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Posts Tagged ‘presidio’

A Muggiò son tornati i fascisti

Posted by PRC Muggiò su sabato 9 dicembre 2017

Deve ripartire una nuova Resistenza!

Oggi 9 dicembre, in concomitanza della manifestazione antifascista a Como, CasaPound – movimento di spudoratamente fascista – ha occupato la piazza centrale del paese, la stessa dove, nel ’45 durante la Liberazione, sventolò dall’alto del campanile della chiesa la bandiera partigiana: era la fine della guerra, della tirannia e del fascismo. Oggi ci vogliono riportare nella palude e nel buio del regime mussoliniano.

Noi non ci stiamo! Chiamiamo già ora tutte e tutti gli antifascisti ad una mobilitazione collettiva!

Non solo la nostra Costituzione antifascista, ma leggi come la Scelba e la Mancino, proibiscono manifestazioni di tale sorta.

Per di più il Comune è vincolato dalla mozione antifascista, votata in Consiglio Comunale nel luglio 2017 e che impegna la macchina amministrativa ad impedire la presenza sul territorio di gruppi neofascisti, razzisti e xenofobi.

Casapound si dichiara fascista, pubblicamente, per bocca dei suoi leader, come Simone di Stefano che senza vergogna ammette: “Siamo fascisti, non è un reato” (link). Dimenticando che è proprio l’opposto: il fascismo è reato!

Attendiamo spiegazioni dall’Amministrazione e confidiamo in una futura gestione dei luoghi pubblici più accorta.

Il fascismo non passerà!

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LA PANEM NON È CHIUSA

Posted by PRC Muggiò su giovedì 1 giugno 2017

Si sono consumati incontri su incontri, al Ministero dello Sviluppo Economico, in Prefettura, negli uffici comunali e nelle sedi sindacali, e la voce che circola di più per Muggiò è: “ma la Panem ha chiuso?”.

No, la Panem non ha chiuso.

IMG_20170529_112406.jpgLunedi 29 maggio si è tenuta un’assemblea tra i lavoratori – alcuni con stipendi arretrati da mesi – assieme a CGIL, CISL e UIL. L’assemblea si è svolta a macchinari fermi, a causa del mancato approvvigionamento di materia prima.

I nuovi proprietari iGreco – che non investono in un piano industriale e non danno certezze ai dipendenti – attendono risposte dalle istituzioni che tergiversano e perdono tempo prezioso: Ministero, Prefettura, Tribunale fallimentare, lo stesso tribunale che ha spinto per la nuova gestione, indugiano nell’affrontare le aste giudiziarie necessarie al cambio formale di proprietà.

L’ordine del giorno dell’assemblea: preservare il lavoro, garantire la produzione, difendere i macchinari.

In pratica si propone un presidio permanente, rispettando i turni di lavoro e vigilando affinché il sito non venga dismesso nottetempo.

Ma c’è di più, una sfida più grande: riattivare la produzione, riprendere il lavoro.

Gli oltre 150 dipendenti dovranno avere il coraggio di sostenere questa piccola rivoluzione, questo atto solidaristico, riprendendosi ciò che è loro e che gli viene negato: lavoro e dignità.

Alcuni esempi di occupazioni e ripresa della produzione – come la RiMaflow di Trezzano sul Naviglio – ma anche esempi di resistenze – come la K-Flex di Roncello, possono andare in aiuto dei lavoratori Panem, spronandoli alla lotta, raccontando esperienze, pratiche e prospettive, portando solidarietà.

Le lavoratrici e i lavoratori Panem hanno di fronte una scelta difficile ma allo stesso tempo obbligata per garantire dignità e lavoro: diventare loro stessi produttori, con spirito cooperativo e solidale.

La Panem deve restare aperta!

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Con lavoratrici e i lavoratori della K-Flex, no alle delocalizzazioni

Posted by PRC Muggiò su venerdì 19 maggio 2017

18156349_447456482263615_1458476569620252577_o.jpgRipartiamo dalla vertenza K-FLEX per definire al più presto una legge nazionale che difenda
il lavoro dalle delocalizzazioni, per il ripristino art.18 e contro il jobs-act.
Con l’accordo firmato in tribunale a Monza si chiude la vicenda della K-FLEX. Dal 24 gennaio 2017
le lavoratrici e i lavoratori della ISOLANTE K-FLEX di Roncello (MB) sono rimasti in presidio davanti
alla fabbrica, in sciopero e senza stipendio. Una lunga e durissima lotta, una lunga e durissima
vertenza sindacale. Giorno e notte per impedire la delocalizzazione di impianti e produzione in
Polonia e bloccare gli annunciati 187 licenziamenti.
Una scelta industriale miope ed arrogante con l’unico scopo dichiarato di ulteriori e maggiori
profitti. Senza alcuno scrupolo del danno sociale ed economico che crea ai propri dipendenti e al
tessuto produttivo del territorio. Senza alcun rispetto per l’articolo 41 della nostra Costituzione
sulla “responsabilità sociale d’impresa”.
Il caso della K-FLEX non è purtroppo un caso isolato. L’intero territorio della Brianza è pieno di
aziende piccole grandi o multinazionali, conosciute e sconosciute alle cronache che sono state
tutte pesantemente toccate da processi di de-industrializzazione e de-localizzazione che hanno
portato a chiusure, esuberi, licenziamenti e cassa integrazione. Basterebbe citare IBM, Celestica
Bames-Sem , Alcatel-Lucent, Candy, Compel e Linkra, Yamaha, Panem ecc.
Il territorio della Brianza si sta trasformando, è sempre più vicino il rischio di un punto di non
ritorno, con un tessuto sociale in difficoltà ed in disgregazione. Ora la delocalizzazione di K-FLEX
aggrava ulteriormente la situazione.
Lunedì 15 maggio il presidio è stato rimosso. L’assemblea dei lavoratori e delle lavoratrici K-FLEX ,
preso atto dell’incapacità del Governo, azionista di K-FLEX tramite Cassa Depositi e Prestiti, nel
disporre un efficace intervento e bloccare la delocalizzazione in Polonia, ha deciso di accettare la
mediazione del tribunale di Monza a cui lavoratori si erano rivolti per denunciare l’azienda per
comportamento antisindacale. Una scelta difficile ma, stante la situazione, senza alternative
immediate.
Hanno lottato e fatto tutto quanto era possibile. Oltre il possibile. A loro è dovuto un grande
ringraziamento e rispetto. La loro battaglia di giustizia, per avere difeso il proprio lavoro, la dignità
del lavoro, il diritto al lavoro la vogliamo assumere come un insegnamento. La vertenza K-FLEX ha
rappresentato una grande esperienza umana e un grande momento di solidarietà tra generazioni
e di interazione tra culture diverse.
Ora sono licenziati, senza un lavoro e con pochissime prospettive.
Subiranno le penalità del Jobs Act: non avranno la mobilità ma solo la Naspi per 24 mesi con una
indennità decrescente e copertura contributiva ridotta, non avranno la CIG Straordinaria poiché il
Governo ha eliminato la causale per cessazione di attività. Chi avrà la fortuna di ricollocarsi non
avrà la tutela dell’ art. 18.
Non vogliamo dimenticare la durissima battaglia dei lavoratori e lavoratrici K-FLEX, non vogliamo
che le loro aspettative ed i loro insegnamenti siano disattesi e dimenticati.
Non si tratta di una sconfitta ma di un nuovo inizio.
Chiediamo con forza e convinzione che:
• venga assunta nella agenda politica e sindacale la definizione di una legge nazionale /
regionale che difenda il lavoro dalle delocalizzazioni e una riscrittura della normativa e dei
principi che regolano i finanziamenti pubblici;
• vengano re-introdotte le garanzie e le tutele di quello che è stato l’articolo 18;
• venga abrogata la legge del Jobs-Act del governo Renzi;
• la politica torni a parlare di lavoro nel rispetto dell’articolo 1 della nostra Costituzione.
Su questi punti precisi interroghiamo le forze politiche e sindacali nazionali partendo dalle
nostre rispettive organizzazioni e partiti impegnando le proprie strutture i rispettivi gruppi
parlamentari e dirigenti ai diversi livelli affinché assumano questo impegno come prioritario
nella propria azione politica e sociale.
Questo l’impegno che unitariamente ci assumiamo. Non possiamo mancare.
Sinistra Italiana fed. provinciale Monza e Brianza
Partito della Rifondazione Comunista fed.provinciale Monza e Brianza
I Comitati di Possibile Monza e Brianza
Articolo 1 – MDP di Monza e della Brianza
Roncello, 17 maggio 2017

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Il lavoro al nostro tempo

Posted by PRC Muggiò su martedì 7 marzo 2017

altan-da-la-repubblica-del-30-agosto-2011.jpg

Leggi il comunicato di solidarietà del PRC Muggiò.

Succede che un imprenditore voglia aprire un’attività produttiva senza assumere manodopera e che perciò si rivolga ad una “cooperativa” a cui delega tutta la gestione della produzione e del personale.

Succede però che la “cooperativa”, costituita a stragrande maggioranza da lavoratori stranieri, non applichi il contratto di lavoro previsto, non paghi malattia, straordinari e ferie ed inoltre il “responsabile” si renda colpevole di molestie sessuali.

Succede che i lavoratori si arrabbino, si organizzino in un sindacato, scioperino ed ottengano il licenziamento del “responsabile” e la sostituzione della “cooperativa”.

Succede che la nuova “cooperativa” (che non a caso si chiama Etika, con la Kappa), continui a comportarsi come la precedente, i vari incontri con le parti risultino inconcludenti e che di conseguenza continuino anche gli scioperi ed i presidi ai cancelli.

Succede allora che l’imprenditore chieda che i lavoratori iscritti al sindacato non lavorino più per lui, licenziandoli di fatto. Alla faccia del “lavoro di squadra e affiatamento” pubblicizzati negli slogan aziendali.

Succede quindi che la “cooperativa” convochi altri lavoratori in sostituzione di quelli licenziati i quali però bloccano i cancelli dell’azienda per impedirne l’accesso.

Succede che questi ultimi vengano manganellati dai carabinieri, (clicca e guarda il video) i media ne parlino ed intervengano finalmente le Autorità per tentare di trovare una soluzione condivisa.

Succede anche che in Consiglio Comunale c’è chi – tra le massime cariche cittadine – vuole salvare capra e cavoli, l’imprenditore e i lavoratori depredati dei diritti contrattuali, il manganello e il manganellato, il boia e il condannato.

Non è la sceneggiatura di un film ma è quanto avvenuto e sta avvenendo alla TONCAR di via Sondrio a Muggiò tra i 90 lavoratori organizzati dal SOL COBAS e la proprietà dell’azienda.

Una situazione che evidenzia quanto ormai il lavoro manuale non sia un valore in sé ma accessorio come tanti altri del processo di produzione e come tale venga usato. Un accessorio così come vengono considerati i lavoratori stessi, sostituibili a seconda dei capricci del padrone e delle fluttuazioni di mercato: si veda la K-Flex di Roncello e le centinaia di lavoratori in presidio contro i licenziamenti di massa e la delocalizzazione della fabbrica attuata per ridurre i costi del lavoro oppure la lotta dei mesi precedenti dei lavoratori licenziati da Marcegaglia che mise in vendita un sito produttivo a Sesto S.Giovanni per ottenere liquidità utile per operazioni finanziarie e immobiliari; o ancora l’annosa vicenda Panem, dove i litigi famigliari tra proprietari hanno bloccato un intero sito produttivo.

E’ la stessa filosofia che sta alla base del Job Act, dei voucher, delle norme sugli appalti, dell’abolizione dell’Art. 18, tutti aspetti del lavoro affrontati con la legge di iniziativa popolare ed i referendum proposti dalla CGIL dei quali però ad oggi nessuno ne parla.

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No alla delocalizzazione, no ai licenziamenti

Posted by PRC Muggiò su venerdì 3 marzo 2017

da brianzapopolare.it

La K-Flex, dopo aver intascato 7 milioni di euro di finanziamenti, vorrebbe delocalizzare in Polonia lo stabilimento di Roncello.
“Noi lavoratori abbiamo contribuito a rendere grande la società e ora questo è il ringraziamento”

Chiediamo l’intervento dello stato per impedire il trasferimento degli impianti.

170144290-7fd047fb-ebf6-4161-a0b6-f4d35f555b08.jpgLa vertenza K-flex, di Roncello (MB) si può risolvere: lo può fare il governo, che, invece di perdere tempo a trovare i modi per evitare i referendum sui vaucher e appalti, impedisca questa delocalizzazione in Polonia di una azienda italiana in espansione, che dopo aver usufruito di un finanziamento agevolato di 7 milioni di euro e di circa 700 mila euro a fondo perso, mette sul lastrico 187 uomini e donne.

La loro giusta lotta dura da settimane e fa i conti con una ingiustizia di fondo che va denunciata ed eliminata: grande è la solidarietà intorno a questa lotta, comprese le autorità locali, ma miseri per ora sono i risultati.

Tutto è nelle mani dei lavoratori che hanno dovuto vigilare anche sulla integrità della fabbrica impedendo con presenza di massa, la mobilitazione sindacale e popolare la sottrazione illegittima di materiale per la produzione.

In realtà chi dovrebbe essere perseguita è la proprietà che agisce contro l’interesse nazionale e collettivo, in spregio alla Costituzione. Alle parola seguano i fatti: No alla delocalizzazione, no ai licenziamenti.

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TONCAR: SCIOPERARE PER I DIRITTI E’ GIUSTO!

Posted by PRC Muggiò su mercoledì 1 febbraio 2017

Rifondazione Comunista sosProtesta-a-Muggio-lavoratori-Toncar-sulle-barricate-588b096d0cb8a2.jpgtiene e solidarizza con i lavoratori dell’azienda di imballaggi Toncar di Muggiò, che hanno scioperato dinanzi al luogo di lavoro con le bandiere del sindacato di base Sol Cobas.

I lavoratori rivendicano l’applicazione del contratto collettivo nazionale del loro settore, rispettando i minimi contrattuali e i diritti connessi. Si chiede inoltre che le cooperative appaltatrici tutelino i dipendenti e non li sfruttino per meri interessi economici, dettati dalle scadenze d’appalto.

Vengono denunciate per di più vessazioni e molestie sul posto di lavoro.

La situazione intollerabile è aggravata dall’intervento delle forze dell’ordine, che hanno represso la giusta protesta.

Il titolare dell’azienda dichiara che questa situazione mette “in imbarazzo l’azienda”.

L’imbarazzo più grosso però è il fatto che si continua a ottene profitti sulla pelle dei lavoratori.

Il circolo muggiorese di Rifondazione intende inviare questo breve messaggio ai lavoratori in protesta e alle sigle sindacali, appoggiando lo sciopero in corso e quelli futuri.

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[Milano 14\1] Presidio antifascista

Posted by PRC Muggiò su venerdì 13 gennaio 2017

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Hotel Imperial: nota congiunta M5S-PRC

Posted by PRC Muggiò su domenica 5 giugno 2016

UNA SPERANZA PER LE SORTI DELL’HOTEL IMPERIAL?

Un primo passo sembra che si sia compiuto.

Dopo le polemiche sui giornali locali, le interrogazioni e i comunicati politici, finalmente un segnale – anche se in sordina– dell’Amministrazione Comunale.

Il 17 maggio infatti la Giunta di Muggiò delibera per la manifestazione di interesse all’assegnazione dell’immobile confiscato in via Mazzini, l’Hotel Imperial (delibera numero 63).

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Un primo passo verso il riutilizzo sociale dell’immobile vuoto e una speranza per gli ex dipendenti disoccupati?

Chiaramente non basta la manifestazione di interesse, ma bisogna effettivamente perseguire tale interesse: vigileremo affinché si raggiunga l’obiettivo.
La delibera arriva 4 giorni dopo la pubblicazione del comunicato congiunto del Movimento 5 Stelle e Rifondazione Comunista in merito alla vicenda.

Il comunicato chiedeva perché il comune non avesse presentato progetti e non avesse preso in considerazione di mettere il bene a reddito: ci auguriamo che queste domande abbiamo risposte positive a partire dalla delibera citata sopra.

Ma alcuni dei dubbi posti col nostro precedente comunicato non hanno avuto risposta:

perché i funzionari incaricati dall’amministrazione Zanantoni (Forza Italia e Lega Nord) non sono stati chiamati in causa dall’attuale amministrazione Fiorito (Partito Democratico) per giustificare gli atti e le concessioni rilasciate negli anni precedenti?

Ed ancora piu’ grave: perche’ un personaggio con una sfilza lunghissima di precedenti penali

ha ricevuto da un Tribunale l’affidamento della gestione dell’immobile ed ha potuto operare per ben 4 anni ?

Rimangono ancora aperte molte domande sulla vicenda, ma confidiamo che almeno da parte del nostro Comune ,vi sia in futuro una gestione più intelligente e lungimirante.

L’iter congiunto con l’Agenzia Nazionale dei beni sequestrati e confiscati intervenga in modo che la faccenda si risolva nel modo più veloce possibile dal momento che l’immobile e’ gia’ oggetto di intrusioni abusive e di danni all’interno della struttura.

Muggiò, 01\06\2016

MOVIMENTO 5 STELLE – MUGGIÒ

PARTITO DELLA RIFONDAZIONE COMUNISTA – CIRCOLO DI MUGGIÒ

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Hotel Imperial: comunicato congiunto M5S – PRC

Posted by PRC Muggiò su venerdì 13 maggio 2016

COMUNICATO STAMPA

EsternoLa chiusura dell’Hotel Imperial di Muggiò, dopo l’arresto del proprietario Francesco Consolazio che ebbe in concessione l’uso del bene confiscato alla mafia, impone non poche riflessioni e perplessità.

Innanzitutto i gruppi politici scriventi esprimono solidarietà ai lavoratori che hanno perso il posto di lavoro da un giorno all’altro.

La loro protesta è inevitabilmente figlia di tale frustrazione e indignazione dato che tali eventi non son dipesi da loro ma sono certamente frutto di una serie di pesanti errori di valutazione.


Se l’amministrazione si professa di sinistra dovrebbe in primo luogo pensare alle possibili soluzioni per i problemi occupazionali cosi’ come anche per interventi sul sociale.

Molte sono le domande che ci si pone, sul passato e sul futuro dell’immobile.

Lo stabile può trasformarsi in un bene pubblico utile per la città di Muggiò: non solo con progetti di riutilizzo sociale ma anche solo con una più semplice messa a reddito della struttura, riattivando l’attività commerciale affidandone la gestione tramite bando pubblico e incassando gli affitti da investire nel sociale.

Perché il comune non presenta progetti? Perché non prende in considerazione di mettere a reddito il bene, evitando oneri organizzativi?

La Prefettura – interessata al bene ma che comunque non può prendere decisioni unilaterali – ha il dovere di prendere in esame le proposte progettuali degli altri enti.

Pare però che il comune di Muggiò subisca o voglia subire con inerzia decisioni altrui senza entrare nel merito della questione.

L’ente è perciò parte lesa perché perde oneri e deve farsi carico di un problema sociale generato dalla superficialità degli organi di livello superiore.

La gestione politica del Sindaco Fiorito lascia a desiderare. Pesa il ritardo nel dare risposte agli ex dipendenti e alle forze politiche.

Pesa ancora di più la difesa e la continuità di questa amministrazione con la precedente: perché i funzionari incaricati dall’amministrazione Zanantoni (Forza Italia e Lega Nord) non sono stati chiamati in causa dall’attuale amministrazione Fiorito (Partito Democratico) per giustificare gli atti e le concessioni rilasciate negli anni precedenti? Cui prodest?

La continuità amministrativa non può coincidere con la mera attuazione di quanto deciso dalla precedente amministrazione ma deve scegliere ed indirizzarsi sulla base delle proprie prerogative.

Già nel 2013 la situazione appariva poco trasparente e Rifondazione Comunista chiese chiarimenti con un’interpellanza all’ex Assessore Vantellino. Lo stesso ha fatto recentemente il Movimento 5 Stelle, ma alla luce degli ultimi avvenimenti, ci viene il dubbio che qualcuno abbia messo la testa sotto la sabbia per non vedere la fedina penale ed i carichi pendenti, fallimenti precedenti, debiti pregressi, mancati pagamenti, fidejussioni false, assegni scoperti ecc. (cosa che per ottenere la licenza SCIA e’ un obbligo).

La complessità della faccenda richiede l’intervento di amministratori competenti e proattivi, che abbiano a cuore il benessere cittadino e le istanze dei lavoratori.

E’ altresì preoccupante sapere che un Tribunale abbia preso determinate decisioni.

Anche su questo si spera andrà fatta chiarezza.

Ma non ci pare che ciò stia avvenendo.

Muggiò, 13\05\2016

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MOVIMENTO 5 STELLE – MUGGIO’

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PARTITO DELLA RIFONDAZIONE COMUNISTA – CIRCOLO DI MUGGIO’

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Hotel Imperial di Muggiò: a rimetterci sono i lavoratori.

Posted by PRC Muggiò su mercoledì 27 aprile 2016

La solidarietà di Rifondazione Comunista.

Sono ormai settimane che i lavoratori dell’hotel Imperial di Muggiò presidiano il posto lavoro, ormai chiuso dai sigilli a causa della mancanza di requisiti del proprietario, che aveva preso in gestEsternoione il bene confiscato.

Il circolo di Muggiò di Rifondazione Comunista ha portato la sua solidarietà agli ex dipendenti e si è reso disponibile a sostenerli nella loro battaglia.

Non solo solidarietà ma anche scambio di informazioni, sono stati infatti consegnati i testi di una interpellanza con relativa risposta scritta posta in consiglio comunale nel 2013 dal nostro consigliere comunale eletto. Già allora la questione dello stabile dell’hotel Imperial non quadrava e abbiamo interpellato l’ex assessore Vantellino in merito. I documenti sono scaricabili e consultabili. Interpellanza. Risposta.

I diritti del lavoro, calpestati ovunque, vanno ripristinati se non incrementati.

Lottare per il proprio posto e per i propri diritti è fondamentale per non lasciare che il mare dell’indifferenza e del profitto travolga le conquiste dei nostri padri.

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Milano antifascista

Posted by PRC Muggiò su martedì 26 gennaio 2016

Il 24 gennaio i nazi, il 28 gennaio Salvini e Le Pen

A Milano l’estrema destra assedia il Giorno della Memoria.

Milano Antifascista, Antirazzista e Meticcia, ha indetto un corteo per giovedì 28 gennaio, con partenza alle h. 18 a Pagano

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Che l’antifascismo non fosse più una cosa scontata lo sapevamo già, ma che ormai sia venuto meno anche un minimo di pudore è senz’altro un dato da evidenziare. Già, perché a Milano il Giorno della Memoria (27 gennaio) sta per essere letteralmente assediato da iniziative dell’estrema destra. Domenica 24 si tiene il convegno organizzato da un network europeo di ispirazione nazifascista, che comprende, oltre la nostrana Forza Nuova, anche organizzazioni come i tedeschi della Npd o quella banda di delinquenti che è la greca Alba Dorata. Il 28 e il 29 gennaio, poi, è il turno del fascioleghismo in salsa europea, con un evento che prevede il lancio ufficiale in Italia del coppia Salvini-Le Pen. E tutto questo senza che a livello istituzionale si siano ad oggi registrate reazioni degne di nota. Insomma, come se ormai valesse tutto.

Il Giorno della Memoria è sicuramente una commemorazione dai contorni molto istituzionali e quindi poco adatta a stimolare coinvolgimento e mobilitazione, ma è pur sempre il giorno in cui si ricorda la più grande infamia della storia del nostro continente,  cioè l’Olocausto, il genocidio di ebrei e rom, lo sterminio dei popoli “non ariani, gli  “untermenschen”, degli omosessuali, dei disabili, degli oppositori politici. Per questo si tratta di un giorno che dovrebbe di per sé tenere alla larga nazisti, fascisti, razzisti, antisemiti, xenofobi, omofobi e simili. Dovrebbe, appunto, ma evidentemente non è più così.

Il convegno del 24 gennaio è organizzato dalla rete nazifascista europea “Alliance for Peace and Freedom” (Apf) e inizialmente doveva tenersi alle Stelline, ma l’intervento dei movimenti antifascisti e dell’Anpi, che si è portata dietro un po’ di sinistra politica e sociale, ha fatto saltare la location. Hanno poi provato in Regione, ma è andata male anche lì, un po’ perché gli alleati della Lega si chiamano Casa Pound e non Forza Nuova e un po’ perché Maroni è già impegnato in altre edificanti battaglie, come quella di riuscire a trascinare il gonfalone di Regione Lombardia al Family Day. Quindi, finirà come al solito, cioè il convegno si terrà in un albergo milanese (ancora sconosciuto), grazie alla gentile intermediazione della Questura.

In ogni caso, non solo le reazioni da parte delle istituzioni del territorio, come il Comune (e gli stessi aspiranti sindaci) o la Regione (ma qui stendiamo un velo pietoso), sono state finora al di sotto del minimo sindacale, ma addirittura ci sono rappresentanti istituzionali che partecipano in prima persona al convengo del 24. A parte la grottesca consigliera regionale Baldini (a suo tempo eletta nella Lista Maroni), le locandine annunciano persino la presenza del ciellino ed ex Ministro Mario Mauro a fianco del capo di Forza Nuova.

Contro il convegno nazifascista il Comitato Permanente Antifascista ha organizzato un presidio per domenica mattina alle ore 10.00 alla Loggia dei Mercanti. Per ora ci risulta essere l’unica iniziativa in campo.

Il 28 gennaio alle 18 si terrà invece il convegno promosso dal gruppo parlamentare europeo di estrema destra, “Europa delle Nazioni e della Libertà”, costituito tra gli altri dalla Lega e dal Front National. Salvini questa volta non ha osato la piazza e tutto si svolgerà al chiuso (si entra solo con prenotazione), in una sala di Milano Congressi in FieraMilanoCity. È prevista la presenza di numerosi parlamentari europei e soprattutto dei capi dei principali partiti dell’estrema destra istituzionale del continente, a partire da Marine Le Pen. Alcuni rumours parlano anche della possibile presenza di deputati omofobi del partito di Putin. In altre parole, sarà il lancio politico, rivolto anzitutto alla stampa nazionale (conferenza stampa il 29 mattina), del fascioleghismo come opzione di governo, nazionale e continentale, e la conferma pubblica e definitiva della collocazione della Lega nell’alveo della destra radicale e xenofoba europea.

Con l’aria che tira in Europa e mentre anche qui da noi razzisti e xenofobi soffiano quotidianamente sul fuoco, se non peggio, sarebbe davvero incomprensibile se il progetto della coppia Salvini-Le Pen non incontrasse a Milano una voce contraria. Per questo diverse realtà, unite nella firma Milano Antifascista, Antirazzista e Meticcia, hanno indetto un corteo per giovedì 28 gennaio, con partenza alle h. 18 a Pagano.

Luciano Muhlbauer
Milano, 22 gennaio 2016

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No ai fascisti a Meda!

Posted by PRC Muggiò su domenica 27 settembre 2015

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Il fascismo non passerà!

Posted by PRC Muggiò su giovedì 27 agosto 2015

Le ragioni in più per una mobilitazione ininterrotta contro i vecchi e nuovi fascismi.

Invitiamo compagni e compagne, cittadini e cittadine amanti della Costituzione italiana nata dalla Resistenza a partecipare domenica 30 agosto ad Agrate al presidio antifascista indetto dall’ANPI dalle ore 9 alle ore 12 per contrastare l’iniziativa che il gruppo neofascista di Forza Nuova terrà in una piazza del Comune e il 12 settembre alle 21 a Cantù alla assemblea di protesta e denuncia per dire No al festival neonazista che è convocato in quei giorni.

Saranno i primi impegni di una stagione difficile, che richiede una mobilitazione ininterrotta contro i vecchi e nuovi fascismi.

Il presidio di Forza Nuova ad Agrate e il raduno neonazista di Cantù non sono solo rievocazioni di fantasmi passati, ma fenomeni politici pericolosissimi ben radicati nel presente, e accelerati da un apparato mediatico ignorante e bugiardo, che fomenta odio e razzismo (oggi una testata di destra diceva che i soldi dei disabili non ci sono perchè con quelli si paga il vitto ai rifugiati).

Che fascisti e i nazisti si possano impunemente radunare e fare la loro propaganda è di per sè una offesa alla Costituzione e ai martiri della Resistenza e dell’Olocausto e ora che, con la progressiva scomparsa degli ultimi superstiti dei campi e della Resistenza italiana ed europea, più subdola e pericolosa è la funzione del revisionismo storico, del negazionismo e dell’invito alla conciliazione o all’oblio, maggiore è la nostra responsabilità nella tenuta e nella qualificazione dell’antifascismo, sganciato dalla retorica e capace di far fronte ai problemi del presente.

il-fascismoOggi infatti quelle ideologie e quelle tendenze svolgono una funzione precisa nel quadro europeo, in una crisi senza fine e dentro scelte politiche della UE che gettano in povertà interi paesi europei (come la Grecia), precarizzano il lavoro, distruggono lo stato sociale, imponendo politiche di austerità.

L’Europa fa i conti anche con le politiche guerrafondaie che ha condotto negli ultimi 20 anni, con le conseguenze della guerra in Irak, in Afganisthan, con l’ultima impresa neocoloniale libica, con le politiche di spoliazione che le multinazionali hanno condotto in Africa: l’immigrazione di massa è un dato strutturale e le sue cause si moltiplicano: guerra, fame, disoccupazione, speranza di una vita migliore.

Mentre migliaia di uomini, donne e bambini muoiono nel mediterraneo annegato o soffocati nelle stive o stremati dalle violenze e dalle fatiche, altri riescono sbarcare in italia, in qualche isola greca e ora si aprono la strada in Europa anche attraverso la Macedonia e la Serbia, la politica neoliberista della EU, incapace di progettare una europa accogliente, multiculturale, aiutata dai migranti a uscire dalla crisi e dalla stagnazione alimenta il rinascere delle destre naziste e razziste, da Salvini a Forza Nuova.
Per questo è irresponsabile politicamente che prefetti e questori e sindaci non capiscano la novità della situazione e il suo carettere eccezionale. Le istituzioni non possono essere neutrali in uno scontro politico epocale.

Antifascismo ora e sempre come antidoto alla barbarie.

Giovanna Capelli
Segretaria Federazione di Monza

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COMUNICATO STAMPA

Posted by PRC Muggiò su lunedì 17 febbraio 2014

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CONTRO OGNI REVISIONISMO, ORA E SEMPRE RESISTENZA!

Domenica 16 febbraio 2014 Muggiò ha celebrato il Giorno del Ricordo.

L’Amministrazione comunale, in gran completo e al seguito del Sindaco Zanantoni, ha organizzato la celebrazione allestendo una mostra e invitando a parlare l’Associazione Nazionale Venezia Giulia e Dalmazia.

Tra gli inviti spicca colei che ha chiuso la giornata con la lettura di una preghiera: Francesca Montagni Marchiori, dell’Ass. Battaglione Bersaglieri Volontari “Benito Mussolini” di nostalgica memoria.

Rifondazione Comunista ha indetto una presenza antifascista contro l’infausta scelta dell’Amministrazione di dare spazio a con chi – con un’operazione di revisionismo – strumentalizza la giornata a scopi personali e politici, dando rilievo istituzionale a chi fiancheggia ideali combattuti dai nostri Partigiani e vietati dalla Costituzione Repubblicana.

Alla presenza antifascista c’erano molte persone, e tra queste le forze sociali, a partire dall’ANPI locale e provinciale – che ha diffuso un comunicato di sdegno –, e la partecipazione di esponenti politici locali (da SEL, al M5S, al PD), fino al Comitato Beni Comuni di Monza e Brianza, rinforzando la presenza dei tanti antifascisti.

Inqualificabili le dichiarazioni del Sindaco Zanantoni, che parlando a nome della città ha utilizzato il suo ruolo per una sequela di scorrettezze storiche e politiche, atte alla riabilitazione di alcune pagine oscure della nostra storia e alla strumentalizzazione politica, lasciandosi altresì andare a gravi insulti nei confronti non solo dei partecipanti antifascisti, presenti in piazza a debita distanza, ma delle stesse istituzioni, laddove ha sostenuto che il Presidente della Repubblica in tema di foibe ha pronunciato dei falsi storici.

La protesta pacifica, sotto gli occhi attenti delle forze dell’ordine, si è conclusa sulle note di “Bella ciao”, voltando le spalle alla signora Montagni Marchiori. Alcuni militanti dell’estrema destra (4 o 5, forti anche della presenza al loro fianco di paramilitari) hanno rotto gli indugi e cercato lo scontro fisico al grido di “Assassini”, rivolto alle donne, ai giovani, ai rappresentati e ai cittadini antifascisti – muggioresi e non – presenti.

L’intervento delle Forze dell’ordine ha impedito ai quattro o cinque militanti destroidi di attaccare alle spalle gli antifascisti, ma le parole di difesa della Costituzione e di pretesa di legalità – seriamente minacciata – sono state infangate da dichiarazioni oltraggiose e di parte.

Denunciamo i fatti avvenuti a Muggiò: il Sindaco ha commesso reato di vilipendio del Presidente della Repubblica; i pochi partecipanti alla chiamata del Sindaco si sono mostrati violenti e schierati “militarmente” per la difesa di un aberrante ideale politico, sconfitto dalla storia e dalla Resistenza.

AMMINISTRATORI DI MUGGIO’, INDIGNATEVI TUTTI!

Oggi in piazza qualcuno ha ignorato la Costituzione Repubblicana, e noi abbiamo cercato di impedirlo!

Muggiò, 16 Febbraio 2014

Partito della Rifondazione Comunista

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Muggiò non ci sta!

Posted by PRC Muggiò su giovedì 13 febbraio 2014

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IL COMUNICATO DELL’ANPI DI MUGGIÒ AL SINDACO:

Oggetto: celebrazioni ufficiali del giorno del ricordo a Muggiò

(16 febbraio ore 10:00)

All’att.ne del Sindaco, Dott. Pietro Stefano Zanantoni.

Con la presente, l’Associazione Nazionale Partigiani d’Italia di Muggiò – sezione “”Michele Robecchi”, vuole dimostrare lo sdegno per la scelta effettuata dall’Amministrazione comunale, da Lei presieduta, di invitare, in occasione delle celebrazioni per la “Giornata del Ricordo”, la signora Francesca Montagni Marchiori, vicepresidente dell’associazione battaglioni bersaglieri volontari “Benito Mussolini” e vicina alle posizioni dell’organizzazione nazifascista denominata “Unione per il Socialismo nazionale “RSI”.

Rammentiamo ancora una volta che l‘apologia delfascismo è un reato previsto dalla legge n. 645 del 1952 che vieta ad un’associazione, movimento o comunque un gruppo di persone non inferiore a cinque il perseguimento di finalità antidemocratiche proprie del partito fascista, esaltando, minacciando o usando la violenza quale metodo di lotta politica o propugnando la soppressione delle libertà garantite dalla Costituzione o denigrando la democrazia, le sue istituzioni e i valori della Resistenza, o svolgendo propaganda razzista, ovvero rivolge la sua attività alla esaltazione di esponenti, principi, fatti e metodi propri del predetto partito o compie manifestazioni esteriori di carattere fascista.

I nostri Padri costituenti nelle disposizioni transitorie e finali della Carta Costituzionale repubblica del 1948 sancirono a chiare lettere il divieto perentorio di ricostituzione, sotto qualsiasi forma, del defunto partito fascista.

Chiediamo quindi a Lei, signor Sindaco, di tornare sui suoi passi e di ripensarci, ricordandole come tale scelta si scontri con gli esempi di resistenza e di libertà che hanno saputo dare molti cittadini muggioresi durante l’occupazione nazifascista dell’Italia centrosettentrionale.

I nomi di alcuni di quei nostri eroi sono scolpiti su una lapide proprio nel cortile interno della Villa Municipale e rappresentano un tassello fondamentale della nostra storia comune e non sarà certamente un improvvido comizio a scalfire la memoria e l’identità collettiva dei muggioresi che rimane profondamente radicata nei valori di libertà e democrazia.

In occasione della celebrazione della “Giornata del Ricordo”, l’Associazione Nazionale Partigiani d’Italia parteciperà alla manifestazione con una forma di protesta silenziosa per rispetto di tutti coloro che sono stati ingiustamente e barbaramente uccisi e gettati nelle foibe perché siamo convinti che nessun uomo abbia il diritto di decidere della vita o della morte di un altro uomo.

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Sul costituzionale diritto di CRITICA

Posted by PRC Muggiò su domenica 16 giugno 2013

Rumorosi? Certo! Scomodi? Sicuro! Non autorizzati? Decidete voi!

Il sindaco Zanantoni ci accusa sulla stampa locale di illegittimità, riferendosi al presidio effettuato dal nostro Partito il 28 maggio contro l’ingiusta “tassa sulla cassa”.

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La polemica ha tutto il sapore dell’ipocrisia: viene contestata l’attività politica che si fa strada pure con fischietti e pentole per focalizzare l’attenzione su problemi che la Giunta ha introdotto nel silenzio e aveva tutta l’intenzione di mantenere segreti, consapevole forse della beffa ai danni di troppi mortificati cittadini.

Il Sindaco lamenta una certa insofferenza per dei rumoracci che ritiene addirittura illegittimi, quasi fosse necDocumento acquisitoessario protocollare opportuna richiesta per far sentire una protesta. Al riguardo pubblichiamo la lettera rilasciata dagli Organi di Polizia in data 23 maggio – 5 giorni prima del presidio –, che ci ha autorizzati all’occupazione temporanea del suolo pubblico per fini politici.

 

Forse quel presidio infastidisce il sindaco, che preferisce cittadini dormienti e impassibili; forse quella “manifestazione vera e propria”, come è stata definita da Zanantoni stesso, disturba gli animi di chi voleva farla franca; forse il primo cittadino vuole solo l’ennesimo articolo propagandistico per il proprio futuro elettorale.

Tuttavia continueremo la nostra lotta, anche all’interno del Consiglio Comunale con interpellanze specifiche, consapevoli di non essere una voce solitaria; come pure per le strade cittadine, tra le elettrici e gli elettori. Tra quanti, molti e in aumento, son stufi di una Giunta così ipocrita, incapace di adottare misure alternative e meno esose.

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PRESIDIO SOTTO IL COMUNE!!!

Posted by PRC Muggiò su domenica 26 maggio 2013

PRESIDIO

MARTEDI 28 MAGGIO 2013

DALLE 15.00 IN POI

FUORI DAL COMUNE PER DENUNCIARE L’IGNOBILE TASSA!

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A sostegno della lotta dei lavoratori Yamaha

Posted by PRC Muggiò su sabato 9 aprile 2011

Presidio Yamaha di Gerno – Lesmo

SABATO 9 aprile 2011 ore 16.30

Paolo Ferrero, Segretario Nazionale PRC

Heinz Bierbaum, Vicepresidente Linke tedesca.

incontrano i lavoratori e le lavoratrici in cassa integrazione della YAMAHA MOTOR ITALIA in presidio permanente a Gerno di Lesmo dal 13 Dicembre 2010

In Brianza sono centinaia le aziende e le realtà produttive, migliaia i lavoratori e le lavoratrici coinvolte in processi di ristrutturazione, licenziamenti e cassa integrazioni.

Tra queste realtà 66 lavoratori e lavoratrici della YAMAHA Motor Italia sono in presidio permanente, giorno e notte, di fronte alla propria azienda dal 13 Dicembre 2010.

Questo a Gerno di Lesmo a pochissime centinaia di metri dalla villa del presidente, a pochissime centinaia di metri dalla villa dei festini e dei bunga-bunga.

Due immagini della Brianza.

È dell’ottobre 2009 la decisione di Yamaha Motor Italia di attivare la procedura di licenziamento senza nessuna forma di confronto preventivo.

Chiudendo il reparto produzione, licenziando 66 lavoratori. Tutto questo, nonostante i trionfi mondiali e i positivi risultati economici.

In barba alla tanto sbandierata “responsabilità sociale di impresa” o alla mission di “Creare un clima aziendale favorevole all’iniziativa personale” così ben descritta nel Book Vision, il comportamento concreto della Direzione Aziendale è stato quello di buttare i lavoratori sulla strada.

Il presidio permanente a Gerno di Lesmo

Il presidio permanente a Gerno di Lesmo


Dopo avere costretto la multinazionale giapponese a richiedere la cassa integrazione straordinaria grazie ad una durissima occupazione del tetto dell’azienda nell’inverno del 2009, e’ stato sottoscritto un accordo (7 gennaio 2010) che prevedeva 24 mesi di cassa integrazione guadagni e una buona uscita di 8.000 Euro alla scadenza della cassa integrazione con successiva entrata in mobilità.

Nel medesimo accordo Yamaha si impegnava nel non più produrre o modificare moto in Italia.

Ma i lavoratori e le lavoratrici Yamaha studiano i termini dell’accordo ed analizzano il Bilancio Yamaha Motor Italia e scoprono che la Yamaha ha stanziato, in accantonamento nel bilancio consuntivo 2009, una cifra importante (circa 7.140.000 euro) per “prudenziale quantificazione degli oneri dei rischi legali connessi all’accordo con le rappresentanze dei lavoratori, nonché gli oneri di ripristino del sito”.

Una cifra questa che i lavoratori Yamaha considerano ridicola offensiva ed esageratamente sproporzionata rispetto a quanto messo effettivamente a disposizione per soddisfare l’accordo del 7 gennaio 2010.

Oltre a tutto questo sono emerse ulteriori incredibili considerazioni.

Mentre la Yamaha licenziava e sosteneva di essere nel pieno di una forte crisi: azzerava la propria situazione debitoria verso le banche per più di 12,5 milioni di Euro, distribuiva dividendi ai soci nell’anno 2009 per un valore di più di 2 milioni di Euro, presentava conti correnti bancari attivi per oltre 1,3 milioni di Euro con un flusso di cassa totale nel corso del 2009 di poco superiore agli 8 milioni di Euro.

Inoltre i lavoratori scoprono che, nello stesso periodo, Yamaha, tramite la consociata francese, sta facendo modificare delle moto presso un terzista a pochi chilometri, ad Arcore.

Per queste motivazioni e con la certezza che le basi dell’accordo non si fondavano su dati reali, dal 13 Dicembre 2010, i lavoratori sono coinvolti in un durissimo presidio permanente allestito a ridosso della Yamaha stessa (che li sorveglia in modo pressante utilizzando guardiani esterni).
I lavoratori e le lavoratrici Yamaha stanno aspettando e sollecitano l’azienda a delle precise risposte informazioni e chiarimenti.

Risposte informazioni e chiarimenti che non arrivano, in un triste, drammatico ed arrogante gioco del silenzio e del rifiuto. Il licenziamento di questi lavoratori non e’ riconducibile ad una crisi aziendale e la lettura del bilancio lo dimostra.

I profitti non devono essere esclusivamente delle aziende che devono mantenere e rispettare una dignitosa etica sociale base di ogni società civile. Le aziende non devono scaricare gli oneri delle proprie riorganizzazioni, degli errori del proprio management solo a carico dei lavoratori. Yamaha sta ingannando non solo i lavoratori e le lavoratrici , ma anche il sindacato e, soprattutto le istituzioni, a partire dal Ministero del Lavoro, la Regione Lombardia, fino all’Amministrazione Provinciale di Monza e Brianza.

Chiediamo, unendoci alle giuste e doverose richieste dei lavoratori, che venga costruito, al più presto, un tavolo istituzionale tra Yamaha Motor Italia, le organizzazioni sindacali e la rappresentanza sindacale unitaria al fine di arrivare ad una corretta soluzione economica e sindacale.

Su questi punti e con queste considerazioni, il Partito della Rifondazione Comunista e la Federazione della Sinistra ribadiscono e mantengono il proprio impegno. Questo il significato degli incontri programmati con Matteo Gaddi Responsabile lavoro-nord, e con il nostro Segretario Nazionale del Partito della Rifondazione Comunista Paolo Ferrero e Heinz Bierbaum Vicepresidente Linke Tedesca.

COSA, CHI e PERCHE’ stiamo aspettando? Come mai tutto questo tempo per offrire una giusta soluzione alla richiesta di giustizia, dignità e diritto dei lavoratori e delle lavoratrici della YAMAHA Gerno di Lesmo in presidio permanente dal 13 Dicembre 2010? Dobbiamo forse aspettarci proteste ancora più grandi ed estreme?

Esprimiamo la totale solidarietà e vicinanza – non solo politica – ai lavoratori ed alle lavoratrici in lotta.
Siamo e saremo a loro vicini, in tutti i momenti della loro lotta.
Dalla loro parte.
Come sempre!

Francesco Beretta (Portavoce Federazione della Sinistra Monza e Brianza)
Gerno di Lesmo (Presidio permanente Yamaha), 5 Aprile 2011

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YAMAHA – L’Italia che resiste!

Posted by PRC Muggiò su martedì 15 marzo 2011

Venerdi 18 marzo 2011
dalle ore 18.30
Presidio YAMAHA Gerno-Lesmo 

COSTINE E SALAMELLE,
DOLCI E PREMI.

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Buon 2011

Posted by PRC Muggiò su giovedì 30 dicembre 2010

AUGURI DI UN BUON 2011
***

Rifondazione Comunista
Federazione Brianza

***
La Federazione del PRC della Brianza augura un buon 2011 per i lavoratori, per i precari, per i disoccupati, per gli immigrati, per gli studenti, … ed un cattivo 2011 per il governo Berlusconi e per chi, come Marchionne, vorrebbe far scomparire le conquiste ed i diritti dei lavoratori.

***
Vi invitiamo a partecipare
Giovedi 30 DICEMBRE 2010 dalle ore 18.00
all’HAPPY-HOURS SOLIDALE
(organizzato in collaborazione con “Arancia Metalmeccanica” di Monza e Brianza)
che si terrà presso il presidio permanente dei lavoratori e delle lavoratrici della Yamaha di Gerno-Lesmo.

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