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Un'altra Muggiò è possibile

Festa di Liberazione 2017 a Brughierio

Posted by PRC Muggiò su martedì 27 giugno 2017

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Maurizio Acerbo, segretario nazionale PRC

Posted by PRC Muggiò su lunedì 19 giugno 2017

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Verso il 18 giugno

Posted by PRC Muggiò su giovedì 15 giugno 2017

di Anna Falcone e Tomaso Montanari

Migliaia di singoli cittadini e moltissime associazioni e comitati stanno rispondendo al nostro appello “Un alleanza per la democrazia e l’uguaglianza”, un percorso partecipato per la costruzione dal basso di un programma e di una lista unitarie, a partire dai principi costituzionali.

Domenica prossima, al Teatro Brancaccio a Roma, inizieremo a parlarne.

Poiché il processo di partecipazione non si è ancora avviato, ci assumeremo noi due la responsabilità di dare la parola ad una rappresentanza (necessariamente insufficiente, ma speriamo signifcativa) di quanti ci hanno risposto e di quanti risponderanno nei prossimi giorni, in modo che ogni mondo, ogni realtà, ogni bisogno possa trovare voce a partire dall’assemblea del 18. Stiamo costruendo modalità di partecipazione che consentano a chi sarà presente e a chi ci seguirà a distanza di poter esprimere e condividere il suo pensiero e i suoi contributi, in modo che nessuno vada perso. Anche in questo vi chiediamo uno spirito di partecipazione costruttivo, in cui ognuno porta un pezzo nel mosaico e si impegna a costruire insieme un percorso, non si limita a chiedere il microfono e poi va via. Vogliamo avviare un cantiere di lavoro, non ci interessano le passerelle e le vecchie ritualità della politica. Ci scusiamo fin da ora con tutti quelli a cui non riusciamo nemmeno a rispondere, e con tutti quelli che non potremo far parlare il 18, ma dobbiamo essere quanto mai operativi e concentrati sul compito che ci prefiggiamo: individuare una piattaforma comune in 10 punti su cui convergere, e su costruire il programma. Non tutti potranno prendere la parola (siete davvero tantissimi!) ma tutti saranno messi nelle condizioni di contribuire ad individuarli. Partiamo da qui. E dalla consapevolezza che non siamo un’organizzazione già strutturata, ma solo un gruppo di persone unite da un comune ideale che lavorano per un fine più alto, urgente e concreto.
Domenica proveremo a chiarire insieme quali siano i nodi politici, quali le vie d’uscita, quale il metodo per costruire la rappresentanza. E ci sembra cruciale mettere tutto questo sul piatto in un momento in cui tutto sembrava già deciso nelle chiuse stanze della politica.
Nel processo che speriamo partirà dopo il 18 c’è nulla di stabilito, di deciso. Non un nome, non un programma, non una leadership, non candidature. Ciò che vorremmo è un’alleanza fra cittadini, associazioni, movimenti, comitati, realtà civiche e politiche che si impegnino su un programma comune e riescano a dare voce e rappresentanza alla parte sommersa di questo Paese. Quella che è stata più colpita dalla crisi, quella che, spesso, non vota più e, se vota, è spesso costretta a rassegnarsi al meno peggio. Noi pensiamo che il voto ha senso se ti rappresenta, non se è ‘costretto’, dall’assenza di una proposta credibile o dal ricatto del voto ‘utile’…a qualcun altro.
Su questo punto bisogna essere chiari. Un vento impetuoso soffia oggi in Italia contro l’idea stessa di partito. Noi non siamo d’accordo. Non crediamo alla favola che oppone una società buona ai partiti cattivi. Sentiamo invece il dovere di distinguere: tra partito e partito, e nella società stessa. Sappiamo quanto i partiti in sé siano cruciali nel funzionamento del sistema disegnato dalla nostra Costituzione. Sappiamo anche quanto sia difficile veder attuato il ‘metodo democratico’ nella loro partecipazione interna e quanto abbiano perso credibilità agli occhi dei cittadini. Ma a questo non dobbiamo rassegnarci, bensì tornare ad attraversarli, per farne quello strumento al servizio dei cittadini riconosciuto dalla Costituzione. Nel contempo, costruire un’alleanza feconda con chi, in questi anni, invece che piegarsi al pensiero unico dominante, al disegno di demolizione costante e pervicace dei diritti, al lavoro, all’istruzione, alla salute, a una informazione libera ecc., li ha difesi dentro e fuori dal Parlamento. Questa azione evidentemente non basta. Per questo occorre chiamare a raccolta tutte le forze sane e sinceramente democratiche del Paese, a partire dai cittadini e dalla società attiva, per chiedere e pretendere il ripristino di uno Stato sociale di diritto e la realizzazione di una democrazia compiuta.
A dispetto del nome, pensiamo che il Partito Democratico di Renzi sia ormai un pezzo della destra, perché è stato il liquidatore finale dei diritti sociali, in questo Paese, realizzando il progetto neoliberista fallito ad altri e insiste nel perseguire una politica che aumentare la diseguaglianza. Non è con i bonus che si garantiscono i diritti, né con le finte primarie che si garantisce la partecipazione. Questa a cui assistiamo è piuttosto la svendita della democrazia. Un colpo di spugna su decenni di lotte e conquiste sociali. Lo diciamo una volta per tutte: chi partecipa a questo processo costituente partecipa alla costruzione di una forza radicalmente alternativa al PD, e a ciò che è diventato sotto il renzismo. Così come è alternativo a qualsiasi forza palesemente o surrettiziamente di destra. Pensiamo che il Movimento 5 Stelle sia prigioniero di un’oligarchia imperscrutabile. E vediamo che nella sua agenda – sempre più spostata a destra, con tratti preoccupanti di xenofobia e intolleranza – non c’è posto per la parola eguaglianza.
Ma vediamo anche che ci sono partiti diversi. Possibile e Sinistra Italiana hanno subito risposto a questo appello. Non ci ha stupito perché le battaglie civili di questi anni (culminate in quella per il No allo stravolgimento della Costituzione) li hanno visti come le uniche sponde possibili dentro il Parlamento. E hanno risposto anche Rifondazione Comunista, e tante altre esperienze politiche di partecipazione, tra cui per esempio DemA.
Naturalmente se fossimo convinti che la forma partito è sufficiente, non avremmo proposto un percorso dal basso libero da ogni ipoteca: non si tratta di rifare una lista arcobaleno con una spruzzata di società civile.
C’è forte l’esigenza di qualcosa di nuovo, e di qualcosa di più grande. Lo diciamo con parole di Gustavo Zagrebelsky: è necessaria la «più vasta possibile unione che sorga fuori dei confini dei partiti tradizionali tra persone che avvertano l’urgenza del momento e non siano mosse da interessi, né tantomeno, da risentimenti personali: come servizio nei confronti dei tanti sfiduciati nella politica e nella democrazia».
In questi giorni, le migliaia di persone che hanno aderito a questo invito esprimono due sentimenti contraddittori: entusiasmo e paura. L’entusiasmo di chi dice: «Sono felice di poter tornare a votare!». La paura di chi teme che anche questo tentativo fallisca, come tutti quelli ­– generosi e coraggiosi – che l’hanno preceduto.
C’è chi teme che questo mondo sia troppo magmatico per unirsi anche solo in una lista. C’è chi teme che i partiti controllino questo processo, come burattinai da dietro le quinte. È così, entrambi questi rischi esistono: dipende tutto da voi, ovvero dal NOI che riuscire a costruire, da quanti saremo, e quanto determinati, nel processo che partirà il 18 giugno.
Vogliamo costruire una vera ‘azione popolare’. Ma ci riusciremo solo se la partecipazione senza tessere sarà così ampia da superare di molte volte quella degli iscritti ai partiti. Una lista di cittadinanza a sinistra: questo vogliamo costruire.
In una politica che si fonda sull’esibizione della forza, sull’arroganza e sul marketing del nulla noi diciamo al Paese: siamo poveri, siamo piccoli, siamo a mani nude, siamo pieni di limiti e avviati su un sentiero irto di ostacoli. Ma vogliamo mettere insieme tutte queste nostre debolezze: perché sappiamo che, come è accaduto il 4 dicembre, Davide può rovesciare Golia.
In una sinistra gremita da leaders senza popolo, noi siamo un popolo che non cerca un leader, ma partecipazione e condivisione.
Non vogliamo rassegnarci ad una triste passione politica che esclude a priori il tema della rappresentanza parlamentare. Se vogliamo che il mondo cambi, dobbiamo portare in Parlamento chi vuole cambiare il mondo.
I sette mesi che probabilmente ci separano dalle elezioni possono vedere un percorso che porti ad una grande lista nazionale, di cittadinanza e di sinistra, per l’attuazione del progetto costituzionale. È a questo che vogliamo lavorare: da domenica prossima.

Anna Falcone Tomaso Montanari

……………………………………………………..

Stiamo lavorando alacremente per fare dell’assemblea del 18 Giugno l’inizio di un percorso democratico, innovativo e partecipato per la costruzione dal basso di un programma che parli delle persone, dei loro diritti negati, dei doveri di ognuno, di come, insieme, possiamo lavorare per una società finalmente giusta e solidale.
Abbiamo creato una pagina per l’eventohttps://www.facebook.com/events/801667513323308/
Con l’avvertenza che non si aderisce con un “click”, ma portando il proprio contributo di idee e di energie.
Per chi non potrà essere presente il 18, sarà predisposta una diretta web.
Parafrasando Gaber: “democrazia non è uno spazio libero, democrazia è partecipazione”.
Diffondete e fate girare!
Grazie a tutti e ci vediamo il 18 giugno a Roma!

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Nuova sinistra, i nodi da sciogliere.

Posted by PRC Muggiò su lunedì 12 giugno 2017

di Giorgio Cremaschi

Il patatrac del sistema elettorale finto tedesco, ah quanti guai in Italia a voler imitare la Germania, allontana la data delle elezioni. Questo forse depotenzierà l’urgenza della proposta di Anna Falcone e Tommaso Montanari, ma permetterà un confronto più rigoroso su di essa, senza l’assalto soverchiante di tutti quelli che: “mamma mia come superiamo il 5%?”.

Non basta affermare che una proposta di sinistra unita debba essere nuova perché essa effettivamente lo sia. Dal 2008 queste proposte si susseguono, spesso con le stesse premesse e gli stessi risultati, catastrofici. Le liste della sinistra unita hanno sempre fallito il loro obiettivo elettorale tranne che alle elezioni europee, dove la lista Tsipras ha superato lo sbarramento, salvo poi frantumarsi un minuto dopo il voto, come le precedenti esperienze sconfitte.

Quindi il primo elemento di novità della proposta dovrebbe essere quello di non ripetere le esperienze del passato e di porre condizioni e discriminanti affinché il nuovo sia davvero tale. Sinceramente, non trovo chiarezza sufficiente al riguardo nel testo di Falcone e Montanari.

Si parte dalla Costituzione, anzi dalla sua anima sociale e antiliberista affermata meravigliosamente dall’articolo 3, e si sostiene che si deve prima di tutto rispondere a quel popolo di sinistra che in nome di quell’anima ha votato NO il 4 dicembre. Benissimo, questo però significa esplicitare subito alcune discriminanti. Prima di tutto non possono essere interlocutori di questa proposta coloro che hanno votato SÌ, per capirci sono fuori Giuliano Pisapia e Romano Prodi. Il problema si pone però anche verso chi ha votato NO, ma prima ha sostenuto il Jobs Act, la legge Fornero e soprattutto quella mina ad orologeria contro i principi sociali della Costituzione, quale è il nuovo articolo 81 che obbliga al pareggio di bilancio in ottemperanza al mostruoso Fiscal Compact.

Durante il governo Monti il parlamento quasi unanime ha costituzionalizzato quella austerità che giustamente Falcone e Montanari vogliono rovesciare. E se non sono solo buoni propositi, la rottura con l’austerità significa soppressione immediata delle misure che emblematicamente la realizzano. Chi le ha votate naturalmente può ammettere di essersi sbagliato e sostenere un programma che proponga di cancellare quelle misure, ma lo deve fare con rigore e sofferenza e non per furbizia.

Jeremy Corbyn ha riconquistato fiducia nel mondo del lavoro, dopo essere stato svillaneggiato dalle sinistre liberali e dai loro mass media, accettando il voto sulla Brexit e proponendo un programma secco di nazionalizzazioni. Questa parola da noi è tabù nei sindacati confederali e anche in buona parte della sinistra più radicale, eppure è proprio sul terreno delle privatizzazioni che si gioca la possibilità di arrestare e veder dilagare ancora le politiche economiche liberiste. Alitalia e Ilva sono i primi banchi di prova, poi seguiranno le Poste, le Ferrovie, Enel ed Eni e naturalmente ciò che resta del sistema bancario. O torna l’intervento pubblico diretto nell’economia, o da noi va tutto in mano alle multinazionali, visto che la grande borghesia italiana non esiste più come classe autonoma dai poteri della globalizzazione. O il pubblico, o si e si svende ciò che resta del paese, questa è l’alternativa reale oggi e che scelta fa al riguardo la sinistra prefigurata da Falcone e Montanari?

Lavoro con diritti, scuola pubblica e stato sociale, ambiente, territorio e beni comuni sono dichiaratamente al centro della proposta di nuova sinistra. Anche qui possiamo solo dire giustissimo, ma dobbiamo però aggiungere: che misure concrete si vogliono subito attuare, che leggi si vogliono cancellare, che nuovi atti si vogliono varare? Naturalmente ci sono programmi decennali da individuare, ma il buongiorno si vede dal mattino, ad esempio dall’impegno a cancellare tutta la buona scuola e la controriforma della sanità, a quello a fermare tutte le grandi opere, a partire dalla famigerata Tav in Valle Susa. Non è solo questo che basta, ma è questo che serve per capire se si vuol fare sul serio.

Il bilancio delle spese militari dello stato italiano è in continua ascesa e Gentiloni si è impegnato quasi a raddoppiarlo per raggiungere quel 2% del PIL posto dagli accordi NATO. Si ribalta questa scelta nel suo opposto con il taglio delle spese ed il ritiro dalle missioni all’estero, o ci si accontenta di partecipare alla sfilata del 2 giugno con la spilla della pace? Anche qui le scelte programmatiche, che Falcone e Montanari pongono giustamente come discriminanti, se sono vere individuano già di che pasta e di quali persone dovrebbe essere composta la nuova sinistra.

Che alla fine dovrà misurarsi con la questione di fondo: le politiche del lavoro, dell’ambiente e dello stato sociale, in alternativa alla austerità e alle spese di guerra, sono realizzabili accettando i vincoli UE e NATO? Noi che abbiamo costituito Eurostop pensiamo di no, che senza la rottura con quelle istituzioni nulla di buono sia possibile per i poveri e gli sfruttati. Noi pensiamo così, ma siamo disposti ad accettare la sfida di chi invece pensa che quelle istituzioni siano positivamente riformabili. Chi crede a questo però deve essere disposto a rompere se poi dovesse verificare che il suo programma è posto all’indice proprio da quelle istituzioni. E deve dirlo. Chi ha votato NO il 4 dicembre non può dimenticare che tutta la governance europea si era spesa per il SI. Né può ignorare che la Costituzione del 1948 e i trattati di Maastricht e Lisbona sono formalmente e concretamente incompatibili. Si può non volere la rottura con la UE nel programma, ma si deve essere disposti a farla se le istituzioni comunitarie quel programma ti impediscono di realizzarlo. Tsipras tra il rispetto del referendum popolare e quello dei diktat della Troika ha scelto il secondo. La sinistra proposta da Falcone e Montanari è disposta a fare la scelta esattamente opposta?

Siccome nel testo di Falcone e Montanari non ho trovato risposte chiare a domande per me decisive per capire cosa essi vogliano fare, mi sono permesso alcune di quelle domande di formularle io. Mi permetto di suggerire ai due estensori dell’appello di parlarne esplicitamente nell’assemblea del 18 giugno. Magari si affermi l’opposto di quanto scritto qui, ma per favore si faccia chiarezza. E non si parli d’altro per favore, sappiamo tutti che i nodi sono questi e non si sciolgono coprendoli di grandi valori e buoni propositi.

(9 giugno 2017)

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Oltre 1000 comuni al voto. Si vota anche in Brianza

Posted by PRC Muggiò su mercoledì 7 giugno 2017

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Domenica 11 giugno 2017 aperti i seggi per oltre 1000 comuni italiani.

In Brianza si vota per rinnovare il Consiglio Comunale in 8 comuni, tra cui Monza.

Quali prospettive per la sinistra e per i comunisti?

A Monza si candida Michele Quitadamo – segretario del circolo locale di Rifondazione – sostenuto dalla lista Sinistra Alternativa Monza, appoggiata anche da PCI e Sinistra Anticapitalista e con una buona presenza di Giovani Comunisti. La lista è l’unica formazione monzese di sinistra non alleata col PD.

A Lissone l’alternativa al centrosinistra e alla destra può essere la lista del Partito Comunista dei Lavoratori, guidata dal candidato sindaco Filippo Piacere.

A Carnate invece intendiamo sostenere Anita Giuriato, in passato già segretaria provinciale di Rifondazione, candidata nella lista Progettiamo Carnate a sostegno di Daniele Nava candidato sindaco.

L’11 giugno VOTA COMUNISTA!

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LA PANEM NON È CHIUSA

Posted by PRC Muggiò su giovedì 1 giugno 2017

Si sono consumati incontri su incontri, al Ministero dello Sviluppo Economico, in Prefettura, negli uffici comunali e nelle sedi sindacali, e la voce che circola di più per Muggiò è: “ma la Panem ha chiuso?”.

No, la Panem non ha chiuso.

IMG_20170529_112406.jpgLunedi 29 maggio si è tenuta un’assemblea tra i lavoratori – alcuni con stipendi arretrati da mesi – assieme a CGIL, CISL e UIL. L’assemblea si è svolta a macchinari fermi, a causa del mancato approvvigionamento di materia prima.

I nuovi proprietari iGreco – che non investono in un piano industriale e non danno certezze ai dipendenti – attendono risposte dalle istituzioni che tergiversano e perdono tempo prezioso: Ministero, Prefettura, Tribunale fallimentare, lo stesso tribunale che ha spinto per la nuova gestione, indugiano nell’affrontare le aste giudiziarie necessarie al cambio formale di proprietà.

L’ordine del giorno dell’assemblea: preservare il lavoro, garantire la produzione, difendere i macchinari.

In pratica si propone un presidio permanente, rispettando i turni di lavoro e vigilando affinché il sito non venga dismesso nottetempo.

Ma c’è di più, una sfida più grande: riattivare la produzione, riprendere il lavoro.

Gli oltre 150 dipendenti dovranno avere il coraggio di sostenere questa piccola rivoluzione, questo atto solidaristico, riprendendosi ciò che è loro e che gli viene negato: lavoro e dignità.

Alcuni esempi di occupazioni e ripresa della produzione – come la RiMaflow di Trezzano sul Naviglio – ma anche esempi di resistenze – come la K-Flex di Roncello, possono andare in aiuto dei lavoratori Panem, spronandoli alla lotta, raccontando esperienze, pratiche e prospettive, portando solidarietà.

Le lavoratrici e i lavoratori Panem hanno di fronte una scelta difficile ma allo stesso tempo obbligata per garantire dignità e lavoro: diventare loro stessi produttori, con spirito cooperativo e solidale.

La Panem deve restare aperta!

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Appello: basta simboli fascisti in città!

Posted by PRC Muggiò su venerdì 26 maggio 2017

APPELLO

al Sindaco, Maria Fiorito

alla Polizia Locale

alle forze politiche

alle associazioni e cittadini

Oggetto: Muggiò è antifascista, lo devono sapere anche i muri!
Da Monza entrando in Muggiò e percorrendo via Mazzini si incrocia via Cattaneo.

Il muro di cinta sito all’angolo delle due vie è imbrattato con scritte ingiuriose inneggianti al fascismo e al nazismo, con svastiche in bella mostra.

Il muro è in questo stato indecoroso da anni. Non è l’unico esempio – purtroppo – di apologia di fascismo sul nostro territorio, ma è di gran lunga il più vistoso.
Si avvicina il 27 Maggio, la prima giornata nazionale dell’antifascismo indetta dall’ANPI, Associazione Nazionale Partigiani d’Italia.

Abbiamo da poco celebrato il 25 Aprile, anniversario della Liberazione dalla dittatura fascista e dall’occupazione nazista.

Celebreremo a breve il 70° dell’approvazione della Costituzione antifascista che vieta – supportata poi anche dalle leggi Scelba e Mancino – l’uso di simboli, gesta e propaganda propria del disciolto partito fascista e riconducibile a contenuti di odio e razzismo.

Abbiamo manifestato il 20 maggio scorso a Milano per sostenere il diritto all’accoglienza e ad una vita dignitosa, venendo attaccati mediaticamente (e non solo) da movimenti di estrema destra.

In molti comuni sono interdetti gli spazi pubblici a gruppi, partiti e associazioni che si rispecchiano negli ideali fascisti: CasaPound, Forza Nuova, Lealtà e Azione, Avanguardia Nazionale, DoRa, ecc.
Occorre ripulire il muro di via Cattaneo, subito!
È questo il biglietto da visita che mostriamo a chi entra nella nostra città?

È così che rispettiamo la nostra storia? La storia anche di Muggiò, dei suo partigiani – come Michele Robecchi – che proprio su via Mazzini svolsero importanti azioni quali posti di blocco contro i tedeschi, imboscate ai fascisti ed altri atti di resistenza.
Se è vero che il fascismo è un crimine e non un’opinione – come la pensa chi scrive – allora un po’ di buona volontà non guasta per sistemare le cose.

Quelle scritte offendono e deridono le istituzioni locali, le associazioni e i partiti cittadini, tutti i muggioresi.
Ripuliamo il muro, subito!

E lavoriamo quotidianamente per la pace, la democrazia, per gli ideali antifascisti.

Muggiò, 25 Maggio 2017

Claudio Rendina

Segretario Partito della Rifondazione Comunista

Circolo di Muggiò

prcmuggio@tiscali.it

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[Monza, 25\5] Pensioni: riprendiamoci il maltolto!

Posted by PRC Muggiò su domenica 21 maggio 2017

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Con lavoratrici e i lavoratori della K-Flex, no alle delocalizzazioni

Posted by PRC Muggiò su venerdì 19 maggio 2017

18156349_447456482263615_1458476569620252577_o.jpgRipartiamo dalla vertenza K-FLEX per definire al più presto una legge nazionale che difenda
il lavoro dalle delocalizzazioni, per il ripristino art.18 e contro il jobs-act.
Con l’accordo firmato in tribunale a Monza si chiude la vicenda della K-FLEX. Dal 24 gennaio 2017
le lavoratrici e i lavoratori della ISOLANTE K-FLEX di Roncello (MB) sono rimasti in presidio davanti
alla fabbrica, in sciopero e senza stipendio. Una lunga e durissima lotta, una lunga e durissima
vertenza sindacale. Giorno e notte per impedire la delocalizzazione di impianti e produzione in
Polonia e bloccare gli annunciati 187 licenziamenti.
Una scelta industriale miope ed arrogante con l’unico scopo dichiarato di ulteriori e maggiori
profitti. Senza alcuno scrupolo del danno sociale ed economico che crea ai propri dipendenti e al
tessuto produttivo del territorio. Senza alcun rispetto per l’articolo 41 della nostra Costituzione
sulla “responsabilità sociale d’impresa”.
Il caso della K-FLEX non è purtroppo un caso isolato. L’intero territorio della Brianza è pieno di
aziende piccole grandi o multinazionali, conosciute e sconosciute alle cronache che sono state
tutte pesantemente toccate da processi di de-industrializzazione e de-localizzazione che hanno
portato a chiusure, esuberi, licenziamenti e cassa integrazione. Basterebbe citare IBM, Celestica
Bames-Sem , Alcatel-Lucent, Candy, Compel e Linkra, Yamaha, Panem ecc.
Il territorio della Brianza si sta trasformando, è sempre più vicino il rischio di un punto di non
ritorno, con un tessuto sociale in difficoltà ed in disgregazione. Ora la delocalizzazione di K-FLEX
aggrava ulteriormente la situazione.
Lunedì 15 maggio il presidio è stato rimosso. L’assemblea dei lavoratori e delle lavoratrici K-FLEX ,
preso atto dell’incapacità del Governo, azionista di K-FLEX tramite Cassa Depositi e Prestiti, nel
disporre un efficace intervento e bloccare la delocalizzazione in Polonia, ha deciso di accettare la
mediazione del tribunale di Monza a cui lavoratori si erano rivolti per denunciare l’azienda per
comportamento antisindacale. Una scelta difficile ma, stante la situazione, senza alternative
immediate.
Hanno lottato e fatto tutto quanto era possibile. Oltre il possibile. A loro è dovuto un grande
ringraziamento e rispetto. La loro battaglia di giustizia, per avere difeso il proprio lavoro, la dignità
del lavoro, il diritto al lavoro la vogliamo assumere come un insegnamento. La vertenza K-FLEX ha
rappresentato una grande esperienza umana e un grande momento di solidarietà tra generazioni
e di interazione tra culture diverse.
Ora sono licenziati, senza un lavoro e con pochissime prospettive.
Subiranno le penalità del Jobs Act: non avranno la mobilità ma solo la Naspi per 24 mesi con una
indennità decrescente e copertura contributiva ridotta, non avranno la CIG Straordinaria poiché il
Governo ha eliminato la causale per cessazione di attività. Chi avrà la fortuna di ricollocarsi non
avrà la tutela dell’ art. 18.
Non vogliamo dimenticare la durissima battaglia dei lavoratori e lavoratrici K-FLEX, non vogliamo
che le loro aspettative ed i loro insegnamenti siano disattesi e dimenticati.
Non si tratta di una sconfitta ma di un nuovo inizio.
Chiediamo con forza e convinzione che:
• venga assunta nella agenda politica e sindacale la definizione di una legge nazionale /
regionale che difenda il lavoro dalle delocalizzazioni e una riscrittura della normativa e dei
principi che regolano i finanziamenti pubblici;
• vengano re-introdotte le garanzie e le tutele di quello che è stato l’articolo 18;
• venga abrogata la legge del Jobs-Act del governo Renzi;
• la politica torni a parlare di lavoro nel rispetto dell’articolo 1 della nostra Costituzione.
Su questi punti precisi interroghiamo le forze politiche e sindacali nazionali partendo dalle
nostre rispettive organizzazioni e partiti impegnando le proprie strutture i rispettivi gruppi
parlamentari e dirigenti ai diversi livelli affinché assumano questo impegno come prioritario
nella propria azione politica e sociale.
Questo l’impegno che unitariamente ci assumiamo. Non possiamo mancare.
Sinistra Italiana fed. provinciale Monza e Brianza
Partito della Rifondazione Comunista fed.provinciale Monza e Brianza
I Comitati di Possibile Monza e Brianza
Articolo 1 – MDP di Monza e della Brianza
Roncello, 17 maggio 2017

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Rastrellamento alla Stazione Centrale di Milano, un pericolo per tutta la cittadinanza

Posted by PRC Muggiò su giovedì 4 maggio 2017

COMUNICATO CONGIUNTO

download_centrale-300x199Rastrellamento alla Stazione Centrale di Milano, un pericolo per tutta la cittadinanza.

Ieri – martedì 2 maggio – a Milano si è consumato un gravissimo abuso.

Senza alcuna ragione un abnorme dispiegamento di “forze dell’ordine”, con tanto di cavalli ed elicottero, ha circondato piazza Duca d’Aosta, chiuso i cancelli della Stazione Centrale, bloccato la metropolitana ed effettuato un vero e proprio rastrellamento di migranti e richiedenti asilo, trascinandone in questura 52.

I quattro quinti risulteranno poi essere in possesso di un regolare permesso di soggiorno, e ci chiediamo perciò secondo quale criterio siano stati fermati, se non per il colore della loro pelle.

Crediamo che un’operazione di questo tipo rappresenti un grave passo in avanti nel processo di criminalizzazione dell’immigrazione che sembra l’unico “metodo” che le istituzioni (o almeno la gran parte di esse) riescono a concepire e praticare di fronte al fenomeno migratorio. Criminalizzazione dei cittadini stranieri alla quale si è aggiunta ora anche quella delle Ong che operano nel Mediterraneo per evitare di lasciarli affogare.

Si prepara così il terreno per l’applicazione a tappeto del decreto Minniti: espulsioni per dimostrare a una opinione pubblica silente e incattivita che “si fa sul serio”.

Noi crediamo che non si possa tacere e ci aspettiamo che l’amministrazione comunale di Milano, che si propone come modello di accoglienza e inclusione sociale, assuma su quanto accaduto una posizione chiara, intraprendendo iniziative orientate a garantire che nessuna persona che vive sul territorio comunale rischi di essere espulsa sulla base della sua condizione di “clandestinità”, così come fatto anche da amministrazioni comunali di importanti città globali.

Ciò soprattutto in questo momento ove la riduzione, da parte dell’amministrazione, dell’accoglienza presso l’hub sammartini senza che sia stata contestualmente predisposta una soluzione alternativa rischia di moltiplicare le persone senza fissa dimora che, in un infernale corto circuito, diventano oggetto di blitz come quello di ieri.

E’ evidente a tutti che anche il problema di una città vivibile e sicura non si risolve attraverso interventi di polizia, ma attraverso interventi di accompagnamento all’inclusione sociale, in particolare nei confronti dei cittadini stranieri in attesa della definizione della loro richiesta di protezione internazionale.

Chi alimenta la guerra tra poveri, cavalcando xenofobia e razzismo, si rende disponibile a percorrere una strada molto pericolosa che dall’abuso del diritto può scivolare nel crimine contro l’umanità.

Quello che è successo ieri costituisce un attacco alle libertà e una limitazione dei diritti di tutti e tutte, migranti e non.

Dobbiamo saperlo per opporci, con forza e determinazione in tutti i modi possibili, ribadendo che “nessuna persona è illegale”.

Firmato (in ordine alfabetico):
ASGI
Cambio Passo
Cantiere
Convergenza delle Culture
L’altra Europa con Tsipras Milano
Lambretta
Lume – Laboratorio Universitario Metropolitano
Macao – Nuovo Centro per le arti, la cultura e la ricerca di Milano
Milano in comune
Milano in Movimento
Milano Senza Frontiere
Naga ONLUS
People Before Borders
Possibile Milano
Partito della Rifondazione Comunista Milano
Radio No Border
Rete della Conoscenza
Ri-Make Spazio di Mutuo Soccorso
Todo Cambia
ZAM
Zona 8 Solidale

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25 Aprile a Monza

Posted by PRC Muggiò su domenica 9 aprile 2017

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FUORI I FASCISTI DALLE NOSTRE CITTA’!

Posted by PRC Muggiò su sabato 8 aprile 2017

Giovedi 6 aprile in concomitanza con l’iniziativa nazionale ANPI a Roma “Continuando il buon cammino”, gruppi neofascisti, neonazisti e razzisti hanno provocato e minacciato la convivenza democratica nei nostri comuni.
antifaA Desio Forza Nuova e Polo Sovranista hanno interrotto il consiglio comunale a passo squadrista, insultando i consiglieri.
Nella notte striscioni e manifesti di Casapound hanno imbrattato la Stazione ferroviaria di Monza e vie contigue (leggi il comunicato ANPI MB).
Nelle settimane scorse ad Arcore, Meda e ancora Monza, si sono date appuntamento forze della galassia nera, nostalgiche del boia Mussolini.
Altri ancora provocano in vista della Festa di Liberazione, il 25 aprile.
Quante camionette di squadristi vogliono sopportare le amministrazioni? Stanno aspettando che qualcuno ci rimetta la pelle, come nel passato?
Chiudere subito le loro sedi e i loro covi, negare ogni forma di spazio pubblico e privato, denunciare e condannare fascisti e nazisti a piede libero, ristabilire l’ordine democratico e sociale, ridare dignità ai valori della Resistenza: questi gli imperativi!

Applichiamo la legge Scelba (20 giugno 1952 n.645): LEGGI

Applichiamo la legge Mancino (25 giugno 1993 n.205): LEGGI

Blocchiamo la galassia nera del’estrema destra: CONSULTA IL LAVORO ANPI

Applichiamo ai regolamenti comunali clausole antifasciste: LEGGI ESEMPIO

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Buon lavoro al nuovo Segretario nazionale

Posted by PRC Muggiò su lunedì 3 aprile 2017

Maurizio Acerbo eletto nuovo segretario nazionale del Partito della Rifondazione Comunista

COMUNICATO STAMPA

SINISTRA – RIFONDAZIONE COMUNISTA ELEGGE MAURIZIO ACERBO NUOVO SEGRETARIO NAZIONALE

Il Comitato politico nazionale di Rifondazione Comunista, al termine del X congresso nazionale del partito, che si è concluso oggi, domenica 2 aprile, a Spoleto, ha eletto image1-1352537_210x210Maurizio Acerbo come nuovo segretario nazionale del PRC.

Pescarese, classe 1965, Maurizio Acerbo è stato deputato, consigliere regionale in Abruzzo e comunale a Pescara, componente della segreteria nazionale di Rifondazione Comunista, ed è da sempre attivo nei movimenti e nelle lotte sociali e ambientaliste.

Paolo Ferrero – segretario uscente di Rifondazione Comunista, vice presidente del Partito della Sinistra Europea – ha dichiarato:

“Dopo aver fatto per nove anni il segretario di Rifondazione Comunista sono molto felice di poter passare il testimone a Maurizio Acerbo che con il suo entusiasmo, la sua intelligenza e la sua passione saprà dare un contributo decisivo allo sviluppo del partito, alla costruzione di una sinistra unitaria, al rilancio della lotta per l’alternativa.”

2 aprile 2017

rifondazione.it

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[2\4] Biciclettata nel Grugnotorto

Posted by PRC Muggiò su mercoledì 29 marzo 2017

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[26\03] Salta in bici per manifestare contro i tagli ai bus!

Posted by PRC Muggiò su sabato 18 marzo 2017

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Quando si parla di coerenza…

Posted by PRC Muggiò su mercoledì 15 marzo 2017

zanantoniPietro Zanantoni , ex sindaco di Muggiò ed esponente di Forza Italia, si è lasciato sfuggire durante il Consiglio Comunale del 7 marzo una frase, apparentemente insignificante.

L’argomento era la modifica del Regolamento cimiteriale.

Anzitutto va rammentata l’esigenza di nuovi loculi nel cimitero comunale, un annoso problema che ha impegnato le vecchie come le nuove giunte.

Zanantoni ha voluto ricordare la posa dei colombari in vetroresina nel 2010 in risposta alle richieste di tumulazione, dopo aver paradossalmente bocciato il progetto che la giunta Fossati, redatto assieme al PRC, di ampliamento degli spazi cimiteriali.

Opera che dalla bocca del suo primo sostenitore viene definita “sotto un certo profilo abbastanza un obbrobrio”.

All’epoca scoppiarono feroci polemiche: si fa la cresta sui morti, la struttura non è consona né rispettosa, si segnalano fuga di gas, liquami e cattivi odori.

Nel bilancio di mandato 2009-2013 il lavoro viene così giustificato:

[…] la realizzazione di nuovo corpo colombari presso il cimitero comunale, platea di fondazione ed opere accessorie e n. 60 nuovi loculi in vetroresina. Nell’ambito dei lavori di ampliamento capienza del cimitero comunale si è reso necessario un intervento definibile di “urgenza” derivante dalla pressante richiesta di nuovi colombari che di fatto risultavano essere in esaurimento. Pertanto, sorta tale necessità, sono stati realizzati i nuovi loculi con un approccio innovativo sia nei materiali che nella costruzione permettendo di ottemperare alla esigenza in tempi molto rapidi. Risorse impiegate: € 112.000, circa.

Costi però lievitati. Come si osserva su infonodo.org:

[…] Carlo Fossati perse le elezioni e Pietro Zanantoni tornò a sedersi sulla poltrona di sindaco.
Come prima cosa chiese al funzionario di essere ragguagliato sull’urgenza relativa al cimitero. Avuto il report dalla funzionaria De Martini, lo mise in un cassetto per diversi mesi decidendo poi (la Giunta) di acquistare dalla ditta Bosisio i loculi in vetroresina. Costo pattuito 78mila euro che diventano 112mila quando sette mesi dopo i loculi vengono consegnati. Col tempo, per rendere decente “il pollaio” vengono spesi altri soldi per un totale di circa 150mila euro.

150 mila euro. Per un “obbrobrio”.

I Comuni hanno spesso le mani legate dai patti di stabilità, ma anche dove si intentano piccoli interventi la cattiva amministrazione e le politiche miopi vengono alla luce, magari dopo anni e magari dalla bocca dei responsabili stessi!

Muggiò merita di meglio, merita amministratori capaci e proposte lungimiranti e sostenibili.

La proposta di Rifondazione Comunista è esposta a chiare lettere nel programma elettorale:

[…]Vogliamo una maggiore cura del cimitero, luogo della memoria di tutti, laici e credenti, che ad oggi conosce solo aumenti tariffari; anche le parti esterne del cimitero devono avere il decoro che compete a questa struttura a partire dalla messa in sicurezza dei muri di cinta e dei vialetti e la realizzazione del giardino delle rimembranze (previsto dalla Legge Regionale e dal Piano Cimiteriale) che potrà servire per la dispersione delle ceneri.
Siamo per l’abbattimento degli inadeguati loculi in vetroresina trasferendo le salme in spazi più decorosi a spese del Comune.

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Il lavoro al nostro tempo

Posted by PRC Muggiò su martedì 7 marzo 2017

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Leggi il comunicato di solidarietà del PRC Muggiò.

Succede che un imprenditore voglia aprire un’attività produttiva senza assumere manodopera e che perciò si rivolga ad una “cooperativa” a cui delega tutta la gestione della produzione e del personale.

Succede però che la “cooperativa”, costituita a stragrande maggioranza da lavoratori stranieri, non applichi il contratto di lavoro previsto, non paghi malattia, straordinari e ferie ed inoltre il “responsabile” si renda colpevole di molestie sessuali.

Succede che i lavoratori si arrabbino, si organizzino in un sindacato, scioperino ed ottengano il licenziamento del “responsabile” e la sostituzione della “cooperativa”.

Succede che la nuova “cooperativa” (che non a caso si chiama Etika, con la Kappa), continui a comportarsi come la precedente, i vari incontri con le parti risultino inconcludenti e che di conseguenza continuino anche gli scioperi ed i presidi ai cancelli.

Succede allora che l’imprenditore chieda che i lavoratori iscritti al sindacato non lavorino più per lui, licenziandoli di fatto. Alla faccia del “lavoro di squadra e affiatamento” pubblicizzati negli slogan aziendali.

Succede quindi che la “cooperativa” convochi altri lavoratori in sostituzione di quelli licenziati i quali però bloccano i cancelli dell’azienda per impedirne l’accesso.

Succede che questi ultimi vengano manganellati dai carabinieri, (clicca e guarda il video) i media ne parlino ed intervengano finalmente le Autorità per tentare di trovare una soluzione condivisa.

Succede anche che in Consiglio Comunale c’è chi – tra le massime cariche cittadine – vuole salvare capra e cavoli, l’imprenditore e i lavoratori depredati dei diritti contrattuali, il manganello e il manganellato, il boia e il condannato.

Non è la sceneggiatura di un film ma è quanto avvenuto e sta avvenendo alla TONCAR di via Sondrio a Muggiò tra i 90 lavoratori organizzati dal SOL COBAS e la proprietà dell’azienda.

Una situazione che evidenzia quanto ormai il lavoro manuale non sia un valore in sé ma accessorio come tanti altri del processo di produzione e come tale venga usato. Un accessorio così come vengono considerati i lavoratori stessi, sostituibili a seconda dei capricci del padrone e delle fluttuazioni di mercato: si veda la K-Flex di Roncello e le centinaia di lavoratori in presidio contro i licenziamenti di massa e la delocalizzazione della fabbrica attuata per ridurre i costi del lavoro oppure la lotta dei mesi precedenti dei lavoratori licenziati da Marcegaglia che mise in vendita un sito produttivo a Sesto S.Giovanni per ottenere liquidità utile per operazioni finanziarie e immobiliari; o ancora l’annosa vicenda Panem, dove i litigi famigliari tra proprietari hanno bloccato un intero sito produttivo.

E’ la stessa filosofia che sta alla base del Job Act, dei voucher, delle norme sugli appalti, dell’abolizione dell’Art. 18, tutti aspetti del lavoro affrontati con la legge di iniziativa popolare ed i referendum proposti dalla CGIL dei quali però ad oggi nessuno ne parla.

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[8 marzo] Sciopero generale delle DONNE

Posted by PRC Muggiò su sabato 4 marzo 2017

Maggiori info: nonunadimeno

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No alla delocalizzazione, no ai licenziamenti

Posted by PRC Muggiò su venerdì 3 marzo 2017

da brianzapopolare.it

La K-Flex, dopo aver intascato 7 milioni di euro di finanziamenti, vorrebbe delocalizzare in Polonia lo stabilimento di Roncello.
“Noi lavoratori abbiamo contribuito a rendere grande la società e ora questo è il ringraziamento”

Chiediamo l’intervento dello stato per impedire il trasferimento degli impianti.

170144290-7fd047fb-ebf6-4161-a0b6-f4d35f555b08.jpgLa vertenza K-flex, di Roncello (MB) si può risolvere: lo può fare il governo, che, invece di perdere tempo a trovare i modi per evitare i referendum sui vaucher e appalti, impedisca questa delocalizzazione in Polonia di una azienda italiana in espansione, che dopo aver usufruito di un finanziamento agevolato di 7 milioni di euro e di circa 700 mila euro a fondo perso, mette sul lastrico 187 uomini e donne.

La loro giusta lotta dura da settimane e fa i conti con una ingiustizia di fondo che va denunciata ed eliminata: grande è la solidarietà intorno a questa lotta, comprese le autorità locali, ma miseri per ora sono i risultati.

Tutto è nelle mani dei lavoratori che hanno dovuto vigilare anche sulla integrità della fabbrica impedendo con presenza di massa, la mobilitazione sindacale e popolare la sottrazione illegittima di materiale per la produzione.

In realtà chi dovrebbe essere perseguita è la proprietà che agisce contro l’interesse nazionale e collettivo, in spregio alla Costituzione. Alle parola seguano i fatti: No alla delocalizzazione, no ai licenziamenti.

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Lavoro, unità, diritto alla felicità. Così la sinistra discute senza litigare. Tiziana Barillà 24 febbraio 2017

Posted by PRC Muggiò su venerdì 24 febbraio 2017

Giovedì 23 febbraio, Roma. Nella Sala Fredda della Cgil, a due passi da piazza Vittorio, si tiene un incontro in cui si parla di politica. Di sinistra, in particolare. Non possiamo fare a meno di andare, dietro il tavolo – promette l’invito – troveremo a discutere Maurizio Landini e Anna Falcone, Pippo Civati e Nicola Fratoianni, Paolo Ferrero e persino Michele Emiliano. Incredibile, pensiamo, val da solo la camminata. E per via Borromeo, al numero 12, al nostro arrivo troviamo ammassate telecamere e fotografi. Ma capiamo subito che è Michele Emiliano a suscitare gran parte dell’interesse. «Verrà?», si chiedono in molti. Il candidato alla guida del Pd alla fine è arrivato. E nel Pd, alla fine, ci è rimasto: «L’Italia mi descrive come un uomo tentennante – dice tra il serio e il faceto poco dopo dentro la sala – ma vi sembrano troppe 24 o 48 ore per prendere una tale decisione?», chiede dopo aver preso posto tra Civati e Ferrero. I primissimi interventi degli organizzatori, i deputati Airaudo e Marcon e poi, gli interventi che – no – stavolta non sembrano dettati da un moto politicista, ma si attengono alle questioni sul tavolo: i referendum sociali di primavera della Cgil – il fatto che il governo continui a non fissare una data per il voto – e una Sinistra da ricostruire. Intanto Anna Falcone, con la sua sola presenza, ricorda che questo voto segue a una vittoria referendaria, quella del 4 dicembre. Sulla bocca di tutti risiede la parola Unità. Nella Sala Fredda, insomma, è stato rotto il ghiaccio. Ecco cosa è stato detto.

«Vedere questo tavolo è già una speranza per chi dal giorno dopo il 4 dicembre ha iniziato a temere per una sinistra capace solo di litigare», dice Anna Falcone. È l’unica donna tra i relatori, a lei è stato affidato il compito di aprire gli interventi e lo fa senza mezzi termini: «è cambiato lo scenario, e lo hanno deciso i cittadini che ci hanno dato una lezione: quando si fa una campagna con spirito unitario, con alti ideali e rifiutando “l’uomo solo al comando” come unica prospettiva possibile, possiamo lavorare insieme e vincere». Parla a nome dei 750 comitati sparsi in tutto il territorio nazionale e ce non si sono sciolti, perché aspettano adesso di vederla attuata la Costituzione che sono riusciti a difendere. E, citando Podemos, ai suoi interlocutori lancia una provocazione: «Quando i cittadini non trovano spazio nel dibattito politico se lo creano. Ma io vorrei vedere insieme l’esperienza dei partiti con la freschezza dei comitati». Parte da una frattura anche Maurizio Landini, che sottolinea il dato storico dei prossimi referendum: sono stati promossi direttamente da un sindacato, senza l’intermediazione di un partito. Segno dei temi, segno di scollamento. Ma anche segno di un’ambizione: La nostra è una battaglia di egemonia, se porteremo 26 milioni di persone a votare , e avremo il quorum, non saranno solo i dipendenti iscritti alla Cgil”. Poi, da buon sindacalista, avverte: «Non c’è sinistra possibile senza Unità sociale del lavoro». Non solo la politica è divisa, ma lo è la società stessa e ancor di più il mondo del lavoro: «Nelle fabbriche e nei luoghi di lavoro – spiega il segretario Fiom – c’è paura, del proprio compagno di lavoro e dell’imprenditore. E non ci sono strutture e strumenti per difendersi. Perciò non basta cambiare le leggi, ma dobbiamo essere portatori di un cambiamento delle politiche economiche. È necessario ricostruire una connessione sentimentale».


Va dritto al sodo Paolo Ferrero: «C’è un obbligo di unità, non ideologico ma concreto», dice il segretario di Rifondazione. E, senza troppi giri di parole, propone d’emblée il metodo: non è necessario sciogliersi o chiedere lo scioglimento a qualcuno, ma basta una cessione di sovranità a un soggetto unitario. «Al netto del 10% delle cose su cui non siamo d’accordo, sul 90% possiamo costruire un processo di partecipazione. Per una sinistra che sia un fatto di massa e non di testimonianza», dice Ferrero che torna sul voto del 4 dicembre per far notare ai sui interlocutori che «non riusciamo a sedimentare le cose positive, rispetto a una sorta di sfiducia nei confronti del popolo italiana. Invece un popolo di sinistra c’è, ma ha difficoltà a esprimersi».
Un piccolo battibecco con Emiliano suscita qualche risata in sala – «Ti faccio i miei migliori auguri ma resto convinto che il Pd sia parte del problema e non la soluzione. Il Pd, e non solo Renzi» – poi gli cede la parola. La platea è tiepida quando dietro il microfono c’è Michele Emiliano, ma lui ci prova: «Stasera i media hanno fotografato un possibile centrosinistra, ma sappiamo che non è detto che si realizzi». Tra le incognite, soprattutto, c’è la sua vittoria alle primarie del Pd, scelta presa perché «si augura che il Pd sappia riprendere coscienza». E pone alla platea la domanda retorica: «È possibile che il maggior partito del centrosinistra sia ostaggio di una persona sola? La scissione avrebbe lasciato vivere un Pd snaturato, se invece il Pd divenisse oggetto di partecipazione popolare sono convinto che quello di cui parliamo qui diventerebbe realizzabile. È necessario sbloccare il centrosinistra, venire fuori dal guaio in cui noi stessi ci siamo cacciati. Vi chiedo aiuto per questo».


«Questa sera siamo tutti qui e stiamo bene». Pippo Civati tira su il morale un po’ a tutti. «Andiamo oltre la rappresentazione plastica della politica che viene riportata dai media e da noi stessi. Cominciamo a parlare di noi, a parlare bene di noi», dice serio. E rilancia: «Questo tavolo deve essere un luogo permanente – e ironicamente si rivolge all’unico dem in sala: Prendiamo anche Emiiano dai…» Sono da poco passate le otto della sera. Il passo successivo è già arrivato. Da venerdì a domenica, sempre a Roma, si svolgono i lavori della “Costituente delle idee” indetta dalla sua Possibile. Nicola Fratoianni, appena eletto segretario di Sinistra italiana, è il primo a raccogliere l’invito «per uscire dalla cappa del politicismo ed entrare nel merito delle questioni». A lui è affidato l’ultimo degli interventi, lui non manca di entrare nel merito e snocciola proposte su cui costruire la tanto chiamata in causa Unità, proposte che – certamente – uniscono. Intanto, assicura, ogni giorno, insieme al deputato Airaudo che gli siede accanto, continuerà a chiedere dai banchi della Camera una data per i referendum su voucher e appalti.

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