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Posts Tagged ‘USA’

I nuovi nazisti che piacciono all’Europa

Posted by PRC Muggiò su mercoledì 6 gennaio 2016

Ucraina: Heil mein Nato!

L’arte della guerra. La rubrica settimanale di Manlio Dinucci

1482753La roadmap per la cooperazione tecnico-militare Nato-Ucraina, firmata in dicembre, integra ormai a tutti gli effetti le forze armate e l’industria bellica di Kiev in quelle dell’Alleanza a guida Usa. Manca solo l’entrata formale dell’Ucraina nella Nato. Il presidente Poroshenko ha annunciato a tal fine un «referendum» in data da definire, preannunciando una netta vittoria dei «sì» in base a un «sondaggio» già effettuato. Da parte sua la Nato garantisce che l’Ucraina, «uno dei partner più solidi dell’Alleanza», è «fermamente impegnata a realizzare la democrazia e la legalità».

I fatti parlano chiaro. L’Ucraina di Poroshenko – l’oligarca arricchitosi col saccheggio delle proprietà statali, del quale il premier Renzi loda la «saggia leadership» – ha decretato per legge in dicembre la messa al bando del Partito comunista d’Ucraina, accusato di «incitamento all’odio etnico e violazione dei diritti umani e delle libertà».

Vengono proibiti per legge gli stessi simboli comunisti: cantare l’Internazionale comporta una pena di 5–10 anni di reclusione. È l’atto finale di una campagna persecutoria analoga a quelle che segnarono l’avvento del fascismo in Italia e del nazismo in Germania. Sedi di partito distrutte, dirigenti linciati, giornalisti seviziati e assassinati, attivisti bruciati vivi nella Camera del Lavoro di Odessa, inermi civili massacrati a Mariupol, bombardati col fosforo bianco a Slaviansk, Lugansk, Donetsk. Un vero e proprio colpo di stato sotto regia Usa/Nato, col fine strategico di provocare in Europa una nuova guerra fredda per colpire e isolare la Russia e rafforzare, allo stesso tempo, l’influenza e la presenza militare degli Stati uniti in Europa.

Quale forza d’assalto sono stati usati, nel putsch di piazza Maidan e nelle azioni successive, gruppi neonazisti appositamente addestrati e armati, come provano le foto di militanti di Uno-Unso addestrati nel 2006 in Estonia.

Le formazioni neonaziste sono state quindi incorporate nella Guardia nazionale, addestrata da centinaia di istruttori Usa della 173a divisione aviotrasportata, trasferiti da Vicenza in Ucraina, affiancati da altri della Nato.
L’Ucraina di Kiev è così divenuta il «vivaio» del rinascente nazismo nel cuore dell’Europa. A Kiev arrivano neonazisti da mezza Europa (Italia compresa) e dagli Usa, reclutati soprattutto da Pravy Sektor e dal battaglione Azov, la cui impronta nazista è rappresentata dall’emblema ricalcato da quello delle SS Das Reich.

Dopo essere stati addestrati e messi alla prova in azioni militari contro i russi di Ucraina nel Donbass, vengono fatti rientrare nei loro paesi con il «lasciapassare» del passaporto ucraino. Allo stesso tempo si diffonde in Ucraina l’ideologia nazista tra le giovani generazioni. Se ne occupa in particolare il battaglione Azov, che organizza campi di addestramento militare e formazione ideologica per bambini e ragazzi, ai quali si insegna anzitutto a odiare i russi.

Ciò avviene con la connivenza dei governi europei: per iniziativa di un parlamentare della Repubblica Ceca, il capo del battaglione Azov Andriy Biletsky, aspirante «Führer» dell’Ucraina, è stato invitato al Parlamento europeo quale «oratore ospite».

Il tutto nel quadro dell’«Appoggio pratico della Nato all’Ucraina», comprendente il «Programma di potenziamento dell’educazione militare» al quale hanno partecipato nel 2015 360 professori ucraini, istruiti da 60 esperti Nato.

In un altro programma Nato, «Diplomazia pubblica e comunicazioni strategiche», si insegna alle autorità a «contrastare la propaganda russa» e ai giornalisti a «generare storie fattuali dalla Crimea occupata e dall’Ucraina orientale».

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Venezuela, noi e la democrazia

Posted by PRC Muggiò su giovedì 17 dicembre 2015

di Fidel Castro Ruiz, su rifondazione.it

7 dicembre 2015

Il Venezuela ha dimostrato ieri –al contrario di quanto si è canonizzato- che non esiste democrazia con l’economia ed i mezzi di comunicazione in mani  private. È deplorevole, ma una rivoluzione sociale non può avanzare con il potere reale in mano all’oligarchia.

cuba-venezuela Con i mezzi di comunicazione ed i poteri economici contro, è impossibile fare avanzare un governo che favorisca il popolo. Sono finiti i tempi in cui prendevamo di sorpresa la destra e specialmente l’impero yanqui, che aveva il suo cortile di casa quasi alla deriva; ora ovviamente stanno rafforzando il loro accerchiamento al Sud.

La cosa peggiore della sconfitta di ieri della Rivoluzione bolivariana, non è neanche la sconfitta nelle urne, così schiacciante, il che era abbastanza prevedibile. Ma è il discorso della sinistra che fa il gioco dei concetti che ci impongono i grandi circuiti globali, ripetuti come pappagalli, come ad esempio il concetto di democrazia così come la intende l’impero.

Ripetiamo schiamazzando che ha vinto la democrazia, quando in realtà quello che si è dimostrato è che è impossibile esercitare la democrazia; la democrazia elettoralista serve solo alla destra, la sinistra in questo modo non può governare, in mezzo a un mare di poteri forti economici e mediatici in mano ad una minoranza anti-democratica.

Nel nostro telegiornale della mattina, il nostro inviato a Caracas ha detto che il popolo aveva usato il voto come castigo contro la gestione economica di Maduro. E lo stesso Maduro si trova sotto la pressione di quelle idee che gli impongono di riconoscere di non essere stato efficace, mentre la realtà è che non si può essere efficaci quando i poteri economici lanciano una guerra aperta e la colpa la pagano le vittime dell’attacco.   Come governare contro l’oligarchia nazionale ed internazionale (unita, come sognò Marx per i proletari del mondo) ?

Il voto non è stato di castigo contro una gestione deficiente, ma è stato un voto di salvezza teorica, di sollievo di fronte ad un’angustia prolungata nella vita quotidiana del venezuelano; Maduro non ha avuto una gestione deficiente, bensì una impossibile.

La macchina mediatica internazionale dà la colpa a Maduro, al suo governo incluso, lo contrappone a quello di Chávez, cercando di farci credere che questo governo è un’altra cosa, e che Maduro o è un villano o un incapace, quando in realtà lo scontro è stato titanico.

Non sono neanche sicuro del fatto che con Chávez i risultati sarebbero stati diversi. Al non essere molto più radicali nelle misure, il che è difficile con le regole del gioco imposte, come impedire a mezzi di comunicazione feroci di tergiversare, disinformare, calunniare, senza pietà né etica? Come controllare una economia il cui potere è dell’oligarchia?  Come poter affrontare quella situazione economica se tra l’altro gli organismi economici internazionali sono parte del gioco?

Ci saremmo voluti rallegrare del fatto che le elezioni si svolgessero in piena calma, senza violenza, ma per me – purtroppo – era solo un cattivo sintomo. Le elezioni si svolgevano in pace perché l’opposizione sapeva di avere grandi possibilità di vincere. La campagna per non riconoscere i risultati, ed organizzare la violenza nelle strade, l’ha fatta da padrone per raggiungere il suo obiettivo, la paura.

Salvo chi ha maggiore coscienza, qualsiasi cittadino che da mesi fa code infinite, che vede i prezzi andare alle stelle, e vede sparire alcuni alimenti e a cui in più promettono giorni di forte violenza in caso di vittoria del chavismo, è chiaro che vota contro, per vedere se arriva un po’ di pace nella sua vita.

E’ questa la democrazia? Dover votare non per un progetto, ma per la paura di quello che sta succedendo in base alla guerra dell’opposizione ?

Alla TV Telesur in piena incertezza in attesa dei risultati, una sociologa ecuadoregna, ha iniziato a mettere in discussione le rivoluzioni che stiamo facendo nel continente, in quanto logorate e obbligate a rimettersi in discussione, il che mi sembra giusto come principio. Ma quando ascoltavo le sue argomentazioni, non appariva da nessuna parte la ingovernabilità a cui stanno sottoponendo le sinistre, con una campagna molto ben orchestrata a livello continentale. E sappiamo bene chi dirige questa sinfonia, i padroni del Nord.

Tutto ci viene presentato come se i governi di sinistra siano anchilosati, che in teoria debbano prefiggersi nuove mete, e una viabilità economica. Non scarto gli errori, né i ritardi nei piani, o la necessità di cercare nuove vie. Però l’essenza del problema non sta nei difetti della sinistra, ma nell’accettare le regole del gioco delle destre –nazionali e globali-  che hanno rafforzato l’accerchiamento. Il che non permette di avanzare nei progetti e ci obbliga a dedicare la maggior parte del tempo a spegnere gli incendi che impongono grazie alla loro alleanza con gli Stati Uniti.

“Russia today” denunciava gli stanziamenti di 18 milioni di dollari di finanziamento degli Stati Uniti per la guerra contro il Venezuela, 3 dei quali specificamente per le elezioni, insieme al sabotaggio economico, alla guerra mediatica. E noi chiamiamo l’effetto di tutto ciò democrazia.

(testo originale in lapupillainsomne)

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Kunduz, non è stato un incidente… e il governo PD si prepara a bombardare in Iraq

Posted by PRC Muggiò su venerdì 9 ottobre 2015

Chiedi anche tu #IndependentInvestigation

10636849_10154484383322195_3658152536376460104_oIl bombardamento USA contro l’ospedale MSF a Kunduz rappresenta la più grave perdita di vite umane mai subita dalla nostra organizzazione durante un attacco aereo: 12 operatori ‪‎MSF e 10 pazienti, tra cui 3 bambini, sono stati uccisi.

Questa mattina la presidente internazionale di MSF Joanne Liu ha tenuto un discorso al Palazzo delle Nazioni Unite a Ginevra: “Non è stato solo un attacco contro il nostro ospedale, è stato un attacco contro le Convenzioni di Ginevra, stabilite per proteggere i civili nei conflitti, compresi pazienti, operatori e strutture sanitarie. È inaccettabile. Oggi diciamo basta. Anche la guerra ha delle regole”.

Chiediamo un’investigazione completa, trasparente e indipendente condotta dalla Commissione d’Inchiesta Umanitaria Internazionale, un organo che esiste ma che non è mai stato usato.

Chiediamo agli Stati firmatari di attivare la Commissione per stabilire la verità e riaffermare lo status di protezione degli ospedali nei conflitti.

Abbiamo bisogno che tu stia con noi. Dobbiamo insistere insieme per ottenere un’investigazione indipendente. Mostraci la tua solidarietà e il tuo supporto  condividendo sui social network foto e messaggi con la richiesta #IndependentInvestigation.

In Afghanistan, dove siamo dal 1980, lavoriamo esclusivamente grazie a fondi privati e non accettiamo finanziamenti da nessun governo.

————————————————————————————————————————-

Sosteniamo l’appello di Medici Senza Frontiere… e inorridiamo alla deriva del governo PD che, coerentemente con la manomissione della Costituzione che da mesi porta avanti, in questi tragici giorni macchiati dal crimine USA contro l’ospedale di Medici Senza Frontiere cerca un’ennesima foglia di fico per aggirare l’articolo 11 della Costituzione:

L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali

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Bombe intelligenti e guerre umanitarie: un OSPEDALE colpito dagli USA.

Posted by PRC Muggiò su sabato 3 ottobre 2015

“Gli aerei Nato che hanno bombardato “per errore” un ospedale gestito da Medici senza frontiere, provocando morti e feriti, a Kunduz, in Afghanistan, è solo l’ultimo orrore di una guerra senza fine che l’Europa continua ad alimentare. Da anni diciamo che dall’Afghanistan bisogna andarsene, che la democrazia non l’abbiamo esportata e che la situazione nel Paese è totalmente fuori controllo.
Questa “favola” delle “guerre umanitarie” sta producendo barbarie, rafforzando il terrorismo islamico e producento migliaia di profughi: è responsabilità della Nato, da cui chiediamo di uscire.
La nostra solidarietà ai medici di MSF e il nostro cordoglio per tutte le persone vittime di questa ennesima strage.”

Paolo Ferrero – Segretario nazionale PRC

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La vittoria dei kurdi

Posted by PRC Muggiò su mercoledì 28 gennaio 2015

Kobane si è liberata

di Chiara Cruciati – 26/01/2015 – ilmanifesto

Siria. Dopo 134 giorni di resistenza, le Unità di Difesa kurde cacciano definitivamente l’Isis dalla città. Dall’altro lato della frontiera, l’esercito iracheno libera la provincia di Diyala. Ma il califfo cresce in Libano.kobane

Kobane si è libe­rata: una ban­diera del Kur­di­stan, lunga 75 metri, ieri sven­to­lava sulla col­lina di Miste­nur, strap­pata al con­trollo dello Stato Isla­mico. Ad issarla sul tra­lic­cio della cor­rente, quello che da set­tem­bre i rifu­giati di Kobane guar­da­vano ogni giorno dal vil­lag­gio turco di Meh­ser, sono stati gli uomini e le donne delle Unità di Difesa Popolare.

Una vit­to­ria dal sapore di sto­ria, impen­sa­bile 4 mesi fa quando gran parte della popo­la­zione della città fu costretta alla fuga dall’avanzata bru­tale del calif­fato: in pochi giorni gli isla­mi­sti hanno occu­pato 300 vil­laggi kurdi e tra­sfor­mato 150mila per­sone in pro­fu­ghi, ospiti inde­si­de­rati in Turchia.

Kobane ha com­bat­tuto pres­so­ché da sola, gua­da­gnan­dosi l’appellativo di «Sta­lin­grado kurda», con­tro la mac­china da guerra isla­mi­sta, forte delle armi made in Usa raz­ziate dalle basi mili­tari ira­chene. Ha com­bat­tuto da sola per­ché i raid della coa­li­zione, sep­pur con­ti­nui (l’80% dei bom­bar­da­menti Usa in Siria hanno avuto come tar­get le aree intorno Kobane), non erano così pre­cisi da riu­scire a fre­nare l’offensiva isla­mi­sta. Ha com­bat­tuto da sola per­ché i 150 pesh­merga inviati da Irbil erano una goc­cia nel mare del pro­se­li­ti­smo del calif­fato che a Kobane riu­sciva ad inviare ogni giorno forze fresche.

Ha com­bat­tuto da sola per­ché la vicina Tur­chia ha impe­dito – o cer­cato di impe­dire – il pas­sag­gio di aiuti e armi a chi resi­steva, ma anche l’arrivo di altri rifu­giati, spa­ran­do­gli addosso men­tre ten­ta­vano di attra­ver­sare la fron­tiera. Ha indi­ret­ta­mente soste­nuto l’Isis, come dimo­strato da video e foto pub­bli­cate dagli atti­vi­sti al con­fine che per mesi hanno moni­to­rato eser­cito turco e miliziani.

A fianco di Kobane si è sol­le­vata la soli­da­rietà di tanti movi­menti inter­na­zio­nali e inter­na­zio­na­li­sti e del Pkk, che da subito ha man­dato com­bat­tenti e armi a difesa della città, sim­bolo – insieme al resto di Rojava – del modello di demo­cra­zia diretta e par­te­ci­pa­zione popo­lare che le comu­nità kurde in Siria hanno messo in piedi dopo lo scop­pio della guerra civile. A Kobane non si è com­bat­tuto solo per la libe­ra­zione della città: si è difeso quel pro­getto poli­tico con­tro l’oppressione socioe­co­no­mica impo­sta dallo Stato-nazione libe­ri­sta (di cui la Tur­chia è modello) e con­tro il fasci­smo e l’autoritarismo del califfo.

Ad una set­ti­mana dalla presa della stra­te­gica col­lina di Miste­nur, ieri le Ypg e le Ypj hanno assunto il con­trollo della strada pro­ve­niente da Aleppo che l’Isis ha uti­liz­zato per oltre 130 giorni per rifor­nire i suoi mili­ziani di cibo e armi. Chiusa quella strada, Kobane si è libe­rata: «L’Isis è stato scon­fitto. Le loro difese sono col­las­sate e i suoi mili­ziani sono fug­giti», ha com­men­tato il fun­zio­na­rio kurdo Idriss Nas­san, aggiun­gendo che negli ultimi giorni i raid aerei Usa si sono inten­si­fi­cati per­met­tendo alla resi­stenza kurda di lan­ciare la con­trof­fen­siva decisiva.

«Non ave­vamo dubbi, avremmo ripreso Miste­nur. Così abbiamo rispet­tato i desi­deri di tutti i com­pa­gni caduti nella lotta – ha com­men­tato il coman­dante Ken­dal – Adesso abbiamo il con­trollo di tutta la città e dei vil­laggi a est e a sud».

Ora è il momento di pen­sare alla rico­stru­zione e all’apertura di un cor­ri­doio uma­ni­ta­rio: la città è ancora cir­con­data dagli isla­mi­sti che occu­pano molti vil­laggi, i quar­tieri sono deva­stati dai mis­sili dell’Isis e dai com­bat­ti­menti strada per strada, scuole e ospe­dali distrutti insieme alle infra­strut­ture base, ordi­gni giac­ciono ine­splosi tra le mace­rie e reti idri­che e elet­tri­che non funzionanti.

E men­tre Kobane festeg­giava, dall’altro lato del con­fine orien­tale si cele­brava un’altra libe­ra­zione: l’esercito ira­cheno ha annun­ciato ieri la fine dell’occupazione isla­mi­sta della pro­vin­cia di Diyala, est del paese, uno dei due con­fini imma­gi­nati dal califfo al-Baghdadi per il suo calif­fato. Avrebbe dovuto cor­rere da Diyala a Aleppo (o magari Bei­rut), ma ieri il gene­rale ira­cheno al-Zaidi gli ha rotto le uova nel paniere: «Annun­ciamo la libe­ra­zione di Diyala dall’Isis. Le forze ira­chene hanno il con­trollo totale di tutte e città e i distretti della provincia».

Con Kobane e Diyala libere cre­sce la spe­ranza di scon­fig­gere l’Isis e il modello di sepa­ra­zione di cui è indi­ret­ta­mente por­ta­tore, spec­chio delle agende poli­ti­che di tanti attori regio­nali. Ma non man­cano le fonti di pre­oc­cu­pa­zione: secondo il quo­ti­diano Asharq ala­w­sat, oltre il 4% del Libano sarebbe oggi sotto il con­trollo dei mili­ziani dell’Isis e del suo alleato a metà, il Fronte al Nusra. In un simile con­te­sto il dia­logo for­zato tra Dama­sco e oppo­si­zioni siriane, comin­ciato ieri a Mosca, sem­bra già desti­nato a fal­lire: buona parte della Coa­li­zione Nazio­nale ha rifiu­tato di pren­dervi parte, men­tre il pre­si­dente Assad in un’intervista ha defi­nito le oppo­si­zioni «i burat­tini di Qatar, Ara­bia Sau­dita e Occidente».

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STOP TTIP!

Posted by PRC Muggiò su venerdì 17 ottobre 2014

Cos’è il TTIP?

Un breve video lo spiega:

Il TTIP è un Accordo Transatlantico sul Commercio e gli Investimenti, che stende un tappeto rosso alle multinazionali americane ed europee.

La sete americana di nuovi profitti ha prodotto questo mostro, nel tentativo di bloccare i nascenti mercati asiatici, con un semplice scopo: rendere legale la privatizzazione selvaggia.

Come? Con dei tribunali speciali costituiti appositamente per sostenere le campagne delle grandi aziende contro le scelte dei governi popolari in merito a benessere, beni comuni, sicurezza alimentare, ambiente, istruzione…

Non lasciare tutto in mano loro, mobilitati insieme a noi!

Per info: http://stop-ttip-italia.net/

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Obama Bin Laden. Come e perché gli Usa hanno creato l’ISIS

Posted by PRC Muggiò su martedì 2 settembre 2014

RIVOLTIAMONZA

ISIS_flag_madeUSA-300x199La drammatica e apparentemente inarrestabile ascesa dell’Isis ha riportato l’attenzione mediatica sul martoriato Iraq, caduto nel dimenticatoio dopo il ritiro delle truppe americane. I mezzi di informazione sono prodighi di informazioni nel descrivere le atrocità del Califfato, ma reticenti nel raccontare chi siano i suoi membri e quale sia la sua origine. Lo Stato Islamico di Iraq e Siria (questo il nome completo) non è una forza apparsa improvvisamente dal nulla, ma il figlio diretto delle politiche dell’imperialismo americano in Medio Oriente che ha le sue radici nel conflitto siriano e nel caos dell’Iraq post-Saddam. Per capire meglio qual è il ruolo dell’Isis è necessario fare una breve analisi sulla strategia americana nel mondo arabo negli ultimi 30 anni.

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ISIS e guerra in Iraq. 30 punti di Wu Ming

Posted by PRC Muggiò su martedì 26 agosto 2014

da Wu Ming Foundation su Twitter @Wu_Ming_Foundt

Iraq_ISIS_Abu_Wahe_2941936b1) Un mese fa il PKK ha scompigliato le previsioni sulla guerra in Nord Iraq / Sud Kurdistan. Oggi è la principale forza anti-IS sul campo.

1b) Per semplicità diciamo “PKK”, includendo anche la sua forza “cugina” siriana, che ha già liberato dall’IS il Kurdistan occidentale.

2) Di questo ruolo del PKK, intorno a cui ruota gran parte delle decisioni prese in questi giorni da USA e UE, parlan tutti i media globali.

3) Una delle chiavi per capire la situazione è proprio quel che è successo nel Kurdistan “siriano”, oggi zona libera del Rojava.

4) Da quasi 2 anni la guerriglia curda siriana (YPG) infligge pesanti sconfitte all’ISIS/IS, lo stesso accade da circa un mese in Iraq.

5) Ora, provate a cercare sui siti dei giornali italiani, periodo ultimi 30 giorni, queste parole: PKK, YPG, Rojava.

6) Il PKK è una forza di massa laica, socialista libertaria, femminista. In Medio Oriente. E guida una resistenza popolare all’ISIS.

7) Ci sono altre resistenze all’ISIS, episodi di rivolta e di risposta armata anche da parte di popolazioni arabe sunnite.

8) Correttamente, le forze menzionate considerano l’ISIS il mostro di Frankenstein della guerra di Bush e della politica americana in M.O.

9) Di questo protagonismo i nostri media non parlano. Nello scenario spettrale che dipingono, solo ISIS, gruppi filo-USA e armi USA/UE.

10) C’è gente che fino a ieri l’ISIS manco sapeva cos’era e oggi dice che senza gli USA avanzerà la barbarie, quei popoli sono spacciati ecc

11) Di contro, c’è gente che non ha certo aspettato le cazzate lavacoscienza dei nostrani leoni da tastiera per sfidare (e battere) l’ISIS.

12) Mentre PKK e compagn* fermavano l’ISIS e salvavano civili, USA/UE le tenevano (tuttora le tengono) nella lista dei gruppi “terroristi”.

13) Dal giorno stesso in cui PKK e YPG son intervenuti in Nord Iraq, diffondiamo notizie e analisi sulla situazione e sulla guerra all’ISIS.

14) PKK e YPG sono intervenuti quando i Peshmerga curdi filo-USA si sono sbandati a Sengal e altrove di fronte all’avanzata ISIS.

15) L’ISIS era in Nord Iraq da settimane, faceva stragi, stuprava, decapitava, occupava città che poi PKK e YPG hanno liberato.

16) Mentre l’ISIS faceva tutto questo, Obama era fermo come un paracarro. Appena PKK e YPG hanno “sconfinato”, ha annunciato bombardamenti.

17) RIbadiamolo: di tutto questo i giornali italiani hanno scritto poco o – più spesso – niente. La controprova è facile, fate la ricerca.

18) Dopo la morte di Foley, c’è il ricatto morale: o con gli USA o con l’ISIS! Come se gli uni non avessero colpa dell’esistenza dell’altro.

19) Come se non esistessero forze che da tempo sconfiggono sul campo l’ISIS in totale autonomia, nel disinteresse dei ns. “falchi”.

20) Per inciso, molti combattenti in prima linea sono donne. Cosa che fa sclerare una forza ultra-misogina come l’IS/ISIS.

21) Ogni volta che gli USA sono intervenuti in M.O. hanno prodotto mostri sempre peggiori, ormai lo dicono molti analisti americani.

22) Se qualcuno ancora pensa che saranno gli USA a togliere le castagne dal fuoco e riparare la situazione in Iraq, è illuso o in malafede.

23) Dall’altra parte (ma solo in apparenza) ci sono gli idioti che hanno scambiato l’IS/ISIS per una resistenza antimperialista.

24) L’ISIS è una forza d’invasione multinazionale che ha un progetto non di “liberazione” ma di conquista. Sono predoni capitalisti.

25) L’ISIS, fin dal nome, è un progetto coloniale e imperialista. “Sub-imperialista”, se preferite. Non c’è liberazione nel Califfato.

26) L’ISIS è una forza nata grazie a potenze reazionarie (regionali e globali), e aspira allo status di potenza reazionaria.

27) L’«antimperialismo degli imbecilli» si basa sul pensiero bidimensionale: «Il nemico del mio nemico è mio amico».

28) Ma non sempre il nemico del mio nemico è *davvero* suo nemico, e a prescindere da questo, spesso è a pari modo *mio* nemico.

29) Pensare che per andare contro gli USA si possa essere un po’ più “teneri” con l’ISIS è un’aberrazione, chi lo pensa è un nemico, punto.

30) Di contro, chi dice che l’unico modo di essere contro l’ISIS sia appoggiare nuovi interventi USA, o ignora i fatti, o sta truffando.

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Dall’Ucraina alla Palestina la Resistenza continua!

Posted by PRC Muggiò su sabato 19 luglio 2014

Domenica 20 luglio dalle ore 9.00 in Piazza Garibaldi a sostegno della Resistenza ucraina e palestinese.

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Ucraina: è guerra civile

Posted by PRC Muggiò su venerdì 21 febbraio 2014

Scrive Paolo Ferrero, segretario nazionale, circa gli eventi di Kiev.

Lo spettro della guerra civile sta tornando in Europa.

Il drammatico susseguirsi degli eventi ucraini, è il risultato del braccio di ferro che è stato messo in atto sul futuro della collocazione internazionale dell’Ucraina, di cui portano grande e grave responsabilità l’Unione Europea e gli Usa che non hanno esitato in queste settimane ad alimentare il clima di scontro, invece di favorire le condizioni per soluzioni politiche del conflitto apertosi dopo la revoca dell’accordo di associazione.

kievL’Unione Europea, gli Usa e la Nato, mirano ad estendere la loro influenza alle porte della Russia, e con questo comportamento stanno creando le condizioni per la guerra civile col rischio di avere una nuova Siria in Europa.

La strada da seguire è stata suggerita da tempo dai comunisti ucraini – in queste ore vittime di inaccettabili intimidazioni e attacchi da parte dei neofascisti, e a cui esprimiamo la nostra solidarietà – ovvero quella di un referendum popolare che desse la possibilità al popolo ucraino di decidere sul proprio destino e sul futuro rapporto fra Ucraina e UE, assieme ad una riforma elettorale proporzionale che consentisse nuove elezioni.

Questa proposta di pace è stata purtroppo ignorata dal governo come dall’opposizione ma rappresenta l’unica via d’uscita possibile per evitare ulteriori bagni di sangue e lo smembramento di un paese, le cui conseguenze sarebbero imprevedibili.

Il PRC è impegnato, insieme alle forze del partito della Sinistra Europea, in questa direzione.

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Se 50 anni vi sembran pochi…

Posted by PRC Muggiò su sabato 12 ottobre 2013

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