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Un'altra Muggiò è possibile

La sinistra ora è in prestito ai Cinque Stelle. Dalle battaglie sociali alla partecipazione. Il Movimento Cinque Stelle, con tutti i suoi difetti e le sue contraddizioni interne, si è impadronito di un’eredità. Per adesso o per sempre? di S. Borghese, V. Fabbrini, L. Newman

Posted by PRC Muggiò su mercoledì 18 aprile 2018

Essere di sinistra può assumere tante connotazioni: estetiche, industriali, clientelari, campanilistiche, e dipolicy. In modi diversi sono identificabili come di sinistra le scarpe Camper, le cooperative, il sistema di relazioni che girava attorno alla Monte dei Paschi di Siena, il Livorno calcio e la legge Cirinnà. Nozioni di cosa è non è di sinistra possono però cambiare con il tempo. Che Guevara è un’icona della sinistra, ma è riverito anche da CasaPound.

Fondamentalmente, però, essere di sinistra vuol dire credere in un ideale di giustizia sociale in favore dei meno abbienti. Quest’accezione moderna di sinistra nasce nell’immediato post rivoluzione francese quando, durante l’assemblea degli Stati Generali, le forze rivoluzionarie occuparono la parte sinistra dell’emiciclo. Nel solco di questa tradizione, secondo il filosofo italiano Norberto Bobbio, chi è di sinistra vede l’eguaglianza come il valore più importa.
Il mezzo attraverso il quale si persegue l’ideale egualitario cambia però a seconda delle dottrine politico-economiche. Il socialismo offre il mezzo della collettivizzazione. Si tratta di una dottrina che è stata a lungo dominante e spesso identificata tout court con l’ideale di sinistra, ma non è l’unica. Il keynesismo, ad esempio, rientra nel paradigma economico capitalista, ma è generalmente considerato di sinistra perché prevede un sostegno alla domanda interna durante i cicli economici recessivi.

A prescindere da dottrine economiche, marche di calzatura e sistemi di potere, l’essere di sinistra significa senz’altro avere a cuore le condizioni di vita di chi sta peggio. È innanzitutto un’attitudine, qualcosa che si fa tutti i giorni, prima ancora di declinarsi in una posizione politica.

Dopo Tangentopoli e la caduta del muro di Berlino, si è presentata in Italia una classe dirigente nuova, che in tante aree non è mai cambiata. Sono gli anni in cui a destra emergono i berlusconiani e a sinistra i dalemiani e i veltroniani – forze sociali che hanno visto il loro tramonto solo con il risultato delle politiche del 2018.
L’establishment di sinistra, dai partiti ai sistemi di potere privato e pubblico che li circondano, è quindi rimasto sostanzialmente immutato in quest’ultimoquarto di secolo. L’elettorato, invece, no.

I dati elettorali più sofisticati, disponibili dalle politiche del 2008 in poi, dimostrano come quello che era il bacino elettorale di riferimento della sinistra ha visto cambiare radicalmente le proprie condizioni e prospettive socio economiche in questi anni. Quella classe operaia che aveva sempre votato a sinistra si è progressivamente impoverita, invecchiata o precarizzata. Anche la classe media ha visto ridursi drasticamente il proprio reddito pro-capite, in maniera talvolta vertiginosa. Continuano a votare a sinistra soprattutto coloro che continuano a sentirsi rappresentati da una leadership anziana che focalizza la propria offerta politica su tematiche tradizionalmente affini ai più anziani e chi da loro dipende: immigrazione, rigore fiscale, pensioni, tutti temi tradizionalmente di destra.

I dati più recenti evidenziano proprio come il bacino elettorale di riferimento sia cambiato, diventando anziano e arroccandosi nei centri borghesi delle grandi città.

Già nel 2013 infatti il voto al PD era stato quasi direttamente proporzionale all’età, restando sotto il 20 per cento tra chi aveva meno di 40 anni e salendo al 37 per cento tra gli over 65 (dati ITANES); una dinamica che si è ripetuta anche nel 2018, quando il PD ha ottenuto più del 20 per cento solo tra chi ha più di 55 anni, e il 28  tra gli ultra 65enni, secondo i dati del sondaggio Quorum/YouTrend per Sky Tg24.

Lo stesso istituto ha calcolato come il PD abbia fatto registrare la migliore tenuta, in un contesto di arretramento generale, proprio nei grandi centri urbani con più di 300 mila abitanti, mantenendo il 70% dei propri elettori 2013, a fronte di una tenuta del 65-66 per cento nei comuni inferiori; ancora più indicativo il dato in voti assoluti, dove si nota che il PD (e il centrosinistra “tradizionale” nel suo complesso) va meglio solo nei comuni di maggiori dimensioni, superando il 20 per cento (e il 30 per cento considerando tutta l’area progressista) soltanto nelle città con più di 100 mila abitanti.

Il consenso trasversale nelle regioni rosse (che lo sono sempre meno) ha resistito fintanto che c’è stato un ricambio della classe dirigente locale, capace di una buona gestione economica a favore della propria la base, portando avanti un’agenda progressista, egualitaria. Le elezioni del 4 marzo hanno visto crollare questa certezza: per la prima volta dal 1946, in Emilia-Romagna la sinistra non è stata la prima forza politica. Qui, come altrove in Italia, Il grosso del bacino elettorale ha sofferto tutte le conseguenze del declino macroeconomico, senza paragoni nel mondo occidentale, patito dall’Italia dal 2000 in poi. I pochi investimenti e la mala-gestione della globalizzazione hanno decimato gli ecosistemi produttivi da cui dipendeva l’impiego degli elettori di sinistra. L’establishment di sinistra, come quello di destra, non ha saputo rispondere a questa sfida, se non a livello pratico sicuramentenon a livello di retorica, cultura e capacità di ascolto. Il bacino elettorale di riferimento ha quindi buone ragioni per aver perso fiducia, ed è tra questi delusi che i Cinque Stelle hanno trovato la loro più importante fonte di consenso.

Gli studi sui flussi elettorali confermano che sia nel 2013 che nel 2018 una parte consistente dell’elettorato del M5S aveva votato, in precedenza, per uno dei partiti progressisti “tradizionali”: PD, IDV o sinistra. Nel 2013 tale quota era pari al 42% dell’elettorato complessivo dei Cinque Stelle (dati ITANES), mentre la principale destinazione – ad eccezione dell’astensione – degli elettori che sia nel 2013 che nel 2014 avevano votato il PD (quindi, guidato sia da Bersani che da Renzi) è stata, nel 2018, il Movimento (secondo il sondaggio Quorum/YouTrend per Sky TG24). L’elettorato di riferimento della sinistra sembra aver trovato nel Movimento qualcosa che il suo establishment di riferimento ha perso.

Si può capire cosa esattamente analizzando le battaglie identitarie del Movimento. Analizzando i media, queste sono principalmente il richiamo all’onestà e il sostegno ai poveri. L’onestà è predicata attraverso la battaglia sui vitalizi, il giustizialismo sommario verso i politici indagati e una retorica distruttiva nei confronti di qualsiasi autorità sospettata di corruzione. Il reddito di cittadinanza – una proposta, per quanto fiscalmente discutibile , di normale social welfare – è invece l’espressione più concreta della battaglia contro la povertà.

Anche la lotta all’immigrazione, perlomeno a livello di cornice ideologica,gioca un ruolo. La battaglia contro il disagio sociale è al centro della cultura dei Cinque Stelle, che hanno nella restituzione della voce alle persone comuni uno dei loro valori fondanti.

I sondaggi confermano che le battaglie a cui gli elettori Cinque Stelle tengono maggiormente sono proprio queste. Sono temi che hanno una presa naturale su chi ha un profilo sociodemografico più giovane, tendenzialmente disagiato o comunque caratterizzato dall’aver subito le conseguenze della stagnazione economica che dura dal 2000. Il rapporto di fiducia tra l’elettorato dei Cinque Stelle e il suo nascente establishment passa per questa condivisione di obbiettivi.

È importante anche precisare che l’opposizione ai vaccini, il razzismo becero, l’anti-intellettualismo sono posizioni minoritarie tra i seguaci del Movimento.

La vera proposta del Movimento però non risiede nei suoi contenuti ma nei processi rappresentativi.
I Cinque Stelle teorizzano infatti la nascita di una democrazia digitale diretta, in cui internet consente la formazione di un consenso su posizioni trasversali. Le primarie digitali, battezzate parlamentarie, e i referendum online su decisioni cruciali del Movimento, per quanto amatoriali o manipolative nella loro esecuzione, sono prassi fondanti. Consentono all’ex-elettore di sinistra di sentirsi nuovamente ascoltato da un establishment.
Si tratta di idee tipiche della sinistra radicale. La genesi intellettuale della democrazia diretta digitale risale infatti ai campus universitari americani di sinistra. Discende intellettualmente dal sogno collettivista di Marx, attuato poi attraverso la Comune di Parigi del 1871, nei primi Soviet e nei kibbutz israeliani. Alcune scelte lessicali adoperate dai Cinque Stelle – direttorio, Rousseau – sembrano voler ricondurre idealmente i processi di governancedel Movimento allo spirito della rivoluzione francese.

Poche settimane fa, Luigi Di Maio è stato deriso dal New York Times per aver lasciato la casa dei genitori solo cinque anni prima. Le statistiche dimostrano che la vicenda personale di Di Maio, e di tanti altri quadri del Movimento, è simile a quella di molti dei loro elettori. L’inesperienza professionale e il disagio vissuti da Di Maio, Fico e altri sono asset politici.

Riassumendo, il nascente establishment del Movimento è uno in cui un elettorato mediamente giovane, che normalmente tenderebbe a sinistra, si riconosce. I processi partecipativi proposti dal Movimento sono, almeno filosoficamente, di sinistra. Le loro battaglie identitarie – onestà e sostegno ai poveri – sono di sinistra. Il bacino elettorale della sinistra – inteso sia come vecchi elettori che come profilo socio-demografico degli elettori del 2008 – è in buona parte defluito ai Cinque Stelle. Se la sinistra istituzionale paga l’aver tentato a lungo di offrire soluzioni al malcontento senza doverloascoltare e rappresentare, il Movimento, al contrario, nei suoi primi nove anni ha potuto sia ascoltare che rappresentare il malcontento egregiamente. Il Movimento Cinque Stelle è, con tutti i suoi difetti e con tutte le sue contraddizioni interne, il nuovo partito di sinistra italiano.

Le battaglie politiche dei Cinque Stelle sono le stesse che l’establishment e i partiti di sinistra hanno smesso di fare, almeno a livello comunicativo. Se i governi di sinistra hanno attuato misure di contrasto al disagio sociale come il reddito d’inclusione, raramente questa questione è stata al centro della loro retorica. La lotta alla corruzione e alle clientele, elementi centrali nell’identità dei Cinque Stelle, è avvenuta concretamente attraverso provvedimenti del PD quali l’istituzione dell’ANAC e il nuovo codice degli appalti. Eppure non sono diventati elementi identitari dei partiti di sinistra. In tempi più recenti, scandali minori come quello di Banca Etruria sono stati gestiti male sul piano comunicativo, accrescendo l’impressione che l’establishment di sinistra sia un sistema di potere più che l’espressione di un consenso politico.

Tutto ciò è vero non solo a livello partitico madi classe dirigente in senso lato e di cultura politica. Al calo continuo del numero degli iscritti dei partiti di sinistra negli ultimi 25 anni si è accompagnato il declino delle cooperative, dei centri sociali e delle banche e aziende con consigli direttivi espressi dai partiti di sinistra. La cultura di sinistra si è evoluta di pari passo. Nella percezione mediatica, i suoi simboli odierni sono diventati confusi e autoreferenziali: il cashmere, i film in lingua originale, Capalbio. Si tratta di ossessioni da élite che non verrebbero così derise se la sinistra istituzionale avesse mantenuto una capacità di ascolto e rappresentanzapropria delle élite politiche in una democrazia rappresentativa, come insegna Bernard Manin.

Più che il fallimento di un leader, Renzi o D’Alema o Bersani, è un fallimento di leadership. Renzi è solo l’espressione finale di un declino pluridecennale. Il suo tentativo di eversione èstato l’ultimo respiro dell’ultima classe dirigente giovane dell’ultima regione rossa. Questo scollamento dalla base è stato così lento da essere ignorabile dall’establishment di sinistra. Fino al risultato del 4 marzo.

Storicamente, nel mondo occidentale, l’asse sinistra-destra non scompare. Cambiano semplicemente i partiti e le loro identità. E le ragioni per cui i partiti cambiano ideologia sono spesso legate alle loro strutture di potere. In America, fino agli anni ’50, il partito Repubblicano era la forza progressista e il partito Democratico quella conservatrice. In passato questo bipolarismo è stato interpretato dai Whigs, i Federalisti e altri. Nel Regno Unito vi è stato un percorso simile. Gli odierni partiti progressisti del Regno Unito e degli USA nascono da frange insoddisfatte dei partiti progressistiche c’erano prima. In Italia molti attribuiscono l’emergere del proto-fascismo di ispirazione socialista alla perdita di contatto con la base della Sinistra Storica e alla frustrazione del primo Mussolini con l’establishment socialista.

Similmente, spesso i quadri grillini sono persone che hanno rinunciato a permeare l’establishment, spesso quello di destra, ma più spesso quello di sinistra. Se Di Maio e Di Battista hanno vissuto le delusioni dei padri, dirigenti locali delle destre sociali, Virginia Raggi e Roberto Fico sono dei delusi dalla leadership di sinistra. Da ragazzo, anche lo stesso Di Battista si è definito di sinistra. La rosa di ministri proposta per il governo dai Cinque Stelle è composta da persone relativamente giovani, relativamente di sinistra, rimaste però ai margini dell’establishment progressista.

Questo è l’altro specchio della medaglia degli elettori grillini, che sono appunto più spesso vecchi elettori delusi della sinistra che della destra.

I tanti delusi tra le aspiranti classi dirigenti del post‘92, soprattutto ma non solo di sinistra,stanno formando un nuovo establishment che, per quanto possa essere poco qualificato, sta sostituendo quello precedente. È verosimile che delle componenti dell’attuale o aspirante classe dirigente di sinistra si lascino cooptare dai Cinque Stelle pur di sopravvivere o avere la propria occasione di ribalta. In alcune frange della società civile, questo sta già avvenendo.

La destra in Italia non è cambiata in questi anni, rimanendo sostanzialmente reazionaria, nonostante la tentata evoluzione berlusconiana. Per l’elevata età anagrafica della sua leadership, e a causa della centralità di Silvio Berlusconi, Forza Italia e la rete di relazioni che la circonda sono irriformabili. L’ha scoperto Gianfranco Fini proprio come lo sta scoprendo Matteo Renzi con il PD. Molti vedono però nell’avventura di Matteo Salvini un altro percorso: un tentativo di superare Forza Italia sostituendola, piuttosto che cambiandola dall’interno. I quadri della Lega salviniana sono infatti più giovani dei berlusconiani, ma molti sufficientemente moderati da essere ideologicamente ascrivibili a Forza Italia se volessero.

Queste nuove destra e sinistra sono protagoniste di un nuovo bipolarismo geografico. Un Settentrione che esce dalla crisi, più che schierarsi contro l’Europa o la migrazione, ha semplicemente votato un partito che propone una misura pro-crescita: la flat tax, ovvero un’aliquota IRPEF unica. Si tratterebbe di una riforma, per quanto utopica nell’attuale contesto fiscale italiano, essenzialmente di destra. Il Meridione, che non ha visto la ripresa economica, ha sostenuto con maggioranze schiaccianti un partito, il Movimento Cinque Stelle, che propone una misura assistenzialista altrettanto inverosimile, ma fondamentalmente di sinistra. L’emergere della Lega e dei Cinque Stelle tra le principali forze politiche ha più a che vedere con un ricambio di establishment che con un superamento ideologico.

Con la fine della cortina di ferro, si afferma il Washington Consensus. È la convinzione, nel seno della sinistra istituzionale americana, che le soluzioni economiche tipicamente liberali – globalizzazione, competizione – rappresentino l’unica ricetta credibile per la crescita macroeconomica. La sempre minor attenzione all’egualitarismo che vediamo oggi nella sinistra italiana nasce qui, traducendosi per la prima volta in politiche pubbliche con la Terza Via di Bill Clinton. Il primo ad adottare la Terza Via in Europa è Tony Blair, seguito via via da altri colleghi europei. Il principale punto di riferimento estero di Renzi, sia dal punto di vista ideologico che per come ha riformato il proprio partito, è proprio Tony Blair.

E fino al duplice trauma dell’elezione di Trump e la Brexit, molte sinistre occidentali hanno più o meno continuato su questa scia. Oggi, non avendo saputo tradurre la Terza Via in una dottrina egualitaria e credibile per le proprie basi, i partiti di sinistra tornano alle loro origini, come Corbyn nel Regno Unito e Sanders negli USA, oppure rischiano di scomparire a causa della concorrenza di un’offerta politica più innovativa, come è avvenuto con i socialisti in Francia o il PASOK in Grecia.

La sinistra istituzionale italiana dovrebbe cambiare radicalmente visione politica per trovare o ritrovare una base. Potrebbe farlo in direzione centrista oppure tornando a valori di sinistra tradizionale. In entrambi i casi, l’establishment di sinistra e l’elettorato che gli è rimasto fedele dovranno partire dal riconoscimento che il Movimento Cinque Stelle si è impadronito delle loro battaglie storiche. I meme sul reddito di cittadinanza, condivisissimi nei giorni del post-voto, suggerirebbero che questo non stia avvenendo.

Un cambio di paradigma potrebbe arrivare da un cambio di leadership in seno ai partiti. Molti sperano che un NicolaZingaretti o un Carlo Calenda abbiano il carisma per dare una nuova identità politica alla sinistra. Ma il problema è di classe dirigente e non solo quella dei partiti. Un cambio di visione difficilmente può essere imposto univocamente dall’alto come ha provato a fare, nel bene e nel male, Renzi. Strutturalmente e storicamente, infatti, è molto raro che un establishment sostanzialmente anziano e diffuso viva grandi cambi di rotta. Non a caso Potere al Popolo, ovvero la parte della sinistra radicale che più aveva avvertito la distanza tra sinistra istituzionale ed elettorato, ha una leadership e una base giovane. Se altri giovani dirigenti che si identificano nella sinistra percepiscono di avere maggiori chance di emergere altrove, appunto tra i Cinque Stelle, è giusto essere scettici chela sinistra istituzionale per come la conosciamo possa sopravvivere a questa legislatura. Il 18,7% registrato dal PD il 4 marzo potrebbe essere stata un’ultima resistenza. La sinistra è viva, ma non lotta insieme a noi.

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Per una sinistra nazional popolare.

Posted by PRC Muggiò su lunedì 16 aprile 2018

Domenica 15 Aprile sarò a Bologna per partecipare all’assemblea autoconvocata “Per una sinistra nazional popolare”. Per capire le ragioni di questa iniziativa rinvio al documento di convocazione firmato dal sottoscritto assieme agli amici Mimmo Porcaro e Ugo Boghetta. Qui mi limito a riassumerne alcuni contenuti di fondo del documento.

1. Siamo convinti che il recente ribaltone elettorale, che ha giustamente punito le forze politiche che negli ultimi decenni hanno attuato politiche ferocemente antipopolari, non sia sufficiente – sia per gli intrinseci limiti di cultura e visione politiche dei vincitori, sia per la loro prevedibile incapacità di far fronte ai diktat che la Ue non tarderà a imporci, qualsiasi sia il governo che emergerà dalle consultazioni in corso – a risolvere i problemi di un Paese sempre più impoverito e attraversato da crescenti contraddizioni fra élite e masse popolari.

2. Riteniamo irreversibile la crisi di una sinistra che, nella sua versione socialdemocratica (posto che possa ancora definirsi tale), ha subito una mutazione in ragione della quale rappresenta ormai esclusivamente gli interessi delle classi medio alte che abitano nei centri storici, mentre ha rinnegato l’antico ruolo di tutela degli strati più deboli della popolazione (nei confronti dei quali non si perita di manifestare il proprio disprezzo). Ma riteniamo altrettanto irreversibile la crisi di quelle “sinistre radicali” che si rifiutano di prendere atto della necessità di rompere con quella vera e propria macchina antipopolare che è la Ue, una macchina irriformabile nella misura in cui è stata progettata e costruita esclusivamente allo scopo di rendere a priori impossibile qualsiasi ridistribuzione di reddito e di potere nei Paesi membri. Un rifiuto ispirato da una cultura cosmopolita (erroneamente identificata con l’internazionalismo di novecentesca memoria) che impedisce di comprendere come la questione nazionale sia oggi strettamente intrecciata alla questione sociale, nella misura in cui la subordinazione nazionale si converte immediatamente in subordinazione di classe.

3. Pensiamo che la rapida trasformazione dello scenario internazionale (crisi della globalizzazione, ri-nazionalizzazione dei conflitti, acutizzazione dello scontro fra grandi potenze in lotta per l’egemonia politica ed economica, riconfigurazione delle alleanze fra potenze regionali, ecc.) offra anche a una potenza regionale come l’Italia, debole ma strategicamente rilevante per la sua posizione geopolitica,  l’opportunità di lottare per riconquistare la propria autonomia e sovranità nazionale, autonomia che non va intesa in senso nazionalista e autarchico, bensì come mezzo per la ricostruzione di una sovranità democratica e popolare, e inquadrata nella prospettiva della costruzione di relazioni paritarie di cooperazione e solidarietà con le altre nazioni mediterranee.

4. Pensiamo che la lotta per l’autonomia debba fin da subito assumere il carattere di lotta per la trasformazione in senso socialista della nostra società e del nostro sistema produttivo. Un socialismo più vicino al concetto di socialismo del XXI secolo elaborato dalle rivoluzioni bolivariane che a quello della tradizione novecentesca (la cui storia non riteniamo tuttavia debba essere demonizzata). Il che significa, in concreto, non rincorrere una identità di classe esplosa in mille schegge sotto l’impatto della controrivoluzione liberista, della ristrutturazione tecnologica, del decentramento globale e dei conflitti etnici, generazionali e di genere, ma costruire un popolo, un blocco sociale ampio e articolato che raccolga gli interessi, le aspirazioni, le domande di protezione e riconoscimento dei molti contro i pochi.

5. Esiste infine un altro motivo per cui pensiamo che un progetto politico nazional popolare debba necessariamente nascere da un atto di separazione dalle sinistre esistenti: tutto quanto affermato nei punti precedenti è infatti in contraddizione con l’ideologia antistatalista che accomuna l’intero arco dell’attuale sinistra, dai socialdemocratici, perché costoro si sono pienamente convertiti alla visione liberal liberista che domina il mondo da qualche decennio, per cui rifiutano a priori qualsiasi interferenza dello stato nella società e nell’economia, alle sinistre radicali, che coltivano a loro volta una visione libertaria della società e della politica che vede nello stato in quanto tale il nemico da abbattere o ridurre a mera amministrazione delle cose (vedi quella ideologia “benecomunista” che ha preso il posto del comunismo, lanciando la parola d’ordine né pubblico né privato). Noi rivendichiamo al contrario la concezione gramsciana del farsi stato delle classi subordinate, il che vuol dire mettere in atto un doppio processo, di centralizzazione delle decisioni strategiche (niente cambio di matrice produttiva senza nazionalizzazione delle grandi banche, controllo del tesoro sulla banca centrale, nazionalizzazione dei settori produttivi strategici, controllo dei flussi finanziari, ecc.) e di controllo dal basso di tali decisioni attraverso l’istituzione di organi popolari di democrazia diretta e partecipativa che mantengano piena autonomia dalla macchina statale, e soprattutto, che possano esercitare il conflitto nei suoi confronti.

Carlo Formenti

(4 aprile 2018)

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Classifica reddito Monza e Brianza „ Redditi, Monza al secondo posto tra i capoluoghi di provincia per ricchezza Nella top ten dei comuni dove vivono i “Paperoni” d’Italia anche Vedano al Lambro “

Posted by PRC Muggiò su giovedì 5 aprile 2018

Classifica reddito Monza e BrianzaClassifica reddito Monza e Brianza

La Lombardia è la regione più “ricca” d’Italia e, dopo Milano, tra i capoluoghi di provincia che si distinguono per il reddito più alto c’è Monza. Il Ministero dell’Economia e delle Finanze ha reso noti i dati Istat relativi alle dichiarazioni del 2017 sui redditi del 2016. In Italia mediamente il reddito imponibile pro capite è pari a 19.500 euro ma il dato sale a 23.066 in Lombardia che si conferma la regione più “ricca” d’Italia.

Dopo Milano (30.737 euro), nella classifica dei capoluoghi di provincia con i redditi più alti, spicca Monza. In Brianza infatti il reddito imponibile pro capite medio è pari a 27.662 euro, di circa duecento euro più alto di Bergamo. Dietro al capoluogo di provincia bergamasco ci sono Pavia, Treviso, Padova, Bologna e Parma.

Guardando ai singoli comuni però nella top ten delle città o dei piccoli comuni con il reddito più alto spicca ancora una volta il comune brianzolo di Vedano al Lambro, al decimo posto con un reddito medio di 31.564 euro nella top ten dei comuni dei “Paperoni” d’Italia.

Potrebbe interessarti: http://www.monzatoday.it/economia/classifica-reddito-comuni.html
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Muggiò: risultati elettorali

Posted by PRC Muggiò su sabato 17 marzo 2018

ELEZIONI DEL 4 MARZO 2018 – nazionali e regionali

fonte: Ministero dell’Interno

CAMERA

Elettori: 18.271 | Votanti: 14.379 (78,69%) Schede non valide: 398 (di cui bianche: 173) Schede contestate: 0

Potere al Popolo! — 95 voti 0,67%

 

SENATO

Elettori: 16.803 | Votanti: 13.236 (78,77%) Schede non valide: 354 (di cui bianche: 146) Schede contestate: 0

Potere al Popolo! — 78 voti 0,60%

 

REGIONE LOMBARDIA

Elettori: 18.711 | Votanti: 14.371 (76,80%) Schede non valide: 352 (di cui bianche: 124) Schede contestate: 0

Sinistra per la Lombardia — 96 voti 0,68%

 

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[Monza 24\2] Cena di sottoscrizione

Posted by PRC Muggiò su lunedì 19 febbraio 2018

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Ciclone Gelsia, i vertici si dimettono Corruzione e turbativa d’asta, il presidente Giordano lascia seguito da Boneschi e Borgato

Posted by PRC Muggiò su giovedì 8 febbraio 2018

di LAURA BALLABIO

Pubblicato il 
Francesco Giordano, presidente di Gelsia

Francesco Giordano, presidente di Gelsia

Seregno (Monza Brianza), 8 febbraio 2018 – Sono arrivate ufficialmente nel primo pomeriggio di ieri, le dimissioni dei vertici di Gelsia. Il primo a lasciare la carica è stato Francesco Giordano presidente di Gelsia Srl. A cascata sono annunciate anche quelle del presidente di Aeb, la capogruppo, Alessandro Boneschi e del presidente di Gelsia Ambiente, Massimo Borgato.

Poche ore prima a invocare un passo indietro era stato Tiziano Mariani della lista civica Noi per Seregno. “Assistiamo basiti – ha tuonato Tiziano Mariani – a una presunta pesante inchiesta giudiziaria sul gruppo Aeb Gelsia, su alcuni suoi amministratori e dirigenti. Nel seguire l’evolversi dei fatti, non ci possiamo esimere da constatare che costituirebbero elemento sussidio al fare chiarezza, le dimissioni immediate delle persone che hanno ricevuto avvisi di garanzia, in modo da permettere loro di potersi difendere nei luoghi appropriati senza mettere a repentaglio la credibilità e la necessaria vita amministrativa e industriale del gruppo”. “In mancanza di tale atto di coerenza e rispetto del gruppo Aeb Gelsia e della Città di Seregno – ha continuato il leader della lista civica seregnese -, ci sembra opportuno che il Commissario prefettizio solleciti ai destinatari dei provvedimenti di indagine questo atto. Anche una presa di posizione dei Consigli Comunali dei Comuni soci di Aeb Gelsia sarebbe oltremodo opportuna, riappropiandosi in pieno del ruolo di vigilanza che compete loro”.

Anche gli alti vertici del Pd provinciale, molto preoccupato per le ipotesi di reato per corruzione e turbativa d’asta ipotizzati dalla magistratura monzese. “La notizia che i vertici delle società che fanno parte del gruppo Gelsia, controllato a maggioranza da Aeb e quindi dal comune di Seregnosiano indagati per corruzione e turbativa d’asta è estremamente preoccupante. Si parla di società patrimonio dei cittadini della nostra Provincia, e di servizi relativi alla gestione di servizi pubblici sui quali non ci deve essere nessun sospetto – hanno spiegato i vertici provinciali del Partito Democratico di Monza e Brianza – A fronte di questa situazione, che si configura come un nuovo capitolo dell’indagine che ha portato alle dimissioni della giunta di Forza Italia e Lega del comune di Seregno, il Partito Democratico di Monza e Brianza esprime una forte preoccupazione e chiede chiarezza e trasparenza a tutti i soggetti coinvolti. Confidiamo nell’azione della magistratura e del commissario prefettizio del Comune di Seregno, affinché si chiariscano le responsabilità penali e si ristabilisca un clima di trasparenza e fiducia tra i cittadini e i beni pubblici».

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Campagna elettorale

Posted by PRC Muggiò su martedì 6 febbraio 2018

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I candidati di Potere al Popolo nel nostro collegio

Posted by PRC Muggiò su martedì 6 febbraio 2018

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I candidati di Muggiò

Posted by PRC Muggiò su domenica 4 febbraio 2018

 

potpopsinistra_per_la_lombardia_2018_200x200ELECTION DAY 4 MARZO

La Sinistra si candida al Parlamento e al Consiglio Regionale.

I candidati di Muggiò

“Abbiamo deciso di candidarci alle elezioni politiche del 2018. Tutte e tutti insieme. Perché questo pezzo di paese escluso è ormai la maggioranza, e deve essere ascoltato. Perché se nessuno ci rappresenta, se nessuno sostiene fino in fondo le nostre battaglie, allora dobbiamo farlo noi. Perché siamo stanchi di aspettare che qualcuno venga a salvarci…”

Con queste parole si completa il manifesto del percorso politico di Potere al Popolo, aggregazione dal basso della Sinistra e dei movimenti, dei partiti come Rifondazione Comunista – rappresentata a Muggiò dal suo circolo di via Baruso – e degli storici centri sociali come Je So’ Pazzo di Napoli.

Una Sinistra radicale nuova, giovane, dinamica, sostenuta dai lavoratori, dai precari – come la portavoce nazionale Viola Carofalo, dagli studenti.

Una Sinistra rappresentata anche per il rinnovo del Consiglio Regionale lombardo e che candida Massimo Gatti presidente con la lista Sinistra per la Lombardia.

Abbiamo raccolto più di 50.000 firme in tutta Italia e oltre 1.000 firme per la lista regionale nella sola nostra Provincia.

Muggiò esprime ben due candidature:

 

fotoMarta De Toni, candidata in Regione Lombardia

(collegio Monza Brianza)

Ho 20 anni e dopo il diploma al Liceo Classico mi sono iscritta alla facoltà di Giurisprudenza dell’Università degli Studi di Milano Bicocca. Faccio politica assieme ai Giovani Comunisti e ho dato il mio contributo nel Comitato locale per il NO al Referendum costituzionale. Collaboro con associazioni culturali e sono sensibile alle tematiche dell’antimafia, della tutela ambientale (sono socia WWF), dell’antifascismo (iscritta ANPI). Ho gestito la sezione politica del giornalino scolastico al Liceo.

 

 

IMG_5393Filippo Rosalia, candidato al Senato

(plurinominale Lombardia 5)

Ho 58 anni e con la mia esperienza, anche nella ricca Lombardia, constato preoccupanti livelli di disagio occupazionale e abitativo. Ed è proprio perché non tollero una società sempre più intrisa di ingiustizie e disparità che, oltre alla militanza in Rifondazione Comunista a Muggiò, mi attivo nei movimenti di lotta per la casa, nell’hinterland di Milano e Monza. Fortificato indubbiamente da travagliate attività lavorative in aziende di trasporto e società editoriali, riconosco che tali esperienze mi abbiano formato sui temi del lavoro e dell’informazione, costituendo base e stimolo nei miei impegni di volontariato.

Muggiò accetta la sfida!

Per informazioni:

poterealpopolo.org

poterealpopolobrianza@gmail.com

facebook: Potere al Popolo – Brianza

prcmuggio@tiscali.it

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Corruzione urbanistica a Desio: definitiva la condanna per Massimo Ponzoni L’ex assessore regionale lombardo torna in carcere.

Posted by PRC Muggiò su lunedì 29 gennaio 2018

di Stefania Totaro

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Massimo Ponzoni

Massimo Ponzoni

Desio (Monza Brianza), 26 Gennaio 2018 – La Corte di Cassazione conferma le condanne per le tangenti sull’urbanistica al Comune di Desio. E per Massimo Ponzoni si aprono le porte del carcere. I giudici romani hanno ritenuto inammissibili tutti i ricorsi presentati dalle parti, facendo diventare definitiva la sentenza di appello per l’ex assessore regionale lombardo e coordinatore provinciale Pdl in Brianza (la pena è 5 anni e 10 mesi di reclusione, di cui meno di 1 anno già scontato come carcerazione preventiva) e per quella che è stata ritenuta la sua ‘squadra’ per la corruzione. Era il 2014 quando Massimo Ponzoni è stato condannato dal Tribunale di Monza a 10 anni e mezzo di reclusione per concussione, corruzione, finanziamento illecito al partito, bancarotta fraudolenta, peculato e appropriazione indebita e a vario titolo erano stati condannati a 5 anni e mezzo l’ex responsabile dell’ufficio tecnico desiano poi diventato assessore provinciale monzese Rosario Perri, a 5 anni l’ex assessore all’urbanistica del Comune di Desio poi diventato vicepresidente della Provincia di Monza Antonino Brambilla e a 3 anni e 2 mesi l’intermediario immobiliare Filippo Duzioni. Nel ricorso in appello i giudici hanno dimezzato la pena per Ponzoni e cancellato 16 su 20 capi di imputazione, ritenendo provata soltanto una corruzione per il Piano attuativo relativo al centro commerciale Pam di Desio e condannando l’ex golden boy a 5 anni e 10 mesi, Brambilla a 3 anni, Duzioni a 2 anni e mezzo e assolvendo Rosario Perri, che all’epoca del Piano attuativo contestato era già andato in pensione.

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La privatizzazione della sanità – L’attualità della Costituzione – Il Frente Amplio

Posted by PRC Muggiò su martedì 23 gennaio 2018

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Carissim*,

  1. prosegue la campagna contro la privatizzazione della sanità in Lombardia, ed in particolare contro le delibere della giunta Maroni, che inseriscono la figura del  “gestore” per i cittadini malati cronici, circa 1/3 di tutta la popolazione lombarda. Il modello proposto in Lombardia si pone l’obiettivo di distruggere il SSN, Servizio Sanitario Nazionale, sostituendolo con un sistema assicurativo privato. La destra ha già dichiarato che quanto avviene in Lombardia funzionerà da apripista a livello nazionale e l’attuale ministra della sanità ha già avuto modo di dichiarare che guarda con interesse a quanto si sta sperimentando in Lombardia. Tutto fa temere che, se non riusciremo a fermare la controriforma lombarda, sarà tutto il SSN ad essere sotto tiro con il rischio di essere consegnato ai grandi “gestori” privati. Ecco perché credo che questo tema non interessi solo chi vive in Lombardia.
    Potete trovare tutto il materiale esplicativo sul mio sito:  http://www.vittorioagnoletto.it/milano-lombardia
    Gli ultimi documenti sono disponibili a questi link:
    Lettera aperta all’assessore Gallera 
    Rifiutate il gestore, stracciate la lettera
    Dott. Bosio non sfugga il confronto
    Per chi vive in Lombardia ecco le date dei  prossimi dibattiti organizzati dalla campagna “DIFENDIAMO LA SANITA’ PUBBLICA” :
    23 gennaio h. 21,00 c/o  La baia dei re, via Palmieri 8, Milano
    25 gennaio h. 21,00 c/o Chiesa S. Giorgi, vicolo S. Giorgio, Brescia
    30 gennaio h. 21,00 c/o , Biblioteca Comunale, via Piave 5, Cesate
  2.  “Attualità della Costituzione Repubblicana: un impegno per tutti i cittadini.” È il titolo di un interessante convegno organizzato da “Libertà e Giustizia” per il 31 gennaio dalle 17,00 alla sala Alessi a Palazzo Marino, in piazza della Scala a Milano al quale parteciperò come relatore insieme a Carlo Smuraglia, Gianni Barbacetto, Anna Torterolo, Gino Strada, Gherardo Colombo, Roberta De Monticelli e ad Albarosa Raimondi. http://www.vittorioagnoletto.it/event/attualita-della-costituzione-repubblicana-un-impegno-per-tutti-i-cittadini/

  3. Per chi invece è interessato alle vicende di politica estera sempre il 31 gennaio dalle 21,00 alla casa della Cultura, in via Borgogna 3 a Milano si svolgerà il dibattito Tomas Hirsch: l’esperienza del Frente Amplio cileno”. Lo storico esponente umanista appena eletto deputato, racconterà l’esperienza cilena dialogando con il sottoscritto, con Daniele Biella e con Anita Sonego.
    https://www.facebook.com/events/1731084423589884/

 Un caro saluto,
Vittorio

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Lettera aperta: lutto cittadino per i morti sul lavoro

Posted by PRC Muggiò su sabato 20 gennaio 2018

LETTERA APERTA

Indirizzata all’Amministrazione Comunale
e alla cittadinanza

 

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La morte dei due nostri concittadini nell’acciaieria “Lamina” di Milano, zona Greco, è una tragedia che ha colpito profondamente la comunità muggiorese.

Riteniamo assurdo che si possa ancora morire sul posto di lavoro, faticosamente guadagnato e faticosamente mantenuto.

Esprimiamo la nostra vicinanza alle famiglie ed il più sincero cordoglio.

Chiediamo che l’Amministrazione Comunale proclami il lutto cittadino nel giorno dei funerali.

Circolo di Muggiò
Partito della Rifondazione Comunista

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Puoi firmare anche a Muggiò

Posted by PRC Muggiò su sabato 20 gennaio 2018

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L’onore dei partigiani e della Resistenza infangato

Posted by PRC Muggiò su mercoledì 10 gennaio 2018

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Il Comune di Monza dia una spiegazione.

Fascisti, fuori dalle nostre città!

Appello e presidio indetto dall’ANPI: leggi qui

da brianzapopolare.it

Siamo inorriditi dinanzi alla locandina distribuita online e che pubblicizza l’evento di venerdì 19 gennaio a Monza, in una sala comunale.
La “conferenza” tratterà del libro di Gianfranco Stella: “I grandi killer della Liberazione. Saggio storico sulle atrocità partigiane”. Libro che, a detta degli organizzatori, “può dirsi la selezione delle più efferate azioni partigiane”.

L’autore, già apparso in tribunale dopo le denunce dell’ANPI nazionale, si definisce “saggista della destra cattolica” e ha passato il proprio tempo pubblicando volumi che screditassero i partigiani, con l’intento di dimostrare “che il movimento partigiano fu un mito e non altro”.

L’indegno evento è organizzato da Ordine Futuro, rivista “culturale” di Forza Nuova e dall’Associazione Carcano 91 (come il fucile in dotazione ai militari italiani in guerra).

Sarà presente un autore della rivista, Ermanno Durantini, strenuo difensore degli squadristi denunciati per apologia di fascismo per il loro saluto romano nel Campo X di Milano, dove sono sepolti i fascisti dell’RSI. Sarà presente anche Norberto Bergna“dirigente in pensione col pallino della storia locale e un passato di militante di destra” che ha pubblicato un opuscolo sugli “eccidi di fascisti in Brianza”.

Bergna ha deposto nel 2017 – nell’anniversario della morte del Duce – una corona sulla lapide dei repubblichini nel cimitero di Seregno al grido “camerati, attenti!”, aggiungendo che “per noi il 25 aprile è un giorno di lutto”.

Con quale coraggio si concedono spazi pubblici per tali soggetti? Con quale coraggio si sputa sulla storia partigiana?

Non ci sono parole per esprimere lo sdegno che abbiamo nei confronti degli organizzatori – esaltatori della storia e della morale criminale fascista – e degli amministratori e politici comunali, che con noncuranza (o peggio connivenza) concedono un uso così illegittimo dei luoghi della collettività.

I morti della guerra, delle torture nazi-fasciste, dello sterminio e dello squadrismo pare non pesino sulle spalle di personaggi di tale sorta. Pare piuttosto ci provino gusto nello sputare sulla Costituzione antifascista, scritta da chi ha combattuto e vinto contro i “padri” di questi movimenti revisionisti.

Fascisti fuori dalle nostre città!

Partito della Rifondazione Comunista (Federazione di Monza e Brianza)
Monza, 9 gennaio 2018

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Il 4 marzo: Potere al Popolo!

Posted by PRC Muggiò su martedì 9 gennaio 2018

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“MAI PIÙ FASCISMI”

Posted by PRC Muggiò su mercoledì 3 gennaio 2018

3 Gennaio 2018

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Beneficenza a nostra insaputa? – Una matriciana lunga …

Posted by PRC Muggiò su mercoledì 27 dicembre 2017

Nel settembre 2016, promosso dall’Amministrazione comunale, si svolse l’evento “Una matriciana lunga un giorno”, che vide la partecipazione corale di Associazioni, commercianti, partiti politici, cittadini, 140 volontari tra cui diversi dipendenti comunali, che si trovarono riuniti in un evento semplice ma ricco di solidarietà e voglia di supportare il riscatto delle popolazioni duramente colpite dal terremoto.

imm1“Grande spaghettata alla matriciana per raccolta di fondi da destinare alle popolazioni del Centro Italia colpite dal terremoto” si legge dalle locandine ufficiali.

Si raccolgono 6.850€;

nel dicembre dello stesso anno, in una serata della trasparenza, il Sindaco comunica la volontà – a suo parere in condivisione con le associazioni – di acquistare col ricavato dell’iniziativa beni alimentari da aziende colpite dal sisma da destinare ad associazioni caritatevoli muggioresi quali Caritas e San Vincenzo.

L’associazione Taccona, che partecipò attivamente all’evento solidaristico non ricorda la condivisione degli intenti del Comune, e col passare dei mesi non ha nessuna informazione su chi ha in gestione il ricavato, se è stato devoluto, a chi e con quali modalità… sta di fatto che a un anno dalla matriciana in piazza, l’associazione protocolla formale richiesta per avere le risposte attese… e non è l’unica realtà territoriale che a distanza di mesi si pone queste domande, perché ci risulta che anche in altre realtà si iniziavano a porre gli stessi quesiti.

imm2La risposta del Comune arriva dopo un mese (19 ottobre 2017), giustifica i propri ritardi con sopraggiunte problematiche tecniche e ambientali e annuncia scelte imminenti.

In sostanza: vengono raccolti i fondi da destinare alle popolazioni colpite dal terremoto. Successivamente si ipotizza la possibilità di acquistare beni da un’azienda colpita dalla calamità, beni che però non sarebbero più destinati alle popolazioni colpite dal terremoto.

 

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Passa un anno e tutto tace fino a che l’associazione Taccona rompe il silenzio; l’Amministrazione risponde per iscritto che i

fondi raccolti sono “tuttora depositati nelle casse del Comune” e pochissime settimane dopo ci informa che la decisione è presa. Si compreranno generi alimentari che la Caritas e San Vincenzo di Muggiò distribuiranno per Natale alle famiglie bisognose.

Non discutiamo sulla validità dell’iniziativa solidaristica, che abbiamo condiviso e che ri-promuoveremmo e ri-sosterremmo in qualsiasi momento.

Non vogliamo polemizzare sul ritardo accumulato.

Qualche dubbio sulla trasparenza del percorso decisionale ci rimane… ma ci asteniamo dal polemizzare in questo frangente.

Quello che però non capiamo sono le difficoltà finali di questa operazione; visto che l’aspettativa unanime dei partecipanti all’evento, così come promosso dalla locandina dell’evento, era che i fondi raccolti sarebbero stati destinati alle popolazioni colpite dal terremoto, perché tutti i soldi e beni alimentari ricavati dalla solidarietà cittadina non rimangono nelle zone terremotate?

Possibile che ad Amatrice e tra tutti i comuni dell’area colpita dal terremoto non esista una associazione analoga alla nostra San Vincenzo e/o alla Caritas, capace di redistribuire in loco i beni alimentari acquisiti?

Non è che un domani i cittadini e le associazioni muggioresi, quando purtroppo ed inevitabilmente saranno nuovamente chiamati ad esprimere sostegno e solidarietà in iniziative similari, si domanderanno prima di aderire se il loro contributo sarà effettivamente utilizzato per l’obiettivo dichiarato?

Già nel recente passato abbiamo dovuto constatare le carenze amministrative sul fronte dell’Hotel Imperial e dei migranti, non vorremmo che si continuasse con la stessa improvvisazione anche per questa vicenda.

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Potere al popolo: la Brianza accetta la sfida!

Posted by PRC Muggiò su martedì 19 dicembre 2017

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Anche Monza e Brianza accetta la sfida, e lancia un appello a tutte e tutti invitando a partecipare alla prima assemblea brianzola di Potere al Popolo che si terrà pochi giorni dopo l’assemblea nazionale e precisamente venerdì 22 dicembre alle 21.00 presso la sede PRC in via Orsini 4\A, Monza.

La proposta di programma oggetto di discussione: https://poterealpopolo.org/programma/

Evento facebook: https://www.facebook.com/events/666493823739323/

Dal manifesto di Potere al Popolo (estratto):

Siamo le giovani e i giovani che lavorano a nero, precari, per 800 euro al mese perché ne hanno bisogno, che spesso emigrano per trovare di meglio. Siamo lavoratori e lavoratrici sottoposte ogni giorno a ricatti sempre più pesanti e offensivi per la nostra dignità. Siamo disoccupate, cassaintegrate, esodati. Siamo i pensionati che campano con poco anche se hanno faticato una vita e ora non vedono prospettive per i loro figli. […]

Ma siamo anche quelli che non cedono alla disperazione e alla rassegnazione, che non sopportano di vivere in un’Italia sempre più incattivita, triste, impoverita e ingiusta. Ci impegniamo ogni giorno, organizzandoci in comitati, associazioni, centri sociali, partiti e sindacati, nei quartieri, nelle piazze o sui posti di lavoro, per contrastare la disumanità dei nostri tempi, il cinismo del profitto e della rendita, le discriminazioni di ogni tipo, lo svuotamento della democrazia. […]

Abbiamo deciso di candidarci alle elezioni politiche del 2018. Tutte e tutti insieme. Perché questo pezzo di paese escluso è ormai la maggioranza, e deve essere ascoltato. Perché se nessuno ci rappresenta, se nessuno sostiene fino in fondo le nostre battaglie, allora dobbiamo farlo noi. Perché siamo stanchi di aspettare che qualcuno venga a salvarci…

Abbiamo deciso di candidarci per creare un fronte contro la barbarie, che oggi ha mille volti […] Per noi le prossime elezioni non sono un fine bensì un mezzo attraverso il quale uscire dall’isolamento e dalla frammentazione, uno strumento per far sentire la voce di chi resiste, e generare un movimento che metta al centro realmente i nostri bisogni. […]

Insieme possiamo rimettere il potere nelle mani del popolo, possiamo cominciare a decidere delle nostre vite e delle nostre comunità. Chi accetta la sfida?

Contatti: poterealpopolobrianza@gmail.it

349 8329161 (Angelo) – 333 1850407 (Marco)

facebook: @prcbrianza

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Potere al Popolo: la Brianza accetta la sfida!

Posted by PRC Muggiò su lunedì 18 dicembre 2017

Il manifesto di Potere al Popolo: clicca qui.

Il programma di Potere al Popolo: clicca qui.

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Sindaca a sua insaputa – Hotel Imperial, migranti e raccolte firme

Posted by PRC Muggiò su venerdì 15 dicembre 2017

Come in precedenti occasioni (la travagliata e tutto sommato non definitivamente risolta questione dei tagli al trasporto pubblico locale dello scorso anno ne è un buon esempio), l’Amministrazione comunale è stata “colta di sorpresa” dalla notizia che l’Agenzia per i beni confiscati ha assegnato alla Prefettura l’Hotel Imperial affinché ospiti un certo numero di migranti richiedenti asilo e protezione.

La valutazione più dettagliata di Rifondazione Comunista è meglio descritta in questo nostro precedente intervento, ma per chi non ha il tempo di approfondire gli argomenti riteniamo utile riepilogare per sommi capi la nostra posizione:

  • la raccolta firme promossa dall’Amministrazione comunale è tardiva, non risolutiva e sostanzialmente fuori tempo massimo; una amministrazione che non escher-mani-che-disegnanoimprovvisa avrebbe dovuto accompagnare la manifestazione di interesse all’utilizzo del bene sequestrato del maggio 2016 con una ampia, variegata e duratura mobilitazione cittadina a favore del suo progetto. In quel momento andavano organizzate petizioni, presidi, manifestazioni pubbliche per sostenere la richiesta, e non limitarsi a quello che oggi possiamo ritenere uno stanco atto amministrativo assunto principalmente per tacitare le legittime proteste dei lavoratori che avevano perso la loro occupazione;

  • a prescindere dal futuro utilizzo dell’Hotel Imperial, che diventi o non diventi il luogo in cui si concentrano i migranti gestiti dalla Prefettura, il tema di come gestire sul territorio comunale l’interazione dei migranti con la cittadinanza è un problema che richiede un progetto sostenuto da impegno, trasparenza e proattività. Così come a suo tempo l’Amministrazione avrebbe dovuto mettere in campo un’idea di utilizzo dell’immobile supportato da un ventaglio di iniziative che riempissero di contenuti quella proposta, oggi, di fronte alle paure e fobie dei cittadini aizzate dalle strumentalizzazioni politiche dei partiti di destra, c’è l’esigenza di dimostrare con i fatti che non siamo di fronte ad una burocratica operazione di facciata (un titolo, l’accoglienza diffusa, delegato alla buona – o cattiva – volontà degli enti che materialmente saranno a contatto dei migranti). Nel nostro precedente intervento, abbiamo abbozzato alcune idee, ci aspettiamo qualcosa di ben più strutturato da parte di una amministrazione che può contare su staff e personale pubblico dipendente.

Attenzione! Emerge in questi giorni, prepotente, l’esigenza di tutelare e garantire l’integrità dell’immobile che è oggetto di ripetuti episodi criminali e vandalici. Cosa aspettano l’Amministrazione, la polizia locale e la tanto decantata presenza dei Carabinieri sul territorio cittadino a mettere sotto tutela l’immobile? Anche questa è già una partita persa?

Abbiamo il sospetto che ci sia un preciso piano squadristico volto a rendere inagibile l’immobile, così che ci troveremo l’allucinante scenario di un bene sequestrato alla gestione malavitosa che non solo è inutilizzabile, ma addirittura necessita l’impegno di sostanziose risorse pubbliche per tornare finalmente a svolgere un ruolo sul territorio, mentre contemporaneamente le psicosi della destra frantumano in senso razzista e discriminatorio la ragione e le coscienze dei muggioresi.

E noi non lo vogliamo permettere!

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