non è l’unico esempio – purtroppo – di apologia di fascismo sul nostro territorio, ma è di gran lunga il più vistoso.
Si avvicina il 27 Maggio, la prima giornata nazionale dell’antifascismo indetta dall’ANPI, Associazione Nazionale Partigiani d’Italia.

Abbiamo da poco celebrato il 25 Aprile, anniversario della Liberazione dalla dittatura fascista e dall’occupazione nazista.

Celebreremo a breve il 70° dell’approvazione della Costituzione antifascista che vieta – supportata poi anche dalle leggi Scelba e Mancino – l’uso di simboli, gesta e propaganda propria del disciolto partito fascista e riconducibile a contenuti di odio e razzismo.

Abbiamo manifestato il 20 maggio scorso a Milano per sostenere il diritto all’accoglienza e ad una vita dignitosa, venendo attaccati mediaticamente (e non solo) da movimenti di estrema destra.

In molti comuni sono interdetti gli spazi pubblici a gruppi, partiti e associazioni che si rispecchiano negli ideali fascisti: CasaPound, Forza Nuova, Lealtà e Azione, Avanguardia Nazionale, DoRa, ecc.
Occorre ripulire il muro di via Cattaneo, subito!
È questo il biglietto da visita che mostriamo a chi entra nella nostra città?

È così che rispettiamo la nostra storia? La storia anche di Muggiò, dei suo partigiani – come Michele Robecchi – che proprio su via Mazzini svolsero importanti azioni quali posti di blocco contro i tedeschi, imboscate ai fascisti ed altri atti di resistenza.
Se è vero che il fascismo è un crimine e non un’opinione – come la pensa chi scrive – allora un po’ di buona volontà non guasta per sistemare le cose.

Quelle scritte offendono e deridono le istituzioni locali, le associazioni e i partiti cittadini, tutti i muggioresi.
Ripuliamo il muro, subito!

E lavoriamo quotidianamente per la pace, la democrazia, per gli ideali antifascisti.

Muggiò, 25 Maggio 2017

Claudio Rendina

Segretario Partito della Rifondazione Comunista

Circolo di Muggiò

prcmuggio@tiscali.it

muro

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[26\03] Salta in bici per manifestare contro i tagli ai bus!

Posted by PRC Muggiò su sabato 18 marzo 2017

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Quando si parla di coerenza…

Posted by PRC Muggiò su mercoledì 15 marzo 2017

zanantoniPietro Zanantoni , ex sindaco di Muggiò ed esponente di Forza Italia, si è lasciato sfuggire durante il Consiglio Comunale del 7 marzo una frase, apparentemente insignificante.

L’argomento era la modifica del Regolamento cimiteriale.

Anzitutto va rammentata l’esigenza di nuovi loculi nel cimitero comunale, un annoso problema che ha impegnato le vecchie come le nuove giunte.

Zanantoni ha voluto ricordare la posa dei colombari in vetroresina nel 2010 in risposta alle richieste di tumulazione, dopo aver paradossalmente bocciato il progetto che la giunta Fossati, redatto assieme al PRC, di ampliamento degli spazi cimiteriali.

Opera che dalla bocca del suo primo sostenitore viene definita “sotto un certo profilo abbastanza un obbrobrio”.

All’epoca scoppiarono feroci polemiche: si fa la cresta sui morti, la struttura non è consona né rispettosa, si segnalano fuga di gas, liquami e cattivi odori.

Nel bilancio di mandato 2009-2013 il lavoro viene così giustificato:

[…] la realizzazione di nuovo corpo colombari presso il cimitero comunale, platea di fondazione ed opere accessorie e n. 60 nuovi loculi in vetroresina. Nell’ambito dei lavori di ampliamento capienza del cimitero comunale si è reso necessario un intervento definibile di “urgenza” derivante dalla pressante richiesta di nuovi colombari che di fatto risultavano essere in esaurimento. Pertanto, sorta tale necessità, sono stati realizzati i nuovi loculi con un approccio innovativo sia nei materiali che nella costruzione permettendo di ottemperare alla esigenza in tempi molto rapidi. Risorse impiegate: € 112.000, circa.

Costi però lievitati. Come si osserva su infonodo.org:

[…] Carlo Fossati perse le elezioni e Pietro Zanantoni tornò a sedersi sulla poltrona di sindaco.
Come prima cosa chiese al funzionario di essere ragguagliato sull’urgenza relativa al cimitero. Avuto il report dalla funzionaria De Martini, lo mise in un cassetto per diversi mesi decidendo poi (la Giunta) di acquistare dalla ditta Bosisio i loculi in vetroresina. Costo pattuito 78mila euro che diventano 112mila quando sette mesi dopo i loculi vengono consegnati. Col tempo, per rendere decente “il pollaio” vengono spesi altri soldi per un totale di circa 150mila euro.

150 mila euro. Per un “obbrobrio”.

I Comuni hanno spesso le mani legate dai patti di stabilità, ma anche dove si intentano piccoli interventi la cattiva amministrazione e le politiche miopi vengono alla luce, magari dopo anni e magari dalla bocca dei responsabili stessi!

Muggiò merita di meglio, merita amministratori capaci e proposte lungimiranti e sostenibili.

La proposta di Rifondazione Comunista è esposta a chiare lettere nel programma elettorale:

[…]Vogliamo una maggiore cura del cimitero, luogo della memoria di tutti, laici e credenti, che ad oggi conosce solo aumenti tariffari; anche le parti esterne del cimitero devono avere il decoro che compete a questa struttura a partire dalla messa in sicurezza dei muri di cinta e dei vialetti e la realizzazione del giardino delle rimembranze (previsto dalla Legge Regionale e dal Piano Cimiteriale) che potrà servire per la dispersione delle ceneri.
Siamo per l’abbattimento degli inadeguati loculi in vetroresina trasferendo le salme in spazi più decorosi a spese del Comune.

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Il lavoro al nostro tempo

Posted by PRC Muggiò su martedì 7 marzo 2017

altan-da-la-repubblica-del-30-agosto-2011.jpg

Leggi il comunicato di solidarietà del PRC Muggiò.

Succede che un imprenditore voglia aprire un’attività produttiva senza assumere manodopera e che perciò si rivolga ad una “cooperativa” a cui delega tutta la gestione della produzione e del personale.

Succede però che la “cooperativa”, costituita a stragrande maggioranza da lavoratori stranieri, non applichi il contratto di lavoro previsto, non paghi malattia, straordinari e ferie ed inoltre il “responsabile” si renda colpevole di molestie sessuali.

Succede che i lavoratori si arrabbino, si organizzino in un sindacato, scioperino ed ottengano il licenziamento del “responsabile” e la sostituzione della “cooperativa”.

Succede che la nuova “cooperativa” (che non a caso si chiama Etika, con la Kappa), continui a comportarsi come la precedente, i vari incontri con le parti risultino inconcludenti e che di conseguenza continuino anche gli scioperi ed i presidi ai cancelli.

Succede allora che l’imprenditore chieda che i lavoratori iscritti al sindacato non lavorino più per lui, licenziandoli di fatto. Alla faccia del “lavoro di squadra e affiatamento” pubblicizzati negli slogan aziendali.

Succede quindi che la “cooperativa” convochi altri lavoratori in sostituzione di quelli licenziati i quali però bloccano i cancelli dell’azienda per impedirne l’accesso.

Succede che questi ultimi vengano manganellati dai carabinieri, (clicca e guarda il video) i media ne parlino ed intervengano finalmente le Autorità per tentare di trovare una soluzione condivisa.

Succede anche che in Consiglio Comunale c’è chi – tra le massime cariche cittadine – vuole salvare capra e cavoli, l’imprenditore e i lavoratori depredati dei diritti contrattuali, il manganello e il manganellato, il boia e il condannato.

Non è la sceneggiatura di un film ma è quanto avvenuto e sta avvenendo alla TONCAR di via Sondrio a Muggiò tra i 90 lavoratori organizzati dal SOL COBAS e la proprietà dell’azienda.

Una situazione che evidenzia quanto ormai il lavoro manuale non sia un valore in sé ma accessorio come tanti altri del processo di produzione e come tale venga usato. Un accessorio così come vengono considerati i lavoratori stessi, sostituibili a seconda dei capricci del padrone e delle fluttuazioni di mercato: si veda la K-Flex di Roncello e le centinaia di lavoratori in presidio contro i licenziamenti di massa e la delocalizzazione della fabbrica attuata per ridurre i costi del lavoro oppure la lotta dei mesi precedenti dei lavoratori licenziati da Marcegaglia che mise in vendita un sito produttivo a Sesto S.Giovanni per ottenere liquidità utile per operazioni finanziarie e immobiliari; o ancora l’annosa vicenda Panem, dove i litigi famigliari tra proprietari hanno bloccato un intero sito produttivo.

E’ la stessa filosofia che sta alla base del Job Act, dei voucher, delle norme sugli appalti, dell’abolizione dell’Art. 18, tutti aspetti del lavoro affrontati con la legge di iniziativa popolare ed i referendum proposti dalla CGIL dei quali però ad oggi nessuno ne parla.

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Giorno del Ricordo o della memoria corta?

Posted by PRC Muggiò su domenica 5 febbraio 2017

Abbiamo più volte fatto notare la tragica narrazione della realtà dei terribili momenti vissuti dalle popolazioni al confine italo-jugoslavo, costruita abilmente per alimentare il sentimento nazionalista antislavo e anticomunista.

Nel 2015 è stata organizzata una mostra, realizzata con documenti storicamente autentici, che per due mesi ha occupato la galleria della Coop di Muggiò, per tentare di ridare un senso storico non distorto alla commemorazione, che come è organizzata oggi pecca di strabismo ed è lesiva della verità e della memoria di tutti coloro i quali nelle foibe ci sono finiti da innocenti, italiani o jugoslavi che fossero.

La mostra era organizzata dall’ANPI ed ha visto alla sua inaugurazione la presenza della Amministrazione comunale.

LA FOTO – NIENTE MENO CHE UN FALSO STORICO – CHE VIENE PUBBLICIZZATA QUEST’ANNO SUL MANIFESTO DELL’INIZIATIVA PER IL 10 FEBBRAIO ERA TRA QUELLE PRESENTI NELLA MOSTRA!

img_20170130_150502Questa foto, che nell’immaginario collettivo, rappresenterebbe la malvagità dei soldati slavi intenti a fucilare degli inermi istriani per poi gettarli nelle foibe,

ALTRO NON è CHE LA FUCILAZIONE, DA PARTE DEI SOLDATI ITALIANI, DI OSTAGGI SLOVENI CATTURATI DURANTE L’OCCUPAZIONE FASCISTA ITALIANA.

Molte sono state le occasioni di smentita della veridicità della foto, ma è utile ricordare quella che venne messa in onda nella trasmissione Porta a Porta condotta da Bruno Vespa per la giornata del ricordo del 2012.

Ospiti in studio, tra gli altri, gli storici Raoul Pupo e Alessandra Kersevan.

In quell’occasione, seguita da miloni di italiani emerge, con enorme disappunto di Bruno Vespa, che la foto non mostra la fucilazione di vittime italiane da parte dei feroci partigiani titini. Tutt’altro. Alessandra Kersevan, fa notare che la foto ritrae la fucilazione di cinque ostaggi sloveni da parte delle truppe italiane durante l’occupazione italiana della Slovenia (1941-1943). Raoul Pupo interviene sulla questione solo quando viene interpellato direttamente dalla Kersevan e conferma che il contenuto dell’immagine è completamente opposto a quanto viene fatto passare nella trasmissione.

Quando è costretto a prendere atto che la foto ritrae effettivamente ostaggi sloveni fucilati da un plotone d’esecuzione italiano, il conduttore si giustifica dicendo che l’immagine è tratta da un libro sloveno ma non si scusa per il macroscopico errore

In effetti la fotografia è stata scattata nel villaggio di Dane, nella Loška Dolina, a sudest di Lubiana. Si sa anche il giorno in cui la foto fu scattata, il 31 luglio 1942, e addirittura i nomi dei fucilati:
Franc Žnidaršič, Janez Kranjc, Franc Škerbec, Feliks Žnidaršič, Edvard Škerbec.

Come nella Wehrmacht e nelle SS, anche nell’Esercito italiano si documentavano stragi e crimini, salvo tenerli nascosti negli anni successivi per confermare il (finto) cliché del «buon soldato italiano».

A protestare contro il clamoroso errore è addirittura il Ministero degli esteri sloveno che segnala al Comune di Bastia Umbra l’uso improprio della fonte. Altre volte lettere giungono da storici indipendenti come Alessandra Kersevan, Claudia Cernigoi e Sandi Volk. Le reazioni sono spesso di scuse (con la conseguente rimozione del materiale iconografico da siti online), ma in alcuni casi – quali quella dell’assessore alla cultura di Bastia Umbra Rosella Aristei – si procede ad un’improbabile giustificazione dell’uso della foto come denuncia simbolica della violenza, esecrabile in tutte le sue varie forme.

La vicenda della foto di Dane ha il suo apice in una lettera di protesta spedita direttamente al presidente Napolitano da parte di Miro Mlinar, Presidente dell’Associazione dei combattenti per i valori della lotta di liberazione nazionale di Cerknica (Slovenia), offeso dal fatto che l’immagine fosse stata addirittura pubblicata impropriamente sul sito del Ministero degli interni italiano.

Il Presidente dell’Associazione dei combattenti slovena sostiene che è stata proprio la pubblicazione sul sito ufficiale italiano a giustificare in seguito l’uso scorretto della foto, facendola diventare uno strumento improprio per aizzare l’odio verso il popolo sloveno. Per questo suggerisce a Napolitano di spostare la data del Giorno del ricordo al 10 giugno, «data del vero inizio delle tragedie del popolo italiano.» A quanto risulta Napolitano non si è nemmeno degnato di rispondere a Mlinar.

Purtroppo la storia è piena di bufale, falsità e revisionismi e proprio per questo motivo compito delle istituzioni è di verificare con estrema attenzione le fonti delle informazioni che ricevono.

Il manifesto affisso dal Comune di Muggiò e firmato dal Sindaco Maria Fiorito va subito ritirato o sostituito e va fatta ammenda nel corso dello spettacolo stesso, nel rispetto della storia e della memoria.

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TONCAR: SCIOPERARE PER I DIRITTI E’ GIUSTO!

Posted by PRC Muggiò su mercoledì 1 febbraio 2017

Rifondazione Comunista sosProtesta-a-Muggio-lavoratori-Toncar-sulle-barricate-588b096d0cb8a2.jpgtiene e solidarizza con i lavoratori dell’azienda di imballaggi Toncar di Muggiò, che hanno scioperato dinanzi al luogo di lavoro con le bandiere del sindacato di base Sol Cobas.

I lavoratori rivendicano l’applicazione del contratto collettivo nazionale del loro settore, rispettando i minimi contrattuali e i diritti connessi. Si chiede inoltre che le cooperative appaltatrici tutelino i dipendenti e non li sfruttino per meri interessi economici, dettati dalle scadenze d’appalto.

Vengono denunciate per di più vessazioni e molestie sul posto di lavoro.

La situazione intollerabile è aggravata dall’intervento delle forze dell’ordine, che hanno represso la giusta protesta.

Il titolare dell’azienda dichiara che questa situazione mette “in imbarazzo l’azienda”.

L’imbarazzo più grosso però è il fatto che si continua a ottene profitti sulla pelle dei lavoratori.

Il circolo muggiorese di Rifondazione intende inviare questo breve messaggio ai lavoratori in protesta e alle sigle sindacali, appoggiando lo sciopero in corso e quelli futuri.

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Tagli al trasporto pubblico

Posted by PRC Muggiò su mercoledì 25 gennaio 2017

La demenziale decisione della giunta provinciale di Monza e Brianza di eliminare le linee di autobus z225 e z227 e’ figlia di una concezione del trasporto pubblico locale non come un servizio essenziale su cui investire in ossequio all’art.3 della Costituzione (e’ compito della repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del paese), ma come un ramo secco da tagliare.

Non importa se a pagarne le conseguenze saranno migliaia di persone che vedranno peggiorare le loro condizioni di vita, l’importante è far quadrare i bilanci.

Secondo noi diverse linee pubbliche, per le loro caratteristiche specifiche, non saranno mai in attivo ma avranno sempre bisogno del sostegno della fiscalità generale.

Il pasticcio della cosiddetta “eliminazione delle province”, con conseguente ridimensionamento delle funzioni e taglio dei fondi a favore dello Stato, rende ancora piu’ confusa la situazione perche’ chiama in causa Governo e Regione Lombardia in un balletto nel quale gli interessi dei cittadini sono i primi ad essere sacrificati… noi non dimentichiamo che la regione preferisce stanziare centinaia di milioni per finanziare la BREBEMI, la Pedemontana o il gran premio di Monza piuttosto che investire nel trasporto pubblico, mentre il governo, dopo aver fatto cassa con la finta abolizione delle province ha trovato in pochi giorni 20 miliardi per le banche!

Ciò genera contraddizioni anche all’interno delle istituzioni locali, tra la provincia e i sindaci dei comuni interessati, tutti a guida PD, e c’è voluta la correttezza della senatrice PD Ricchiuti per andare alla radice del problema, con una interrogazione al ministro dei trasporti Delrio..

Ad oggi solo la continua e costante mobilitazione dei cittadini permetterà di far cambiare idea alle istituzioni tutte, Provincia, Regione e Stato, e per quanto possibile il P.R.C. sara’ in prima linea a sostenere le ragioni del bene comune.

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Dopo di Noi. Un’occasione da non perdere

Posted by PRC Muggiò su giovedì 22 dicembre 2016

Giungono voci, sempre più frequenti, di sviluppi finalmente positivi sul Dopo di Noi a Muggiò.

disabili-1Il progetto ha una storia lunga e sterile, rimpallato di amministrazione in amministrazione, oggetto di ipotesi serie come di proposte elettoralistiche.

I constanti rinvii hanno frenato a tal punto il progetto da far ritenere impercorribile la strada di creare nel breve-medio periodo dei luoghi di residenza e convivenza tra persone affette da disabilità, specie quando queste perdono l’indispensabile aiuto dei loro genitori.

Ma sembrerebbe che qualcosa ora si sia sbloccato.

Pare che sia arrivata la proposta di un privato intenzionato a donare un immobile direttamente all’Associazione Aurora, l’associazione che raggruppa i genitori dei disabili muggioresi; uno stabile dotato di notevoli metrature che, previa ristrutturazione, potrà ospitare un Dopo di Noi sul territorio comunale. La proposta è giunta all’attenzione del direttivo dell’Associazione che ha provveduto a coinvolgere i tecnici comunali, il Sindaco e lo staff del donatore, già usciti per un sopralluogo dello stabile.
L’ipotesi sembra estremamente seria, perché non si parla di un privato qualsiasi ma della vedova dell’industriale Brugola, recentemente scomparso, in possesso della Cascina Brugola, lo stabile oggetto della donazione (o dell’affido).

Come Rifondazione Comunista di Muggiò pensiamo che se davvero la vedova Brugola donasse quell’immobile direttamente all’Associazione Aurora, allora si determinerebbero le condizioni affinché il complesso meccanismo di una fondazione dedicata alla realizzazione del progetto Dopo di Noi si metta finalmente in moto. Solo a quel punto infatti i possibili attori della fondazione – Associazione Aurora, Amministrazione Comunale, vedova/azienda Brugola ed altri privati che volessero concorrere alla realizzazione – avrebbero l’interesse e si potrebbero veramente riunire con pari dignità e ruolo, senza che i diretti interessati, rappresentati dall’Aurora, vengano chiusi o incanalati in soluzioni estemporanee e/o improvvisate, senza nessuna prospettiva strategica (che politicamente è l’aspetto che più ci interessa).

La struttura, una volta resa funzionale e fruibile, potrà essere gestita da una Fondazione – come nel progetto originario – che comprenda l’Associazione Aurora, il Comune, il donatore privato e i soggetti interessati dalla proposta.

Ci saranno tanti problemi.

Ovviamente il Comune avrà tutto l’interesse a sostenere una futura fondazione, e per questo magari potrebbe dover rinunciare ad incamerare gli oneri di urbanizzazione delle opere necessarie a ristrutturare la cascina o contribuire organizzativamente e/o economicamente in qualche altra forma.

L’Associazione Aurora dovrà maturare, diventare adulta, ed accettare la sfida che la donazione di un simile bene le assegna; ma questo non può che rinsaldare la forza e la comunione d’intenti che fino ad oggi ha tenuto assieme questa fragile e delicata realtà del nostro territorio.

La vedova, ma anche i privati che successivamente dovessero farsi avanti con ulteriori donazioni e contributi, dovranno perseguire esclusivamente finalità di solidarietà sociale, senza secondi fini di qualsiasi natura.

Oggi sono solo voci.

Ma sono voci che lasciano ben sperare! Ci auguriamo che l’Aurora accetti la donazione e che il Comune si impegni a facilitare il percorso per poi concorrere a costituire una fondazione efficiente e partecipata. Ci auguriamo che la volontà politica per il bene comune possa far superare tutti gli ostacoli tecnici ed amministrativi.

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VINCE IL NO: il comunicato del Comitato per il NO di Muggiò

Posted by PRC Muggiò su sabato 10 dicembre 2016

REFERENDUM, HA VINTO ANCORA LA COSTITUZIONE

L’espressione della sovranità popolare è netta e inequivocabile: la Costituzione fondata sull’equilibrio tra i poteri dello Stato è salva ancora una volta. Un grande esercizio di democrazia ha respinto una riforma che avrebbe pesantemente minato le fondamenta della Carta Costituzionale conquistata dalla Resistenza.

riformaNonostante una campagna che da subito è stata plasmata dal governo stesso come plebiscito sulla sua tenuta, utilizzando modalità sprezzanti per un sistema democratico, che è stata condotta sovente con vuoti slogan propagandistici, che ha esulato dai contenuti reali della riforma, siamo orgogliosi di aver mantenuto un profilo rigoroso di discussione e dibattito nel merito.

Nella nostra città come in tutto il Paese, siamo scesi nelle piazze, abbiamo organizzato momenti di sensibilizzazione e abbiamo promosso il dibattito con un unico fine: far vivere e diffondere i principi di libertà, eguaglianza e giustizia della nostra Costituzione e dimostrare gli effetti deleteri che questa riforma avrebbe comportato.

L’ottimo risultato ottenuto nella competizione referendaria, che a Muggiò ha visto una netta affermazione del “no” con il 56,59% dei voti a fronte di un’affluenza del 76,28%, non esaurisce il nostro compito.

Come abbiamo chiarito sin dal principio, a nostro giudizio i problemi del nostro Paese non scaturiscono dalla Carta Costituzionale, bensì dalla sua mancata applicazione da parte di una classe politica distante dai bisogni diffusi.
Urge un rinnovamento democratico, etico e qualitativo.

I nostri più sentiti ringraziamenti a tutte le cittadine e a tutti i cittadini che hanno scelto ancora una volta la Costituzione repubblicana e antifascista, e a tutti i militanti delle associazioni che con il loro incessante lavoro hanno permesso di ottenere questo risultato straordinario.

Viva la Costituzione, viva la democrazia!

Comitato per il NO Referendum Costituzionale – Muggiò

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Muggiò ha votato NO!

Posted by PRC Muggiò su lunedì 5 dicembre 2016

Fonte: comune.muggio.mb.it

Risultati finali degli scrutini a Muggiò

SI

NO

VOTI VALIDI

SCHEDE BIANCHE

VOTI NON ASSEGNATI

SCHEDE NULLE

ELETTORI VOTANTI

ELETTORI ISCRITTI

Sez. 1

343

399

742

1

0

2

745

1.008

Sez. 2

360

477

837

3

0

2

842

1.080

Sez. 3

311

399

710

2

0

2

714

903

Sez. 4

345

440

785

1

0

3

789

1.046

Sez. 5

288

321

609

2

0

2

613

823

Sez. 6

245

419

664

2

0

3

669

911

Sez. 7

269

452

721

0

0

6

727

981

Sez. 8

228

289

517

0

0

4

521

721

Sez. 9

352

366

718

4

0

2

724

972

Sez. 10

342

473

815

2

0

5

822

1.077

Sez. 11

317

449

766

0

0

5

771

997

Sez. 12

355

392

747

0

0

4

751

1.016

Sez. 13

325

443

768

0

0

2

770

982

Sez. 14

283

448

731

2

0

3

736

928

Sez. 15

335

435

770

1

0

2

773

956

Sez. 16

286

379

665

1

0

6

672

885

Sez. 17

407

371

778

1

0

5

784

935

Sez. 18

322

485

807

0

0

3

810

1.108

Sez. 19

285

381

666

1

0

4

671

897

TOTALE

5.998

7.818

13.816

23

0

65

13.904

18.226

%

43,41%

56,59%

76,29%

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Muggiò: arrestato Zaccaria, il patron del Cina Mercato Ordine di carcerazione del magistrato di Monza: tre anni e otto mesi

Posted by PRC Muggiò su domenica 4 dicembre 2016

Muggiò (Monza) 3 dicembre 2016 –

I carabinieri di Muggiò hanno arrestato Felice Vittorio Zaccaria, 70enne originario di Roccella Ionica (Reggio Calabria), condannato a tre anni e otto mesi di carcere per reati fallimentari e bancarotta fraudolenta.

Si tratta del costruttore del ‘Cina Mercato – Magic Movie Park’, la struttura ubicata tra Muggiò e Nova Milanese, dotata di 15 sale e destinata ad accogliere al proprio interno un mercato cinese all’ingrosso con 200 commercianti.

L’ordine di carcerazione è stato emesso dalla procura della Repubblica di Monza, e l’uomo si trova ora nel carcere della città.

Spiegano i carabinieri che con l’arresto di Zaccaria si chiude una vicenda iniziata nel 2001, quando l’ambizioso progetto attirò prima soggetti vicini a Rocco Cristello, il capo della locale di ‘ndrangheta di Seregno, freddato a colpi di pistola nel marzo del 2008, e poi un imprenditore cinese fuggito dal suo Paese di origine nel 1995, dopo una maxi truffa, per sottrarsi alla giustizia locale.

Quest’ultimo a Milano reclutò diversi imprenditori connazionali in via Paolo Sarpi, stipulando contratti di locazione all’interno della struttura, senza che fossero mai state concesse le autorizzazioni per l’avvio dell’attività.

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Muggiò per il NO! L’introduzione alla serata di informazione

Posted by PRC Muggiò su lunedì 21 novembre 2016

BASTA UN SI, PER ROVINARCI!

MUGGIO’: LE RAGIONI POLITICHE DEL NO

Venerdì 18 novembre 2016 a Muggiò si è tenuto un dibattito dal titolo: “Le ragioni politiche del NO”, serata organizzata dal PRC di Muggiò in occasione della campagna referendaria costituzionale.

Lo scopo dell’evento è stato il superamento dei tecnicismi per spiegare le ragioni del NO alla riforma costituzionale proposta dal Governo Renzi. Superare i tecnicismi per parlare piuttosto delle conseguenze sociali e politiche qualora passasse la riforma.

I relatori della serata: Giorgio Cremaschi – già Segretario FIOM di Brescia, poi Presidente del Comitato Centrale FIOM dal 2010 al 2012, aderente al comitato No Debito e alla Rete Anticapitalista Ross@, dal 2015 fuoriuscito dalla CGIL per aderire al Forum Diritti Lavoro – e Giovanna Capelli – ex Senatrice e preside, attivista per i diritti all’istruzione e nei movimenti femministi, Segretaria provinciale di Rifondazione Comunista. A introdurre e moderare l’incontro Claudio Rendina, Segretario di Circolo.

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INTRODUZIONE

In quale contesto si colloca questa campagna referendaria?

In un contesto teso e cupo, nel pieno dell’attacco alla democrazia e alle sue istituzioni.

Un attacco che vuole concretizzarsi nella privazione dalla carta costituente della parte programmatica, di quel progetto sociale e redistributivo che ha fatto storcere il naso a magnati neoliberisti come i dirigenti JP Morgan o di Confindustria.

La Costituzione certamente non deve essere considerata un blocco monolitico non modificabile: di fatto dal 1948 ad oggi ci sono state ben 16 leggi costituzionali. L’ultima – del 2012 – ha introdotto il pareggio di bilancio.

Va però rilevato che le ultime riforme, non solo costituzionali ma anche sociali e politiche, dal 2011 ad oggi sono tutte il frutto di governi “eccezionali”, o meglio non eletti: Monti, Letta, Renzi.

Quale legittimità possono avere? Nessuna.

Lo svuotamento del progetto sociale della nostra Costituzione ci consegnerà una democrazia senza carta costituzionale.

Esistono al mondo almeno due paesi avanzati senza una Costituzione scritta, sostituita da norme non codificate o da leggi ordinarie: il Regno Unito e Israele.

Il paragone col Regno Unito non si limita all’assenza di una Costituzione forte, ma fa riferimento anche al suo sistema elettorale e politico, un sistema che pare essere stato copiato per la riforma Renzi-Boschi.

Nel Regno della Regina Elisabetta vige il cosiddetto “sistema maggioritario” puro o classico, caratterizzato da alcuni elementi ben codificati:

  • governi monopartitici (attuabili anche in Italia con la legge elettorale Italicum);

  • predominio dell’esecutivo (possibile con i nuovi poteri concessi dalla Riforma, come il voto a data certa);

  • bipartitismo (già avviato col centrodestra grazie al patto del Nazareno);

  • nessuna organizzazione dei gruppi di interesse (in questo senso si legge l’attacco quotidiano del Governo ai soggetti intermedi come sindacati e partiti minori);

  • governo centralizzato (la Riforma diminuisce le autonomie locali con clausole come quella di supremazia sulle Regioni);

  • Parlamento unicamerale (di fatto il nuovo Senato non avrà poteri);

  • flessibilità costituzionale (modificabile con maggioranze relative e con leggi ordinarie inserite nella costituzione stessa).

In pratica questo sistema maggioritario diviene l’obiettivo politico del Governo che punta al futuro dominio dell’esecutivo sulla vita politica ed istituzionale del Paese.

Quale alternativa al modello inglese?

Un sistema chiamato “consensuale” che si dimostra più consono alle società, come può essere quella italiana, divise, disomogenee o multietniche, un sistema che previene, in contesti frammentati, la dittatura di una maggioranza sulle minoranze diffuse.

Un sistema che prevede inoltre la condivisione – e non la concentrazione – del potere.

Condivisione che si concretizza in un bicameralismo forte.

L’Italia è classificata con un bicameralismo medio-forte, gli stati che soddisfano i criteri di un bicameralismo forte non sono certamente paese sottosviluppati o con sclerotizzazione della funzione legislativa. Stiamo parlando degli Stati Uniti, della Germania e della Svizzera.

Andando ad analizzare le proposte del fronte del Sì ci si scontra con la realtà delle analisi politologiche, che ne dimostrano l’infondatezza.

Innanzitutto quando viene declamata in nome della modernità la presunta maggiore efficienza di un governo forte e monopartitico, stiamo parlando di teorie politiche nate nella fine dell’800, altro che adeguamento alla contemporaneità!

Le decisioni veloci non sono necessariamente le più sagge o le più durature. Lo dice il buonsenso.

La velocità non è un valore assoluto, se mai lo è stato. La legge Fornero è stata approvata in 17 giorni!

Nel 2015 sono state approvate almeno 208 leggi, non poche per la palude attuale che dipinge Matteo Renzi.

Occorre chiedersi a questo punto cosa è più necessario: aumentare il numero di leggi o forse l’opposto, riducendole, semplificandole?

C’è bisogno di leggi che siano stabili e durature: stabilità delle leggi, non dei governi!

È dimostrato dalla scienza politica e dai manuali accademici che le decisioni consensuali – prese in un sistema descritto prima come l’opposto di quello maggioritario inglese – durano più a lungo.

Durano perché frutto di un compromesso che consente la convivenza pacifica delle parti che sono a pieno diritto soggetti sociali riconosciuti.

La Riforma governativa al contrario vuole elevare il silenzio a rango istituzionale, escludendo le opposizioni, ignorando i bisogni sociali e gli strati sociali inascoltati.

Una democrazia consensuale – diametralmente opposta alla Riforma – porta a risultati migliori in settori quali l’efficacia del governo, la qualità della regolazione statale, il controllo sulla corruzione, la crescita economica, il controllo della disoccupazione, le libertà personali, il controllo sulla violenza. In più favorisce l’uguaglianza politica, la partecipazione elettorale, la soddisfazione per la democrazia.

Il fronte del Sì – dal PD a Verdini, Alfano e Casini, da Briatore a Confindustria, da Merkel a Marchionne – gioca la sua campagna sui ricatti.

Alcuni di essi sono notevoli esercizi di fantasia.

Aumento del PIL dello 0,6% l’anno, secondo stime OCSE e con l’endorsement del FMI: solo una risata può commentare adeguatamente il primo ricatto.

Il secondo ricatto vuole convincerci che un governo più potente traghetterà il paese verso la stabilità: premesso che la misura del potere di un governo è la sua durata e non la sua stabilità, stando a questa analisi saremmo in un periodo di profonde debolezze e crisi di governo. Peccato che la storia ci venga in aiuto: i governi più duraturi sono tutti governi degli ultimi 20 anni (Berlusoni detiene il primato nella storia repubblicana), quelli più brevi – e quindi più deboli – dobbiamo cercarli alla fine degli anni ‘70 (Andreotti con due governi, uno durato 9 giorni, l’altro 11).

Il terzo ricatto è l’urgenza degli adeguamenti alla modernità e alla internazionalizzazione della società: spiace ricordare che la nostra Costituzione contiene elementi di modernità e di spinte internazionaliste notevoli e avanzate. Basti ricordare l’Art. 10 che assume nella legislazione nazionale in automatico quelle norme consuetudinarie internazionali – riconosciute da tutti i paesi – quali la condanna ai crimini di tortura, genocidio ecc. Compito dei governi è applicarle, ma a quanto pare non se ne curano (si vedano le sanzioni all’Italia per la mancanza della legge sulla tortura).

L’ultimo ricatto, il più decisivo, è sul ruolo delle Regioni che, a parere del Sì, saranno favorite.

Anche in questo caso le bugie hanno le gambe corte. Le ultime riforme approvate sono state il banco di prova per questa riforma costituzionale: sostanzialmente si è creato una sorta di “premierato” in molteplici ambiti sociali.

Nella scuola, con la figura del preside-manager. Con lo Sblocca Italia, che ha centralizzato le istanze locali, ignorando i territori nelle controversie sulle grandi opere. Nel mondo del lavoro, col Jobs Act che ha consegnato lo scettro del potere alla parte imprenditoriale e padronale.

Gherardo Colombo, il magistrato noto per Mani Pulite, ha commentato questo passaggio, chiarendo che le autonomie locali da questa riforma ne usciranno ridotte (per di più senza toccare le Regioni a statuto speciale); il messaggio conclusivo della riforma è quindi che gli italiani non sono in grado di gestirsi da soli, hanno bisogno del Premier tuttofare.

Concludendo sembra utile citare una provocazione di Giorgio Cremaschi il quale ha trovato ben due pregi in questa riforma: uno è l’aver fatto parlare nuovamente di Costituzione, l’altro è aver fatto uscire allo scoperto la falsa sinistra che voterà Sì.

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Muggiò per il NO

Posted by PRC Muggiò su venerdì 4 novembre 2016

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5^ Giornata nazionale SFRATTI ZERO

Posted by PRC Muggiò su martedì 4 ottobre 2016

Una giornata promossa dall’Unione Inquilini per chiedere “che la politica abitativa entri nell’agenda politica e programmatica del Governo, di Regioni e Comuni attraverso interventi strutturali e programmatici che affrontino la vasta precarietà abitativa che opprime centinaia di migliaia di famiglie in Italia la cui punta dell’iceberg è rappresentata dagli sfratti“.

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In Italia ci sono 7 milioni di case vuote, il 22% del totale, eppure l’emergenza abitativa è una costante che gli amministratori locali devono gestire. Così come devono gestire con sensibilità e lungimiranza la morosità incolpevole di alcune famiglie soggette a sfratti, le quali, poste davanti alla scelta, decidono di non pagare l’affitto o il mutuo per continuare a sopravvivere.

Nella sola Brianza si contano più di 20 mila alloggi sfitti: che senso ha la continua edificazione di palazzine – magari su terreni verdi – se non una manovra disgustosamente speculativa?
Un cambio di rotta può e deve essere dato. A partire dai Comuni.

Muggiò – stando alle statistiche – potrebbe avere sul territorio la bellezza di 700 alloggi vuoti circa. Per non parlare degli alloggi comunali inagibili per la mancata manutenzione (nonostante gli obblighi di legge) o in vendita per fare cassa (e che nessuno si compra…).
Sempre a Muggiò la lista dei cittadini che hanno fatto richiesta per poter essere ospitati in un alloggio comunale comprende almeno 250 famiglie.
Basterebbe utilizzare gli strumenti che il Comune possiede – come il canone concordato o in extrema ratio l’esproprio – per trattare coi privati possessori di alloggi vuoti e risolvere la questione, nella nostra città come in altre.
Il Comune inoltre ha l’obbligo di reinvestire i proventi degli affitti degli alloggi comunali in manutenzione delle strutture esistenti…ma pare che oggi, come ieri, gli interventi vengano rimandati costantemente.

Occorre un serio censimento delle case sfitte muggioresi, tenendo presente anche del grave fenomeno degli sfratti, a partire dagli immobili per i quali si è concessa l’abitabilità negli ultimi 5 anni e discutendo sulla fattibilità di una tassazione che colpisca e indebolisca il fenomeno. Questa la proposta di Rifondazione Comunista, inserita nel programma elettorale del 2014.

Il Circolo PRC di Muggiò mette a disposizione uno sportello casa libero e gratuito per le cittadine e i cittadini: basta scrivere all’indirizzo mail prcmuggio@tiscali.it per fissare un appuntamento.

Per maggiori informazioni:

http://www.unioneinquilini.it/

http://www.ansa.it/sito/notizie/economia/2016/08/17/oltre-7-milioni-case-vuote-in-italia_0be8f417-dfd8-4edf-a9ea-bac8ce075656.html

http://www.ilcittadinomb.it/stories/Cronaca/citta-fantasma-in-brianza-almeno-20mila-case-vuote_1081273_11/

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Muggiò: neofascisti in piazza

Posted by PRC Muggiò su giovedì 28 luglio 2016

Sabato 23 e domenica 24 luglio in centro Muggiò Fronte Nazionale ha allestito un banchetto pubblico con la presenza anche di candidati presentatisi alle ultime comunali assieme a Brianza 2009 (lista civica di centrodestra) e al Nuovo CentroDestra.

Perché segnalare il fatto?

Perché una presenza del genere suscita alcune preoccupazioni e perplessità.

Fronte Nazionale è un partito politico di estrema destra neofascista (nonostante non si vogliano configurare nei classici schieramenti destra-sinistra) nato nel 1997 e che ricorda la sigla usata da Junio Valerio Borghese, ex Decima Mas, autore del tentativo di colpo di stato del 1970 e successivamente da Le Pen in Francia. Lo stesso Le Pen viene elogiato dal Fronte Nazionale italiano, che si ritiene il degno rappresentante del Front francese.

Il presidente e fondatore del partito è Adriano Tilgher, classe 1947, fondatore assieme a Stefano Delle Chiaie di Avanguardia Nazionale, organizzazione sciolta nel 1976 dal tribunale di Roma per ricostruzione del Partito Fascista.

tilgher-2.jpgTilgher viene inquisito per l’Italicus, la strage di Bologna, sconta 5 anni di carcere per poi essere assolto, vive il periodo dello stragismo. Dopo l’espulsione da Fiamma Tricolore fonda il Fronte Nazionale: col Fronte cerca alleanze tra i movimenti di destra, in particolare con Storace e la Mussolini, nonché con Forza Italia. I rapporti con la Lega Nord, anche se presenti, non sono organici.

Io non sono mai stato neofascista, perché non mi piacciono i neo” (maggio 2006), queste le parole di Tilgher pochi anni fa.

Nel 2013 il comune di Sesto San Giovanni ha negato l’uso di una sala pubblica per le iniziative del Fronte Nazionale e il comune di Cinisello Balsamo ha sostenuto le proteste dell’ANPI e del PRC locali contro la presenza del Fronte in città.

Chi ha concesso il permesso a Muggiò è consapevole dei soggetti richiedenti? Abbiamo intenzione di dare ancora spazi a questi movimenti neofascisti mascherati da movimenti sociali?

Siamo preoccupati dalla crescente espansione nel territorio di gruppi più o meno velatamente fascisti e razzisti: da Forza Nuova a Lealtà e Azione a Leone Crociato alla Lega Nord.

Il fatto non deve passare inosservato.

Gli spazi pubblici non devono essere occupati da organizzazioni che sono chiaramente
e nettamente vietate dalla nostra Costituzione antifascista e repubblicana.

Mai più fascismi!

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I 38 siti contaminati della Brianza

Posted by PRC Muggiò su martedì 26 luglio 2016

da brianzacentrale.blogspot.itper scaricare le mappe clicca sul link

1_MGTHUMB-INTERNA.jpgEventi accidentali, sversamenti e scarichi abusivi di rifiuti nel suolo e nel sottosuolo costituiscono le cause principali dei maggiori casi di inquinamento rilevati sul territorio brianzolo, inquinamento che interessa in maggiore o minore misura tutte le matrici ambientali (aria, suolo, sottosuolo, acque di falda e superficiali).

In provincia di Monza e Brianza sono 38 i siti contaminati e 57 quelli potenzialmente contaminati riportati nella banca dati unificata di Regione Lombardia e di ARPA (AGISCO – Anagrafe e Gestione Integrata dei Siti Contaminati).

Di seguito riportiamo l’elenco dei 22 comuni brianzoli interessati dai siti contaminati:
Agrate, Arcore, Bellusco, Besana Brianza, Bovisio Masciago (2), Brugherio (4), Burago Molgora, Caponago, Ceriano Laghetto (2), Cesano Maderno (3), Concorezzo, Correzzana, Lesmo (2), Limbiate, Lissone, Monza (8), Nova Milanese, Renate, Seregno, Varedo, Villasanta (2), Vimercate (2).

Questi invece i comuni elencati tra quelli interessati dai 57 siti potenzialmente contaminati: Albiate, Arcore, Barlassina, Bernareggio, Bovisio Masciago, Brugherio, Burago Molgora, Ceriano Laghetto (2), Cesano Maderno, Desio (6), Giussano (2), Lentate sul Seveso, Limbiate (2), Lissone (5), Meda, Mezzago, Monza (11), Muggiò, Nova Milanese (2), Ornago, Ronco Briantino, Seregno (4), Seveso, Triuggio, Usmate Velate, Veduggio con Colzano, Villasanta, Vimercate (2).

Nella vicina provincia di Como sono 33 i siti contaminati e 12 i siti potenzialmente contaminati.

In provincia di Lecco risultano invece 22 siti contaminati e 22 i siti potenzialmente contaminati.

Gli elenchi dei siti contaminati, potenzialmente contaminati e bonificati, pubblicati sul sito della Regione Lombardia, rappresentano una fotografia dello stato dell’arte sul territorio lombardo, pur essendo in continuo aggiornamento da parte dell’Ufficio Bonifica delle aree contaminate.

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Ottimo risultato per il referendum contro la riforma della scuola di Renzi

Posted by PRC Muggiò su giovedì 7 luglio 2016

Anche Muggiò ha dato il suo contributo con le firme raccolte dal comitato promotore e da Rifondazione Comunista: 150 muggioresi hanno sostenuto la raccolta. Grazie!

da retescuole.net

4siI quattro quesiti che vengono proposti, per chiedere la cancellazione di quattro articoli di legge, sono: i poteri dei dirigenti scolastici, l’alternanza scuola-lavoro, il buono scuola per le private e i comitati di valutazione per l’assegnazione dei premi ai docenti più meritevoli.

Raggiunta quota 530.000 firme, contro la Buona scuola si può chiedere un referendum

Domani il comitato promotore andrà in Cassazione. Quattro quesiti per abrogare i poteri dei presidi, l’alternanza scuola-lavoro, il buono scuola per le private e i comitati di valutazione per i premi ai docenti

di  Corrado Zunino,  la Repubblica, 6.7.2016 

ROMA – Le firme ci sono, più del mezzo milione necessario. E sembrano tutte buone, certificate. I quattro quesiti per abrogare, nei suoi passaggi più importanti, la Legge “La buona scuola”, la contestata 107, domani mattina alle nove saranno portati in Corte di Cassazione. Nella giornata di lunedì sono arrivate nella sede romana della Cgil scuola, la Federazione dei lavoratori della conoscenza al secondo piano di via Leopoldo Serra 31, quarantamila firme raccolte in diversi comuni italiani e non ancora inviate al Comitato promotore insediato a Trastevere. In periferia, molti non avevano capito che domenica 3 luglio era una data spartiacque. E le ultime firme – decisive – sono arrivate posticipate di due giorni.

Il conteggio di ieri sera, definitivo, dava 530.000 firme acquisite, al netto delle undicimila non vidimate dai municipi e quindi non utilizzabili. I numeri sono apparsi sufficientemente sicuri per portare in Cassazione una richiesta di referendum abrogativo senza rischi. I quattro quesiti che vengono proposti, per chiedere la cancellazione di quattro articoli di legge, sono: i poteri dei dirigenti scolastici, l’alternanza scuola-lavoro, il buono scuola per le private e i comitati di valutazione per l’assegnazione dei premi ai docenti più meritevoli. Il centro della Buona scuola, ecco. Non sarà necessario riaprire i banchetti per una settimana, come inizialmente previsto: gli scatoloni con le firme possono essere portati in Suprema Corte.

In attesa dell’ultimazione della raccolta firme per i due comitati per il “sì” e per il “no” al referendum costituzionale (che, comunque, è già stato fissato per via parlamentare), ad oggi sono approdati in Cassazione i tre requisiti per abrogare pezzi del Jobs Act (cancellazione dei voucher per il lavoro accessorio, reintegro in caso di licenziamento illegittimo nelle aziende sopra i cinque dipendenti, reintroduzione della piena responsabilità solidale negli appalti) e i quattro della Buona scuola. Non sono state raggiunte firme sufficienti (devono essere, appunto, 500.000) per abrogare la legge elettorale detta Italicum e per due quesiti ambientali (trivelle e inceneritori).

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Hotel Imperial: nota congiunta M5S-PRC

Posted by PRC Muggiò su domenica 5 giugno 2016

UNA SPERANZA PER LE SORTI DELL’HOTEL IMPERIAL?

Un primo passo sembra che si sia compiuto.

Dopo le polemiche sui giornali locali, le interrogazioni e i comunicati politici, finalmente un segnale – anche se in sordina– dell’Amministrazione Comunale.

Il 17 maggio infatti la Giunta di Muggiò delibera per la manifestazione di interesse all’assegnazione dell’immobile confiscato in via Mazzini, l’Hotel Imperial (delibera numero 63).

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Un primo passo verso il riutilizzo sociale dell’immobile vuoto e una speranza per gli ex dipendenti disoccupati?

Chiaramente non basta la manifestazione di interesse, ma bisogna effettivamente perseguire tale interesse: vigileremo affinché si raggiunga l’obiettivo.
La delibera arriva 4 giorni dopo la pubblicazione del comunicato congiunto del Movimento 5 Stelle e Rifondazione Comunista in merito alla vicenda.

Il comunicato chiedeva perché il comune non avesse presentato progetti e non avesse preso in considerazione di mettere il bene a reddito: ci auguriamo che queste domande abbiamo risposte positive a partire dalla delibera citata sopra.

Ma alcuni dei dubbi posti col nostro precedente comunicato non hanno avuto risposta:

perché i funzionari incaricati dall’amministrazione Zanantoni (Forza Italia e Lega Nord) non sono stati chiamati in causa dall’attuale amministrazione Fiorito (Partito Democratico) per giustificare gli atti e le concessioni rilasciate negli anni precedenti?

Ed ancora piu’ grave: perche’ un personaggio con una sfilza lunghissima di precedenti penali

ha ricevuto da un Tribunale l’affidamento della gestione dell’immobile ed ha potuto operare per ben 4 anni ?

Rimangono ancora aperte molte domande sulla vicenda, ma confidiamo che almeno da parte del nostro Comune ,vi sia in futuro una gestione più intelligente e lungimirante.

L’iter congiunto con l’Agenzia Nazionale dei beni sequestrati e confiscati intervenga in modo che la faccenda si risolva nel modo più veloce possibile dal momento che l’immobile e’ gia’ oggetto di intrusioni abusive e di danni all’interno della struttura.

Muggiò, 01\06\2016

MOVIMENTO 5 STELLE – MUGGIÒ

PARTITO DELLA RIFONDAZIONE COMUNISTA – CIRCOLO DI MUGGIÒ

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Firma per abrogare alcuni articoli della legge elettorale e per fermare la deforma costituzionale!

Posted by PRC Muggiò su venerdì 3 giugno 2016

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