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Giornata della Memoria e Giorno del Ricordo, “accostamento aberrante”

Posted by PRC Muggiò su mercoledì 11 febbraio 2015

Sindaco ed assessore alla cultura del comune di Muggiò hanno firmato e propagandato questo volantino:

Volantino

Due giornate nazionali accostate come se fossero equiparabili.

Non si tratta solo di un errore storico ma di una forma subdola ed “aberrante” – per dirla con le parole dello storico Miccoli che nel ’76 scriveva questo articolo: http://www.diecifebbraio.info/2013/05/risiera-e-foibe-un-accostamento-aberrante-articolo-di-giovanni-miccoli-del-1976/ – di revisionismo.

Riportiamo qui due articoli redatti dal gruppo Wu Ming Fundation e Dieci Febbraio Millenovecentoquarantasette che trattano il tema maldestramente cavalcato dall’amministrazione comunale.

Ci solleva il fatto che almeno non abbiamo assistito a manifestazioni nostalgiche come negli anni passati.

FOIBE O ESODO? 24 FAQ SUL GIORNO DEL RICORDO di Wu Ming Fundation: clicca qui per leggere tutto.

[…] 3. Perché la «Giornata della memoria» va bene e il «Giorno del ricordo» no?

La monetizzazione politica della Shoah da parte del sionismo ha sempre colpito il neoirredentismo nostrano, che ha cercato di mutuarne spregiudicatamente i meccanismi di legittimazione. Nel dopoguerra l’unico frasario disponibile per riprodurre il paradigma vittimario era quello dell’olocausto, così si iniziò a parlare di «genocidio delle genti giuliane», facendo inorridire storici come Giovanni Miccoli dell’IRSML, che lo definì un «accostamento aberrante»[3].
Poi arrivò la guerra nell’ex-Jugoslavia, il massacro di Srebrenica permise di giocare sullo stereotipo dell’atavica barbarie orientale-balcanica e così un nuovo vocabolo, la “Pulizia etnica” (ma in verità esisteva già “bonifica etnica”, usata storicamente per descrivere la snazionalizzazione della Venezia Giulia operata dal fascismo), soppiantò il genocidio che tuttavia rimase in sordina per poi riemergere proprio nel linguaggio del giorno del Ricordo, strategicamente piazzato due settimane dopo quello della Memoria a scimmiottarne nome e forma.
Lo scopo malcelato è quello di ingenerare confusione – vedasi le «Foibe Ardeatine», tragicomica crasi segnalata da Federico Tenca Montini[4] – tra due episodi incomparabili: da un lato una commemorazione mondiale dal significato universale, dall’altro una commemorazione di impianto nazionale. Uno squilibrio che si manifesta a ogni livello di questo accostamento: emigrazione equiparata a deportazione, epurazioni politiche e rese dei conti equiparate a sterminio e massacri indiscriminati.
Interessante è anche confrontare i significati simbolici dei giorni prescelti dalle due commemorazioni: mentre nella giornata della memoria si celebra la liberazione di Auschwitz da parte delle truppe sovietiche – la fine del male per gli ebrei – dall’altra parte si celebra la firma del trattato di pace – l’inizio del male secondo una certa narrazione esule – un male che continua e che idealmente soltanto la restituzione delle terre sottratte o dei “beni abbandonati” potrebbe chiudere.
Se proprio si volesse prendere ad esempio la giornata della memoria si dovrebbe indicare una data che celebrasse la fine delle ostilità, magari il 10 novembre, firma del Trattato di Osimo. Nessuna associazione di esuli lo accetterebbe, quella data in zona suscita ancora malumori (riemersi persino in recenti avventure politiche, come MTL) ma se non altro significò la normalizzazione dei rapporti italo-jugoslavi e la fine definitiva delle ostilità fra i due paesi. In realtà il giorno del Ricordo non ricopia quello della memoria, ma ne è un detournement: si ricalcano gli aspetti emotivi ma si perseguono diverse finalità. […]

L’ACCOSTAMENTO TRA I GENOCIDI OPERATI DAL NAZIFASCISMO E LE COSIDDETTE “FOIBE” E’ UN ABOMINIO STORIOGRAFICO di Dieci Febbraio Millenovecentoquarantasette: clicca qui per leggere tutto.

Il parallelo che viene talvolta tracciato, in alcuni ambienti e circostanze, tra “Auschwitz” – o altri luoghi ed episodi della violenza genocidaria nazifascista – e le cosiddette “foibe”, è un abominio storiografico che va rigettato con sdegno.

Simili accostamenti sono fuorvianti dal punto di vista storico e sono profondamente diseducativi dal punto di vista didattico, quando vengono usati come espediente per inculcare negli studenti certe interpretazioni “semplificate” dei fatti accaduti nel corso della II Guerra Mondiale. Sono accostamenti insostenibili sotto il profilo morale, innanzitutto, in base ad elementari considerazioni: di carattere numerico (il “conteggio dei morti” ha una sua importanza nella storiografia, ed è ipocrita affermare il contrario); di carattere logico (non avrebbe avuto senso per il movimento partigiano e lo Stato jugoslavo nascente pianificare operazioni di “pulizia etnica” contro chicchessia, visto che quello Stato si fondava sul suo carattere multi-nazionale e internazionalista e gli italiani furono una componente importante dello stesso Esercito Popolare di Liberazione, con ben quattro Divisioni di combattenti inquadrate al suo interno); di opportunità politica (equiparare la violenza strutturale e programmatica del nazifascismo a qualsivoglia episodio criminale avvenuto ad opera delle altre parti in conflitto era e dovrebbe rimanere esclusiva dei reduci ed eredi del nazifascismo stesso).

Già negli anni Settanta, il professor Giovanni Miccoli ebbe occasione di intervenire con parole cristalline su questo tema, scrivendo un articolo che rimane -purtroppo- attualissimo. Diciamo “purtroppo” perché l’aria è cambiata, dagli anni Settanta ad oggi, al punto che persino l’A-B-C della Storia e della storiografia va riaffermato. Così, in troppi casi registriamo che proprio quell’accostamento aberrante (così lo definì Miccoli) viene proposto in tutte le sue più incredibili varianti […]

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“L’orrendo delitto dei fascisti a Muggiò”

Posted by PRC Muggiò su sabato 30 aprile 2011

In memoria delle vittime del fascismo e di Luigi Paleari, ventitreenne muggiorese mutilato di guerra, ucciso da uno squadra fascista 90 anni fa, mentre difendeva una lapide socialista in maledizione alle guerre.

Testo tratto da: LA BRIANZA – anno XXIV n. 9 – 1921


Domenica primo maggio, la folla dei lavoratori del nostro circondario si era radunata pacificamente nei propri circoli, nei propri comizi per ricordare, per rincuorarsi, per auspicare. Nulla aveva turbata la serenità della commemorazione: non un incidente, non un diverbio. Segno della educazione e della maturità delle nostre folle.

La troupe dei camions e delle automobili, giungendo a Muggiò da Lissone, (o da Monza come dicono altri) si arrestò al principio del paese. Smontarono fascisti e bloccardi: alcuni, colle rivoltelle alla mano, si avanzarono in modo da oltrepassare il Municipio, (che è appunto in principio della via S. Rocco) e da interdire che qualcuno del centro potesse arrivare. Altri penetravano nel cortile del Municipio, con una leva aprivano il portone del magazzino municipale, ne asportavano una scala, e con una chiave inglese del camion cominciavano a picchiare sulla parola “maledizione” inscritta sulla lapide ai caduti in guerra, murata appunto sulla facciata municipale. Ciò, dopo aver tentato di rimuovere con una leva (la stessa usata per lo scassinamento) la lapide stessa.

Riproduciamo la lapide perché si sappia sin d’ora la malafede dei corrispondenti dei vari giornali borghesi, che compiacentemente si permisero di riprodurla alterata:

IN QUESTI MARMI

POSTI DAI CONCITTADINI DI MUGGIO’

AUSPICE

LA LEGA PROLETARIA FRA MUTILATI, INVALIDI

E REDUCI DI GUERRA

SONO INCISI I NOMI DEI CADUTI NELLA

GUERRA MONDIALE

COME VOTO DI FRATELLANZA INTERNAZIONALE

COME MALEDIZIONE ALLE GUERRE

La popolazione era assente. Un vecchio, qualche donna alle finestre, un giovane mutilato a qualche metro: delle ragazze, che urlando chiamavano soccorso per aver capito dal modo di agire che erano arrivati “i fascisti”. Fra tutti caratteristico il vecchio Sandrin, inserviente municipale, che, spaventato, supplicava gli eroi che desistessero dalla loro impresa. Altri fascisti invece nel contempo minacciavano colla rivoltella alla mano le ragazze e le donne, imponevano il silenzio, ne percuotevano anche alcuna, invadevano il cortile della casa in via Giovanni Sberg[1]al N. 1, sparavano dei colpi, ed infine tornavano sulla strada partecipando alla sparatoria generale, che veniva tosto iniziata, per interdire l’arrivo dei compagni che erano stati chiamati dal Circolo. Fra gli invasori della casa indicata è segnalato un mutilato monzese, con un occhio di cristallo. Chi è costui?

In questo mentre, quando per fortuna ancora nessuno dei compagni era sopraggiunto, ed i più veloci che correvano alla santa difesa della loro casa municipale e della lapide dei loro sacri caduti ancora restavano mascherati dalla svoltata della via S. Rocco, cadeva il povero mutilato Paleari Luigi, ventitreenne, mentre, spaventato dai colpi fascisti, stava traendo in salvo i minori fratelli. Venivano anche feriti altri giovani da pallottole di rimbalzo, veniva sfiorata alla fronte una bimba ottenne, che alla finestra del secondo piano gridava pazza di terrore vedendo delle ragazze inseguite dai fascisti.


[1] L’attuale via 1° Maggio

SCARICA QUI IL TESTO COMPLETO

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