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DA CHE PARTE STA IL PARTITO (DEMOCRATICO)?

Posted by PRC Muggiò su martedì 17 novembre 2015

Come si legge negli articoli di stampa il C.d.A. di BEA, nella seduta del 23/10/15 ha deciso in una seduta “fantasma” di soli 6 minuti l’aumento della tariffa per lo smaltimento dei rifiuti portandola da 80 a 87 euro la tonnellata.

A parte l’ipervelocità decisionale dei presenti, un primo ordine di problemi che emerge dalla vicenda è la contrazione dei tempi di finanziamento dell’investimento necessario al rinnovo tecnologico dell’inceneritore (ben 15 milioni di euro!) portandolo a 3 anni invece dei 15 originariamente previsti (vedi registrazione della seduta del Consiglio Comunale del 28/09/15).
Ciò implica una modifica sostanziale del piano industriale di BEA, con l’inevitabile intervento economico dei Comuni che forse saranno costretti a riversare sui cittadini costi che prima si diceva non li avrebbero interessati.

Ma l’aspetto più grave della vicenda è secondo noi un altro.
Facciamo notare che nella relazione di accompagnamento alla delibera del Consiglio Comunale di Muggiò del 28/09/15, quella che affida per 15 anni lo smaltimento dei rifiuti a BEA e ne recepisce il piano industriale che costituisce la base dell’affidamento, una delle ragioni principali per questa decisione è la prevista progressiva riduzione delle tariffe. (Dagli 80 euro del 2016 ai 70 del 2020; vedi pagina della relazione allegata).
DeliberaCC
CostiSmaltimentoGelsiaQuindi, ad un solo mese dalla deliberazione del Consiglio Comunale, questa previsione viene smentita dal C.d.A. di BEA! E’ evidente che qui qualcuno sta facendo il gioco delle tre carte.
Altra dimostrazione ne è la tabella dei costi di smaltimento allegata alla suddetta relazione, nella quale si vede che GELSIA ha i costi di smaltimento più bassi dei concorrenti: nonostante questo si preferisce fare la scelta tutta politica (o di corrente partitica?) della fusione con CEM.

Eppure tutto tace.
L’ Amministrazione Comunale non ha niente da dire su queste pratiche elusive delle decisioni prese dagli organi istituzionali.
Ben due membri del CdA hanno ricoperto incarichi pubblici eletti tra le fila del PD: la presidente Mazzucconi, ex parlamentare, e Alberto Suppa, già assessore per il Comune di Muggiò.
Si conferma – come abbiamo già detto – la natura tutta partitica (ed opaca aggiungiamo adesso) di una operazione giocata sugli interessi dei cittadini…. a prescindere dal colore del braccialetto indossato dal Sindaco.

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IL GOVERNO GRECO DIFENDE I TUOI INTERESSI, PER QUESTO LO PERSEGUITANO

Posted by PRC Muggiò su mercoledì 1 luglio 2015

logoOXI_coloreSulla vicenda della Grecia in Italia vi è una enorme disinformazione e giornali e telegiornali italiani raccontano un mucchio di menzogne. La storiella più diffusa è che i greci hanno fatto un mucchio di debiti e non vogliono pagarli, anzi chiedono agli altri paesi europei di continuare a prestargli i soldi senza poi restituirli. Secondo questa storia la Merkel che è molto buona e li vuole aiutare ma loro sono truffaldini e mattacchioni e invece di cogliere le generose offerte dell’Unione Europea si mettono a fare casino e indicono un referendum che rischia di portare la Grecia fuori dall’Europa.

Questa storiella è falsa e i fatti sono i seguenti:

1) L’economia greca è stata distrutta dalle politiche di austerità imposte negli ultimi 5 anni dall’Unione Europea: avevano previsto una riduzione del PIL del 5% e c’è stata una riduzione del 25%. Questo disastro ha prodotto un impoverimento della popolazione e milioni di disoccupati.

2) Tsipras ha vinto le elezioni 5 mesi fa con la proposta di non accettare più queste politiche e per questo ha presentato un piano basato su proposte molto semplici: aumentare le tasse ai ricchi invece che tagliare le pensioni ai poveri e smetterla di regalare i soldi dei cittadini agli speculatori attraverso il debito gonfiato da interessi da usura.

3) Contro queste semplici ed efficaci proposte si sono scagliati gli amici dei banchieri e dei ricchi che comandano l’Unione Europea: Pur di impedire al governo greco di dimostrare che esiste una alternativa alle politiche di austerità, Merkel e i suoi servi come Renzi, preferiscono la rottura dell’Europa e il default della Grecia. Hitler invase la Grecia con i carri armati, la Merkel la vuole strozzare con il ricatto economico: dopo 75 anni cambiano gli strumenti ma non il fine di dominio.

La discussione tra il governo greco e l’Unione Europea non riguarda le cifre del bilancio – su questo non ci sono differenze – ma chi le deve pagare: i greci ricchi o quelli poveri? Gli speculatori e le banche o il popolo greco?

I padroni del vapore non vogliono che voi: il popolo italiano, francese, irlandese, spagnolo, portoghese, popoli che hanno beccato stangate su stangate, possiate anche solo pensare che è possibile fare in un altro modo. Non vogliono che voi abbiate un esempio che dice che per uscire dalla crisi invece che fare i sacrifici bisogna far pagare i ricchi e gli speculatori. Il governo greco viene perseguitato perché può essere un esempio per voi, può dimostrare che cambiare strada, che uscire dall’austerità, non solo è necessario ma è possibile.

BASTA CON L’AUSTERITA’ IN GRECIA COME IN ITALIA

W IL GOVERNO GRECO E ALEXIS TSIPRAS

Partito della Rifondazione Comunista

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Il Pd fa fuori la Tobin tax: la speculazione e le banche ringraziano

Posted by PRC Muggiò su domenica 22 dicembre 2013

Pubblicato il 19 dic 2013

di Dino Greco – liberazione.it

images2Qualche giorno fa, Marco Panara scriveva su la Repubblica che dal primo marzo scorso, quando è entrata in vigore, al 31 dicembre del 2013, la Tobin-tax avrebbe dovuto portare nelle casse dello Stato un miliardo e 88 milioni di euro, mentre ne arriveranno, forse, 200. Panara derivava questa previsione dall’ultimo dato disponibile, quello dell’ottobre scorso, quando nelle casse del Tesoro di milioni ne erano entrati solo 159, circa 20 al mese per ciascuno degli otto mesi di vita dell’ imposta. Se, come altamente probabile, la media si mantenesse, tra novembre e dicembre – osservava Panara – ne dovrebbero arrivare altri 40, per un totale, appunto, di 200. Quasi 900 in meno delle previsioni del governo e quindi 900 milioni di buco nel bilancio dello Stato. Il flop era non soltanto prevedibile, ma probabilmente premeditato, come avevano subito segnalato gli operatori più accorti (e meno asserviti ai potentati finanziari e alle banche) che lo avevano segnalato, inascoltati, a governo e Parlamento. “La ragione per la quale nella formulazione varata dal governo Monti la Tobin non ha neanche lontanamente raggiunto i suoi obiettivi di gettito – spiegava ancora Panara – è che di fatto esenta il 98 per cento dei 12 mila miliardi di transazioni finanziarie che ogni anno avvengono in Italia o hanno per oggetto titoli emessi da soggetti italiani. Non la pagano infatti day trader (che ormai rappresentano quasi il 40% degli scambi a Piazza Affari) e market makers, speculatori in cambi (il volume delle operazioni in questo settore è pari a 6 volte quello della bilancia commerciale, il che vuol dire che si tratta in gran parte di operazioni speculative), venditori e acquirenti di obbligazioni, speculatori sui tassi, sui credit default swap e via elencando”. Dunque, per andare al sodo, è rimasto nella rete solo chi ha acquistato azioni per tenerle in portafoglio per un periodo medio lungo, ovvero la parte, diciamo così, più sana del mercato, quella che concorre al finanziamento dell’economia reale e non persegue obiettivi puramente speculativi. Chi ha messo all’incasso il risultato da questa pessima formulazione della legge – proseguiva Panara – “sono state soprattutto le banche, alcuni intermediari e la Borsa stessa, che hanno ottenuto di sottrarre alla tassazione i clienti che fanno guadagnare loro le maggiori commissioni”. A fronte del buco nelle entrate, nell’ambito della legge di Stabilità era stato presentato un emendamento (primo firmatario Biobba, Pd, con l’ adesione di parlamentari di Scelta Civica, Nuovo Centro Destra, Sel e Lega) che prevedeva una sostanziale revisione dell’ imposta, ridotta a un decimo di quella attuale (dallo 0,1 allo 0,01%) ma estesa a tutte le transazioni, escluse quelle sui titoli di Stato. “Applicando lo 0,01% al venditore e all’acquirente in ogni transazione sul volume totale annuo di circa 12 mila miliardi di controvalore – concludeva Panara – si avrebbe un gettito di 2,4 miliardi; esentando i titoli di stato si supera comunque il miliardo, ottenendo così il gettito che con la Tobin si intendeva raggiungere. L’emendamento avrebbe dovuto essere discusso ieri sera per entrare nella legge di stabilità. Peccato che il Pd l’abbia abbandonato, dandola vinta alle lobby interessate a lasciare le cose così come stanno. Mentre ogni sorta di balzello viene architettato per drenare quattrini dalle tasche dei lavoratori e dei cittadini onesti, i Democratici spengono anche la tenue speranza di vedere leggermente, molto leggermente, limato il grasso che si accumula nei forzieri della grande speculazione. L’argomento è stato formalmente congelato, con la classica formula farisaica del rinvio, affidando alla commissione Bilancio, nel prossimo mese di gennaio, il compito di “affrontare il tema in modo più vasto e organico durante il semestre italiano di Presidenza del Consiglio Europeo”.

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La città dei morti paganti

Posted by PRC Muggiò su domenica 12 maggio 2013

Vola cimitero

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Si scopron le tombe, si levano i morti … E LI SI TASSA!

Posted by PRC Muggiò su mercoledì 24 aprile 2013

Stiamo ricevendo numerose lamentele da parte di cittadini che si sono visti richiedere dall’Amministrazione Comunale 600/700 euro per l’esumazione dei loro cari al termine del periodo di tumulazione. Questa ingiustificabile gabella è stata introdotta a partire dall’1 gennaio 2013, silenziosamente, senza pubblicità; senza neanche informare i diretti interessati, i quali sapevano che nel contratto di sepoltura, stipulato a suo tempo, non era previsto alcun onere per l’esumazione alla fine del periodo di concessione.

Questa nuova tassa sembra in contrasto con il dettato del Regolamento Regionale n. 6/2004, che all’art. 20, comma 14, stabilisce: “Gli oneri derivanti dalle operazioni di esumazione ed estumulazione sono a carico di chi le ha richieste o disposte”. Ne deriva che le esumazioni o estumulazioni ordinarie, ovvero quelle eseguite dal Comune a scadenza della concessione, che hanno lo scopo di liberare spazio per realizzare nuove tombe, essendo disposte dal Comune e non richieste da congiunti del defunto, non possono essere onerose. Verificheremo quindi la legittimità di questi atti che non ha altri esempi nelle città vicine.

Se poi questo balzello è stato introdotto solo per fare cassa, vorremmo osservare che ci sono molti modi per risparmiare, a partire dai 25.000 euro spesi per arredare la sala Giunta, ai quali ne vanno aggiunti altri 800 per l’acquisto di un televisore da 50 pollici da mettere sempre nello stesso locale. (Ma cosa devono vedere, le partite?).

Certo che si è ridotti proprio male se per  fare cassa ci si affida ai defunti.

Speriamo che al momento giusto… se ne ricordino gli elettori vivi.

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LEGA NORD: ladroni a casa nostra!

Posted by PRC Muggiò su lunedì 23 aprile 2012

Le inchieste che coinvolgono la Lega Nord e hanno portato alle dimissioni di Bossi, non riguardano solo i gravi reati in questione, ma il fallimento della Lega Nord stessa.

E’ fallita perché non è vero che i fantomatici padani sono migliori dei meridionali o di “Roma Ladrona”; e gli italiani non sono migliori degli extracomunitari.

 

E’ fallita perché non può essere casuale l’alleanza storica con quel Berlusconi ed il PdL (Partito dei Ladroni)che ha esaltato l’evasione fiscale, il disprezzo delle regole e della democrazia. Stessa cosa è avvenuta in Regione Lombardia come dimostrano i dieci inquisiti per malaffare.

 

E’ fallita perché la difesa dei lavoratori si è tradotta chiacchiere: nessun contrasto alle delocalizzazioni (altro che padroni a casa nostra), nessuna busta paga padana: solo precarietà, ricatti, licenziamenti, chiusura di aziende.

 

E’ fallita perché il federalismo era sbagliato e ha comportato solo un aumento delle tasse nazionali del 6% e di quelle locali del 138% ! La nuova ICI-IMU è nella legge su federalismo fiscale comunale voluta dalla Lega Nord.

Mentre c’è chi ruba…..c’è chi paga.

  • le tasse le pagano per l’82% i lavoratori e i pensionati. Borghesi e padroni prendono appalti e tangenti per costruire opere sbagliate come le tante TAV della Lombardia;
  • prendono soldi per il lavoro e per le pensioni, ma chiudono aziende e portano soldi all’estero o li investono nella speculazione. E poi ci sono le banche che strangolano cittadini ed artigiani.
  • Poi ci sono i ladri di diritti, come accade ora con l’art 18, con la sanità e la scuola

QUESTO ACCADE ANCHE PERCHE’ NON SI VUOLE UNA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE CHE FUNZIONI E SIA CONTROLLATA DAI CITTADINI. SI PRIVATIZZANO SERVIZI E FUNZIONI. NELLA CONFUSIONE CAMPANO I FURBI.

 

In verità la lotta non è fra nord e sud, fra italiani ed extracomunitari, ma fra ricchi e poveri, fra onesti e disonesti fra padroni e lavoratori

QUESTA LOTTA SI CHIAMA LOTTA PER LA DEMOCRAZIA, LOTTA DI CLASSE.

Comitato Regionale Lombardia

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I nostri emendamenti al Bilancio di previsione 2012

Posted by PRC Muggiò su martedì 3 aprile 2012

Preso atto che l’Amministrazione di centro-destra ha scelto di indirizzare le sue azioni di contrasto all’evasione fiscale unilateralmente ed esclusivamente verso le fasce povere della popolazione (verifiche sulle dichiarazioni ISEE), e che questo penalizzerà ulteriormente la condizione dei lavoratori e giovani che vivono e vivranno l’aggravarsi della crisi economica nel 2012, i nostri emendamenti vogliono

  • riportare la potesta’ d’indirizzo politico su queste politiche al Consiglio Comunale
  • adeguare le politiche di sostegno ai lavoratori in crisi occupazionale alzando a 18.000€ la soglia ISEE per accedere ai sostegni comunali

Inoltre per sostenere la rete di solidarietà e le relazioni sociali che la vita associativa comunale mette in campo, in quanto riconosciamo alla vita delle Associazioni la capacità di contrastare l’emarginazione sociale insita nella recessione e nella perdita di reddito (se non direttamente del posto di lavoro), i nostri emendamenti propongono di

  • semplificare gli adempimenti amministrativi delle associazioni accettando le domande di occupazione del suolo in carta libera ed esentandole dal pagamento della TOSAP
  • esentare le associazioni e le forze politico sindacali dal pagamento del canone patrimoniale non ricognitorio (la nuova tassa sull’ombra!)

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AUMENTO n. 1 – più 15% l’addizionale comunale IRPEF, siamo allo 0,7%

Posted by PRC Muggiò su martedì 3 aprile 2012

Non molto diversa da una foglia di fico la decisione dell’Amministrazione di alzare da 12.000 a 15.000€ la soglia di esenzione all’addizionale comunale IRPEF.
L’aumento della soglia, di per sè positiva, estende l’esenzione a circa 3.300 cittadini rispetto ai 1.800 circa che erano inclusi nella precedente esenzione.
Peccato che contemporaneamente si alza dallo 0,6% allo 0,7% (il 15% di aumento) l’aliquota applicata ai rimanenti 10.700 contribuenti muggioresi, riversando su questi ultimi un aggravio di imposizione di ben 300.000€ a fronte di un mancato introito di soli 100.000€.
Non male come “magheggio”, e non male le affermazioni dell’Assessore leghista al Bilancio che ha svelato a chiare lettere che per anni esistevano ampi margini di spesa non necessaria (ha parlato di 400.000€!) che hanno penalizzato i cittadini con assurdi utili di bilancio inutilizzabili per il Patto di Stabilità.

LUMBARD, TAS E PAGA I TASS!

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Devo congratularmi con “Mario Il Grigio” (Monti)

Posted by PRC Muggiò su lunedì 9 gennaio 2012

Articolo pubblicato su: http://www.aldogiannuli.it/

Non stupitevi: devo proprio congratularmi con il senatore Monti. Non per la manovra economica (per carità!), che è un disastro: botte da orbi a ceti popolari e medi, diminuzione delle garanzie sociali, grandinata di tasse su immobili e consumi. E tutto senza nessun risultato, nè vicino nè lontano: lo spread continua ad impazzare, il rischio di fare default  è intatto, perchè non si sa come sostenere interessi al 7% su un debito arrivato al 120% del Pil, ripresa economica sempre meno vicina e credibilità internazionale al punto di prima: zero. Sotto questo aspetto va detto che il bilancio non  potrebbe essere peggiore: avevamo chiamato San Giorgio per abbattere il Drago e il Drago continua a farla da padrone senza neanche filarsi San Giorgio. Dunque non è per questo che ci congratuliamo.

E neanche per la gestione dell’ordine pubblico (che, come dimostrano gli episodi di Torino, Firenze e Roma) resta molto degradato; e neppure per un qualche sussulto di presenza in politica estera dove l’Italia continua a pesare quanto Andorra. Non parliamo poi della struttura del governo fatta con il “nuovo manuale Cencelli” ad uso di logge e curie. Persino il “Corriere della Sera”, primo artefice della candidatura Monti, ha da ridire in proposito.
Un voto scolastico ai primi 50 giorni del Presidente Monti? 3 meno meno ed, aggiungiamo, “per incoraggiamento”.

Ma allora, per cosa ci dobbiamo congratulare?
Ma per la capacità comunicativa, naturalmente! Anzi of course (come direbbe l’anglofono Monti). “Mario il grigio” è un genio della comunicazione e della guerra psicologica, che ha lungamente studiato il suo predecessore surclassandolo. Si, perchè, in fondo, il Cavaliere, con tutta la sua collezione di ville e miliardi, i suoi stuoli di escort  e giullari, alla fine, resta sempre un parvenu, un “commesso viaggiatore di successo“, come lo definiva Montanelli. Il populismo per lui è stato una tecnica di governo, ma anche un modo di essere, perchè lui non è niente di diverso dall’armata di borghesi piccoli piccoli che lo adora. Con tutti i suoi soldi resta un uomo della lunpeborghesia con lo stesso gusto trash, la stessa sottocultura da stadio, lo stesso umorismo da caserma.

Mario il Grigio no, lui è davvero un signore con una inappuntabile chioma grigio-argento, che veste in perfetto “grigio fumo di Londra”, ha una oratoria anche essa grigio “fumo di Londra”. E poi, fa la fila davanti ai musei con impeccabile understatement, sa stare a tavola e servirsi delle posate d’argento senza mettersene qualcuna in tasca e fa eleganti banciamano ad ogni signora che non si sognerebbe di definire “culona inchiavabile”. E questo lo rende assai più accetto nei salotti internazionali del suo sgangherato predecessore.  Ma è anche un grande uomo di comunicazione, che sa rendersi gradito anche a quella base populista che si spande fra la Lega ed il Pd. Volete qualche esempio? Pensate ai recentissimi bliz della guardia di Finanza a Cortina d’Ampezzo, a Portofino, Chiavari, Genova dove finalmente sono state snidate mandrie di evasori fiscali con il suv e la barca, in alberghi da 1.000 euro a notte e che dichiarano si e no 25.000 euro l’anno. Finalmente alla berlina i “ricchi”, che paghino anche loro!

Riflettiamoci un po’, siamo proprio sicuri che hanno beccato i ”ricchi”? Certo chi marcia in superberline, va in certi alberghi e al casinò è uno che, probabilmente, ha qualche milione di euro e se dichiara cifre di quel tipo è un maiale che merita di essere fatto nero (nulla da eccepire su questo, se non il fatto che i governi precedenti, compresi quelli di Prodi, D’Alema e Amato, potevano pensarci già da molto tempo). Ma se questi sono i ricchi, come classifichiamo i Berlusconi, i Tronchetti Provera, i Della Valle, gli Elkann ecc. che hanno fortune calcolate in miliardi e miliardi di euro? Ripeto, non milioni di euro, ma miliardi. Ricordiamo che nel solo caso della lite ereditaria dell’Avv. Agnelli la contesa riguardò fondi off shore -e sottratti alla successione- per circa 1 miliardo di euro (ed, all’epoca si pagavano ancora le tasse di successione).

Va bene, quelli di Cortina sono i “ricchi”, ma questi altri signori, allora, sono i ricchissimi. Il bliz di Cortina non sposterà di un millimetro la situazione del nostro fisco. Per fare qualcosa di serio occorrerebbe mettere le mani addosso ai ricchissimi, quelli con conti da miliardi di euro. Ma contro i ricchissimi, il governo Monti non ha alzato paglia: nessun discorso sui grandissimi patrimoni finanziari depositati, probabilmente, in qualche paradiso fiscale. E questi non li scoviamo andando a Cortina o Portofino dove non vanno, perchè posseggono intere isole tropicali o parchi di ettari in Engandina; ma se anche ne avessimo trovato uno a Cortina, non gli avremmo fatto nulla, perchè sicuramente quei consumi sarebbero stati compatibili con il reddito che, per quanto sotto dichiarato rispetto alla  realtà, sarà stato sicuramente di diversi milioni di euro e, dunque: “Tutto in regola Commendatore. Ossequi alla signora” e mano tesa alla visiera.

Non è attraverso i consumi che sapremo mai quanto sottodichiarano i ricchissimi e se pure qualcosa emergesse, al massimo gli toglieremmo un po’ di cipria dal naso.

Dunque, contro i “ricchissimi”, questo governo non ha osato neppure fare un fiato, così come sulle esenzioni fiscali agli enti economici della chiesa: Monti chiede meno di quanto il cardinal Bagnasco si dichiara pronto a concedere. Di tagli o rinvii ai programmi di spesa per la Difesa non ne parliamo nemmeno, a partire dai velivoli da combattimento Jsf.

Però, e qui sta la trovata geniale, diamo la sensazione che finalmente è arrivato il castigamatti che non guarda in faccia a nessuno. Un altro esempio? La decisione di tassare nuovamente i “fondi scudati”, quelli che rientrarono in Italia grazie al condono di Tremonti e contro il quale, per la verità, il Pd non fece nessuna vera opposizione. D’accordo, quella fu una cosa immonda ed i signori vennero condonati per un piatto di riso. Però, piaccia o no, il condono ci fu e giuridicamente è una pazzia rimetterlo in discussione. Sarebbe come dire: “Si l’amnistia te l’ho data e sei uscito, ma ora che ci penso era troppo generosa. Dai: vatti a fare altri sei mesi di galera!” Oppure chiedere una aggiunta alla cifra già versata per un condono edilizio. Giuridicamente la cosa non sta in piedi e, con ogni probabilità, se qualcuno porrà la questione alla Corte Costituzionale, questo provvedimento verrà cassato. Ed è un follia ancor di più sul piano economico, perchè, se domani si dovesse procedere ad un condono di qualsiasi genere, non ci crederebbe più nessuno. Non che i condoni siano una cosa degna di un paese civile, ma può sempre rendersi necessario farne qualcuno e, in questa maniera ci siamo bruciati i ponti dietro le spalle. Ma questo non ha nessunissima importanza per Monti, il cui problema è quello di galleggiare sulla crisi, arrivando a fine legislatura con un capitale di consenso popolare. Poi alle elezioni presentiamo un bel centro neo Dc.

Questi sono gli spot di una campagna elettorale che può durare da tre a quindici mesi. Per ora servono a far mandare giù le misure antipopolari assunte.

Semmai, il problema per Monti è un altro: che molte cose sono fuori dai suoi poteri e se l’Italia farà default o meno  ormai non dipende più da noi ma dalla Merkel: o si fa il fondo salvastati e la Bce compera i bond rimasti invenduti stampando moneta, oppure qui si va a fondo e con noi va a fondo anche l’Euro. E questo lo decide la Merkel, da sola, neppure con Sarkozy. Punto e basta. Non a caso Monti ha chiesto con Sarkozy misure “entro marzo”: perchè l’asta del 29 dicembre, a fatica è andata in porto, quella del 15 febbraio, con qualche fatica in più (sono il triplo della scadenza precedente), può essere retta, ma le altre due, marzo ed aprile (più o meno ciascuna di pari entità della precedente) potrebbero davvero affondare la barca. E, se non c’è lo scudo europeo, c’è da scommettere che  la “speculazione internazionale” (questo fantasma dietro cui si celano Wall street e la Casa Bianca) si accanirà per dare il colpo finale, all’Italia ed all’Euro.

Se questo dovesse succedere, fra le altre cose, sarebbe la fine del tentativo di “Mario il Grigio”. Ma anche qui l’uomo si è preparato una brillante via d’uscita: se le cose dovessero mettersi male già nelle prossime settimane, meglio arrivare alla rottura e far cadere il governo. Un voto contrario all’indirizzo di politica generale del governo ne provocherebbe le dimissioni, dopo di che non resterebbe che andare a nuove elezioni. Default per  default, tanto vale farlo  scaricando la colpa sulla irresponsabilità della classe politica. E alle elezioni, una lista che definiremmo “tecnico-centrista” vincerebbe facilmente. Ma per ottenere questo risultato, occorre che il Parlamento faccia un passo falso su un tema che susciti l’indignazione popolare. E l’occasione c’è: il taglio agli stipendi dei parlamentari. Tema che suscita la più profonda antipatia popolare verso i “politici” visti – a ragione- come dei parassiti e delle sanguisughe. Peraltro, questi sono anche dei morti di fame che piuttosto che rinunciare a mille euro al mese, venderebbero la madre e la nonna al mercato degli schiavi, per cui stanno mettendo tutti due i piedi nella trappola. E Monti ha già dichiarato che ritiene il provvedimento qualificante, aggiungendo “Questo governo non ha il problema di durare”. Come dire: “Se non vi tagliate gli stipendi, vi porto sparati al voto”.

Non so se i pezzenti di Montecitorio e di Palazzo Madama ci cadranno (sono abbastanza stupidi per farlo), ma se dovesse succedere sarebbero le elezioni e sia Pdl che Lega e Pd sarebbero massacrati a favore del “centro-tecnico”.

E voi dite che “Mario il Grigio” non è bravo? Come economista non vale granché, come statista vale ancora meno, ma come illusionista è un genio. Congratulazioni vivissime.

Aldo Giannuli

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Redditi medi annui dichiarati da alcune categorie al lordo delle imposte (anno 2008; in euro)

Posted by PRC Muggiò su giovedì 5 gennaio 2012


Avvocati 49.100
Dentisti 45.100
Ingegneri 37.400
Architetti 26.300
Consulenti fiscali 24.000
Albergatori 21.000
Psicologi 17.100
Ristoratori e bar 16.400
Gioiellieri e orologiai 15.800
Meccanici 15.400
Tassisti 13.600
Parrucchieri e barbieri 10.400

FONTE : MINISTERO DELLE FINANZE

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Il patrimonio immobiliare della Santa sede è il 20 per cento di quello nazionale. Niente Ici e l’Ires scontata al 50%

Posted by PRC Muggiò su lunedì 22 agosto 2011

20/08/2011
Ma la Chiesa si tiene 3 miliardi di euro niente Ici e l’Ires scontata al 50%
Emendamento radicale: il Vaticano paghi l’imposta sugli immobili
di mauro favale da la Repubblica
ROMA — Il più malizioso è Mario Staderini, segretario dei Radicali Italiani, una vita passata a fare le pulci ai conti del Vaticano: «Se l’evasione fiscale fosse recuperata, come giustamente chiede anche il cardinale Bagnasco, il gettito Irpef aumenterebbe al punto da raddoppiare la quota dell’8 per mille, con la Cei che incasserebbe due miliardi di euro anziché solo uno. A pensar male si fa peccato ma spesso si indovina». Sarcasmo a parte, però, nel pieno della crisi, con la manovra che scontenta tanti, comincia a fare breccia il tema dei “privilegi della Chiesa”: esenzioni sull’Ici, esenzioni sull’Ires, 8 per mille «gonfiato» (sempre secondo i Radicali). Nelle stime più ottimistiche, tutto ciò vale 3 miliardi di euro. Una cifra che non viene minimamente scalfita dalla manovra che tra pochi giorni arriva in Parlamento. Certo, i soliti Radicali ci proveranno: è quasi pronto, infatti, un emendamento per «escludere qualsiasi esenzioni sull’Ici per gli immobili che svolgono attività commerciali, indipendentemente da eventuali finalità di culto».
Secondo i calcoli dell’Anci, il mancato gettito da Ici da parte di strutture legate alla Chiesa è di 400 milioni di euro. Una cifra alla quale andrebbe aggiunta un’area di sommerso non ancora stimata. Uno studio di qualche anno fa (condotto dal “Gruppo religiosi ed ecclesiastici”), ha stimato il patrimonio immobiliare della Santa Sede nel 20% dell’intero patrimonio immobiliare italiano. Seppure manca l’ufficialità, qualche cifra c’è: tra le proprietà della Chiesa (circa 100mila immobili) ci sarebbero 8.779 scuole, 4.712 centri legati al settore della sanità (entrambe attività in concorrenza con pubblico e privati) e 26.300 strutture ecclesiastiche. Si procede per stime, insomma. Solo a Roma, un quinto della città sarebbe nelle mani della Santa Sede: numerose case di cura, centinaia di scuole, 400 istituti di suore, 300 parrocchie, 200 chiese non parrocchiali, 200 case generalize (dove trovano ospitalità molti turisti), 90 istituti religiosi, 65 case di cura, 50 missioni, 43 collegi, 30 monasteri, 20 case di riposo, 18 istituti di ricovero, 16 conventi, 13 oratori, 10 confraternite, 6 ospizi. Un elenco lunghissimo, solo nella capitale.
A Milano, invece, le scuole paritarie sono 450, le cliniche 120. Per non parlare della congregazione Propaganda Fide: proprietà di gran pregio, patrimonio di 9 miliardi, finita nell’inchiesta sulla “cricca” tra Angelo Balducci e Diego Anemone. Per tutte queste strutture, semplicemente, l’Ici non si paga. L’Ires, invece, l’imposta sul reddito delle società, per gli enti ecclesiastici attivi nell’istruzione e nella sanità, è ridotto del 50%. Un risparmio stimato di circa un miliardo di euro (che andrebbe raddoppiato secondo i Radicali, tra sommerso e arretrati). La Cei risponde sdegnata dalle colonne dell’Avvenire: «Contro la Chiesa sono state dette bufale colossali. Come quella secondo cui basterebbe piazzare in un albergo una “cappellina” per poter dichiarare l’intero complesso adibito al culto e quindi non pagare l’Ici». Il governatore della Lombardia, Roberto Formigoni considera «demagogico» far pagare quest’imposta alla Chiesa». «Ma noi non vogliamo tassare i luoghi di culto — ribatte Staderini — solo le attività commerciali». E mentre in Italia si dibatte, in Europa è stata aperta una procedura d’infrazione da parte della commissione Ue per aiuti di Stato incompatibili con le norme sulla concorrenza. Dallo scorso settembre, Bruxelles sta approfondendo proprio il tema dei privilegi fiscali agli enti ecclesiastici. Le restano 8 mesi di tempo, per decidere se assolvere o condannare l’Italia. Intanto l’annullamento dell’esenzione (inserito nel decreto sul federalismo fiscale e che, a partire dal 2014, avrebbe incluso anche gli enti ecclesiastici nel pagamento dell’Imu) è stato sfilato all’ultimo momento.
Così, l’indagine va avanti. E intanto i Radicali insistono, puntando anche sul contributo dell’8 per mille. Introdotto nel 1985 (all’epoca il ministro Tremonti faceva parte del pool di economisti che concepirono una quota dell’Irpef da destinare a usi “sociali o umanitari”, “religiosi o caritativi”) oggi fa incassare alla Cei circa un miliardo di euro. «Cinque volte gli introiti previsti 20 anni fa — ricorda Staderini — L’articolo 49 della legge istitutiva prevede che in caso di aumento del gettito, l’aliquota possa essere modificata. Noi chiediamo di dimezzarla». Il compito spetta ad una commissione presso Palazzo Chigi. «Da anni chiediamo di accedere agli atti — conclude Staderini — da sempre ce li negano: sono secretati »

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COMUNIONE dei beni E LIBERAZIONE dalle tasse

Posted by PRC Muggiò su venerdì 5 agosto 2011

Caccia al tesoro di Comunione e Liberazione

A giudizio due membri del gruppo di Formigoni
Hanno mentito su “Memalfa”, la cassaforte segreta

di gianni barbacetto da il Fatto Quotidiano

Gli uomini del nucleo d’acciaio di Comunione e Liberazione, i Memores Domini, fanno voto d’obbedienza, castità e povertà. Ma due di loro andranno a giudizio per aver mentito sui soldi che maneggiavano. Sono Alberto Perego e Alberto Villa, appartenenti al medesimo gruppo di cui fa parte Roberto Formigoni, il più noto dei Memores Domini. Gli ingredienti di questa complicata storia da “Codice Da Vinci” sono contratti petroliferi e tangenti internazionali, società di diritto irlandese e una misteriosa fondazione di Vaduz, una barca a vela (“Obelix”) usata da Formigoni e amici, conti svizzeri cifrati e soldi in contanti stipati in una scatola nascosta sotto il letto. Perego e Villa dovranno pre- sentarsi davanti ai giudici della settima sezione del Tribunale di G Milano – l’udienza è stata fissata per il 22 novembre – per rispondere dell’accusa di aver fatto “dichiarazioni mendaci” al pm che li stava interrogando come persone informate sui fatti nell’ambito dell’inchiesta Oil for food. Hanno mentito, secondo la procura di Milano, sui soldi dei Memores Domini, il supergruppo di Cl. Per questo il processo che inizierà in autunno sarà l’occasione per capire qualcosa di più delle misteriosissime e segretissime strutture finanziarie manovrate dai confratelli di Formigoni.

TUTTO PARTE dallo scandalo internazionale Oil for food. Un’indagine americana scopre che durante l’embargo all’Iraq, Saddam Hussein, all’ombra del programma Onu che permetteva di scambiare petrolio con cibo e medicine, assegnava contratti petroliferi a prezzi di favore in cambio di robuste mazzette impiegate per sostenere il regime (e poi, dopo l’invasione Usa, per finanziare la guerriglia e il terrorismo). La costola italiana dell’indagine Oil for food è stata portata a termine dal pm Alfredo Robledo e da una squadretta di investigatori che hanno avuto elogi ed encomi internazionali e hanno incassato le prime condanne al mondo per questo scandalo internazionale. Il personaggio che ha avuto le più massicce assegnazioni petrolifere fatte a soggetti italiani (ben 24,5 milioni di barili) è Roberto Formigoni, forte della sua amicizia con il cristiano Tareq Aziz, allora braccio destro di Saddam. Le forniture di petrolio sono gestite da aziende suggerite dal governatore, come la Cogep della famiglia Catanese (tra i fondatori della Compagnia delle Opere) che in cambio, secondo l’accusa, paga tangenti per 942 mila dollari in Iraq e 700 mila a mediatori italiani. Per questa vicenda è stato condannato in primo grado e in appello, ma poi salvato dalla prescrizione, anche Marco Giulio Mazarino De Petro, amico e collaboratore di Formigoni, nonché intermediario con l’Iraq. Nella sua indagine, Robledo solleva il velo sul “Codice De Petro”, le attività finanziarie dei Memores Domini, che ruotano attorno a tre società estere chiamate Candonly e a una fondazione di Vaduz di nome Memalfa. Gli uomini che le manovrano sono, oltre a De Petro, tutti Memores del gruppo di Formigoni: Alberto Perego, Alberto Villa, Fabrizio Rota, Mario Villa, Mario Saporiti. Perego, commercialista nato a Brugherio, è stato anche l’organizzatore e il tesoriere di una campagna elettorale di Formigoni. La prima Candonly Ltd nasce nel 1991 a Dublino. “Mandante Sig. Alberto Perego”, dice un memo riservato interno della fiduciaria svizzera Fidinam. Nel 1995 (anno in cui Roberto Formigoni viene eletto per la prima volta presidente della Regione Lombardia), a spartire a metà con Perego il controllo di Candonly arriva il segretario di Formigoni, Fabrizio Rota e subito nei conti della società cominciano ad affluire i soldi (829 mila dollari) di Alenia, gruppo Finmeccanica, interessata agli appalti nell’Iraq di Saddam.

NEL 1997, Candonly passa nelle mani di De Petro. Parte il business petrolifero: la piccola Cogep “ringrazia” Formigoni versando a Candonly oltre 700 mila dollari. Come li giustifica De Petro? “Sono il compenso per la mia consulenza”. Tre paginette dalla sintassi difficile in cui strologa di un “accordo petroil for food”. La Candonly nel 1999 rinasce a Londra, nel 2001 in Olanda. Ma continuano ad affluire i soldi di Alenia e della Cogep. Arrivano anche misteriosissimi soldi da Cuba e dall’Angola, oltre a 50 mila euro dall’italiana Agusta. Il denaro entrato nelle Candonly va in parte su un conto cifrato presso l’Ubs di Chiasso intestato a De Petro; in parte finisce sul conto “Paiolo” presso la Bsi di Chiasso; il resto affluisce su un paio di conti della banca Falck & Cie di Lucerna e di Chiasso, intestati alla Fondazione Memalfa. E qui siamo al cuore del “Codice De Petro”, al sancta sanctorum dei Memores Domini. Memalfa nasce nel 1992 a Vaduz, in Liechtenstein. Beneficiari economici: Alberto Perego e Fabrizio Rota. Che si tratti di uno strumento finanziario dei Memores è dimo- strato dallo statuto: prevede che alla morte di uno dei due beneficiari il patrimonio venga assegnato interamente all’altro e, alla morte di entrambi, alla Associazione Memores di Massagno, la filiale svizzera dell’associazione. Sui conti Memalfa di Lucerna e di Chiasso entrano i soldi affluiti alla Candonly. In uscita, Memalfa bonifica denaro al conto “Paiolo” di Chiasso e, dopo il 1997, a un altro conto acceso presso la Bsi di Zurigo. Il beneficiario è sempre Alberto Perego. Lui nega, e per questo sarà processato. Dei Memores è anche la barca usata da Formigoni, “Obelix”, 15 metri. Pagata 670 milioni di lire, 470 dichiarati e 200 in nero. Versati in parte da Formigoni in assegni, in parte in contanti e assegni da De Petro e dai Memores. Tra cui Alberto Villa, che versa 10 mila euro (benché non risulti tra i proprietari della barca). Memalfa, la sofisticata cassa comune offshore dei Memores Domini, è stata chiusa nel 2001. I suoi fondi sono finiti sul conto “Paiolo” di Perego.

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IL FEDERALISMO FISCALE E’ UNA PORCATA DI REGIME

Posted by PRC Muggiò su venerdì 4 marzo 2011

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