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Posts Tagged ‘NO’

VINCE IL NO: il comunicato del Comitato per il NO di Muggiò

Posted by PRC Muggiò su sabato 10 dicembre 2016

REFERENDUM, HA VINTO ANCORA LA COSTITUZIONE

L’espressione della sovranità popolare è netta e inequivocabile: la Costituzione fondata sull’equilibrio tra i poteri dello Stato è salva ancora una volta. Un grande esercizio di democrazia ha respinto una riforma che avrebbe pesantemente minato le fondamenta della Carta Costituzionale conquistata dalla Resistenza.

riformaNonostante una campagna che da subito è stata plasmata dal governo stesso come plebiscito sulla sua tenuta, utilizzando modalità sprezzanti per un sistema democratico, che è stata condotta sovente con vuoti slogan propagandistici, che ha esulato dai contenuti reali della riforma, siamo orgogliosi di aver mantenuto un profilo rigoroso di discussione e dibattito nel merito.

Nella nostra città come in tutto il Paese, siamo scesi nelle piazze, abbiamo organizzato momenti di sensibilizzazione e abbiamo promosso il dibattito con un unico fine: far vivere e diffondere i principi di libertà, eguaglianza e giustizia della nostra Costituzione e dimostrare gli effetti deleteri che questa riforma avrebbe comportato.

L’ottimo risultato ottenuto nella competizione referendaria, che a Muggiò ha visto una netta affermazione del “no” con il 56,59% dei voti a fronte di un’affluenza del 76,28%, non esaurisce il nostro compito.

Come abbiamo chiarito sin dal principio, a nostro giudizio i problemi del nostro Paese non scaturiscono dalla Carta Costituzionale, bensì dalla sua mancata applicazione da parte di una classe politica distante dai bisogni diffusi.
Urge un rinnovamento democratico, etico e qualitativo.

I nostri più sentiti ringraziamenti a tutte le cittadine e a tutti i cittadini che hanno scelto ancora una volta la Costituzione repubblicana e antifascista, e a tutti i militanti delle associazioni che con il loro incessante lavoro hanno permesso di ottenere questo risultato straordinario.

Viva la Costituzione, viva la democrazia!

Comitato per il NO Referendum Costituzionale – Muggiò

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Muggiò ha votato NO!

Posted by PRC Muggiò su lunedì 5 dicembre 2016

Fonte: comune.muggio.mb.it

Risultati finali degli scrutini a Muggiò

SI

NO

VOTI VALIDI

SCHEDE BIANCHE

VOTI NON ASSEGNATI

SCHEDE NULLE

ELETTORI VOTANTI

ELETTORI ISCRITTI

Sez. 1

343

399

742

1

0

2

745

1.008

Sez. 2

360

477

837

3

0

2

842

1.080

Sez. 3

311

399

710

2

0

2

714

903

Sez. 4

345

440

785

1

0

3

789

1.046

Sez. 5

288

321

609

2

0

2

613

823

Sez. 6

245

419

664

2

0

3

669

911

Sez. 7

269

452

721

0

0

6

727

981

Sez. 8

228

289

517

0

0

4

521

721

Sez. 9

352

366

718

4

0

2

724

972

Sez. 10

342

473

815

2

0

5

822

1.077

Sez. 11

317

449

766

0

0

5

771

997

Sez. 12

355

392

747

0

0

4

751

1.016

Sez. 13

325

443

768

0

0

2

770

982

Sez. 14

283

448

731

2

0

3

736

928

Sez. 15

335

435

770

1

0

2

773

956

Sez. 16

286

379

665

1

0

6

672

885

Sez. 17

407

371

778

1

0

5

784

935

Sez. 18

322

485

807

0

0

3

810

1.108

Sez. 19

285

381

666

1

0

4

671

897

TOTALE

5.998

7.818

13.816

23

0

65

13.904

18.226

%

43,41%

56,59%

76,29%

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NON SARÀ IL NO A FAVORIRE I POPULISMI, MA IL CONTRARIO

Posted by PRC Muggiò su mercoledì 23 novembre 2016

Lo spauracchio del populismo dominante dopo la vittoria del NO è uno dei ricatti usati dal fronte del SI per destabilizzare l’elettorato.

Trump, Brexit, Le Pen, sul fronte europeo, Salvini e M5S sul piano nazionale, tutti esempi utili per l’assioma (in realtà mai dimostrato) che il populismo al potere è fautore di instabilità politica e soprattutto economica.

A parte il fatto che questa tesi è stata rigettata ormai anche dal Sole 24 Ore (http://www.ilsole24ore.com/art/finanza-e-mercati/2016-11-23/e-esagerato-pessimismo-mercati-referendum–070929.shtml?uuid=ADiQzuzB), occorre andare oltre.

Oltre le conseguenze del voto del 4 dicembre. Oltre il risultato referendario.condivisione.png

Oltre queste contingenze per immergersi nel marasma dell’opinione pubblica, del pensiero dominante, dell’eterno elettorato indeciso, della pancia e della testa degli italiani.

Come spiegare che cambiamo frequenza quando in radio gli speaker discutono di attualità e di referendum?

Come spiegare che cambiamo canale dopo solo 10 minuti dall’inizio dei dibatti e dei talk show?

Come spiegare che rifiutiamo infastiditi e schifati i volantini che distribuiscono al mercato o in piazza? O che buttiamo nel contenitore della carta quelli trovati nella casella della posta?

Come spiegare che classifichiamo come spam le email con oggetti politici?

Come spiegare che compriamo La Gazzetta dello Sport e non il Corriere della Sera?

Siamo infastiditi dalla politica.

Fastidio passeggero? Causato dalla sovrabbondanza di informazioni e dall’indigestione di materiale e prodotti creati per il referendum?

Probabile, ma non l’unica spiegazione.

Un’irritazione profonda si è diffusa tra gli elettori, l’irritazione che proviene dal silenzio forzato.

Quel silenzio che ci hanno costretto ad osservare le “nuove istituzioni moderne ed efficienti”: il processo di riduzione degli spazi democratici per consentire uno snellimento della regolamentazione e dell’amministrazione ha effetti sulla percezione della politica e della propria capacità e possibilità di cambiarla, o quantomeno capirla e influenzarla col proprio pensiero.

Cambiamo frequenza o canale perché non abbiamo diritto al contenzioso. Vorremmo intervenire ma non possiamo!

Siamo costretti al silenzio, obbligati a scegliere i partiti più grossi, capaci di superare le soglie di sbarramento, obbligati a leggere informazioni che non possiamo contestare, perché non ne abbiamo gli spazi.

L’abolizione del voto diretto e popolare delle Provincie e del Senato – a prescindere dal giudizio che se ne ha delle stesse – che propugna la Riforma, unito alle liste bloccate, allo sbarramento, ai premi di maggioranza, agli inciuci, ci priva della nostra voce.

Risultato: irritazione, rabbia, frustrazione, delusione, insofferenza, qualunquismo, apatia, arroganza, alienazione. Sentimenti facilmente incanalati da movimenti antisistema.

Questa riforma costituzionale, come le altre riforme sociali di questo e dei passati governi, riduce gli spazi della democrazia, ci obbliga al silenzio, incanala la rabbia nel populismo più sfrenato.

La campagna del SI dice l’opposto di quello che ci chiede di votare. Anche per questo il NO può sperare di vincere!

Claudio Rendina

Segretario PRC Circolo di Muggiò

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Muggiò per il NO! L’introduzione alla serata di informazione

Posted by PRC Muggiò su lunedì 21 novembre 2016

BASTA UN SI, PER ROVINARCI!

MUGGIO’: LE RAGIONI POLITICHE DEL NO

Venerdì 18 novembre 2016 a Muggiò si è tenuto un dibattito dal titolo: “Le ragioni politiche del NO”, serata organizzata dal PRC di Muggiò in occasione della campagna referendaria costituzionale.

Lo scopo dell’evento è stato il superamento dei tecnicismi per spiegare le ragioni del NO alla riforma costituzionale proposta dal Governo Renzi. Superare i tecnicismi per parlare piuttosto delle conseguenze sociali e politiche qualora passasse la riforma.

I relatori della serata: Giorgio Cremaschi – già Segretario FIOM di Brescia, poi Presidente del Comitato Centrale FIOM dal 2010 al 2012, aderente al comitato No Debito e alla Rete Anticapitalista Ross@, dal 2015 fuoriuscito dalla CGIL per aderire al Forum Diritti Lavoro – e Giovanna Capelli – ex Senatrice e preside, attivista per i diritti all’istruzione e nei movimenti femministi, Segretaria provinciale di Rifondazione Comunista. A introdurre e moderare l’incontro Claudio Rendina, Segretario di Circolo.

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INTRODUZIONE

In quale contesto si colloca questa campagna referendaria?

In un contesto teso e cupo, nel pieno dell’attacco alla democrazia e alle sue istituzioni.

Un attacco che vuole concretizzarsi nella privazione dalla carta costituente della parte programmatica, di quel progetto sociale e redistributivo che ha fatto storcere il naso a magnati neoliberisti come i dirigenti JP Morgan o di Confindustria.

La Costituzione certamente non deve essere considerata un blocco monolitico non modificabile: di fatto dal 1948 ad oggi ci sono state ben 16 leggi costituzionali. L’ultima – del 2012 – ha introdotto il pareggio di bilancio.

Va però rilevato che le ultime riforme, non solo costituzionali ma anche sociali e politiche, dal 2011 ad oggi sono tutte il frutto di governi “eccezionali”, o meglio non eletti: Monti, Letta, Renzi.

Quale legittimità possono avere? Nessuna.

Lo svuotamento del progetto sociale della nostra Costituzione ci consegnerà una democrazia senza carta costituzionale.

Esistono al mondo almeno due paesi avanzati senza una Costituzione scritta, sostituita da norme non codificate o da leggi ordinarie: il Regno Unito e Israele.

Il paragone col Regno Unito non si limita all’assenza di una Costituzione forte, ma fa riferimento anche al suo sistema elettorale e politico, un sistema che pare essere stato copiato per la riforma Renzi-Boschi.

Nel Regno della Regina Elisabetta vige il cosiddetto “sistema maggioritario” puro o classico, caratterizzato da alcuni elementi ben codificati:

  • governi monopartitici (attuabili anche in Italia con la legge elettorale Italicum);

  • predominio dell’esecutivo (possibile con i nuovi poteri concessi dalla Riforma, come il voto a data certa);

  • bipartitismo (già avviato col centrodestra grazie al patto del Nazareno);

  • nessuna organizzazione dei gruppi di interesse (in questo senso si legge l’attacco quotidiano del Governo ai soggetti intermedi come sindacati e partiti minori);

  • governo centralizzato (la Riforma diminuisce le autonomie locali con clausole come quella di supremazia sulle Regioni);

  • Parlamento unicamerale (di fatto il nuovo Senato non avrà poteri);

  • flessibilità costituzionale (modificabile con maggioranze relative e con leggi ordinarie inserite nella costituzione stessa).

In pratica questo sistema maggioritario diviene l’obiettivo politico del Governo che punta al futuro dominio dell’esecutivo sulla vita politica ed istituzionale del Paese.

Quale alternativa al modello inglese?

Un sistema chiamato “consensuale” che si dimostra più consono alle società, come può essere quella italiana, divise, disomogenee o multietniche, un sistema che previene, in contesti frammentati, la dittatura di una maggioranza sulle minoranze diffuse.

Un sistema che prevede inoltre la condivisione – e non la concentrazione – del potere.

Condivisione che si concretizza in un bicameralismo forte.

L’Italia è classificata con un bicameralismo medio-forte, gli stati che soddisfano i criteri di un bicameralismo forte non sono certamente paese sottosviluppati o con sclerotizzazione della funzione legislativa. Stiamo parlando degli Stati Uniti, della Germania e della Svizzera.

Andando ad analizzare le proposte del fronte del Sì ci si scontra con la realtà delle analisi politologiche, che ne dimostrano l’infondatezza.

Innanzitutto quando viene declamata in nome della modernità la presunta maggiore efficienza di un governo forte e monopartitico, stiamo parlando di teorie politiche nate nella fine dell’800, altro che adeguamento alla contemporaneità!

Le decisioni veloci non sono necessariamente le più sagge o le più durature. Lo dice il buonsenso.

La velocità non è un valore assoluto, se mai lo è stato. La legge Fornero è stata approvata in 17 giorni!

Nel 2015 sono state approvate almeno 208 leggi, non poche per la palude attuale che dipinge Matteo Renzi.

Occorre chiedersi a questo punto cosa è più necessario: aumentare il numero di leggi o forse l’opposto, riducendole, semplificandole?

C’è bisogno di leggi che siano stabili e durature: stabilità delle leggi, non dei governi!

È dimostrato dalla scienza politica e dai manuali accademici che le decisioni consensuali – prese in un sistema descritto prima come l’opposto di quello maggioritario inglese – durano più a lungo.

Durano perché frutto di un compromesso che consente la convivenza pacifica delle parti che sono a pieno diritto soggetti sociali riconosciuti.

La Riforma governativa al contrario vuole elevare il silenzio a rango istituzionale, escludendo le opposizioni, ignorando i bisogni sociali e gli strati sociali inascoltati.

Una democrazia consensuale – diametralmente opposta alla Riforma – porta a risultati migliori in settori quali l’efficacia del governo, la qualità della regolazione statale, il controllo sulla corruzione, la crescita economica, il controllo della disoccupazione, le libertà personali, il controllo sulla violenza. In più favorisce l’uguaglianza politica, la partecipazione elettorale, la soddisfazione per la democrazia.

Il fronte del Sì – dal PD a Verdini, Alfano e Casini, da Briatore a Confindustria, da Merkel a Marchionne – gioca la sua campagna sui ricatti.

Alcuni di essi sono notevoli esercizi di fantasia.

Aumento del PIL dello 0,6% l’anno, secondo stime OCSE e con l’endorsement del FMI: solo una risata può commentare adeguatamente il primo ricatto.

Il secondo ricatto vuole convincerci che un governo più potente traghetterà il paese verso la stabilità: premesso che la misura del potere di un governo è la sua durata e non la sua stabilità, stando a questa analisi saremmo in un periodo di profonde debolezze e crisi di governo. Peccato che la storia ci venga in aiuto: i governi più duraturi sono tutti governi degli ultimi 20 anni (Berlusoni detiene il primato nella storia repubblicana), quelli più brevi – e quindi più deboli – dobbiamo cercarli alla fine degli anni ‘70 (Andreotti con due governi, uno durato 9 giorni, l’altro 11).

Il terzo ricatto è l’urgenza degli adeguamenti alla modernità e alla internazionalizzazione della società: spiace ricordare che la nostra Costituzione contiene elementi di modernità e di spinte internazionaliste notevoli e avanzate. Basti ricordare l’Art. 10 che assume nella legislazione nazionale in automatico quelle norme consuetudinarie internazionali – riconosciute da tutti i paesi – quali la condanna ai crimini di tortura, genocidio ecc. Compito dei governi è applicarle, ma a quanto pare non se ne curano (si vedano le sanzioni all’Italia per la mancanza della legge sulla tortura).

L’ultimo ricatto, il più decisivo, è sul ruolo delle Regioni che, a parere del Sì, saranno favorite.

Anche in questo caso le bugie hanno le gambe corte. Le ultime riforme approvate sono state il banco di prova per questa riforma costituzionale: sostanzialmente si è creato una sorta di “premierato” in molteplici ambiti sociali.

Nella scuola, con la figura del preside-manager. Con lo Sblocca Italia, che ha centralizzato le istanze locali, ignorando i territori nelle controversie sulle grandi opere. Nel mondo del lavoro, col Jobs Act che ha consegnato lo scettro del potere alla parte imprenditoriale e padronale.

Gherardo Colombo, il magistrato noto per Mani Pulite, ha commentato questo passaggio, chiarendo che le autonomie locali da questa riforma ne usciranno ridotte (per di più senza toccare le Regioni a statuto speciale); il messaggio conclusivo della riforma è quindi che gli italiani non sono in grado di gestirsi da soli, hanno bisogno del Premier tuttofare.

Concludendo sembra utile citare una provocazione di Giorgio Cremaschi il quale ha trovato ben due pregi in questa riforma: uno è l’aver fatto parlare nuovamente di Costituzione, l’altro è aver fatto uscire allo scoperto la falsa sinistra che voterà Sì.

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Muggiò per il NO

Posted by PRC Muggiò su venerdì 4 novembre 2016

muggioNO.jpeg

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Staffetta partigiana per il NO

Posted by PRC Muggiò su venerdì 28 ottobre 2016

staffetta

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No Renzi day: a Roma 21 e 22 ottobre

Posted by PRC Muggiò su lunedì 17 ottobre 2016

Pubblicato il 14 ott 2016 su rifondazione.it

Si comincia a definire il programma della due giorni per il No Renzi Day

Venerdi 21 ottobre

9ccee2f26dgiornata dello sciopero generale indetto da USB, UNICOBAS, USI  ci saranno iniziative territoriali in tutta Italia.

Dalle ore 16.00 a Roma in P.zza San Giovanni“accampata” di lotta con dibattiti su Europa e riforme

dalle 21 concerti di Banda Bassotti, Assalti frontali, Pugni in tasca, The Conspirators, Los 3 altos, Skasso,  intermezzi con Giordano Deplano, Cristian Raimo ed altri. Parteciperà anche Rikom Carnera con il suo rap per Abd Elsalam. La serata è intitolata ad Abd Elsalam, operaio ucciso mentre lottava per i diritti di tutti.

Sabato 22 ottobre  ore 14.00 corteo nazionale da piazza San Giovanni

la pagina facebook dell’evento: https://www.facebook.com/events/198463470588390/

……………………………

Ripubblichiamo l’appello con l’elenco aggiornato delle adesioni:

NO RENZI DAY

NO ALLA CONTRORIFORMA E AL GOVERNO RENZI

L’appello del Coordinamento per il NO Sociale alla Controriforma Costituzionale:

No-_Renziday.pngIl governo Renzi dopo infiniti ritardi ha fissato la data del voto referendario per il 4 dicembre. Organizzazioni sindacali di base, movimenti civili e sociali, organizzazioni politiche militanti della lotta per la democrazia, il lavoro e l’ambiente, partigiani, hanno dato vita al COORDINAMENTO PER UN NO SOCIALE ALLA CONTRORIFORMA COSTITUZIONALE che propone due scadenze nelle quali far sentire le ragioni sociali del NO:

– Il 21 ottobre il coordinamento sostiene lo SCIOPERO GENERALE proclamato sinora da USB, UNICOBAS, USI per la difesa dei diritti del lavoro e dello stato sociale, per difendere ed applicare la Costituzione del 1948, per dire basta al governo Renzi e al massacro sociale. Lo sciopero si svolgerà con iniziative diffuse in tutto il paese.

– Il 22 ottobre il COORDINAMENTO indice il NORENZIDAY, manifestazione nazionale a Roma per dire NO alla Controriforma Costituzionale ed a tutti i suoi autori nel nome del popolo sfruttato, precario, senza lavoro, impoverito, avvelenato.

I temi della mobilitazione saranno:

PER L’APPLICAZIONE DEI PRINCIPI E DEI DIRITTI DELLA COSTITUZIONE DEL1948: IL LAVORO,  LA FORMAZIONE E LA SCUOLA PUBBLICA, LA CASA,  IL REDDITO,  LO STATO SOCIALE E I BENI COMUNI IN MANO PUBBLICA, L’AMBIENTE E LA DEMOCRAZIA, LA DEMOCRAZIA E LA SICUREZZA SUI LUOGHI DI LAVORO. LA LIBERTÀ E LA SOVRANITÀ DEMOCRATICA DEL POPOLO ITALIANO, OGGI SOTTOPOSTA AD UN VERGOGNOSO ATTACCO DA PARTE DEI GOVERNI DEGLI USA, DELLA GERMANIA E DALLA BUROCRAZIA DELLA UE.

NO ALLA CONTRORIFORMA COSTITUZIONALE DEL GOVERNO, DELLA CONFINDUSTRIA,  DELLE BANCHE E DELL’ UNIONE EUROPEA.

NO AL JOBSACT, ALLA PRECARIETA’ SOCIALE, ALLA BUONA SCUOLA, ALLA LEGGE FORNERO, AL DECRETO MADIA, ALLA TAV E ALLE GRANDI OPERE, ALLA PERSECUZIONE DEI MIGRANTI, ALLA DISTRUZIONE DELLO STATO SOCIALE, ALLE PRIVATIZZAZIONI, AI TAGLI ALLA SANITA’, AGLI INTERVENTI SULLE PENSIONI A FAVORE DELLE BANCHE, AL TTIP ED AL CETA.

NO ALLA GUERRA, ALLA NATO, ALLE SPESE E ALLE MISSIONI MILITARI, ALLA REPRESSIONE PADRONALE, POLIZIESCA E GIUDIZIARIA.

DOPO LO SCIOPERO GENERALE DEL 21 OTTOBRE LA MOBILITAZIONE CONVERGERÀ DAL POMERIGGIO DEL 21 IN PIAZZA SAN GIOVANNI PER UNA ACCAMPATA DI PROTESTA DA CUI PARTIRÀ IL 22 OTTOBRE IL CORTEO DEL NORENZIDAY

 

Lidia Menapace partigiana Bruna, Umberto Lorenzoni partigiano Eros, Paolo Maddalena, Luigi De Magistris, Nicoletta Dosio, Moni Ovadia, Valerio Evangelisti, Dino Greco, Pino Marziale, Antonio Distasi, Mimmo Mignano, Stefano Fassina, Franco Russo, Giorgio Cremaschi, Fabrizio Tomaselli, Luciano Vasapollo, Carlo Formenti, Ernesto Screpanti, Sergio Cararo, Paolo Ferrero, Manuela Palermi, Mauro Casadio, Paolo Leonardi, Giovanni Russo Spena, Emiddia Papi, Paola Palmieri, Guido Lutrario, Eleonora Forenza, Claudia Candeloro, Carlo Guglielmi, Franco Turigliatto, Moreno Pasquinelli, Stefano D’Errico, Fabio Frati, Maurizio Acerbo, Andrea Ferroni, Roberta Fantozzi, Rosa Rinaldi, Laura Di Lucia Coletti, Ciccio Auletta, Marco Bersani, Roberto Musacchio, Cesare Antetomaso, Massimo Rossi, Italo Di Sabato, Haidi Giuliani, Francesco Caruso, Emilio Molinari, Alfio Nicotra, Fabio Alberti

 

Prime adesioni: USB, UNICOBAS, USI, CUB Trasporti Lazio, Eurostop, Movimento No TAV Val di Susa, Forum Diritti Lavoro, Contropiano, Carovana delle periferie Roma, Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua, Partito della Rifondazione Comunista, Rossa, Rete dei Comunisti, Sinistra Anticapitalista, Partito Comunista Italiano, Noi Restiamo, L’Altra Europa con Tsipras, Militant Roma, CONUP (pensionati), Centro Sociale 28 Maggio Brescia, USI Cons,  FGCI, Giovani Comunisti,  Sinistra No Euro, CARC,  Circolo Agorà Pisa, Centro internazionale Crocevia, Rete NOWAR, Per un’altra città – Laboratorio Politico Firenze, Fronte Popolare Milano, Partito Comunista dei Lavoratori, P101, Economia Per I Cittadini, Comitato per il No di Roma, Coord. Per la Democrazia Costituzionale (comitato per il NO) Napoli, Comitato della Franciacorta per il NO, ATTAC Italia, Partigiani della Scuola Pubblica, MGA (associazione avvocati), Collettivo Comunista (M-L) Nuoro, Sinistra per Roma, Giuristi democratici, centro sociale Zona 22 (San Vito Ch),  Osservatorio sulla repressione, Controlacrisi

Movimento Nazionale Antifascista per la Difesa Integrale e il Rilancio della Costituzione, Comitato per “Un NO per la democrazia sociale”, Comitato per il ‘NO’ di Civitavecchia,  Comitato Nazionale Lipscuola, Comitato Ligure La Scuola per il NO, Rete per l’autorganizzazione popolare, collettivo politico della Casa del Popolo Giuseppe Tanas, Facciamosinistra, CSOA TERRA ROSSA Lecce, Università Popolare Asylum,  Arsave – Laboratorio per la città che vogliamo, PMLI, Lavoro e Salute, Forum Insegnanti, Partito di Alternativa Comunista, Associazione Politico Culturale “La Rossa” di Lari (PI), Commissione Audit sul debito pubblico di Parma, Fronte di Lotta No Austerity, autoconvocatiscuoleroma

Mario Agostinelli, Carlo Andreini, Carlo Barbiani, Gaetano Bucci, Giovanni Caggiati, Ciampi Angelo, Chirico Domenico, Gabriele Visco Gialardi, Enzo Lanini, Arianna Roggeri, Angelo Ruggeri, Paolo Andreozzi, Mario Eustachio de Bellis, Marina Boscaino, Alfredo Toppi, Stefano Galieni,  Fabio de Nardis,  Carla Maria Ruffini, Sergio Cesaratto, Angelo Di Naro

 

Coordinamento per NO Sociale alla Controriforma Costituzionale

Per informazioni, adesioni e contatti: coordinamentonosociale@gmail.com

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NO alla manomissione della Costituzione – la campagna di Rifondazione verso il referendum

Posted by PRC Muggiò su martedì 12 luglio 2016

Pubblicato il 12 lug 2016rifondazione.it

sold_blu.pngNO ALLA MANOMISSIONE DELLA COSTITUZIONE
In autunno si voterà sulla manomissione della Costituzione voluta dal governo Renzi. Vi invitiamo a votare NO perché questa riforma taglia la democrazia: Renzi vuole “l’uomo solo al comando”, come è avvenuto nelle epoche più buie della nostra storia. Non viene abolito il Senato, si abolisce il diritto dei cittadini di eleggere i senatori e con la nuova legge elettorale della Camera, un partito con il 25% dei voti può avere il 55% dei seggi: si concentrano tutti i poteri in poche mani.
Renzi invece di ridurre lo stipendio dei parlamentari, abolire i vitalizi e togliere i privilegi, riduce la possibilità dei cittadini di incidere sulle scelte che li riguardano. La manomissione della Costituzione è il punto di arrivo di anni e anni di attacchi ai lavoratori e alle lavoratrici: precarietà, libertà di licenziamento, legge Fornero sulle pensioni, firma di trattati europei che hanno tolto la sovranità ai popoli e l’hanno consegnata alle banche e alle multinazionali. Adesso vogliono addirittura firmare un accordo con gli USA – il TTIP – che servirebbe a privatizzare la sanità e i servizi ed a distruggere l’agricoltura di qualità.
Vi è un legame fortissimo tra svuotamento della democrazia e distruzione dei diritti sociali. Perché mettere il potere nelle mani di pochi serve per fare gli interessi di pochi: finanza e multinazionali.
Tutto questo viene motivato dicendo che i soldi non ci sono, che c’è la crisi e che dobbiamo tirare la cinghia. Si tratta di una falsità:
I SOLDI CI SONO
I ricchi con la crisi sono diventati più ricchi come si vede quando vengono fuori gli elenchi di chi porta i soldi nei paradisi fiscali. La grande evasione fiscale continua e non viene perseguita così come i profitti delle grandi aziende aumentano e non vengono reinvestiti. Come se non bastasse la Banca Centrale Europea presta gratis 80 miliardi euro al mese alle banche private (lo chiamano Quantitative Easing) ma di questo nulla viene speso per la povera gente.
I soldi ci sono, per questo Rifondazione Comunista rivendica:
– La firma immediata dei contratti nazionali di lavoro da parte dei padroni e del governo. Più di 8 milioni di lavoratori italiani – privati e pubblici – hanno il contratto scaduto, ingiustizia che riduce i salari e aggrava la crisi.
– L’abolizione della legge Fornero: in pensione gli anziani, lavoro per i giovani!
– L’istituzione di un reddito minimo per chi non ha il lavoro.
– L’abolizione dei ticket e la riduzione delle liste di attesa.

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Non una ma 30 ragioni per dire NO!

Posted by PRC Muggiò su venerdì 27 maggio 2016

riforma.png1. Perché raccogliere le firme, se il referendum è stato già chiesto dai parlamentari?

Non si può lasciare al Palazzo la scelta se votare su una vasta modifica della Costituzione, facendone un plebiscito Renzi sì-Renzi no. La richiesta dei cittadini corregge la torsione plebiscitaria, inaccettabile perché impedisce la discussione di merito su una modifica pessima e stravolgente, che va respinta a prescindere dalla sorte del governo.

2. Ma anche Renzi ha avviato la raccolta delle firme dei cittadini.

Lo ha fatto non per amore di democrazia, ma solo perché i sondaggi hanno dimostrato che la via del plebiscito personale era per lui pericolosa. È anche un tentativo di scippare la bandiera della raccolta firme ai sostenitori del no. Tutto deve essere nel nome del governo.

3. Finalmente si riesce dove tutti avevano fallito.

È decisivo il come. Un parlamento illegittimo per l’incostituzionalità della legge elettorale, e una maggioranza raccogliticcia e occasionale, col sostegno decisivo dei voltagabbana, stravolgono la Costituzione nata dalla Resistenza. L’irrisione e gli insulti rivolti agli avversari vogliono nascondere l’incapacità di rispondere alle critiche.

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[16\5 Monza] NO alla riforma costituzionale

Posted by PRC Muggiò su mercoledì 4 maggio 2016

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Zagrebelsky: i 15 motivi per dire NO alla ‘riforma’ Renzi

Nella campagna per il referendum costituzionale i fautori del Sì useranno alcuni slogan. Noi, i fautori del NO, risponderemo con argomenti. Loro diranno, ma noi diciamo.

1. Diranno che “gli italiani” aspettano queste riforme da vent’anni (o trenta, o anche settanta, secondo l’estro)

Noi diciamo che da quando è stata approvata la Costituzione – democrazia e lavoro – c’è chi non l’ha mai accettata e, non avendola accettata, ha cercato in ogni modo, lecito e illecito, di cambiarla per imporre una qualche forma di regime autoritario. Chi ha un poco di memoria, ricorda i nomi Randolfo Pacciardi, Edgardo Sogno, Luigi Cavallo, Giovanni Di Lorenzo, Junio Valerio Borghese, Licio Gelli, per non parlare di quella corrente antidemocratica nascosta che di tanto in tanto fa sentire la sua presenza nella politica italiana. A costoro devono affiancarsi, senza confonderli, coloro che negli anni hanno cercato di modificare la Costituzione spostandone il baricentro a favore del governo o del leader: commissioni bicamerali varie, “saggi” di Lorenzago, “saggi” del presidente, eccetera. È vero: vi sono tanti che da tanti anni aspettano e pensano che questa sia finalmente “la volta buona”. Ma questi non sono certo “gli italiani”, i quali del resto, nella maggioranza che si è espressa nel referendum di dieci anni fa, hanno respinto col referendum un analogo tentativo, il tentativo che, più di tutti gli altri sembrava vicino al raggiungimento dello scopo. A coloro che vogliono parlare “per gli italiani”, diciamo: parlate per voi.

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NO alla modifica costituzionale!

Posted by PRC Muggiò su venerdì 19 febbraio 2016

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Referendum: la coerenza del NO dell’ANPI

Posted by PRC Muggiò su venerdì 12 febbraio 2016

Carlo Smuraglia, Presidente nazionale ANPI – anpi.it

ANPI 11.02.2016

anpiNella riunione del Comitato nazionale dell’ANPI, del 21 gennaio, si è ampiamente ed approfonditamente discusso circa la riforma del Senato e la legge elettorale e sulla proposta di aderire ai Comitati referendari già costituiti. La discussione è stata veramente apprezzabile, per la ricchezza e la serietà delle argomentazioni e per la compostezza del confronto. Si partiva dalla proposta del Presidente di aderire ai Comitati referendari già costituiti sull’una e sull’altra legge, tutta fondata sul tema della coerenza nella intransigente difesa della Costituzione, secondo la linea perseguita dell’ANPI negli ultimi due anni.
Sulla relazione vi sono stati molti consensi e sono state manifestate alcune perplessità e preoccupazioni, che hanno contribuito – anch’esse – alla valenza complessiva del dibattito, consentendo di arrivare, alla fine, ad un voto sostanzialmente unitario (solo tre astensioni).

In effetti, proprio per il contributo della discussione e del confronto, si è pervenuti, non solo all’esito positivo già indicato, ma anche alla definizione – ai fini della chiarezza – delle modalità e delle “condizioni” che devono caratterizzare l’ingresso dell’ANPI nella compagine referendaria. Questi aspetti, resi evidenti ed esposti nelle conclusioni del Presidente, possono essere così sintetizzati:

l’ANPI aderisce alla iniziativa referendaria in stretta coerenza con la linea seguita per due anni sul tema della riforma del Senato e sulla legge elettorale, qualificata fin dalla prima manifestazione, al Teatro Eliseo di Roma, come “una questione di democrazia”. La conseguenza logica della approvazione delle due leggi in termini poco diversi rispetto a quelli iniziali, è che la parola va data alle cittadine e ai cittadini perché si esprimano liberamente, senza pressioni e soprattutto senza “ricatti”.

nell’aderire ai Comitati referendari già costituiti, l’ANPI mantiene la sua piena autonomia e la sua piena libertà di azione e di giudizio, impegnandosi peraltro a contribuire ad un efficace svolgimento della campagna referendaria, basata, prima di ogni altra cosa, su una corretta e completa informazione delle cittadine e dei cittadini sui contenuti dei provvedimenti di cui si chiederà l’abrogazione.

l’ANPI non è interessata – nel caso particolare delle riforme – ai problemi più specificamente “politici” (il “plebiscito”, la tenuta e le sorti del Governo, etc.); per la nostra Associazione il tema è solo quello dell’intransigente difesa della Costituzione da ogni “stravolgimento” che rimetta in discussione le linee portanti (anche della seconda parte) ed i valori di fondo; considera la Riforma del Senato e la legge elettorale, così come approvate dal Parlamento, un vulnus al sistema democratico di rappresentanza ed ai diritti dei cittadini, in sostanza una riduzione degli spazi di democrazia;

l’ANPI esclude la collocazione della battaglia referendaria nel recinto di un qualsiasi schieramento politico, nonché ogni altra opzione politica che non sia quella, appunto, della salvaguardia della Costituzione;

l’ANPI, che attualmente ha oltre 120.000 iscritti e un’organizzazione estesa all’intero territorio nazionale, deve godere di una rappresentatività all’interno dei Comitati referendari, adeguata a ciò che essa rappresenta, in tema di iscritti e di valori;

l’ANPI ritiene che – rispetto alle Assemblee pubbliche, pur talora necessarie – debbano essere privilegiati gli incontri e le iniziative di contatto e rapporto con i cittadini attraverso la formazione di Comitati locali, ampi ed aperti e rivolti soprattutto alla popolazione, per informare e convincere sui complessi temi in discussione;

si ritiene opportuno che i Comitati referendari, se non lo hanno già fatto, provvedano alla costituzione di esecutivi snelli e dotati di particolare autorevolezza, in grado di coordinare ed intervenire con indicazioni, suggerimenti e proposte, anche in rapporto con i comitati locali che si andranno costituendo;

l’ANPI si riserva di assumere anche iniziative autonome, ma non confliggenti con quelle dei Comitati, per informare sulla posizione assunta e sulle sue caratteristiche anche di autonomia, nonché su tutte le questioni che riguardano le due leggi in discussione.

Questi sono i connotati fondamentali e le “condizioni” dell’adesione dell’ANPI ai Comitati referendari.

Sotto il profilo interno, è evidente che questo ci impegna a dare il nostro contributo, in sede nazionale e in periferia, allo sviluppo della campagna referendaria, con iniziative, con la costituzione dei Comitati, con tutti i mezzi e gli strumenti di informazione e di convincimento.

Naturalmente, ci sono due condizioni “interne”, perché tutto questo si possa svolgere regolarmente: la prima dipende strettamente dalla concomitanza con la campagna congressuale, che culminerà nel Congresso nazionale a metà maggio. Bisogna riuscire a far bene l’una e l’altra cosa, considerando l’importanza che assume per la nostra Associazione, il Congresso, che è occasione di confronto, ma anche e soprattutto di definizione della linea che si adotterà per il futuro.

La seconda è che in una associazione pluralista come la nostra ci saranno certamente opinioni anche diverse da quella prevalsa nel Comitato nazionale; e del resto, alcune perplessità e preoccupazioni sono emerse anche in quella sede. Ebbene, la parola chiave è: “rispetto” di tutte le opinioni, pur nel contesto dell’attuazione delle decisioni assunte. Ognuno sarà libero di votare come crede, quando verrà il momento; ma oggi sono da evitare azioni ed iniziative che contrastino con la linea assunta dal massimo organo dirigente, così come devono essere – da parte di chi è convinto della bontà e della giustezza della decisione adottata – evitati toni e comportamenti che in qualche modo possano apparire prevaricatori. L’ANPI è perfettamente in grado di mantenere la sua preziosa unità se tutti rispettano le regole, le decisioni adottate e – al tempo stesso – le opinioni diverse.

C’è troppo da fare per continuare a discutere all’infinito: c’è il Congresso e ci sarà la campagna referendaria. Dunque, c’è lavoro in abbondanza è c’è, soprattutto, la convinzione e la certezza che ciò che facciamo, in piena autonomia e con assoluta attenzione all’identità ed ai valori dell’ANPI, è funzionale al bene del Paese e della collettività e soprattutto all’intransigente (e non conservatrice) salvaguardia della Costituzione.

Non escludiamo la possibilità di iniziative anche autonome, per illustrare e chiarire la nostra posizione e per indicare positivamente (lo ripeto per l’ennesima volta, non siamo per la conservazione dell’esistente a tutti i costi) ciò che si potrebbe (e si dovrebbe) fare, semmai, per superare alcuni difetti del bicameralismo “perfetto”, senza stravolgere la Costituzione, prendendo esempio anche da esperienze già realizzate in altri Paesi.

Pertanto, è opportuno “attrezzarsi”, conoscere bene la legge di riforma del Senato, conoscere bene la legge elettorale, per poterne indicare e spiegare i difetti, i limiti e le ragioni per cui ne chiediamo la cancellazione.

È un momento delicato e complesso; ancora una volta, questo costituirà motivo e stimolo per un impegno solido e convinto.

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Presidio in solidarietà del popolo greco [03/07, Monza]

Posted by PRC Muggiò su giovedì 2 luglio 2015

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