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Posts Tagged ‘precari’

Tanto tempo fa, in una galassia lontana lontana … PENSIONI

Posted by PRC Muggiò su venerdì 8 maggio 2015

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In piazza coi lavoratori, contro un Governo che ci vuole tutti precari!

Posted by PRC Muggiò su mercoledì 22 ottobre 2014

bozza volatnino LAVORO 2

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Avere più di 50 anni e scoprirsi proletari

Posted by PRC Muggiò su domenica 22 giugno 2014

tratto da rifondazione.it

di Roberto Ciccarelli – il manifesto

sovietworkerCensis. Dopo sei anni di crisi i disoccupati maturi sono aumentati del 146%. Nel 2008 erano 261 mila, oggi 438 mila. Sono un milione quelli spinti a cercare un impiego per mancanza di reddito

Esu­beri, pre­pen­sio­nati, eso­dati, staf­fet­tati, cas­sin­te­grati, disoc­cu­pati. Sono i lavo­ra­tori ultra­cin­quan­tenni che hanno perso una posi­zione da lavo­ra­tore dipen­dente e si tro­vano nella zona gri­gia dove il pre­ca­riato si con­fonde con la disoccupazione.

Per il Cen­sis, oggi sono 438 mila i lavo­ra­tori dipen­denti che vivono sospesi. Nel 2008 erano 261 mila. In sei anni solo i disoc­cu­pati in que­sta fascia di età sono aumen­tati in ter­mini asso­luti di 261 mila per­sone e in ter­mini per­cen­tuali del 146%. L’ultimo anno è stato un eca­tombe. L’area dei senza lavoro si è estesa a mac­chia d’olio coin­vol­gendo 64 mila per­sone: +17,2% tra il 2012 e il 2013. La reces­sione ha spaz­zato via le ultime, resi­duali, tutele di que­sto lavoro dipen­dente e ha allun­gato a dismi­sura la durata della disoc­cu­pa­zione. Dal 2008 al 2014 gli over 50 disoc­cu­pati di lunga data sono infatti quasi tri­pli­cati, pas­sando da 93 mila a 269 per­sone (+189%).

Nello stesso periodo c’è stato un aumento del 7,6% dei lavo­ra­tori auto­nomi e tende a rad­dop­piarsi la com­po­nente degli occu­pati a tempo par­ziale, che nel 2013 diven­tano circa un milione, con un incre­mento nei sei anni pari al 47,5%.

Al lungo elenco del disa­gio occu­pa­zio­nale si è aggiunto un ele­mento ancora più inquie­tante. L’insicurezza eco­no­mica, e la soli­tu­dine sociale, insieme all’erosione dei red­diti indotta da un lavoro sem­pre più inter­mit­tente o varia­mente pre­ca­rio, ha stri­to­lato i con­sumi, bru­ciato i risparmi e ha indotto un’altra cate­go­ria di over 50 a cer­care lavoro.
Sono quelli che l’Istat ha defi­nito gli «inat­tivi» che tut­ta­via si dichia­rano dispo­ni­bili a lavo­rare. Con­si­de­rando tutti que­sti casi, oggi in Ita­lia la pres­sione eser­ci­tata sul mer­cato del lavoro da parte degli ultra­cin­quan­tenni supera un milione di per­sone. Que­sta cifra dev’essere com­pa­rata al numero com­ples­sivo degli over 50 in Ita­lia: 24,5 milioni. Tra loro gli occu­pati sono poco più di un quarto, all’incirca 6,7 milioni: poco più di 4 milioni gli uomini, 2,6 le donne. Poi c’è il milione indi­cato dal Cen­sis, quella popo­la­zione che sta spe­ri­men­tando tutte le gra­da­zioni del gri­gio (e del nero) sul mer­cato del lavoro.

Una simile con­di­zione è stata con­sta­tata a livello euro­peo dalla Com­mis­sione Euro­pea in un rap­porto pre­sen­tato dal com­mis­sa­rio al lavoro Lázló Andor nel marzo scorso​.La disoc­cu­pa­zione in Europa da ecce­zione si sta tra­sfor­mando in regola e coin­volge tanto gli over 50 quanto i più gio­vani tra i 15 e i 34 anni. Per chi ha perso il lavoro in Ita­lia nel primo ciclo della crisi, le pos­si­bi­lità di tro­varne un altro sono tra il 14% e il 15%, la quota più bassa di tutti i 28 Stati membri.

Ovun­que la disoc­cu­pa­zione di lunga durata viene accom­pa­gnata alla gene­ra­liz­za­zione della pre­ca­rietà e del lavoro nero, con il rischio più che reale di per­dere le com­pe­tenze e le espe­rienze accu­mu­late in una vita di lavoro più o meno lunga. In Ita­lia sono sem­pre meno gli over 50 che par­te­ci­pano ad atti­vità for­ma­tive, solo il 5% del cam­pione ana­liz­zato dal Cen­sis. Que­sto accade anche per l’assenza di poli­ti­che in que­sto senso, o per il fal­li­mento della riqua­li­fi­ca­zione pro­fes­sio­nale.
Richia­mando i dati resi noti dall’Organizzazione inter­na­zio­nale del lavoro (Ilo), anche il Cen­sis rileva che la lie­vis­sima cre­scita occu­pa­zio­nale regi­strata negli ultimi sei anni ha bene­fi­ciato i lavo­ra­tori più anziani, in par­ti­co­lare coloro che hanno tra i 55 e i 64 anni. Per il Cen­sis que­sta sarebbe la prova di un con­flitto latente tra gio­vani e anziani. Entrambi poco – o affatto – tute­lati si con­ten­de­reb­bero gli stessi posti di lavoro. I fat­tori che hanno por­tato a que­sta situa­zione sono tut­ta­via mol­te­plici e non ridu­ci­bili ad uno scon­tro generazionale.

Quest’ultimo può essere stato l’effetto dell’aumento dell’età pen­sio­na­bile impo­sto dalla riforma For­nero (voluta da Pd e Pdl nell’era Monti), o del blocco del turn-over nella pub­blica ammi­ni­stra­zione, ma non spiega la pre­ca­rietà che col­pi­sce in egual misura gio­vani e anziani, auto­nomi o dipen­denti. In que­sta con­di­zione il rap­porto di lavoro dipen­dente, tute­lato e rego­la­men­tato riguarda sem­pre meno per­sone, come ha con­fer­mato a fine 2013 il rap­porto sulla coe­sione sociale dell’Inps, Istat e mini­stero del Lavoro. I lavo­ra­tori dipen­denti sotto i 30 anni sono dimi­nuiti dal 18,9% al 15,9%. Nell’ultimo qua­drien­nio dell’anno scorso, i «gio­vani» a tempo inde­ter­mi­nato sono pas­sati dal 16,8% al 14%. Nel primo seme­stre 2013 il 67% dei rap­porti di lavoro era a tempo determinato.

Gli over 50 che oggi for­mano un nuovo pro­le­ta­riato bene­fi­ciano degli ultimi scam­poli di pro­te­zione sociale che i loro figli pro­ba­bil­mente non cono­sce­ranno. Tra il 2010 e il primo seme­stre del 2013 tra i bene­fi­ciari delle poli­ti­che attive del lavoro e della cassa inte­gra­zione, esclu­dendo dal totale gli appren­di­sti, sono aumen­tati tra gli over 50, pas­sati dal 12,4% al 15,5%: circa 100 mila persone.

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Comunicato stampa

Posted by PRC Muggiò su domenica 27 aprile 2014

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La lista dei candidati

Dopo 5 anni di impegno in Consiglio Comunale, unici seri oppositori alle scellerate posizioni della destra e all’immobilismo del centrosinistra, Rifondazione Comunista prosegue su questa strada di impegno a favore della città e candida Lorenzo Capizzi, 55 anni, consigliere comunale, alla guida della lista “Rifondazione Comunisti Italiani – Per un’altra Muggiò a Sinistra”.

La lista unisce la sinistra d’alternativa che non rinuncia agli ideali di difesa del mondo del lavoro, dei giovani e dell’ambiente, pur rimanendo saldamente ancorata alla realtà locale. Una lista aperta che accoglie militanti ed iscritti ai partiti così come cittadini non iscritti e semplici sostenitori dei valori della sinistra; che rinsalda la collaborazione tra Rifondazione Comunista ed il Partito dei Comunisti Italiani, una lista formata 5 donne e 9 uomini, da giovani, lavoratori, precari, commercianti e pensionati.

Si è scelto di non organizzare il classico “show” di presentazione della lista perché rifiutiamo la spettacolarizzazione della politica, in particolar modo i format già prestabiliti in cui i riflettori si posano solo momentaneamente sui singoli candidati. I nostri candidati non hanno bisogno di nessuno show, potete incontrarli nelle nostre iniziative e manifestazioni, in strada, sul posto di lavoro, nelle associazioni, vivono il territorio e ne conoscono le esigenze.

Ecco la lista con una breve presentazione (più completa su https://prcmuggio.wordpress.com/elezioni-comunali-2014-unaltra-muggio-a-sinistra/i-candidati-nella-lista/ ):

LORENZO CAPIZZI, Candidato Sindaco, 55 anni, tecnico informatico, quadro, consigliere ed ex-Presidente del Consiglio Comunale, socio fondatore degli Amici del Parco Grugnotorto.

 

  1. CLAUDIO RENDINA, 23 anni, studente e bibliotecario a Monza, Segretario del circolo di Muggiò di Rifondazione, ex presidente della sezione locale degli Amici del Parco Grugnotorto.
  2. ANNA MIGLIACCIO, 49 anni, funzionaria del Comune di Nova Milanese, membro del Comitato Centrale del PdCI, delegata FP-CGIL.
  3. RICCARDO DE TONI, 20 anni, studente e attivista del movimento studentesco, membro del Comitato Regionale del PRC.
  4. FRANCESCO CORESTINI, 53 anni, dipendente presso la Cancelleria del Tribunale di Monza, delegato FP-CGIL.
  5. GIUSEPPINA DI BLASI, 53 anni, educatrice di asilo nido comunale a Cinisello Balsamo, membro del coordinamento regionale dell’USB.
  6. ALESSANDRO FRIGHI, 29 anni, studente e impiegato a Milano, membro del Collegio di Garanzia del PRC di Monza e Brianza.
  7. VILMA GAETANI, 71 anni, pensionata ex FIOM, membro del direttivo SPI-CGIL di Muggiò.
  8. PATRIZIA GIUSSANI, 52 anni, commerciante a Desio, attivista ambientale.
  9. ANTONELLA MAZZABÒ, 51 anni, impiegata Macchingraf in mobilità, naturopata, delegata sindacale, volontaria AUSER di Muggiò.
  10. FEDERICO NARDI, 41 anni, lavoratore presso la Coop di Desio.
  11. PIERO CARLO PALEARI, 65 anni, pensionato, collaboratore Patronato INCA-CGIL di Monza, segretario di Circolo uscente.
  12. RICCARDO PARIS, 68 anni, pensionato, membro della Cooperativa Sociale ONLUS “Lo Sciame” di Arcore.
  13. FILIPPO ROSALIA, 54 anni, ex dipendete di un giornale locale, attivista nei movimenti e nei sindacati per il diritto alla casa.
  14. ELIO SCHIAVON, 60 anni, operaio CRAI di Taccona.

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Il LAVORO prima di tutto: incontro pubblico

Posted by PRC Muggiò su sabato 5 aprile 2014

lavoro

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Il “job act” di Renzi: una porcata reazionaria

Posted by PRC Muggiò su giovedì 26 dicembre 2013

Pubblicato il 23 dic 2013

di Dino Greco

Ve ne erano tutte le premese e noi ne eravamo certi. Lo strombazzato “Job act”, il piano per il lavoro con cui Renzi vorrebbe imprimere un deciso impulso al rilancio dell’occupazione in Italia non è che pubblicità ingannevole. Si tratta della bersani-renzi-profumo-sinistrariesumazione raccogliticcia del vecchio progetto di Pietro Ichino, vale a dire la definitiva riduzione dei lavoratori a forza lavoro precaria, a basso costo, priva di diritti esigibili, licenziabile ad nutum (al cenno) entro i primi tre anni di lavoro, a prescindere dalla motivazione con cui il padrone decida di rescindere il rapporto. Ma – in definitiva – anche dopo, considerato che l’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori, dopo la cura Fornero, non esiste più, poiché la reintegrazione nel posto di lavoro è stata sostituita dall’elargizione di una mancia, anche ove il licenziamento sia intimato senza giusta causa e giudicato illegittimo da un magistrato. La stabilizzazione dei rapporti di lavoro (a tutela progressiva nel tempo) esiste dunque solo nel titolo del progetto, ma non nella realtà. Tutti i contratti di lavoro, anche se formalmente riuniti in un’unica fattispecie, sono infatti “a tempo”: l’azienda, e solo essa, è titolata a decidere sino a quando tenere in forza un lavoratore o quando invece sia giunto il momento, o l’oppotunità o, semplicemente, il desiderio di disfarsene. Non occorre scomodare sofisticate argomentazioni per comprendere che il lavoratore il cui rapporto di lavoro è in ogni momento appeso alla discrezionale volontà (più prosaicamente: agli umori) del suo datore di lavoro non è una persona libera, ma soggiogata dal ricatto implicito nell’asimmetria di forze fra i due soggetti e nell’impossibilità di fare valere qualsivoglia diritto, in quanto ciò potrebbe costargli molto caro. La stessa forza contrattuale dei sindacati, già ridotta al lumicino, scomparirebbe del tutto. In effetti, a ben guardare, questo progetto unifica davvero il balcanizzatissimo mondo del lavoro. Lo fa mettendo tutti sullo stesso piano: quello più basso.

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Precarietà, se Monti parla come un Berlusconi sobrio

Posted by PRC Muggiò su venerdì 3 febbraio 2012

di Giorgio Cremaschi

Se l’avesse detto Berlusconi! Se il vecchio Presidente del Consiglio o magari Brunetta avessero vantato la bellezza della precarietà, si sarebbe scatenato lo scandalo, giustamente. Invece Monti ha parlato, non a caso in una rete berlusconiana, con la stessa arroganza, con la stessa ottusità sociale di un salotto di Cortina, e per questo viene considerato uno statista coraggioso.

Naturalmente una responsabilità non piccola di questo ce l’ha il sistema informativo, quel giornale e quel telegiornale unici che da quando è andato al governo il professore della Bocconi ci forniscono solo la versione ufficiale del palazzo.

Ma resta il fatto che le frasi di Monti sono comunque rivelatrici del degrado sociale e culturale del paese. Nessun capo di governo di paese occidentale potrebbe parlare così in un momento di crisi drammatica e di disoccupazione di massa come questo. Se lo fa quello italiano è perché pensa di poterselo permettere.

Certo queste frasi dimostrano che Monti e il suo governo sono in larga parte persone sopravvalutate, com’è sopravvalutata la Bocconi e com’è sopravvalutato un certo mondo culturale e intellettuale che non è mai stato in grado di spiegare davvero nulla del nostro paese e della sua crisi. Ma resta il fatto che frasi di questo genere sono un segno politico chiaro. Se dopo averle dette Monti è ancora lì al suo posto a salvare l’Italia, vuol dire che il degrado dell’epoca di Berlusconi sta ancora continuando.

Monti è un Berlusconi sobrio e casto, ma è anche il continuatore radicale ed estremo dell’ideologia e della cultura politica del padrone di Mediaset. La crisi vera dell’Italia sta tutta qui: nel fatto che il Presidente del Consiglio possa fare affermazioni di destra liberista estrema, a cui peraltro paiono corrispondere le reali intenzioni del governo, e che tutto questo sia presentato e gestito in un regime di unità nazionale.

Questo è l’aspetto devastante per la nostra democrazia, di cui ha gravissime responsabilità anche il Presidente della Repubblica. Che un capo di governo, espressione degli interessi delle banche e della grande finanza, parli con arroganza del lavoro, e che di fronte a tutto questo ci siano balbettii in quella che era una volta la sinistra e nel movimento sindacale, questo ci fa dire che il regime Monti è un regime più dannoso per la nostra democrazia di quello berlusconiano.

Contro Berlusconi qualche difesa in questi vent’anni si era costruita. Contro Monti la democrazia, i diritti sociali, il pensiero critico, sembrano andare tranquillamente al macello. Per questo dobbiamo solo augurarci che Monti fallisca, e magari fare qualcosa perché ciò succeda. Solo la sconfitta politica e sociale di questo governo può davvero chiudere l’era berlusconiana.

(2 febbraio 2012)

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YAMAHA – L’Italia che resiste!

Posted by PRC Muggiò su martedì 15 marzo 2011

Venerdi 18 marzo 2011
dalle ore 18.30
Presidio YAMAHA Gerno-Lesmo 

COSTINE E SALAMELLE,
DOLCI E PREMI.

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Mondo migrante: storie di lavoro, lotte e nuovi bisogni.

Posted by PRC Muggiò su sabato 15 gennaio 2011

Mercoledì 19 Gennaio 2011 alle ore 21. Sala Grandi Riunioni.

Piazza Cesare Battisti. 1. Carate Brianza.

Federazione della Sinistra Carate-Alta Brianza.

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OGGI ALLA FIAT. DOMANI IN TUTTI I LUOGHI DI LAVORO.

Posted by PRC Muggiò su sabato 15 gennaio 2011

NE DISCUTIAMO CON:

Matteo Casiraghi FIOM Monza e Brianza

Franco Calandri USB Monza e Brianza

LUNEDI 17 Gennaio 2011 re 21.00

sede PRC Monza e Brianza via Borgazzi / angolo Via Orsini

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IL LAVORO. Prima di tutto.

Posted by PRC Muggiò su lunedì 22 novembre 2010

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Relazione Draghi; uno Stato folle

Posted by PRC Muggiò su sabato 30 maggio 2009

Relazione di Draghi
di Viviana Vivarelli

Ha detto il Governatore di Bankitalia: “Se non si faranno riforme, gli altri paesi europei usciranno dalla crisi, noi no.”

Ma riforme strutturali non se ne vedono e quelle che sono state richieste dal Pd sono state respinte. Poi però si continua a dire che il Pd di proposte non ne fa.
L’Italia ha preso a scivolare in basso molto prima della crisi. Sono 15 anni che B passa da un governo a un altro e sono 20 anni che le imprese sono ferme e non investono, aumentano i profitti solo riducendo i salari e i diritti del lavoro e usando a man basso i precari. La gente non ha soldi da spendere ma le tasse restano le più alte d’Europa con salari che sono i più bassi d’Europa e un sistema perverso che falcidia gli onesti e i meritevoli e usa il lavoro come leva elettorale-

Forse B intende abbassare le tasse, o aiutare i disoccupati? Forse vuole aumentare gli ammortizzatori sociali e incentivare i salari e dunque far riprendere i consumi? Non ci pare. Forse ha un solido piano di investimenti in opere pubbliche di grande necessità? Nemmeno. Ha imboccato la via obamiana di scuola, ricerca e energie verdi? Manco per idea. Forse sta aiutando il credito a riaprirsi? Non lo ha fatto. Il futuro è nero e, grazie a lui, è più nero che nel resto d’Europa. E allora come fa a parlare in modo così sgangherato di relazione berlusconiana? Di Draghi ottimista? Ma gli fuma il cervello con tutta la coca e le donnine che consuma?

Abbiamo in cassa integrazione già l’8,5% dei lavoratori e se B e Tremonti continueranno a non far niente e ad occuparsi solo di favorire la mafia e far salire i vantaggi presidenziali, saliranno al 10%. Altro che fiducia e ottimismo! Altro che venirci a dire che siamo già fuori dalla crisi!Il nostro sistema di protezione sociale fa schifo. Negli altri paesi d’Europa un disoccupato è aiutato. Da noi no. B ha da pensare a donnine e festini. Si occupa solo dei giudici che possono incriminarlo per pedofilia e corruzione. E’ troppo concentrato sui suoi vizi e reati per occuparsi del paese.

Dunque aspettiamoci altri disoccupati, altre imprese che chiudono, altro calo dei consumi, altro dolore sociale. B non ha tempo di occuparsene, deve fare festini da basso impero, deve rifarsi il trucco e la faccia, deve raccontare balle al paese, deve attaccare i giudici come “grumi eversivi”, quando qui l’unico eversore visibile è lui che rifiuta le riforme che salvano il paese, che offende la legge morale e penale, che deruba il fisco, che affossa l’Italia, che distrugge la democrazia.Non ci pare che Draghi copi affatto l’ottimismo berlusconiano. La sua relazione è tragica. Le sue richieste sono identiche a quelle di Franceschini: occorrono ammortizzatori e subito perché “ci sono 1,6 milioni di lavoratori che non avranno diritto ad alcun sostegno se licenziati”. Occorre migliorare le attuali difese sociali, che in Italia sono peggiori del resto dell’UE. “La crisi ha reso più evidenti le vecchie manchevolezze del nostro sistema di protezione sociale che è frammentato” e lascia troppi scoperti.

Draghi chiede un intervento sulle banche dell’indegno Tremonti che le spinga a dar credito alle imprese sane, soprattutto quelle piccole, con meno di 20 dipendenti, che sono centinaia di migliaia e che chiuderanno se non si riaprono i cordoni del credito (a loro e non ai grossi carrozzoni insolventi amici del potere).
E’ poi necessario che lo stato riduca la sua spesa corrente (gli sprechi della casta che B e Tremonti non intendono affatto toccare).
Draghi chiede purtroppo ancora di alzare l’età pensionabile a 65 anni, quando l’Istat ci dice che l’italiano medio ha tra i 40 e 50 anni ed è disoccupato. Quale pensione avrà chi è disoccupato?

Per risanarci c’è un sistema infallibile: combattere l’evasione che nasconde il 15% dell’attività economica.
Ma chi dovrebbe farlo? Un premier indagato per evasione fiscale?! Per aver corrotto un testimone e portare nei suoi paradisi fiscali i miliardi che ruba al popolo italiano? E per avere alle spalle una serie di processi a cui è scampato con mezzi illeciti e in cui compare come imputato di evasione? Non ci pare proprio la persona più adatta.

Draghi dice chiaramente che se si vuole essere più competitivi, occorre “elevare la qualità e quantità del capitale umano e delle infrastrutture fisiche”. Ma se B ha tagliato scuole, università e ricerca! Non è esattamente il contrario di quel che si deve fare?

Ma come si fa a essere più razionali e competitivi, come dice Draghi, se le opere pubbliche sono furti colossali protetti dallo Stato? Se “un km di autostrada può costare più del doppio che in Francia o in Spagna”!
Se, malgrado l’enorme scandalo delle discariche, degli abusi, dello scempio del territorio, Bertolaso insiste a calpestare piani regolatori e poteri degli enti locali per salvare imprenditori disonesti e procede a man bassa allo stupro di tutto quello che c’è?
Se si continua con poteri speciali e piani obiettivo per favorire amici degli amici, mafiosi e inquisiti!Se si eliminano i magistrati scomodi che indagano sui furti pubblici, sulle opere pubbliche, sugli intrallazzi di stato! Se quando appare un critico o un moralizzatore della grande corruzione pubblica, lo si aggredisce immediatamente come comunista? E se un giudice vuol fare chiarezza, ci si mette addirittura il CSM a castrarlo e ad avocargli inchiesta e poteri?
Ma come si fa a sperare in una uscita dalla crisi in queste condizioni da basso impero con gli organi di controllo ormai gravemente compromessi nel marcio generale, quando lo stesso Presidente della Repubblica firma con sconcertante rapidità un Lodo Alfano che è una bestemmia urlante verso la democrazia e la Corte Costituzionale si prende addirittura un anno per esaminarlo, ignorando i processi a un premier fortemente sospetto che sono sospesi in attesa di poterlo imputare di delitti che altrove lo avrebbero cacciato al solo nominarli?
Come si fa in un paese così ridotto a non trovare tra mille parlamentari 63 che votino la mozione di sfiducia a Berlusconi? Come si fa ad assistere impotenti alla resa miserevole della stampa, della magistratura, dell’opposizione, della chiesa persino di fronte a tanto massacro?

Occorre ristabilire la fiducia. E come? Con un premier che pensa solo ai suoi vizi privati e incrementa le storture pubbliche? Basterebbe vedere Catania. O gli sprechi delle regioni a statuto speciale. O la scelta dei candidati del Pdl. O le veline al rango di ministri. O i pregiudicati in Parlamento. O Scajola col suo aereo privato di Stato! O le infinite e costose pagliacciate di Berlusconi!
Roma muore e ride mentre Nerone ne canta la distruzione sulla chitarra, tra un’orgia e l’altra, un book e l’altro, mostrando al mondo in che sprofondo può arrivare un paese in mano a un incapace corrotto.

Di nuovo Draghi batte sull’aumento dell’età pensionabile!? Ce ne vuole di faccia a ripetere questo

  • quando non si separa assistenza da previdenza;
  • quando l’assistenza delle pensioni sociali non è a carico dello Stato ma degli stessi lavoratori;
  • quando non esistono in Italia ammortizzatori sociali per chi un lavoro non ce l’ha;
  • quando si proteggono 200 miliardi di evasione e si rifiuta un fisco trasparente con carico e scarico, mettendo tutto sulle spalle dei lavoratori dipendenti;
  • quando si medita un 2° rientro dei capitali sporchi per aiutare criminali ed evasori;
  • quando si agisce solo con condoni e cartolarizzazioni;
  • quando abbiamo un livello così alto di evasori totali;
  • quando chi evade oggi non andrà mai in prigione domani e patteggiando avrà una riduzione del carico fiscale;
  • quando gli evasori sono premiati dalle stesse leggi del premier che stravolge i processi e attacca la magistratura;
  • quando costui attacca come “grumi eversivi” proprio quei magistrati che scoprono di
  • quanto egli partecipa al grande saccheggio, del grande furto ai cittadini;
  • quando, per favorire gli evasori, è pronto a stravolgere la legge e ad asservire la magistratura;
  • quando non pone limiti allo spreco del potere ma anzi modifica la Corte dei Conti affinché non metta il veto alle leggi senza copertura finanziaria;
  • quando intende metter mano a un federalismo già respinto dagli italiani che raddoppierà il carrozzone di stato;
  • quando non pensa nemmeno ad abolire le province o gli enti inutili
  • quando si fanno leggi per proteggere i ladri di stato e al vertice ci sta proprio il più grande….

E con questo quadro alle spalle, Draghi parla ancora di ridurre l’età pensionabile!!?? Ma questo è diabolico! E risponde solo a quel grande neoliberismo, fallito su tutta la linea, micidiale e perverso, ma che persiste nella conduzione europea senza alcun limite o freno anche se è responsabile della crisi mondiale.

Si intende penalizzare ancora una volta i lavoratori!?!? Mai i banchieri, mai i politici, mai gli economisti, mai i magnati, i ladri, gli assassini della vita degli altri, i responsabili dei morti sul lavoro, i vili imprenditori, gli estorsori, gli schiavisti.. mai chi ruba l’onestà e il merito.. . sempre e solo i lavoratori!!!

Sarebbe l’ora di piantarla! Abbiamo visto abbondantemente quanto sono stati bravi i grande politici, i grandi strateghi, i grandi analisti, i grandi controllori, i grandi economisti neoliberisti! Non uno di loro ha fatto quel che doveva fare! E ora si intende scaricare di nuovo tutto sui lavoratori!!??

E noi dovremmo anche andare a votare per un Comunità Europa che ha tarpato i diritti dei popoli, che è arrivata a ordinare la privatizzazione dell’acqua e la riduzione dei diritti del lavoro, che ha pensato solo a ingrassare e proteggere le proprie banche, i propri grandi affari, il lucro dei propri grandi magnati, le grandi multinazionali, i grandi traffici di armi, le guerre?
Non c’è qualcosa di troppo, che ormai sfora insopportabilmente da questa relazione di Draghi?
Qualcosa che dovrebbe essere cacciato tra i rifiuti, come tante operazioni perverse di questi distruttori dell’uomo, che hanno già abbastanza rovinato il mondo in nome di un mercato governato da pochi squali, e che hanno dimenticato da tempo quali sono i diritti umani, in nome dei profitti di un capitale che peggio di così non poteva essere e più danni di così non poteva fare?..

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I PRECARI ABBANDONATI

Posted by PRC Muggiò su sabato 14 marzo 2009

C’è una parte del mondo del lavoro senza tutele e senza rappresentanza: i precari.
Per coprire con una foglia di fico questa vergogna il governo ha deciso di portare dal 10% al 20% della retribuzione annuale, l’indennità una tantum destinata ai parasubordinati che verranno licenziati: si tratta, secondo i calcoli della Cgil di passare da circa 800 a 1600 euro medi (il ministro Sacconi parla di una somma che va da 1000 a 2600 euro). Soldi che questi lavoratori, dopo anni di sfruttamento, riceveranno in un’unica tranche, per rimanere sostanzialmente a piedi per tutti i mesi a venire. Ma non basta, perché i requisiti per poter accedere al sussidio sono molto restrittivi e non saranno affatto tutti gli 836 mila parasubordinati del Paese a ricevere la cifra, ma al massimo un 10% (calcola la Cgil), cioè circa 80-90 mila persone. La cifra stanziata dal governo, d’altra parte, è molto bassa: cento milioni di euro.

L’elemosina è stata raddoppiata, ma resta sempre un’elemosina.
Raffaele Bonanni invece plaude al pacchetto del governo e vaneggia: secondo lui «Il dialogo paga».

«Ragionevolmente prorogheremo anche nel 2010 la misura ma attualmente la copertura è per il 2009» dice il Governo, confermando quindi che neppure il nuovo anno porterà la ripresa economica.

Invece ci vogliono ben altre proposte per uscire da questo pantano: innanzitutto il salario sociale per tutti i disoccupati e l’estensione della cassa integrazione a chiunque perda il posto di lavoro, indipendentemente dalla dimensione dell’azienda di provenienza e dalla tipologia contrattuale. E’ l’unico modo per riunificare lavoratori stabili e precari; nessuno deve restare solo nella crisi. In secondo luogo è necessario rilanciare la spesa pubblica con grandi investimenti nella ricerca, nelle tecnologie eco-sostenibili, nei settori ad alta tecnologia, avendo un disegno industriale del nostro paese di lungo respiro, capace di guardare al futuro del Paese. Insomma, l’opposto delle scelte operate da questo governo.
Ma per varare misure così importanti servono risorse, e le risorse non vanno prese dalle tasche dei pensionati o dei lavoratori che in questo caso si dividerebbero reciprocamente la miseria. I costi della crisi devono progressivamente ricadere su chi è più abbiente e su chi finora ha fatto il furbetto. Si può fare con l’aumento delle tasse sopra i 100 mila euro, la patrimoniale, la tassa di successione per i grandi patrimoni, la tassazione delle rendite finanziarie e rilanciando una vera lotta all’evasione. Bisogna fare cioè esattamente come sta proponendo il presidente degli Usa Obama: togliere ai ricchi per dare ai disoccupati, ai precari ed ai cassintegrati.
Rifondazione Comunista sostiene queste proposte e per queste si vuole battere; sta ai lavoratori scegliere tra la “carità pelosa” di questo governo e la riscoperta della propria forza e dei propri diritti.

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Insegnati precari; resistere è possibile

Posted by PRC Muggiò su lunedì 6 ottobre 2008

Una sentenza del Tribunale di Roma ha condannato il ministero della Pubblica istruzione per un prolungato atto discriminatorio nei confronti degli insegnanti precari , vincitori di un pubblico concorso ed inseriti regolarmente nelle graduatorie su posto comune, a vantaggio degli insegnanti di religione cattolica (nominati dal Vicariato e immessi in ruolo senza concorso). A questi ultimi, durante il periodo di precariato, è riservato un trattamento di favore che consiste in un aumento dello stipendio del 2,5 per cento in più ogni 2 anni.

Il ricorso fatto, e vinto, dalla professoressa Rizzato di Roma (alla quale è stato riconosciuto un risarcimento di 2.611,35 euro) è un importante precedente.

Il partito mette a disposizione dei precari della scuola che vorranno vedersi riconosciuto il medesimo diritto un Ufficio legale per i ricorsi. Per contatti telefonare alla segreteria del dipartimento nazionale Scuola ai numeri: 0644182257 – 0644182236 o mandare una e-mail a scuola.prc@rifondazione.it.

11 Ottobre manifestazione nazionale contro Governo e padronato

11 Ottobre manifestazione nazionale contro Governo e padronato

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