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Posts Tagged ‘ndrangheta’

Lettera aperta al Sindaco di Muggiò ed alle forze poliche presenti in Consiglio Comunale

Posted by PRC Muggiò su venerdì 29 giugno 2018

Se ne parla in alcuni ristretti circoli politici e forse la notizia non è ancora giunta ai mezzi d’informazione locale, che ad oggi non hanno portato a conoscenza della cittadinanza l’esito della denuncia per diffamazione a mezzo stampa che l’ex-Sindaco Zanantoni propose contro gli autori del libro “A Milano comanda la ‘Ndrangheta”; anche le forze politiche pubblicamente tacciono.

Nel libro, tra molte altre vicende di Milano e del suo hinterland, si tratta anche la vicenda del Multiplex che ha devastato il parco del Grugnotorto, ricostruendo le vicende cha hanno visto tra i protagonisti il costruttore Zaccaria (poi condannato per bancarotta) e l’agire politico-amministrativo della giunta PDL-LEGA-AN guidata da Zanantoni.

Con sentenza di secondo grado di fine marzo 2018 apprendiamo che nel libro non è stato commesso nessun reato descrivendo l’evidente familiarità che appariva in alcune foto ritraenti Zanantoni e Zaccaria “abbracciati come due fidanzatini”. Il giudice non vi ha rilevato alcuna valenza diffamatoria, anche perché in sostanza esistevano altri documenti che testimoniavano lo stretto rapporto tra i due, e per di più l’utilizzo di tale frase non è di per sé dispregiativa. Il giudice ha aggiunto che la vicenda del multisala, inserita in un complesso intreccio di affari tra ambienti politici e imprenditoriali non cristallini, è stata narrata con i necessari dettagli.

Perché allora una lettera aperta al Sindaco ed alle forze politiche?

Perché l’ex-Sindaco Zanantoni, come denunciammo a maggio 2010, anziché proporre l’ azione giudiziaria per difendere i suoi interessi con i suoi soldi personali, utilizzò le istituzioni ed i soldi dell’Amministrazione comunale (https://prcmuggio.wordpress.com/2010/05/01/uso-delle-istituzioni-per-interessi-di-parte/), e non contento di questo chiese che il libro “A Milano comanda la ‘Ndrangheta” venisse rimosso dalla Biblioteca Comunale.

Visto l’esito della vicenda pensiamo sia doveroso richiamare i rappresentanti delle istituzioni comunali a chiedere a Zanantoni la restituzione delle importanti somme pubbliche utilizzate per portare avanti negli anni una causa che ha avuto questa conclusione.

E considerato che nella Biblioteca Comunale fa bella mostra uno “scaffale della legalità”, auspichiamo che vi si collochi il libro “incriminato”, che ha molto da insegnare ai cittadini su come la ‘Ndrangheta ed i colletti bianchi collusi si siano infiltrati nel sistema imprenditoriale e politico dell’hinterland milanese

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Arrestato il Sindaco di Seregno (Forza Italia) per corruzione

Posted by PRC Muggiò su martedì 26 settembre 2017

da infonodo.org

Seregno – Mazza: “Ogni promessa è debito”. L’intercettazione con Lugarà che incastra il sindaco

26/09/2017

di k.ts.

Edoardo Mazza, sindaco di Seregno, è stato arrestato questa mattina per corruzione.
In cambio dei voti garantitagli dall’imprenditore edile Antonino Lugarà, un passato nella DC, gambizzato negli anni ’90 nell’ambito di una faida di ‘ndrangheta che contrapponeva la famiglia Miriadi ai boss Peppe Flachi e Coco Trovato, il sindaco avrebbe facilitato le pratiche per la trasformazione dell’area ex pulman Dell’Orto, area di cui Lugarà era diventato proprietario.
L’imprenditore, anch’esso arrestato, è considerato contiguo alle organizzazioni mafiose di stampo ‘ndranghetista.
Il comando dei Carabinieri ha diffuso un video in cui si vedono prima a colloquio Mazza e Lugarà, poi si sentono le intercettazioni tra lo stesso Lugarà e un consigliere di maggioranza, Stefano Gatti di Forza Italia.
Infine l’intercettazione tra lo stesso Lugarà e Mazza.
Lugarà: “La prima pratica che doveva andare dopo la campagna elettorale, era la mia. La prima”.
A cui il sindaco di Seregno risponde così: “Ogni promessa è debito, no?”.

I tre, Mazza, Gatti e Lugarà, erano stato fotografati durante la campagna elettorale del maggio 2015, insieme a Mario Mantovani anche lui indagato, poi arrestato nell’ottobre del 2015 per tangenti nella sanità lombarda, durante un rinfresco elettorale nella panetteria Tripodi di Antonino Tripodi, arrestato nel 2010 nell’inchiesta Infinito sulla presenza della ‘ndrangheta in Lombardia e condannato per l’arsenale di armi che occultava nel suo garage (vedi Elezioni comunali 2015, Seregno: in Brianza campagna elettorale di Fi nel bar dell’armiere dei boss. Ora il ballottaggio).

La panetteria era stata chiusa nel gennaio del 2016 per ordine della Prefettura perché considerata contigua con la ‘ndrangheta (vedi Seregno – ‘Ndrangheta. Revocata la licenza a Tripodi, smarrimento tra i tripodisti).

L’ex assesore all’urbanistica Barbara Milani avrebbe ricevuto forti pressioni da parte del sindaco Mazza e del vicesindaco Giacinto Mariani per favorire alcune operazioni urbanistiche. A seguito delle pressioni ricevute, Barbara Milani avrebbe presentato un esposto alla Procura e poi si è  dimessa nel maggio di quest’anno, denunciando anche altre situazioni poco chiare (vedi Seregno – La lettera di dimissioni dell’assessore all’Urbanistica Barbara Milani e anche Seregno – Il distributore di Giussani, il pozzo fantasma e le dimissioni dell’assessore Milani).

Il video delle intercettazioni.

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“Una costruzione nel nulla”

Posted by PRC Muggiò su giovedì 2 luglio 2015

Muggiò – Fallimento del Magic Movie. Tornano in Tribunale Lo Mastro, Zaccaria e Firmano

di Pier Attilio Trivulzio

imageEsattamente dieci anni fa di questi tempo il multiplex pomposamente battezzato Magic Movie Park spegneva i 15 schermi e al piano -5 dello “scatolone” costruito dentro al parco del Grugnotorto arrivarono i commercianti cinesi. Portati da Song Zhicai e Patrizio Coppola che nello studio del notaio Luciano Quaggia avevano dato vita alla società “Cinamercato srl”. Song Zhicai possedeva un grande, fatiscente centro commerciale dietro la stazione ferroviaria di Napoli. Voleva affittare il Magic Movie; ma Felice Vittorio Zaccaria – procuratore di Tornado Gest – gli disse che no, l’immobile – inaugurato da soli sei mesi e che mai aveva acceso tutti gli schermi – era in vendita.

Il cinese versò 2,2milioni di euro e da quel momento fu costretto a fare i conti con Saverio Lo Mastro e Rocco Cristello che da un anno con la società Valedil (di Lo Mastro, Cristello e Andrea Simone Zaccaria), erano subentrati alla Coel per completare i lavori del multiplex. Dentro il Magic Movie Park aveva già messo radici la n’drangheta. Il padre di Cristello era andato anche lui dal notaio Quaggia per costituire “Cinamercato a Milano srl”, successivamente trasformata in “New Las Vegas srl”.

Felice Vittorio Zaccaria, padre di Andrea Simone, aveva fissato a 40milioni il prezzo dell’immobile. Prese un pacco di cambiali firmate da Rocco Cristello, girate ai fornitori che avevano lavorato per erigere il multiplex, finite tutte in protesto e per qualche mese gli affitti dei commercianti cinesi. Poi gli schiaffi. Le quote di Tornado Gest in mano alla Sef della famiglia Firmano passarono a Saverio Lo Mastro che nel maggio 2006 ne divenne amministratore.

Gennaio 2007 il Tribunale di Monza dichiara il fallimento di Tornado Gest.

Il processo con Italo Ghitti che legge la sua ultima sentenza prima di lasciare Monza per trasferirsi al Tribunale di Piacenza condanna Felice Vittorio Zaccaria 5 anni e la moglie, Aldina Stagnati, a 4 anni. Davanti al Gip Claudio Tranquillo Saverio Lo Mastro aveva patteggiato 4 anni, Stefano Firmano 3 anni.

Ora, sempre per il fallimento di Tornado Gest il Collegio 2 composto da Airò, Barbara e Sechi sta processando l’ex direttore di Banca Intesa di Cinisello Balsamo Giancarlo Garavaglia (difeso dall’avvocato Giuseppe Pezzotta) e Angelo Bartone, amministratore della società Hipponion (difensori avv.i Valaguzza e Maria Traverso).
Martedì 30 giugno a testimoniare il collegio ha chiamato Saverio Lo Mastro, Felice Vittorio Zaccaria e Stefano Firmano.

Lo Mastro che ha patteggiato 4 anni per Tornado Gest, nell’aprile 2009 ha accumulato un’altra condanna a 4 anni per bancarotta fraudolenta per distrazione della “Lo Mastro Costruzioni” fallita nel 2003, deve rispondere di truffa a società telefoniche ed era stato arrestato nel gennaio 2012 a Vibo Valentia su ordine della Procura di Monza, adessso si trova – incredibile ma vero – ai domiciliari a Nova Milanese presso l’abitazione del fratello e potrà raggiungere il Tribunale di Monza senza l’accompagnamento dei carabinieri!

Nel corso dell’ultima udienza il maresciallo Antonio Carotenuto della Guardia di finanza di Monza, su domande del pubblico ministero Donata Costa ha ricostruito la genesi dell’indagine partita da una ipotesi di bancarotta e sviluppatasi poi nella triangolazione Tornado Gest-Sef-Coel per recuperare quel finanziamento soci, rivelatosi fittizio, che Mediocredito aveva richiesto per erogare 18 milioni di euro (17,5 versati) necessari per la costruzione del multiplex di Muggiò sul terreno acquistato da Zaccaria per 1,6 miliardi di lire.

L’arrivo della Valedil di Lo Mastro Cristello è stata la chiave di volta per gestire il riciclaggio di soldi della n’drangheta”, ha spiegato il teste ricordando il lavoro di monitoraggio effettuato al “Giardino degli Ulivi” di Carate.

Il Giardino era di fatto il centro della n’drina che Rocco Cristello si era creato. E’ qui che avvenivano i summit, da noi seguiti grazie all’installazione di telecamere e cimici per captare le conversazioni. Dopo l’arresto l’8 luglio 2006 e alcuni mesi di carcere a Monza, Cristello era stato dimesso in regime di semilibertà e affidato durante il giorno al Giardino degli Ulivi”.

E’ al “Giardino degli Ulivi”, gestito da Tommaso Calello, che Lo Mastro, Antonio Stagno, Antonino Belnome, Salvatore Strangio e Andrea Pavone s’incontravano; all’indomani dell’uccisione di Rocco Cristello (27 marzo 2008) davanti alla sua villetta di Verano Brianza la perquisizione del “Giardino” porta a scoprire, sotterrato, un vero e proprio arsenale d’armi.

Riferisce anche dell’attività tecnica svolta nel novembre 2007 nei confronti di Giancarlo Garavaglia . “L’attività è durata poco. Garavaglia non era più dipendente di Banca Intesa, si occupava di tre società, che operavano nel settore immobiliare. Unici elementi di rilievo le conversazioni con Marika Vassalli (vice direttrice ex collega, anch’essa poi dimessasi dalla banca – ndr) durante le quali parlano di Tornado Gest, di Coel e della società Delle Grazie. Garavaglia cercava la documentazione. Che è sta stata da noi trovata ed acquisita presso la sua abitazione e le società che fanno riferimento a lui”.

Donata Costa, che sostiene la pubblica accusa, chiede al maresciallo Carotenuto di spiegare il ruolo di Angelo Bartone. “Era titolare di una società che si occupava di movimento terra, nel 2006 era stato nominato amministratore unico della Hipponion srl, carica passata l’anno dopo a Saverio Lo Mastro nato a Vibo Valentia”. “Hipponion è l’antico nome della località che dal 1932 ha avuto la denominazione latina di Vibo Valentia”, chiosa il presidente Giuseppe Airò.

Tornado Gest ha accumulato un passivo di 52milioni di euro”, esordisce Emanuele Gentili, uno dei curatori nominati dal Tribunale che hanno fatto un lavoro certosino di controllo dei conti, spesso ritrovandosi con documenti mancanti. “Sull’immobile c’è un credito ipotecario di 18 milioni generato da un contratto del 2003 che prevedeva un’ipoteca sul terreno. Il Comune di Muggiò è tra i creditori privilegiati. La Cassazione è stata chiara in merito. Finanziamento soci? Tornado Gest aveva un socio unico: la Sef che non aveva nulla e non era in grado finanziare. Mediocredito però aveva posto una precisa clausola: aveva chiesto ai soci il finanziamento di 10milioni. Dalle verifiche è risultato che esisteva una vera e propria triangolazione: c’era interrelazione tra Tornado Gest, Sef e il fornitore Coel. In più occasioni Tornado Gest faceva affluire risorse proprie come pagamento fatture pagate con Riba e bonifico. Abbiamo scoperto estratti conti non veritieri di Banca Intesa filiale di Cinisello dove direttore era Garavaglia e Tornado Gest, Sef e Coel avevano i loro conti”.

Il pm chiede a quanto ammonti il passivo della Hipponion. La risposta è: “Stranamente Hipponinon non è fallita”, risponde Ester Palermo che con Emanuele Gentili e Maurizio Oggioni ha avuto l’incarico dal Tribunale. E racconta di quell’incredibile falso ordito da Saverio Lo Mastro per entrare nel fallimento con una falsa cambiale da 10milioni di euro.
Avremmo ammesso la Sef al chirografaro per 9.936.535 euro e però non essendoci il documento originale e la fideiussione bancaria l’avevamo ammessa al chirografo postergato per 7.800.000 euro. Il 5 maggio 2008 Hipponion s’insinua nel fallimento vantando un credito di 10 milioni. Abbiamo chiesto la cambiale originale e l’abbiamo chiusa in cassaforte. Emerge che il 18 maggio 2006 Lo Mastro acquista il 100% delle quote Sef e amministra Tornado Gest. Ci siamo rivolti alla Guardia di finanza per capire quale rapporto causale c’era tra Hipponion e Sef. Ci arriva una lettera firmata da Angelo Bartone, non sottoscritta da Saverio Lo Mastro, nella quale si dice “che il titolo cambiario è a totale ristoro delle cifre elargite”e che “Hipponion riceve il titolo cambiario di 10 milioni da Tornado Gest che era presso Sef”.

Ad un attento esame della Gdf la lettera firmata da Bartone presenta il timbro della posta di Muggiò contraffatto. “Per quale motivo Hipponion attende oltre i termini per insinuarsi nel fallimento? Ci siamo posti la domanda ben sapendo che Hipponion non aveva rapporti di lavoro con Tornado Gest e quindi abbiamo interessato il giudice delegato affinché venisse verificato il titolo che, stranamente, non aveva assolta l’imposta di bollo. Il risultato: la cambiale era una fotocopia! In seguito è saltato fuori l’originale che comunque non era titolo esecutivo non essendo stata pagata l’imposta di bollo. Nè Sef né Hipponion sono state poi ammesse al passivo” testimonia Emanuele Gentili.
Guido Zambetti si è occupato del fallimento della società Coel. Depone in aula.
Coel è fallita il 9 novembre 2006, un anno prima di Tornado Gest lasciando un passivo di 38milioni. L’amministratrice Paola Baitieri e Giovanni Bono hanno patteggiato mentre Carlo Alberto Longo ha avuto la pena di 3 anni e 6 mesi (a cui si è aggiunta quella per la vicenda Blu Call -ndr) che la Corte di Cassazione ha confermato. Di fatto Coel grazie al gioco delle doppie Riba ha finanziato il socio Sef Tornado Gest per 10.129.000 euro che in realtà erano 5.022.000. E non ha pagato 2milioni di euro di lavori fatti nel multiplex e con altre società di Felice Vittorio Zaccaria. Acquario Gest, Palazzo dei Conti Taccona e Delle Grazie”.

Chiede Donata Costa se c’erano anomalie nei pagamenti anche in altre società di Zaccaria. Risposta: “Sì, in Acquario Gest. Che aveva un consulente mai identificato”. Il legale di Garavaglia chiede: “Questo consulente poteva essere Gerosa?”. “No. Il soggetto che io ho incontrato appena insediato nel fallimento presente Giuseppe Bono non era Gerosa. Era persona che aveva forti aderenze con le banche ed aveva costruito un complesso immobiliare a San Govanni Bianco mai completato e da anni abbandonato”.

Si scopre poi che questo factotum è Maurizio Cerea, già chiamato a deporre nel fallimento con Tornado Gest dal pubblico ministero Giordano Baggio.

Concordi i curatori e il consulente della Procura col presidente Giuseppe Airò che chiede: “A vostro giudizio questa operazione del multiplex di Muggiò non doveva proprio partire perchè non c’era nulla di imprenditoriale in questa operazione”. “” è la lapidaria risposta.

Tornado Gest non aveva mai costruito prima, non aveva soldi. Zaccaria non aveva ancora firmato la convenzione con il Comune, non c’era la strada per raggiungere l’immobile. Una costruzione nel nulla”.

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SCACCO ALLA ‘NDRANGHETA. Il nuovo libro di Marco Fraceti: presentazione pubblica

Posted by PRC Muggiò su domenica 23 marzo 2014

VOLANTINO

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Giuseppe Malaspina, indagato per il sequestro Villa, diventa accusatore per il tentato sequestro del fratello Carlo

Posted by PRC Muggiò su sabato 13 aprile 2013

Tratto da INFONODO.ORG
Submitted by Izz on 12/04/2013

Tre a processo. Contro di loro le dichiarazioni del costruttore edile alla Dda
di Tap_Hiro

Esattamente venticinque anni sono passati tra il sequestro di Massimo Oreste Villa a Merate (novembre 1987), liberato dopo sette mesi di prigionia sull’Aspromonte, e il pagamento di un riscatto di 3 miliardi di lire, e il tentato sequestro, in pieno centro di Vimercate, di Carlo Malaspina (novembre 2011), fratello di Giuseppe titolare di un incredibile numero di società edili e uffici nel grattacielo Gimal di via Fiorbellina. All’epoca del sequestro Villa i fratelli Malaspina, Antonio (classe 1945), Carlo (1947), Giuseppe (1953), Santo (1959), tutti nati a Montebello Jonico e trasferitisi a Vimercate, all’epoca feudo della famiglia ’ndraghetista degli Iamonte, vengono sospettati d’essere gli autori del sequestro.

I militari dell’arma concentrano la loro attenzione su Santo e soprattutto su Giuseppe, autore – secondo il rapporto della Dda di Milano allegato al fascicolo del processo da poco iniziato presso il Tribunale di Monza (presidente Patrizia Gallucci) – dell’omicidio di Giuseppe Zampaglione commesso a Muggiò il 21 maggio 1972.

Quattro colpi d’arma da fuoco sparati alle spalle di Zampaglione per una confidenza ai carabinieri sulla rapina ad una gioielleria che sarebbe stata compiuta da Giuseppe Malaspina e Carmelo d’Amico. Per l’uccisione di Zampaglione, nel 1976, la Corte d’Assise e d’Appello di Milano condanna Giuseppe Malaspina a 14 anni e 1 mese di reclusione, all’interdizione perpetua dai pubblici uffici e all’interdizione legale per la durata della pena.

Il 24 luglio dell’81 dopo indulto e riduzione della pena, Giuseppe Malaspina viene ammesso alla liberazione condizionale. Prima di tornare libero il Tribunale di Sassari (16 gennaio 1979) gli infligge 4 mesi di reclusione per resistenza a pubblico ufficiale e il 20 giugno dello stesso anno il Tribunale di Alessandria con sentenza irrevocabile lo condanna a 6 mesi per lesioni personali. Il Casellario Giudiziale annota anche (19 novembre 2003) 3 mesi di reclusione sostituiti con 3.600 euro di multa per “falsità ideologica commessa dal privato in atto pubblico” ed infine, in data 11 luglio 2007 l’ordinanza di riabilitazione emessa dal Tribunale di sorveglianza di Milano. Data importante questa. Vedremo più avanti perché.

Nella caserma dei carabinieri di Vimercate, così come in quelle di Lecco e Como, su Giuseppe Malaspina è conservato un voluminoso fascicolo. Con i suoi trascorsi giovanili e le “attenzioni” che i militari dell’Arma, ed in particolare del luogotenente Paolo Chiandotto, che all’epoca del sequestro di Massimo Oreste Villa conduceva le indagini, gli avevano dedicato. Rapporti redatti; ma con esito d’indagini negative. Certo, il rapporto di Giuseppe e Santo con gli Iamonte, le confidenze di informatori.

A Vimercate è conservato l’esposto che Santo Malaspina presentò nel 2000 contro il fratello Giuseppe in ordine a controversie sorte al momento della sua liquidazione dalle società prima di trasferirsi in Albania. Così come le giustificazioni di Giuseppe presentatosi in caserma col fido geometra Enrico Galbusera. Qualche altro documento é stato forse sottratto dall’archivio. O è andato smarrito.

Introvabili, ad esempio – secondo il rapporto redatto dalla Dda di Milano che ha indagato su dichiarazioni rese da Giuseppe Malaspina in merito agli attentati alla Gimal e alla Progeam nonché al tentato sequestro del fratello Carlo – le sei pagine di allegati alla lettera del 17 dicembre 2004 nella quale presso il Consolato Generale di Valona, in Albania Santo Malaspina dichiara che “il fratello intendeva ucciderlo ed a farlo avrebbero dovuto essere esponenti della criminalità albanese”. Aggiunge anche di “disporre di prove ed informazioni in ordine ad attività mafiose imputabili al fratello Giuseppe” e “d’essere pronto a collaborare con la Procura di Monza”.

La missiva del Consolato di Valona viene indirizzata alle Procure della Repubblica di Monza e di Roma, alla stazione dei carabinieri di Vimercate, Ministero degli Esteri, Ambasciata d’Italia a Tirana, Consolato d’Italia a Scuteri e all’ufficio dell’Interpol di Tirana. Arrivata a Palazzo di Giustizia di Monza la missiva con le pesanti accuse mosse da Santo al fratello Giuseppe Malaspina a quale magistrato è stata affidata? Furono mai svolte indagini? E se sì quali riscontri sono stati accertati.

Santo Malaspina è ora tornato in Italia e le sue condizioni di salute sarebbero critiche. Forse  ora che in Tribunale a Monza si sta celebrando il processo scaturito dalle dichiarazioni di Giuseppe Malaspina contro i fratelli Giovanni e Vincenzo Miriadi e Mario Girasole per gli attentati agli uffici della Gmal, Progean e il tentato sequestro di Carlo Malaspina a Vimercate, – sarebbe il caso che la Procura inviasse un magistrato a raccogliesse “a futura memoria” le dichiarazioni sulle pesanti accuse rilasciate spontaneamente a Valona nove anni fa contro il fratello.
Che – è giusto ricordarlo – è uscito pulito dalle indagini sul sequestro di Massimo Oreste Villa.

Dei tre miliardi di lire pagati dal padre titolare della Beton Villa (la società è poi stata ceduta) soltanto poche banconote sono state trovate; secondo un rapporto dello S.C.I.C.O. della Guardia di finanza del 1996 “Giuseppe Malaspina è a capo di una cosca mafiosa insistente sul territorio di Monza, ma al momento, nessun riscontro risulta a tali affermazioni”.

Le Fiamme gialle compiono indagini approfondite su Malaspina partendo da quella galassia di società edili aperte tra l’86 e il 2001: Della via Gramsci srl, Immobiliare Edil P.A.M.A, Sporting Club Brugherio, D’Adda Busca srl, Immobiliare Pisani, Oberdan Immobiliare, Immobiliare Milano srl, Edil Studio Casa Brianza srl,  S.A.G.I. srl, Gimal e Silene.  
Altre se ne aggiungono dopo il 2001. In totale 38 le società.

Con Silene (capitale 765mila euro) Malaspina realizza 160 appartamenti in via Casati a Muggiò sull’area ex Fillattice e s’impegna a costruire il campo di calcio in via XXV Aprile-I Maggio.
Gli appartamenti sono completati, le opere di urbanizzazione (area mercato, percorso verde, piantumazioni) no.

Una fideiussione in mano al Comune non è stata ancora escussa anche se da oltre un anno è scaduto il termine.
Decisione del sindaco azzurro Pietro Zanantoni il quale si giustifica in Consiglio dicendo che “l’operatore Giuseppe Malaspina sta attraversando un momento di crisi” e quindi gli sembra giusto non escutere la fideiussione. Anche perché, nell’ottobre 2007 davanti alla Commissione d’inchiesta per quel campo di calcio promesso e abbandonato per anni perché per finirlo Malaspina pretendeva maggior volumetria sull’area ex Fillattice, Zanantoni dichiarò che “300mila per finire l’opera sono niente per Malaspina che ha finanziato AN-Forza Italia ed ha un’azienda da centinaia di milioni. Per lui 300mila euro sono una bazzeccola”.

Per realizzare l’area mercato adesso il Comune di Muggiò dovrà spendere oltre 700mila euro e la fideiussione è di 367mila euro. In quanto al campo di calcio, sono stati impiegati 1,3milioni di soldi dei contribuenti.

Con le amministrazioni comunali, le società di Giuseppe Malaspina hanno in corso contenziosi.
A Muggiò la Silene srl ha lasciato il pesante contenzioso dell’area ex Fillattice; a Villasanta attraverso la Villasanta Village ha edificato un hotel a 10 piani anziché 8 e l’amministrazione ha dovuto ricorrere al Tar vincendo la causa e così i due piani eccedenti sono stati abbattuti.
Ma resta lì lungo la strada per Lecco la vergogna di quello scheletro di cemento; con la società Della via Gramsci non ha realizzato le opere di urbanizzazione e tra queste il parcheggio lasciando così in stato di degrado la zona.

Una svolta alla sua vita d’impenditore edile vimercatese se l’è voluta dare cancellando in un colpo solo il 20 luglio 2007, una bella fetta delle sue 38 società.
Ci siamo chiesti perché.
La soluzione sta nella riabilitazione decisa con l’ordinanza del Tribunale di Sorveglianza di Milano: emessa l’11 luglio. Nove giorni prima.
Ha voluto cancellare uno scomodo passato.

Ora è impegnato con la società “2G Lario srl” e il socio Piergiuseppe Avanzato, nell’operazione da 150milioni di euro a ridosso della frontiera di Ponte Chiasso.
Attende solo il via libera dell’amministrazione di Como per dare corso ad una mega cementificazione. 

Riabilitato dal Tribunale ha anche trovato il canale giusto per arrivare a suonare non più alla porta della caserma di Vimercate bensì alla sede milanese della Dda e denunciare gli spari contro la Gimal e la bottiglia incendiaria alla Progeam, il tentato sequestro del fratello Carlo.

Il processo agli indagati in carcere da sette mesi accusati di estorsione e tentato sequestro, è stato spostato da Milano a Monza ed è in corso.

Dopo la deposizione dell’ispettore della Dda avvenuta lo scorso lunedì 8 aprile da cui è emerso che i carabinieri di Vimercate che hanno acquisito il filmato degli attentati alla Gimal e alla Progeam hanno consegnato alla Dda soltanto alcuni fotogrammi e non l’intera scena ripresa dalle telecamere di sorveglianza – l’udienza del 15 aprile (ore 14.30) prevede le testimonianze di 3 carabinieri della stazione di Vimercate.

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LE MAFIE IN BRIANZA

Posted by PRC Muggiò su mercoledì 18 aprile 2012

Sala PASOLINI di Piazza IX Novembre, MUGGIO’

VENERDI’ 20 Aprile 2012
dalle 16:00 alle 21:00

SABATO e DOMENICA, 21 e 22 APRILE 2012
dalle 09:00 alle 12:30 e dalle 14:00 alle 18:30

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EDILIZIA BRIANZOLA E PGT

Posted by PRC Muggiò su lunedì 16 gennaio 2012

16 gennaio 2012
La magistratura monzese ha emesso un provvedimento di arresto per l’ex assessore regionale (ora all’ufficio di presidenza della Regione Lombardia) PDL Massimo Ponzoni e altre quattro persone per bancarotta nell’ambito dell’inchiesta sul fallimento della società Pellicano. In manette altri politici e un imprenditore: l’ex assessore provinciale Rosario Perri; Franco Riva, ex sindaco di Giussano (centro-sinistra); il vicepresidente della provincia di Monza-Brianza, Antonino Brambilla (PDL), e l’imprenditore Filippo Duzzoni…
Antonino Brambilla aveva addirittura minacciato di querela il segretario provinciale del PRC, Stefano Forleo, per una serie di manifestazioni  contro la sua permanenza in consiglio comunale a Carate Brianza e nella carica di vice presidente della provincia di Monza e Brianza (ndr).
 E’ stata denominata «Operazione Pellicano» quella che dalle prime ore di questa mattina ha visto impegnati gli uomini della guardia di finanza della tenenza di Paderno Dugnano e del nucleo di polizia tributaria di Milano. I militari hanno effettuato numerose perquisizioni dando esecuzione alle cinque ordinanze di custodia.

Ad essere colpiti da provvedimento restrittivo in carcere, il consigliere regionale Massimo Ponzoni, non reperibile, il vicepresidente della Provincia di Monza e Brianza, Antonino Brambilla e l’imprenditore Filippo Duzioni, quest’ultimo, secondo gli investigatori, il faccendiere che, a capo di un gruppo di aziende di consulenza, avrebbe veicolato ingenti somme di denaro frutto di corruzione. Agli arresti domiciliari, invece, l’ex assessore provinciale Rosario Perri e Franco Riva, ex sindaco di Giussano, commercialista a Cesano Maderno.

L’indagine è stata avviata a fine 2009 e si è sviluppata su due fronti investigativi: il primo, per reati contro il patrimonio e finanziamento illecito a esponenti politici, il secondo per reati contro la pubblica amministrazione. Il primo filone, «appropriazione indebita sfociata anche in ipotesi di bancarotta fraudolenta», vedrebbe protagonista Massimo Ponzoni per il quale sarebbero state sostenute spese per la campagna elettorale e personali attraverso varie società riconducibili sempre allo stesso ex assessore regionale «anche attraverso false fatturazioni». In quest’ambito rientrano i fallimenti delle società immobiliari desiane Il Pellicano srl e Mais srl.

Lo stesso Ponzoni, e di qui il secondo filone dell’indagine, avrebbe in parte «determinato i contenuti dei Pgt di Desio e Giussano, assicurando ad imprenditori a lui vicini cambi di destinazione di terreni da agricoli a edificabili grazie ai legami influenti e al posizionamento di propri uomini di fiducia in ruoli chiave delle varie amministrazioni, a loro volta destinatari di denaro e/o altri vantaggi anche solo in termini politico elettorali».

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La Lombardia e la ‘ndrangheta

Posted by PRC Muggiò su mercoledì 28 luglio 2010

Formigoni se ne deve andare

Formigoni è al quarto mandato come garante del sistema occulto lombardo. Anche la Lega Nord ha le mani in pasta

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