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SEREGNO – IL COMMISSARIO SU GELSIA: MOLTE COSE DA RIVEDERE

Posted by PRC Muggiò su lunedì 16 ottobre 2017

SEREGNO – Ieri  12 ottobre il commissario prefettizio Antonio Cananà  , unitamente al sub commissario Mariangela Danzì al segretario comunale e al dirigente dell’area finanziaria del Comune, ha incontrato i presidenti delle società del Gruppo AEB-Gelsia (Alessandro Boneschi , Massimo Borgato, Mario Carlo Novara, Francesco Giordano) per un approfondimento degli aspetti relativi alle attività e all’assetto societario delle partecipate comunali. Partendo dal  presupposto che tali società operino in mercati sempre più aperti alla concorrenza, è fondamentale per il Gruppo sviluppare percorsi di valorizzazione e ottimizzazione dell’aspetto economico-finanziario e di miglioramento qualitativo dei servizi offerti. Nel merito, il Commissario ha rappresentato che la normativa di settore impone ai Comuni la ricognizione e l’eventuale razionalizzazione delle partecipazioni societarie in un’ottica di efficienza gestionale e di contenimento della spesa pubblica. Ciò vale ovviamente anche per il Comune di Seregno con riferimento al Gruppo AEB-Gelsia. Quindi, il Comune adotterà a breve scadenza un piano di razionalizzazione con la previsione di una serie di precisi e rigorosi indirizzi alle società del Gruppo in tema di affidamento di lavori e forniture di beni e servizi, di reclutamento del personale e di affidamento di incarichi esterni. Ulteriori indirizzi riguarderanno la revisione della struttura e dell’organizzazione del Gruppo in un’ottica di snellimento degli assetti societari e di miglioramento di alcuni aspetti gestionali. L’ampiezza di tale revisione dipenderà anche dall’esito finale del procedimento in itinere volto a individuare il socio operativo di Gelsia Ambiente. Come noto, tale procedimento registra una temporanea impasse, in quanto la gara appositamente bandita dalla Provincia di Monza e della Brianza, quale centrale unica di committenza, è andata deserta. Sono in corso valutazioni e contatti istituzionali per riprendere e portare a buon fine la procedura o, altrimenti, percorrere altre strade con la speditezza del caso, previo confronto con gli altri Comuni interessati. In ogni caso, il piano di razionalizzazione conterrà direttive alle società del Gruppo, volte a contenere il numero dei consiglieri di amministrazione, nonché ad ancorarne la nomina o la designazione a criteri di comprovata professionalità. ( il riferimento è forse diretto alla parentopoli che da anni contraddistingue i CDA  ndr )
Ad avvenuta adozione della delibera del Commissario prefettizio di ricognizione e razionalizzazione delle partecipate, sarà convocata un’ulteriore riunione con i vertici del Gruppo AEB-Gelsia.

Nell’incontro non si è parlato di altri della vicenda della sanzione da 500mila euro che l’Antitrust ha comminato a Gelsia ( leggi ) e che sarà pagata da tutti i cittadini  e di altri argomenti che in più di un’occasione sono stati oggetto di discussione in consiglio comunale  ( leggi ) – ( leggi )


 

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PRC, SI, MdP, Possibile: il non voto al referendum farsa

Posted by PRC Muggiò su giovedì 12 ottobre 2017

COMUNICATO STAMPA
Referendum per l’autonomia della Lombardia

Ecco perché il 22 ottobre, l’unica cosa giusta da fare è non andare a votare.

Il 22 ottobre i cittadini residenti in Lombardia saranno chiamati a votare su un quesito referendario consultivo che, genericamente, chiede maggiori poteri e autonomia nelle scelte regionali.
Un referendum fortemente voluto da Roberto Maroni a pochi mesi dalle elezioni lombarde, dal sapore spiccatamente elettorale e con un contenuto che potrebbe essere affrontato direttamente dal consiglio regionale, così come è avvenuto per la Regione Emilia Romagna, senza spreco di denaro pubblico. E in effetti, la questione è già stata affrontata dieci anni fa nel 2007 dai due consigli regionali.
Invece, ci chiedono di votare qualcosa che è stato già stato votato da loro. Siamo all’assurdo.
Si tratta quindi di una consultazione totalmente strumentale che la Lega sta utilizzando per la propria campagna elettorale; inutile e molto costosa: accantonati 22 milioni solo per l’acquisto dei tablet per il voto elettronico, per una spesa complessiva che si aggira attorno ai 50 milioni di euro.
Non solo, non è nemmeno chiaro su cosa esattamente andrà a votare l’elettore lombardo, perché non definisce nemmeno il campo di intervento e su quali competenze la Regione intende avviare le trattative con il Governo per ottenerle: Istruzione, tutela dell’ambiente, fisco, welfare?
Una farsa quindi, un vero e proprio sfregio ai principi di partecipazione democratica.
Un’operazione messa in piedi da Maroni per nascondere il proprio fallimento e le promesse non mantenute.
Un referendum che non aprirà nessun dibattito sul superamento delle regioni a statuto speciale, ma che lancerà inevitabilmente la volata alla Lega e alle destre in Lombardia, che in questi anni ci hanno regalato un sistema sanitario regionale sempre più privatizzato, autostrade inutili e non completate, legami sospetti con la criminalità organizzata, Formigoni e i suoi 49 milioni di euro (che gli sono stati sequestrati) e per ultimo questo inaccettabile sperpero di soldi dei cittadini lombardi, tra pubblicità,
acquisto di tablet per il voto elettronico e procedure elettorali. Raccontiamolo a tutti.
Soldi, che avrebbero potuto spendere per garantire il trasporto pubblico locale, la manutenzione delle scuole medie superiori, fondi per gli studenti disabili e per l’assistenza ai soggetti più deboli nelle strutture sanitarie.
Ecco perché il 22 ottobre, l’unica cosa giusta da fare è non andare a votare.

Monza 10.10.2017
I Comitati di Possibile di Monza e Brianza, le segreterie provinciali di Sinistra Italiana, Partito della Rifondazione Comunista, Art-1 Movimento Democratico e Progressista

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Alberi tagliati: la risposta dell’Amministrazione

Posted by PRC Muggiò su martedì 3 ottobre 2017

Dopo il nostro articolo (LEGGI QUI) e la nostra lettera inviata alle Istituzioni locali, dopo le pubblicazioni sui mezzi di stampa (LEGGI QUI), ecco la risposta del Comune.

Pubblichiamo interamente il testo.

Si evince che il taglio viene giustificato da una potatura sbilanciata che poteva mettere a rischio la sicurezza dei passanti.

Attendiamo con ansia la piantumazione di nuovi alberi sul territorio come promesso.

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Arrestato il Sindaco di Seregno (Forza Italia) per corruzione

Posted by PRC Muggiò su martedì 26 settembre 2017

da infonodo.org

Seregno – Mazza: “Ogni promessa è debito”. L’intercettazione con Lugarà che incastra il sindaco

26/09/2017

di k.ts.

Edoardo Mazza, sindaco di Seregno, è stato arrestato questa mattina per corruzione.
In cambio dei voti garantitagli dall’imprenditore edile Antonino Lugarà, un passato nella DC, gambizzato negli anni ’90 nell’ambito di una faida di ‘ndrangheta che contrapponeva la famiglia Miriadi ai boss Peppe Flachi e Coco Trovato, il sindaco avrebbe facilitato le pratiche per la trasformazione dell’area ex pulman Dell’Orto, area di cui Lugarà era diventato proprietario.
L’imprenditore, anch’esso arrestato, è considerato contiguo alle organizzazioni mafiose di stampo ‘ndranghetista.
Il comando dei Carabinieri ha diffuso un video in cui si vedono prima a colloquio Mazza e Lugarà, poi si sentono le intercettazioni tra lo stesso Lugarà e un consigliere di maggioranza, Stefano Gatti di Forza Italia.
Infine l’intercettazione tra lo stesso Lugarà e Mazza.
Lugarà: “La prima pratica che doveva andare dopo la campagna elettorale, era la mia. La prima”.
A cui il sindaco di Seregno risponde così: “Ogni promessa è debito, no?”.

I tre, Mazza, Gatti e Lugarà, erano stato fotografati durante la campagna elettorale del maggio 2015, insieme a Mario Mantovani anche lui indagato, poi arrestato nell’ottobre del 2015 per tangenti nella sanità lombarda, durante un rinfresco elettorale nella panetteria Tripodi di Antonino Tripodi, arrestato nel 2010 nell’inchiesta Infinito sulla presenza della ‘ndrangheta in Lombardia e condannato per l’arsenale di armi che occultava nel suo garage (vedi Elezioni comunali 2015, Seregno: in Brianza campagna elettorale di Fi nel bar dell’armiere dei boss. Ora il ballottaggio).

La panetteria era stata chiusa nel gennaio del 2016 per ordine della Prefettura perché considerata contigua con la ‘ndrangheta (vedi Seregno – ‘Ndrangheta. Revocata la licenza a Tripodi, smarrimento tra i tripodisti).

L’ex assesore all’urbanistica Barbara Milani avrebbe ricevuto forti pressioni da parte del sindaco Mazza e del vicesindaco Giacinto Mariani per favorire alcune operazioni urbanistiche. A seguito delle pressioni ricevute, Barbara Milani avrebbe presentato un esposto alla Procura e poi si è  dimessa nel maggio di quest’anno, denunciando anche altre situazioni poco chiare (vedi Seregno – La lettera di dimissioni dell’assessore all’Urbanistica Barbara Milani e anche Seregno – Il distributore di Giussani, il pozzo fantasma e le dimissioni dell’assessore Milani).

Il video delle intercettazioni.

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Fra tavoli e piazze, dove nasce la nuova Sinistra?

Posted by PRC Muggiò su mercoledì 20 settembre 2017

Leggo oggi sul Corriere della sera che: “Fra un paio di giorni, quando sarà rientrato dalla Palestina, Roberto Speranza convocherà un tavolo con Sinistra Italiana, Pippo Civati e il movimento di Anna Falcone e Tomaso Montanari”.

Mi sono sempre chiesto se non esista una relazione tra il fatto che la Sinistra sia ridotta ad un fantasma e il fatto che per materializzarla si usi un “tavolo”. Ma di certo ogni elettore di buon senso che legga una frase come quella trascritta penserebbe di trovarsi di fronte a liturgie ermetiche e remote, e si allontanerebbe ancora un po’ dalla “politica politicata”.

Il paradosso di questi immaginari riti segreti è che essi nascondono, nel discorso giornalistico, la realtà concreta di un percorso pubblico, invece sistematicamente ignorato.

Qualcuno ha forse letto sul Corriere (o anche altrove, per carità) che migliaia di persone si stanno riunendo, in piazze e teatri di tutta Italia, per discutere di una sinistra che ancora non c’è, ma che sta lentamente prendendo forma? È il percorso partito il 18 giugno dal Teatro Brancaccio (che non è un movimento e non è di qualcuno), e che continua a snodarsi per l’Italia: in tutto ottobre ci saranno assemblee tematiche, e a novembre una grande assemblea romana che restituirà al paese un progetto di inclusione, eguaglianza, giustizia sociale. Un programma che suggerisca come si può attuare la Costituzione.

Chi partecipa a questo percorso? Cittadini senza tessere, singoli membri di associazioni, movimenti, sindacati (dall’Arci a Libera all’Anpi a Libertà e Giustizia alla Cgil e via elencando…), cattolici e laici, e anche ex elettori del Pd e dei Cinque stelle, o astenionisti impenitenti. E poi tanti iscritti (e dirigenti) di Sinistra Italiana, Possibile, Rifondazione, Mdp, l’Altra Europa, Diem e ancora altri partiti o movimenti.

Cosa unisce questo mondo variopinto, che nessun tavolo potrebbe per fortuna contenere? Due semplici cose: la consapevolezza che è necessario invertire drasticamente la rotta del paese; e la volontà di farlo costruendo una nuova sinistra, dal basso.

È di questo che si discute, in quelle piazze e in quei teatri, intrecciando il discorso sulle cose, al discorso sul metodo. Inevitabilmente: perché nessun modo vecchio può far nascere una nuova politica capace di rinnovare l’Italia.

È, con ogni evidenza, un percorso culturale e politico di lungo periodo. Ma tutti coloro che partecipano hanno ben chiaro il fatto che non possiamo permetterci che nel prossimo Parlamento tutto questo non sia rappresentato.

Si tratta dunque di provare a costruire anche una lista. E perché ci sia una possibilità di successo, ci vuole una lista unica a sinistra. Ma non una lista arcobaleno fatta sommando sigle a un tavolo, bensì una lista aperta, insieme poltica e civica: costruita un po’ come quelle che si sono imposte in tante città italiane. E cioè nelle piazze, nella trasparenza, nella partecipazione.

Come si fa, in pratica? Per esempio con una grande assemblea nazionale, eletta (con un sistema proporzionale: lo stesso che vogliamo per le elezioni politiche) da tutti i cittadini (con tessera e senza tessera) che si riconoscano in questo orizzonte comune. E affidando a questa assemblea tutte le decisioni: programma, liste, nome, della lista, leadership (che io credo debba essere plurale). Senza alcuna imposizione, senza alcuna scelta presa a priori. Tutto il contrario di un tavolo (che infatti nessuno ha convocato, per giovedì o per altre date): il dialogo con Roberto Speranza esiste fin da prima del 18 giugno e prosegue, come quello con tutti i diversi attori di questo processo.

I nodi sono tutti ben noti (in sintesi estrema: sinistra o centrosinistra; Pisapia leader designato o elezione democratica di una leadership; modello coalizione con primarie o modello lista civica dal basso), ed è altrettanto noto che se non si sciolgono non è possibile fare una lista unitaria. Ed è per questo che il dialogo continua, e continuerà: ma senza “tavoli”, “convocazioni” e altri riti del passato.

La domanda è una sola. Alle prossime elezioni ci sarà la Destra, il Movimento 5 stelle guidato da Di Maio, e il Pd di Renzi. Vogliamo o no che esista un quarto polo: la Sinistra? Non un “centrosinistra” che denunci fin da quella incomprensibile (quale sarebbe il centro?) etichetta una sua insufficienza, prima culturale e poi politica: ma una Sinistra, anzi la Sinistra, unita e determinata a cambiare il paese.

La risposta di tutti coloro che partecipano al percorso iniziato al Brancaccio è un forte sì. Forte come il no che ha bocciato la riforma costituzionale, riaprendo lo spazio del conflitto sociale, unico motore possibile del cambiamento.

Dunque, chi vuole capire se una nuova sinistra può nascere, deve andare nelle piazze, non aspettare tavoli e convocazioni. Perché, in una nuova politica, il discorso pubblico e il discorso privato sono identici. E perché questa nuova politica non può che nascere dal basso, non dall’alto. Come ha scritto Emilio Lussu: “La Costituzione è cosa morta, se non è animata dalla lotta. E anche quando siamo stanchi e vicini alla sfiducia, non c’è altro su cui fare affidamento. Rimettersi all’alto è capitolazione, sempre”.

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Alberi abbattuti … per errore di potatura!

Posted by PRC Muggiò su lunedì 18 settembre 2017

Da Il Giornale di Monza del 5 settembre 2017.

Risponde l’Assessore sulla stampa locale, per ora ancora nessuna risposta risposta ufficiale alle nostre domande inviate alle Istituzioni.

Per maggiori informazioni: CLICCA QUI e leggi l’articolo

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Mozione per il boicottaggio attivo dei referendum lombardo-veneti del 22 ottobre.

Posted by PRC Muggiò su giovedì 14 settembre 2017

Approvata all’unanimità durante la Direzione dell’8/09/2017

La Direzione Nazionale del PRC/SE, riunita il giorno 8 settembre 2017, considera la celebrazione dei referendum consultivi del 22 ottobre p.v. uno scandaloso uso delle risorse pubbliche e degli istituti di democrazia diretta da parte dei presidenti delle Giunte regionali e delle maggioranze nei Consigli regionali. L’esito dei quesiti dal punto di vista pratico NON produrrà nessun effetto ulteriore a quello di far emanare disegni di legge di riforma delle competenze e delle risorse da parte delle due Regioni oggetto di approvazione delle Camere. Tutte le istanze, anche quelle di giusta autonomia come per le dolomiti venete, vengono mistificate sull’altare di due referendum che servono a consolidare il potere di oligarchie di governo o di finta opposizione.

Classi dirigenti – non solo politiche – inette e, sovente, corrotte pensano di rilegittimare il loro operato con lo slogan “PARONI IN CASA NOSTRA” e ”AUTONOMIA FA RIMA CON EFFICIENZA E RISPARMIO” mentre pianificano quotidianamente il taglio dello stato sociale, delle risorse agli enti locali e la privatizzazione dei servizi. Le stesse classi dirigenti di destra, del PD e del M5S che si inginocchiano alla Compagnia delle opere o concionano con Confindustria a Cernobbio. Le stesse classi dirigenti che assistevano passivamente o sostenevano il saccheggio e la distruzione ad opera di bande di grassatori di due banche popolari quali Popolare di Vicenza e Veneto Banca cancellando i risparmi di migliaia di persone e rischiando centinaia di posti di lavoro. Le stesse classi dirigenti che si sono alimentate con voracità delle mazzette sulle strutture di diagnosi e cura o sulle inutili grandi opere in Lombardia. I medesimi personaggi oggi fanno spendere alle due Regioni circa 50 milioni di € per consultazioni sterili: tutte risorse sottratte ai servizi pubblici gestiti dalle amministrazioni proponenti.

Le proposte di nuove competenze nel merito, se prese sul serio, sarebbero foriere di ingiustizie e squilibri: quale la creazione di sistemi scolastici regionali con insegnanti e programmi veneti, lombardi o emiliani. Queste solleticano il peggio dell’egoismo e dell’individualismo proprietario andando, oltre tutto, verso un impoverimento culturale. La stessa logica che – quotidianamente – costringe centinaia di persone ad autentici viaggi della speranza dal Sud al Nord e dalla periferia al centro per curarsi o per partorire. Ciò avviene anche a causa dell’assurda riforma del titolo V parte II della Costituzione che, costituzionalizzando i principi di sussidiarietà, ha prodotto un’ulteriore sperequazione dello sviluppo economico italiano. Ha trasformato le Regioni in carrozzoni burocratici che si comportano insieme come lobby e ministeri.

Per questo l’uso della partecipazione per un plebiscito politico appare oggettivamente incostituzionale.

Un’altra tendenza da combattere è l’uso improvvido di categorie come autogoverno, autodeterminazione dei popoli, indipendenza di cui, in particolare la Regione Veneto, fa ampio sfoggio nella sua legislazione. Il quesito veneto era, infatti, contenuto in un paio di leggi dichiarate incostituzionali dalla Consulta che si proponevano addirittura di far votare i veneti sull’indipendenza nazionale, come si trattasse della Catalogna o dell’Euskadi. Il quesito rimasto è inutile, ma è buono per rifocillare politicanti, come quelli che sfiorano il ridicolo obbligando per legge tutte le strutture pubbliche a esporre il gonfalone di San Marco a pena di multe salate.

Si evoca l’autodeterminazione, ma si allude alla guerra tra i popoli, ai nazionalismi delle piccole patrie, all’appartenenza a una comunità per il suolo e il sangue. Veneto e Lombardia non sono né saranno mai nazioni senza Stato, ma sono aree ricche i cui gruppi dirigenti vogliono sbarazzarsi dei parenti poveri del Sud Italia.

Per questo l’attività dei legislatori regionali lombardi, veneti e di chi vorrà seguirli, appare oggettivamente eversiva.

Per queste ragioni Rifondazione Comunista non è solo contraria nel merito dei quesiti ma sostiene un NO ai referendum. Invita, quindi, tutte le sue strutture territoriali a lanciare un conflitto politico nettissimo contro il teatrino politico inscenato il 22 ottobre. Va messo in campo con le altre forze della Sinistra alternativa un boicottaggio attivo che provi a far mancare il quorum nella Regione Veneto, e svilisca l’astuta operazione politica lombarda, meno ideologica, ma non meno insidiosa.

Il PRC/SE prenderà parte e si spenderà in tutte le iniziative coerenti con questo approccio a partire da tutti i Comitati sorti purché funzionali al boicottaggio attivo dei referendum.

Boicottare i referendum significa NON difendere lo status quo perché se, da un lato, non si può prescindere da una ridiscussione dei poteri e dei finanziamenti delle Regioni speciali per la perequazione delle risorse tra zone del Paese, non si può, dall’altro, non pretendere maggiore autonomia e democrazia per gli enti che rappresentano da vicino gli interessi e le esigenze delle popolazioni.

BATTERE i referendum del 22 per costruire una Repubblica davvero delle autonomie, dello sviluppo e della solidarietà.

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Referendum truffa

Posted by PRC Muggiò su giovedì 14 settembre 2017

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Amministrazione comunale serial killer di alberi

Posted by PRC Muggiò su sabato 9 settembre 2017

57608754-Psycho-KillerDalla data del 29 agosto sono iniziati dei lavori non meglio definiti – di manutenzione o urbanistici, probabilmente riguardanti il rifacimento dei marciapiedi in via Casati – che hanno comportato il taglio di decine di grandi alberi in apparenza sani.

Perché questo sterminio?

Il circolo PRC di Muggiò ha segnalato subito i fatti (LEGGI QUI) chiedendo spiegazioni al Sindaco Fiorito e agli Assessori competenti, ma senza avere pronta risposta.

La dozzina di alberi tagliati in via Casati, sommati ad altri grossi tagli come quello in via I Maggio (davanti alla scuola), quello in centro (nel cortile del Palazzo Isimbardi) e quelli rimossi nel Parco Casati mesi or sono, sono uno sfregio.

Un danno ambientale – se non giustificato dalla morte o dalla malattia delle piante – che si traduce in danno al bene comune, alla cittadinanza.

La salute e il benessere della natura sono la certezza di un luogo e di un futuro migliore per le prossime generazioni e per uno sviluppo sostenibile.

Esigiamo spiegazioni.

In primo luogo vogliamo sapere – noi e molti altri cittadini che ci hanno contattato – quale tipologia di intervento urbanistico risulta così invasivo da permettere di abbattere un albero dopo l’altro.

In secondo luogo ci chiediamo se fosse realmente necessario questo sterminio del verde, in relazione alla dimensione della pianta, del ruolo svolto dagli alberi nell’abbattimento della CO2 nell’aria, del complesso storico rappresentato dal viale stesso.

In terzo luogo ci auguriamo che i nostri amministratori abbiamo a cuore lo sviluppo sostenibile della nostra città, garantendo la ripiantumazione di tanti alberi quanti ne sono stati abbattuti e applicando la legge che dal 2013 impone di posare un nuovo albero per ogni nuovo nato sul suolo cittadino.

Il 21 novembre sarà la Giornata Nazionale degli Alberi (LEGGI QUI). Come la festeggeremo quest’anno?

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In oltre 48.000 scelgono Rifondazione!

Posted by PRC Muggiò su mercoledì 30 agosto 2017

2X1000: aumenta del 5% il sostegno a Rifondazione Comunista!

pagina2.gifPubblichiamo di seguito i dati parziali riferiti alla destinazione volontaria del “2X1000” dell’imposta del reddito delle persone fisiche per quest’anno (redditi 2016 – dichiarazione presentata nel 2017 ancora in corso): sono state/i 48.410 le/i cittadine/i che, ad oggi, hanno scelto di sostenere Rifondazione Comunista indicando “L19″nella propria dichiarazione dei redditi.

Non abbiamo ancora i dati riferiti alle altre forze politiche, né abbiamo i dati complessivi per poter avanzare una valutazione compiuta.

Ad oggi registriamo un positivo aumento delle indicazioni “L19″in favore del nostro partito: sono state 46.546 nel 2015,46.399 nel 2016, oggi con un incremento ad ora di circa il 5% passiamo a 48.410!

Ringraziamo anzitutto le/i cittadine/i che hanno concretamente sostenuto il PRC e le compagne ed i compagni che hanno, sul territorio, sostenuto la campagna per destinare il “2X1000″a Rifondazione Comunista.

Rinviamo considerazioni più approfondite a quando avremo i dati complessivi.

Oltre al ringraziamento per il lavoro svolto vogliamo ricordare che è necessario il massimo impegno per incrementare le indicazioni “L19” in favore del PRC-SE già da ora: la presentazione delle dichiarazioni dei redditi prosegue (per chi presenta il modello “unico” la scadenza è il 31 ottobre 2017), quindi è possibile e necessario proseguire la campagna informativa che ha bisogno dello sforzo e dell’impegno di tutte/i noi, compagne e compagni!

Il positivo dato, ancora parziale, del “2X1000″segnala una potenzialità del nostro Partito, un consenso ed un apprezzamento della nostra azione politica e della nostra coerenza, dato importante e significativo in una situazione che registra una forte sfiducia nei partiti.

Possiamo fare molto di più se tutte le compagne e i compagni contribuiscono a diffondere il passaparola.

La campagna per il “2×1000” è importantissimo elemento di lavoro politico perché ci consente di far capire alle persone il nostro modo diverso di far politica. Chi lo ha fatto si è accorto che anche cittadine/i distanti dalle nostre posizioni possono convenire che un sostegno al nostro partito è una scelta giusta e utile per il ruolo che svolgiamo nelle lotte sociali, nella solidarietà attiva, nella ricostruzione di una sinistra popolare e di classe effettivamente alternativa e autonoma.

E’ necessario però ricordare che la situazione economico-finanziaria del PRC richiede che a fianco del risultato del 2X1000, che deve e può essere incrementato, occorre realizzare gli obiettivi politici e di autofinanziamento definiti con l’approvazione dei nostri bilanci e nel recente X Congresso Nazionale svoltosi a Spoleto per quanto riguarda valorizzazioni sedi/immobili, sottoscrizione rid-sepa, feste, tesseramento.

L’impegno per l’autofinanziamento non è un fatto burocratico ma un elemento centrale per una politica pulita, autonoma dai condizionamenti dei gruppi economici dominanti e capace di agire anche sul piano politico-istituzionale in maniera non subalterna. Un’organizzazione è davvero autonoma quando capace interamente di autofinanziarsi come con fatica abbiamo fatto in questi anni. Ogni compagna e compagno sa che ogni euro del 2×1000 e dell’autofinanziamento serve per rafforzare la nostra iniziativa politica e sociale.

Il positivo risultato del 2×1000 è un buon incoraggiamento per i mesi assai impegnativi che ci attendono.

Maurizio Acerbo, Segretario PRC-SE

Marco Gelmini, Tesoriere nazionale PRC-SE

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MATRIMONIO DI IDEALI TRA M5S E FORZA ITALIA

Posted by PRC Muggiò su mercoledì 26 luglio 2017

L’estrema destra ringrazia

La seduta del Consiglio Comunale di Muggiò di giovedì 20 luglio ha approvato una mozione (QUI IL TESTO) che impegna il Comune a vietare la concessione di spazi pubblici a gruppi che si richiamano all’ideologia fascista o razzista e a farsi carico del mantenimento della memoria storica antifascista e dei valori Costituzionali con iniziative culturali nelle scuole e nei luoghi di aggregazione.

Andando con ordine:

  1. molti Comuni, in tutta Italia, hanno assunto, modificandolo, un testo base redatto da associazioni antifasciste come l’ANPI che va nella direzione di un maggiore impegno politico nel contrasto al nascere e diffondersi delle nuove destre e nell’applicazione delle leggi Scelba e Mancino e della Costituzione.
    1924_-_la_voce_del_paese_basta_al_fascismo_-_vignetta_di_gal.jpgLa preoccupazione nasce dal fatto che organizzazioni e partiti che più o meno velatamente si rifanno a ideologie fasciste, naziste e razziste, stanno compattando attorno a loro alcuni militanti, avvezzi anche ad azioni squadriste (irruzioni in Consigli Comunali, aggressioni, parate fasciste, intimidazioni, propaganda abusiva).
    Tra questi gruppi spicca – nel territorio brianzolo – Lealtà Azione, Forza Nuova, Fronte Nazionale, a loro volta “nascosti” in altrettante associazioni e Onlus legate al modo della carità e del benessere animale.
    Tale mozione in Brianza è stata presentata negli anni scorsi in vari Comuni, come Monza, Desio e Nova Milanese. A Monza hanno votato a favore 22 consiglieri su 25, contrari solo una consigliera di FI e uno della Lega, un astenuto.

  2. Nei congressi locali e provinciali l’ANPI ha invitato tutte le sezioni attive a presentare la mozione antifascista in ogni Comune. Così ha fatto anche la sezione muggiorese “Michele Robecchi”. Il testo è poi stato firmato e presentato dal PD e dalla lista civica Insieme per Muggiò.
    Rifondazione Comunista Muggiò, nel programma elettorale del 2014, propone – sulla scia delle mozioni approvate in quel periodo in tutta Italia – che “i regolamenti comunali, ove appropriato, escludano aggregazioni, manifestazioni, spazi e presenze di associazioni, circoli o gruppi di ispirazione neofascista e neonazista su tutto il territorio comunale”.

  3. Nelle città limitrofe si assiste a scene di puro squadrismo anche nei Consigli Comunali (Monza, Desio…). Muggiò ha per ora solo visto la presenza di alcuni gruppi di estrema destra senza notare azioni significative (Forza Nuova schierata per il Giorno del Ricordo il 16 febbraio 2014, mura imbrattate con svastiche su via Cattaneo e croci celtiche su altre vie, Fronte Nazionale nel settembre 2016).
    La storia di Muggiò insegna anche cosa è stato realmente il fascismo…ben prima che andasse al potere! Nel 1921 è rimasto ucciso un ventenne invalido a causa di una squadra di fascisti in “missione”, negli anni successivi ne vengono feriti molti altri. Al termine della guerra, in ritirata, i tedeschi uccidono altri nostri concittadini.

  4. Arriviamo al Consiglio Comunale del 20 luglio.
    Contrari alla mozione sono tutti i consiglieri di minoranza: Forza Italia, Movimento 5 Stelle e Solo per Muggiò (quest’ultima senza dare spiegazioni sul voto).
    Forza Italia, per bocca di Pietro Zanantoni, afferma che il voto contrario è dato da alcuni semplici motivi. In primo luogo perché si tratta di vecchie polemiche che non interessano più a nessuno e poi anche perché la storia è multiforme e non è sempre chiara come si vorrebbe credere. Segue a ruota Nadio Bonfante – sempre di FI – il quale ritiene vadano presi provvedimenti contro chiunque ma solo nel momento in cui costui danneggia cose o ferisce persone.
    Massimo Bellomo, M5S, non argomenta…usa lo slogan coniato da Grillo per cui un atto del genere sarebbe liberticida (sic!). Inoltre sostiene si tratti di pura propaganda strumentale del PD, ignorando che l’iter di tutto questo percorso non parte nemmeno dalle file del PD.

  5. Detto ciò esprimiamo soddisfazione per la mozione approvata. Una prima forma di contrasto è ora stata assunta dal Comune di Muggiò a cui dovrà poi dare seguito applicando quanto scritto.
    Siamo sconcertati e parecchio delusi dalle opposizioni che dimostrano di non riconoscersi in un elemento fondante della nostra Costituzione, l’antifascismo.

  6. Biasimiamo il M5S, incapace di approfondire e confrontarsi col problema, che in questa votazione ha accentuato una deriva reazionaria rimasta più latente in altri casi. Questa scelta serva anche da monito agli elettori antifascisti e di sinistra.
    Come nostro costume, e convincimento ideale, ci regoleremo di conseguenza nei rapporti con le forze politiche che non riconoscono l’antifascismo come coscienza sociale su cui è fondata l’Italia moderna.

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Sciopero a oltranza per il salario nella Fca in Serbia.

Posted by PRC Muggiò su giovedì 13 luglio 2017

Sono in sciopero dal 27 giugno e proseguiranno a oltranza i 2 mila lavoratori dello stabilimento Fca di Kragujevac, in Serbia. Ieri hanno partecipato alle proteste anche due esponenti della Fiom-Cgil: «Si sono mossi in corteo per le linee, alla testa avevano la bandiera nazionale. Ai cancelli c’è stata una conferenza stampa: non produrranno più vetture fino a quando l’azienda non si siederà al tavolo delle trattative», hanno raccontato Michele De Palma e Valentina Orazzini, rispettivamente responsabile settore auto e responsabile per l’Europa della Fiom.

L’impianto serbo, dove una volta si realizzava la Zastava, è frutto di una joint venture tra Fca (67%) e governo di Belgrado (33%). La premier serba Ana Brnabic ieri ha chiesto ai lavoratori di interrompere la protesta sottolineando che Fca non avvierà trattative con lo sciopero in corso. Tre giorni fa i rappresentati sindacali locali si sono rifiutati di incontrare la premier: la legge serba obbliga i datori di lavoro ad aprire i negoziati in presenza di scioperi. Si aspettavano che il governo facesse rispettare le norme invece ha preso le parti di Fca, che è il primo esportatore del paese con un peso nel 2016 dell’8% sul totale nazionale, il 3% del Pil serbo. I sindacati hanno chiesto l’intervento dell’Ispettorato del lavoro, che potrebbe multare l’azienda fino a chiudere il sito.

Il blocco della produzione il 27 giugno era stato anticipato da una protesta dimostrativa, la settimana precedente, con la sospensione delle attività in due giorni per un’ora: «Lavoro decente, paghe decenti», lo slogan utilizzato. Allo sciopero a oltranza ha aderito il 95% dei blue collar ma nessuno degli impiegati. Gli operai chiedono il rimborso dei costi di trasporto per chi fa i turni notturni (dalle 22 alle sei del mattino) e il pagamento del bonus di produzione 2016 più un aumento per il 2017. Soprattutto vogliono un salario migliore, visto che la paga è inferiore alla media serba: dagli attuali 38 mila dinari a 45 mila (circa 370 euro lordi). E poi una migliore organizzazione del lavoro.

A Kragujevac si produce la 500L, un modello che non ha avuto fortuna sul mercato tanto che lo scorso 25 maggio è stata lanciata una nuova versione, nel tentativo di rianimare le vendite. L’anno scorso sono stati licenziati in 900: con la forza lavoro ridotta di un terzo, nel 2017 devono sfornare lo stesso quantitativo di vetture, 85 mila, e chi è sulle linee deve coprire anche chi è in malattia o in maternità. «Ci hanno raccontato di carichi di lavoro aumentati vertiginosamente – spiega De Palma – sia sulle linee che in Logistica, con carrelli di materiali che sfrecciano per la fabbrica. Le lamentele sui carichi si lavoro sono le stesse in tutti i siti Fca. I concorrenti puntano tutto sull’elettrico e la guida assistita, il Lingotto insiste sulla flessibilità e il basso costo del lavoro».

In giro per Kragujevac si vedono solo auto di seconda mano, magari arrivate dalle rottamazioni dei paesi vicini. Con le attuali paghe comprare una Fiat per i lavoratori serbi è impossibile. «Alle proteste – spiega Orazzini – Fca ha replicato che non intende discutere fino alla scadenza dell’attuale contratto, a ottobre, e comunque non con lo sciopero in corso. I sindacati IndustriAll Europe e IndustriAll Global Union hanno ufficialmente chiesto all’azienda di sedersi al tavolo di confronto.

La Fiom diffonderà nel network dei lavoratori Fca la vertenza dei colleghi serbi per sostenerla. La Volkswagen ha aumentato i salari in Slovacchia, il Lingotto cerca di battere la concorrenza con il dumping sociale. È un tema che si ripete in tutte le loro sedi nel mondo».

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[13\07] Che succede in America Latina? @Festa di Liberazione, Brugherio

Posted by PRC Muggiò su martedì 11 luglio 2017

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[11\07] Lavoro e lotte @Festa di Liberazione, Brugherio

Posted by PRC Muggiò su lunedì 10 luglio 2017

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Festa di Liberazione 2017 a Brughierio

Posted by PRC Muggiò su martedì 27 giugno 2017

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Maurizio Acerbo, segretario nazionale PRC

Posted by PRC Muggiò su lunedì 19 giugno 2017

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Verso il 18 giugno

Posted by PRC Muggiò su giovedì 15 giugno 2017

di Anna Falcone e Tomaso Montanari

Migliaia di singoli cittadini e moltissime associazioni e comitati stanno rispondendo al nostro appello “Un alleanza per la democrazia e l’uguaglianza”, un percorso partecipato per la costruzione dal basso di un programma e di una lista unitarie, a partire dai principi costituzionali.

Domenica prossima, al Teatro Brancaccio a Roma, inizieremo a parlarne.

Poiché il processo di partecipazione non si è ancora avviato, ci assumeremo noi due la responsabilità di dare la parola ad una rappresentanza (necessariamente insufficiente, ma speriamo signifcativa) di quanti ci hanno risposto e di quanti risponderanno nei prossimi giorni, in modo che ogni mondo, ogni realtà, ogni bisogno possa trovare voce a partire dall’assemblea del 18. Stiamo costruendo modalità di partecipazione che consentano a chi sarà presente e a chi ci seguirà a distanza di poter esprimere e condividere il suo pensiero e i suoi contributi, in modo che nessuno vada perso. Anche in questo vi chiediamo uno spirito di partecipazione costruttivo, in cui ognuno porta un pezzo nel mosaico e si impegna a costruire insieme un percorso, non si limita a chiedere il microfono e poi va via. Vogliamo avviare un cantiere di lavoro, non ci interessano le passerelle e le vecchie ritualità della politica. Ci scusiamo fin da ora con tutti quelli a cui non riusciamo nemmeno a rispondere, e con tutti quelli che non potremo far parlare il 18, ma dobbiamo essere quanto mai operativi e concentrati sul compito che ci prefiggiamo: individuare una piattaforma comune in 10 punti su cui convergere, e su costruire il programma. Non tutti potranno prendere la parola (siete davvero tantissimi!) ma tutti saranno messi nelle condizioni di contribuire ad individuarli. Partiamo da qui. E dalla consapevolezza che non siamo un’organizzazione già strutturata, ma solo un gruppo di persone unite da un comune ideale che lavorano per un fine più alto, urgente e concreto.
Domenica proveremo a chiarire insieme quali siano i nodi politici, quali le vie d’uscita, quale il metodo per costruire la rappresentanza. E ci sembra cruciale mettere tutto questo sul piatto in un momento in cui tutto sembrava già deciso nelle chiuse stanze della politica.
Nel processo che speriamo partirà dopo il 18 c’è nulla di stabilito, di deciso. Non un nome, non un programma, non una leadership, non candidature. Ciò che vorremmo è un’alleanza fra cittadini, associazioni, movimenti, comitati, realtà civiche e politiche che si impegnino su un programma comune e riescano a dare voce e rappresentanza alla parte sommersa di questo Paese. Quella che è stata più colpita dalla crisi, quella che, spesso, non vota più e, se vota, è spesso costretta a rassegnarsi al meno peggio. Noi pensiamo che il voto ha senso se ti rappresenta, non se è ‘costretto’, dall’assenza di una proposta credibile o dal ricatto del voto ‘utile’…a qualcun altro.
Su questo punto bisogna essere chiari. Un vento impetuoso soffia oggi in Italia contro l’idea stessa di partito. Noi non siamo d’accordo. Non crediamo alla favola che oppone una società buona ai partiti cattivi. Sentiamo invece il dovere di distinguere: tra partito e partito, e nella società stessa. Sappiamo quanto i partiti in sé siano cruciali nel funzionamento del sistema disegnato dalla nostra Costituzione. Sappiamo anche quanto sia difficile veder attuato il ‘metodo democratico’ nella loro partecipazione interna e quanto abbiano perso credibilità agli occhi dei cittadini. Ma a questo non dobbiamo rassegnarci, bensì tornare ad attraversarli, per farne quello strumento al servizio dei cittadini riconosciuto dalla Costituzione. Nel contempo, costruire un’alleanza feconda con chi, in questi anni, invece che piegarsi al pensiero unico dominante, al disegno di demolizione costante e pervicace dei diritti, al lavoro, all’istruzione, alla salute, a una informazione libera ecc., li ha difesi dentro e fuori dal Parlamento. Questa azione evidentemente non basta. Per questo occorre chiamare a raccolta tutte le forze sane e sinceramente democratiche del Paese, a partire dai cittadini e dalla società attiva, per chiedere e pretendere il ripristino di uno Stato sociale di diritto e la realizzazione di una democrazia compiuta.
A dispetto del nome, pensiamo che il Partito Democratico di Renzi sia ormai un pezzo della destra, perché è stato il liquidatore finale dei diritti sociali, in questo Paese, realizzando il progetto neoliberista fallito ad altri e insiste nel perseguire una politica che aumentare la diseguaglianza. Non è con i bonus che si garantiscono i diritti, né con le finte primarie che si garantisce la partecipazione. Questa a cui assistiamo è piuttosto la svendita della democrazia. Un colpo di spugna su decenni di lotte e conquiste sociali. Lo diciamo una volta per tutte: chi partecipa a questo processo costituente partecipa alla costruzione di una forza radicalmente alternativa al PD, e a ciò che è diventato sotto il renzismo. Così come è alternativo a qualsiasi forza palesemente o surrettiziamente di destra. Pensiamo che il Movimento 5 Stelle sia prigioniero di un’oligarchia imperscrutabile. E vediamo che nella sua agenda – sempre più spostata a destra, con tratti preoccupanti di xenofobia e intolleranza – non c’è posto per la parola eguaglianza.
Ma vediamo anche che ci sono partiti diversi. Possibile e Sinistra Italiana hanno subito risposto a questo appello. Non ci ha stupito perché le battaglie civili di questi anni (culminate in quella per il No allo stravolgimento della Costituzione) li hanno visti come le uniche sponde possibili dentro il Parlamento. E hanno risposto anche Rifondazione Comunista, e tante altre esperienze politiche di partecipazione, tra cui per esempio DemA.
Naturalmente se fossimo convinti che la forma partito è sufficiente, non avremmo proposto un percorso dal basso libero da ogni ipoteca: non si tratta di rifare una lista arcobaleno con una spruzzata di società civile.
C’è forte l’esigenza di qualcosa di nuovo, e di qualcosa di più grande. Lo diciamo con parole di Gustavo Zagrebelsky: è necessaria la «più vasta possibile unione che sorga fuori dei confini dei partiti tradizionali tra persone che avvertano l’urgenza del momento e non siano mosse da interessi, né tantomeno, da risentimenti personali: come servizio nei confronti dei tanti sfiduciati nella politica e nella democrazia».
In questi giorni, le migliaia di persone che hanno aderito a questo invito esprimono due sentimenti contraddittori: entusiasmo e paura. L’entusiasmo di chi dice: «Sono felice di poter tornare a votare!». La paura di chi teme che anche questo tentativo fallisca, come tutti quelli ­– generosi e coraggiosi – che l’hanno preceduto.
C’è chi teme che questo mondo sia troppo magmatico per unirsi anche solo in una lista. C’è chi teme che i partiti controllino questo processo, come burattinai da dietro le quinte. È così, entrambi questi rischi esistono: dipende tutto da voi, ovvero dal NOI che riuscire a costruire, da quanti saremo, e quanto determinati, nel processo che partirà il 18 giugno.
Vogliamo costruire una vera ‘azione popolare’. Ma ci riusciremo solo se la partecipazione senza tessere sarà così ampia da superare di molte volte quella degli iscritti ai partiti. Una lista di cittadinanza a sinistra: questo vogliamo costruire.
In una politica che si fonda sull’esibizione della forza, sull’arroganza e sul marketing del nulla noi diciamo al Paese: siamo poveri, siamo piccoli, siamo a mani nude, siamo pieni di limiti e avviati su un sentiero irto di ostacoli. Ma vogliamo mettere insieme tutte queste nostre debolezze: perché sappiamo che, come è accaduto il 4 dicembre, Davide può rovesciare Golia.
In una sinistra gremita da leaders senza popolo, noi siamo un popolo che non cerca un leader, ma partecipazione e condivisione.
Non vogliamo rassegnarci ad una triste passione politica che esclude a priori il tema della rappresentanza parlamentare. Se vogliamo che il mondo cambi, dobbiamo portare in Parlamento chi vuole cambiare il mondo.
I sette mesi che probabilmente ci separano dalle elezioni possono vedere un percorso che porti ad una grande lista nazionale, di cittadinanza e di sinistra, per l’attuazione del progetto costituzionale. È a questo che vogliamo lavorare: da domenica prossima.

Anna Falcone Tomaso Montanari

……………………………………………………..

Stiamo lavorando alacremente per fare dell’assemblea del 18 Giugno l’inizio di un percorso democratico, innovativo e partecipato per la costruzione dal basso di un programma che parli delle persone, dei loro diritti negati, dei doveri di ognuno, di come, insieme, possiamo lavorare per una società finalmente giusta e solidale.
Abbiamo creato una pagina per l’eventohttps://www.facebook.com/events/801667513323308/
Con l’avvertenza che non si aderisce con un “click”, ma portando il proprio contributo di idee e di energie.
Per chi non potrà essere presente il 18, sarà predisposta una diretta web.
Parafrasando Gaber: “democrazia non è uno spazio libero, democrazia è partecipazione”.
Diffondete e fate girare!
Grazie a tutti e ci vediamo il 18 giugno a Roma!

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Nuova sinistra, i nodi da sciogliere.

Posted by PRC Muggiò su lunedì 12 giugno 2017

di Giorgio Cremaschi

Il patatrac del sistema elettorale finto tedesco, ah quanti guai in Italia a voler imitare la Germania, allontana la data delle elezioni. Questo forse depotenzierà l’urgenza della proposta di Anna Falcone e Tommaso Montanari, ma permetterà un confronto più rigoroso su di essa, senza l’assalto soverchiante di tutti quelli che: “mamma mia come superiamo il 5%?”.

Non basta affermare che una proposta di sinistra unita debba essere nuova perché essa effettivamente lo sia. Dal 2008 queste proposte si susseguono, spesso con le stesse premesse e gli stessi risultati, catastrofici. Le liste della sinistra unita hanno sempre fallito il loro obiettivo elettorale tranne che alle elezioni europee, dove la lista Tsipras ha superato lo sbarramento, salvo poi frantumarsi un minuto dopo il voto, come le precedenti esperienze sconfitte.

Quindi il primo elemento di novità della proposta dovrebbe essere quello di non ripetere le esperienze del passato e di porre condizioni e discriminanti affinché il nuovo sia davvero tale. Sinceramente, non trovo chiarezza sufficiente al riguardo nel testo di Falcone e Montanari.

Si parte dalla Costituzione, anzi dalla sua anima sociale e antiliberista affermata meravigliosamente dall’articolo 3, e si sostiene che si deve prima di tutto rispondere a quel popolo di sinistra che in nome di quell’anima ha votato NO il 4 dicembre. Benissimo, questo però significa esplicitare subito alcune discriminanti. Prima di tutto non possono essere interlocutori di questa proposta coloro che hanno votato SÌ, per capirci sono fuori Giuliano Pisapia e Romano Prodi. Il problema si pone però anche verso chi ha votato NO, ma prima ha sostenuto il Jobs Act, la legge Fornero e soprattutto quella mina ad orologeria contro i principi sociali della Costituzione, quale è il nuovo articolo 81 che obbliga al pareggio di bilancio in ottemperanza al mostruoso Fiscal Compact.

Durante il governo Monti il parlamento quasi unanime ha costituzionalizzato quella austerità che giustamente Falcone e Montanari vogliono rovesciare. E se non sono solo buoni propositi, la rottura con l’austerità significa soppressione immediata delle misure che emblematicamente la realizzano. Chi le ha votate naturalmente può ammettere di essersi sbagliato e sostenere un programma che proponga di cancellare quelle misure, ma lo deve fare con rigore e sofferenza e non per furbizia.

Jeremy Corbyn ha riconquistato fiducia nel mondo del lavoro, dopo essere stato svillaneggiato dalle sinistre liberali e dai loro mass media, accettando il voto sulla Brexit e proponendo un programma secco di nazionalizzazioni. Questa parola da noi è tabù nei sindacati confederali e anche in buona parte della sinistra più radicale, eppure è proprio sul terreno delle privatizzazioni che si gioca la possibilità di arrestare e veder dilagare ancora le politiche economiche liberiste. Alitalia e Ilva sono i primi banchi di prova, poi seguiranno le Poste, le Ferrovie, Enel ed Eni e naturalmente ciò che resta del sistema bancario. O torna l’intervento pubblico diretto nell’economia, o da noi va tutto in mano alle multinazionali, visto che la grande borghesia italiana non esiste più come classe autonoma dai poteri della globalizzazione. O il pubblico, o si e si svende ciò che resta del paese, questa è l’alternativa reale oggi e che scelta fa al riguardo la sinistra prefigurata da Falcone e Montanari?

Lavoro con diritti, scuola pubblica e stato sociale, ambiente, territorio e beni comuni sono dichiaratamente al centro della proposta di nuova sinistra. Anche qui possiamo solo dire giustissimo, ma dobbiamo però aggiungere: che misure concrete si vogliono subito attuare, che leggi si vogliono cancellare, che nuovi atti si vogliono varare? Naturalmente ci sono programmi decennali da individuare, ma il buongiorno si vede dal mattino, ad esempio dall’impegno a cancellare tutta la buona scuola e la controriforma della sanità, a quello a fermare tutte le grandi opere, a partire dalla famigerata Tav in Valle Susa. Non è solo questo che basta, ma è questo che serve per capire se si vuol fare sul serio.

Il bilancio delle spese militari dello stato italiano è in continua ascesa e Gentiloni si è impegnato quasi a raddoppiarlo per raggiungere quel 2% del PIL posto dagli accordi NATO. Si ribalta questa scelta nel suo opposto con il taglio delle spese ed il ritiro dalle missioni all’estero, o ci si accontenta di partecipare alla sfilata del 2 giugno con la spilla della pace? Anche qui le scelte programmatiche, che Falcone e Montanari pongono giustamente come discriminanti, se sono vere individuano già di che pasta e di quali persone dovrebbe essere composta la nuova sinistra.

Che alla fine dovrà misurarsi con la questione di fondo: le politiche del lavoro, dell’ambiente e dello stato sociale, in alternativa alla austerità e alle spese di guerra, sono realizzabili accettando i vincoli UE e NATO? Noi che abbiamo costituito Eurostop pensiamo di no, che senza la rottura con quelle istituzioni nulla di buono sia possibile per i poveri e gli sfruttati. Noi pensiamo così, ma siamo disposti ad accettare la sfida di chi invece pensa che quelle istituzioni siano positivamente riformabili. Chi crede a questo però deve essere disposto a rompere se poi dovesse verificare che il suo programma è posto all’indice proprio da quelle istituzioni. E deve dirlo. Chi ha votato NO il 4 dicembre non può dimenticare che tutta la governance europea si era spesa per il SI. Né può ignorare che la Costituzione del 1948 e i trattati di Maastricht e Lisbona sono formalmente e concretamente incompatibili. Si può non volere la rottura con la UE nel programma, ma si deve essere disposti a farla se le istituzioni comunitarie quel programma ti impediscono di realizzarlo. Tsipras tra il rispetto del referendum popolare e quello dei diktat della Troika ha scelto il secondo. La sinistra proposta da Falcone e Montanari è disposta a fare la scelta esattamente opposta?

Siccome nel testo di Falcone e Montanari non ho trovato risposte chiare a domande per me decisive per capire cosa essi vogliano fare, mi sono permesso alcune di quelle domande di formularle io. Mi permetto di suggerire ai due estensori dell’appello di parlarne esplicitamente nell’assemblea del 18 giugno. Magari si affermi l’opposto di quanto scritto qui, ma per favore si faccia chiarezza. E non si parli d’altro per favore, sappiamo tutti che i nodi sono questi e non si sciolgono coprendoli di grandi valori e buoni propositi.

(9 giugno 2017)

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Oltre 1000 comuni al voto. Si vota anche in Brianza

Posted by PRC Muggiò su mercoledì 7 giugno 2017

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Domenica 11 giugno 2017 aperti i seggi per oltre 1000 comuni italiani.

In Brianza si vota per rinnovare il Consiglio Comunale in 8 comuni, tra cui Monza.

Quali prospettive per la sinistra e per i comunisti?

A Monza si candida Michele Quitadamo – segretario del circolo locale di Rifondazione – sostenuto dalla lista Sinistra Alternativa Monza, appoggiata anche da PCI e Sinistra Anticapitalista e con una buona presenza di Giovani Comunisti. La lista è l’unica formazione monzese di sinistra non alleata col PD.

A Lissone l’alternativa al centrosinistra e alla destra può essere la lista del Partito Comunista dei Lavoratori, guidata dal candidato sindaco Filippo Piacere.

A Carnate invece intendiamo sostenere Anita Giuriato, in passato già segretaria provinciale di Rifondazione, candidata nella lista Progettiamo Carnate a sostegno di Daniele Nava candidato sindaco.

L’11 giugno VOTA COMUNISTA!

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LA PANEM NON È CHIUSA

Posted by PRC Muggiò su giovedì 1 giugno 2017

Si sono consumati incontri su incontri, al Ministero dello Sviluppo Economico, in Prefettura, negli uffici comunali e nelle sedi sindacali, e la voce che circola di più per Muggiò è: “ma la Panem ha chiuso?”.

No, la Panem non ha chiuso.

IMG_20170529_112406.jpgLunedi 29 maggio si è tenuta un’assemblea tra i lavoratori – alcuni con stipendi arretrati da mesi – assieme a CGIL, CISL e UIL. L’assemblea si è svolta a macchinari fermi, a causa del mancato approvvigionamento di materia prima.

I nuovi proprietari iGreco – che non investono in un piano industriale e non danno certezze ai dipendenti – attendono risposte dalle istituzioni che tergiversano e perdono tempo prezioso: Ministero, Prefettura, Tribunale fallimentare, lo stesso tribunale che ha spinto per la nuova gestione, indugiano nell’affrontare le aste giudiziarie necessarie al cambio formale di proprietà.

L’ordine del giorno dell’assemblea: preservare il lavoro, garantire la produzione, difendere i macchinari.

In pratica si propone un presidio permanente, rispettando i turni di lavoro e vigilando affinché il sito non venga dismesso nottetempo.

Ma c’è di più, una sfida più grande: riattivare la produzione, riprendere il lavoro.

Gli oltre 150 dipendenti dovranno avere il coraggio di sostenere questa piccola rivoluzione, questo atto solidaristico, riprendendosi ciò che è loro e che gli viene negato: lavoro e dignità.

Alcuni esempi di occupazioni e ripresa della produzione – come la RiMaflow di Trezzano sul Naviglio – ma anche esempi di resistenze – come la K-Flex di Roncello, possono andare in aiuto dei lavoratori Panem, spronandoli alla lotta, raccontando esperienze, pratiche e prospettive, portando solidarietà.

Le lavoratrici e i lavoratori Panem hanno di fronte una scelta difficile ma allo stesso tempo obbligata per garantire dignità e lavoro: diventare loro stessi produttori, con spirito cooperativo e solidale.

La Panem deve restare aperta!

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