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“La sinistra” si presenta: una lista unitaria e alternativa per le europee

Posted by PRC Muggiò su mercoledì 10 aprile 2019

di Stefano Galieni – Left –

Il messaggio è chiaro e inequivocabile: «Una sola lista a sinistra del Pd e alternativa in Europa». Lo hanno spiegato con accenti diversi i partecipanti alla conferenza stampa dove è stato reso noto il simbolo con cui un fronte di forze antiliberiste, femministe, antirazziste ed ecologiste, si presenta alle prossime elezioni europee del 26 maggio.

Il progetto illustrato a Roma, presso l’Hotel Nazionale, in piazza Montecitorio, è semplice: mai come questa volta saremo costretti a parlare di Europa e il Parlamento di Strasburgo di fatto impone di riconoscersi in quelle che sono le fondamentali “famiglie europee”. Quella socialista, incarnata in Italia dal Pd, quella liberale dell’Alde, in cui confluiranno gli eventuali eletti di Più Europa, attenti ai diritti civili ma distanti anni luce dalla sinistra rispetto ai diritti sociali e alle tematiche ambientaliste spesso incompatibili con i grandi interessi. E poi i Verdi con cui in Europa spesso si sono condivise battaglie fondamentali per il futuro e per il presente del pianeta ma che spesso non arrivano a criticare alle radici il modello di sviluppo.

Tralasciando ovviamente le famiglie del centro destra (che nel continente hanno governato da decenni con le forze socialiste) restano il gruppo Gue/Ngl e il Partito della sinistra europea, European left per come è scritto sul simbolo, di cui la lista presentata oggi, “La Sinistra”, fa parte. I sondaggi danno questa sinistra in Europa in crescita, da noi si è riusciti oggi a definire un percorso che potrà portare nuova linfa ad un progetto e ad un gruppo peraltro nato proprio a Roma nel lontanissimo 2004. Una sinistra che prova a riunirsi, non per la sopravvivenza di ceti politici, come un pensiero populista dominante tende a raccontare, ma per un patrimonio di contenuti comuni, di battaglie sociali e politiche, per un simile approccio al mondo, al presente e al futuro, che le altre forze in campo non hanno.

Lo ha segnalato molto bene nel suo intervento Eleonora Forenza, europarlamentare uscente, disegnando le ragioni di questo “terzo spazio” incompatibile tanto con il liberismo sfrenato che ha accomunato con le politiche di austerity liberali, popolari e socialisti, quanto con il nazionalismo xenofobo e oscurantista delle destre sovraniste che governano anche in Italia. «I movimenti delle donne, quelli ambientalisti e antirazzisti che hanno riempito le piazze di primavera – ha sottolineato Forenza che si ricandiderà alle elezioni – sono la dimostrazione che c’è una parte di Paese che vuole avere un futuro diverso da quello che gli viene imposto oggi. Noi siamo e rivendichiamo di essere quelle e quelli dei porti aperti. Il governo italiano è quello che utilizza la parola “solidarietà” come richiesta da fare all’Europa per fermare i migranti; noi siamo invece solidali con i 49 richiedenti asilo della Mare Jonio, criminalizzati da Salvini e dal M5s».

Maurizio Acerbo, segretario del Prc-Se ha sottolineato come, a differenza di quanto affermato dalle sedicenti opposizioni in Italia, da noi il problema non sia risolvibile dando qualcosa ai poveri ma affrontando alla radice il tema delle diseguaglianze sociali. Una parola che ha accomunato tutti gli interventi è stata quella di una “patrimoniale” con cui ristabilire anche la logica per cui bisogna prendere da chi ha di più e non continuare a strozzare chi non ha più niente. L’Europa delle politiche neoliberiste volute da tutti, dei trattati votati da tutti, a cominciare da Maastricht, tranne che dalle forze che si riconoscono oggi in questa lista, ha prodotto in questi anni 110 milioni di poveri, una cifra enorme. «Venendo qui – ha concluso Acerbo – ho visto i manifesti di Fratelli d’Italia in cui si diceva di volere cambiare totalmente l’Europa. Quasi a voler far credere che siano stati gli ufo a votare le norme che ci hanno ridotto così. Se Salvini oggi rischia di raggiungere risultati enormi è colpa di un centro sinistra che non ha voluto ascoltare le nostre richieste e gli allarmi che lanciavamo».

Nicola Fratoianni, segretario di Sinistra italiana Si, partendo anche dalla fine di una esperienza come Liberi e uguali, delinea i tanti punti che rendono il progetto de “La Sinistra” diverso e non assimilabile ad altri. «Le nostre posizioni sui trattati, sulla riduzione dell’orario di lavoro a parità di salario, sulla guerra, sul diritto d’asilo, sui diritti sociali – ha ribadito – non sono neanche “rivoluzionarie”, di patrimoniale parla anche il Partito democratico americano, lavorare meno è ormai pratica anche in alcuni Paesi europei e fa parte del dibattito politico normalmente. Da noi sembra impossibile». Entro la settimana verranno resi noti i nomi delle candidate e dei candidati, che si vogliono non solo come espressione dei partiti ma soprattutto della ricchezza del mondo associativo e dei movimenti con cui si è in relazione. Una lista quindi chiara e netta nei contenuti ma aperta al mondo ampio di chi si oppone ad un modello di vita considerato inaccettabile. Domenica 14 aprile si svolgerà una assemblea di lancio della lista a Roma, al teatro Quirino, in via delle Vergini 7 a partire dalle 10.

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[15\12] Monza: iniziativa sul Lavoro

Posted by PRC Muggiò su giovedì 14 dicembre 2017

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VINCE IL NO: il comunicato del Comitato per il NO di Muggiò

Posted by PRC Muggiò su sabato 10 dicembre 2016

REFERENDUM, HA VINTO ANCORA LA COSTITUZIONE

L’espressione della sovranità popolare è netta e inequivocabile: la Costituzione fondata sull’equilibrio tra i poteri dello Stato è salva ancora una volta. Un grande esercizio di democrazia ha respinto una riforma che avrebbe pesantemente minato le fondamenta della Carta Costituzionale conquistata dalla Resistenza.

riformaNonostante una campagna che da subito è stata plasmata dal governo stesso come plebiscito sulla sua tenuta, utilizzando modalità sprezzanti per un sistema democratico, che è stata condotta sovente con vuoti slogan propagandistici, che ha esulato dai contenuti reali della riforma, siamo orgogliosi di aver mantenuto un profilo rigoroso di discussione e dibattito nel merito.

Nella nostra città come in tutto il Paese, siamo scesi nelle piazze, abbiamo organizzato momenti di sensibilizzazione e abbiamo promosso il dibattito con un unico fine: far vivere e diffondere i principi di libertà, eguaglianza e giustizia della nostra Costituzione e dimostrare gli effetti deleteri che questa riforma avrebbe comportato.

L’ottimo risultato ottenuto nella competizione referendaria, che a Muggiò ha visto una netta affermazione del “no” con il 56,59% dei voti a fronte di un’affluenza del 76,28%, non esaurisce il nostro compito.

Come abbiamo chiarito sin dal principio, a nostro giudizio i problemi del nostro Paese non scaturiscono dalla Carta Costituzionale, bensì dalla sua mancata applicazione da parte di una classe politica distante dai bisogni diffusi.
Urge un rinnovamento democratico, etico e qualitativo.

I nostri più sentiti ringraziamenti a tutte le cittadine e a tutti i cittadini che hanno scelto ancora una volta la Costituzione repubblicana e antifascista, e a tutti i militanti delle associazioni che con il loro incessante lavoro hanno permesso di ottenere questo risultato straordinario.

Viva la Costituzione, viva la democrazia!

Comitato per il NO Referendum Costituzionale – Muggiò

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Muggiò ha votato NO!

Posted by PRC Muggiò su lunedì 5 dicembre 2016

Fonte: comune.muggio.mb.it

Risultati finali degli scrutini a Muggiò

SI

NO

VOTI VALIDI

SCHEDE BIANCHE

VOTI NON ASSEGNATI

SCHEDE NULLE

ELETTORI VOTANTI

ELETTORI ISCRITTI

Sez. 1

343

399

742

1

0

2

745

1.008

Sez. 2

360

477

837

3

0

2

842

1.080

Sez. 3

311

399

710

2

0

2

714

903

Sez. 4

345

440

785

1

0

3

789

1.046

Sez. 5

288

321

609

2

0

2

613

823

Sez. 6

245

419

664

2

0

3

669

911

Sez. 7

269

452

721

0

0

6

727

981

Sez. 8

228

289

517

0

0

4

521

721

Sez. 9

352

366

718

4

0

2

724

972

Sez. 10

342

473

815

2

0

5

822

1.077

Sez. 11

317

449

766

0

0

5

771

997

Sez. 12

355

392

747

0

0

4

751

1.016

Sez. 13

325

443

768

0

0

2

770

982

Sez. 14

283

448

731

2

0

3

736

928

Sez. 15

335

435

770

1

0

2

773

956

Sez. 16

286

379

665

1

0

6

672

885

Sez. 17

407

371

778

1

0

5

784

935

Sez. 18

322

485

807

0

0

3

810

1.108

Sez. 19

285

381

666

1

0

4

671

897

TOTALE

5.998

7.818

13.816

23

0

65

13.904

18.226

%

43,41%

56,59%

76,29%

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NON SARÀ IL NO A FAVORIRE I POPULISMI, MA IL CONTRARIO

Posted by PRC Muggiò su mercoledì 23 novembre 2016

Lo spauracchio del populismo dominante dopo la vittoria del NO è uno dei ricatti usati dal fronte del SI per destabilizzare l’elettorato.

Trump, Brexit, Le Pen, sul fronte europeo, Salvini e M5S sul piano nazionale, tutti esempi utili per l’assioma (in realtà mai dimostrato) che il populismo al potere è fautore di instabilità politica e soprattutto economica.

A parte il fatto che questa tesi è stata rigettata ormai anche dal Sole 24 Ore (http://www.ilsole24ore.com/art/finanza-e-mercati/2016-11-23/e-esagerato-pessimismo-mercati-referendum–070929.shtml?uuid=ADiQzuzB), occorre andare oltre.

Oltre le conseguenze del voto del 4 dicembre. Oltre il risultato referendario.condivisione.png

Oltre queste contingenze per immergersi nel marasma dell’opinione pubblica, del pensiero dominante, dell’eterno elettorato indeciso, della pancia e della testa degli italiani.

Come spiegare che cambiamo frequenza quando in radio gli speaker discutono di attualità e di referendum?

Come spiegare che cambiamo canale dopo solo 10 minuti dall’inizio dei dibatti e dei talk show?

Come spiegare che rifiutiamo infastiditi e schifati i volantini che distribuiscono al mercato o in piazza? O che buttiamo nel contenitore della carta quelli trovati nella casella della posta?

Come spiegare che classifichiamo come spam le email con oggetti politici?

Come spiegare che compriamo La Gazzetta dello Sport e non il Corriere della Sera?

Siamo infastiditi dalla politica.

Fastidio passeggero? Causato dalla sovrabbondanza di informazioni e dall’indigestione di materiale e prodotti creati per il referendum?

Probabile, ma non l’unica spiegazione.

Un’irritazione profonda si è diffusa tra gli elettori, l’irritazione che proviene dal silenzio forzato.

Quel silenzio che ci hanno costretto ad osservare le “nuove istituzioni moderne ed efficienti”: il processo di riduzione degli spazi democratici per consentire uno snellimento della regolamentazione e dell’amministrazione ha effetti sulla percezione della politica e della propria capacità e possibilità di cambiarla, o quantomeno capirla e influenzarla col proprio pensiero.

Cambiamo frequenza o canale perché non abbiamo diritto al contenzioso. Vorremmo intervenire ma non possiamo!

Siamo costretti al silenzio, obbligati a scegliere i partiti più grossi, capaci di superare le soglie di sbarramento, obbligati a leggere informazioni che non possiamo contestare, perché non ne abbiamo gli spazi.

L’abolizione del voto diretto e popolare delle Provincie e del Senato – a prescindere dal giudizio che se ne ha delle stesse – che propugna la Riforma, unito alle liste bloccate, allo sbarramento, ai premi di maggioranza, agli inciuci, ci priva della nostra voce.

Risultato: irritazione, rabbia, frustrazione, delusione, insofferenza, qualunquismo, apatia, arroganza, alienazione. Sentimenti facilmente incanalati da movimenti antisistema.

Questa riforma costituzionale, come le altre riforme sociali di questo e dei passati governi, riduce gli spazi della democrazia, ci obbliga al silenzio, incanala la rabbia nel populismo più sfrenato.

La campagna del SI dice l’opposto di quello che ci chiede di votare. Anche per questo il NO può sperare di vincere!

Claudio Rendina

Segretario PRC Circolo di Muggiò

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Renzi e il PD: 27 milioni sono pochi

Posted by PRC Muggiò su venerdì 18 marzo 2016

da ilmanifesto

di Antonio Sciotto – 16\03\2016

Blitz del Pd, e ciao all’acqua pubblica

renzi-scemo-690681_210x210Commissione Ambiente. Ok all’emendamento che apre alla gestione dei privati. M5S e Sinistra Italiana lasciano i lavori per protesta: “Traditi 27 milioni di cittadini che votarono il referendum nel 2011”. Lo scontro adesso si sposta in Aula. In tutte le città dove i servizi idrici sono stati privatizzati le tariffe sono cresciute esponenzialmente

L’ultimo regalo del Pd agli italiani riguarda l’acqua: il “blitz” è avvenuto ieri in Commissione Ambiente della Camera, dove è stato approvato un emendamento – a firma Enrico Borghi – che ha abrogato l’articolo 6 del progetto di legge sull’acqua, e con esso l’obbligo che la gestione dei servizi idrici sia pubblica. «È stato eliminato il cuore della legge, tradendo così i 27 milioni di cittadini che hanno votato il referendum del 2011. Noi ritiriamo la nostra firma», hanno protestato M5S e Sinistra italiana, che avevano sostenuto la proposta di legge di iniziativa popolare sottoscritta da 400 mila persone dopo il referendum.

L’articolo 6, in ossequio ai risultati del voto di cinque anni fa (il 95% dei votanti si era espresso contro la privatizzazione), definiva il servizio idrico integrato quale servizio pubblico locale privo di rilevanza economica e ne disponeva quindi l’affidamento esclusivo a enti di diritto pubblico. Di conseguenza la norma, così come era stata approntata in accordo con il Forum Acqua bene comune, vietava l’acquisizione di quote azionarie di società di gestione del servizio idrico integrato. Ma essendo stato abrogato l’obbligo, si riaprono ora le porte ai privati: porte in realtà mai del tutto chiuse, visto che in molte città la gestione è già passata di mano a imprese non pubbliche. La legge avrebbe dovuto appunto recepire gli esiti del referendum e definire regole uniformi su tutto il territorio nazionale.

I deputati di M5S e Sinistra italiana hanno abbandonato i lavori della Commissione per protesta, lasciando che fosse approvata – dopo l’emendamento “privatizzatore” – dalla sola maggioranza, con l’accordo del governo. Va ricordato che lo stesso premier Matteo Renzi – allora era sindaco di Firenze – nel 2011 aveva annunciato il suo Sì al referendum per l’acqua pubblica, e si era speso in tweet e dichiarazioni.

il-mio-voto-va-rispettato-350x350«Oggi è il giorno in cui con un emendamento di poche righe il Pd affossa la volontà di 27 milioni di italiani – ha commentato Federica Daga, prima firmataria della proposta di legge – Cancellando l’articolo 6 della legge di iniziativa popolare si elimina l’obbligo che l’acqua, la sua gestione e le infrastrutture idriche siano pubbliche. È come se un referendum non ci fosse stato. Come se i cittadini non avessero parlato. Per questo il M5S ha ritirato la firma da questa legge porcata. Se la votassero loro. Ma non ci fermeremo. Accanto ai comitati per l’acqua pubblica ci batteremo in Aula per riportare il testo alla sua vocazione originaria, nel rispetto del referendum. E impugneremo questo testo aberrante in ogni sede e in ogni luogo».

«Quello che sta accadendo sull’acqua pubblica ha dell’incredibile – dice Nicola Fratoianni, di Sinistra italiana – C’era una proposta di legge, elaborata da SI-Sel e M5S, che definiva l’acqua come bene comune e dava seguito agli esiti del famoso referendum del 2011 in cui 27 milioni di italiani si schierarono apertamente per l’acqua pubblica. Ora in Commissione Ambiente è passato un emendamento del Pd che non obbliga alla gestione pubblica e spalanca di fatto un portone alla privatizzazione dei servizi idrici. Per questo i deputati di Sinistra Italiana hanno abbandonato la Commissione e ritirato le firme dalla proposta di legge. Se vogliono continuare a sfasciare l’esito del referendum e privatizzare l’acqua lo facciano senza il nostro aiuto».

Il Pd si difende, affermando che la legge, così come è passata in Commissione Ambiente, «conferma la proprietà pubblica dell’acqua», e «prevede invece che i privati possano partecipare alla gestione dei servizi idrici, tema mai toccato dal referendum del 2011», dice Enrico Borghi. In modo da avere «servizi più efficienti»: così che «l’acqua sia garantita a tutti, con un servizio di qualità, nel rispetto delle direttive europee e dell’autonomia comunale e a costi contenuti inseriti in tariffa e non sulla fiscalità generale». «Non ci attarderemo – conclude il deputato Pd – nel dirigismo, nella difesa dei carrozzoni e dell’aumento delle imposte come vorrebbero i grillini».

Ma secondo l’M5S le tesi del Pd e dello stesso Renzi – «che ha cambiato idea rispetto al 2011» – sono influenzate dall’«intervento delle multinazionali»: la gestione privata dei servizi idrici, affermano, in tutte le città in cui è stata sperimentata ha riservato grossi guai agli utenti. «Le privatizzazioni – spiega Federica Daga – in questi anni hanno portato una serie di problemi: 1) la riduzione del costo del lavoro, attraverso la diminuzione dell’occupazione e la precarizzazione dei contratti; 2)la riduzione degli investimenti, come già sperimentato (-19%) nell’ultimo decennio di gestioni attraverso SpA; 3) la riduzione della qualità del servizio, con meno manutenzioni e controlli; 4) l’aumento delle tariffe, che infatti salgono esponenzialmente».

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NO TRIV: per la costituzione di un coordinamento locale

Posted by PRC Muggiò su domenica 13 marzo 2016

CopertinaNoTriv

VENERDI 18 MARZO, ORE 21.00 PRESSO SEDE PRC DI VIA BARUSO 3, MUGGIÒ, ASSEMBLEA PUBBLICA PER LA COSTITUZIONE DI UN COORDINAMENTO LOCALE IN VISTA DEL REFERENDUM SULLE TRIVELLAZIONI IN MARE DEL 17 APRILE.

Il 17 aprile siamo chiamati a votare per il referendum per il referendum contro le trivellazioni diventate un considerevole pericolo per l’ambiente italiano anche in seguito all’apertura del governo Renzi verso nuove concessioni. Per la Lombardia siamo all’emergenza ambientale perché grandi opere inutili e dannose, crescita insostenibile di traffico privato su gamma, grandi impianti di combustione, abnorme presenza di impianti di incenerimento, prevalenza di un modello agroindustriale a base chimica, hanno reso la Lombardia uno dei territori più inquinati d’Europa con conseguenze gravissime sulla salute dei cittadini e il consumo di preziosissimo territorio agricolo.

A tutto cio oggi si aggiunge la previsione di un esteso piano di trivellazioni che introduce ulteriori rischi nell’ambiente già martoriato della nostra regione.

  • alterazione dell’equilibrio geologico del territorio
  • compromissione della sicurezza idraulica del suolo
  • gravi rischi di inquinamento della faida acquifera

La Lega di Maroni è complice di questo scempio prodotto da un modello energetico centrato sui combustibili fossili e dalla consegna ai grandi affaristi e alla speculazione di tutto ciò che e proprietà pubblica o bene comune. Per questo non ha partecipato alla richiesta di referendum contro le trivellazioni selvagge avanzata da dieci regioni.

Per gli stessi motivi il governo Renzi punta a boicottare la partecipazione dei cittadini al voto non accorpando la data del referendum e quella delle elezioni amministrative, con uno sperpero di 360 milioni di euro di risorse pubbliche.

La vittoria del si al referendum è importante per :

  • FERMARE LE TRIVELLAZIONI SELVAGGE
  • RESTITUIRE LA SOVRATNITA’ AI CITTADINI E AI TERRITORI
  • UNA POLITICA AMBIENTALE SOSTENIBILE

La Segreteria Regionale Prc/Se Lombardia – link

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