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Posts Tagged ‘Reggio Emilia’

Anche il Pd dice addio all’acqua pubblica. Cosa resta a quattro anni dal referendum

Posted by PRC Muggiò su mercoledì 8 luglio 2015

Meglio i privati che le casse piene di debiti. Così si giustifica Reggio Emilia, un tempo avanguardia della “ri-pubblicizzazione” dei servizi idrici, oggi non più. Un anniversario senza successi per chi aveva creduto nel voto del 2011. Resta la Chiesa a muoversi contro chi lucra

di Francesca Sironi

30 giugno 2015

La borsa o la democrazia. Il debito o il voto popolare. Lo sfondo politico del duello fra Grecia e Bruxelles si ripropone in piccolo fra rubinetti e acquedotti d’Italia. Diversissime la scala e le conseguenze, certo, ma non  dissimile il dilemma: conta più il bilancio o la partecipazione democratica? È meglio un comune che rispetta la volontà di un referendum aggravandosi però di debiti o un comune che taglia le spese privatizzando i servizi? È possibile che le amministrazioni locali siano capaci di gestire la cosa pubblica in modo efficiente, o bisogna arrendersi a pensare che tutte le municipalizzate siano solo carrozzoni di sprechi da chiudere al più presto?

Aut aut dalle conseguenze concrete. Reggio Emilia, la Campania, e le posizioni del governo segnano il quarto anniversario del Referendum sull’acqua sancendo un’ennesima sconfitta per i ventisei milioni di elettori che espressero la loro opinione nel 2011. Perché se è vero che i municipi non sono stati costretti a privatizzare, è altrettanto vero che le ultime manovre del consiglio dei ministri premiano i sindaci che fanno cassa dismettendo le società partecipate a favore di agglomerati quotati in borsa. Si apre così la nuova fase delle battaglie idriche. In cui più delle scelte politiche valgono le “ragioni di bilancio”. Scavalcando anche le convinzioni più assodate.

Reggio Emilia
Reggio Emilia

LA FONTE DI REGGIO
L’anniversario del referendum è imploso davanti alle porte della rossa Reggio Emilia. La città dell’attuale ministro delle Infrastrutture Graziano Delrio era stata fra le prime ad abbracciare la causa referendaria, seguendo l’onda dei 250mila abitanti della provincia che avevano detto sì alla consultazione del 2011. Scaduto il contratto con l’affidataria Iren due anni fa, il Comune si era preso una “pausa di riflessione”: fino ad oggi ha prorogato il servizio alla multiutility commissionando studi e ricerche per capire se fosse possibile ri-pubblicizzare il servizio idrico, come voleva il voto popolare.
La risposta degli esperti è stata unanime: sì. Lo stesso attuale sindaco, Luca Vecchi, in campagna elettorale si era sbilanciato a favore dell’acqua “bene comune”. Ma ora la giunta si appresta a voltare le spalle alla prospettiva. «Per noi Reggio Emilia era un modello: negli ultimi anni abbiamo partecipato a consultazioni democratiche, dibattiti, piani economici seri e condivisi», racconta Paolo del Forum nazionale per l’acqua pubblica: «Avevamo la certezza che saremmo andati verso la fine della gestione privata: la fattibilità era stata  confermata da più consulenti. Adesso, invece, buttano via tutto questo». L’ipotesi “ri-pubblicizzazione” infatti sarebbe ormai tramontata nonostante le proteste dei referendari . La scelta definitiva arriverà solo a settembre, e il dibattito consiliare è in corso, ma la giunta vorrebbe piuttosto una gara fra soggetti di mercato o al massimo una società a capitale misto.

Acqua, il referendum tradito

Due anni fa 26 milioni di persone chiedevano con il loro voto di togliere i profitti dei privati sui servizi idrici. Ma poco o nulla è cambiato. Anzi, politici e tecnici non fanno altro che approvare decreti controccorente. A parte quattro sindaci su ottomila, nel resto del Paese è tutto come prima. Tra faide, bilanci disastrosi e trasparenza zero

«La nostra è una semplice valutazione di concretezza e, credo, di buona amministrazione», risponde Francesco Notari, assessore al bilancio di Reggio Emilia: «Non penso che i cittadini preferiscano una nuova municipalizzata piena di debiti e dal futuro incerto, piuttosto che il servizio che c’è attualmente, e che funziona bene, a costi standard». I debiti a cui si riferisce l’assessore sono quelli di cui il Comune dovrebbe farsi carico per “comprare” da Iren gli investimenti già effettuati e non ancora ammortizzati nelle bollette. La stima è di 190 milioni di euro ancora da saldare, a cui andrebbero tolti però 88 milioni di crediti che la stessa città vanta nei confronti della s.p.a.

Insomma, Reggio Emilia dovrebbe sganciare subito 102 milioni di euro a Iren, chiedendo un prestito alle banche o alla Cassa Depositi e Prestiti. «È vero, le banche si erano dette disponibili. Ed è vero, il servizio idrico è una certezza: a parte i casi di insolvenza o eventuali emergenze, produce un reddito assicurato e costante», ammette l’assessore: «Ma ciò non toglie che ci prenderemmo il peso di milioni di debiti. Senza per questo garantire un servizio migliore».

I PASSI INDIETRO
Per il Forum nazionale è un ritornello questo che si sente anche nel resto d’Italia, dal Lazio a Vicenza: considerazioni economiche scavalcano la “pur forse magari” volontà di cambiare lo status quo a favore della titolarità pubblica della gestione dell’acqua, com’era nello spirito del referendum. Il #cambioverso, dicono gli attivisti, arriva direttamente dal governo, che con una serie di interventi, dalla Legge di Stabilità allo Sblocca Italia, fino alla riforma Madia ancora in discussione, si sarebbe espresso esplicitamente a favore delle grandi multiutility.

Un esempio? I proventi che i sindaci riescono a incassare vendendo quote pubbliche di partecipate a favore dei privati, sono esenti dalla spending review. Sono soldi freschi, da spendere. «Queste posizioni hanno bloccato le ri-pubblicizzazioni anche là dove erano state avviate, come a Vicenza», continua Paolo: «Siamo di fronte a una massima italiana: cambiare tutto, per non cambiare niente». I referendari non si fermano però, e proseguono la moral suasion verso gli amministratori, citando come caso simbolo sempre Napoli, che ha effettivamente rimesso in mano comunale la gestione dell’acqua.
Una posizione su cui è piovuto da poco anche il sostegno del cardinale Crescenzio Sepe, che in una lettera pastorale dedicata al tema della sete e ispirata dall’Enciclica di Papa Francesco sottolinea alcuni aspetti specifici della questione. «La corsa ad accaparrarsi le fonti idriche potabili caratterizzerà probabilmente gli scenari delle battaglie del domani», scrive l’arcivescovo di Napoli: «Già oggi molti vorrebbero privatizzarla, scorgendovi un potente fattore di speculazione economica. In questo senso, la trasformazione dell’acqua – da dono per tutti a merce – è uno dei principali motivi di ingiustizia».

CHIAROSCURI CAMPANI
Se il capoluogo brilla però, al quarto anniversario del referendum, non è così per il resto della Campania. In particolare, per l’area del Sarnese-Vesuviano, dove il servizio idrico è gestito da Gori, una controllata di Acea. A tutti i residenti della zona, infatti, la Gori aveva inviato centinaia di bollette per recuperare 120 milioni di euro che le sarebbero dovuti essere riconosciuti – a posteriori – in base alle nuove tariffe standard nazionali. A firmare il via libera alla riscossione era stato l’allora presidente dell’Ente d’ambito, Carlo Sarro, ancora adesso, dopo diverse proroghe, commissario della stessa istituzione (che non è stata sciolta come chiede la legge).

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Acqua pubblica – a Reggio Emilia il Pd ha deciso per il no. Da città modello a promessa tradita

Posted by PRC Muggiò su sabato 27 giugno 2015

Da Il Fatto Quotidiano
del 20 Giugno 2015
di Silvia Bia

il-mio-voto-va-rispettato-350x350Nella città emiliana scade il contratto con la multiutility e l’ex amministrazione aveva appoggiato la richiesta di passare a una gestione pubblica, commissionando anche uno studio di fattibilità. All’improvviso però il passo indietro votato in direzione provinciale. E sono ricominciate le proteste: “Questa non è democrazia. Buttano via un lungo percorso”. E c’è chi sospetta l’intervento da Roma dell’ex sindaco e ora ministro dei Trasporti Delrio: “Con lui era iniziato l’iter, ora non parla”

“Non può essere un partito a decidere per i cittadini. Questa non è democrazia. E’ un tradimento e basta”. Per tutta Italia, ancora prima di diventarla, Reggio Emilia era già la città simbolo del ritorno all’acqua pubblica e di un segnale di cambiamento possibile verso la ripubblicazione dei servizi. Ma dopo il sì del referendum del 12 e 13 giugno 2011 e promesse e documenti ufficiali che prevedevano di sganciarsi dal privato, al momento di fare il passo decisivo il Pd ha ingranato la retromarcia. E adesso i comitati tornano in piazza, decisi a far rispettare agli amministratori gli impegni presi quattro anni fa e a svincolarsi dalla multiutility quotata in Borsa Iren, attuale gestore del servizio idrico in scadenza. “La rabbia è che abbiamo fatto un percorso, ci sono tutte le condizioni, ma manca il ruolo della politica, che forse ha interesse a rimanere con Iren”, spiega Tommaso Dotti del comitato Acqua bene comune. “Non possono decidere di buttare tutto al vento, non possono vincolare i cittadini a un privato per altri 25 anni”.

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Il saluto di Rifondazione/FDS a Monti; BASTA TOGLIERE AI POVERI PER DARE AI RICCHI

Posted by PRC Muggiò su sabato 7 gennaio 2012

Così è stato accolto da Rifondazione/FDS in occasione del 215esimo anniversario del Primo Tricolore, a Reggio Emilia, il “tecnico” Monti.

Rifondazione Comunista ha portato  in piazza il tricolore listato a lutto ed alzato  una bandiera tedesca. Infatti Monti ha svenduto i diritti e la sovranità  democratica del popolo italiano agli interessi degli speculatori, dei banchieri, dei poteri forti… Monti ha trasformato l’Italia in un protettorato tedesco.

Foto dal sito de “La Repubblica”

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