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Posts Tagged ‘razzismo’

FUORI I FASCISTI DALLE NOSTRE CITTA’!

Posted by PRC Muggiò su sabato 8 aprile 2017

Giovedi 6 aprile in concomitanza con l’iniziativa nazionale ANPI a Roma “Continuando il buon cammino”, gruppi neofascisti, neonazisti e razzisti hanno provocato e minacciato la convivenza democratica nei nostri comuni.
antifaA Desio Forza Nuova e Polo Sovranista hanno interrotto il consiglio comunale a passo squadrista, insultando i consiglieri.
Nella notte striscioni e manifesti di Casapound hanno imbrattato la Stazione ferroviaria di Monza e vie contigue (leggi il comunicato ANPI MB).
Nelle settimane scorse ad Arcore, Meda e ancora Monza, si sono date appuntamento forze della galassia nera, nostalgiche del boia Mussolini.
Altri ancora provocano in vista della Festa di Liberazione, il 25 aprile.
Quante camionette di squadristi vogliono sopportare le amministrazioni? Stanno aspettando che qualcuno ci rimetta la pelle, come nel passato?
Chiudere subito le loro sedi e i loro covi, negare ogni forma di spazio pubblico e privato, denunciare e condannare fascisti e nazisti a piede libero, ristabilire l’ordine democratico e sociale, ridare dignità ai valori della Resistenza: questi gli imperativi!

Applichiamo la legge Scelba (20 giugno 1952 n.645): LEGGI

Applichiamo la legge Mancino (25 giugno 1993 n.205): LEGGI

Blocchiamo la galassia nera del’estrema destra: CONSULTA IL LAVORO ANPI

Applichiamo ai regolamenti comunali clausole antifasciste: LEGGI ESEMPIO

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Milano antifascista

Posted by PRC Muggiò su martedì 26 gennaio 2016

Il 24 gennaio i nazi, il 28 gennaio Salvini e Le Pen

A Milano l’estrema destra assedia il Giorno della Memoria.

Milano Antifascista, Antirazzista e Meticcia, ha indetto un corteo per giovedì 28 gennaio, con partenza alle h. 18 a Pagano

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Che l’antifascismo non fosse più una cosa scontata lo sapevamo già, ma che ormai sia venuto meno anche un minimo di pudore è senz’altro un dato da evidenziare. Già, perché a Milano il Giorno della Memoria (27 gennaio) sta per essere letteralmente assediato da iniziative dell’estrema destra. Domenica 24 si tiene il convegno organizzato da un network europeo di ispirazione nazifascista, che comprende, oltre la nostrana Forza Nuova, anche organizzazioni come i tedeschi della Npd o quella banda di delinquenti che è la greca Alba Dorata. Il 28 e il 29 gennaio, poi, è il turno del fascioleghismo in salsa europea, con un evento che prevede il lancio ufficiale in Italia del coppia Salvini-Le Pen. E tutto questo senza che a livello istituzionale si siano ad oggi registrate reazioni degne di nota. Insomma, come se ormai valesse tutto.

Il Giorno della Memoria è sicuramente una commemorazione dai contorni molto istituzionali e quindi poco adatta a stimolare coinvolgimento e mobilitazione, ma è pur sempre il giorno in cui si ricorda la più grande infamia della storia del nostro continente,  cioè l’Olocausto, il genocidio di ebrei e rom, lo sterminio dei popoli “non ariani, gli  “untermenschen”, degli omosessuali, dei disabili, degli oppositori politici. Per questo si tratta di un giorno che dovrebbe di per sé tenere alla larga nazisti, fascisti, razzisti, antisemiti, xenofobi, omofobi e simili. Dovrebbe, appunto, ma evidentemente non è più così.

Il convegno del 24 gennaio è organizzato dalla rete nazifascista europea “Alliance for Peace and Freedom” (Apf) e inizialmente doveva tenersi alle Stelline, ma l’intervento dei movimenti antifascisti e dell’Anpi, che si è portata dietro un po’ di sinistra politica e sociale, ha fatto saltare la location. Hanno poi provato in Regione, ma è andata male anche lì, un po’ perché gli alleati della Lega si chiamano Casa Pound e non Forza Nuova e un po’ perché Maroni è già impegnato in altre edificanti battaglie, come quella di riuscire a trascinare il gonfalone di Regione Lombardia al Family Day. Quindi, finirà come al solito, cioè il convegno si terrà in un albergo milanese (ancora sconosciuto), grazie alla gentile intermediazione della Questura.

In ogni caso, non solo le reazioni da parte delle istituzioni del territorio, come il Comune (e gli stessi aspiranti sindaci) o la Regione (ma qui stendiamo un velo pietoso), sono state finora al di sotto del minimo sindacale, ma addirittura ci sono rappresentanti istituzionali che partecipano in prima persona al convengo del 24. A parte la grottesca consigliera regionale Baldini (a suo tempo eletta nella Lista Maroni), le locandine annunciano persino la presenza del ciellino ed ex Ministro Mario Mauro a fianco del capo di Forza Nuova.

Contro il convegno nazifascista il Comitato Permanente Antifascista ha organizzato un presidio per domenica mattina alle ore 10.00 alla Loggia dei Mercanti. Per ora ci risulta essere l’unica iniziativa in campo.

Il 28 gennaio alle 18 si terrà invece il convegno promosso dal gruppo parlamentare europeo di estrema destra, “Europa delle Nazioni e della Libertà”, costituito tra gli altri dalla Lega e dal Front National. Salvini questa volta non ha osato la piazza e tutto si svolgerà al chiuso (si entra solo con prenotazione), in una sala di Milano Congressi in FieraMilanoCity. È prevista la presenza di numerosi parlamentari europei e soprattutto dei capi dei principali partiti dell’estrema destra istituzionale del continente, a partire da Marine Le Pen. Alcuni rumours parlano anche della possibile presenza di deputati omofobi del partito di Putin. In altre parole, sarà il lancio politico, rivolto anzitutto alla stampa nazionale (conferenza stampa il 29 mattina), del fascioleghismo come opzione di governo, nazionale e continentale, e la conferma pubblica e definitiva della collocazione della Lega nell’alveo della destra radicale e xenofoba europea.

Con l’aria che tira in Europa e mentre anche qui da noi razzisti e xenofobi soffiano quotidianamente sul fuoco, se non peggio, sarebbe davvero incomprensibile se il progetto della coppia Salvini-Le Pen non incontrasse a Milano una voce contraria. Per questo diverse realtà, unite nella firma Milano Antifascista, Antirazzista e Meticcia, hanno indetto un corteo per giovedì 28 gennaio, con partenza alle h. 18 a Pagano.

Luciano Muhlbauer
Milano, 22 gennaio 2016

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Analisi dei dati e dei flussi migratori della Provincia di Monza e Brianza

Posted by PRC Muggiò su sabato 27 giugno 2015

RIVOLTIAMONZA

barcone-migranti
Parlare di numeri reali può aiutare a ridimensionare l’allarmismo prodotto dalla campagna politica mediatica della lega Nord contro i migranti e la presunta “invasione” in atto sul territorio.

In Provincia vivono – al 31/12/2014 – poco più di 74.000 stranieri, circa 1.000 in più rispetto al 2013 (+1,24%).
Una media di 1.350 stranieri per Comune (che sono 55).
Nel 2012 le statistiche Caritas-Migrantes parlano di 5 milioni di stranieri sul territorio nazionale, pari all’8,2% della popolazione.

In Brianza vivono in totale 864.557 persone (con una lieve crescita rispetto al 2013 dello 0,22%, comunque prossima alla crescita zero e di segno positivo solo grazie ai nuovi stranieri). Sul totale dei brianzoli quindi l’8,58% è straniero (nel 2013 era l’8,50%). Un dato in linea con le statistiche nazionali (che dal 2012 ad oggi avranno sicuramente visto un aumento percentuale).
La Provincia di Monza e Brianza ha avuto dal 2006 al 2013 una…

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Più democrazia e più diritti per tutti. Siamo tutti Charlie Hebdo

Posted by PRC Muggiò su domenica 11 gennaio 2015

Milano, Piazza Duomo e Palazzo Marino, 10.01.2015
Contro il terrorismo, contro le guerre, contro il razzismo, per la solidarietà, per l’uguaglianza, per la pace.

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La protesta conto decreto sicurezza e ronde padane

Posted by PRC Muggiò su domenica 22 febbraio 2009

Manifestazione del 21 Febbraio a Milano contro il decreto sicurezza e le ronde padane.

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Phone center: illegittima la legge lombarda… ricordate Lega Nord ed AN a Muggiò?

Posted by PRC Muggiò su sabato 1 novembre 2008

A fine 2005 la Lega Nord di Muggiò presentò in Consiglio Comunale una mozione in merito ai “phone center e internet point”, mozione che sosteneva una proposta di legge regionale punitiva, per motivi ideologici e preconcetti, di una intera categoria economica.

Alleanza Nazionale non volle apparire più moderata della Lega, ed a fine maggio 2006, tramite il suo Consigliere Comunale, interpellava l’Assessore competente chiedendo “Lo scorso Febbraio il Consiglio Regionale ha approvato la Legge sui call center. Detta legge regola gli orari di apertura e chiusura e l’abbattimento delle barriere architettoniche all’interno dei locali. Ogni centro deve rispettare tutte le norme edilizie, igienico–sanitarie e di sicurezza. Vorrei essere informato sui controlli effettuati, al fine di ottemperare alla Legge in questione.”

Il ministro della semplificazione

Il ministro della "semplificazione"

Di recente invece la Corte Costituzionale, con sentenza n. 350, ha dichiarato illegittima la famigerata legge regionale n. 6/2006 sui phone center, accogliendo dunque i numerosi ricorsi del TAR della Lombardia e dando ragione a quanti, come noi, avevano sin dall’inizio denunciato la sua palese natura discriminatoria e anticostituzionale.
Da oggi in poi, quella legge non esiste più. E questa è una buona notizia, poiché riafferma la vigenza dello stato di diritto. Ma purtroppo la legge n. 6/2006 ha già prodotto numerosi e vasti danni, visto che è stata ampiamente applicata sin dal marzo del 2007 da tanti Comuni lombardi, compreso quello di Milano, provocando la massiccia chiusura di legittime attività commerciali – passate da 2500 a 500 – e la rovina economica dei loro gestori.
La legge regionale n. 6 e la sua applicazione da parte di molti sindaci nulla c’entrava con la regolamentazione delle attività commerciali, ma intendeva unicamente alimentare, ancora una volta, le campagne d’odio tanto care a Lega e An. Infatti, la grande colpa dei phone center era semplicemente quella di essere gestiti e utilizzati soprattutto da cittadini immigrati. Insomma, una legge speciale, fuori dallo stato di diritto e contraria al principio di uguaglianza davanti alla legge e uno dei tanti casi, forse tra i più gravi in Lombardia, di xenofobia istituzionale.
Ma la cosa più ingiustificabile e disgustosa è che tutti gli attori istituzionali erano perfettamente consapevoli che la legge non avrebbe mai passato l’esame della Corte Costituzionale. Ciononostante, sia il centrodestra in Regione, che moltissimi Sindaci hanno premuto sull’acceleratore della sua applicazione, trattando come delinquenti e gettando sul lastrico centinaia e centinaia di persone e famiglie.

Attendiamo a questo punto le ennesime scuse pubbliche per i danni apportati ai gestori, a Muggiò come a livello regionale, che, come tutti capiscono, per essere credibili dovrebbero essere accompagnate da fatti concreti. In altre parole Regione Lombardia e quei Sindaci che hanno chiuso legittime attività commerciali sulla base di norme illegittime devono ora farsi di carico di garantire alle vittime un congruo e veloce risarcimento.

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EXTRACOMUNITARIO SFRUTTATO DAL DATORE DI LAVORO ITALIANO. Quando il titolo cancella la notizia

Posted by PRC Muggiò su lunedì 6 ottobre 2008

Il 9 Settembre 2008 il Giornale di Monza titolava a tutta pagina “Clandestino al lavoro nel cantiere del Comune“, e lo stesso titolo appariva nelle locandine esposte alle porte delle edicole comunali. La notizia riguardava un giovane extracomunitario trovato a lavorare in nero nel cantiere della scuola “De Amicis” dalla vigilanza locale, vicenda conclusasi, in base al resoconto dell’articolista, con la denuncia del datore di lavoro italiano per violazione delle norme sull’immigrazione e per aver impiegato manodopera in nero, e con la segnalazione dello stato di clandestinità del giovane alla Questura.

Ci ha colpito lo scollamento tra il sensazionalismo del titolo (crediamo sia stato malignamente orientato a screditare l’operato ineccepibile della Amministrazione Comunale) e la sottovalutazione dei veri contenuti della notizia.

Primo: l’articolo inizia con la poco rassicurante frase “L’ombra dei caporali sui lavori di ristrutturazione della scuola dell’infanzia di via de Amicis“. Questa ci sembra davvero una notizia interessante ed utile da approfondire; a 21esimo secolo ampiamente iniziato, nella civilissima brianza, ci sono segnali che esistono fenomeni di “caporalato” che pensavamo relegati alle aree del terzo mondo, dove la dignità dei lavoratori viene quotidianamente calpestata. Di simili segnali in verità ce ne sono parecchi sul territorio comunale, non a caso si resta allibiti nel seguire le vicende di quella piaga purulenta costituita dallo sventramento del parco del Grugnotorto ad opera dell’ex-maggiornaza di centro destra, piaga purulenta che ha visto l’interessamento perfino della Commissione Antimafia e l’omicidio, con 24 colpi di pistola, di uno dei titolari del Multiplex. Eppure, dopo il buon inizio, nessun approfondimento sulla problematica, e da allora il solito silenzio (ma a Palermo non avrebbero aggiunto “omertoso” alla parola silenzio?) è calato sul questa parte della notizia.

Secondo: nessun approfondimento sulla vicenda del ragazzo extracomunitario, solo la nota (infastidita?) che lo stesso è stato denunciato all’autorità giudiziaria quale “clandestino”. Strano; la stampa è considerata parte del “quarto potere” per la sua capacità di fare indagini autonome e, a volte, per condizionare addirittura le opinioni. Anche un Presidente degli Stati Uniti si è dovuto dimettere per le indagini di un giornalista. Eppure il nostro articolista non sente la necessità di capire come mai un ragazzo di 20 anni sia presente a Muggiò nello stato di clandestinità. Non si interessa se vengono violate le norme che recitano: «Il permesso di soggiorno è rilasciato, rinnovato o convertito entro venti giorni dalla data in cui è stata presentata la domanda» (è il contenuto dell’articolo 5, comma 9, del Testo unico sull’immigrazione). Poche volte la distanza fra un diritto garantito per legge e la sua soddisfazione pratica è apparsa così ampia. E pensare che in prima fila tra i diritti negati agli immigrati, che hanno provocato anche la denuncia della Chiesa, c’è quello al permesso di soggiorno per chi lavora (abitualmente!) nel nostro paese. Il documento che ti consente di iscriverti all’anagrafe, di affittare un alloggio, di aprire un conto in banca, di accendere un mutuo, di prendere la patente, di non aver paura quando cammini per la strada… di esistere socialmente! Forse la stampa potrebbe chieder conto sui tempi per ottenere il primo rilascio del permesso: appena 150 mila domande di assunzione esaminate in nove mesi, su 740 mila presentate da dicembre a maggio dai datori di lavoro (e solo 90 mila nulloasta partoriti alla data del 1 ottobre). Senza considerare poi i tempi per il rinnovo dei permessi elettronici scaduti. Sono circa 1 milione e mezzo, secondo la Cgil, gli immigrati in attesa di risposta alla richiesta di rinnovo. La domanda è costata loro 72 euro e 50: 30 per le Poste, che la accolgono e fanno una prima lavorazione, 27,50 al Poligrafico dello Stato, che materialmente stampa le tessere elettroniche, 14 allo Stato come diritti di bollo. Una circolare di Giuliano Amato, che risale all’estate 2006, abilitava la ricevuta delle Poste a momentaneo permesso di soggiorno. Non sarebbe il caso di dare seguito alle proposte del Presidente della Camera Gianfranco Fini che ha appena proposto una regolarizzazione: «Facciamo un censimento rigoroso e mettiamo a posto le centinaia di migliaia di persone che lavorano in Italia senza permesso. Non è una sanatoria, ma emersione dal nero»?

A questo punto ci permettiamo una nostra riflessione: secondo la dottrina, la Costituzione Italiana è caratterizzata da alcuni principi fondamentali (non revisionabili) che ne hanno ispirato la stesura:

  • Principio personalista
    La Costituzione coglie la tradizione giusnaturalista nel testo dell’art. 2: in esso infatti si dice che “la Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo”. Tali diritti sono considerati diritti naturali, non creati giuridicamente dallo Stato ma ad esso preesistenti. Tale interpretazione è agevolmente rinvenibile nella parola “riconoscere” che implica la preesistenza di un qualcosa. Questa impostazione fu il frutto di una reazione al fascismo, e alle devastazioni, culturali e materiali, da esso provocate.
  • Principio lavorista
    Ci sono riferimenti già agli art. 1 e 4. Il lavoro non è solo un rapporto economico, ma anche un valore sociale. Non serve ad identificare una classe; è anche un dovere ed eleva il singolo.

Ora domandiamo ai cittadini muggioresi: ma se i principi della Costituzione Italiana sono diritti naturali e inviolabili dell’uomo, presistenti alla nascita giuridica dello Stato, non ci rendiamo conto che se neghiamo questi diritti ai migranti rischia di essere rimesso in discussione il principio fondamentale della società e del pensiero moderno – dalla rivoluzione francese in Europa e dalla fine dello schiavismo americano – e cioè che le persone umane sono tutte uguali, hanno la stessa dignità, gli stessi diritti? E’ il rischio del razzismo: il dilagare del contagio razzista e delle sue espressioni violente e criminali che sta minando le fondamenta della nostra civiltà. Larghi strati della nostra classe politica non solo non stanno facendo nulla per affrontare il razzismo, ma addirittura da qualche anno stanno favorendo il contagio razzista con una politica dell’immigrazione fondata sulla paura, sull’eccitazione della xenofobia di massa, sulla ricerca miope e pazzesca del vantaggio elettorale. Anche il centrosinistra, il PD, nel periodo in cui ha governato, ha avuto responsabilità enormi. E’ stato l’inventore della caccia al romeno e al rom. Il centrodestra sembra subalterno alle pulsioni della Lega, all’idea del linciaggio del debole, alla caccia al clandestino che ci ricorda il periodo peggiore dell’Alabama razzista. 
Noi comunisti restiamo un’altra cosa.

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