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Posts Tagged ‘referendum’

Referendum: la coerenza del NO dell’ANPI

Posted by PRC Muggiò su venerdì 12 febbraio 2016

Carlo Smuraglia, Presidente nazionale ANPI – anpi.it

ANPI 11.02.2016

anpiNella riunione del Comitato nazionale dell’ANPI, del 21 gennaio, si è ampiamente ed approfonditamente discusso circa la riforma del Senato e la legge elettorale e sulla proposta di aderire ai Comitati referendari già costituiti. La discussione è stata veramente apprezzabile, per la ricchezza e la serietà delle argomentazioni e per la compostezza del confronto. Si partiva dalla proposta del Presidente di aderire ai Comitati referendari già costituiti sull’una e sull’altra legge, tutta fondata sul tema della coerenza nella intransigente difesa della Costituzione, secondo la linea perseguita dell’ANPI negli ultimi due anni.
Sulla relazione vi sono stati molti consensi e sono state manifestate alcune perplessità e preoccupazioni, che hanno contribuito – anch’esse – alla valenza complessiva del dibattito, consentendo di arrivare, alla fine, ad un voto sostanzialmente unitario (solo tre astensioni).

In effetti, proprio per il contributo della discussione e del confronto, si è pervenuti, non solo all’esito positivo già indicato, ma anche alla definizione – ai fini della chiarezza – delle modalità e delle “condizioni” che devono caratterizzare l’ingresso dell’ANPI nella compagine referendaria. Questi aspetti, resi evidenti ed esposti nelle conclusioni del Presidente, possono essere così sintetizzati:

l’ANPI aderisce alla iniziativa referendaria in stretta coerenza con la linea seguita per due anni sul tema della riforma del Senato e sulla legge elettorale, qualificata fin dalla prima manifestazione, al Teatro Eliseo di Roma, come “una questione di democrazia”. La conseguenza logica della approvazione delle due leggi in termini poco diversi rispetto a quelli iniziali, è che la parola va data alle cittadine e ai cittadini perché si esprimano liberamente, senza pressioni e soprattutto senza “ricatti”.

nell’aderire ai Comitati referendari già costituiti, l’ANPI mantiene la sua piena autonomia e la sua piena libertà di azione e di giudizio, impegnandosi peraltro a contribuire ad un efficace svolgimento della campagna referendaria, basata, prima di ogni altra cosa, su una corretta e completa informazione delle cittadine e dei cittadini sui contenuti dei provvedimenti di cui si chiederà l’abrogazione.

l’ANPI non è interessata – nel caso particolare delle riforme – ai problemi più specificamente “politici” (il “plebiscito”, la tenuta e le sorti del Governo, etc.); per la nostra Associazione il tema è solo quello dell’intransigente difesa della Costituzione da ogni “stravolgimento” che rimetta in discussione le linee portanti (anche della seconda parte) ed i valori di fondo; considera la Riforma del Senato e la legge elettorale, così come approvate dal Parlamento, un vulnus al sistema democratico di rappresentanza ed ai diritti dei cittadini, in sostanza una riduzione degli spazi di democrazia;

l’ANPI esclude la collocazione della battaglia referendaria nel recinto di un qualsiasi schieramento politico, nonché ogni altra opzione politica che non sia quella, appunto, della salvaguardia della Costituzione;

l’ANPI, che attualmente ha oltre 120.000 iscritti e un’organizzazione estesa all’intero territorio nazionale, deve godere di una rappresentatività all’interno dei Comitati referendari, adeguata a ciò che essa rappresenta, in tema di iscritti e di valori;

l’ANPI ritiene che – rispetto alle Assemblee pubbliche, pur talora necessarie – debbano essere privilegiati gli incontri e le iniziative di contatto e rapporto con i cittadini attraverso la formazione di Comitati locali, ampi ed aperti e rivolti soprattutto alla popolazione, per informare e convincere sui complessi temi in discussione;

si ritiene opportuno che i Comitati referendari, se non lo hanno già fatto, provvedano alla costituzione di esecutivi snelli e dotati di particolare autorevolezza, in grado di coordinare ed intervenire con indicazioni, suggerimenti e proposte, anche in rapporto con i comitati locali che si andranno costituendo;

l’ANPI si riserva di assumere anche iniziative autonome, ma non confliggenti con quelle dei Comitati, per informare sulla posizione assunta e sulle sue caratteristiche anche di autonomia, nonché su tutte le questioni che riguardano le due leggi in discussione.

Questi sono i connotati fondamentali e le “condizioni” dell’adesione dell’ANPI ai Comitati referendari.

Sotto il profilo interno, è evidente che questo ci impegna a dare il nostro contributo, in sede nazionale e in periferia, allo sviluppo della campagna referendaria, con iniziative, con la costituzione dei Comitati, con tutti i mezzi e gli strumenti di informazione e di convincimento.

Naturalmente, ci sono due condizioni “interne”, perché tutto questo si possa svolgere regolarmente: la prima dipende strettamente dalla concomitanza con la campagna congressuale, che culminerà nel Congresso nazionale a metà maggio. Bisogna riuscire a far bene l’una e l’altra cosa, considerando l’importanza che assume per la nostra Associazione, il Congresso, che è occasione di confronto, ma anche e soprattutto di definizione della linea che si adotterà per il futuro.

La seconda è che in una associazione pluralista come la nostra ci saranno certamente opinioni anche diverse da quella prevalsa nel Comitato nazionale; e del resto, alcune perplessità e preoccupazioni sono emerse anche in quella sede. Ebbene, la parola chiave è: “rispetto” di tutte le opinioni, pur nel contesto dell’attuazione delle decisioni assunte. Ognuno sarà libero di votare come crede, quando verrà il momento; ma oggi sono da evitare azioni ed iniziative che contrastino con la linea assunta dal massimo organo dirigente, così come devono essere – da parte di chi è convinto della bontà e della giustezza della decisione adottata – evitati toni e comportamenti che in qualche modo possano apparire prevaricatori. L’ANPI è perfettamente in grado di mantenere la sua preziosa unità se tutti rispettano le regole, le decisioni adottate e – al tempo stesso – le opinioni diverse.

C’è troppo da fare per continuare a discutere all’infinito: c’è il Congresso e ci sarà la campagna referendaria. Dunque, c’è lavoro in abbondanza è c’è, soprattutto, la convinzione e la certezza che ciò che facciamo, in piena autonomia e con assoluta attenzione all’identità ed ai valori dell’ANPI, è funzionale al bene del Paese e della collettività e soprattutto all’intransigente (e non conservatrice) salvaguardia della Costituzione.

Non escludiamo la possibilità di iniziative anche autonome, per illustrare e chiarire la nostra posizione e per indicare positivamente (lo ripeto per l’ennesima volta, non siamo per la conservazione dell’esistente a tutti i costi) ciò che si potrebbe (e si dovrebbe) fare, semmai, per superare alcuni difetti del bicameralismo “perfetto”, senza stravolgere la Costituzione, prendendo esempio anche da esperienze già realizzate in altri Paesi.

Pertanto, è opportuno “attrezzarsi”, conoscere bene la legge di riforma del Senato, conoscere bene la legge elettorale, per poterne indicare e spiegare i difetti, i limiti e le ragioni per cui ne chiediamo la cancellazione.

È un momento delicato e complesso; ancora una volta, questo costituirà motivo e stimolo per un impegno solido e convinto.

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Italicum: presentati quesiti referendari. Rifondazione Comunista aderisce

Posted by PRC Muggiò su lunedì 19 ottobre 2015

PRESENTATI IN CASSAZIONE DUE QUESITI PER OTTENERE REFERENDUM ABROGATIVI DELL’ITALICUM

43-referendum_immagineQuesta mattina una delegazione del Coordinamento per la Democrazia Costituzionale ha presentato alla Corte di Cassazione due quesiti per l’effettuazione di altrettanti referendum abrogativi della legge elettorale recentemente approvata dalla attuale maggioranza parlamentare (italicum).

Il CDC, sentito il parere di numerosi costituzionalisti, ritiene che la nuova legge non rispetti la sentenza della Corte Costituzionale (la n. 1 del gennaio 2014) che ha dichiarato lncostituzionale il cosiddetto ‘porcellum’ e in realta’ ne riproponga gli inaccettabili effetti distorsivi ipermaggioritari che porterebbero nuovamente alla composizione di un Parlamento non rispondente alla volontà espressa dagli elettori e dalle elettrici. Viene così tradito il principio della rappresentanza, fondamento di qualunque sistema democratico.

I quesiti presentati chiedono in particolare:

– la restituzione ai cittadini del potere di scegliere i propri rappresentanti, mediante la cancellazione della priorità assegnata alla figura dei capi-lista nei vari collegi e della facoltà loro concessa di candidature plurime (fino a 10), che consente alle segreterie di partito il potere di nominare gran parte dei deputati;

– l’abbandono del meccanismo del ‘premio’, che assegna di fatto la maggioranza assoluta alla lista (cioè al partito) che ottiene il 40% dei voti, e del ‘ballottaggio’, che amplifica gli effetti negativi del ‘premio’, assegnandolo alla lista che, pur non avendo ottenuto nemmeno il 40%, vince il secondo turno indipendentemente dal numero dei votanti; si potrebbe così assegnare un potere assolutamente sproporzionato a un partito che avesse ottenuto meno del 25% (per esempio) dei consensi. Il quesito è volto a ristabilire l’eguaglianza dei cittadini nell’esercizio del diritto di voto e ad assicurare il carattere rappresentativo della assemblea parlamentare.

Il CDC ritiene indispensabile che su un provvedimento così gravemente lesivo del dettato costituzionale, approvato da una maggioranza raccogliticcia di un Parlamento la cui legittimità è stata messa in discussione dalla citata sentenza della Corte costituzionale, siano chiamati a esprimersi gli elettori, soprattutto per le conseguenze gravissime che deriverebbero dalla eventuale approvazione anche delle modifiche costituzionali attualmente all’esame del Parlamento. Si verrebbe così a creare una intollerabile concentrazione di potere nelle mani del leader del partito vincente, privo di controlli e garanzie per le minoranze parlamentari (che rappresenterebbero però la maggioranza degli elettori).

Il CDC intende quanto prima procedere alla attivazione del comitato referendario, invitando alla collaborazione tutte le organizzazioni e i cittadini che condividono le sue preoccupazioni e intendono far valere la sovranità assegnata loro dall’articolo 1 della Costituzione.

Roma, 16 ottobre 2015

Il Partito della Rifondazione Comunista aderisce e sostiene la campagna referendaria. Auspichiamo che si definiscano al più presto con sindacati, movimenti, associazioni e altre formazioni della sinistra quesiti su scuola, jobs act e ambiente da affiancare a quelli depositati oggi su legge elettorale. 

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Acqua pubblica: passo dopo passo si torna indietro

Posted by PRC Muggiò su lunedì 21 settembre 2015

Approvata la Riforma della Pubblica Amministrazione: un ennesimo attacco del Governo ai referendum e alla volontà popolare

Passo dopo passo, si torna indietro

Ieri mattina il Senato ha licenziato in via definitiva la cosiddetta Riforma della Pubblica Amministrazione.
Nel corso dell’esame parlamentare questo disegno di legge si è trasformato in un ennesimo provvedimento omnibus con cui il Governo si arroga una serie di deleghe in bianco.

Come Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua c’interessa denunciare il fatto che con tale provvedimento il Governo avrà il potere di ridefinire la disciplina in materia di servizi pubblici locali con indicazioni esplicite volte al rilancio dei processi di privatizzazione.

Infatti, dietro la propaganda della razionalizzazione delle aziende partecipate dagli Enti Locali si cela un preoccupante disegno per l’aggiramento della volontà popolare espressa a giugno 2011 attraverso i referendum.
Diverse norme puntano a limitare drasticamente la possibilità di gestione pubblica, incentivano i processi di aggregazione, favoriscono attraverso premialità economiche la perdita del controllo pubblico dei soggetti gestori. Inoltre, si arriva addirittura a prevedere un sistema sanzionatorio per la mancata attuazione della cosiddetta razionalizzazione delle partecipate, basato sulla riduzione dei trasferimenti dello Stato alle amministrazioni inadempienti.
Non si obbliga più alla privatizzazione come fece il Governo Berlusconi nel 2009, ma si favoriscono processi che puntano ad raggiungere il medesimo obiettivo attraverso incentivi e premi o ritorsioni e rappresaglie.

In sostanza, si deve privatizzare o con le buone o con le cattive.

Dichiariamo da subito che nei prossimi mesi rilanceremo con forza la mobilitazione per far attuare l’esito referendario e ribadiamo che un’altra strada è praticabile, come dimostra l’esperienza di Napoli in cui il servizio idrico è stato ripubblicizzato e quella di Reggio Emilia dove assolutamente deve riprendere il percorso anch’esso volto ad una gestione pubblica.

Roma, 5 Agosto 2015.

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Attacchi all’acqua pubblica su tutti i fronti

Posted by PRC Muggiò su martedì 7 luglio 2015

Abbiamo già evidenziato la brutta vicenda della regione Emilia dove, passo dopo passo, si persegue lucidamente la strada di rinnegare la scelta democratica e progressista di 27 milioni di italiani (in settimana il consiglio locale di Atersir ha votato a favore dell’apertura della gara per l’affidamento dei servizi idrici e della gestione dei rifiuti a terzi).

Non è un’eccezione nel panorama italiano, ma uno dei tanti casi nei quali, con l’insediamento del governo PD di Renzi e della sua rete di uomini di potere collusi con l’ideologia del profitto privato e del capitale, si è smarrita la missione delle forze di sinistra.

Di seguito riportiamo un interessante dibattito che è chiarificatore delle posizioni in campo.

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Risposta di Emilio Molinari a Erasmo D’Angelis.

Prima dei contenuti colpisce il linguaggio di quanto scrive su il manifesto Erasmo D’Angelis, nuovo direttore dell’Unità (giornale fondato da Antonio Gramsci), rivolgendosi a Marco Bersani a proposito di privatizzazione dei servizi pubblici locali e idrici in particolare (http://ilmanifesto.info/erasmo-dangelis-lo-sblocca-italia-e-di-sinistra/). Rozzo, con paradossi estremi, nel giudicare coloro che difendono il servizio pubblico, D’Angelis dice che l’Italia è “l’ultimo paese sovietico d’Europa” e chi sostiene i servizi pubblici è fermo a Giolitti (liberale) cioè ad un Paese arretrato e miserabile, dove“la civiltà e il progresso si misuravano nella gratuità e nell’universalità dei servizi” (presumo intendesse l’universalità del diritto all’acqua potabile).

Ne discende che per l’ex presidente di Publiacqua Spa il diritto è un qualcosa che si acquista e la partecipazione dei cittadini alla cosa pubblica, testuali parole di D’Angelis, “si esprime comprando azioni delle imprese” e giocando in Borsa. E’ un modo di pensare che merita di essere ripreso, perché vi si possono leggere, brutalizzate, le fondamenta di quel pensiero politico e di quella cultura amministrativa che oggi, come un cancro, sta uccidendo la Comunità Europea, la Grecia, la democrazia; che strangola i Comuni, li spinge alla privatizzazione ricattandoli con lo Sblocca Italia (che per l’Erasmo è di “sinistra”, cretini noi a non capirlo) e si sta disfacendo non solo delle aziende municipalizzate ma anche delle Istituzioni.

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Io, lo confesso, sono vecchio ed ho rispetto per la storia. Penso che ci siano diritti e servizi fondamentali che attengono alla vita degli essere umani, l’accesso ai quali deve essere garantito a tutti, universalmente e gratuitamente (nel minimo) per vivere decentemente. Questa è la missione della politica dei “beni comuni” dalla Rivoluzione francese in poi. Non so se Turati e altri socialisti, oggi, avrebbero cambiato idea come dice l’Erasmo; so che questo è il pensiero della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani del 1948 e delle Costituzioni italiana ed europee nate dalla Resistenza e lo è stato della politica d’ogni colore… fino all’arrivo dei Chicago Boys.

Noi, inoltre, non abbiamo mai parlato di totale gratuità per tali servizi, abbiamo detto che non si devono fare profitti e che si deve garantirne l’accesso; abbiamo detto poi che la fiscalità generale deve garantire tali servizi e la loro efficienza e che questa è una priorità superiore agli armamenti, ad Expo, alle grandi opere inutili disseminate sul territorio italico ed alle migliaia di Enti inutili.

Chiariamoci subito alcune questioni: il movimento dell’acqua non ha mai difeso gli ottomila Enti pubblici, molti dei quali inventati dalla casta.

Le domande, a questo proposito, sono altre.

Perché, se proliferano gli Enti inutili, per la casta politica che li ha generati diventa un buon pretesto per privatizzare servizi essenziali come quelli idrici, dello smaltimento dei rifiuti o del trasporto pubblico?

Perché la questione morale, l’inefficienza, la corruzione degli amministratori pubblici devono essere impugnate dagli stessi come ragione per svendere al privato il patrimonio pubblico?

Perché il Sud viene presentato come il modello corrotto ed inefficiente, dimenticando che i servizi idrici del sud (salvo Napoli e l’acquedotto pugliese in house che se la cavano) sono già stati tutti privatizzati?

Perché non si denuncia che in Italia gli investimenti nei servizi sono 10 euro per persona all’anno contro gli 80/120 in Europa ?

Chi non investe sono coloro che tagliano la spesa pubblica e strangolano i Comuni e tutti quei privati a cui è stata affidata la gestione del 50% dei servizi idrici italiani (in particolare Acea, Iren, A2A, Hera, Suez, Veolia, tutte quotate in borsa). Vorrei fare una scommessa, sicuro di vincerla: sono convinto che tutti gli amministratori indagati per corruzione siano stati sostenitori delle privatizzazioni!!!

Perché non si vuole vedere quali disastri hanno fatto nel nostro Paese i privati: Parmalat, Cirio, Fiat, Ilva e poi Telecom, Alitalia ecc.?

Provi, D’Angelis, ad andare in Liguria ed a chiedere ai cittadini un po’ anziani cosa pensano di Iren, o provi a Milano a chiedere come funziona la quotata in borsa A2A; vedrà quanta nostalgia per la vecchia municipalizzata AEM che funzionava benissimo.

E’ immorale, questo sì, sentire tanta furia privatizzatrice e tanto accanimento contro ogni gestione pubblica da chi ricopre da anni ruoli di amministratore della cosa pubblica.

Erasmo D’Angelis è stato: Consigliere regionale, Presidente di Publiacqua, Presidente della Commissione Ambiente, Sottosegretario alle infrastrutture e trasporti e infine responsabile dell’unità contro il dissesto idrogeologico. E’ mai possibile che uno che ha ricoperto tante cariche pubbliche e gestito direttamente aziende pubbliche, debba essere l’accusatore della mala gestione e si permetta di definire i movimenti ed i 27 milioni di cittadini che hanno votato per la ripubblicizzazione come retrogradi sovietici?

Viene spontaneo chiedersi: ma dove ha vissuto e dove vive costui?

Dove si è costruito una simile lettura del passato e del presente, dell’Italia e dell’Europa?

In Europa e nel mondo le cose vanno in modo diverso da quanto D’Angelis sostiene: Parigi, Bordeaux, Nizza, Stoccarda, Berlino, Napoli, hanno ripubblicizzato; in Olanda ed in Belgio non hanno mai privatizzato; l’Irlanda è stata percorsa da manifestazioni per l’acqua pubblica; la Commissione del Parlamento europeo ha di recente votato per l’acqua diritto umano e aperto la discussione sul bene comune non mercificabile.

Dal marzo 2000 al marzo 2015 si sono verificati nel mondo 235 casi di rimunicipalizzazione dell’acqua in 37 Paesi diversi, per un totale di più di 100 milioni di persone; la maggioranza delle città sono in Francia (94) e negli USA (58, tra cui Atlanta e Houston); in Colombia Bogotà, in Argentina Santa Fè, Rosario, Mendoza, la provincia di Buenos Aires, in Guinea Conakry, in Uganda Kampala, in Mali Bamako, in SudAfrica Johannesburg, in Malesia Kuala Lumpur, ecc.

Tutti bolscevichi? Tutti non hanno capito la “modernità”?

I ricercatori dell’Università di Greenwich hanno anche indicano le ragioni di insoddisfazione per la gestione privata: scarsi investimenti in infrastrutture; degrado nella qualità dell’acqua; mancanza di trasparenza sui costi e sull’aumento delle tariffe; crescita esponenziale dei costi; rischi ambientali; non trasparenza finanziaria; riduzione dei posti di lavoro e prestazione di servizi scadenti.

Infine mi chiedo: ma il nostro detrattore della cosa pubblica si è accorto che anche il Papa è uno degli ultimi sovietici?

Ha letto l’Enciclica dove si dichiara, senza se e senza ma, che l’acqua potabile è un diritto umano e non si deve privatizzare né mercificare?

Che facciamo, rottamiamo anche il Papa?

Emilio Molinari

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Acqua pubblica – a Reggio Emilia il Pd ha deciso per il no. Da città modello a promessa tradita

Posted by PRC Muggiò su sabato 27 giugno 2015

Da Il Fatto Quotidiano
del 20 Giugno 2015
di Silvia Bia

il-mio-voto-va-rispettato-350x350Nella città emiliana scade il contratto con la multiutility e l’ex amministrazione aveva appoggiato la richiesta di passare a una gestione pubblica, commissionando anche uno studio di fattibilità. All’improvviso però il passo indietro votato in direzione provinciale. E sono ricominciate le proteste: “Questa non è democrazia. Buttano via un lungo percorso”. E c’è chi sospetta l’intervento da Roma dell’ex sindaco e ora ministro dei Trasporti Delrio: “Con lui era iniziato l’iter, ora non parla”

“Non può essere un partito a decidere per i cittadini. Questa non è democrazia. E’ un tradimento e basta”. Per tutta Italia, ancora prima di diventarla, Reggio Emilia era già la città simbolo del ritorno all’acqua pubblica e di un segnale di cambiamento possibile verso la ripubblicazione dei servizi. Ma dopo il sì del referendum del 12 e 13 giugno 2011 e promesse e documenti ufficiali che prevedevano di sganciarsi dal privato, al momento di fare il passo decisivo il Pd ha ingranato la retromarcia. E adesso i comitati tornano in piazza, decisi a far rispettare agli amministratori gli impegni presi quattro anni fa e a svincolarsi dalla multiutility quotata in Borsa Iren, attuale gestore del servizio idrico in scadenza. “La rabbia è che abbiamo fatto un percorso, ci sono tutte le condizioni, ma manca il ruolo della politica, che forse ha interesse a rimanere con Iren”, spiega Tommaso Dotti del comitato Acqua bene comune. “Non possono decidere di buttare tutto al vento, non possono vincolare i cittadini a un privato per altri 25 anni”.

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Privatizzare è facile come bere un bicchier d’ACQUA!

Posted by PRC Muggiò su mercoledì 17 dicembre 2014

Il governo Renzi ha deciso che il referendum del 2011 è carta straccia; basta con i valori dello “scorso secolo” secondo cui la gestione dei beni comuni e dell’acqua debbano essere pubblici, partecipati, su gestione territoriale e senza profitti!

Ben 3 manovre infatti tentano di correggere questo “eccesso di democrazia”:

  • con la “Spending Review” si vogliono razionalizzare tutte le società partecipate dagli enti locali riducendole e demansionando il ruolo della pubblica amministrazione;

  • col decreto “Sblocca Italia” si impone ai Comuni di aggregare le società del servizio idrico in un unico grande soggetto, favorendo i grandi capitali finanziari di A2A, Iren, Hera, Acea;

  • Con la Legge di Stabilità si incentivano le privatizzazioni, in modo da dare liquidità immediata ai Comuni; e sotto traccia viene eliminata dall’art.26 del Collegato Ambientale alla Legge di Stabilità (votato nei mesi scorsi alla Camera), la norma che imponeva l’installazione di erogatori idrici per garantire il minimo vitale (circa 40 litri al giorno) a tutti i cittadini, anche se caduti nella morosità incolpevole per la perdita del lavoro e la crisi economica

Le conquiste ottenute negli anni scorsi con l’ampio fronte di realtà sociali coinvolte nei comitati vengono cancellate con una sequela di voti in un Parlamento di non eletti.

il mio votoChi si era esposto per la campagna referendaria del 2011 ha oggi il dovere morale tornare a mobilitarsi.

Ci sono Comuni – come Muggiò – che si sono più volte dichiarati sul tema dell’universalità dei diritti legati all’acqua. Da questi Comuni deve partire una nuova e vasta campagna.

Nel 2010 in Consiglio Comunale si votò all’unanimità una mozione che recita tra le altre cose: “l’acqua rappresenta l’esempio più evidente di un bene comune a livello mondiale, un bene comune che non si può rifiutare agli esseri umani ed alle specie viventi, un bene naturale fondamentale che non può essere sostituito da altre sostanze né si può evitare o posticiparne l’uso, non esistendo scelte alternative”.

E 5 anni prima un’altra mozione, per il “Riconoscimento dell’acqua come bene comune e patrimonio dell’umanità”, approvata a maggioranza col solo voto contrario di Zanantoni e alcuni astenuti dalla destra, impegnava l’allora Sindaco Fossati “a garantire la sicurezza dell’accesso all’acqua, nelle quantità e qualità necessarie alla vita, a tutti i membri della comunità locale, in solidarietà con le altre comunità e con le generazioni future pari a 40 litri di acqua al giorno per ogni persona”.

L’acqua doveva essere uno strumento di pace, di sviluppo umano; oggi si toglie queste diritto elementare dell’acqua quale bene comune e patrimonio dell’umanità ai tanti cittadini in difficoltà economiche!

Si può rimanere in silenzio di fronte a tale spregiudicato arretramento, oppure si può partire dalla petizione disponibile su: www.acquabenecomune.org/petizione per iniziare a rilanciare i valori che sono stati condivisi dal popolo referendario del 2011. Noi ci schieriamo con questo fronte progressista, contro la barbarie di chi vuole privatizzare i patrimoni dell’umanità; se ci sono altre persone di buona volontà che vogliono condividere questa battaglia è bene che si attivino ora.

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Rifondazione Comunista aderisce ai referendum contro l’austerità

Posted by PRC Muggiò su giovedì 24 luglio 2014

Pubblicato il 22 lug 2014

di Roberta Fantozzi e Paolo Ferrero

Rifondazione Comunista aderisce ai 4 referendum abrogativi di parte della legge 243/2012.

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I referendum, anche oltre il loro oggetto specifico, sono un’occasione per denunciare con una campagna di massa nel paese, le politiche di austerità: il principio del pareggio di bilancio sciaguratamente introdotto in Costituzione con la modifica dell’articolo 81 ed ulteriormente inasprito dalla legge 243 che elimina ogni residua possibilità di politiche anticicliche, ed il Fiscal Compact, i cui folli obiettivi su deficit e debito peggiorano persino l’impianto liberista del Trattato di Maastricht.

I vincoli del Fiscal Compact, a cui il governo Renzi si attiene, acuiscono la crisi e distruggono i diritti sociali e del lavoro, a solo vantaggio dei grandi poteri economici e finanziari che vogliono mercificare ogni ambito della vita sociale, per trarre profitto da una nuova ondata di privatizzazioni.

Sosteniamo i referendum, come sosteniamo la proposta avanzata da un vasto arco di giuristi di una legge costituzionale di iniziativa popolare di intera riscrittura dell’articolo 81. Proporremo anche una analoga iniziativa perché, come avvenne nel 1989, il popolo italiano possa pronunciarsi direttamente con un referendum di indirizzo sul Fiscal Compact.

Siamo impegnati affinchè le campagne in corso possano intrecciarsi con la ripresa delle mobilitazioni in Italia ed in Europa contro le politiche neoliberiste, per un’alternativa sempre più urgente.

Per info: http://www.referendumstopausterita.it/

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Referendum sul lavoro, consegnate in Cassazione un milione di firme

Posted by PRC Muggiò su mercoledì 9 gennaio 2013

Chiedono l’abolizione della riforma dell’articolo 18 e dell’articolo 8, vedi decreto Sacconi

Oltre un milione di firme sono state consegnate in queste ore in Cassazione. Raccolte da Idv, Rifondazione comunista, Sel, Verdi, Fiom, Alba, tra gli altri, per abolire la riforma dell’art.18 introdotta dal ministro Fornero e l’abolizione dell’art.8 del decreto Sacconi sui contratti di lavoro (l’articolo 8 di fatto abolisce il contratto nazionale). Sui due quesiti, comunque, per effetto dello scioglimento delle Camere, si rischia di non votare, e il comitato promotore ha gridato “allo scippo”. Nelle scorse settimane aveva scritto a Napolitano chiedendo di posticipare lo scioglimento delle Camere di alcuni giorni. E invece il presidente della Repubblica e garante delle Costituzione repubblicana ha fatto orecchie da mercante. La legge prevede infatti che le firme non possano essere depositate nell’anno precedente a quello in cui siano indette elezioni. Per Paolo Ferrero, presente oggi alla consegna delle firme, «questo è un referendum scippato: un milione di cittadini e cittadine hanno firmato per questi referendum ma non si potrà mai votare. Con un atto seconde me antidemocratico, il Capo dello Stato ha sciolto le Camere prima del 31 dicembre. Se le avesse sciolte all’inizio del nuovo anno, i cittadini sarebbero potuti andare alle urne». Ora per permettere lo svolgimento delle consultazioni il Comitato Promotore percorrerà tutte le vie legali possibili, facendo ricordo alla Corte Costituzionale e inoltre appello a tutti i candidati alle elezioni di febbraio perché dimostrino di non avere paura della consultazione democratica, e garantiscano con un decreto la validità delle firme, come già successo in passato. Secondo una funzionaria dell’Alta Corte, sarà anche l’ufficio centrale per i referendum ad esprimersi sulla delicata questione.

in data:09/01/2013

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Referendum su lavoro e pensioni

Posted by PRC Muggiò su venerdì 23 novembre 2012

PROSSIMI BANCHETTI A MUGGIÒ:

  • sabato 24 novembre 2012, dalle ore 8  alle ore 13
    nel posteggio antistante e sotterraneo della COOP di viale della Repubblica;
  • domenica 25 novembre 2012, dalle ore 13 alle ore 17,
    sul piazzale della Cascina Faipò di via Meda;
  • sabato 1 dicembre, dalle ore 8 alle ore 13,
    davanti al supermercato SUPERDI di via R. Sanzio;
  • domenica 2 dicembre, dalle ore 8 alle ore 13,
    davanti alla chiesa di S. CARLO;
  • martedì 27 novembre, 4 dicembre e 11 dicembre ore 9-13,
    MERCATO DI MUGGIÒ

 PRESSO L’UFFICIO ANAGRAFE DEL COMUNE:

  • dal lunedì  al venerdì  9,00-12,30
  • martedì 14,30-18,00
  • sabato  08,45-12,00.

 

 

Sostieni i referendum su lavoro e pensioni.

Firma ai banchetti o presso i comuni. Passaparola.

Referendum

I Referendum che proponiamo hanno questi obiettivi:

  • Abrogare l’articolo 8 e difendere il contratto nazionale.
  • Ripristinare l’art. 18 dello Statuto dei lavoratori.
  • Abrogare la controriforma delle pensioni Fornero – Monti.
  • Eliminare la diaria dei parlamentari.
  • Si tratta perciò di referendum molto importanti (che sono variamente sostenuti da diverse forze politiche della sinistra, sociali e sindacali) ma la cui riuscita dipende essenzialmente dall’impegno di ognuno di noi.
  • Le firme si raccolgono ai banchetti organizzati in molte realtà locali ma contiamo che un numero significativo (e determinante) di adesioni avvenga presso le segreterie dei comuni (negli orari d’ufficio ed entro la fine di dicembre).
  • Contiamo soprattutto sul fatto che ci sia un passaparola ad esempio attraverso i  contatti email, twitter o facebook.
  • E’ possibile, a questo scopo, inoltrare questa comunicazione o anche solo il presente riquadro.
  • Altre informazioni generali sui siti: www.referendumlavoro.it
    www.referendumpensioni.it

Informazioni locali sul sito: www.brianzapopolare.it

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La COOP (non) sei tu… e non ti concede lo spazio per raccogliere le firme sui diritti dei lavoratori

Posted by PRC Muggiò su sabato 10 novembre 2012

non concede lo spazio per raccogliere le firme sui diritti dei lavoratori
Avevamo concordato personalmente con il responsabile del punto vendita di Muggiò la presenza di un nostro banchetto, al riparo dalla pioggia, per raccogliere le firme sui referendum sul lavoro… ma pochi minuti dopo aver posizionato il materiale ecco che si presenta il povero vigilantes con il mandato di farci sloggiare.

Siamo tutti soci della COOP abbiamo detto, ci sarà un errore. Alcune telefonate alla ricerca dei responsabili, un rapido sopralluogo dei Vigili Urbani; nulla da fare. La responsabile conferma che “si sono sbagliati” a darci l’assenso e che dobbiamo andarcene per non creare precedenti come da ordini ricevuti dall’alto.

Un senso di amarezza e rabbia… alcuni soci valutano come portare alla discussione collettiva l’accaduto… altri valutano se confermare l’adesione alla COOP.

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Happy Hour BattiQuorum!

Posted by PRC Muggiò su mercoledì 8 giugno 2011

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REFERENDUM 12 E 13 GIUGNO 2011

Posted by PRC Muggiò su martedì 24 Mag 2011

I prossimi domenica 12 e lunedì 13 giugno, gli elettori saranno chiamati ad esprimersi in merito a 4 Referendum abrogativi:

  1. Modalità di affidamento e gestione dei servizi pubblici locali di rilevanza economica (scheda di colore ROSSO),
    VOTA SI
    PER DIRE NO ALLA PRIVATIZZAZIONE DELL’ACQUA
    ;

  2. Determinazione della tariffa del servizio idrico integrato in base all’adeguata remunerazione del capitale investito (scheda di colore GIALLO),
    VOTA SI
    PER DIRE NO ALLA PRIVATIZZAZIONE DELL’ACQUA
    ;

  3. Nuove centrali per la produzione di energia nucleare (scheda di colore GRIGIO),
    VOTA SI
    PER DIRE NO ALLA COSTRUZIONE DI CENTRALI NUCLEARI IN ITALIA
    ;

  4. Abrogazione di norme della legge 7 aprile 2010, n. 51, in materia di legittimo impedimento del Presidente del Consiglio dei Ministri e dei Ministri a comparire in udienza penale (scheda di colore VERDE CHIARO),
    VOTA SI
    PER DIRE NO AL LEGITTIMO IMPEDIMENTO
    .

I seggi saranno aperti:

-domenica 12 giugno 2011, dalle ore 8,00 alle ore 22,00;

-lunedì 13 giugno 2011, dalle ore 7,00 alle ore 15,00.

Per esercitare il diritto di voto è necessario essere in possesso della tessera elettorale del Comune di Muggiò e di un documento d’identità valido; nei prossimi giorni alcuni incaricati comunali provvederanno alla consegna a domicilio delle tessere elettorali non ancora consegnate ai neo-diciottenni ed a coloro che si sono trasferiti a Muggiò nell’ultimo anno.

Chi non avesse ricevuto la tessera elettorale o l’avesse smarrita, può rivolgersi all’Ufficio Elettorale Comunale (sede di Villa Isimbardi-Piazza Matteotti 5-piano terra) che, a tale scopo,  da martedì 7 giugno 2011 a sabato 11 giugno 2011, sarà aperto con orario continuato dalle ore 9,00 alle ore 19,00, mentre nei giorni di domenica 12 giugno e lunedì 13 giugno 2011 osserverà lo stesso orario di apertura dei seggi elettorali.

Al fine di favorire l’esercizio del diritto al voto agli elettori con disabilità verrà effettuato, come di consueto, apposito servizio di trasporto dal domicilio del cittadino sino al seggio elettorale di appartenenza. Il servizio è gratuito e sarà garantito nella giornata di domenica 12 giugno 2011, dalle ore 9,00 alle ore 13,00. Per usufruire del servizio occorre telefonare all’Ufficio Elettorale (039.2709317/318), dal 7 al 10 giugno 2011, dalle ore 9,00 alle ore 19,00.

Fonte: http://www.comune.muggio.mb.it

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COMUNICATO STAMPA -Comitato Acqua Pubblica-

Posted by PRC Muggiò su sabato 12 giugno 2010

COMUNICATO STAMPA

Il comitato cittadino promotore referendario per l’acqua pubblica ha rilevato e assistito ad alcuni fatti incresciosi compiuti dall’amministrazione comunale a discapito del comitato stesso; fatti dovuti a un accanimento politico nei nostri confronti e negli ideali collettivi.

–          15 MAGGIO 2010. Durante la festa PR.E.GIO (Protagonismo giovanile), nel Parco Casati, viene chiesto, su indicazione del sindaco, al rappresentante di un’associazione giovanile, che era stata invitata e che intendeva raccogliere le firme per il referendum, prima di eliminare gli striscioni sull’acqua pubblica e poi di uscire dal parco per raccogliere le firme.

–          23 MAGGIO 2010. Il comitato presenta una richiesta di occupazione del suolo per la raccolta firme in p.za Matteotti. L’autorizzazione ad occupare quell’area viene negata dalla Polizia Locale perché all’interno del parco (ma non in piazza!) si svolgeva una festa della lista civica Brianza 2009.

–          5 GIUGNO 2010. Giornata mondiale dell’Ambiente, presso il Parco Superga. Un’associazione ambientalista, membro del comitato, presenzia la festa su invito del Comune e decide di raccogliere le firme. L’assessore allo sport, benessere e tempo libero impone che vengano tolti i manifesti sull’acqua e alla richiesta di maggiori spiegazioni rivendica prima la neutralità politica della festa, poi ammette di aver invitato l’associazione malvolentieri perché ritenuta – a confronto con gli altri invitati – l’unica schierata a “sinistra”.

  • L’Art. 75 della Costituzione italiana recita al comma 3 che “Hanno diritto di partecipare al referendum tutti i cittadini chiamati ad eleggere la Camera dei deputati.”
    È stato violato palesemente un diritto costituzionale, ostacolando il diritto di partecipazione ai cittadini interessati.
  • Al comma 5 dello stesso articolo si legge che: “La legge determina le modalità di attuazione del referendum.” Tali leggi indicano quali sono i casi in cui può essere vietata una raccolta firme e i casi sono unicamente riconducibili all’ordine pubblico: non può essere vietata quindi una raccolta firme per motivi politici, dato che peraltro la raccolta firme per un referendum non è considerata attività di propaganda politica (come al contrario è stato affermato dalle alte cariche muggioresi).

Non sono mai state violate inoltre le regolamentazioni riguardo al Codice della Strada (art.20) e del regolamento TOSAP, riguardanti entrambe l’occupazione del suolo pubblico ed eventuali tasse … e non il permesso o meno di effettuare una raccolta firme.

  • Negli eventi sopra descritti per giustificare il divieto alla raccolta firme sono state addotte motivazioni sempre differenti (motivi politici, di concomitanza con altre feste …) da quelli stabiliti per legge: risultano quindi atteggiamenti illegali e passibili di abuso di potere (come riferitoci da fonti giudiziarie).

Per chiarire meglio il clima da “Big Brother” orwelliano che si è instaurato, in cui un capo vede e decide tutto per tutti, riferiamo di seguito alcune frasi dell’assessore Scuppilliti il 5 giugno 2010 al Parco Superga:

  • A casa tua fai quello che vuoi, a casa mia decido io!” (Casa sua = Giornata MONDIALE dell’Ambiente pagata dai contribuenti);  “Ma cosa credete di fare? Nonostante io avessi saputo la vostra connotazione politica vi ho invitato! Basta vedere i vostri iscritti”;  “Il Comune ha deciso che si tratta di un’attività politica!”; ecc.

Comitato referendario per l’acqua pubblica

Muggiò, 12\6\2010

comitatoacquamuggio@yahoo.it

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