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Un altra Muggiò è possibile

giorno della memoria

Pubblicato da PRC Muggiò su venerdì 27 gennaio 2012

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Airaudo: “Così la Fiat ci ha cacciato fuori da Mirafiori

Pubblicato da PRC Muggiò su giovedì 26 gennaio 2012

di Giorgio Airaudo*, da il Fatto quotidiano, 26 gennaio 2012

Mirafiori ce ne siamo andati, una mattina di gennaio. Poche ore per sbaraccare 110 anni di storia: i ritratti di Enrico Berlinguer e le foto di Bruno Trentin, sgombrate in camion insieme con le bandiere. A Mirafiori come nel resto d’Italia, nel silenzio generale, la Fiom è stata cacciata da tutte le fabbriche Fiat. Siccome non abbiamo firmato il contratto imposto da Sergio Marchionne, ci tolgono l’agibilità democratica.

Questo rito si compie con un accanimento che se non fosse drammatico risulterebbe farsesco. A San Mauro, alla CNH, dove si producono le macchine di movimento terra, il nostro delegato, Marco, mi ha raccontato che nelle notti tra il 25 e il 31 dicembre, l’azienda ha approfittato del Natale per cambiare le serrature della saletta sindacale. Alla Marelli di Caivano invece, è accaduta una cosa buffa. Il nostro compagno, sei anni prima, era stato sottoposto a un rito burocratico: gli era stato fatto firmare un documento di consegna per le chiavi. Così, quando la Fiat gliele ha chieste indietro lui ha preteso una richiesta scritta e una ricevuta firmata : mentre aspettava ha traslocato.

La cacciata è stata simultanea, ma non ha ottenuto il primo effetto desiderato: spegnere un sindacato, con la stessa facilità con cui si schiaccia un moscerino. La risposta dei nostri compagni in queste ore è commovente. Mi ha chiamato Mauro, dalla Iveco di Mantova: davanti allo stabilimento la Fiom è in una roulotte della Protezione civile, intervenuta su richiesta del sindaco. Anche a Pregnana Milanese, dove si producono motori speciali, siamo ospiti della Protezione civile, in una tenda per terremotati (per fortuna riscaldata!). Non è curioso? L’emergenza della rappresentanza è considerata più drammatica da chi si occupa di calamità naturali, che dai leader del centrosinistra. A Brescia i nostri compagni sono molto organizzati. Davanti all’ingresso della Iveco hanno montato una casetta prefabbricata attrezzata come ufficio. Anche a Torino ci siamo dovuti ingegnare: il camper della Fiom le 16 porte aperte da cui (quando riescono a lavorare) entrano gli operai. A Modena, dove si costruiscono marchi del lusso, è arrivato un altro camper. A Pomigliano, con un bellissimo gesto di solidarietà, i pensionati dello Spi ci hanno regalato un camion-ufficio. In queste ore siamo appoggiati con i nostri delegati nei patronati e negli uffici vertenze, per non far venire meno i servizi fiscali che da sempre offriamo agli operai. Mi è difficile capire perché in questo Paese opinionisti, grandi giornali, conduttori dei programmi di informazione non si accorgano che questa diaspora non è solo un atto di violenza fisica, ma una sospensione dei diritti per molti lavoratori imposta interpretando in modo improprio l’articolo 19.

In tutte queste fabbriche, nella maggior parte delle quali siamo il primo sindacato, il nostro tesseramento è stato cancellato, non riconosciuto dalla Fiat, ai fini della trattenuta in busta paga. Che significa? Un bel paradosso: a gennaio l’azienda pagherà regolarmente (e giustamente) a Cisl e Uil, e anche ai Cobas le trattenute dei suoi iscritti, ma si rifiuta di consegnare a noi quelle dei nostri. Come mai? Perché la Fiat si rifiuta di fare da sostituto di imposta per il sindacato. E questo malgrado noi, con uno sforzo straordinario, abbiamo rifatto il tesseramento da zero in tutti gli stabilimenti. Di più: l’azienda rifiuta di ricevere raccomandate con le deleghe per coloro a cui girare l’incasso delle trattenute, e siamo stati costretti a inviarle attraverso ufficiali giudiziari. Abbiamo eletto in tutti gli stabilimenti le nostre rappresentanze sindacali: ma la Fiat non le riconosce. Così ricorre al ridicolo escamotage di farci scrivere per ogni fabbrica da uno studio di avvocati, dicendoci che non ne abbiamo diritto.

In virtù di questo accordo non ci è permesso di affiggere in fabbrica nemmeno un volantino. Dopo l’applicazione del “contratto Marchionne”, infatti, sono state sbullonate delle bacheche di ferro battuto affisse alla Liberazione, nel 1946. Nemmeno Vittorio Valletta si era spinto così oltre. Certo, non ci siamo fatti intimidire: abbiamo iniziato a fare attività durante la pausa mensa e durante le pause alle macchinette del caffè, persino negli spogliatoi, dove il divieto di propaganda e informazione non può essere applicato, perché la legge 300 consente proselitismo sindacale, in tutti gli spazi in cui non si interrompe la produzione. Ecco perché i lavoratori hanno ripreso a fare i giornali parlati con i megafoni, durante l’orario del pasto, davanti agli occhi increduli dei capireparto. Visto che il diritto di sciopero non può essere – per fortuna – cancellato, sono state dichiarate le prime serrate, convocate con cartelloni attaccati con lo scotch ai cancelli esterni delle fabbriche.

Questo non succede in qualche reparto di confino, ma in 80 stabilimenti italiani, per 86 mila lavoratori usciti, con un colpo di penna di Sergio Marchionne, dal contratto nazionale e dai diritti elementari che quel contratto garantiva. In queste condizioni abbiamo raccolto 20 mila firme per un referendum sul contratto. L’azienda non ha ancora risposto a questa richiesta di un rito democratico, che lei stessa ha brandito come una clava a Mirafiori e a Pomigliano (quando ancora pensava di vincere a mani basse) e ora nega (perché evidentemente teme di perdere). Vorremmo chiedere a Bersani, a Vendola, a Di Pietro e anche a Casini, di chiedere che sia sanato un deficit di democrazia. A Mirafiori gli impianti – stando a quello che aveva promesso la Fiat – avrebbero già dovuto produrre il monovolume LO, che invece sarà fatto in Serbia, con buona pace dello spot tutto spaghetti e tricolore che reclamizza la Nuova Panda.

È la prima grande diaspora sindacale dopo il fascismo: dal 1891 a oggi, solo un regime era riuscito a cancellare la presenza della Cgil nelle fabbriche. Colpisce che le reazioni siano timide o nulle, con l’importante eccezione dell’interpellanza presentata da Sergio Cofferati e Andrea Cozzolino al Parlamento europeo, seguita da una dei deputati Pd e Idv a Montecitorio. Cosa pensa il ministro Fornero? Ci piacerebbe che il Fatto tenesse alta l’attenzione, che chiedesse ai leader del centrosinistra, se una nuova stagione di buongoverno non debba essere preparata prima di tutto, da una lotta per i più elementari diritti democratici.

*responsabile auto della Fiom

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GIU’ LE MANI DALL’ACQUA E DALLA DEMOCRAZIA!

Pubblicato da PRC Muggiò su venerdì 20 gennaio 2012

SOTTOSCRIVI E FAI SOTTOSCRIVERE L’APPELLO “GIU’ LE MANI DALL’ACQUA E DALLA DEMOCRAZIA!”

Rispettate il risultato del REFERENDUM!

Il risultato del REFERENDUM va rispettato

Il 12 e 13 giugno scorsi 26 milioni di donne e uomini hanno votato per l’affermazione dell’acqua come bene comune e diritto umano universale e per la sua gestione partecipativa e senza logiche di profitto.
Le stesse persone hanno votato anche la difesa dei servizi pubblici locali dalle strategie di privatizzazione: una grande e diffusa partecipazione popolare, che si è espressa in ogni territorio, dimostrando la grande vitalità democratica di una società in movimento e la capacità di attivare un nuovo rapporto tra cittadini e Stato attraverso la politica.
Il voto ha posto il nuovo linguaggio dei beni comuni e della partecipazione democratica come base fondamentale di un possibile nuovo modello sociale capace di rispondere alle drammatiche contraddizioni di una crisi economico-finanziaria sociale ed ecologica senza precedenti.
A questa straordinaria esperienza di democrazia il precedente governo Berlusconi ha risposto con un attacco diretto al voto referendario, riproponendo le stesse norme abrogate con l’esclusione solo formale del servizio idrico integrato.
Adesso, utilizzando come espediente la precipitazione della crisi economico-finanziaria e del debito, il Governo guidato da Mario Monti si appresta a replicare ed approfondire tale attacco attraverso un decreto quadro sulle strategie di liberalizzazione che vuole intervenire direttamente anche sull’acqua, forse addirittura in parallelo ad un analogo provvedimento a livello di Unione Europea che segua la falsariga di quanto venne proposto anni addietro con la direttiva Bolkestein. In questo modo si vuole mettere all’angolo l’espressione democratica della maggioranza assoluta del popolo italiano, schiacciare ogni voce critica rispetto alla egemonia delle leggi di mercato ed evitare che il “contagio” si estenda fuori Italia.

Noi non ci stiamo.

L’acqua non è una merce, ma un bene comune che appartiene a tutti gli esseri viventi e a nessuno in maniera esclusiva, e tanto meno può essere affidata in gestione al mercato.
I beni comuni sono l’humus del legame sociale fra le persone e non merci per la speculazione finanziaria.
Ma sorge, a questo punto, una enorme e fondamentale questione che riguarda la democrazia: nessuna “esigenza” di qualsivoglia mercato può impunemente violare l’esito di una consultazione democratica, garantita dalla Costituzione, nella quale si è espressa senza equivoci la maggioranza assoluta del popolo italiano.

Chiediamo con determinazione al governo Monti di interrompere da subito la strada intrapresa.
Chiediamo a tutti i partiti, a tutte le forze sociali e sindacali di prendere immediata posizione per il rispetto del voto democratico del popolo italiano.
Chiediamo alle donne e agli uomini di questo paese di sottoscrivere questo appello e di prepararsi alla mobilitazione per la difesa del voto referendario.

Oggi più che mai, si scrive acqua e si legge democrazia.

Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua

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EDILIZIA BRIANZOLA E PGT

Pubblicato da PRC Muggiò su lunedì 16 gennaio 2012

16 gennaio 2012
La magistratura monzese ha emesso un provvedimento di arresto per l’ex assessore regionale (ora all’ufficio di presidenza della Regione Lombardia) PDL Massimo Ponzoni e altre quattro persone per bancarotta nell’ambito dell’inchiesta sul fallimento della società Pellicano. In manette altri politici e un imprenditore: l’ex assessore provinciale Rosario Perri; Franco Riva, ex sindaco di Giussano (centro-sinistra); il vicepresidente della provincia di Monza-Brianza, Antonino Brambilla (PDL), e l’imprenditore Filippo Duzzoni…
Antonino Brambilla aveva addirittura minacciato di querela il segretario provinciale del PRC, Stefano Forleo, per una serie di manifestazioni  contro la sua permanenza in consiglio comunale a Carate Brianza e nella carica di vice presidente della provincia di Monza e Brianza (ndr).
 E’ stata denominata «Operazione Pellicano» quella che dalle prime ore di questa mattina ha visto impegnati gli uomini della guardia di finanza della tenenza di Paderno Dugnano e del nucleo di polizia tributaria di Milano. I militari hanno effettuato numerose perquisizioni dando esecuzione alle cinque ordinanze di custodia.

Ad essere colpiti da provvedimento restrittivo in carcere, il consigliere regionale Massimo Ponzoni, non reperibile, il vicepresidente della Provincia di Monza e Brianza, Antonino Brambilla e l’imprenditore Filippo Duzioni, quest’ultimo, secondo gli investigatori, il faccendiere che, a capo di un gruppo di aziende di consulenza, avrebbe veicolato ingenti somme di denaro frutto di corruzione. Agli arresti domiciliari, invece, l’ex assessore provinciale Rosario Perri e Franco Riva, ex sindaco di Giussano, commercialista a Cesano Maderno.

L’indagine è stata avviata a fine 2009 e si è sviluppata su due fronti investigativi: il primo, per reati contro il patrimonio e finanziamento illecito a esponenti politici, il secondo per reati contro la pubblica amministrazione. Il primo filone, «appropriazione indebita sfociata anche in ipotesi di bancarotta fraudolenta», vedrebbe protagonista Massimo Ponzoni per il quale sarebbero state sostenute spese per la campagna elettorale e personali attraverso varie società riconducibili sempre allo stesso ex assessore regionale «anche attraverso false fatturazioni». In quest’ambito rientrano i fallimenti delle società immobiliari desiane Il Pellicano srl e Mais srl.

Lo stesso Ponzoni, e di qui il secondo filone dell’indagine, avrebbe in parte «determinato i contenuti dei Pgt di Desio e Giussano, assicurando ad imprenditori a lui vicini cambi di destinazione di terreni da agricoli a edificabili grazie ai legami influenti e al posizionamento di propri uomini di fiducia in ruoli chiave delle varie amministrazioni, a loro volta destinatari di denaro e/o altri vantaggi anche solo in termini politico elettorali».

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Lutto per la morte del partigiano Umberto DIEGOLI

Pubblicato da PRC Muggiò su sabato 14 gennaio 2012

DIEGOLI UMBERTO PARTIGIANO COMBATTENTE DELLA 3° GAP RUBINI (Brigate Garibaldi), ex deportato politico nel campo di concentramento di Mauthausen  è deceduto la notte del 13 gennaio 2012.

I funerali si svolgeranno a Muggiò in piazza Garibaldi, presso la chiesa S. Pietro e Paolo, lunedì 16 gennaio alle ore 15,30.

Esprimiamo al figlio Marco ed ai familiari  i nostri sinceri sentimenti di cordoglio e di solidarietà.

Il partigiano Umberto Diegoli

Il partigiano Umberto Diegoli

Nato a Monza il 23 maggio 1926. 
Professione: operaio ribattitore presso la Breda (sezione V: Aeronautica) di Sesto.

Arrestato la mattina del 13 febbraio 1944 presso la sua abitazione, a Monza, per aver preso parte, a 17 anni, ad un’azione partigiana (attentato alla Casa del Fascio di Sesto del 10 febbraio 1944). 
In un rapporto del febbraio 1944 del Gabinetto di Prefettura di è scritto: Diegoli Umberto, classe 1926 – “Confessa di aver lanciato due bombe e di aver partecipato ad altri attentati”. 

Incarcerato a Monza, trasferito poi a S. Vittore, trasferito a Fossoli il 27 aprile 1944.  
Inviato il 21 giugno 1944 a Mauthausen, e lì giunto il 24 giugno 1944.
Trasferito il 5 luglio 1944 a Wels presso la fabbrica ” Flugzeugwerke Wels”. 
Trasferito quindi a Linz.
Evaso da Linz il 10 aprile 1945 con Antonio Paleari.

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Distretto del Commercio – UN COSTO PRIMA O POI PER LA COLLETTIVITA’ CI SARA’

Pubblicato da PRC Muggiò su venerdì 13 gennaio 2012

Pochi, pochissimi sapranno che a Novembre 2011 è stata presentata un’interrogazione sul Mancato finanziamento del progetto di “Distretto del commercio” predisposto dal comune di Muggiò, e che abbiamo indicato quell’episodio, assieme ad altri, quale indice della incapacità amministrativa di questa Giunta.
Nella risposta dell’Assessore (incompleta alla luce delle informazioni che oggi rendiamo pubbliche; è un problema che sempre più spesso ci capita di rilevare) è stato ribadito più volte che il costo del progetto, basato su una consulenza di “Officine Creative”, è stato zero, ma noi quella sera avevamo ipotizzato che “un costo prima o poi per la collettività ci sarà”… ED INFATTI, l’Assessore non ne ha fatto menzione, ma noi siamo riusciti a reperire la Delibera di Giunta n. 51 del 19.04.2011 nella quale è testualmente scritto:
“- … di nominare lo Studio Officina Creativa Snc manager del Distretto, secondo quanto previsto dall’art. 12 della richiamata D.G.R. n. 1822/2011;
 - di prevedere che la quota di finanziamento aggiuntivo funzionale al coordinamento e gestione del progetto di cui al comma 16 della richiamata D.G.R. n. 1822/2011, pari al massimo a €20.000,00 complessivi, sarà destinata, nella misura eventualmente erogata dalla Regione Lombardia a tale scopo, e solo in caso di accoglimento della proposta e conseguente finanziamento del distretto, al compenso allo Studio Officina Creativa snc quale manager del Distretto

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Devo congratularmi con “Mario Il Grigio” (Monti)

Pubblicato da PRC Muggiò su lunedì 9 gennaio 2012

Articolo pubblicato su: http://www.aldogiannuli.it/

Non stupitevi: devo proprio congratularmi con il senatore Monti. Non per la manovra economica (per carità!), che è un disastro: botte da orbi a ceti popolari e medi, diminuzione delle garanzie sociali, grandinata di tasse su immobili e consumi. E tutto senza nessun risultato, nè vicino nè lontano: lo spread continua ad impazzare, il rischio di fare default  è intatto, perchè non si sa come sostenere interessi al 7% su un debito arrivato al 120% del Pil, ripresa economica sempre meno vicina e credibilità internazionale al punto di prima: zero. Sotto questo aspetto va detto che il bilancio non  potrebbe essere peggiore: avevamo chiamato San Giorgio per abbattere il Drago e il Drago continua a farla da padrone senza neanche filarsi San Giorgio. Dunque non è per questo che ci congratuliamo.

E neanche per la gestione dell’ordine pubblico (che, come dimostrano gli episodi di Torino, Firenze e Roma) resta molto degradato; e neppure per un qualche sussulto di presenza in politica estera dove l’Italia continua a pesare quanto Andorra. Non parliamo poi della struttura del governo fatta con il “nuovo manuale Cencelli” ad uso di logge e curie. Persino il “Corriere della Sera”, primo artefice della candidatura Monti, ha da ridire in proposito.
Un voto scolastico ai primi 50 giorni del Presidente Monti? 3 meno meno ed, aggiungiamo, “per incoraggiamento”.

Ma allora, per cosa ci dobbiamo congratulare?
Ma per la capacità comunicativa, naturalmente! Anzi of course (come direbbe l’anglofono Monti). “Mario il grigio” è un genio della comunicazione e della guerra psicologica, che ha lungamente studiato il suo predecessore surclassandolo. Si, perchè, in fondo, il Cavaliere, con tutta la sua collezione di ville e miliardi, i suoi stuoli di escort  e giullari, alla fine, resta sempre un parvenu, un “commesso viaggiatore di successo“, come lo definiva Montanelli. Il populismo per lui è stato una tecnica di governo, ma anche un modo di essere, perchè lui non è niente di diverso dall’armata di borghesi piccoli piccoli che lo adora. Con tutti i suoi soldi resta un uomo della lunpeborghesia con lo stesso gusto trash, la stessa sottocultura da stadio, lo stesso umorismo da caserma.

Mario il Grigio no, lui è davvero un signore con una inappuntabile chioma grigio-argento, che veste in perfetto “grigio fumo di Londra”, ha una oratoria anche essa grigio “fumo di Londra”. E poi, fa la fila davanti ai musei con impeccabile understatement, sa stare a tavola e servirsi delle posate d’argento senza mettersene qualcuna in tasca e fa eleganti banciamano ad ogni signora che non si sognerebbe di definire “culona inchiavabile”. E questo lo rende assai più accetto nei salotti internazionali del suo sgangherato predecessore.  Ma è anche un grande uomo di comunicazione, che sa rendersi gradito anche a quella base populista che si spande fra la Lega ed il Pd. Volete qualche esempio? Pensate ai recentissimi bliz della guardia di Finanza a Cortina d’Ampezzo, a Portofino, Chiavari, Genova dove finalmente sono state snidate mandrie di evasori fiscali con il suv e la barca, in alberghi da 1.000 euro a notte e che dichiarano si e no 25.000 euro l’anno. Finalmente alla berlina i “ricchi”, che paghino anche loro!

Riflettiamoci un po’, siamo proprio sicuri che hanno beccato i ”ricchi”? Certo chi marcia in superberline, va in certi alberghi e al casinò è uno che, probabilmente, ha qualche milione di euro e se dichiara cifre di quel tipo è un maiale che merita di essere fatto nero (nulla da eccepire su questo, se non il fatto che i governi precedenti, compresi quelli di Prodi, D’Alema e Amato, potevano pensarci già da molto tempo). Ma se questi sono i ricchi, come classifichiamo i Berlusconi, i Tronchetti Provera, i Della Valle, gli Elkann ecc. che hanno fortune calcolate in miliardi e miliardi di euro? Ripeto, non milioni di euro, ma miliardi. Ricordiamo che nel solo caso della lite ereditaria dell’Avv. Agnelli la contesa riguardò fondi off shore -e sottratti alla successione- per circa 1 miliardo di euro (ed, all’epoca si pagavano ancora le tasse di successione).

Va bene, quelli di Cortina sono i “ricchi”, ma questi altri signori, allora, sono i ricchissimi. Il bliz di Cortina non sposterà di un millimetro la situazione del nostro fisco. Per fare qualcosa di serio occorrerebbe mettere le mani addosso ai ricchissimi, quelli con conti da miliardi di euro. Ma contro i ricchissimi, il governo Monti non ha alzato paglia: nessun discorso sui grandissimi patrimoni finanziari depositati, probabilmente, in qualche paradiso fiscale. E questi non li scoviamo andando a Cortina o Portofino dove non vanno, perchè posseggono intere isole tropicali o parchi di ettari in Engandina; ma se anche ne avessimo trovato uno a Cortina, non gli avremmo fatto nulla, perchè sicuramente quei consumi sarebbero stati compatibili con il reddito che, per quanto sotto dichiarato rispetto alla  realtà, sarà stato sicuramente di diversi milioni di euro e, dunque: “Tutto in regola Commendatore. Ossequi alla signora” e mano tesa alla visiera.

Non è attraverso i consumi che sapremo mai quanto sottodichiarano i ricchissimi e se pure qualcosa emergesse, al massimo gli toglieremmo un po’ di cipria dal naso.

Dunque, contro i “ricchissimi”, questo governo non ha osato neppure fare un fiato, così come sulle esenzioni fiscali agli enti economici della chiesa: Monti chiede meno di quanto il cardinal Bagnasco si dichiara pronto a concedere. Di tagli o rinvii ai programmi di spesa per la Difesa non ne parliamo nemmeno, a partire dai velivoli da combattimento Jsf.

Però, e qui sta la trovata geniale, diamo la sensazione che finalmente è arrivato il castigamatti che non guarda in faccia a nessuno. Un altro esempio? La decisione di tassare nuovamente i “fondi scudati”, quelli che rientrarono in Italia grazie al condono di Tremonti e contro il quale, per la verità, il Pd non fece nessuna vera opposizione. D’accordo, quella fu una cosa immonda ed i signori vennero condonati per un piatto di riso. Però, piaccia o no, il condono ci fu e giuridicamente è una pazzia rimetterlo in discussione. Sarebbe come dire: “Si l’amnistia te l’ho data e sei uscito, ma ora che ci penso era troppo generosa. Dai: vatti a fare altri sei mesi di galera!” Oppure chiedere una aggiunta alla cifra già versata per un condono edilizio. Giuridicamente la cosa non sta in piedi e, con ogni probabilità, se qualcuno porrà la questione alla Corte Costituzionale, questo provvedimento verrà cassato. Ed è un follia ancor di più sul piano economico, perchè, se domani si dovesse procedere ad un condono di qualsiasi genere, non ci crederebbe più nessuno. Non che i condoni siano una cosa degna di un paese civile, ma può sempre rendersi necessario farne qualcuno e, in questa maniera ci siamo bruciati i ponti dietro le spalle. Ma questo non ha nessunissima importanza per Monti, il cui problema è quello di galleggiare sulla crisi, arrivando a fine legislatura con un capitale di consenso popolare. Poi alle elezioni presentiamo un bel centro neo Dc.

Questi sono gli spot di una campagna elettorale che può durare da tre a quindici mesi. Per ora servono a far mandare giù le misure antipopolari assunte.

Semmai, il problema per Monti è un altro: che molte cose sono fuori dai suoi poteri e se l’Italia farà default o meno  ormai non dipende più da noi ma dalla Merkel: o si fa il fondo salvastati e la Bce compera i bond rimasti invenduti stampando moneta, oppure qui si va a fondo e con noi va a fondo anche l’Euro. E questo lo decide la Merkel, da sola, neppure con Sarkozy. Punto e basta. Non a caso Monti ha chiesto con Sarkozy misure “entro marzo”: perchè l’asta del 29 dicembre, a fatica è andata in porto, quella del 15 febbraio, con qualche fatica in più (sono il triplo della scadenza precedente), può essere retta, ma le altre due, marzo ed aprile (più o meno ciascuna di pari entità della precedente) potrebbero davvero affondare la barca. E, se non c’è lo scudo europeo, c’è da scommettere che  la “speculazione internazionale” (questo fantasma dietro cui si celano Wall street e la Casa Bianca) si accanirà per dare il colpo finale, all’Italia ed all’Euro.

Se questo dovesse succedere, fra le altre cose, sarebbe la fine del tentativo di “Mario il Grigio”. Ma anche qui l’uomo si è preparato una brillante via d’uscita: se le cose dovessero mettersi male già nelle prossime settimane, meglio arrivare alla rottura e far cadere il governo. Un voto contrario all’indirizzo di politica generale del governo ne provocherebbe le dimissioni, dopo di che non resterebbe che andare a nuove elezioni. Default per  default, tanto vale farlo  scaricando la colpa sulla irresponsabilità della classe politica. E alle elezioni, una lista che definiremmo “tecnico-centrista” vincerebbe facilmente. Ma per ottenere questo risultato, occorre che il Parlamento faccia un passo falso su un tema che susciti l’indignazione popolare. E l’occasione c’è: il taglio agli stipendi dei parlamentari. Tema che suscita la più profonda antipatia popolare verso i “politici” visti – a ragione- come dei parassiti e delle sanguisughe. Peraltro, questi sono anche dei morti di fame che piuttosto che rinunciare a mille euro al mese, venderebbero la madre e la nonna al mercato degli schiavi, per cui stanno mettendo tutti due i piedi nella trappola. E Monti ha già dichiarato che ritiene il provvedimento qualificante, aggiungendo “Questo governo non ha il problema di durare”. Come dire: “Se non vi tagliate gli stipendi, vi porto sparati al voto”.

Non so se i pezzenti di Montecitorio e di Palazzo Madama ci cadranno (sono abbastanza stupidi per farlo), ma se dovesse succedere sarebbero le elezioni e sia Pdl che Lega e Pd sarebbero massacrati a favore del “centro-tecnico”.

E voi dite che “Mario il Grigio” non è bravo? Come economista non vale granché, come statista vale ancora meno, ma come illusionista è un genio. Congratulazioni vivissime.

Aldo Giannuli

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Il saluto di Rifondazione/FDS a Monti; BASTA TOGLIERE AI POVERI PER DARE AI RICCHI

Pubblicato da PRC Muggiò su sabato 7 gennaio 2012

Così è stato accolto da Rifondazione/FDS in occasione del 215esimo anniversario del Primo Tricolore, a Reggio Emilia, il “tecnico” Monti.

Rifondazione Comunista ha portato  in piazza il tricolore listato a lutto ed alzato  una bandiera tedesca. Infatti Monti ha svenduto i diritti e la sovranità  democratica del popolo italiano agli interessi degli speculatori, dei banchieri, dei poteri forti… Monti ha trasformato l’Italia in un protettorato tedesco.

Foto dal sito de “La Repubblica”

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Lo SPI di Muggiò aderisce all’appello contro la cementificazione del Parco del Grugnotorto

Pubblicato da PRC Muggiò su giovedì 5 gennaio 2012

“Anche noi dello Spi aderiamo all’appello contro un progetto che prevede di edificare nel parco un’area feste sovradimensionata rispetto alle esigenze di una comunità come quella muggiorese  rendendo inoltre possibile il consumo di un’altra parte del parco per la costruzione di un capannone industriale.

Per noi il consumo spregiudicato del territorio non può che costituire un peggioramento delle condizioni di vita di una comunità.

Siamo invece del tutto favorevoli a interventi a basso impatto ambientale che migliorino il grado di usufruibilità delle aree del parco Spi Muggiò.”

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Redditi medi annui dichiarati da alcune categorie al lordo delle imposte (anno 2008; in euro)

Pubblicato da PRC Muggiò su giovedì 5 gennaio 2012


Avvocati 49.100
Dentisti 45.100
Ingegneri 37.400
Architetti 26.300
Consulenti fiscali 24.000
Albergatori 21.000
Psicologi 17.100
Ristoratori e bar 16.400
Gioiellieri e orologiai 15.800
Meccanici 15.400
Tassisti 13.600
Parrucchieri e barbieri 10.400

FONTE : MINISTERO DELLE FINANZE

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Tagliare gli F-35? Si può fare

Pubblicato da PRC Muggiò su giovedì 5 gennaio 2012

di Francesco Vignarca, da altreconomia.it

“Non credo proprio che sarà così” pare abbia detto il neo ministro della Difesa, l’ammiraglio Giampaolo Di Paola, a chi gli chiedeva se i “sacrifici” imposti dal Governo avrebbero riguardato anche le spese militari. “La crisi non fa venire meno funzioni fondamentali come la Difesa”. E i pacifisti potranno pure avere il diritto di esprimere la propria opinione ma “che sia corretta è da vedere” ha concluso il ministro.

Su questo tema il caso emblematico è quello dei cacciabombardieri d’attacco Joint Strike Fighter F-35, il programma militare più costoso della storia guidato dagli Stati Uniti in compartecipazione con altri 8 Paesi tra cui l’Italia (che è partner di “secondo livello” come la Gran Bretagna).

Da tempo e da più parti si chiede che questa spesa (i conti parlano per l’Italia di almeno 15 miliardi di euro in 11 anni) sia cancellata, o almeno ridotta, anche perché le stime di costo per ciascuno dei 131 velivoli che il nostro Paese si è impegnato ad acquistare hanno sfondato tutte le previsioni iniziali. “Impossibile – è la risposta più utilizzata -: il prezzo delle penali sarebbe maggiore della fattura di acquisto”.

La documentazione ufficiale dell’operazione si trova sul sito www.jsf.mil. Da questa si evince qualcosa di ben diverso: l’uscita del nostro Paese dal programma non comporterebbe oneri ulteriori rispetto a quelli già stanziati e pagati per la fase di sviluppo e quella di pre-industrializzazione. Lo prevede il “Memorandum of Understanding” del Joint Strike Fighter (in pratica, l’accordo fra i Paesi compartecipanti) sottoscritto anche dall’Italia con la firma apposta il 7 febbraio del 2007 dall’allora sottosegretario Giovanni Lorenzo Forcieri (governo Prodi). La sezione XIX del documento (l’ultimo aggiornamento ufficiale di fine 2009 è scaricabile qui a lato) stabilisce che qualsiasi Stato partecipante possa “ritirarsi dall’accordo con un preavviso scritto di 90 giorni da notificarsi agli altri compartecipanti” (par 19.4). In tale evenienza il Comitato Esecutivo del Jsf deciderà i passi successivi e il Paese che ha deciso di lasciare il consorzio continuerà a fornire il proprio contributo, finanziario o di natura operativa, fino alla data effettiva di ritiro.

Il Memorandum mette comunque al riparo tale mossa da costi ulteriori. In caso di ritiro precedente alla sottoscrizione di qualsiasi contratto di acquisto finale degli aerei nemmeno i costi di chiusura della linea produttiva, altrimenti condivisi, potrebbero essere imputati (par. 19.4.2) e “in nessun caso il contributo finanziario totale di un Paese che si ritira – compresi eventuali costi imprevisti dovuti alla terminazione dei contratti – potrà superare il tetto massimo previsto nella sezione V del Memorandum of Understanding” (par. 19.4.3).

E cosa stabilisce questa sezione? Che i costi non-ricorrenti e condivisi di produzione, sostentamento e sviluppo del progetto siano distribuiti, secondo tabelle aggiornate a fine 2009, in base al grado di partecipazione al programma di ciascun Stato. Per l’Italia ciò significa, nell’attuale fase (denominata “PSFD”: Production, Sustainment, Follow-on Development), una cifra massima totale, calcolata a valori costanti del dollaro, di 904 milioni.
Niente di più, in caso di ritiro prima di un qualsiasi contratto di acquisto dei velivoli.
Addirittura agli Stati Uniti è concesso, nel paragrafo 19.7, un ritiro unilaterale dal programma sebbene il totale previsto di 2.443 aerei da acquistare (cioè il 75% del totale) impedisca nei fatti di compiere tale scelta.

Proprio sulla base di queste parti dell’accordo Norvegia, Canada, Australia e Turchia hanno di recente messo in discussione la loro partecipazione al programma, in qualche caso arrivando a una vera e propria sospensione.
Alle spesa che l’Italia ha già pagato per il programma Jsf occorre aggiungere inoltre il miliardo di euro circa pagato per la precedente fase di sviluppo SDD (System Development and Demonstration) e i circa 800 milioni (di euro) previsti complessivamente ed in autonomia per l’impianto Final Assembly and Check Out (Faco) di Cameri. L’insediamento costituirà il secondo polo mondiale di assemblaggio degli F-35, ed è stato voluto fortemente dal governo italiano in cooperazione con i Paesi Bassi. Cameri è la sede in cui Alenia (un’industria privata in un insediamento produttivo pubblico) dovrebbe costruire le ali (ma solo quelle sinistre) del velivolo. L’appalto è stato assegnato alla società controllata da Finmeccanica per sub-contratto.
Fatti due conti, il totale degli oneri già determinati a carico del contribuente italiano ammonta a 2,7 miliardi di euro. E ci si potrebbe fermare qui.

La situazione sarebbe completamente diversa in caso di sottoscrizione già avvenuta del contratto di acquisto degli aerei: non più un accordo tra Stati partner per la suddivisione di costi di un progetto congiunto, ma vero e proprio ordine di acquisto inoltrato all’azienda capo-commessa Lockheed Martin. In tale caso l’investimento andrebbe a lievitare sia per il costo in sé dei 131 velivoli previsti, sia per le penali in caso di ritiro che sicuramente l’impresa Usa non mancherebbe di esplicitare. Per questo Lockheed Martin ha cercato, negli ultimi anni, di premere per la costituzione di un consorzio di acquisto tra alcuni dei Paesi del progetto.

Già dal 2007 i manager del board JSF hanno incoraggiato, con la promessa di prezzi più bassi, i partner a sottoscrivere contratti di acquisto. Ma questa ipotesi prevedeva sanzioni: qualsiasi cliente avesse annullato o ritardato le consegne avrebbe dovuto compensare gli altri membri del consorzio per l’aumento dei costi unitari derivanti. Una spada di Damocle che non è piaciuta a nessuno, tanto che fonti del governo australiano hanno dichiarato “morta” la trattativa già a fine 2009. Fonti militari ci confermano oggi che nemmeno lo Stato italiano, dopo il Memorandum del 2007, ha firmato ulteriori accordi a livello governativo.

L’impatto per le nostre tasche sarebbe ben diverso se l’Italia continuasse sulla strada intrapresa, arrivando a firmare un contratto con Lockheed Martin. L’ultima “Nota aggiuntiva allo stato di previsione per la Difesa” disponibile (quella per il 2011, perché nella Legge di Stabilità di fine anno del governo Berlusconi nessun dettaglio è riportato, nemmeno per i tagli lineari già previsti dall’ex ministro dell’Economia Giulio Tremonti) stanzia per tutta la fase di acquisto dei 131 caccia ipotizzati, da completarsi nel 2026, un costo complessivo di 13 miliardi di euro.

In realtà le più recenti stime basate sui dati del Pentagono proiettano il costo finale di ciascun esemplare a più del doppio dell’ipotesi iniziale elaborata dai tecnici del programma; ciò significa che la fattura per l’Italia (compresi anche i propulsori, pagati a parte) potrebbe tranquillamente ammontare – e stiamo parlando di stime in continua crescita – ad almeno 15 miliardi di euro. Soldi da pagare in corrispondenza dei singoli contratti d’acquisto, spalmati su più anni. Senza contare che, in particolare per i progetti aeronautici, i costi maggiori si hanno con il mantenimento e la gestione dei velivoli.

Dando retta alla tabella che distribuisce la produzione dei velivoli per singolo anno e singolo Paese, invero un po’ datata, l’Italia dovrebbe iniziare ad acquistare aerei nel 2012 (4 esemplari) per finire nel 2023 (10 esemplari con picco di 13 aerei tra il 2016 e il 2018). Le consegne effettive sono previste due anni dopo la firma di ciascun contratto. Proiettando il tutto in termini monetari ciò comporterebbe un costo dai 460 ai 1.495 milioni di euro all’anno da qui al 2023, con un costo medio annuale di almeno 1.250 milioni.

Eppure sarà difficile vedere un “dietro-front” del nostro Paese su questo progetto, almeno per mano del Governo “tecnico” attualmente in carica. È stato infatti proprio l’attuale ministro della Difesa Di Paola a firmare, con una cerimonia a Washington nel giugno 2002, l’accordo per la partecipazione italiana da un miliardo di euro alla prima fase SDD (come si vede nella foto accanto, diffusa dal Dipartimento della Difesa USA e disponibile sul sito del progetto JSF). Secondo il direttore del programma JSF del tempo Jack Hudson, l’ammiraglio Di Paola (a quell’epoca Segretario generale della Difesa) è stato un “formidabile sostenitore per il Jsf in Italia; la sua appassionata energia e la sua visione sono state di valido aiuto per il completamento dei negoziati”. Peccato che, durante i discorsi ufficiali, Di Paola non sia stato buon profeta nell’affermare che con il Jsf si sarebbe sperimentato un nuovo approccio al procurement militare ottenendo alti risultati “con un’attenzione stringente al controllo di costo”. La crescita vertiginosa del prezzo ha dimostrato ben altra realtà.

Visto che la “foglia di fico” delle penali si è rivelata solo fumo negli occhi, sarebbe il caso di mettere realmente in discussione un programma che ci costerà circa oltre un miliardo di euro all’anno solo per l’acquisto degli aerei, poi da mantenere. Nemmeno la giustificazione del ritorno industriale pare plausibile (si favoleggia del 75% dell’investito) e soprattutto sono da ridimensionare fortemente le stime occupazionali legate alla partecipazione dell’industria italiana al progetto. Le parti sociali, in particolare sindacali, hanno stabilito in 200 (più 800 nell’indotto) i posti di lavoro creati, mentre il ministero della Difesa prevede 600 occupati alla struttura FACO di Cameri. Non certo i 10.000 impieghi raccontati per anni da politici e manager compiacenti con il programma. Studi recenti dimostrano che spostare un miliardo di dollari dalla Difesa al comparto delle energie rinnovabili aumenterebbe del 50% il tasso di occupazione: addirittura del 70% se re-investiti in ambito sanitario.

Un mondo senza conflitti, secondo i calcoli dell’australiano Institute for Economics and Peace che elabora il Global Index of Peace avrebbe creato un valore economico positivo di 8.000 miliardi di dollari, con un terzo di questa cifra derivante dalla riconversione dell’industria bellica.

(2 gennaio 2012)

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L’ANNO DELLA RISCOSSA

Pubblicato da PRC Muggiò su sabato 31 dicembre 2011

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GOLDMAN SACHS; COSA UNISCE MARIO DRAGHI, MARIO MONTI E LUCAS PAPADEMOS

Pubblicato da PRC Muggiò su lunedì 26 dicembre 2011

Perchè mai chi è stato ai vertici di uno degli Enti tra i massimi responsabili della crisi finanziaria che squassa l’occidente ha ora i titoli per governare istituzioni e paesi europei?

Gli uomini di GOLDMAN SACHS

GOLDMAN SACHS al governo dell'Europa

Nella pagina di Le Monde una descrizione del ruolo svolto da chi, senza investitura democratica, oggi dirige nell’ordine:

- BCE. Mario Draghi, vicepresidente di Goldman Sachs per l’Europa tra il 2002 e il 2005; diventato associato, venne incaricato delle “imprese e dei paesi sovrani.” A questo titolo, una delle sue missioni fu quella di vendere i prodotti finanziari “swap“, consentendo di dissimulare parte del debito sovrano che permise di truccare i conti greci.
- ITALIA. Mario Monti, consigliere internazionale dal 2005 ad oggi. Secondo la banca forniva consulenze sugli “affari europei e sulle grandi questioni delle politiche pubbliche mondiali”. Di fatto Monti è stato un “apritore di porte”, il cui compito consisteva nel penetrare nel cuore del potere europeo per difendere gli interessi di Goldman Sachs.
- GRECIA. Lucas Papademos fu governatore della Banca Centrale ellenica tra il 1994 e il 2002, dove partecipò all’operazione di falsificazione dei conti perpetrata con Goldman Sachs

Altri due pesi massimi della rete di Goldman Sachs in Europa sono stati molto presenti nella crisi dell’euro: Otmar Issing, ex membro del direttorio della Bundesbank ed ex capo economista della Banca centrale europea, e l’irlandese Peter Sutherland, un amministratore di Goldman Sachs international che ha partecipato dietro le quinte al salvataggio dell’Irlanda.

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Per un 2012 di speranza, lotta e libertà

Pubblicato da PRC Muggiò su venerdì 23 dicembre 2011

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Lettere anonime a due Assessori – Comunicato stampa del 1 Dicembre 2011

Pubblicato da PRC Muggiò su domenica 11 dicembre 2011

Da notizie di stampa apprendiamo che un articolo pubblicato sul sito locale del nostro partito è stato utilizzato per inviare lettere anonime a due Assessori del comune di Muggiò – non sappiamo se anche ad altri rappresentati del Consiglio Comunale – aggiungendo a mano un’assurda minaccia che ha il sapore dell’intimidazione.

Nel denunciare alla cittadinanza l’uso strumentale di un testo che rivendichiamo integralmente – poiché esprime pubblicamente, per l’ennesima volta, un giudizio politico sulla qualità dell’agire amministrativo di questa amministrazione di centrodestra, peraltro espresso implicitamente ed esplicitamente su volantini, in internet, nei Consigli Comunali (di fronte ai diretti interessati) su una pluralità di temi e con una ampia argomentazione di contenuti – dobbiamo rilevare che nessun membro della Giunta comunale si è mosso per informarci, e che anzi a mezzo stampa veniamo sollecitati a prendere le distanze da un uso così volgare di detto articolo.

Rifondazione Comunista, convinta di essere parte lesa da questa operazione (politicamente per i riflessi mediatici, idealmente per il rovesciamento della concezione di lotta politica e dei valori democratici, fondati sulla Costituzione, che sosteniamo), non solo prende le distanze da un fatto del genere ma si è già rivolta ai rappresentanti della locale caserma dei Carabinieri per sollecitare gli interventi necessari ad individuare i responsabili ed accertare eventuali responsabilità.
E’ evidente che ci aspettiamo che la Giunta e le forze politiche esprimano la loro solidarietà al nostro partito per il danno morale e politico subito.

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LE LIBERALIZZAZIONI SONO STATE UN FLOP

Pubblicato da PRC Muggiò su martedì 6 dicembre 2011

Consumatori italiani beffati: solo i prezzi dei medicinali e delle tariffe dei servizi telefonici hanno subito una diminuzione. Impennata dei costi per le assicurazioni auto, per i servizi bancari/finanziari e per i trasporti ferroviari.

“Le liberalizzazioni hanno portato pochi vantaggi nelle tasche dei consumatori italiani. Anzi, nella stragrande maggioranza dei casi si è registrata una vera e propria impennata dei prezzi o delle tariffe. Tra l’anno di liberalizzazione ed il 2011, solo i medicinali e le tariffe dei servizi telefonici hanno subito una diminuzione del costo. Per tutte le altre voci del paniere preso in esame, invece, è successo il contrario. I prezzi o le tariffe sono cresciute con buona pace di chi sosteneva che un mercato più concorrenziale avrebbe favorito il consumatore finale. Purtroppo, in molti settori si è passati da una situazione di monopolio pubblico a vere e proprie oligarchie controllate dai privati”.

A denunciare questa situazione è il segretario della CGIA di Mestre, Giuseppe Bortolussi, che con il suo Ufficio studi ha preso in esame l’andamento delle tariffe o dei prezzi di 11 beni e servizi che sono stati liberalizzati negli ultimi 20 anni.

Il “flop” più clamoroso è avvenuto per le assicurazioni sui mezzi di trasporto che dal 1994 ad oggi sono aumentate del +184,1%, contro un incremento dell’inflazione del +43,3% (in pratica le assicurazioni sono cresciute 4,2 volte in più rispetto al costo della vita).

Male anche i servizi bancari/finanziari (costo dei conti correnti, dei bancomat, commissioni varie, etc.). Sempre tra il 1994 ed il 2011 i costi sono aumentati mediamente del +109,2%, mentre l’incremento dell’inflazione è stato pari al +43,3% (in questo caso i costi finanziari sono aumentati 2,5 volte in più dell’inflazione).

Anche i trasporti ferroviari hanno registrato un incremento dei prezzi molto consistente: tra il 2000 ed il 2011, sono aumentati del +53,2%, contro un aumento del costo della vita pari al +27,1%.

Se per i servizi postali l’aumento del costo delle tariffe è stato del +30,6%, pressoché pari all’incremento dell’inflazione avvenuto tra il 1999 ed il 2011 (+30,3%), per l’energia elettrica la variazione delle tariffe ha subito un aumento più contenuto (+1,8%) rispetto alla crescita dell’inflazione (che tra il 2007 ed i 2011 è stata del +8,4%). Solo per i medicinali e i servizi telefonici le liberalizzazioni hanno portato dei vantaggi economici ai consumatori. Nel primo caso, tra il 1995 ed oggi i prezzi sono diminuiti del 10,9%, a fronte di un aumento del costo della vita del +43,3%. Nel secondo caso, tra il 1998 ed il 2011 le tariffe sono diminuite del 15,7%, mentre l’inflazione è aumentata del 32,5%.

“Alla luce del risultato emerso in questa analisi – conclude Giuseppe Bortolussi – invitiamo il nuovo Governo Monti a monitorare con molta attenzione quei settori che saranno prossimamente interessati da processi di deregolamentazione. Non vorremmo che tra qualche anno molti prezzi e tariffe, che prima dei processi di liberalizzazione erano controllati o comunque tenuti artificiosamente sotto controllo, registrassero aumenti esponenziali con forti ricadute negative per le tasche dei consumatori italiani”.

(**) Per ciascuna voce si è identificato l’anno in cui ha cominciato a svilupparsi il processo di liberalizzazione
ed è stata calcolata la variazione dei prezzi fino agli ultimi dati disponibili (2011 media primi 10 mesi)
• Assicurazioni: a partire dalla liberalizzazione del 1994
• Servizi finanziari: a partire dall’entrata in vigore del Testo Unico Bancario (1994)
• Trasporti ferroviari: a partire dall’anno di separazione tra Trenitalia e Rete Ferroviaria Italiana (2000)
• Trasporti urbani: a partire dalla Legge 133/2008 (conferimento gestione tramite procedure competitive)
• Gas: liberalizzazione a partire dal 1 gennaio 2003
• Pedaggi autostradali: a partire dalla privatizzazione della principale concessionaria pubblica (1999)
• Trasporti aerei: a partire dal 1997 (conclusione processo di liberalizzazione del trasporto aereo europeo)
• Servizi postali: dal recepimento della prima direttiva postale (1998-99)
• Energia elettrica: a partire dal 1 luglio 2007 (liberalizzazione per i clienti privati)
• Prodotti farmaceutici: dei medicinali a partire dal 1995.
• Servizi telefonici: a partire dall’introduzione della “Legge Maccanico” (1997-1998)

(***) Per le voci pedaggi autostradali e trasporti urbani – a causa dei cambiamenti nella
rilevazione da parte dell’ISTAT (nel 2011) – le variazioni dei prezzi nel periodo 2007 e 2011 sono state
calcolate riconducendo le voci in questione a quelle più direttamente confrontabili
(rispettivamente pedaggi e parchimetri e trasporti urbani multimodali).
Andamento delle tariffe nei settori liberalizzati
Variazioni % del prezzo/tariffe e dell’inflazione tra l’anno di liberalizzazione e il 2011 (**)

Anno di liberalizzazione (**) Var. % del prezzo o della tariffa Var. % inflazione Aumento prezzi o tariffe rispetto l’inflazione
Assicurazioni sui mezzi di trasporto (*) 1994 +184,1 +43,3 +4,2 volte
Servizi bancari/finanziari (*) 1994 +109,2 +43,3 +2,5 volte
Trasporti ferroviari 2000 +53,2 +27,1 + 2 volte
Pedaggi autostradali (***) 1999 +50,6 +30,3 +1,7 volte
Trasporti aerei 1997 +48,9 +35,1 +1,4 volte
Gas 2003 +33,5 +17,5 +1,9 volte
Servizi postali 1999 +30,6 +30,3 uguale
Trasporti urbani (***) 2009 +7,9 +4,1 +1,9 volte
Energia elettrica 2007 +1,8 +8,4 inferiore
Prodotti farmaceutici 1995 -10,9 +43,3 diminuito
Servizi telefonici 1998 -15,7 +32,5 diminuito

Elaborazione Ufficio Studi CGIA di Mestre su dati Istat e fonti varie

Note:
(*) Dati di partenza del prezzo e dell’inflazione riferiti al 1995.

(**) Per ciascuna voce si è identificato l’anno in cui ha cominciato a svilupparsi il processo di liberalizzazione
ed è stata calcolata la variazione dei prezzi fino agli ultimi dati disponibili (2011 media primi 10 mesi)
• Assicurazioni: a partire dalla liberalizzazione del 1994
• Servizi finanziari: a partire dall’entrata in vigore del Testo Unico Bancario (1994)
• Trasporti ferroviari: a partire dall’anno di separazione tra Trenitalia e Rete Ferroviaria Italiana (2000)
• Trasporti urbani: a partire dalla Legge 133/2008 (conferimento gestione tramite procedure competitive)
• Gas: liberalizzazione a partire dal 1 gennaio 2003
• Pedaggi autostradali: a partire dalla privatizzazione della principale concessionaria pubblica (1999)
• Trasporti aerei: a partire dal 1997 (conclusione processo di liberalizzazione del trasporto aereo europeo)
• Servizi postali: dal recepimento della prima direttiva postale (1998-99)
• Energia elettrica: a partire dal 1 luglio 2007 (liberalizzazione per i clienti privati)
• Prodotti farmaceutici: dei medicinali a partire dal 1995.
• Servizi telefonici: a partire dall’introduzione della “Legge Maccanico” (1997-1998)

(***) Per le voci pedaggi autostradali e trasporti urbani – a causa dei cambiamenti nella
rilevazione da parte dell’ISTAT (nel 2011) – le variazioni dei prezzi nel periodo 2007 e 2011 sono state
calcolate riconducendo le voci in questione a quelle più direttamente confrontabili
(rispettivamente pedaggi e parchimetri e trasporti urbani multimodali).

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MEDICI PER TACCONA. Le amnesie dell’ex assessore Morlini

Pubblicato da PRC Muggiò su domenica 20 novembre 2011

Ed alla fine rimase un solo medico di base alla Taccona. Continua la maledizione della Giunta Zanantoni che alla prima elezione vide ridursi il numero dei medici alla Taccona da tre a due e, alla seconda, da due a uno. Ricostruiamo brevemente i fatti.
Nel 1997 viene stipulato un contratto di locazione immobiliare ad uso non abitativo a tre medici di base, Dott. Grendele, Dott. Grigioni e Dott. Spinelli con una durata di sei anni. La possibilità di rinnovo della locazione per altri sei anni, non contemplata nella convenzione, ma prevista per legge, venne utilizzata al termine del primo sessennio, cioè nel 2003. A fine 2003, nel mese di Novembre, il un nuovo Medico chiede di poter utilizzare l’ambulatorio, nel giorno rimasto libero, il sabato: la sua domanda viene rigettata. Nel 2004 il Dott. Grigioni recede dal rapporto locativo per sopravvenuta età pensionabile. Nello stesso periodo il Dott. Morcelli, candidato poi nelle lista di Forza Italia di Muggiò, chiede di subentrare nella locazione al posto del Dott. Grigioni. I due medici rimasti, Dott. Grendele e Dott. Spinelli, di cui uno, (Grendele) candidato poi in una lista civica di appoggio al sindaco Zanantoni e molto amico dell’allora Assessore al Patrimonio, Geom. Morlini, ottengono di proseguire nella locazione senza il Dott. Morcelli. L’allora Funzionario del settore Patrimonio, Dott.ssa Perlini, alle dirette dipendenze del Morlini, dispone, su indicazione dei suoi superiori politici, di preferire la simpatica richiesta dei due medici superstiti, declinando la proposta del Dott. Morcelli per presunta continuità contrattuale da rispettarsi. In prossimità della tornata elettorale, siamo nella prima settimana di giugno 2004, viene stipulato frettolosamente un nuovo contratto di locazione, infarcito di errori macroscopici; la durata è di soli cinque anni (accogliendo la comoda tesi della continuità), anziché sei come da normativa di settore, non viene il rinnovo tacito, ma viene espressamente prevista la rescissione automatica del contratto alla sua scadenza ed, infine, le utenze (gas-enel) vengono incredibilmente poste in carico alle casse comunali, con rivalsa a consuntivo, nei confronti dei medici e conseguente aggravio burocratico e patrimoniale, alla faccia della razionalizzazione della spesa pubblica tanto decantata dai nostri eroi. Nonostante gli errori siano macroscopici i due medici locatari non sollevano alcuna obiezione, sottoscrivendo senza batter ciglio il contratto sottoposto.
Nel gennaio 2009, in prossimità della scadenza contrattuale (31-05-2009), il Comune di Muggiò invia ai locatari una comunicazione di cortesia, citando testualmente quanto riportato nel contratto, in materia di durata e disdetta, firmato nel 2004. Arriva subito una risposta dei medici, i quali dichiarano di contestare il contratto di locazione vigente per quanto riguarda la durata che secondo loro deve essere di sei anni e non di cinque (come mai quando lo hanno stipulato nel 2004 non si sono accorti dell’errore? Volevano forse evitare discussioni con gli amici amministratori?). Seguono alcuni contatti telefonici, una passaggio in Giunta Comunale, una nota del Servizio Patrimonio e una precisazione ulteriore dei medici in scadenza di locazione.
Finalmente nel maggio 2009 viene stipulato il nuovo contratto di locazione che prevede una regolare durata di sei anni, come da Legge n. 392/1978, e, sempre come da normativa vigente, sia il tacito rinnovo per altri sei anni che l’intestazione delle utenze (gas-enel) direttamente ai locatari, il calcolo del canone di affitto a prezzi minimi di mercato (ben 5.200 euro annui!) calcolati in base a una apposita ricerca di mercato effettuata dall’ufficio patrimonio. Il contratto prevede anche un termine di preavviso, in caso recesso di una delle due parti, di almeno sei mesi.
Tornato nel frattempo al potere Zanantoni, il Dott. Grendele recede dal contratto in data 03 febbraio 2010 con decorrenza dal 15 febbraio 2010, senza che gli vengano addebitate penali.
Viene quindi stipulato un nuovo contratto di locazione con l’unico medico rimasto, il Dott. Spinelli.

Alcune domande sorgono spontanee: se fosse stata accolta la richiesta del Dott. Morcelli, anno 2004, quanti sarebbero attualmente i medici di base alla Taccona? Perché l’Arch. Morlini, ai tempi assessore al Patrimonio, ha avvallato le clausole errate del contratto stipulato nel 2004?
Perché il battagliero Dott. Grendele accetta nel 2004 clausole che nel 2009 ritiene vessatorie?
Il Dott. Grendele ha pagato la penale per il mancato preavviso di sei mesi previsto dal contratto?

L’Arch. Morlini dichiara di non voler essere coinvolto in un polemica di così bassa lega, ma allora perché ha sostenuto in consiglio comunale che le responsabilità erano di altri per poi offendersi alle sacrosante reazioni di chi era stato ingiustamente tirato in ballo?
Forse che le polemiche di bassa lega vanno bene quando servono a demolire gli avversari e sono da stigmatizzare quando come un boomerang ritornano al mittente?

Ai posteri l’ardua sentenza.

P.S.: Naturalmente è tutto dimostrabile con documenti ufficiali.

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Sindaco rimandato a Settembre

Pubblicato da PRC Muggiò su domenica 13 novembre 2011

I PRINCIPI DELL’ECONOMIA SMANTELLANO IL PROGETTO AREA FESTE.

Settemila m.q. di Parco Grugnotorto – parco agricolo di interesse sovracomunale, “polmone verde” della Brianza – trasformati in capannoni industriali sono il prezzo da pagare per edificare su trentaduemila m.q. di Parco la faraonica Area Feste.

Forse il Sindaco ha dimenticato ciò che ha studiato e i princìpi dell’economia.
L’ambiente è considerato una “risorsa collettiva“, ovvero un bene gratuito che i singoli individui però, senza apposite regolamentazioni, possono sfruttare senza limiti: “quando un individuo sfrutta una risorsa collettiva, impedisce ad altri di goderne nella stessa misura” (G. Mankiw, 2011).
Lo sfruttamento ad uso industriale di aree pubbliche del Parco (7000 m.q., pari a più di un campo da calcio!) da parte del privato distrugge l’interesse di tutti i cittadini.

Chiediamo all’amministrazione di invertire rotta e di pensare finalmente agli interessi della collettività.
Chiediamo regolamentazioni più ferree a favore del Parco e del verde, a partire dall’annullamento del progetto Area Feste (a fronte anche delle motivazioni espresse dall’appello lanciato dall’Associazione Amici del Parco Grugnotorto).
Chiediamo un grande salto in avanti, considerando l’ambiente non solo una risorsa collettiva, ma un bene pubblico, cioè gratuito e usufruibile da tutti, senza possibilità di sfruttamento.
Chiediamo una moratoria per bloccare tutte le nuove edificazioni o aumenti volumetrici nel Parco Grugnotorto.

L’ennesima bocciatura della giunta Zanantoni…

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LA GIUNTA DEGLI INCAPACI

Pubblicato da PRC Muggiò su venerdì 11 novembre 2011

PROSEGUE LA SEQUELA DI BRUTTE FIGURE CHE LA GIUNTA ZANANTONI STA INANELLANDO UNA VIA L’ALTRA.
LE ULTIME IN ORDINE DI TEMPO SONO LE SEGUENTI:

1) IL TAR HA DATO TORTO ALL’AMMINISTRAZIONE COMUNALE PER IL BLOCCO DEI LAVORI DELLA CASERMA E L’INDIZIONE DI UNA NUOVA GARA D’APPALTO.
COSI’ TUTTO RITORNA A 2 ANNI FA CON GRANDE SPRECO DI TEMPO E DI DENARO PUBBLICO. (Quanto ci è costato in spese legali?)

2) LA GIUNTA HA INVITATO I COMMERCIANTI MUGGIORESI AD ABBELLIRE I LORO NEGOZI ASSICURANDO CONTRIBUTI ECONOMICI DERIVANTI DA UN PROVVEDIMENTO REGIONALE (DISTRETTI DEL COMMERCIO); SALVO POI PRENDERE ATTO CHE I PROGETTI PRESENTATI DALLA CITTA’ DI MUGGIO’ NON AVEVANO OTTENUTO FINANZIAMENTI PERCHE’ RITENUTI MENO INTERESSANTI DI ALTRI. ( Cosa diranno adesso ai commercianti che hanno già investito e si aspettano rimborsi? Quanto ci è costata questa opera di progettazione?)

3) LA GIUNTA HA FATTO SCADERE I TERMINI DI PRESENTAZIONE DELLA RIVALSA,(FACENDO SCATTARE LA PRESCRIZIONE) SUL PROGETTISTA DEL CAMPO DI VIA 1° MAGGIO CHE AVEVA PRESENTATO UN COSTO DELLE OPERE PALESEMENTE SOTTOSTIMATO DANDO ORIGINE A TUTTA LA COMPLESSA VICENDA CHE NE E’ SCATURITA. (Quanto ci è costato e ci costerà ancora questo capriccio del campo sportivo senza erba?)

4) SEMPRE NELL’ANNOSA ATTESA DELLE FAMOSE E FUMOSE ROTONDE DI VIA FALCONE SI INSTALLANO RALLENTATORI E SI INVENTANO SENSI UNICI CHE NEL GIRO DI UN MESE SPARISCONO LASCIANDO TUTTO COME PRIMA.(Quanto ci sono costati quegli inutili interventi?)

QUESTE SONO SOLO ALCUNE DELLE ULTIME INIZIATIVE PRESE DALLA GIUNTA DI INCAPACI CHE FAREBBE BENE A STARSENE TRANQUILLA VISTO CHE COME SI MUOVE CAUSA DANNI E FA SPENDERE INUTILMENTE I SOLDI DEI CONTRIBUENTI.

D’ALTRA PARTE COSA CI SI PUÒ ASPETTARE DA UN SINDACO CHE NELLA SUA PRECEDENTE AMMINISTRAZIONE HA COMPRATO “DERIVATI” E BOND ARGENTINI, HA PROVOCATO IL DISASTRO DEL MULTIPLEX E CHE PROGETTA DI BUTTARE AL VENTO UN MILIONE E DUECENTOMILA EURO PER UN PROGETTO FARAONICO (ED INCOMPLETO) DI AREA FESTE?

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La compagna Nori Brambilla Pesce, partigiana, ci ha lasciati

Pubblicato da PRC Muggiò su martedì 8 novembre 2011

Giovanni Pesce - il comandante Visone - e la compagna Nori Brambilla

Rifondazione Comunista è in lutto: il 6 Novembre 2001 è morta Norina Brambilla Pesce, partigiana, nome di battaglia Sandra, medaglia d’argento della Resistenza, compagna del comandante Visone, Giovanni Pesce, medaglia d’oro della Resistenza.

E’ stata iscritta al PCI e poi a Rifondazione Comunista, dirigente nazionale della FIOM. La ricordiamo con queste sue parole:

eravamo giovani, ci sentivamo belle, allegre. E’ giusto che venga fuori anche questa nostra normalità. Non eravamo incoscienti, sapevamo di correre dei rischi. Ma volevamo un’Italia diversa, libera, e non c’era altra scelta oltre a quella di resistere e combattere”.

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